Oggetto del Consiglio n. 201 del 29 gennaio 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 201/XVII - Interpellanza: "Autostrada A5 - Avvallamento o cedimento sul tratto autostradale tra Entrèves e Dolonne".
Aggravi (Président) -Point 20 à l'ordre du jour. Pour l'illustration, a demandé la parole le conseiller Tuccari.
Tuccari (FdI) -Premesso che non vogliamo ricalcare quanto esposto dai colleghi della Lega, ma vogliamo scendere più in profondità - e questa affermazione non è una battuta, visti i fatti - le risposte che abbiamo ascoltato in aula non ci sono parse esaustive.
Quello che è accaduto nella galleria di Dolonne non può essere liquidato come un semplice inconveniente tecnico, né ridotto a un generico avvallamento. Parliamo di un episodio serio, un cedimento che ha portato alla chiusura di un tratto autostradale strategico che, per modalità e contesto, solleva interrogativi importanti sulla sicurezza di un'infrastruttura vitale per la Valle d'Aosta.
Infatti questo tratto autostradale costituisce uno degli assi principali di collegamento tra il traforo del Monte Bianco, Courmayeur e il resto della regione, con un ruolo cruciale non solo per la mobilità dei residenti, ma anche del traffico turistico e commerciale a livello nazionale e internazionale.
La sua chiusura, protratta per settimane, ha già prodotto disagi evidenti alla circolazione, all'economia locale e all'immagine stessa del territorio.
Secondo informazioni tecniche qualificate e da quanto appreso qui in aula, il cedimento del piano viabile non sarebbe stato superficiale né marginale. Ha interessato l'intera larghezza della carreggiata per alcuni metri, con un abbassamento significativo del manto stradale.
Sempre secondo tali ricostruzioni, al di sotto della sede stradale e della struttura della galleria è stata individuata una cavità naturale di dimensioni rilevanti, sviluppata sia in profondità che in estensione orizzontale.
Per volumi, giusto per rendere un'idea comprensibile della portata del fenomeno, potrebbe essere paragonato al contenimento di un condominio, cioè dentro quel foro, dentro quel buco, ci sta un condominio.
Con la conferma di questa ricostruzione non siamo di fronte a un evento improvviso o imprevedibile, ma a un fenomeno evolutivo sviluppatosi nel tempo, probabilmente favorito da un contesto geologico complesso e da condizioni strutturali che non hanno garantito un'adeguata capacità di risposta in presenza di vuoti o discontinuità nel sottosuolo.
In particolare, sempre secondo tali ipotesi tecniche, una possibile criticità riguarderebbe la configurazione strutturale dell'arco rovescio della galleria, che potrebbe non aver lavorato come elemento pienamente collaborante con il resto della struttura. In presenza di un vuoto sottostante, questa configurazione avrebbe potuto ridurre la capacità dell'opera di ridistribuzione dei carichi, rendendola più vulnerabile a cedimenti progressivi.
Stante a quanto appreso dai media locali, un ulteriore elemento che merita un chiarimento puntuale riguarda le attività di trivellazione eseguite in prossimità dell'infrastruttura. Dalle comunicazioni iniziali del concessionario, infatti, è emerso che il cedimento si è manifestato in concomitanza con perforazioni effettuate nella zona interessata.
Ora, senza trarre conclusioni affrettate, è evidente che la presenza di trivellazioni in prossimità o al di sotto di una galleria autostradale impone il massimo livello di attenzione, di coordinamento e di controllo. Qualora tali attività fossero state svolte da soggetti terzi, o nell'ambito d'interventi non direttamente riconducibili alla gestione ordinaria dell'infrastruttura, diventa legittimo chiedersi quali autorizzazioni siano state rilasciate, quali verifiche preventive siano state effettuate e con quali modalità la Regione abbia esercitato il proprio ruolo di vigilanza.
Sempre secondo valutazioni tecniche non ufficiali, tali perforazioni potrebbero avere intercettato o indebolito un contesto geologico già fragile, contribuendo all'evoluzione del cedimento.
Si tratta, è bene ribadirlo, di ipotesi che dovranno essere confermate o smentite dagli accertamenti in corso, ma che rendono ancora più urgente fare chiarezza sul quadro delle responsabilità e sui controlli esercitati, ma soprattutto sulla comunicazione, a nostro modo di vedere piuttosto scarsa o fuorviante. Perché se dovesse emergere che attività esterne all'infrastruttura hanno inciso sulla sicurezza, allora il tema non sarebbe più soltanto tecnico, ma anche giuridico-istituzionale, con necessità di tutelare l'interesse pubblico e, se del caso, di attivare le opportune azioni nei confronti di eventuali soggetti terzi responsabili.
Per quanto riguarda l'intervento in corso, sempre secondo quanto ascoltato qui in aula, si configura come una misura di messa in sicurezza temporanea, necessaria per consentire una riapertura in condizioni accettabili, ma non come una soluzione strutturale definitiva in grado di garantire la stabilità dell'opera nel lungo periodo.
Per la fase definitiva, infatti, sarebbero allo studio interventi ben più complessi, con tempi, costi e modalità che a oggi non risultano pubblicamente definiti, né condivisi.
E se, sempre tra le ipotesi - inversamente proporzionale - dovesse emergere che vi è stato un errore tecnico di progettazione a innescare un fenomeno geologico, a chi andrebbero in capo i ripristini, e quindi gli aspetti economici? Come al solito all'utenza, che nulla può?
Ed è qui che il tema diventa inevitabilmente politico, perché la Regione autonoma della Valle d'Aosta non può limitarsi a un ruolo passivo o meramente informativo. In presenza di un evento che interessa una galleria autostradale a gestione RAV, nostra importante partecipata, in un contesto geologico delicato e su un'arteria fondamentale per la mobilità regionale e internazionale, il ruolo della Regione dovrebbe essere quello di vigilanza attiva, di controllo e garanzia verso i cittadini.
C'è poi un aspetto che non può essere taciuto. Siamo stati evidentemente fortunati, perché il cedimento non ha provocato incidenti, non ha coinvolto veicoli in transito e non ha causato vittime. Perché, se così non fosse stato, oggi non saremmo qui a discutere di avvallamenti o cronoprogrammi, ma staremmo commentando un disastro di portata nazionale, con conseguenze drammatiche per le persone e per l'immagine della Valle d'Aosta.
La sicurezza delle infrastrutture non si valuta a posteriori, quando è andata bene, si costruisce prima con il monitoraggio, la prevenzione, la trasparenza e il controllo. Ed è proprio la trasparenza che oggi appare carente, per i motivi sin qui citati.
Quest'interpellanza non nasce per alimentare polemiche, ma per chiedere chiarezza, responsabilità e un'assunzione piena del ruolo istituzionale della Regione nella tutela della sicurezza e dell'interesse pubblico valdostano, in particolare per i cittadini di Courmayeur, che sono i primi a patire il disagio.
Presidente -Per la risposta, la parola al Presidente Testolin.
Testolin (UV) -Intanto ringrazio il collega, perché ha fatto una presentazione totalmente disallineata rispetto al testo presentato, quindi ha espresso tutta una serie di considerazioni che non sono state sviluppate all'interno né delle premesse, né dell'interpellato, quindi prendiamo atto in questo momento di tutta una serie di valutazioni, peraltro sulle quali ci dissociamo, perché ha riportato tutta una serie d'informazioni come riferibili alla mia risposta di ieri, che non è assolutamente allineata a quello che è stato riportato.
Io quindi inviterei il collega a fare attenzione quando io rispondo e a riportare, per quanto mi concerne, le tematiche nella maniera corretta e puntuale, altrimenti si incorre in valutazioni poco serie e poco attendibili.
Tornando invece alla trattazione di quest'iniziativa, l'argomento già oggetto di discussione al precedente punto 6 dell'ordine del giorno - ossia il cedimento della pavimentazione della carreggiata autostradale all'interno della galleria Dolonne Sud della A5 - è bene premettere come la gestione di tali accaduti e di quanto ne discende rientri nell'organizzazione e nell'operatività della società che gestisce il tratto autostradale, non dipendendo dall'amministrazione regionale, che non si occupa, come peraltro è ben facile immaginare, di gestire operativamente le autostrade e di dare puntuali indicazioni tecniche su come operare, pur portando la massima attenzione affinché le arterie siano percorribili e fruibili.
È infatti l'ufficio tecnico di RAV che, avvisato dal personale che si occupa della viabilità, ha disposto la tempestiva chiusura del tratto di carreggiata in questione, al fine di consentire l'effettuazione dei controlli tecnici e delle relative verifiche della galleria interessata.
Quanto alla situazione in essere, il sopralluogo tecnico effettuato ha evidenziato uno strato fessurativo della pavimentazione, con segni di movimento del materiale sottostante, in assenza di alcun tipo di problema strutturale. Una volta rimosso il materiale al di sotto della piattaforma stradale, si è constatato come il dissesto abbia tratto origine da cause di natura geologica, legate allo scorrimento di falde acquifere su materiali non compatti. I risultati delle ulteriori indagini hanno consentito di escludere la presenza di fenomeni similari nelle aree circostanti, fornendo altresì garanzie per la circolazione del traffico nell'adiacente galleria.
L'intervento di ripristino strutturale, attualmente in corso di esecuzione, avrà una durata di circa 6-8 settimane. Le informazioni riportate arrivano evidentemente dalla RAV, che gestisce il raccordo autostradale, e non ho parlato - né oggi, né ieri - di soluzioni temporanee, queste sono delle considerazioni che fa lei, Consigliere, che divergono da quello che invece è riportato dalla società che ci ha fornito i presupposti per la risposta.
Come già evidenziato in premessa, la gestione di tali accaduti deve riferirsi a scelte organizzative prese nell'autonomia operativa della società che - in questo caso, come in altri analoghi, è corretto evidenziarlo - ha comunque notiziato nell'immediatezza l'amministrazione regionale per quanto di competenza.
Presidente -Per la replica, la parola al consigliere Tuccari.
Tuccari (FdI) -Presidente, mi dispiace che si sia arrabbiato, non volevo assolutamente farla arrabbiare, quindi mi scuso, ma tutto quello che io ho fatto è stato un approfondimento dei punti.
Ho ascoltato perfettamente quello che lei ha detto ieri in aula, ma ho approfondito semplicemente dei punti. Purtroppo io fuori da quest'aula faccio il tecnico, quindi mi piace andare in profondità delle cose, anche se è brutto dire "profondità", per il cratere che si è creato.
Sono felice di quello che dice, ossia che non ci sono problemi strutturali, questo ci tranquillizza tutti. Conferma anche che è definitivo il lavoro che stanno facendo e questa è una rassicurazione per il nostro territorio e per gli abitanti di Courmayeur.
Ovviamente qui nessuno pretende l'imprevisto zero, ma le spiegazioni che abbiamo chiesto non volevano essere un atto ostile, ma il minimo sindacale per chi governa. Perché un avvallamento nel terreno può anche capitare, ma un avvallamento nelle risposte no, e ieri purtroppo a me sembrava quello, che ho portato in evidenza. Mi ripeto: se ho sbagliato, le chiedo scusa.
La sicurezza ovviamente non si gestisce con i comunicati rassicuranti e la fiducia non si ottiene chiedendo di aspettare in silenzio.
Io mi fermo qui e ringrazio tutti, compresa l'Aula.
