Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 217 del 29 gennaio 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 217/XVII - Interpellanza: "Un Centro antiviolenza libero da conflitti di interesse".

Aggravi (Presidente) -Punto 37 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola al collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) -Con questa interpellanza torniamo su un tema che l'Assessore conosce bene, perché su questo tema abbiamo ampiamente dibattuto la scorsa legislatura, senza che però, purtroppo, si siano colti dei risultati apprezzabili. Per quale motivo? Perché, facendo un riassunto delle puntate precedenti, abbiamo preso atto del fatto che purtroppo nel Centro antiviolenza della nostra Regione ci sono alcune criticità. Come sapete, il Centro antiviolenza dovrebbe essere un luogo al quale ci si rivolge in un momento terribile, cioè, quando si subisce una violenza, questo Centro antiviolenza era già nato male perché su invito, che avevo accettato di buon grado, della collega Guichardaz, mi ero recato presso questa struttura per prenderne conoscenza, con le persone che vi lavoravano, e curiosamente nel posto dove mi hanno fatto sedere per spiegarmi le attività del Centro, su una parete campeggiava, fra gli esempi di violenza istituzionale - poi avrei avuto anche interesse nell'approfondire cosa significasse violenza istituzionale - il nome di un Senatore della Lega. C'era proprio un manifesto attaccato al muro con scritto che c'era un Senatore della Lega che era un esempio di violenza istituzionale. Immaginatevi il momento in cui sono arrivato in quel centro. Per loro sfortuna, peraltro, mi è caduto proprio l'occhio su quel manifesto.

Nel prosieguo delle attività veniamo a sapere di una serie di cose: per esempio, veniamo a conoscenza del fatto che alcuni uomini, vittime di violenza, si siano rivolti al centro per avere assistenza ed erano stati fondamentalmente cacciati con esortazioni del tipo: "lei è un uomo, se ne vada immediatamente da qua, perché, se entra una donna vittima di violenza qua dentro e la vede qui, si spaventa e scappa via, quindi se ne vada". Questo più o meno era il riassunto di quello che gli era stato fornito.

Uomini vittime di violenza: vi dico un caso su tutti, in quest'aula chi c'era nella scorsa consiliatura lo conosce bene, il collega Jordan annuisce… un uomo che era stato accoltellato, strangolato nel sonno, il cane gli era stato buttato giù dal balcone e la moglie aveva dato la colpa al bambino, che aveva un anno o due anni, tanto per dirvi che non c'erano parti della fantasia, quindi questa persona aveva bisogno di aiuto, anzi, continuo il racconto di questa persona, perché è stato veramente epico. Questa persona poi, quando si è rivolta alle strutture della nostra Regione, si è sentita dire che forse era per le differenze culturali della moglie, che non era italiana, e che aveva bisogno di un'assistenza, di un mediatore culturale. A distanza di mesi, quando questa persona ha chiesto: "scusate, ma questo mediatore culturale lo avete trovato?", la risposta è stata: "No, guardi, è molto difficile trovare un mediatore culturale proprio per sua moglie, potrebbe essere un lavoro per sua moglie", con risata annessa. Immaginatevi l'assistenza che ha avuto questa persona… e altre segnalazioni ve le risparmio.

Detto questo, che è il prologo dell'assistenza e dell'attività che ivi veniva svolta, veniamo poi a sapere e a prendere atto di diverse segnalazioni rispetto a questa struttura, di comportamenti, diciamo così, disinvolti, cioè il Centro antiviolenza regionale è un centro che è finanziato, da parte della nostra Regione, per fare delle doverose e necessarie attività di assistenza delle vittime di violenza e giustamente riceve dei fondi per fare dei corsi, per pagare il personale e quant'altro.

Accade - questo ci viene riportato - che, quando una persona si rivolge a quella struttura, fondamentalmente gli venga detto - e qui c'è una lieve distinzione da fare, su cui l'Assessore gioca sempre - nonostante vi sia la necessità di un'assistenza legale gratuita, che non vuol dire un servizio di avvocatura, intendiamoci, ma assistenza legale e orientamento legale, che il Centro antiviolenza deve fornire… questo orientamento viene spesso fornito e tendenzialmente è: "Guarda che tu hai diritto al gratuito patrocinio, io sono il tuo avvocato, firma qui". Questo perché all'interno del Centro vi sono anche degli avvocati, che ovviamente esercitano la professione e tendenzialmente quello che accade è che, guarda tu che caso, nella stragrande maggioranza dei casi queste persone che gravitano nel centro vengono poi indicate quali avvocati per seguire le stesse vittime. Qualcuno con il gratuito patrocinio, qualcuno invece addirittura dovendo pagare delle parcelle. Abbiamo avuto anche copia di queste parcelle, le abbiamo anche prodotte durante una seduta al termine di un'interpellanza, con l'autorizzazione e l'anonimizzazione dei dati, per dimostrare che c'è un tipo di attività, che, se da una parte è necessaria e lodevole, dall'altra parte rischia di essere un procacciamento di clienti da parte di chi in quella struttura lavora. A questo si aggiunga che, da quanto ci è stato riferito, pare che addirittura un parente di qualcuno che lavora per questa associazione abbia lavorato per un periodo proprio all'interno di quella struttura, stipendiato - pare - e poi, oltre a questo, si aggiunge il fatto che c'è un servizio di orientamento, di educatori, di psicologia che viene associato, ed è assolutamente legittimo, necessario e doveroso, e pare che anche per questo venga poi chiesto un emolumento, perché non rientra nei servizi che il centro fornisce. Pare che di questo si dica: "Beh, intanto tu fai questo piccolo orientamento qui, poi se vuoi, se vuoi, firma qui, questa persona ti segue, ovviamente a seguito di onorario". Il problema è proprio questo. Nel tempo noi abbiamo più volte sostenuto la necessità che l'assistenza per queste persone venisse fornita giustamente per persone che hanno effettivamente subito una violenza, direttamente dalla Regione, senza passare da intermediari, proprio per evitare che qualcuno, vedendo "un accesso così importante", si facesse ingolosire dicendo: "Già che siamo qui, sai che c'è? Facciamo anche un po' di libera professione".

Con diverse iniziative quindi abbiamo chiesto ed evidenziato queste criticità… apro una parentesi e per questo non ringrazierò mai abbastanza il presidente Testolin: quando ci fu la denuncia da parte del Centro vittime di violenza e dell'associazione che lo gestisce di presunte pressioni antiabortiste all'interno delle strutture regionali, alla fine di un periodo di indagine interna dell'USL e di una serie di approfondimenti risultò essere assolutamente un nulla, un allarme che venne lanciato dalle stesse persone, che in realtà volevano perseguire l'obiettivo politico di sollevare la polemica in quel momento su quel tema, perché a livello nazionale era interessante lanciare la polemica su quel tema.

Detto questo, però, con questa iniziativa, siccome, da quello che ci è dato sapere e dalle segnalazioni che ci sono arrivate questi atteggiamenti, non sono cessati, ma continuano a esistere e siccome noi vogliamo che questi servizi vengano forniti senza che vi sia l'interesse dall'altra parte di procacciarsi dei clienti, ma che questi servizi vengano forniti nell'esclusivo interesse di difendere le persone che sono deboli, che sono fragili, che hanno subito una violenza e che quindi in quel momento sono anche magari più suscettibili di essere orientati in una maniera o in un'altra, noi vogliamo che questo non diventi un metodo di procacciarsi dei clienti, ma semplicemente un luogo nel quale le persone possano sentirsi sicure, uomini e donne peraltro.

Con questa interpellanza interpelliamo il Governo regionale per conoscere se sia intenzione di effettuare approfondimenti tesi a verificare, di concerto con tutti gli attori interessati, compresi gli Ordini professionali di riferimento, dove ci risulta che ci possa essere anche qualche segnalazione in essere, l'eventuale commistione fra l'attività del Centro antiviolenza e l'attività professionale fornita da persone collegate all'associazione, in maniera diretta o indiretta e, come detto prima, se non sia ipotizzabile un'internalizzazione del servizio per evitare che il Centro antiviolenza diventi un'attività da cui trarre profitto, invece di dedicarsi al prossimo.

Presidente -Per la risposta, la parola all'assessore Marzi.

Marzi (CA) -Come richiamato dal collega Manfrin, si ritiene anzitutto opportuno ribadire che sul tema riproposto e sulle presunte criticità risollevate i competenti uffici regionali hanno già fornito risposte in più occasioni, anche a seguito naturalmente di precedenti iniziative.

Con riferimento ai controlli, ribadiamo che la Regione esercita le proprie funzioni di verifica esclusivamente sulla corretta esecuzione del servizio oggetto di convenzione, sul rispetto, quindi, degli obblighi previsti dalla normativa vigente e sull'utilizzo delle risorse pubbliche assegnate nei limiti delle competenze attribuite all'Amministrazione regionale. Ribadiamo quindi che non rientra nelle prerogative regionali alcuna forma di vigilanza o ingerenza su ambiti privatistici o su scelte personali delle singole utenti, che esulano dal perimetro convenzionale.

Si conferma che all'Amministrazione regionale non è pervenuta alcuna segnalazione, richiesta o lamentela da parte delle donne prese in carico dal Centro antiviolenza in merito a richieste di pagamento o a presunte irregolarità nello svolgimento dei servizi previsti dalla convenzione stessa. Rimane naturalmente fermo il principio che, qualora dovessero emergere elementi concreti e circostanziati, gli stessi dovrebbero essere segnalati agli enti competenti, quali gli Ordini professionali, come da lei richiamato, o gli organismi disciplinari eventualmente interessati, ciascuno naturalmente per i propri profili di rispettiva competenza, ferma restando l'assenza di titoli in capo alla Regione per intervenire su rapporti di natura privatistica, appunto. Si ribadisce anche con chiarezza che il servizio di supporto e orientamento legale è erogato al Centro antiviolenza in forma totalmente gratuita. L'orientamento legale consiste in colloqui di informazione e accompagnamento finalizzati a: illustrare i diritti della donna; fornire un primo inquadramento giuridico della situazione; spiegare le possibili tutele attivabili in ambito civile e penale; informare e supportare l'accesso al patrocinio a spese dello Stato. Nel momento in cui la donna accede al centro, viene esplicitamente informata della piena libertà di scelta del proprio difensore. L'eventuale scelta di avvalersi di un avvocato sul libero mercato per la propria difesa è rimessa esclusivamente alla volontà della donna, senza alcun vincolo, indicazione obbligata o interferenza da parte del centro, o dell'Amministrazione regionale men che meno.

Per completezza, è anche da evidenziare che vi sono donne che si rivolgono al Centro antiviolenza pur avendo già uno o più avvocati di fiducia, circostanza questa che conferma come il Centro non eserciti alcuna funzione di indirizzo vincolante in ambito legale. A tutela della trasparenza e dell'autodeterminazione alle donne, viene sottoposto un apposito documento informativo, che viene sottoscritto, nel quale è chiaramente indicato che è possibile rivolgersi a qualunque avvocato iscritto all'Ordine. Viene fornito, a titolo informativo, l'elenco degli avvocati iscritti negli elenchi del gratuito patrocinio. Ogni eventuale incarico professionale esterno al servizio del Centro costituisce una scelta personale e naturalmente autonoma.

Alla luce di quanto sopra, non emergono elementi che facciano ritenere sussistenti irregolarità nell'esecuzione del servizio convenzionato… tra l'altro, non è l'unico a cui ci si può rivolgere e il Giorno dei diritti internazionali della donna, che abbiamo celebrato alla fine del 2025, ha proprio voluto rappresentare tutti i luoghi che svolgono da sentinella su questa fattispecie sociale infamante e drammatica.

Alla luce di quanto sopra, quindi, non emergono elementi che facciano ritenere sussistenti irregolarità nell'esecuzione del servizio convenzionato nei profili di competenza regionali tali da giustificare ulteriori interventi rispetto a quelli già puntualmente effettuati.

Con riferimento al secondo quesito, si ribadisce, come già chiarito più volte, che l'ipotesi di internalizzazione del servizio del Centro antiviolenza non risulta praticabile, né coerente con il quadro normativo e organizzativo vigente. I centri antiviolenza sono strutture ad alta specializzazione, disciplinate da specifiche disposizioni nazionali e regionali e dalle intese Stato-Regioni, che prevedono requisiti organizzativi, professionali e metodologici stringenti, nonché modelli di intervento fondati sull'autonomia e sulla specializzazione del servizio.

L'Amministrazione regionale non dispone delle risorse professionali, strutturali e organizzative necessarie a garantire in forma diretta tali requisiti, né la normativa prevede l'obbligo di una gestione pubblica diretta del servizio, e ci mancherebbe. Il modello attualmente adottato, basato sulla collaborazione con soggetti qualificati del terzo settore, non persegue alcuna finalità di lucro, ma è finalizzato a garantire la continuità, la qualità e la sicurezza degli interventi, fatto salvo il controllo pubblico sulla corretta esecuzione del servizio specifico e sull'utilizzo delle risorse assegnate per questo servizio.

Alla luce di quanto sopra, si conferma ancora una volta che non sussistono i presupposti per procedere a un'internalizzazione del servizio, che non risulterebbe peraltro migliorativa né sotto il profilo della tutela delle donne, che è il vero obiettivo di tutto ciò, né sotto quello dell'efficacia complessiva del sistema di contrasto alla violenza di genere, che è sempre il vero obiettivo di tutto ciò.

Presidente -Per la replica, la parola al collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) -Grazie Assessore, penso che non trasalirà se le dico che ovviamente non sono soddisfatto della sua risposta. Non trasalirà, ma ho trovato che due elementi nella sua risposta sono molto preoccupanti: nel primo lei dice che la Regione è completamente inerme se un suo servizio potenzialmente viene utilizzato male, cioè io fornisco un servizio, qualcuno lo utilizza come salvadanaio per potersi guadagnare dei bei soldini in barba al resto, quindi, per poter capitalizzare un guadagno personale e, a fronte di questa segnalazione da verificare, la Regione dice: "Ma io non posso far niente". Ma è un servizio che forniamo noi, che fornite voi come Governo e che paghiamo noi tutti, cittadini e Valdostani, quindi, essendo un servizio che paghiamo tutti e che viene fornito dalla Regione, mi pare un po' curioso che non si possa fare una verifica, o anche soltanto avere il peso e il potere di fare unamoral suasion, dicendo: "Guardate che quello che state facendo qui purtroppo non è che fuori viene visto così bene". Sicuramente ci sono persone molto contente, ce ne sono altre che invece lo sono molto meno. Mi risulta un po' curioso quindi che non si possa fare alcunché, insomma, è abbastanza curioso: se dovessimo applicare questo principio a qualsiasi cosa faccia la Pubblica Amministrazione, diremmo: "Vabbè, se c'è qualcuno che fa qualcosa di sbagliato all'interno della macchina amministrativa, noi che potere abbiamo? Povero figliuolo. È così, si sbaglia nella vita". Io purtroppo non mi arrendo a questo ragionamento e penso che un confronto con l'Ordine professionale, per esempio, degli avvocati, potrebbe essere illuminante e si potrebbe chiedere: "Scusate, ma esiste per caso qualche rilievo a carico, qualche procedura aperta rispetto all'attività di un soggetto o di un altro riconducibile al Centro donne antiviolenza?". Se sì, bene, ci sarà un elemento, sennò no.

Come detto, noi gli elementi li avevamo forniti, la risposta che ci è stata detta è: "Ma senza riferimenti nominativi…". È un po' curioso: quando facciamo iniziative noi, i nominativi dobbiamo cancellarli, quando ci chiedete i riferimenti, invece vanno messi ed è abbastanza divertente.

La seconda questione è forse quella più desolante, cioè lei dice che un servizio di questo tipo, cioè un servizio di assistenza fatto da persone che devono fare un orientamento giuridico e persone che devono fare chiaramente un'accoglienza psicologica e un orientamento psicologico non è erogabile dalla Regione, perché non abbiamo le professionalità. Immagino che in tutta la macchina amministrativa regionale, o anche soltanto pubblicando un bando dove si dice: "cerchiamo una persona laureata in legge, una persona specializzata in alcune materie, che possa gestire questo luogo, uno psicologo, un educatore", o chiunque abbia questo tipo di requisiti… mi viene molto curioso immaginare che nessuno risponda a questa chiamata. Dire quindi che in tutta la Regione, in tutta la Pubblica Amministrazione non esistono le capacità di poter fare un servizio di questo tipo, che è gestito non da un nucleo di scienziati politici, nel senso appunto di specializzati in scienza politica, o giuridica, o psicologica, che hanno fattomastera Boston e nel Massachusetts, ma da un'associazione che può essere costituita da chiunque… e lei ci dice che questo servizio, questa associazione che può essere stata costituita da chiunque non è replicabile dall'Amministrazione. Caspita, benissimo, ne prendiamo atto. Immaginiamo che la stessa mancata capacità a questo punto sia applicabile a molti settori della nostra Amministrazione.

Io credo più che altro, Assessore, che lei non voglia approfondire perché sa benissimo che c'è qualcosa di sbagliato. Sa bene ed è uscito più volte che c'è qualcosa che viene fatto che non va bene, però non vuole incocciare, come spesso succede, in questioni che ovviamente potrebbero offuscare la sua immagine. Continui a provare a tenere le cose sottotraccia, sa che purtroppo le cose tenute sottotraccia prima o poi tracimano e vengono fuori.

Presidente -Colleghi, farei una pausa e riprenderei alle 17:15.

La seduta è sospesa dalle 17:02 alle 17:19.