Oggetto del Consiglio n. 252 del 11 febbraio 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 252/XVII - Interpellanza: "Servizi di ristorazione per le scuole secondarie".
Aggravi (Presidente) - Punto n. 29 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola alla collega Forcellati.
Forcellati (PD-FP) - Con quest'interpellanza, in realtà, parliamo anche di diritto allo studio, perché il diritto allo studio non si esaurisce sui banchi di scuola e neanche con l'offerta formativa dei nostri Istituti; esiste una dimensione del benessere degli studenti che, molto spesso, è trascurata, ma che ha un impatto diretto sul rendimento scolastico e sulla salute pubblica: il diritto a una nutrizione sana e di qualità. Oggi, purtroppo, abbiamo due problemi che riguardano i nostri studenti e le nostre studentesse che molto spesso affrontano rientri pomeridiani che li costringono in realtà a consumare dei pasti fuori dalle mura scolastiche. Per certi versi, c'è anche una gioia da parte degli studenti e delle studentesse e anche una forma di maggiore autonomia a non stare tra le mura scolastiche, magari non stare in un edificio appositamente allestito per loro ma i problemi fondamentalmente sono due: 1) il costo del buono, che è un costo oggi troppo basso per poter dare l'accesso - ci sono molte convenzioni, bar, tavole calde - a un cibo di qualità; 2) la seconda cosa, quindi diretta conseguenza della prima, è il cibarsi molto spesso di quello che si chiama "cibo spazzatura", in qualche modo noi lo sappiamo bene che questi cibi sono sicuramente più accessibili, ma estremamente dannosi per la salute nel lungo periodo e noi stiamo parlando della salute dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze in un momento delicatissimo della crescita. In realtà si delega al mercato privato la gestione della salute nutrizionale dei nostri giovani e delle nostre giovani senza garantire però degli standard di qualità. Mi preme quindi davvero sottolineare che il momento del pasto non è solo un nutrimento biologico, poi potremmo parlare del valore del cibo, che è un nutrimento, ma è nutrimento affettivo, è nutrimento relazionale, eccetera, tant'è vero che consumare - lo sappiamo, tutti noi immagino abbiamo letto studi - pasti in fretta in piedi in un bar o in contesti non idonei, per tutti noi compresi, ma per i nostri ragazzi ancora di più, aumenta il rischio in un momento l'adolescenza, non posso dire che determina, non c'è una correlazione assolutamente, però aumenta il rischio di insorgenza dei disturbi del comportamento alimentare, soprattutto quelli che generano l'ingestione molto veloce di una quantità molto ampia di alimenti. Soprattutto lo vediamo chiaramente ormai in alcuni Paesi europei, ma lo vediamo soprattutto in America, l'aumento importante del sovrappeso con il problema di malattie poi in età adulta, cardiocircolatorie e non solo.
Allora che cosa chiediamo con quest'interpellanza? Intanto una valutazione dei costi, io penso che ce lo possiamo permettere e possiamo permetterci anche un investimento, perché è un investimento sui nostri giovani. Chiediamo se è stata fatta - magari è già stata fatta - un'analisi tra il valore del buono e l'attuale costo della vita nella nostra città, ma non solo, nella nostra regione, perché stiamo parlando di scuole superiori che non sono solo nel capoluogo di Regione; poi domandiamo che ci sia una qualità vincolata, cioè aumentando l'importo dei contributi però vincoliamo la scelta di menù che sono tradizionalmente bilanciati.
L'ultima cosa: possiamo valutare, perché una volta c'era naturalmente… poi tutto vero, molti ragazzi non vogliono andare a "intrupparsi" nella mensa, magari non vogliono accedere per tanti motivi, però il nostro compito è dare delle possibilità e fare delle scelte che poi possono essere magari non seguite da tutti, ma molti che ne hanno il desiderio devono poterlo fare.
Magari possiamo pensare di ripristinare anche spazi importanti che permettano ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze di fruire di un pasto equilibrato che permetta loro poi di riprendere la scuola nel pomeriggio senza sentirsi in qualche modo appesantiti, in difficoltà o in carenza, perché non è detto che sarà solo un appesantimento.
Chiudo dicendo teniamo conto che è vero, c'è anche il problema di ragazzi e ragazze di famiglie aostane, e questa sì, era una ricerca di anni fa, addirittura nella scuola elementare che non hanno un pasto, quindi che non riescono, anche per problemi economici, quindi tanto più nella scuola superiore di secondo grado, a fruire di un pasto equilibrato… questo in un'ottica proprio di aiutare, condividere e immaginare politiche educative che non si fermino alle mura dei nostri istituti.
Presidente - Per la risposta, la parola all'assessore Lavevaz.
Lavevaz (UV) - Sull'argomento con la collega ci eravamo già confrontati un po' per le vie brevi nei corridoi, quindi è una questione sicuramente giustamente sentita e sulla quale va posta la giusta attenzione, ma direi con le giuste proporzioni.
Partirei dall'ultima domanda che lei ha posto per spiegare un po' il perché, a partire dall'anno scolastico 2019-2020, sia stato interrotto il servizio di mensa per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e, vista la progressiva diminuzione dell'adesione al servizio, si è scelto di non rinnovarlo e di sostituirlo appunto con un buono pasto fruibile nei locali convenzionati. Influire sulla scarsa efficacia o partecipazione al servizio mensa centralizzato, che fino al 2020, come è notorio, era localizzato in via Garibaldi… ne abbiamo parlato anche di recente relativamente a interventi che faremo di recupero di quell'area, c'era sicuramente una questione logistica, perché ovviamente i poli scolastici anche su Aosta si sono dislocati anche un po' lontano rispetto al passato, rispetto al centro, in particolare, come sappiamo, in via Chavanne, in via Chambéry con il Maria Adelaide, un pezzo del Manzetti, eccetera, è chiaro che in 50 minuti era impossibile per questi studenti spostarsi, venire in mensa e ritornare a scuola in tempo utile, però i dati che sono più interessanti sono quelli numerici che mi sono stati dati. Questo cambio ha avuto un ritorno decisamente importante in quanto a numeri di utilizzo del servizio, perché si è passati da 2.394 pasti dell'anno scolastico 2018-2019 - l'anno successivo non è stato preso in considerazione perché era già a cavallo del Covid e quindi c'era già stato un calo comunque dovuto alla pandemia - a un totale di 148.526 transazioni con la tessera elettronica, quindi ovviamente un numero molto più importante di utilizzo della tessera e questo equivale approssimativamente a circa 2 mila studenti che per 1 o due volte a settimana utilizzano il buono.
Credo sia opportuno sottolineare già per inquadrare il problema… perché lei ha posto delle questioni giustissime e sicuramente sulle quali va posta la giusta attenzione al pasto, al fatto di nutrirsi nel modo corretto, com'è giusto che sia, però ovviamente parliamo di uno o due rientri a settimana per i ragazzi, quindi una situazione che sulla settimana è occasionale se così possiamo dire. Va anche contestualizzato nell'ambito della città di Aosta il resto del mondo, perché il buono pasto riguarda appunto questi uno/due giorni alla settimana e ci sono delle realtà convittuali in cui il pasto viene offerto sia ad alunni convittori che a semi convittori e sono 362 gli studenti su Aosta che usufruiscono di questo servizio. Oltre a queste, si aggiungono su tutto il territorio regionale le scuole paritarie, che, a eccezione del liceo linguistico di Courmayeur, offrono anche il servizio mensa.
Rispetto all'importo del buono, va detto che esso è stato di recente aumentato, perché l'aumento è avvenuto soltanto nel 2024, si è passati giustamente da 3,50 euro a 5 euro di valore per ciascun pasto. Va anche sottolineato che complessivamente, tanto per dare un ordine di grandezza, che credo sia importante nei ragionamenti che stiamo facendo qui oggi, è che ad oggi l'impegno finanziario da parte dell'Amministrazione regionale per questo servizio, quindi con il buono, con questo valore, con i numeri che ho detto prima, è di circa 700.000 euro all'anno.
Ovviamente va anche detto che la Valle d'Aosta è un caso pressoché unico a livello nazionale per l'offerta di questo tipo di servizio, ci sono le Province autonome di Trento e Bolzano che hanno un servizio con modelli organizzativi un po' differenti, ma dove comunque un servizio viene dato.
Per concludere quindi credo sia ad oggi poco realistico immaginare di rimettere in piedi un servizio mensa, perché sarebbe impossibile farne uno unico per tutta la città di Aosta e, di conseguenza, diventerebbe anche difficile ipotizzare cose diverse, cioè farne due o cose di questo tipo, anche perché non avremo la certezza che questo sia poi usufruito effettivamente dai ragazzi visto quanto successo negli anni precedenti, ma esattamente per le ragioni che già lei ha analizzato nella sua illustrazione.
Sicuramente invece ritengo opportuna una sensibilizzazione sulla corretta alimentazione, che può essere fatta anche attraverso delle iniziative dell'Assessorato, peraltro di recente ho anche fatto due parole con il Direttore di Coldiretti su quest'aspetto, ci siamo ripromessi di rivederci per fare dei ragionamenti su questi aspetti, non soltanto sul pranzo in sé, ma anche sulle pause durante l'orario scolastico, quindi durante le mattinate, durante i pomeriggi, quindi su questo proveremo a fare qualche progetto per una corretta sensibilizzazione alimentare.
Il futuro adeguamento del prezzo del buono o, meglio, del valore del buono è un ragionamento che sicuramente è possibile perché l'adeguamento del costo della vita è tutto vero, non so se sia risolutivo anche questo, nel senso che sicuramente aiuterebbe ma non so se è risolutivo e lo dico per il semplice fatto che io ho tre figli adolescenti, una ormai ha finito la scuola secondaria di secondo grado, gli altri due invece sono ancora nella scuola secondaria di secondo grado, uno è in una scuola paritaria, quindi non ha questo tipo di problemi. Devo dire che faccio molta fatica in quanto genitore a indirizzare mia figlia nei posti più corretti, dove pranzare nel giorno in cui ha il rientro pomeridiano e non è una questione di aggiungere qualche euro ai 5 euro del valore del buono, ma è proprio una questione, come diceva giustamente lei, che i ragazzi preferiscono prendere il pezzo di pizza o piuttosto il kebab e stare a passeggio. Certamente questo non è l'ideale, quindi, al di là delle questioni economiche, dobbiamo provare a fare un'opera di sensibilizzazione anche come Istituzioni in questo senso.
Dei ragionamenti credo che possano essere fatti, bisogna ragionare quali possono essere le strade più incisive, credo sia questa la strada più percorribile e che può portare risultati, piuttosto che rimettere un servizio mensa che dubito non sarebbe il servizio più gradito e più usufruito da parte dei nostri ragazzi.
Presidente - Per la replica, la parola alla collega Forcellati.
Forcellati (PD-FP) - Grazie Assessore, perché sono tutte cose condivisibili, le mie e la sua replica.
Concordo che forse oggi mettere uno o più servizi di ristorazione diventerebbe quasi impossibile ed è anche vero che i ragazzi… non è vero che sono uno o due, perché ci sono tra recuperi, corsi di approfondimento, quelli di educazione fisica, anche più di uno o due rientri, ma la questione, secondo me e secondo noi, è un'altra, cioè noi non possiamo abdicare. Qual è il ruolo dell'adulto? Concordo quindi con lei che forse la soluzione obbligatoria, cioè si va in mensa, non è la migliore, ma altrettanto non possiamo abdicare al nostro ruolo di adulto, quindi di genitore, insegnante, politico che fa delle scelte e che in qualche modo orienta anche i ragazzi e le ragazze nei confronti di un'alimentazione più sana. Questo forse esula dalla nostra discussione, ma se noi andiamo avanti in questo: "Eh beh, loro vogliono andare a mangiare il kebab, eh beh, loro vogliono andare magari a mangiare in altri luoghi dove c'è una maggiore appetibilità e anche un maggior rischio", allora per noi diventa un problema; lo dico da genitore di figli ormai adultissimi, ma altrettanto è una domanda che io mi sono sempre posta, perché gli aspetti educativi dell'adulto e del politico sono anche lì. Di questo passo allora abdichiamo al fatto che non si possano togliere… e io ho delle idee che forse pedagogicamente non sono condivise da tutti, ma, se ci sono delle regole, quelle vanno rispettate, anche per i ragazzi e le ragazze. Se noi abdichiamo all'alimentazione, abdichiamo anche, per esempio, al fatto che non si parli più e i telefonini a scuola la facciano da padrone. Tutte queste cose ci fanno fare delle domande e oggi è la mensa, o comunque il pasto, tra un pezzo di scuola e un altro pezzo di scuola che in qualche modo ci vede anche un po' responsabili, non del tutto, ma un po' ci vede, perché noi decidiamo, lei più di tutti, la maggioranza altrettanto, però anche noi ci sentiamo in fin dei conti un po' corresponsabili. È su questo quindi che noi dobbiamo interrogarci e forse anche sulla funzione educativa e di accompagnamento rispetto alla vita adulta da parte di questi ragazzi e ragazze.
Grazie per la risposta, ma bisogna forse aumentare la sensibilità nei confronti di un buon cibo e aumentare da parte nostra anche un po' l'orientamento verso un buon cibo sano, che permetta poi ai ragazzi di diventare degli adulti intanto responsabili rispetto alle scelte e poi degli adulti sani.
