Oggetto del Consiglio n. 207 del 29 gennaio 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 207/XVII - Interpellanza: "Quali rischi per la nostra agricoltura con l'accordo Mercosur?".
Aggravi (Presidente) -Punto n. 26 all'ordine del giorno. Pour l'illustration de l'interpellation, la parole au collègue Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) -Con quest'interpellanza vogliamo porre al centro dell'attenzione un tema di vitale importanza per la nostra regione, che è sicuramente di stretta attualità: come tutti avrete visto sugli organi d'informazione, l'accordo tra Unione europea e i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) è stato approvato solo politicamente dal Consiglio dell'Unione europea lo scorso 9 gennaio; un accordo che, pur promettendo benefici per i settori industriali come l'automotive e la chimica - questo è stato l'elemento principale che è stato posto in evidenza come vantaggio per l'Unione europea - nasconde però rischi gravissimi per l'agricoltura e l'allevamento, in particolare per una realtà come la Valle d'Aosta che è caratterizzata da produzioni di montagna tipiche e soprattutto di alta qualità, che è uno degli elementi che sicuramente contraddistingue la produzione della nostra regione.
Con quest'interpellanza abbiamo voluto evidenziare - lo potete vedere nel testo, ma lo riassumerò brevemente - i pericoli concreti che questo trattato pone per i nostri agricoltori e per gli allevatori valdostani, basandomi anche sulle criticità già emerse dall'analisi di associazioni come Coldiretti e Confagricoltura, che hanno definito l'accordo inaccettabile e sbilanciato. Peraltro, desidero ringraziare infinitamente Coldiretti per il giornale "L'Agriculteur Valdôtain" che ci viene consegnato e dal quale abbiamo potuto anche raccogliere degli interessanti spunti rispetto a questo tema.
Anzi, vi citerò soltanto un breve passaggio, proprio contenuto in questa pubblicazione di Coldiretti, che ha proprio evidenziato appena prima di quest'iniziativa una manifestazione condotta da Coldiretti proprio presso il Parlamento dell'Unione europea dove, assieme al Presidente e al Segretario generale di Codiretti, erano presenti agricoltori e agricoltrici provenienti da tutta Italia, compresa ovviamente la Valle d'Aosta, e che sono e saranno vittime, purtroppo, della riduzione del 25% dei fondi della Politica agricola comune e della sua diluizione in un fondo unico:
"Per l'Italia - qui parlano sempre chiaramente della parte della PAC - si tratta di un taglio netto di 9 miliardi, che salgono a 90 se si considera l'intera UE, una decisione irresponsabile di von der Leyen che provocherà il tracollo della produzione agroalimentare europea, favorendo un boom d'importazioni da Paesi come quelli del Mercosur, privi degli stessi standard sull'utilizzo di pesticidi, protezione ambientale e diritti dei lavoratori. Quello del Mercosur è infatti un accordo ancora denso di lacune che non vengono sanate neppure dagli emendamenti recentemente approvati dal Parlamento europeo e che, secondo Coldiretti, potrà essere approvato solo dopo l'introduzione reale e vincolante dei principi di salvaguardia, di piena reciprocità e non di clausole formali o strumentali".
Questo è quello che in breve veniva comunicato.
Proprio questa mancanza di reciprocità è uno degli elementi più importanti, ovvero la mancanza di reciprocità negli standard produttivi che rappresenta una minaccia diretta alla nostra filiera agroalimentare. L'accordo, come sappiamo, elimina il 92% dei dazi sull'importazione dal Mercosur introducendo delle limitazioni, quindi dei contingenti tariffari per i prodotti sensibili, come: la carne bovina, 99.000 tonnellate; il pollame, 180.000 tonnellate; lo zucchero, 190.000 tonnellate. Questi prodotti sudamericani però, e qui sta l'altro problema - oltre ovviamente all'invasione del nostro mercato di prodotti a basso costo, ottenuti con l'uso di pesticidi, ormoni e tecniche vietate in Europa - entreranno nei nostri mercati chiaramente a prezzi ribassati. Perché un conto è fare un tipo di allevamento o un tipo di coltivazione senza l'utilizzo di elementi chimici, un altro è fare ampio uso di questi elementi e poi avere un prodotto a basso costo, ma sicuramente di qualità decisamente inferiore. Non dovranno quindi rispettare i rigorosi standard dell'Unione europea sul benessere animale, salute ambientale e sicurezza alimentare.
In Valle d'Aosta, dove l'allevamento bovino è il cuore dell'economia rurale e sostiene eccellenze come la Fontina DOP, il Fromadzo e la carne di razze autoctone come la Pezzata Rossa, questa concorrenza sleale, da quelle che sono state un po' le stime del settore, potrebbe deprimere i prezzi locali del 10 e del 20%, erodendo quelli che purtroppo sono già anche gli introiti, già abbastanza precari dei nostri produttori. Immaginate che i nostri allevatori affrontano anche - questo è un altro elemento - costi energetici elevati (sappiamo che con la guerra in Ucraina, purtroppo, il nostro approvvigionamento energetico ha cominciato a registrare costi sicuramente molto, molto importanti), che sono condizionati da vincoli orografici, che rispetto per esempio alla pianura padana sono sempre da considerare, e da norme - assurde le definirei - stringenti sul Green Deal e devono pure competere con le importazioni low cost dal Brasile, per esempio, dove l'uso di deforestazione e l'utilizzo di fitofarmaci, che sono ovviamente a noi vietati, sono all'ordine del giorno. C'è un secondo elemento, una delle promesse che sono contenute nel Mercosur, cioè quella di aumentare la percentuale dei controlli del 33% rispetto all'attuale.
Qual è la percentuale di controllo che viene effettuata sui prodotti importati a oggi? Del 3-4%. Aumentare del 33% il 3 o 4% chiaramente riporta comunque a una percentuale che è sicuramente inferiore al 10% del totale delle merci. Significa che più del 90% di quello che importiamo evidentemente non avrà dei controlli e, quindi, potrà non rispettare gli standard che applichiamo in Europa, con il conseguente, ovviamente, aggravio di costi.
Oltre quindi al danno per le nostre aziende, ci sono prodotti contaminati da sostanze vietate che potrebbero finire sulle nostre tavole minando la fiducia dei consumatori nelle produzioni valdostane di qualità. Pensiamo per esempio al settore lattiero-caseario: la nostra Regione produce formaggi DOP che incarnano tradizioni e sostenibilità, ma un afflusso di latticini o carni a basso costo dal Mercosur potrebbe saturare il mercato, riducendo le quote per i nostri allevatori e portando ovviamente alla chiusura anche di numerose attività, che sappiamo sono a conduzione familiare. Non abbiamo aziende gigantesche e quindi, chiaramente, non è che abbiamo economie di scala che si possono effettuare.
Le stime europee, come detto, parlano di potenziali perdite per l'agricoltura fino a 90 miliardi di euro con - e qui sta anche un vero pericolo per la nostra regione - impatti sproporzionati sulle regioni montane come la nostra, dove l'agricoltura non è solo economica, ma anche presidio del territorio contro lo spopolamento e il dissesto idrogeologico. Sappiamo benissimo, il bellissimo panorama che si apprezza andando in montagna lo si apprezza perché ci sono persone che, a fianco all'attività, svolgono un'attività di presidio del territorio, tenendolo pulito, tenendolo in ordine, tenendolo anche, diciamo, in maniera gradevole. Chiaramente, con la chiusura delle attività tutto questo andremmo a perderlo.
Poi c'è l'impatto ambientale e sociale, che è in netto contrasto con gli obiettivi della Politica agricola comune e del Green Deal, anche qui vituperato ma in questo caso ci viene anche in aiuto. I Paesi del Mercosur, in particolare il Brasile, non garantiscono lo stop alla deforestazione né standard sociali equiparabili ai nostri. Importare da lì significa favorire una corsa al ribasso che penalizza proprio le aziende valdostane che investono in pratiche ecocompatibili, come l'allevamento estensivo o la rotazione delle colture. I nostri agricoltori, che sono già provati, come detto, da tensioni internazionali e costi in crescita, rischierebbero di perdere competitività, con conseguenze su migliaia di posti di lavoro nella filiera, dagli allevatori ai trasformatori, fino al turismo enogastronomico che valorizza i nostri prodotti tipici.
Inoltre, l'accordo privilegia i settori industriali europei, come la chimica tedesca o anche, mi permetterei di dire, l'industria tedesca dell'automotive, che in questo momento è molto a rischio. Perché? Perché i tedeschi, con questo meraviglioso elemento dell'Europa, hanno distrutto la nostra filiera industriale per poter utilizzare la loro e poterla sostituire. Poi hanno puntato tutto sull'elettrico e adesso sono rimasti fregati perché l'elettrico, non tirando, ha distrutto anche il mercato tedesco.
Con questo quindi si andrebbe a scapito dell'agricoltura, permettendo l'ingresso di beni ottenuti con metodi qui vietati. Per la Valle d'Aosta questo quindi significa un doppio danno: non solo concorrenza sleale su carni e latticini, ma anche rischi per la salute pubblica, con potenziali contaminazioni che potrebbero danneggiare l'immagine del nostro prodotto locale.
Non è quindi soltanto una denuncia, ma, secondo quello che abbiamo voluto intendere, è anche un riferimento al governo regionale per mettere in campo le soluzioni che appunto il governo può fare per perlomeno trovare un dialogo e manifestare la posizione della nostra Regione.
Ecco perché con quest'interpellanza chiediamo: quale sia la posizione della Giunta regionale sull'accordo Unione europea-Mercosur; quali azioni intenda intraprendere la Giunta per tutelare gli agricoltori e gli allevatori valdostani dalle potenziali ricadute negative sull'accordo, inclusi i meccanismi di monitoraggio delle importazioni; se e come la Regione intenda esprimere un parere formale in sede di Conferenza Stato-Regioni o presso le istituzioni Ue, al fine di difendere le produzioni tipiche valdostane e prevenire rischi per la salute pubblica e l'ambiente; quali misure specifiche siano previste per supportare il settore agricolo valdostano in caso di ratifica dell'accordo.
Presidente -Per la risposta la parola all'assessore Girod.
Girod (UV) -Intanto ringrazio il collega Manfrin per l'interpellanza che consente di affrontare in quest'aula un dossier di natura europea con potenziali ricadute sulla nostra agricoltura di montagna. La ringrazio anche per l'accento che ha posto sull'importanza del ruolo delle nostre aziende agricole sul territorio, ma non solo in termini economici e sociali, ma proprio per il presidio del territorio, quindi un bene per tutta la collettività.
A oggi l'accordo Unione europea-Mercosur ha superato un primo passaggio politico, come diceva, ma non è ancora ratificato e dovrà completare l'iter istituzionale europeo. In questa fase è quindi corretto parlare di rischi potenziali, ma è anche necessario prepararsi in modo responsabile.
In caso di approvazione definitiva - al netto del parere che la Corte di giustizia europea dovrà esprimere - siamo coscienti dei rischi che potrebbero riguardare fenomeni di concorrenza sleale, concorrenza diretta di alcuni settori, in particolare, come diceva prima, su latticini e carne, e di tipo indiretto per le nostre filiere agrozootecniche, già gravate da costi strutturalmente elevati per garantire produzioni di elevata qualità nel rispetto dei disciplinari di produzione.
Pur riconoscendo l'inclusione delle indicazioni geografiche, tra cui la Fontina DOP, questa tutela potrebbe non essere sufficiente, a meno che non siano garantite le famose regole di reciprocità a garanzia degli standard produttivi delle produzioni tradizionali e locali. È indubbio che una maggiore presenza sul mercato europeo di prodotti a basso costo, ottenuti con standard produttivi e regole diverse, rischia di erodere il valore del premio di qualità e di rendere più difficile il mantenimento del differenziale di prezzo.
Tutto ciò premesso, la posizione del governo regionale nell'ambito agricolo è vicina a quella espressa dalle nostre rappresentanti sindacali, quindi dalle associazioni di categoria a livello locale, che nelle settimane scorse hanno fatto sentire la loro voce a Bruxelles e Strasburgo. Riteniamo che debbano essere apportate le opportune clausole di reciprocità al fine di tutelare maggiormente le produzioni di qualità regionali e nazionali, affinché non ci sia la cosiddetta concorrenza sleale.
Nello specifico è fondamentale inserire le citate clausole di salvaguardia e le citate regole di reciprocità che prevedono gli stessi standard produttivi, solo a queste condizioni questo nuovo mercato internazionale - il più ampio senza dazi e che coinvolge il maggior numero di consumatori a oggi conosciuto - potrebbe diventare un'opportunità anche per le nostre aziende.
In merito al quesito n. 2, considerando che non è semplice valutare oggi gli effetti che si manifesteranno sulla realtà valdostana, fatta appunto di produzione di qualità e volumi contenuti, per le azioni che si intendono attivare nel breve periodo, appunto, vi è la raccolta di dati oggettivi e l'osservazione degli andamenti del mercato, valutando l'attivazione di una collaborazione con l'Università della Valle d'Aosta, in virtù della convenzione quadro già sottoscritta nel 2025, per uno studio sugli effetti che l'accordo, insieme ad altri fattori esterni, potrebbe avere sul mercato agricolo regionale, così da avere un'osservazione periodica e strutturata.
Relativamente al quesito n. 3, la Regione è già in contatto con le altre Regioni, dapprima in sede di CPA e successivamente a livello di Conferenza Stato-Regioni, per l'avvio di un confronto finalizzato a far valere le esigenze delle aree di montagna e a rafforzare l'attenzione sul controllo delle merci sensibili alle frontiere, competenza che non è regionale ma che incide direttamente sulle nostre filiere.
Anche nell'ambito del progetto Agri28, che ha visto l'avvio in occasione degli Stati generali dell'agricoltura il 10 ottobre del 2025, vi sono occasioni per raccontare la specificità dell'agricoltura e dei prodotti di montagna e ottenere, grazie all'interlocuzione con le istituzioni europee e nazionali, adeguamenti e deroghe favorevoli al comparto agricolo e zootecnico regionale, com'è avvenuto nel caso dell'Ecoschema 1 (Livello 2), recentemente modificato proprio a favore degli allevamenti di montagna, con ricorso al pascolo. I frutti di quest'importante esperienza proseguiranno nei prossimi anni al fine di approfondire il percorso partecipativo di costruzione della nuova programmazione 2028-34 della Politica agricola regionale.
In merito al quesito n. 4, qualora l'accordo dovesse essere ratificato e i dati ufficiali dovessero evidenziare impatti negativi sulle nostre aziende valdostane, per entrare nel concreto, la Regione valuterà assolutamente la possibilità di intervenire con misure a sostegno mirate, analoghe a quelle già sperimentate con successo in fase pandemica, quali, ad esempio, la compensazione dei maggiori costi legati al mantenimento della qualità e strumenti per rafforzare la domanda di prodotti regionali, come la riproposizione di voucher destinati alla ristorazione per l'acquisto di prodotti locali di qualità.
Comunque, sicuramente è un tema molto, molto attenzionato, a cui tutti insieme poi dovremo far fronte nel caso dovesse proseguire. L'importante è che vengano inserite tutte queste modifiche proprio per la salvaguardia delle aziende ma, come diceva lei nelle premesse, anche dei consumatori.
Presidente -La parola al collega Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) -Grazie davvero, Assessore, credo che abbia esposto in maniera assolutamente chiara la posizione perlomeno sua. Non so se tutta la Giunta condivida quest'impostazione, perché abbiamo anche, diciamo, degli "Eurolirici", se non degli "Euroinomani", che invece a tutto quello che viene dall'Europa si accodano in maniera acritica, mettiamola così. Sono quindi lieto che lei abbia invece espresso le preoccupazioni che sono preoccupazioni di tutto un settore, ovviamente, che è ben radicato nel nostro territorio, essendo una regione che ha un'importante produzione agricola, e sicuramente non ha né automotive né industria chimica che possano andare eventualmente a intercettare quel tipo di mercato.
Credo che sia particolarmente importante anche la parte rispetto al confronto con le altre Regioni. In gran parte lei sa che tutto il mondo agricolo, ovviamente, si è rivoltato rispetto a queste scelte. Come giustamente abbiamo fatto notare, questo accordo èsub iudicedopo una votazione al Parlamento europeo, che ha visto il voto determinante della Lega, per ricorrere alla Corte di giustizia per verificare... perché qui sta l'elemento: in realtà questo tipo di accordo non potrebbe essere ratificato nella sua interezza dal Consiglio Ue, perché contiene degli elementi che sono prevalentemente competenza dei singoli Stati, ma con i soliti artifizi tecnocratici, e mi ha fatto piacere anche leggere proprio il termine "tecnocratico"... Anzi, leggo proprio il pezzo, perché Coldiretti, proprio nell'articolo di ieri, tra l'altro, ha detto: "È necessario vigilare sugli atti concreti, non deve passare una linea tecnocratica in cui la Commissaria ratifica le regole e bisogna seguire gli atti legislativi". Questo quindi è importante, sarà importantissimo.
Dicevo, il punto è che potenzialmente, questo era un po' l'obiettivo, da una parte dà uno stop di un anno e mezzo, in teoria, perché poi anche qui l'Unione europea e soprattutto gli "Euroinomani" vorrebbero che si arrivasse subito all'applicazione di quest'accordo, superando questa richiesta di parere che in teoria richiederebbe, dicevo, un anno e mezzo di elaborazione. Detto questo, il principio è che quest'accordo contiene degli elementi che nel complesso coinvolgono i singoli Stati e non potrebbe essere il Consiglio dell'Unione europea a deliberarlo, ma dovrebbe essere ogni singolo Stato, nel suo singolo, che dà questo via libera; proprio per questo quindi si è fatto ricorso alla Corte giustizia europea, che dovrebbe stabilire se effettivamente questo possa essere fatto così nel complesso, oppure se invece debba essere fatto Stato per Stato.
Noi ci auguriamo che debba essere fatto Stato per Stato, in maniera che poi al Parlamento sia consentito di scegliere in maniera sovrana e libera, votando eventualmente l'eventuale adesione a quest'accordo, dove evidenzieremo anche i rischi che quest'accordo porta con sé.
Per il momento la ringraziamo per la condivisione dei problemi e, soprattutto, anche per aver condiviso il pensiero della necessità d'intervenire in supporto dei nostri agricoltori, dei nostri allevatori, anche di tutta la filiera e anche di tutta la produzione della nostra regione, qualora quest'accordo scelleratamente dovesse passare.
