Oggetto del Consiglio n. 218 del 29 gennaio 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 218/XVII - Interpellanza: "Riforma disabilità-la sperimentazione".
Aggravi (Presidente) -Ricordo che il punto 38 è rinviato al prossimo Consiglio. Punto 39 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola al proponente Torrione.
Torrione (AVS) -Torniamo su una questione importante, delicata, che penso ovviamente sia altrettanto importante per l'Assessore.
È un'interpellanza che riguarda un tema che non è in realtà solo tecnico e non ha a che fare solo con una riforma tecnica, ma è veramente una questione anche di tipo politico, culturale e soprattutto è una questione che ha una valenza rivoluzionaria, cioè noi siamo di fronte, nel mondo della disabilità ma, come ho già detto più volte, anche in altri ambiti del sociale, a una vera e propria rivoluzione, che comporta tutto quello che le rivoluzioni in realtà si portano dietro. L'ambito è ovviamente l'attuazione della riforma per la disabilità e la sperimentazione avviata in Valle d'Aosta con la DGR n. 1418 del 24 ottobre 2025. Parliamo di una riforma che nasce dalla legge delega 227 del 2021 e dal decreto legislativo n. 62 del maggio 2024, che, come ho detto prima, rappresenta un vero e proprio rivoluzionario cambio di paradigma, cioè non si tratta più di organizzare i servizi per le persone con disabilità, ma di riconoscere e rendere effettivi i loro diritti, a partire dal diritto all'autodeterminazione, alla scelta e alla costruzione di un progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato. Tutto questo in coerenza con quello che ormai è un po' datato, ma in realtà rimane assolutamente il principio di base di tutto questo movimento rivoluzionario, cioè la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
È importante chiarire subito che questa non è una riforma che deve accadere, è una riforma che è pienamente vigente nel nostro territorio. La Valle d'Aosta è infatti inserita tra i territori di sperimentazione dall'articolo 19quater del decreto-legge 202 del 2024 e la sperimentazione deve essere attuata nel rispetto del regolamento nazionale adottato con decreto ministeriale 197 del 2024. Ciò significa che, a partire dal 1° gennaio 2026, ma teoricamente dal 30 settembre 2025, i cittadini valdostani con disabilità possono esercitare pienamente i loro diritti previsti dal decreto legislativo n. 62, in particolare quelli relativi al progetto di vita, alla valutazione multidimensionale, all'accomodamento ragionevole e al budget di progetto.
Anticipo una considerazione che probabilmente verrà fatta: sappiamo che le domande finora pervenute per questo progetto di vita sono poche, ma poi torno su quelli che è importante conoscere come motivi per cui le domande sono poche. Questo significa che non siamo di fronte a una riforma facoltativa o rinviabile, ma di fronte a veri e propri diritti esigibili ed è proprio su questo punto che emergono alcune criticità, dal nostro punto di vista, ma soprattutto dal punto di vista di molte associazioni di persone con disabilità, che hanno anche peraltro consegnato a tutti i Consiglieri delle loro memorie in merito. Le criticità riguardano la delibera regionale e l'allegato regolamento attuativo, che sono appunto state segnalate da diverse associazioni, posso anche fare i nomi, tanto sono arrivate a tutti: "La casa di sabbia" e il "Comitato 162", considerazioni che non sono soltanto loro, ma sono confermate anche da analisi e ormai da una certa letteratura corposa, che in materia è stata prodotta.
Quali sono gli elementi di criticità che stanno emergendo? In particolare sembra trasparire una non piena consapevolezza della differenza profonda che c'è tra i precedenti progetti personalizzati, che spesso si riducevano a una sommatoria di prestazioni, quella che in gergo nel nostro ambito veniva chiamata la lista della spesa e il nuovo progetto di vita previsto dal decreto n. 62, che deve essere concretamente personalizzato, cioè costruito a partire dalla persona, dinamico, ancorato ai suoi contesti di vita, non fatto appunto scegliendo da una lista di servizi o di attività preconfezionate. Esemplifico: cosa significa? È tutto legittimo, ho già spiegato in un precedente intervento, che il passaggio al sistema assistenzialistico è stato una grande evoluzione per il mondo della disabilità, questo però è un ulteriore passaggio, ancora più importante e ancora più rivoluzionario e soprattutto che va a incidere molto di più sulla vita delle persone. Con il vecchio progetto di vita effettivamente c'era spesso il rischio che si riducesse al fatto che qualcuno decideva, per le persone con disabilità, che cosa fare. "Scegli fra il CEA, questo e quest'altro servizio". Il nuovo paradigma dice: "No, è la persona con disabilità che deve scegliere quello che è meglio per lei". Prima criticità.
Seconda criticità: il decreto supera questo modello assistenzialistico e introduce un diritto universale al progetto di vita. Qui però c'è una contraddizione che non riusciamo tanto a capire, per la quale abbiamo chiesto delle spiegazioni: questo diritto non può essere subordinato a liste di attesa, come si dice nella DGR, o a selezioni preliminari, o a vincoli organizzativi ed economici, perché, tradotta in maniera un po' cruda, se ci sono circa 4.000 persone con disabilità in Valle d'Aosta da subito, ormai, già dal 30 settembre, teoricamente queste 4.000 persone hanno il diritto di avere la possibilità dell'elaborazione del proprio progetto di vita, parliamo di 4.000 persone. Su questo punto il quadro normativo è molto chiaro: nei territori di sperimentazione si applicano dal 1° gennaio 2025 le disposizioni centrali del decreto legislativo e l'Amministrazione ha l'obbligo di avviare i procedimenti secondo le tempistiche previste; non sono ammesse limitazioni amministrative, né vincoli economici che svuotino di contenuto la riforma.
Un altro nodo critico riguarda la formazione: il Ministero per le disabilità ha trasmesso alle Regioni già nel settembre 2025 le linee guida per i piani formativi territoriali, collegando a questi anche il finanziamento della riforma. Senza una formazione adeguata e diffusa, il rischio è che il nuovo modello resti solo sulla carta. In Valle d'Aosta c'è peraltro un accordo tra l'Università della Valle d'Aosta e l'Università di Torino per l'attuazione della Convenzione ONU, che prevede esplicitamente percorsi formativi su tale riforma. Chiediamo quindi se questo strumento è stato effettivamente attivato.
Altri elementi critici: la composizione dell'Unità di valutazione multidimensionale, che deve essere coerente con quanto previsto dal decreto, il trattamento sembra, a noi e anche alle associazioni, troppo generico rispetto all'accomodamento ragionevole e al budget di progetto, che sono invece degli strumenti centrali; l'assenza, inoltre, di riferimenti espliciti a figure professionali fondamentali come l'educatore e la non chiara evidenza di un coinvolgimento strutturato di USL, Enti locali, terzo settore e Università.
Ultimo: il tema della comunicazione. Una riforma di questa portata… e qui mi collego a quello che ho detto prima, cioè perché solo poche persone hanno fatto richiesta del progetto di vita? Perché questa riforma èin primisdifficile da capire per le stesse persone con disabilità e anche per i loro familiari, quindi fare un'adeguata forma di comunicazione perché venga realmente compresa la portata di questa riforma, dal nostro punto di vista, è assolutamente necessario.
Con questa interpellanza non vogliamo né lamentarci, né criticare il lavoro dell'Amministrazione, che, l'ho già detto altre volte e lo ribadisco oggi, è giusto riconoscere, perché non è per niente facile. Non vogliamo neanche misconoscere il lavoro enorme che l'Assessorato ha fatto e le tante risorse che sono state messe a disposizione dalla nostra Regione, come è stato più volte ricordato, risorse che hanno permesso anche di essere un'eccellenza in Italia rispetto a questo ambito. Non c'è quindi un desiderio o una volontà di criticare, ma semplicemente in modo costruttivo di far sì che questa cosa venga realmente applicata e sia in linea con lo spirito della legge. Per questo chiediamo all'Assessore dei chiarimenti puntuali, che sono elencati in maniera più dettagliata nell'interpellanza, sul piano formativo, sulla strutturazione del procedimento, sulla gestione delle istanze, sull'adeguatezza dell'organico, sull'interpretazione dell'accomodamento ragionevole e del budget di progetto e soprattutto se non si ritenga necessario rivedere la DGR, che, dal nostro punto di vista, e non soltanto, ha molte criticità… e il relativo regolamento.
È finito il tempo, quindi non aggiungo altro.
Presidente -Per la risposta, la parola all'assessore Marzi.
Marzi (CA) -Dallo scorso Consiglio, come, tra l'altro, da lei richiamato nella presentazione, collega, hanno preso corpo una serie di segnalazioni circa i mancati coinvolgimenti nella predisposizione della delibera n. 1418 del 2025. Prendiamo atto della richiesta di un ancora maggiore coinvolgimento, assicurando che un nuovo incontro è già stato convocato nei prossimi giorni con il terzo settore e le associazioni tutte, anche per analizzare le osservazioni pervenute e condividere quindi i prossimi passaggi. Va però sottolineato come sia evidente a tutti, a noi per primi, che il dialogo con le associazioni non sia una mera questione di opportunità, come, tra l'altro, da lei richiamato, ma risulti e sia il risultato imprescindibile in un percorso di tale portata e complessità, lo sarà anche nelle fasi di monitoraggio proprio perché riteniamo che sia utile valutare quanto man mano viene applicato e verrà applicato. In questo senso, e quanto meno per restituire il giusto rispetto all'impegno reso dagli uffici e da tutti coloro che stanno lavorando a questo complesso percorso di riforma, è corretto riportare il coinvolgimento delle associazioni dei familiari e del terzo settore, che abbiamo avviato già prima della fase di sperimentazione, fase di sperimentazione che di fatto in Valle d'Aosta decorre dal 30 settembre 2025. È quindi importante dire come dal mese di luglio 2025 ad oggi si sono tenuti ben tre incontri: il 7 luglio, il 23 luglio e il 13 ottobre del Tavolo interistituzionale per la stesura partecipata della nuova legge n. 14 del 2008, a cui, tra l'altro, anche lei ha preso parte in un'altra veste, nel corso dei quali i rappresentanti delle associazioni, tra cui appunto anche le associazioni che lei ha richiamato, quindi "La Casa di sabbia" e "Il Comitato 162", hanno proposto integrazioni e modifiche di fatto non solo attinenti alla bozza di disegno di legge, quindi alla bozza di riforma della legge sulla disabilità regionale, ma anche alla sperimentazione, che è appunto contenuto centrale della delibera n. 1418 del 2025.
I concetti trattati sono infatti ampiamente coincidenti e sinceramente non crediamo sia la mera denominazione del Tavolo a certificare o meno la sostanza di un reale coinvolgimento, anzi. Concetti, per citarne alcuni, quali la centralità della persona con disabilità e il suo coinvolgimento diretto nel prendere parte alle decisioni che la riguardano, il cambio di paradigma, la libertà da parte della persona con disabilità di scegliere con chi e dove vivere. È necessario quindi precisare che la delibera n. 1418 del 2025 rappresenta un primo atto amministrativo, che non deve certo disegnare nulla di definitivo, ma che è servita ed è stata necessaria per formalizzare l'avvio della fase di sperimentazione; tra l'altro, con tempistiche molto sincopate e molta anche responsabilità da parte del Ministero. La stessa serve a gettare un ponte operativo col Ministero, appunto, necessario nell'attraversamento della fase sperimentale, che permette all'Amministrazione di testare le nuove procedure senza smantellare prematuramente quelle esistenti, oltre a raccogliere elementi qualitativi e quantitativi utili a comprendere l'entità degli impatti che si presenteranno, proprio perché, come da lei richiamato, la riforma è già in atto.
Pertanto, la risposta alla sua domanda circa l'intenzione di rivedere tale deliberazione dipende dalla natura stessa dell'atto, che, in quanto transitorio e sperimentale, lascia spazio ad adeguamenti in un'ottica di condivisione e attraverso una solida partecipazione di tutte le associazioni. Credo che anche lei convenga sul fatto che la profondità del mutamento culturale e normativo, lo ha espresso nel presentare questa iniziativa, che la riforma impone, necessiti di un percorso complesso che coinvolga le istituzioni e tutti gli attori interessati sull'intero territorio nazionale, la cui condivisione deve pertanto svilupparsi con modalità e tempi adeguati. Si tratta innanzitutto di strutturare la transizione tra due modelli di accertamento dell'invalidità e di erogazione dei servizi, da quello attuale, basato prevalentemente sul modello medico-legale, incentrato sulla quantificazione del deficit e sulla capacità lavorativa residua, a quello presente e futuro, orientato al modello bio-psicosociale, codificato dalla classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute dell'OMS e sancito dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Questo cambiamento implica che la condizione di disabilità non sia più una caratteristica intrinseca della persona, ma rappresenti l'interazione tra la condizione di salute e i fattori ambientali che ne impediscono la piena partecipazione alla vita sociale e l'effettivo esercizio dei propri diritti di cittadinanza. Conseguentemente la risposta delle istituzioni non può più limitarsi alla mera erogazione di servizi e di prestazioni standardizzati o di sostegno in una logica assistenziale, ma, ponendo la persona al centro delle politiche, deve evolvere partendo appunto dai Ministeri e dalle Regioni, sino ad arrivare al coinvolgimento sul territorio dei Comuni e di tutti gli enti che sostanzialmente si occupano di regolare e proporre servizi e interventi alla persona e alla persona con disabilità. In tutto questo è necessario far convergere due riforme strutturali: quella in favore delle persone anziane non autosufficienti, la legge n. 33 del 2023 e il decreto n. 29 del 2024, rivoluzione copernicana, e quella appunto in favore delle persone con disabilità, ancor più che copernicana. Si tratta di istituti che devono coesistere per garantire la continuità assistenziale in armonia con il nuovo piano nazionale sulla non autosufficienza, che include anche le persone con disabilità. Ciò comporta che strumenti come il PAI (Piano Assistenziale Individualizzato) e il nuovo progetto di vita non siano alternativi in senso esclusivo, ma coesistano in una relazione dinamica. Il PAI, infatti, rimane lo strumento principe per la gestione della non autosufficienza sanitaria e per gli anziani, mentre il progetto di vita diventa il contenitore esistenziale più ampio per le persone con disabilità, ma potendo anche includere il PAI al suo interno. È proprio in tale complessità che il legislatore nazionale ha previsto un lungo ed articolato periodo di transizione, che ad oggi addirittura estende la fase sperimentale sino a tutto il 2026.
Sempre riguardo al percorso di condivisione sul territorio, ricordiamo la formazione disposta dal Ministero con il supporto degli uffici competenti del Dipartimento politiche sociali, svoltasi a Courmayeur dall'8 al 12 settembre 2025, che ha visto coinvolti, tra l'altro, i rappresentanti del territorio, le scuole, gli enti del terzo settore e le associazioni dei familiari che sono presenti, come già detto, nel Tavolo interistituzionale per la stesura partecipata della revisione della legge n. 14 del 2008, compresi appunto il "Comitato 162" e "La Casa di sabbia". La formazione-informazione è stata fortemente voluta dal Ministero in ogni Provincia interessata proprio per informare e formare tutti i portatori di interesse dei territori sui principi e i contenuti della riforma.
Rispetto al primo quesito, quindi la proposta di piano formativo a carattere territoriale è stata presentata lo scorso ottobre al Dipartimento nazionale per le politiche in favore delle persone con disabilità ai fini della sua approvazione e del conseguente finanziamento. Ad oggi gli uffici stanno quindi lavorando per declinare nello specifico le attività formative individuate e le docenze, garantendo forte continuità con la formazione nazionale per assicurare uniformità nell'attuazione della riforma, pur prestando attenzione anche alle altre realtà regionali. Parallelamente è già stato avviato un primo contatto con l'Università della Valle d'Aosta, la quale si è resa disponibile a porre a disposizione le proprie competenze tecniche per implementare la proposta formativa e renderla aderente al nostro contesto territoriale. L'articolo 23 del decreto 62/2024 conferisce il diritto di presentare istanza per l'elaborazione del progetto di vita, affermando quindi un diritto esigibile. L'avvio del procedimento deve essere comunicato entro 15 giorni dalla presentazione della domanda per informare il cittadino che è stata presa in carico la richiesta, indicando il responsabile del procedimento e i tempi previsti per la conclusione. Il regolamento approvato con la delibera 1418/2025 stabilisce conseguentemente i seguenti elementi necessari a gestire la procedura: i canali di accesso, la competenza e il flusso informativo. Al di là della tempistica tracciata per adempiere all'elaborazione dei progetti di vita, la realtà sconta il non semplice problema a livello nazionale dell'adeguatezza delle risorse umane. I limiti assunzionali di finanza pubblica impediscono di fatto agli ambiti territoriali e alle Regioni di reclutare il personale necessario per potenziare PUA e UVM. Come Regione, abbiamo affrontato questo contesto con una strategia che si basa con pragmatismo su tre aspetti: l'integrazione delle risorse esistenti; la formazione come leva, rappresentata dal piano formativo territoriale, e i fondi PUA di salvaguardia. La Regione di fatto, da questo punto di vista, sta intervenendo. La sperimentazione è fondamentale per definire quest'adeguatezza e qualificare al meglio il fabbisogno di personale, verificando anche le reali tempistiche necessarie alle fasi di valutazione e redazione del progetto.
Rispetto al terzo quesito, la definizione "individuare una misura pertinente appropriata e flessibile che non imponga un onere sproporzionato ed eccessivo relativo all'accomodamento ragionevole e al budget di progetto" non è una nostra interpretazione arbitraria e restrittiva, ma deriva direttamente dal diritto internazionale e comunitario, recepita nell'ordinamento italiano con legge 104/1992 e quindi è presente anche nel decreto n. 62 del 2024 e poi doverosamente inserita nella delibera n. 1418 del 2025. Il concetto dell'onere eccessivo si applica al budget di progetto ove si specifica che le risorse da destinare sono entro i limiti di questa disponibilità a legislazione vigente. Infine, pur capendo che i numeri più sono alti e più fanno effetto, è importante chiarire la cifra che già è stata citata nello scorso Consiglio, ma anche oggi, di circa 4.000 persone con disabilità presenti nella nostra regione, che non riscontriamo, alle quali collegare sommariamente l'eventualità di 4.000 potenziali domande di progetti di vita. A seguito di una verifica con gli uffici, le certificazioni per disabilità e disabilità grave con accompagnamento sono 2.907 nella fascia oltre i 69 anni e 726 sino a 69 anni, quest'ultima è la fascia di età dalla quale ragionevolmente perverrà il maggior numero di richieste.
Chiudo dicendo naturalmente che tutto quanto è stato stabilito e fatto per non lasciare nessuno indietro, ma per fare in modo che la comunità, e quindi lo spirito comunitario, diano la possibilità di superare, qualora ci dovessero essere, delle spinte individualistiche, che sono lontanissime dal concetto di disabilità.
Presidente -Per la replica, la parola al collega Torrione.
Torrione (AVS) -Il tema è estremamente delicato, io ho solo cinque minuti per la replica e a lei giustamente non sono bastati i dieci minuti.
Non sono molto soddisfatto della risposta, perché, se mi è chiaro - anche per la conoscenza diretta, per il mio precedente lavoro - il fatto che all'interno dell'Assessorato ci sia questa nuova consapevolezza e che ci sia una chiarezza anche forse dei principi rivoluzionari di questa riforma… io non ho dubbi, i grossi dubbi nascono proprio su un aspetto sul quale lei ha detto che siete pronti e cioè su un aspetto pragmatico.
La serie di domande che hanno posto "La Casa di sabbia" e le associazioni, e anche noi nella nostra interpellanza, sono domande estremamente concrete. La dico male: bisogna sperare che non arrivino tante persone a chiedere il progetto di vita, questa è la realtà, perché purtroppo la normativa è molto più avanti sia dell'Assessorato in termini di strutturazione, sia anche - e questa è una fortuna per certi aspetti - sulla conoscenza e sulla consapevolezza da parte delle persone di quello che ciò significa. Questo è il dato di fatto e quindi io dico: speriamo che non arrivino tante persone, perché, se arrivano tante persone, io credo che non siamo - e lo dico perché mi sento coinvolto in questa cosa come Consigliere ma anche come cittadino - sufficientemente pronti a gestire questa cosa. Anche perché il lavoro è un doppio lavoro, perché c'è un lavoro che implica il fatto che dobbiamo intervenire per le persone a garantire che questi diritti esigibili lo possano essere nella realtà, in termini pratici, ma c'è anche un grossissimo lavoro, e lo dico da chi ha fatto il Presidente di una cooperativa sociale, fino a pochi mesi fa, che gestisce le tre strutture per persone con disabilità in Valle d'Aosta, cioè c'è da gestire la transizione di tutte le persone che sono abituate al vecchio sistema: familiari, ma anche le stesse persone con disabilità; c'è da gestire quello che in più momenti formativi ho potuto capire essere un grosso problema, ovvero la capacitazione delle persone con disabilità di fare delle scelte, perché fino adesso non sono stati abituati a fare delle scelte. Noi cresciamo e diventiamo maturi perché nella nostra vita possiamo sperimentare più cose e acquisiamo una capacità di scelta. Le persone con disabilità fino adesso questa capacità di scelta non l'hanno acquisita perché l'impostazione era assistenziale: "Io decido che cosa tu fai e che cosa è bene per te" e spesso era stato fatto anche bene, non voglio dire che è stato fatto male. Rischio di non riuscire a cogliere tutto quanto, però quello che mi preme sottolineare è che, se mi è chiaro che all'Assessorato sono chiari i principi di questa norma, io ho dei grossi dubbi che invece, dal punto di vista pratico, siamo pronti a gestire questa rivoluzione, perché tale è.
I tempi stessi ci dicono una cosa: che la sperimentazione ci dà un anno di tempo per capire che cosa fare per gestire questa cosa, ma nello stesso tempo siamo già partiti e non sto facendo una critica, perché voi avete preso atto di questa cosa, non è una critica, è un dato di fatto, cioè i tempi sono davanti a noi e questo è un grosso problema, dal mio punto di vista, forse il più grosso problema. Non so cosa vuol dire non lasciare indietro nessuno, mi sembra un'affermazione correttissima, tanto corretta che non so perché sia stata pronunciata. È chiaro che mi piacerebbe entrare nel dettaglio, perché anche solo il budget di progetto significa che, se una persona arriva e chiede di poter fare il proprio progetto di vita, a questa persona devono essere dati tutti i vari strumenti, compreso il budget di progetto per poterlo fare. Lei giustamente ha detto, però forse non ho capito bene, che si può fare entro i limiti e le risorse di questa… quali sono? Quindi dobbiamo incrociare le dita e sperare…
(intervento di un Consigliere fuori microfono)
…no, lo so, ma infatti non sto… anche se ho già dichiarato più volte che mi sarebbe piaciuto essere al suo posto, ma questo esula… io capisco perfettamente la difficoltà, la capisco perfettamente e la questione budget è delicatissima, me ne rendo conto, e non dipende da lei, però a un certo punto, se arrivano 500 persone che chiedono il budget di progetto e voi i soldi non li avete, queste persone possono tranquillamente denunciare perché non garantite loro un diritto esigibile. È un dubbio, però…
Presidente -Collega…
Torrione (AVS) -… chiedo scusa. Grazie.
Presidente -Grazie a lei.
