Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 204 del 29 gennaio 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 204/XVII - Interpellanza: "Trasparenza dei rapporti tra decisori pubblici e portatori di interesse".

Aggravi (Presidente) -Punto 23 all'ordine del giorno. La parola al consigliere Centoz.

Centoz (PD-FP) -Con questa interpellanza pongo un tema che riguarda il cuore del rapporto tra le istituzioni e i cittadini, cioè la trasparenza.

Lo faccio partendo da un dato molto semplice, che in Valle d'Aosta è ancor più vero che altrove: siamo una comunità piccola, ci si conosce, le relazioni contano, ed è proprio per questo che la trasparenza non è un lusso, non è un dettaglio burocratico ma è una necessità democratica.

Perché quando le decisioni pubbliche vengono percepite anche solo, appunto, per percezione, come prese a porte chiuse, la fiducia si rompe in fretta. E quando si rompe la fiducia poi non basta dire: "Abbiamo fatto bene", serve dimostrarlo.

Negli ultimi mesi, anche alla luce delle vicende a cui accennavo prima, è emersa una domanda semplice e legittima da parte dei cittadini: "Chi parla con chi, su cosa, con quale obiettivo si prendono queste decisioni pubbliche?".

Voglio dirlo subito con chiarezza: questa interpellanza non vuole criminalizzare nessuno. Il confronto con le imprese, con le associazioni, con i sindacati, con i professionisti, con i comitati, con i soggetti organizzati in generale, è normale, spesso è utile, anzi, in molti casi è indispensabile: un decisore pubblico deve ascoltare, confrontarsi, raccogliere i dati, i punti di vista.

Il punto però è un altro: in un sistema moderno questo dialogo non può essere lasciato all'improvvisazione o alle consuetudini. Perché l'assenza di regole produce un effetto paradossale devastante: chi opera correttamente viene comunque trascinato nel sospetto e chi vuole muoversi nell'ambiguità trova spazio.

Quello che chiediamo oggi non è un'idea astratta, in molte istituzioni europee e nazionali esistono già strumenti di regolazione dei rapporti tra i decisori pubblici e i portatori d'interesse. Parliamo di strumenti semplici: registri dei portatori d'interesse, tracciabilità minima degli incontri, codice di condotta. Non sono controlli punitivi, sono strumenti che servono a proteggere le istituzioni e anche chi li rappresenta. soprattutto servono a garantire un principio democratico fondamentale: uguale accesso, uguale trasparenza.

Un registro dei portatori d'interesse non limita la democrazia, la rafforza, perché rende uguale per tutti l'accesso e rende tracciabile ciò che oggi rischia di essere opaco.

C'è anche un tema di coerenza istituzionale. La Regione chiede trasparenza ai cittadini e alle imprese su mille aspetti, spesso giustamente, ma non può sottrarsi a regole minime di trasparenza su chi influenza le decisioni pubbliche. Questo non significa sospettare di tutti, significa costruire un contesto in cui la fiducia non si basa sul "Siamo persone perbene", ma su di un sistema chiaro e verificabile.

Con quest'interpellanza, quindi, chiediamo alla Giunta quattro cose molto concrete.

La prima: "Se la Giunta ritenga opportuno e necessario introdurre una disciplina regionale che istituisca un registro dei portatori di interesse, con iscrizione obbligatoria per chi intenda svolgere attività organizzata di interlocuzione finalizzata a incidere su decisioni, atti o indirizzi della Regione". Non vuole essere una gogna, è solo trasparenza.

La seconda: "Se la Giunta intenda adottare strumenti minimi di tracciabilità degli incontri tra i portatori d'interesse e i componenti della Giunta". Anche qui, non stiamo chiedendo la pubblicazione di ogni conversazione informale, stiamo chiedendo una tracciabilità minima quando l'interlocuzione è organizzata e finalizzata a influenzare le decisioni pubbliche.

La terza: "Se la Giunta sia disponibile a definire un codice di condotta per rapporti tra i decisori pubblici e i portatori d'interesse: regole sui conflitti di interesse, regali, ospitalità, documenti consegnati, criteri di trasparenza". È una misura di tutela per la Giunta e per l'amministrazione, per la credibilità complessiva della Regione.

Infine, la quarta: "Se la Giunta non intende procedere in questa decisione, quali siano le motivazioni politiche e amministrative per cui ritiene preferibile mantenere l'attuale assenza di regole uniformi, nonostante la domanda di trasparenza che arriva dai cittadini". Questa è la domanda che secondo me qualifica il dibattito, perché qui non c'è lo spazio per le risposte di principio: o si ritiene utile introdurre queste regole minime, oppure si preferisce mantenere tutto così com'è.

Quest'interpellanza non nasce dalla sfiducia, nasce da un'idea semplice: in una democrazia matura la fiducia non si chiede, si costruisce, e la trasparenza non serve a dire che qualcuno ha sbagliato, serve a fare in modo che, quando qualcuno decide, lo faccia in un contesto chiaro, leggibile e uguale per tutti. In una comunità piccola come la nostra è la migliore garanzia per tutti: per i cittadini, per chi partecipa alle scelte pubbliche e anche per chi governa.

Presidente -Per la risposta, la parola al presidente Testolin.

Testolin (UV) -Riprendo solo la parte finale dell'introduzione del collega Centoz e rileggo la prima domanda, perché l'ha addolcita un attimo. La domanda dice: "Se la Giunta ritenga opportuno e necessario, alla luce delle recenti vicende che hanno investito la credibilità delle istituzioni regionali, introdurre una disciplina regionale che istituisca...", eccetera. Questo solo perché poi lo riprendo all'interno della mia risposta e, visto che nell'esposizione non era stato citato, ho voluto dare completezza delle domande.

In effetti ho letto attentamente e svariate volte la sua interpellanza, Consigliere, e mi sono chiesto quale sia l'elemento che la possa aver suggerita, alimentata in questo modo. Innanzitutto nessuna vicenda ha investito la credibilità delle istituzioni regionali, piuttosto sono stati investiti e violati processi amministrativi già molto ben regolamentati - ne abbiamo dato atto nella risposta di prima - dove sono coinvolte persone addette agli stessi che, laddove abbiano sbagliato, laddove lo abbiano fatto, devono assolutamente pagare per il danno portato alla società per cui lavorano, senza nessuno sconto e tenendo conto anche che il male non l'avrebbero fatto solo alla società, ma a un intero sistema.

Ma la politica in questo contesto non ha avuto, né poteva avere, nessun ruolo. Pertanto, la percezione di opacità è una percezione io direi sua e anche discretamente faziosa, in questo contesto.

Per certi versi poi mi stupisce come lei, uomo delle istituzioni, da molto tempo ormai prestato alla politica, abbia una visione così demonizzante delle interlocuzioni, quasi non ne abbia mai fatte, o non ne conoscesse gli effetti benefici e positivi, che sono invece proprio la forza del nostro piccolo territorio, dove l'interlocuzione è alla base della conoscenza dei problemi ancor prima di diventare uno stimolo per la loro soluzione.

Consigliere, sinceramente credo che le prassi decisionali, i passaggi amministrativi, siano già sufficientemente codificati e disciplinati a tutela della trasparenza dei processi, del rispetto delle regole, dell'equità delle decisioni e della salvaguardia dei diritti. Credo pertanto che imbrigliare la possibilità o la necessità di dialogo, di espressione o anche solo di richieste di attenzione o di valorizzazione dei propri legittimi interessi in processi di censimento, o di catalogazione degli incontri, non aumenti affatto la percezione positiva che si può avere della politica. La politica viene infatti percepita positivamente se ascolta le esigenze della popolazione e dei portatori d'interesse, sia quando li incontra per strada, sia quando li riceve negli uffici dell'amministrazione, oppure quando visita le sedi delle varie aziende. La politica viene apprezzata se è seria e cerca di dare risposte possibili alle istanze che vengono proposte. La politica piace se è onesta e dà l'esempio del buon padre di famiglia.

Le dirò anche che la politica è capita e apprezzata anche quando magari assume delle decisioni impopolari, se spiega perché le ha assunte.

Consigliere, sinceramente credo che la politica, così come qualsiasi altra attività umana, sia positiva quando dimostri di lavorare, di farlo seriamente, con passione, e non diventa certo credibile istituendo dei registri di chi si incontra.

Per questo, il governo regionale non si è mai posto il problema di istituire nuovi codici di condotta, perché crede che la condotta migliore sia il lavoro, la serietà e il rispetto per tutti coloro che ne hanno bisogno e che chiedono quotidianamente che la politica faccia il suo ruolo, e quello faccia.

Presidente -Per la replica, la parola al collega Centoz.

Centoz (PD-FP) -Grazie signor Presidente. Mi dispiace molto di questa risposta perché, a parte che non è una risposta, però io l'ho premesso: non c'era nessun preconcetto, non c'era nessuna valutazione negativa, e il Casinò io l'ho usato semplicemente come esempio: è successo un fatto che ha investito la credibilità delle istituzioni in generale.

Io non ho mai parlato di politici coinvolti, non ho mai additato nessuno, non spetta a me. Ho fatto semplicemente una richiesta che riguarda in generale il rapporto tra la politica e le società di lobbying, e i portatori d'interesse più in generale.

Forse qui non ci sono società di lobbying, perché non siamo al Parlamento europeo, però ci sono portatori d'interesse, che legittimamente vengono a chiedere e ad avanzare delle proposte all'amministrazione regionale, ai Consiglieri, alla Giunta - in particolare alla Giunta perché chiaramente detiene il potere più importante - e mi sembrava corretto in qualche modo dibattere su questo tema, che non è un tema secondario e, ripeto, non vuole criminalizzare nessuno.

Prendo atto della sua non risposta e va bene così.