Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 250 del 11 febbraio 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 250/XVII - Interpellanza: "Riserva di pesca in Val Ferret".

Aggravi (Presidente) - Punto n. 27 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola al collega Domanico.

Domanico (FdI) - Gli amanti della pesca che volevano immergersi nella pace della montagna possono o, meglio, potevano farlo in un ambiente unico al mondo, incastonato tra fiumi, vallate, ghiacciai e sotto lo sguardo maestoso del Monte Bianco. Vi erano - e probabilmente vi sono ancora - alcune specie di trote autoctone, quali marmorata, temolo e mediterranea, anche se su quest'ultima ci sono ancora studi da definirne la presenza e il ruolo. Con tecniche di pesca, quali la pesca al tocco con esca naturale, oppure pesca a mosca, erano possibili catture importanti, con pezzature superiori al mezzo chilo, o di esemplari, trofei di alcuni chili, sia in modalità cattura che in modalità "No kill". Il permesso giornaliero costa o costava circa 43 euro per i non soci e 33 euro per i soci, con la possibilità di acquisto sia online che nei locali della zona, facendo così lavorare le attività anche nelle stagioni con meno presenze. Ho detto potevano in quanto non è ancora certa la riapertura della riserva speciale in Val Ferret. L'indotto che la riserva apportava era estremamente importante per l'intera zona ai piedi del Bianco, venendo a mancare, crea un danno economico e di immagine non indifferente considerando che gli appassionati e i loro accompagnatori arrivavano da tutto il mondo proprio per la particolarità del luogo.

Come abbiamo ampiamente denunciato nella precedente adunanza riferita alla problematica sulla desertificazione commerciale, portata con grande dettaglio dal collega Tuccari, anche questa situazione si incastra perfettamente nella stessa stregua. Ci troviamo in un contesto naturale spettacolare, quasi unico al mondo e proprio per questo da salvaguardare, soprattutto dove, come in questo caso, esistano piante e/o fiori in via di estinzione minacciati maggiormente dall'errata emissione di alcune specie di trote alloctone per provare a invertire la preoccupante contrazione della trota marmorata, ormai in pericolo di estinzione. Questa errata emissione ha provocato la chiusura della riserva per la rimozione delle specie alloctone interferenti.

Il progetto "Life Graymarble", con contributo della Commissione europea, vuole migliorare lo stato di conservazione locale di due pesci d'acqua dolce in pericolo di estinzione in Italia: la trota marmorata e il temolo adriatico. L'area di progetto si trova all'interno del bacino idrografico della Dora Baltea, interessando le province di Torino e Aosta. La durata del progetto è dal 2021 al 2026, quindi siamo giunti praticamente alla fine, valore del progetto 3 milioni e 700 mila e rotti, il contributo della Commissione europea: 2 milioni e 239 mila e rotti. Compiacendoci della bontà del progetto e sostenendone l'attuazione, ci chiediamo però quali intenzioni avrà la Regione una volta terminato. Riporto integralmente quanto trovato sul sito del "Life Graymarble" su alcuni risultati attesi: "Entro la fine del progetto è prevista l'adozione di un protocollo regionale per la gestione alieutica, protocolli e regolamenti per la gestione sostenibile degli ecosistemi ittici e acquatici, linee guida per la progettazione e il monitoraggio dei passaggi dei pesci e identificazione delle priorità di intervento nel bacino fluviale della Dora Baltea per la continuità fluviale nel post Life". L'indotto che la riserva apportava era il coinvolgimento di 300 studenti l'anno, di tre associazioni di pescatori, organizzazione di quattro iniziative di marketing sostenibile, formazione di 40 pescatori che aiuteranno nelle azioni di eradicazione, di 30 volontari per la sorveglianza, stampa di 40 pannelli informativi, utilizzo dei social network e social media per migliorare la consapevolezza delle persone sulla salvaguardia degli ecosistemi acquatici e delle specie target.

Chiediamo quindi "quando e se verrà riaperta la riserva a scopo turistico in Val Ferret con regolari immissioni di pesci, quali saranno i risvolti per le attività locali interessate se non verrà riaperta la riserva in tempi utili, come verranno individuate le associazioni volontarie degli studenti" e "se è già stato istituito un protocollo per la gestione alieutica".

Presidente - Per la risposta, la parola all'assessore Girod.

Girod (UV) - In riferimento all'interpellanza relativa alla riapertura della riserva di pesca in Val Ferret, cercherò di rispondere in maniera puntuale. Alla luce della normativa vigente sui siti di "Natura 2000" e sulle misure di conservazione approvate appunto con la DGR 916/2024, non è attualmente possibile riaprire la riserva di pesca in Val Ferret; l'area ricade infatti nel sito ZSC Ambienti glaciali del Monte Bianco, per il quale è espressamente vietata l'introduzione e il ripopolamento ittico in quanto il torrente è ritenuto originariamente privo di ittiofauna. Non è quindi possibile procedere all'immissione né di specie autoctone, oggetto del progetto che citava lei prima, "Life Graymarble", per le quali la Val Ferret risulta un'area non idonea, né di specie non autoctone autorizzate in altri contesti regionali, ma che risultano incompatibili con il quadro normativo applicabile a quest'area. Le attuali disposizioni di tutela ambientale non consentono quindi l'apertura di una riserva di pesca a fini turistici in Val Ferret ed è consapevolezza dell'Amministrazione che ciò possa limitare la possibilità di generare specifici flussi turistici legati ad attività alieutica, tuttavia i vincoli imposti dalla normativa non consentono al momento alternative compatibili con la tutela del sito. Il progetto "Life Graymarble" ha previsto il coinvolgimento, lo diceva anche lei prima, come volontari di pescatori che hanno partecipato a un apposito percorso formativo per le operazioni di eradicazione e di semina di materiale ittico e degli studenti di scuole elementari e superiori di primo grado valdostano, soprattutto della città di Aosta e del suo circondario, che hanno aderito all'iniziativa. Tali iniziative, tuttavia, non hanno interessato la Val Ferret in quanto l'area non rientra tra quelle selezionate dal progetto per interventi di eradicazioni, semina o di educazione ambientale. È attualmente in fase di elaborazione il nuovo piano ittico regionale e la relativa carta ittica, la cui consegna è prevista per il 30 novembre del 2026. Tali strumenti, successivamente sottoposti a valutazione ambientale strategica e all'approvazione della Giunta regionale, forniranno il quadro aggiornato di riferimento per la gestione del patrimonio ittico regionale. Sarà l'esito di tali strumenti pianificatori a indicare, con basi scientifiche aggiornate, se e in quali condizioni potrà essere riconsiderata una forma di gestione alieutica per la Val Ferret.

Presidente - Per la replica, la parola al collega Domanico.

Domanico (FdI) - Grazie Assessore per la puntuale risposta, ma a noi è stato comunque riferito che sono sempre esistite le trote in quell'area, in quel tratto di Dora, poi capisco che con studi fatti probabilmente è stato accertato che non erano autoctone.

Quello che ci chiediamo è quando riapriranno, speriamo che riaprano, come ci dice lei, e quali saranno i tempi della riapertura, anche perché c'era tutto un indotto che comunque veniva alimentato da questa riserva di pesca. La ringrazio comunque per la risposta e ci torneremo sopra.

Presidente - Se siete d'accordo, farei una pausa sino alle ore 17:15. I lavori consiliari sono sospesi.

La seduta è sospesa dalle ore 16:57 alle ore 17:18.