Oggetto del Consiglio n. 214 del 29 gennaio 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 214/XVII - Interpellanza: "Sul futuro dello sci di fondo in Valle d'Aosta: andamento della pratica e politiche di accesso alle piste".
Aggravi (Presidente) -Riprendiamo ora dal punto 34. È un'interpellanza un po' a grappolo, abbiamo visto, perché è molto corposa, ma è stata accettata. La parola al collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) -Forse è per questo che il collega Viérin ha detto: "polemiche di accesso…", è "politiche di accesso alle piste". Credo che questa cosa abbia agitato un po'… grazie comunque, Presidente.
Porto oggi in aula un'interpellanza che nasce non da un episodio contingente, ma da una preoccupazione più ampia: il futuro dello sci di fondo in Valle d'Aosta e con esso il futuro di una parte importante del nostro modo di abitare la montagna, della nostra cultura sportiva e della nostra identità territoriale. Lo sci di fondo non è uno sport qualsiasi, lo posso dire da ex fondista oramai super appassionato, quasi compulsivo e da ex praticante, lo sci nordico è uno dei modi più autentici di vivere la montagna, è uno sport che educa alla misura, alla fatica, al rispetto del paesaggio e dei propri limiti. È una pratica che mette in relazione diretta la persona con l'ambiente, senza mediazioni artificiali - questo è importante -, che per generazioni ha contribuito a costruire un rapporto equilibrato con il territorio. È stato storicamente uno sport democratico, permettetemi di definirlo così, e accessibile, capace di coinvolgere famiglie, giovani, scuole, anziani, residenti e turisti, senza barriere particolarmente selettive. Negli ultimi anni, tuttavia, parlando con operatori turistici, gestori delle piste, maestri di sci, sci club, amministratori locali e semplici appassionati, emerge con sempre maggiore chiarezza una percezione condivisa: quella di una progressiva riduzione della pratica amatoriale dello sci di fondo soprattutto nella sua dimensione più diffusa, che è quella occasionale e familiare, cioè quella di base sostanzialmente. Non mi riferisco naturalmente all'agonismo, che continua, come possiamo vedere, quotidianamente a esprimere competenze, passione, livelli elevati e che rappresenta un patrimonio importante per la nostra Regione: mi riferisco proprio alla base, alla pratica quotidiana, quella che fa vivere le piste, che anima i territori, che crea abitudine, comunità, continuità. Questa percezione naturalmente può essere smentita dai dati, oppure può essere confermata, ma il punto politico per me è un altro. Oggi non è affatto chiaro, anzi, mi correggo, non mi è affatto chiaro quale sia la reale tendenza della pratica dello sci di fondo in Valle d'Aosta, né su quali elementi conoscitivi la Regione fondi le proprie scelte in materia. Questo francamente dovrebbe interrogarci tutti, perché non si possono governare bene i fenomeni che non si conoscono davvero e, quando dico "governare", parlo anche da politico, pur posizionato in minoranza. La nostra ovviamente è un'azione di pungolo, non è un'azione di governo diretto, ma può essere utile anche quella. È da qua che nasce questa interpellanza, cioè dal mio bisogno o dal bisogno magari di qualcuno di chiarezza, di consapevolezza, di una visione che vada oltre l'impressione episodica e si fondi su una valutazione seria del fenomeno, su dei dati concreti. Le cause di un eventuale calo, o di questa percezione di calo, o di una trasformazione della pratica sono certamente molteplici e complesse. Vi dicevo che mi ero confrontato con molti operatori, sia sportivi che turistici, e abbiamo convenuto che c'è un dato oggettivo che nessuno può ignorare: intanto la crescente instabilità dell'innevamento nelle quote medio-basse. Molti tracciati storici faticano oggi a garantire continuità di apertura per tutta la stagione. Quest'anno ovviamente è un'eccezione, ma parliamo di una tendenza a medio e lungo termine, anche degli anni passati. Alcuni collegamenti sono diventati più fragili, l'ho constatato io l'altro giorno andando proprio a Cogne, per dire, dove c'è tutta la parte bassa che non è più tracciata; la manutenzione delle piste, lo sappiamo, è diventata più onerosa, più complessa, più incerta e anche più burocratica, se possiamo dire così. Questi sono elementi strutturali legati al cambiamento climatico e alle norme di riferimento, che non possono essere affrontate, lo sapete meglio di me, con interventi episodici emergenziali, ma richiedono proprio politiche pubbliche strutturali e lungimiranti.
C'è poi un oggettivo cambiamento delle abitudini sportive turistiche. Negli ultimi anni sono cresciute altre forme di fruizione dell'ambiente invernale e io ne sono un esempio: le ciaspole, la camminata sulla neve, le attivitàoutdoormeno tecniche, più immediate, meno impegnative dal punto di vista dell'apprendimento. Questa è un'evoluzione naturale, che non va demonizzata, ma che ovviamente ci impone di interrogarci su come lo sci di fondo venga oggi percepito, promosso, reso accessibile e raccontato.
C'è poi un tema che viene spesso trattato con una certa cautela, quasi che fosse marginale, ma che invece è centrale: il costo complessivo della pratica dello sci di fondo. Non parlo soltanto del prezzo del biglietto giornaliero o dell'abbonamento stagionale, parlo di un insieme di costi che, sommati, diventano significativi: l'acquisto o il noleggio dell'attrezzatura, la manutenzione del materiale, la sciolinatura, i costi di trasporto, talvolta il soggiorno, i servizi accessori. Se a questo poi aggiungiamo il ticket per l'accesso alle piste, è evidente che per una famiglia di normale reddito, o per chi pratica in modo saltuario, perché poi il problema è anche magari di chi prima andava una volta o due volte, la soglia di accesso può diventare alta, talvolta troppo alta. Diversi operatori del settore turistico lo hanno anche detto apertamente: la tariffazione all'accesso alle piste, soprattutto quando non è accompagnata da politiche forti di sostegno e di incentivo, rischia di scoraggiare proprio quella pratica di base che costituisce poi alla fine il vero bacino dello sci di fondo. Qui c'è un paradosso che, secondo me, è giusto segnalare. Lo sci alpino, che ha costi molto più elevati e che è sostenuto da un modello fortemente commerciale, conosce stagioni economicamente molto positive, lo vediamo dai dati che annualmente crescono e che dicono di un settore in crescita, se non addirittura in esplosione. Lo sci di fondo, invece, che per sua natura dovrebbe essere più accessibile, più vicino all'idea di sport diffuso, fatica a mantenere una base ampia di praticanti. Questo ovviamente non è solo un tema di mercato, ma è proprio un tema di politiche pubbliche ed è il motivo per cui l'ho portato in questa sede, perché qui stiamo parlando di un'attività che ha una funzione di interesse generale. Lo sci di fondo, lo sappiamo, lo sa benissimo il collega Grosjacques, non è soltanto un prodotto turistico, è uno strumento di promozione della salute, di coesione sociale, di presidio del territorio, anche di educazione ambientale, a suo modo. È una risorsa per le comunità locali, soprattutto in quei contesti di media e bassa quota dove rappresenta spesso una delle poche forme strutturate di offerta invernale. È un tassello importante di quell'idea di turismo sostenibile che tutti, almeno a parole, diciamo di voler costruire. In questo contesto l'interpellanza che abbiamo presentato ha quattro questioni molto semplici, anche se il Presidente dice che sono estremamente complicate e "a grappolo".
La prima questione riguarda la valutazione complessiva della Giunta sull'andamento della pratica dello sci di fondo negli ultimi quindici-vent'anni, cioè da quando praticamente è stato messo il costo del biglietto; se si ritenga che ci sia stata una crescita, una stabilità o una contrazione; su quali elementi si fondi questa valutazione e se si riscontri una differenza tra il periodo precedente, se è possibile avere quei dati, e quello successivo all'introduzione della tariffazione per l'accesso alle piste.
La seconda questione riguarda le cause: se c'è una contrazione o una trasformazione; da cosa dipende questo secondo le analisi, dal clima, dalle abitudini, dai costi, dall'accessibilità, dalla qualità dei servizi, dalla promozione, dal ricambio generazionale? Non lo so, queste sono valutazioni che probabilmente potete fare meglio di me, perché ovviamente, senza un'indagine condivisa, non può esistere una strategia credibile e utile.
La terza questione riguarda il modello economico del sistema delle piste di sci nordico: quali sono i costi reali di gestione, le entrate, eccetera.
La quarta questione è più politica, cioè se la Giunta ritenga opportuno aprire una riflessione seria sul modello di accesso alle piste di sci di fondo, valutando anche ipotesi alternative come, per esempio, una riduzione significativa del prezzo del biglietto, o addirittura l'eliminazione della tariffazione per l'utente, ovviamente accompagnata da un adeguato sostegno pubblico ai costi di gestione, ovviamente compensativo.
Presidente -Per la risposta, la parola all'assessore Bertschy.
Bertschy (UV) -È un'interpellanza questa che contiene molte domande, ma il consigliere Guichardaz lo sa, perché l'ha scritta ed è un po' nella sua natura chiedere molto. Ci conosciamo bene come ex colleghi di Giunta e un discorso ne tira un altro, una domanda ne tira un'altra, che però porta a una riflessione in aula che personalmente ritengo sia positiva e sulla quale non c'è una posizione della maggioranza o una posizione del Governo. Lo sci di fondo, a differenza dello sci alpino, non ha una struttura organizzativa che riviene in maniera così importante alla Regione: lo sci di fondo è distribuito attraverso 22 località, che hanno infrastrutture, metodologie di gestione degli impianti, organizzazione, completamente legate all'autonomia dei territori e non rivengono alla Regione politiche di organizzazione, anche attraverso il lavoro che, per esempio, si fa attraverso le società, attraverso Finaosta, nello sci alpino.
È un settore che ha bisogno della partecipazione di tutti, ma si è sempre organizzato in maniera molto autonoma e credo sia stata anche la sua ricchezza nel tempo e che questo vada visto come un valore aggiunto per il settore.
Le cose che lei porta in aula nelle premesse e nell'interpellanza io personalmente non le ho mai sentite all'assemblea dell'ANEF. Partecipo tutti gli anni all'assemblea degli enti gestori e sinceramente è la prima volta che sento parlare di problemi di costi degli impianti o di altre questioni. I gestori sanno bene che li sollecito sempre a essere più propositivi, a portare un maggiore contributo per quello che riguarda le politiche di sviluppo e l'attività che si può fare, per le leggi che noi abbiamo a sostegno, insieme a noi, ma, proprio per la natura di queste società e di questi enti, del sistema che c'è di gestione delle infrastrutture, anche gli enti gestori a volte fanno fatica a fare sistema e a lavorare insieme.
Non ho nessun problema quindi a dire che è la prima volta che sento che le tariffe sono un problema, anche perché, per dare qualche dato, oggi lo stagionale regionale VdA in prevendita costa 115 euro, poi ne costa 130 per 380 chilometri di pista, lo stagionale di località di Livigno costa 93 euro da solo per 30 chilometri; quello di Lavazè 155 euro per 80 chilometri. Noi quindi offriamo uno stagionale valdostano, per tutti i comprensori, a 130 euro. Non è sicuramente quello, quantomeno per i Valdostani, il costo di riferimento, poi sappiamo tutti che con lo skipass a 50 euro oggi si può fare sci alpino e sci di fondo.
Noi mettiamo a disposizione dello sci di fondo - ancora per dare due inquadramenti generali - la legge 18/2008: quella per i contributi per gli impianti, per le infrastrutture, una legge che nel corso degli ultimi sei anni ha dato un'importante risposta e, attraverso questo, si dà la possibilità anche allo sci di fondo di lavorare per adattare le proprie infrastrutture al cambiamento climatico. Lo diceva anche lei: le strutture sono basse e si fa fatica a volte, in certi territori, bisogna intervenire anche con gli innevamenti artificiali, con i gatti e con tutto il resto. Poi c'è un contributo importante: la legge 9/2005 per la battitura delle piste, per la sicurezza delle piste. Queste sono le attività che la Regione fa, ripeto, sollecitando anche il settore a contribuire e a dare una risposta.
La prima domanda che lei pone al Governo è se ritenga - non la sto a ripetere, sennò perdo dei secondi - che negli ultimi quindici anni ci sia stata una fase di instabilità. Non è possibile paragonare i due momenti, nel senso che prima non c'erano tariffe e non c'era vendita di biglietti, quindi non c'erano elementi; oggi, da vent'anni a questa parte, i biglietti ci permettono di avere dei dati. I dati dicono che le vendite sono sempre in aumento, che cresce la presenza sul livello regionale, ma cresce anche la presenza dei giornalieri interi, dei giornalieri ridotti, dei plurigiornalieri, dei plurigiornalieri ridotti e una serie di disponibilità che ci sono sul sistema di tariffazione.
Oggi sono cresciute ancora, queste vendite, quindi non condividiamo il fatto che siamo in regressione, anzi, soprattutto dopo il Covid questo sport, questa pratica, ha trovato una nuova dimensione, anche perché c'è sempre più un approccio dello sport, per chi ama questo approccio con la natura, al rapporto uomo-natura e non è vero che lo sci di fondo è in competizione con lo sci alpino per quello che mi riguarda. Alcuni lo hanno anche suggerito nelle risposte: secondo me, sono proprio due mondi diversi, piuttosto bisogna conquistare sempre di più queltargetdi persone che si ritrovano a fare sci alpinismo, a ciaspolare e a fare un'attività diversa. C'è sicuramente margine per andare a conquistare quelle tipologie di persone che hanno questo interesse e questa voglia. Il prezzo del giornaliero medio è intorno agli 8 euro e il costo dell'attrezzatura va da un minimo di 12 a un massimo di 25 euro, se uno noleggia. Non sono sicuramente costi spropositati, quindi anche a nome del Governo dico che non vediamo in questo il problema della contrazione, come lei diceva, anzi, i dati non ci dicono questo, ma si va in un'altra direzione, però alla prossima assemblea sicuramente avremo modo di valutare anche quello che lei ha proposto.
La seconda domanda è se la Giunta condivida. Come le ho detto, no, non condividiamo, anzi, riteniamo che si stia facendo molto. Si può fare sicuramente ancora molto con gli investimenti, l'anno scorso alcune località hanno richiesto nuovi investimenti sugli innevamenti, che sono stati finanziati, e su questo appunto si lavorerà ancora insieme alle località. Oggi il quadro economico complessivo è difficilissimo da analizzare, soprattutto non nei tempi di un'interpellanza. Lei, da ex Assessore, sa quanto poco tempo abbiamo per costruire le risposte e in questo caso non ci sono banche dati a disposizione dell'Amministrazione. Sono tutte risposte che vanno ricercate località per località, possiamo impegnarci a farlo con un po' più di tempo, chiedendo proprio a chi gestisce. Oggi la differenza grande è che le piste sono di proprietà degli Enti comunali e lì si fa una programmazione politica che ha ricadute economiche sul territorio, che incide sul tessuto sociale, soprattutto sulle disponibilità di bilancio, che ogni località, in particolare ogni Comune, fa in maniera autonoma, garantendo differenti condizioni di appalto per differenti condizioni di località. La vocazione del fondo, a mio avviso, rende ancor più complementare la possibilità di far crescere ancora nei prossimi anni la valenza turistica invernale di tutti i prodotti che possiamo offrire. Su questo bisogna sicuramente lavorare insieme agli Enti locali e insieme a chi gestisce, perché c'è spazio per crescere ancora.
Sull'ultima domanda che, come diceva lei, è molto politica: "se la Giunta ritenga opportuno avviare una valutazione complessiva sul modello di accesso alle piste di sci di fondo e sulle politiche di sostegno", più che una valutazione, noi continuiamo a sensibilizzare il settore per lavorare insieme e per trovare una dimensione di territorio. Si ricorda che lo abbiamo fatto come Giunta, per esempio, per investire nellosnowfarming, facendo un gruppo di lavoro che si è sentito con i territori e decidendo dove andare a fare questi investimenti, soprattutto dove le località erano a disposizione.
Da parte nostra, quindi, c'è assolutamente la volontà di lavorare insieme e c'è bisogno di costruire insieme percorsi che aumentino ancora per il fondo, la possibilità di dare grandi risposte come quelle che sta dando, in termini di attrattività e in termini di disponibilità, per fare della pratica sportiva per i Valdostani una possibilità di politica anche della salute, come dice lei, e per far crescere ancora di più l'appealdel nostro territorio anche attraverso il settore dello sci di fondo.
Presidente -Per la replica, la parola al collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) -Grazie Assessore per la sua risposta. Ho evitato di dire che non era un'interpellanza polemica, ma voleva essere una riflessione, una riflessione che, lo dico sinceramente, non mi sono inventato, ma ne parlavo proprio l'altro giorno con due maestri di sci, con cui ci siamo trovati e abbiamo bevuto un bicchiere, che mi dicevano proprio che c'è stato comunque un calo considerevole, a loro dire, nella pratica a beneficio di alte pratiche, a beneficio, per esempio, mi dicevano, dello sci alpinismo. Io non ho mai riflettuto su questa cosa, mi dicevano che lo sci alpinismo ha anticipato tantissimo i tempi. Io mi ricordo che facevo le gare di sci alpinismo quando avevo 25-30 anni e cominciavamo ad allenarci nei mesi di marzo-aprile, solitamente aprile-maggio. Adesso succede che tantissimi ex amici miei, che facevano con me fondo, si sono totalmente convertiti allo sci alpinismo, con i pericoli però che questo genera, in termini proprio di anticipo dell'attività, perché, lo sappiamo, lo sentiamo dai telegiornali tutti i giorni, alle volte anche il fatto di andare a gennaio, a dicembre, cioè di praticare continuamente una pratica che ha una certa dose non dico di pericolo, ma di non prevedibilità, come lo sci alpinismo, può generare altro.
Mi dicevano, per esempio, della pratica delle ciaspole: le ciaspole te le compri una volta, 140-150 euro, ne trovi anche a 80. Lo vediamo perché ai miei tempi non c'erano le piste parallele, c'era la pista prima di alternato, poi abbiamo cominciato con il pattinato, quelle due. Se vedevi uno sfigato che camminava di lato, veniva generalmente preso a bastonate perché disturbava, rovinava le piste, eccetera. Adesso ci sono più persone che ciaspolano che non persone che fanno sci di fondo.
Diciamo che la percezione alla fine, anche se mancano i dati rispetto a quello, però gli operatori, compresi gli operatori commerciali… perché nelle località che non hanno unbusinesssullo sci alpino, ma anche sullo sci di fondo, effettivamente questa situazione legata a una pratica sempre minore dello sci di fondo, dovuta, a detta loro, al fatto che comunque è uno sport faticoso, probabilmente è uno sport che richiede, come tutti gli sport, apprendimento… o forse oggi siamo più per la vacanza fugace che non per quello, ma anche il fatto che comunque tu debba pagare - faccio il caso di Cogne - 12 euro il biglietto di entrata, una famiglia di quattro persone, mettiamoci 12 euro i due genitori e poi mi sembra il ridotto 8 euro, quando viene pagato, perché poi anche lì non sempre ci sono i controlli su pista… però quella cosa incide se viene aggiunta a tutti i costi che vi dicevo, famiglie normali, che magari hanno un budget che viene investito diversamente, alla fine magari su questo…
Allora l'invito l'assessore Bertschy credo lo abbia raccolto ed è l'obiettivo di questa iniziativa: magari parlarne con l'ANEF e stimolare anche loro rispetto a quello, parlare anche con gli operatori commerciali, magari l'ADAVA, Confcommercio, Confesercenti e cercare di capire se effettivamente la tipologia di consumo della neve sulle basse e medie quote è cambiata. Parlare magari anche con i maestri di sci, lì i dati si possono vedere: quanti maestri venivano formati prima e quanti ne vengono formati adesso; quante ore/maestro vengono fatte sullo sci di fondo. Su quello i dati io credo che si possano recuperare. Sono abbastanza pronto a dire che sono diminuite le ore/uomo, o le ore sullo sci di fondo, e probabilmente sono aumentate quelle su altre discipline. Magari i maestri si sono poi girati su altre discipline, appunto sullo sci alpinismo o su altre cose, adesso abbiamo gli accompagnatori di media montagna, che magari potranno accompagnare nelle ciaspolate, però effettivamente lo sci di fondo, ripeto, è una pratica che sta pagando tutte le cose che ho cercato di dire, ma sui dati, se poi sarà possibile, mi interesserebbe essere magari ancora aggiornato rispetto al prosieguo di questa cosa.
