Oggetto del Consiglio n. 254 del 11 febbraio 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 254/XVII - Interpellanza: "Sull'educazione socio-affettiva nelle scuole valdostane alla luce del dibattito nazionale e delle esigenze emergenti delle famiglie e degli studenti".
Aggravi (Presidente) - Punto n. 31 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola al consigliere Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - L'educazione all'affettività, alle relazioni e alla sessualità non è una moda ideologica, o quanto meno non dovrebbe esserla, è una dimensione costitutiva della crescita delle persone, riguarda i ragazzi, le famiglie, il personale scolastico, la comunità educante nel suo insieme, in definitiva il consesso civile nel suo complesso.
Quest'interpellanza nasce da un contesto nazionale che conosciamo tutti e che non può lasciarci indifferenti, ne abbiamo già parlato: il dibattito sull'educazione socio-affettiva e sessuale è tornato al centro dell'agenda politica, ma lo ha fatto in un modo profondamente sbilanciato, più ideologico che educativo, più difensivo e costruttivo, molto più concentrato nel porre limiti che nel rispondere a bisogni reali. Il disegno di legge promosso dal ministro Valditara va esattamente in questa direzione, rafforza il ruolo del consenso preventivo delle famiglie, restringe gli spazi di autonomia delle scuole, introduce vincoli che trasmettono un messaggio chiaro. Su questi temi la scuola non è considerata un luogo pienamente affidabile e lo fa proprio nei confronti di una fascia d'età delicatissima: quella della scuola secondaria di primo e secondo grado, mentre esclude del tutto la possibilità di affrontare questi temi nella scuola dell'infanzia e nella primaria, se non in forme estremamente limitate di cui non abbiamo ancora capito i confini. Quest'approccio entra in evidente contrasto con la realtà, contrasta con le esigenze manifestate dalle famiglie che si vorrebbero rafforzare attraverso il meccanismo del consenso ma nei fatti le famiglie chiedono supporto… contrasta con un contesto che richiede di affrontare questi temi con gradualità, competenza e rispetto sin dalla più tenera età, come peraltro è sempre avvenuto in Valle d'Aosta attraverso professionalità qualificate e percorsi calibrati. Dirlo chiaramente non significa voler condizionare le giovani menti dei nostri bambini, colleghi, non significa indirizzare i bambini verso presunte teorie, non significa neanche corrompere nessuno: significa riconoscere che affettività, relazioni e corporeità fanno parte dell'esperienza umana fin dall'inizio e che ignorarle non le cancella ma le lascia senza parole, senza strumenti e anche senza accompagnamento.
C'è un dato che dovremmo tutti tener ben presente: l'Italia è uno dei pochissimi Paesi europei a non avere una disciplina nazionale organica sull'educazione socio-affettiva e sessuale; non lo dico io, lo dicono gli organismi internazionali, le comunità scientifiche, le raccomandazioni europee che da anni restano lettera morta nel nostro Paese. Vi dico con chi siamo in compagnia: Ungheria, Polonia, Bulgaria, Romania, Grecia, Cipro, Lettonia e Lituania. Hanno invece una disciplina organica la Svezia, la Finlandia, la Danimarca, i Paesi Bassi, la Francia, la Germania, la Spagna, il Portogallo, il Belgio, l'Irlanda, l'Austria e altri Stati considerati più evoluti da quel punto di vista, e, mentre restiamo fermi su questo piano, produciamo norme che restringono ulteriormente ciò che già non è strutturato; questo, colleghi, è il primo grande paradosso.
Il secondo paradosso riguarda le famiglie. Tutti riconosciamo che la famiglia sia il primo presidio educativo, io per primo, ma, colleghi, è ipocrita far finta che oggi questo basti. Chi ha dei figli, io ho due figlie grandi oramai, quindi ci sono passato, sa come i genitori si trovino spesso disarmati di fronte alla complessità dei temi legati all'affettività, alla sessualità, all'uso dei social, all'esposizione precoce a contenuti inappropriati, non per cattiva volontà, colleghi, ma perché il contesto è cambiato radicalmente ed è cambiato molto rapidamente, molto più rapidamente di quanto noi siamo in grado di fronteggiare. Oggi, colleghi, una parte enorme dell'educazione informale dei ragazzi passa dal web, l'abbiamo già detto, non passa dalla famiglia, passa dalla pornografia online, facilmente accessibile e, di fatto, priva di filtri efficaci, passa dai social network, dai contenuti che non hanno alcuna mediazione educativa. Mentre sappiamo tutto questo, mentre sappiamo che i sistemi di verifica dell'età per l'accesso ai siti pornografici, per esempio - sono stati prima annunciati, poi rinviati e depotenziati -, non ci sono, continuiamo a dire che basta demandare tutto alle famiglie,
a me questo sembra un modo elegante per lavarsi le mani del problema.
C'è poi un dato che dovrebbe chiudere molte discussioni ideologiche: oltre il 90% degli studenti e oltre l'80% delle famiglie ritengono utile e necessario che la scuola affronti in modo competente e guidato i temi dell'affettività delle relazioni e della sessualità, non per sostituirsi alle famiglie, lo voglio ribadire, ma per affiancarle, sostenerle, creare contesti di confronto tra pari, accompagnati da adulti competenti e consapevoli. Al di là delle percentuali, devo dire che nella mia esperienza precedente ho avuto modo di confrontarmi a lungo con studenti, famiglie, docenti, Forze dell'ordine, servizi sanitari, consultori, associazioni ed Enti locali, in contesti come quelli che citava lei prima, Assessore, per esempio, il Tavolo della legalità e dell'intergenerazionalità, la Consulta degli studenti, il Coordinamento dei genitori e le posso dire che la percezione, lo dico oramai da tre anni, è stata sempre la stessa, il bisogno è reale, esplicito, costantemente manifestato, non è qualcosa che mi sono inventato io o che si sono inventati chissà chi. Le violenze, i femminicidi, i drammi familiari, ma anche tante situazioni meno eclatanti parlano di uno squilibrio profondo nei rapporti, di una difficoltà diffusa a gestire emozioni, conflitti e relazioni. Non tutto è direttamente riconducibile all'educazione socio-affettiva, ci mancherebbe, ma tutto è legato a una fragilità relazionale che non possiamo ignorare.
Mi faccia fare una battuta, collega Domanico, sono contento che, da quando c'è il collega Lavevaz, non ci sono più i coltelli nelle scuole, ma credo che il problema sia anche legato probabilmente a questioni che sono molto più delicate che non il metaldetector; probabilmente insegnare ai ragazzi anche il valore delle relazioni, il valore del rispetto non sarebbe male, però prendo atto che, quando c'ero io, come diceva l'altro: "Quando c'ero io", probabilmente la violenza imperava in tutte le scuole della Valle d'Aosta. L'educazione socio-affettiva non è indottrinamento, non è propaganda, non è ideologia, è prevenzione, alfabetizzazione emotiva, costruzione di strumenti critici, capacità di dare parole e senso a ciò che i ragazzi vivono comunque. Chi la riduce, fatemelo dire, a una caricatura ideologica o sottovaluta il problema, o lo usa strumentalmente. La scuola su questo è un osservatorio privilegiato, tutti passano dalla scuola dell'obbligo, è lì che emergono le fragilità, i conflitti, i disagi, è lì che attraverso le dinamiche di gruppo si colgono segnali che nel solo contesto familiare restano invisibili, è nella scuola, anche per il distacco e l'oggettiva capacità di osservazione degli insegnanti e del personale scolastico, che si possono alle volte individuare dei disagi che le famiglie non sono in grado di decifrare. Limitare il ruolo della scuola, soprattutto nella fase delicatissima della preadolescenza e dell'adolescenza, significa scegliere consapevolmente di lasciare campo libero ai modelli peggiori, quindi arrivo all'interpellanza, non è ovviamente un atto d'accusa, è una richiesta di chiarezza e visione.
È giusto avere a distanza di tre mesi dall'insediamento del nuovo Governo un quadro complessivo dei percorsi attivati nelle scuole valdostane, anche alla luce della ricognizione che è stata attivata recentemente dalla Sovrintendenza, il termine mi pare fosse il 6 febbraio ed è stata attivata proprio a seguito di una risoluzione che è stata presentata in quest'aula. È importante capire dove siamo, cosa funziona, come rafforzare, cosa rafforzare nella progettualità che in questi anni, lo devo dire, ha dimostrato attenzione, competenza e responsabilità.
Presidente - Per la risposta, la parola all'assessore Lavevaz.
Lavevaz (UV) - Partendo dalla risposta alla prima domanda: "qual è il quadro complessivo delle iniziative dei percorsi", che, come ha detto il collega, discende dalla risoluzione, o comunque dall'iniziativa che era stata approvata qualche settimana fa, i dati sono questi: hanno risposto per la scuola dell'infanzia quattro istituzioni scolastiche dipendenti della Regione e quattro paritarie e hanno risposto solo per dire che non ci sono progetti: per la scuola primaria otto istituzioni scolastiche dipendenti della Regione e due paritarie, una ha risposto per dire che non ci sono progetti; per la scuola secondaria di primo grado tredici istituzioni scolastiche dipendenti della Regione e una paritaria e per la scuola secondaria di secondo grado tre istituzioni scolastiche dipendenti della Regione e tre paritarie. Diciamo che nel complesso i progetti realizzati nei diversi gradi di scuola delineano un percorso educativo coerente e progressivo, centrato sullo sviluppo della dimensione affettiva, emotiva e relazionale degli alunni.
Nella scuola dell'infanzia l'attenzione alla sfera affettiva si configura come un elemento trasversale e strutturale della proposta educativa, pienamente integrato nei campi di esperienza e della quotidianità scolastica. Non si tratta di interventi specifici o disciplinari, ma di un lavoro continuo, promosso e gestito direttamente dai docenti orientato alla costruzione del sé e alla relazione con l'altro.
Nella scuola primaria i progetti si concentrano prevalentemente su affettività, emozioni, benessere, rispetto e consapevolezza di sé. I riferimenti alla sfera della sessualità sono limitati e calibrati, rivolti in particolare agli alunni più grandi e affrontati con il supporto di figure qualificate, in coerenza con i bisogni evolutivi e con una forte attenzione alla dimensione emotiva. In questa fascia emerge in modo significativo il contributo di esperti esterni, in particolare dello psicologo dell'istruzione scolastica, a conferma del valore di tale figura nel supporto delle progettualità educative (parleremo di questo anche in un'altra iniziativa).
Nelle scuole secondarie di primo e secondo grado i progetti assumono una connotazione più esplicita di educazione affettiva e sessuale, mantenendo come elemento centrale l'attenzione agli aspetti emozionali e relazionali. Gli interventi sono realizzati con il supporto di personale qualificato esterno, psicologi, operatori del Pangolo, personale e ostetriche dell'Azienda USL e vengono proposti in modo non ideologico, in coerenza con i contenuti curricolari previsti nell'ambito delle scienze. Nella scuola secondaria di secondo grado, in particolare, la presenza dello psicologo del progetto "Una scuola che ascolta" ha favorito un ulteriore approfondimento delle tematiche trasversali legate all'affettività e al benessere scolastico. Di particolare rilievo, inoltre, la richiesta proveniente dagli studenti di un'istituzione scolastica di estendere il progetto di affettività proposto alle prime superiori a tutte le classi, segnale di un interesse e di un coinvolgimento attivo da parte della comunità studentesca.
Se vuole, ho il dettaglio delle risposte delle istituzioni che le posso eventualmente dare perché è abbastanza corposo.
Per quanto riguarda la seconda domanda: "se si ritenga che l'attuale assetto normativo nazionale che tende a restringere il ruolo della scuola su questi temi sia adeguato a rispondere alle esigenze reali degli studenti", pur riconoscendo il ruolo primario e insostituibile della famiglia nell'educazione affettiva e sessuale dei propri figli, la scuola riveste un ruolo altrettanto significativo e complementare. È infatti nel contesto scolastico che i bambini e i ragazzi vivono una parte rilevante della loro quotidianità, sperimentando relazioni complesse con i pari e con gli adulti di riferimento e si confrontano con la diversità, le regole e il rispetto reciproco. La scuola, in quanto comunità educativa, ha il compito di accompagnare gli studenti in un percorso di crescita che favorisca la consapevolezza di sé, la capacità di riconoscere e gestire le emozioni, lo sviluppo di relazioni sane e il rispetto dell'altro. Inoltre, attraverso interventi strutturali e coerenti con l'età e con il curricolo, la scuola può offrire informazioni corrette e scientificamente fondate, promuovendo un approccio equilibrato e non ideologico, capace di integrare e sostenere l'azione educativa delle famiglie. In questa prospettiva la collaborazione tra scuola e famiglia diventa un elemento fondamentale per garantire ai bambini e ai ragazzi un'educazione affettiva e sessuale completa, armonica e rispettosa dei diversi ruoli, nella consapevolezza che solo un'azione condivisa può rispondere in modo efficace ai bisogni evolutivi delle nuove generazioni. In tal senso la scuola si impegna a condividere con le famiglie le azioni e i percorsi proposti in ambito affettivo e sessuale, garantendo trasparenza, dialogo e corresponsabilità educativa.
Per quanto riguarda la terza domanda, quindi "se la Giunta condivida l'opportunità che la scuola continui a svolgere un ruolo attivo…", eccetera, si condivide tale impostazione, si continua a operare con coerenza in questa direzione, ribadendo con convinzione che la scuola svolge un ruolo significativo, competente e non ideologico nell'educazione alle relazioni, all'affettività e alla sessualità. Questa funzione educativa è parte integrante della crescita globale della persona e rappresenta, come richiamato nella domanda, una fondamentale azione di prevenzione del disagio, della violenza e delle distorsioni culturali, in particolare di quelle legate all'uso non mediato e non critico dei contenuti digitali. In tale prospettiva la scuola, anche attraverso progetti regionali, quali "Una scuola che ascolta" di cui parleremo ancora dopo, lo smartphone, custodi digitali e le numerose iniziative realizzate in collaborazione con l'Azienda USL, il SERD e altri enti del territorio, promuove con continuità azioni educative, trasversali e significative. Tali interventi sono ulteriormente sostenuti dal tavolo di gruppi interni, in particolare quelli dedicati all'educazione civica, all'orientamento e alla prevenzione del bullismo e del cyberbullismo, contribuendo alla costruzione di un ambiente scolastico attento, inclusivo e responsabile.
Infine, riguardo alla quarta domanda: "quali eventuali iniziative di indirizzo, coordinamento - eccetera - per rafforzare la progettualità", si segnala che si sta valutando un rafforzamento del progetto "Una scuola che ascolta", con l'obiettivo di ampliarne progressivamente l'impatto e la diffusione, includendo le scuole paritarie del secondo ciclo e, in prospettiva, gli istituti del primo ciclo di istruzione. Tale azione si accompagna a un lavoro di coordinamento e collaborazione con la SRAI e con gli uffici competenti in materia di FSE, finalizzato all'individuazione di opportunità di finanziamento che consentano di garantire continuità, sostenibilità e qualità agli interventi previsti. Si conferma inoltre il costante supporto alle scuole e alla valorizzazione della costituzione di reti di scuole, considerate uno strumento strategico per la condivisione di buone pratiche, il rafforzamento delle competenze professionali e la realizzazione di azioni educative efficaci e integrate a livello territoriale.
La tematica è senza dubbio di grande rilevanza e in un'epoca caratterizzata da uno sviluppo tecnologico così avanzato e pervasivo merita di essere tenuta in debita considerazione. In tale contesto è compito della scuola, nella sua autonomia, individuare e attuare le risposte educative più appropriate, in coerenza con il proprio progetto formativo e con i bisogni specifici della comunità scolastica di riferimento. Da parte nostra si conferma la disponibilità a continuare a garantire il supporto e accompagnamento alle istituzioni scolastiche nel rispetto delle rispettive competenze e nell'ottica di una collaborazione costante e costruttiva.
Presidente - Per la replica, la parola al consigliere Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - Mi unisco agli elogi che le ha fatto il collega Domanico, grazie, lei è proprio l'Amministratore che desideravo perché ha detto delle cose super apprezzabili, nel senso che ha confermato che la Valle d'Aosta, piccola Regione confinaria, oggi è probabilmente più in compagnia dei Paesi occidentali e scandinavi che non dell'Ungheria, della Bulgaria, della Romania, della Lituania, della Lettonia, di Cipro e della Grecia. Siamo quindi comunque una Regione pronta probabilmente a emanciparsi e ad acquisire anche uno status più collegato con gli Stati che hanno un'attenzione nei confronti di tematiche che sono importanti per i nostri ragazzi, che non Stati che io considero fortemente reazionari, conservatori e che hanno un po' l'ossessione, se vogliamo, dell'affettività, della relazione e della sessualità come elemento probabilmente di modifica, come dicevo prima, delle menti dei nostri poveri ragazzi.
Sono contento che si rafforzino ulteriormente delle progettualità, sono anche contento del fatto che lei abbia comunque confermato che esiste da parte dell'Amministrazione regionale, quindi da parte dell'Amministratore, una particolare attenzione verso queste tematiche, che probabilmente non vi fate al momento intimorire da questa vague di censura nei confronti di progettualità che forse in Valle d'Aosta non sono ancora riusciti del tutto a cancellare fenomeni che possono essere considerati devianti o di altro genere, ma, collega Domanico, io penso che in questa legislatura diventeremo tutti… e, se si proseguirà su questa direzione, probabilmente i nostri ragazzi acquisiranno e continueranno ad acquisire, a meno che proprio non ci sia un'azione che blocchi e che fermi… perché poi il rischio, collega, è che qualcuno poi commissaria anche il sistema scolastico valdostano, perché, a fronte delle intenzioni di buon senso che lei ha manifestato, è facile che poi, nel momento in cui dovesse uscire fuori una legislazione così come quella che è stata proposta… per fortuna, in parte è stata anche riformulata dopo l'emendamento Latini, devo dire che allargava addirittura la censura alla scuola media, siamo riusciti a tornare a una situazione un po' meno reazionaria.
Adesso nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria non si potrà più parlare di sessualità, tra l'altro, non si capisce bene perché la formulazione, quando dovremmo applicare questa norma, è talmente non vaga, talmente precisa che guai parlare di maschietti, di femminucce, parlare di differenze sessuali, bisognerà fare attenzione a saltare intorno alle parole per non pronunciare dei termini che potrebbero poi essere in qualche modo censurati, se non addirittura sanzionati.
Auguri quindi, Assessore, sono veramente contento che si continui su questa strada, credo che la Valle d'Aosta oggi con questa sua risposta si sia dimostrata nuovamente una Regione progressista.
