Oggetto del Consiglio n. 185 del 28 gennaio 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 185/XVII - Reiezione della P.L.S. n. 1: "Disposizioni in materia di attività libero-professionale delle professioni sanitarie".
Aggravi (Président) -Point n° 5 à l'ordre du jour. Ricordo che la presente proposta di legge è stata iscritta per decorrenza termini non essendo stato espresso il parere dalla V Commissione consiliare permanente. Ricordo che il parere può essere o a favore o contrario, la maggioranza dei voti di astensione è considerata non espressione del parere, pertanto la proposta è stata iscritta all'ordine del giorno.
Il collega Manfrin ha manifestato la volontà di discuterla e quindi gli lascio la parola per la relazione.
Manfrin (LEGA VDA) -Mi consenta innanzitutto di iniziare dal fondo del suo intervento, che è quello relativo all'espressione del parere.
Vorrei farvi un po' di cronaca rispetto a quello che è accaduto in Commissione perché spesso fuori da queste aule non si capiscono alcuni meccanismi e spesso si leggono le notizie e non se ne comprende laratio.
Come giustamente ha ricordato il Presidente, le leggi hanno un loro percorso, vengono depositate, vengono esaminate dalle Commissioni, si fanno le audizioni, poi devono avere un parere e questo parere può essere di tre tipi: il parere favorevole a una legge, il parere contrario a una legge oppure ci può essere una stranissima fattispecie, cioè dove il parere viene espresso, cioè la maggioranza della Commissione si esprime astenendosi, però si intende che questo parere non venga espresso.
Nonostante qua in quest'aula, quando noi ci asteniamo, non è che viene detto che non ci siamo espressi, altroché, io posso esprimermi a favore, contro o astenendomi, mentre invece in Commissione, se io mi astengo, fondamentalmente se la maggioranza dei pareri sono di astensione, io non esprimo un parere rispetto alla legge e quindi questa non può andare in aula, ma viene iscritta, come in questo caso, eventualmente per decorrenza termini.
La discussione che c'è stata in Commissione è stata direi surreale perché l'obiettivo e l'oggetto della mancata espressione di un parere, favorevole o contrario che fosse, è stato: "Eh, ma noi siamo in parte favorevoli ma in parte non lo siamo e siccome non sappiamo decidere - come l'asino di Buridano - fra l'essere a favore e l'essere contro, ci asteniamo, perché ci sembra brutto votare contro", come peraltro è successo sempre, da che io ho memoria, da che sono all'interno di questo Consiglio, sempre, quando si è espresso un parere, si è espresso un parere o a favore o contro una legge, quindi almeno da sette anni. Quest'eccezione obiettivamente mi colpisce in maniera molto negativa, il Presidente mi fa cenno di no, ci sarà stata qualche eccezione che mi è sfuggita probabilmente ma da quello che ho potuto vedere, sinceramente, questo è ununicum, ma sono pronto a essere smentito, non ho assistito a tutte le votazioni di Commissione.
Detto questo, però che cos'è che rimane? Rimane il fatto che noi oggi stiamo trattando di una proposta di legge statale, che è semplicissima e dopo vi andrò a elencare, che ci dice se stabilizzare o meno l'attuale situazione nella nostra sanità nei confronti delle professioni sanitarie. Siccome questa è una proposta di legge statale e fondamentalmente tocca la nostra Regione ma in realtà tocca tutto il nostro Paese e siccome ci sono proposte di legge in Parlamento da parte di tutti i maggiori gruppi parlamentari che sono rappresentati a livello nazionale, osserverò con molta attenzione l'esito finale di questa proposta di legge, anche soltanto il suo articolo 1, dopodiché faremo giustamente le dovute rimostranze e invieremo il risultato della votazione a chi di dovere per dire: "Vedete, a livello nazionale si vuole andare in una direzione, a livello locale però si cercano delle questioni procedurali per evitare di esprimersi", il perché non si sa ma va bene.
Riassumendo quindi quello che è stato detto all'interno della Commissione si è espresso come unico voto favorevole quello della Lega, ovviamente si sarebbe espressa anche la collega Baccini di Renaissance Valdôtaine se fosse stata Commissaria e avesse avuto la possibilità di poter votare, ma ovviamente in quest'aula il voto lo vedremo.
Quello che rimane come elemento è che chi si esprimerà in favore, anche soltanto concettualmente, rispetto al contenuto di questa norma evidentemente condivide il contenuto rispetto all'applicazione di questa norma alle professioni sanitarie e chi non lo fa potrà dire mille cose, come è già successo altre volte in quest'aula, cioè: "Ah no, ma noi non l'abbiamo votato, però siamo a favore eh?". Ricordo una cosa recentemente quando ci furono i nostri amici operatori tecnici specializzati che vennero in tribuna, ci fu un voto per chiedere di modificare la norma che gli avrebbe dato la possibilità di poter continuare a lavorare, la maggioranza disse di no e poi molti andarono in processione a dire: "No, ma io avrei votato a favore ma non mi hanno lasciato", non so se ci sia qualcuno che con le manette trattiene e metta la mano sul pulsante. Detto questo, procedo con l'illustrazione della proposta di legge.
Ci troviamo oggi a discutere la proposta di legge statale n. 1, che è stata, come detto, depositata l'11 novembre 2025 dai gruppi Lega Vallée d'Aoste, Renaissance Vallée d'Aoste. Quest'iniziativa nasce con una consapevolezza profonda: il nostro sistema sanitario sta cambiando e noi abbiamo il dovere di fornire ai nostri professionisti gli strumenti per evolversi con esso. Il testo che presentiamo mira a modificare le norme nazionali sull'esercizio delle attività libero professionali per medici, infermieri, fisioterapisti e tutti gli operatori del settore, ovviamente le professioni sanitarie.
L'obiettivo è chiaro: superare il vincolo di esclusività per gli operatori del servizio sanitario nazionale. Il vincolo di esclusività per molti professionisti sanitari del servizio sanitario nazionale è ormai superato dai fatti e questa rigidità, nata con l'intento di tutelare il sistema pubblico, oggi finisce per penalizzare sia i professionisti, limitati nella propria libertà e possibilità di crescita, sia i cittadini che non possono più contare sulla continuità dell'assistenza da parte degli operatori che li hanno seguiti in Ospedale o sul territorio. In una Valle d'Aosta che invecchia e che ha bisogno di cure sempre più personalizzate a domicilio non possiamo permetterci di sprecare competenze e risorse. La nostra proposta di legge vuole dunque rimettere al centro le persone, offrendo più flessibilità e più accesso alle cure, senza indebolire il servizio pubblico, ma al contrario rafforzandolo con il contributo di chi ogni giorno lavora sul campo.
La proposta si inserisce inoltre nel quadro di una più ampia riflessione sulla riforma delle professioni sanitarie, con l'obiettivo di allineare la normativa regionale alle esigenze del territorio valdostano, caratterizzato da sfide specifiche come la carenza di personale e la necessità di potenziare l'offerta sanitaria. Ma perché questa riforma è urgente? Perché ovviamente non stiamo parlando di una semplice modifica di forma, ma questa proposta ha l'obiettivo di valorizzare le competenze, riconoscendo le dignità professionali di chi opera ogni giorno in prima linea, offrire flessibilità, permettendo ai professionisti di gestire la propria carriera con maggiore autonomia e migliorare l'accesso alle cure, ridurre le liste d'attesa e potenziare l'offerta sanitaria per i cittadini.
In un territorio montano e complesso come quello della Valle d'Aosta la carenza di personale è una sfida quotidiana, rendere le professioni sanitarie più attrattive non è un'opzione, ma una necessità vitale per la sopravvivenza del nostro sistema regionale.
La proposta di legge si prefigge quindi di istituire l'autorizzazione diretta per l'esercizio della libera professione da parte delle figure sanitarie sul territorio regionale, compatibilmente con i requisiti di legge e nel rispetto dei LEA, istituire la possibilità per tali professionisti di svolgere interventi in ambito domiciliare in sinergia con gli enti del servizio sanitario nazionale per offrire risposte più rapide e capillari, semplificare le procedure autorizzative del regime amministrativo contabile al fine di concentrare risorse ed energie sull'assistenza dei cittadini e introdurre un monitoraggio regionale dei risultati, tempi di attesa, prestazioni territoriali e copertura domiciliare, con pubblicazione annuale dei dati per garantire trasparenza e responsabilità.
Durante l'iter istruttorio in V Commissione servizi sociali, avviato il 14 novembre scorso, abbiamo ascoltato la voce di chi la sanità la vive davvero.
Mi permetto, pur nella differenza di vedute, di ringraziare il lavoro del Presidente di Commissione, che ha gestito, secondo me, molto bene, la parte delle audizioni e che ci ha dato la possibilità di poter ascoltare la voce di tutti sia di chi ovviamente rappresenta le professioni sanitarie, sia di chi rappresenta invece la parte dei sindacati medici e quindi dei lavoratori. Le audizioni del 27 novembre hanno restituito inoltre un quadro estremamente significativo. I professionisti del settore hanno definito questa proposta urgente e necessaria, hanno confermato che il superamento dell'esclusività può ridurre la carenza di personale e migliorare l'accesso alle cure senza danneggiare il pubblico, le organizzazioni sindacali, invece, hanno mostrato un interesse trasversale. Se da un lato alcuni hanno giustamente richiesto tutele e controlli per evitare l'indebolimento del servizio pubblico, dall'altro è stato riconosciuto il potenziale della proposta del garantire maggiore autonomia e opportunità economiche.
Nonostante il voto in Commissione del 10 dicembre abbia visto l'astensione della maggioranza, il gruppo Lega Valle d'Aosta, come detto, ha espresso con convinzione un parere favorevole. Sostenere questa proposta significa mettere al centro le persone, sia lavoratori che pazienti, cercando un equilibrio moderno tra pubblico e privato. Vi invito quindi a valutare questo testo non come una bandiera politica, ma come una riforma di buon senso per il bene della comunità valdostana.
Oltre a questo, mi corre da aggiungere una serie di elementi di precisazione: innanzitutto sul perché questa proposta di legge fa questo passaggio, perché qualcuno potrebbe provare a obiettare e sollecitare, perché ovviamente immagino che i tentativi di dire: "Beh, non potevamo fare altrimenti" saranno molti, qualcuno potrebbe dire: "Mah, perché non hai aspettato e fatto un altro passaggio in Commissione per vedere se a questo punto la Commissione avrebbe accettato di modificare il proprio parere?".
Ebbene, con l'autorizzazione del Presidente della V Commissione con cui mi sono confrontato nella giornata di ieri ho chiesto se sarebbe stato possibile fare in tempi brevi questo tipo di passaggio, ma il Presidente mi ha detto, a titolo personale ovviamente, che, secondo la sua valutazione, non ci sarebbe stato un esito diverso nel voto, quindi sarebbe stato mantenuto il voto a maggioranza e astensione, quindi è evidente che continuare a procrastinare l'esame di questa proposta di legge statale e continuare ad avere lo stesso risultato obiettivamente avrebbe portato semplicemente a un continuo rinvio senza ottenere alcun risultato apprezzabile.
Dall'altra parte intendo tranquillizzare sia giustamente i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, l'ho scritto, tra l'altro, nella relazione, tutti i rappresentanti delle professioni sanitarie hanno detto che sono assolutamente d'accordo con questa proposta di legge, tutti, senza nessuna esclusione, quindi io lo dico a beneficio di tutti sappiate che giustamente le professioni sanitarie sono d'accordo, poi esprimete il vostro voto liberamente rispetto a questo. Alcuni sindacati e anche il nostro amico che ci guarda sempre da casa ogni tanto osserva il Consiglio non capendo bene di cosa si tratti e afferra le notizie sulla base dei titoli dell'ANSA, salutiamo sempre il nostro amico che ci guarda da casa e ogni tanto commenta con ilpost, questi sindacati e questo nostro amico dicono: "Se passasse una cosa del genere, distruggeremmo il nostro sistema sanitario, lo porteremo al collasso, lo metteremmo in ginocchio".
Volevo dire al nostro amico Andrea, così almeno è più chiaro anche al banco della Giunta, che questo sistema è già in uso, cioè il fatto che ci sia la possibilità di non avere il vincolo di esclusività è già attualmente in vigore, quindi buongiorno principesse, tanto a chi ha espresso questo tipo di preoccupazioni sia da chi ci guarda da casa. Buongiorno principesse, questo sistema è già in uso. Qual è il problema? Che questo sistema è stato introdotto nel 2023 nel "DL Bollette", perché ovviamente c'era necessità di andare a intervenire su questo tipo di settore vista appunto questa volontà manifestata, ma c'è un grosso freno, perché, essendoci un orizzonte temporale limitato, questo vincolo di esclusività limita fortemente la possibilità di poter esercitare appieno, cioè al professionista che continuerà a esercitare come sempre e a lavorare come sempre nella sanità pubblica al di fuori dell'orario di lavoro, poi verrà concesso, come viene concesso oggi, di poter avere una propria attività personale, per esempio, un infermiere che oggi fa il suo turno in Ospedale poi potrà andare a fare le iniezioni a domicilio. Se per l'infermiere si può andare a fare l'iniezione a domicilio, immaginiamo per un fisioterapista che debba mettere in piedi un suo studio personale che non farà mai un investimento, affitterà un immobile e non comprerà mai degli ausili per portare avanti la sua attività, se ovviamente non avrà delle certezze per il futuro. Ecco, questo è quello che chiedono, avere delle certezze per il futuro, e il problema è che questo vincolo di esclusività, che aveva la sua scadenza al 31 dicembre del 2025, è stato prorogato di un anno, quindi alla scadenza del 31 dicembre 2026.
Quello che le professioni sanitarie ci chiedono con forza è di poter rimuovere una volta e per sempre definitivamente questo vincolo e ovviamente noi, da questo punto di vista, abbiamo deciso, con questo testo, di andare in quella direzione. Io credo che le cose siano molto chiare, dopodiché chi vuole si esprima, io penso che impegnare lo Stato, impegnare il Parlamento nazionale a risolvere questo annoso problema sia una scelta di buon senso; se si ritiene invece di tenere i piedi in due scarpe, lo si può fare, ma ovviamente senza poi andare fuori a dire: "Ah, professioni sanitarie che ci avete detto di fare una cosa, io avrei voluto ma avevo le mani legate, io avrei voluto ma non si poteva, io avrei voluto ma la Commissione si è espressa con l'astensione". Non ci sono scusanti, se si è a favore, si è a favore, se non lo si è, non ci sono scusanti.
Presidente -Grazie collega Manfrin. Mi consenta solo di dire, riprendendo l'osservazione iniziale, che io ho voluto soltanto dare contezza del perché fosse iscritta all'ordine del giorno la legge. Lei mi insegna che disquisire sulla natura del voto di astensione sarebbe una questione sesquipedale, quindi, come ha concluso correttamente, l'espressione del parere c'è, si è a favore o contro, quindi l'astensione è un po' un ibrido latino (nel senso del sud Europa) che utilizziamo.
Detto questo, apro la discussione generale. La parola alla collega Trione.
Trione (CA) -Intervengo in quanto Presidente della V Commissione anche a nome della maggioranza e riparto proprio dall'ultima precisazione del nostro Presidente del Consiglio in quanto quello dell'astensione, in questo preciso caso di specie, è stato lo strumento per dire qualcosa. Il fatto che non sia mai successo o che sia successo molto raramente mi spiace, è uno strumento, una possibilità che la Commissione ha e quindi l'abbiamo utilizzato; peraltro non solo la maggioranza, ma anche i Commissari che rappresentano la minoranza poi, se avranno voglia, spiegheranno anche loro il motivo oppure no, ma è per dire che è uno strumento che viene dato nel lavoro che possono fare le Commissioni e quindi si può utilizzare.
Mi preme quindi brevemente spiegare, perché poi il collega Manfrin ha già dato delle interpretazioni, però mi piacerebbe dare la spiegazione, che peraltro abbiamo dato in Commissione, quando lui ci ha chiesto il motivo, che è messa a verbale, ma proprio perché c'è forse qualcuno che ci guarda e cerca di capire cosa succede in queste ore è anche importante che si capisca. Intanto ci tengo a sottolineare che il lavoro in Commissione è stato un lavoro approfondito, non si è presa sottogamba la proposta di legge, abbiamo audito tutte le organizzazioni e tutti i rappresentanti che ci sono venuti in mente perché era chiara l'importanza di approfondire una tematica di questo tipo.
L'astensione conclusiva dell'iter di approfondimento è stato il modo per rendere evidente che non si era contrari nella sostanza della proposta di legge, cioè rendere strutturale - perché, come diceva adesso il collega Manfrin, in questo momento già si può fare - la possibilità di svolgere le professioni sanitarie anche nella modalità della libera professione. Personalmente ritengo, pensando anche ai diversi interventi che ci sono stati nel corso degli approfondimenti della Commissione, e penso che sia importante dare lo stesso valore a tutte le professioni sanitarie e non facilitare, normando una situazione per cui ad alcune professioni è concesso e ad altre professioni di serie B non è concesso, quindi io ritengo la bontà della proposta. Non ritengo che sia un tema da mettere in relazione ai carichi di lavoro che già soprattutto alcuni professionisti hanno, perché non stiamo parlando di un obbligo, stiamo parlando di un'opportunità alla quale eventualmente i singoli potrebbero accedere, quindi non è questo il tema e vorrei fosse molto, molto chiaro.
Ciò che non condividiamo è il percorso, perché è importante, ed è esplicitato, che qui stiamo parlando di una proposta di legge statale che il nostro Consiglio regionale avrebbe proposto al Parlamento, quindi non è che, se qui l'approviamo, si fa. Questa proposta si inserisce, come peraltro è già stato ricordato, in uno internazionale che già esiste, nato con la gestione dell'emergenza Covid, attualmente la deroga al vincolo di esclusività è stata prorogata al 31 dicembre 2026. Riteniamo quindi che sia importante che l'iter iniziato a livello nazionale e che ha visto anche un interessante dibattito, tra l'altro l'argomento è anche stato oggetto di un ordine del giorno presentato dal nostro deputato onorevole Manes e approvato a livello parlamentare, si concluda positivamente lì dove è iniziato, perché, al di là dell'ovvia necessità di definire poi nel dettaglio l'organizzazione e le modalità di applicazione a livello regionale della norma, riteniamo importante che su una questione come questa venga garantito un quadro normativo uniforme nell'interesse complessivo dei cittadini e dei professionisti.
Monitoriamo tutti con attenzione ciò che accade a livello statale, esiste peraltro già un disegno di legge presentato alla Camera dei deputati dal ministro della salute Schillaci, di concerto con molti altri Ministri in materia di professioni sanitarie, che non prevede al momento l'attuale annullamento del vincolo di esclusività, ma che potrebbe, nel corso dell'iter parlamentare, recepirlo.
Presidente -Ha chiesto la parola la collega Forcellati, ne ha facoltà.
Forcellati (PD-FP) -Non ripeterò quanto è già stato detto dalla presidente Trione, mi limito a fare una piccola premessa per correttezza, avendo preso in Commissione durante le audizioni molti appunti.
Non è proprio così come ce l'ha descritto, consigliere Manfrin, nel senso che i rappresentanti sanitari delle professioni sanitarie hanno espresso la loro disponibilità e anche il loro essere d'accordo, okay, le organizzazioni sindacali no, nel senso che c'è stato un variegato… l'ho visto anche scritto nella sua relazione però non tutti, per esempio, alcune sigle sindacali si sono dette contrarie. Questo mi sembrava di aver capito che tutti erano assolutamente d'accordo.
Io però andrei un po'di più sulle motivazioni che ci hanno visto e che ci vedono non essere così in sintonia con questa proposta. Il tema che si affronta con questa proposta di legge statale è vero che tocca un nervo scoperto del nostro sistema sanitario nazionale, la scarsa attrattività delle professioni sanitarie e la necessità di dare anche un giusto riconoscimento a chi ne costituisce il pilastro. Questa proposta di legge statale presentata dai colleghi della Lega affronta un problema reale: la fuga dal sistema pubblico o anche un po' il tentativo di allargare la propria professionalità, ma lo fa con una ricetta politica che noi non condividiamo appieno. Intanto abbiamo detto che si parla di una proposta di legge statale, di iniziativa regionale, quindi i Consigli regionali, come il nostro, hanno il potere di sottoporre al Parlamento nazionale questi progetti di legge su materie che sono di competenza statale. Nessuno mette in dubbio la necessità di valorizzare queste figure come infermieri, ostetriche, tecnici sanitari, i cui stipendi sono tra i più bassi d'Europa. Tuttavia la soluzione proposta, ovvero l'abolizione strutturale… perché l'abbiamo detto tutti, a tutt'oggi, fino al 31 dicembre 2026, c'è questa possibilità. Capisco anche laratiodel collega Manfrin che dice: "Eh sì, ma, se io devo investire in uno studio, non investo per un anno, per sei mesi, perché in effetti"… ma non per tutti è così. La soluzione proposta, ovvero l'abolizione appunto strutturale del vincolo di esclusività per permettere la libera professione, presenta luci e ombre che io cerco di esporre. Innanzitutto c'è un rischio di sbilanciamento a nostro parere. In che cosa consiste? La proposta dichiara di voler ridurre le liste d'attesa, ma dobbiamo chiederci se la possibilità di operare in regime libero professionale non rischi nel lungo periodo di drenare energie preziose dal servizio pubblico proprio nel momento in cui la carenza di personale è più acuta. Poi si parla di continuità sul territorio, quindi abbiamo continuità delle cure versus accessibilità. Se, da un lato, si promuove una maggiore continuità assistenziale tra Ospedale e territorio, che tutti noi possiamo anche auspicare; dall'altro, non possiamo ignorare il rischio che l'accesso a determinate prestazioni finisca per dipendere sempre di più dalla capacità economica del cittadino che ricorre alla libera professione. Abbiamo poi una complessità attuativa, e questo l'abbiamo detto, il testo demanda alle Regioni e alle singole aziende sanitarie la disciplina della modalità naturalmente di esercizio. Rischia questo di creare ulteriori disomogeneità sul territorio, quindi di non garantire quella parità di trattamento che è invece richiamata nella relazione.
Ancora qualche criticità che vado ancora a esporre: è chiaro che le proroghe, rispetto a una strutturalità, non aiutano sicuramente ma il Governo centrale, io sommessamente però ricordo che - lo dico adesso anche con un po' … - la nostra forza politica non è in maggioranza, ma non è neanche al Governo, quindi il Governo, se vuole, rende strutturale invece di continuare a prorogare, rende strutturale, e allora perché non lo fa e demanda? Il Governo sta procedendo appunto per proroghe, l'ultima delle quali sposta all'orizzonte a dicembre 2026, però questa fretta di rendere strutturale questa misura tramite una legge statale di iniziativa regionale sembra più una bandiera politica che una soluzione ponderata. Il rischio di una privatizzazione indiretta c'è perché traspare, a nostro parere, una visione di un sistema sanitario nazionale che, non riuscendo a garantire degli stipendi dignitosi fermi a 1.400-1.600 euro mensili, scarica il problema sui professionisti dicendo loro: "Beh, fate, arrangiatevi, fate la libera professione". Noi invece crediamo che la dignità del lavoro sanitario si difenda rafforzando il sistema sanitario a livello statale, a livello regionale, rafforzando, non spingendo i lavoratori. Peraltro, con un'analisi molto veloce, abbiamo capito che qui in Valle d'Aosta sono pochissimi verso il privato, spingendoli per integrare il reddito, magari non per scelta, ma per integrare un reddito che dovrebbe essere invece riconosciuto molto più alto per il lavoro professionale da professionisti sanitari. Abbiamo detto il rischio di disuguaglianze, con un rischio di una sanità a doppia velocità, chi può pagare accede subito alla prestazione del professionista, chi non può pagare rimane magari incagliato nelle liste d'attesa che il pubblico ad oggi - e dobbiamo dirlo con tutta la buona volontà - non riesce a smaltire, perché il personale è impegnato magari in un'attività extra istituzionale.
Noi pensiamo che il ruolo della Regione, anche se l'articolo 2 prevede che le Regioni disciplinino l'organizzazione, che questa autonomia diventi solo una gestione della scarsità, senza reali risorse aggiuntive perché la legge, tra le altre cose, prevede l'invarianza finanziaria.
Capisco quello che ha detto il collega Manfrin "Ma, sì, no, vi astenete, non sapete", perché questi motivi… e l'ho detto anche in Commissione, io da libera professionista non posso certo essere contraria alla libera professione, ma ci sono intanto degli obblighi a livello nazionale e poi ci vuole una programmazione… Non è che rendendo strutturale, come giustamente voi avete proposto, noi risolviamo il problema di questi pochi professionisti che magari sono interessati, il problema si risolve pagando dignitosamente, investendo in un sistema sanitario nazionale e permettendo ai cittadini di avere prestazioni con dei tempi dignitosamente brevi.
Presidente -Ci sono altri interventi? Sennò chiudo la discussione generale. Ha chiesto la parola il collega Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) -Desidero ringraziare chi ha partecipato al dibattito fino ad ora e fare alcune osservazioni: la prima, ringraziando sempre ovviamente il Presidente della V Commissione, rispetto a due cose che ha detto, ovvero che questa legge non riguarda tutte le professioni, ci sono professioni sanitarie di serie A e quelle di serie B, questo è quello che ha detto, quasi facendo intendere che ci siano delle professioni sanitarie che rimangono fuori da questa legge. Questo è quello che lei ha detto, cioè questa legge lascia al di fuori delle professioni sanitarie, probabilmente ho capito male… benissimo, quindi, se ci sono professioni sanitarie che rimangono fuori, le avrei chiesto di elencarle visto che mi dice che non ce ne sono, allora possiamo considerare superato quello che ha detto.
Poi ha detto una cosa importante, cioè che, siccome noi ci riferiamo alla proposta di legge statale: "Non è che, se la approviamo, si fa", ha perfettamente ragione, ma allora perché - e la ringrazio per aver citato l'ordine del giorno dell'onorevole Manes - l'onorevole Manes ha presentato un ordine del giorno per chiedere di farla? Non è detto che, presentando un ordine del giorno, si faceva, eppure si è voluto fare lo stesso, perché è un atto politico, perché, se tutte le Regioni, così come tante Regioni hanno fatto, comunicassero in maniera coerente, tramite proposte di legge statale, che la volontà è quella di andare in quella direzione, allora è chiaro che quel percorso, quella scelta acquisterebbe vigore.
Quando invece ho sentito parlare la collega Forcellati, mi è venuto in mente un pezzo che le leggo: "La complessità delle competenze, delle funzioni e delle responsabilità di queste professioni, in crescita dinamica ed esponenziale in relazione all'evoluzione scientifica, tecnologica, formativa e ordinamentale del servizio sanitario nazionale non può che rendere necessario un intervento per garantire a questi professionisti le stesse modalità previste per le professioni sanitarie incluse nella Dirigenza, cioè il sistema degli incarichi professionali previsto per ogni professionista rinnovabile, senza limite temporale, e quindi strutturale, salvo valutazione negativa o soppressione dell'incarico, nonché il diritto a esercitare l'attività intramoenia, non sussistendo più alcuna motivazione che giustifichi la loro discriminazione". Lo sa chi l'ha detto questo? Lo condivide? Lo sa? Chi è stato? Non è stato rieletto? Eppure l'onorevole Malavasi è attualmente Deputato del Partito Democratico e ha pronunciato quest'intervento in occasione di una sua proposta di legge che ha depositato in Parlamento che è la 1.139 presentata l'8 maggio 2023, quindi attualmente è in discussione in Parlamento e a supporto di questa proposta di legge ha detto esattamente queste parole, quindi l'opposto di quello che ci ha detto lei. Le dirò di più, il suo intervento continua così: "L'intramoenia non è il male assoluto, bensì, se ben organizzato e gestito come in Emilia Romagna - come potrà immaginare è una Parlamentare che deriva da quelle terre - una risorsa per il sistema, i cittadini e gli operatori".
Collega Forcellati, io fossi in lei, e io l'ho detto prima, non volevo arrivare a questo, l'ho detto prima che io ho tutte le proposte di legge depositate dai vari gruppi parlamentari in questa legislatura che chiedono esattamente questo e questa, la 1.139, chiede esattamente quello che chiediamo noi, cioè rendere strutturale la rimozione del vincolo di esclusività. Se lei pensava quindi che con il suo intervento avrebbe giustificato il mancato voto di questa proposta di legge statale, allora ovviamente mi spiace ma non ha raggiunto il suo scopo. Se poi vorrà ricredersi a fronte di quello che le ho dimostrato, perché ci sono tanto di prove, e quindi l'onorevole Malavasi, se la contatterà, le confermerà che ovviamente questo suo provvedimento è in discussione, se si vorrà esprimere una mancata approvazione di questa proposta di legge statale, mi premurerò di trasmettere, come farò, il risultato e l'esito di questa votazione a chi di dovere, in maniera che faccio vedere all'onorevole Malavasi e a tutto il Partito Democratico che cosa pensa il Partito Democratico in Valle d'Aosta, in maniera che magari non nascano dei fraintendimenti, perché le professioni sanitarie potrebbero pensare che anche il PD è a favore di questa scelta, non lo è e lo dimostrerà, perlomeno fino ad oggi ha detto così. Questo è quanto.
Io credo che le cose siano molto chiare. Se si andasse in questa direzione, se questa proposta di legge venisse approvata, ovviamente a livello parlamentare, giustamente ha detto il Presidente della V Commissione: "Non è che, se la approviamo oggi, viene realizzata ma è in ausilio a…", è chiaro che noi avremmo la possibilità doppia da una parte di avere gli stessi servizi di prima da parte di quei dipendenti, dall'altra parte quegli stessi dipendenti avrebbero la possibilità di poter implementare il proprio emolumento e avrebbero anche la possibilità di poter seguire - adesso faccio un esempio su tutto - il fisioterapista che ha fatto una serie di sedute con la persona in questione, che si è trovata molto bene, vede finire le sedute, la persona in questione vorrebbe continuare a poter avere il trattamento da quel fisioterapista che ha fatto un buon trattamento. Non lo può fare, ad oggi non lo può fare, quindi dovrà rivolgersi a un altro professionista, quindi è evidente che obiettivamente qui c'è la limitazione di una possibilità. Questa è la scelta che noi facciamo, questa è la scelta che mettiamo a fattor comune all'interno di questo Consiglio, io mi auguro che ovviamente questa possa trovare accoglimento.
Presidente -La parola alla collega Trione.
Trione (CA) -Trenta secondi per spiegare perché è esattamente il contrario, di quanto la vostra proposta di legge comprendesse tutte le professioni, peraltro ne avevamo anche parlato. Volevo dire esattamente il contrario, cioè nella sostanza è una buona proposta perché evita che ci siano professioni di serie A e professioni di serie B, ci tenevo a … no, ma per carità.
Presidente -Ha chiesto la parola il collega Bellora, ne ha facoltà.
Bellora (LEGA VDA) -Un intervento molto breve, anche perché la sensazione è che, visto come è andata in Commissione e in aula non andrà diversamente, ma credo che sia doveroso, al di là delle schermaglie procedurali, astensioni, non astensioni, astensioni come voto o come non voto, che francamente qui mi interessano poco, credo che la domanda che noi dobbiamo farci sia un'altra, cioè se questa sia o meno una buona legge, perché poi alla fine i ragionamenti, secondo me, devono essere di tipo sostanziale, non di tipo formale, tanto meno di tipo formalistico.
Io credo che questa è anche la difficoltà di questa legge, perché nasce come modifica di una legge nazionale, quindi è solo il primo punto di partenza di un iter complesso, mi va tutto bene, però, se non si comincia da qualche parte, non si arriva da nessuna… quindi, tutto sommato, se questa è la procedura, farla partire o meno evidentemente ha conseguenze di tipo opposto. Se noi andiamo a ragionare sulla sostanza di questa norma, a mio modo di vedere e a modo di vedere le cose del gruppo del quale faccio parte, questa è una buona norma ed è una buona norma per un motivo molto semplice: perché è una norma che aggiunge un'opportunità. Io credo, ma non solo io, l'abbiamo sentito in molti contesti, che la differenza tra un regime liberale e un regime illiberale, socialista, chiamatelo come volete voi, è che nel primo tutto ciò che non è vietato è permesso, nel secondo tutto ciò che non è permesso è vietato.
Io credo che una norma, che aggiunge un'opportunità e che specifica che una determinata attività è lecita e permessa, vogliamo dire per i motivi che appena illustrato il collega Manfrin, perché la persona che si è trovata bene con il fisioterapista può fare questo? Vogliamo dire che è perché l'infermiere ha piacere di arrotondare il suo stipendio per potersi permettere qualcosa che con il suo stipendio basso, come ha ricordato la collega Forcellati, non gli permetterebbe? Va bene, non mi interessa il caso specifico, mi interessa il principio: il principio è che io aggiungo un'opportunità a una persona, che gli do la possibilità di fare qualcosa che prima non poteva fare e questo, in un'ottica liberale, in un'ottica di libero mercato e anche di aiuto alle opportunità per le persone, è sicuramente un qualcosa di positivo. Credo quindi che questa norma presenti dei vantaggi, perché, ripeto, le opportunità, o se vogliamo usare un termine giuridico più stretto, le facoltà si possono esercitare o non esercitare, ma avere la possibilità di esercitarlo è sicuramente positivo.
Sento dire: "Ah, ma questo potrebbe danneggiare il servizio pubblico perché le persone che fanno servizio pubblico vi dedicherebbero meno tempo?", no perché la norma prevede,claris verbis,che quest'attività viene svolta al di fuori dell'orario di servizio, quindi un qualcosa di più che la persona può scegliere ed è libera di fare e oltretutto ha un grosso vantaggio, l'abbiamo detto mille volte, ce lo siamo ripetuto tante volte, lo ha ripetuto giustamente l'Assessore alla sanità in carica. Noi abbiamo un problema di carenza di personale sanitario in Valle d'Aosta, abbiamo un problema di scarsa attrattività, abbiamo sentito il direttore generale dell'Azienda USL, ahimè ancora per poco, Massimo Uberti, quando è venuto in Commissione a raccontarci il suo lavoro, che ci ha spiegato anche i motivi per cui noi in Valle d'Aosta abbiamo pochi infermieri e pochi esponenti delle professioni sanitarie, non sto a ripetere i motivi, li ha elencati molto meglio di me il dottor Uberti. Questa è sicuramente una norma che, dando un'opportunità in più, potrebbe anche attrarre in Valle d'Aosta delle persone che svolgono professioni sanitarie: ecco un altro dato che, secondo me, sarebbe un dato sicuramente positivo di una norma di questo tipo. Io credo quindi che in un'ottica liberale, in un'ottica di possibilità, di dare delle possibilità alle persone, questa sia una buona norma, quindi non vedo un motivo per non permetterla.
Ripeto: nessuno è obbligato a farlo, viene fatto fuori dall'orario di servizio, ma dà sicuramente una possibilità in più alle persone.
Presidente -Ha chiesto la parola il collega Torrione, ne ha facoltà.
Torrione (AVS) -Anticipo la nostra decisione di voto, che è quella di astenersi. Le considerazioni che facciamo sono abbastanza in linea con quanto detto dalla collega Forcellati, è chiaro che la crisi delle professioni sanitarie è reale, c'è una carenza di personale, ci sono stipendi bassi, carichi di lavoro sempre più pesanti, non si discute su questo. Proprio per questi motivi, però, non possiamo accettare delle soluzioni che spostano il problema anziché risolverlo e affrontarlo. La proposta della Lega individua fondamentalmente, nella liberalizzazione strutturale della libera professione, la risposta a una scarsa attrattività del lavoro sanitario, è una scelta politica precisa che però rischia, a nostro avviso, di scaricare sul mercato una responsabilità che deve essere invece dello Stato. Se infermieri, fisioterapisti, tecnici sanitari sono sottopagati, la risposta non può essere - scusatemi la semplicità -: "Arrangiatevi fuori dal pubblico"; peraltro, come ho già detto in più occasioni, gli investimenti, a nostro avviso, devono essere fatti sul pubblico, sul servizio sanitario pubblico e non andare all'esterno. La risposta quindi dovrebbe essere investimenti, contratti migliori, percorsi di carriera, condizioni di lavoro dignitose all'interno del servizio sanitario nazionale.
C'è poi un altro rischio evidente, che in un sistema sanitario, già in difficoltà, ampliare in modo strutturale la libera professione significa sottrarre del tempo e delle competenze allo stesso, alimentando quindi in un certo modo una sanità a due velocità, dove chi può pagare ha continuità e chi non può resta in attesa. La continuità assistenziale non si costruisce, a nostro avviso, con rapporti individuali a pagamento, ma con servizi territoriali pubblici forti e integrati. In ultimo, la clausola di invarianza finanziaria dice molto, cioè nessun investimento aggiuntivo nel pubblico, ma più spazio al privato. È una visione che noi, che AVS contesta e sulla quale non è assolutamente d'accordo. Crediamo che la vera valorizzazione delle professioni sanitarie passi attraverso il rafforzamento del servizio sanitario nazionale e non con la sua progressiva esternalizzazione.
In ultimo mi permetto alcune considerazioni personali, una forse è una domanda ingenua e una curiosità: perché qui in Consiglio regionale siete una forza di Governo, una legge che avreste potuto far proporre a livello nazionale, ma è una curiosità, assolutamente non lo dico con polemica.
Aggiungo un ultimo elemento che ho già forse fatto in alcune considerazioni: dal punto di vista logico assimilare o, meglio, far sì che anche gli infermieri, come i medici, possano fare questa cosa ha un senso logico; peccato che noi però non siamo d'accordo già sulla parte dei medici, quindi è chiaro che l'unico "elemento" che ci farebbe pensare positivamente rispetto a questa norma decade anche abbastanza in automatico.
Come ho già detto prima, noi su questa proposta ci asterremo.
Presidente -Ci sono altri interventi? La parola alla collega Forcellati.
Forcellati (PD-FP) -Brevissimamente solo per dire che io capisco quello che lei, consigliere Manfrin, dice e capisco anche lo spirito della deputata Ilenia Malavasi che porta avanti un'idea, un percorso, che è un percorso parlamentare. Non capisco questa necessità di mettere la bandierina della Lega piuttosto che di altri in alcune Regioni, perché noi sappiamo bene che in alcune Regioni si sta portando avanti questa legge.
Poi io le dico con serenità che, siccome ribadisco che da sempre sono una libera professionista, in ambito peraltro sanitario, se io fossi contraria di principio, i miei colleghi che svolgono però in USL la professione di psicologo, psicoterapeuta… quasi nessuno ha le energie per fare poi anche la libera professione, perché o il tempo dedicato al sistema pubblico è poco, oppure, se è unfull time, è difficile poi poter avere ancora le energie per poter svolgere la libera professione. Di principio, se io fossi contraria, sarei un po' dissociata, non so alla fine di questi cinque anni come sarò, al momento ancora mi sento sufficientemente bene, non benissimo, ma sufficientemente bene.
Detto questo, lasciamo che il Parlamento, peraltro, ripeto, dove voi siete, insieme ad altre forze politiche, alcune, una in particolare che sta anche in maggioranza, siete al Governo… lasciamo che portino avanti e che si assumano la responsabilità di passare da proroghe a strutturale. Noi peraltro, avendo visto anche i numeri, facciamo il pezzo che ci compete.
Presidente -La parola al collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) -Il tema affrontato da questa proposta di legge statale è serio, non può essere banalizzato e non è ciò che stiamo facendo in quest'aula, credo però che la crisi di attrattività delle professioni sanitarie e la difficoltà crescente di tenere in piedi un servizio sanitario pubblico di qualità siano sotto gli occhi di tutti. Proprio perché il tema è serio, colleghi, credo che meriti una lettura onesta fino in fondo, senza scorciatoie, diciamo di tipo narrativo se vogliamo e soprattutto merita una lettura onesta per l'argomento che stiamo affrontando, che è quello relativo alla salute dei nostri cittadini, e non di parte, quindi non è una questione di Destra, di Sinistra, di autonomisti, eccetera.
La verità, colleghi, e lo dico da professionista sanitario che rientrerebbe a pieno titolo all'interno di questa proposta di legge, è che oggi infermieri, tecnici, ostetriche, professionisti della riabilitazione, tecnici della prevenzione, eccetera, non stanno abbandonando il sistema pubblico perché non hanno abbastanza spazi di libera professione. Non è questo il motivo per cui se ne vanno. Lo stanno abbandonando intanto perché sono pagati troppo poco, 1.500-1.600 euro, 1.700-1.800 con i turni di notte e i festivi, lo stanno abbandonando perché i turni non sono sostenibili, lo stanno abbandonando perché le condizioni organizzative sono spesso critiche, basta che vi facciate un giro in Ospedale, nei poliambulatori, in giro per il territorio e ve lo diranno tutti, e lo stanno abbandonando anche per un altro motivo: perché il riconoscimento professionale di queste figure è insufficiente, non sono riconosciute. Gli "angeli della corsia" non so se vi ricordate, poi, finita l'emergenza, ci siamo dimenticati anche di questi angeli.
Il problema quindi è strutturale, contrattuale e salariale, non è un problema ideologico e, lo ripeto, lo dico anche avendo esercitato per oltre quindici anni il ruolo di sindacalista proprio di quel settore, del settore medico e del settore degli operatori sanitari e, essendo un professionista della sanità, come dicevo prima, che lavora all'interno della sanità da quasi 40 anni, al netto di questi periodi di aspettativa, di fronte a questo problema, quindi, la proposta in discussione sceglie una strada diversa, colleghi, poi questa è una mia interpretazione, anziché intervenire sulle cause, che sono quelle che ho cercato di esplicitare prima, propone di rendere strutturale una soluzione compensativa spostando il baricentro sulla possibilità per i professionisti di integrare il reddito fuori dal sistema pubblico. È una scelta legittima, colleghi, assolutamente, ma è una scelta politica precisa e va detta per quello che è: è una scelta che rischia di deresponsabilizzare lo Stato e di scaricare sui singoli professionisti e sui cittadini il peso dell'insufficienza e del sistema, perché, se il messaggio implicito è: "Non riusciamo a pagarvi abbastanza", come dicevano i colleghi Torrione e la collega Forcellati, il messaggio qual è? "Arrangiatevi con la libera professione". Allora, colleghi, non è che stiamo rafforzando con questo il sistema sanitario pubblico, stiamo lentamente lavorando per cambiare la natura del sistema sanitario pubblico.
C'è poi un elemento che non può essere ignorato e l'hanno accennato i colleghi: questa è una proposta rivolta al Parlamento e al Governo nazionale, e lo ribadisco anch'io e cerco anch'io di capire il motivo. Il Governo nazionale, colleghi, è sostenuto dalla Lega, che qui in Valle d'Aosta presenta quest'iniziativa, e Forza Italia, che sostiene il Governo nazionale, fa parte della maggioranza regionale per chi non l'avesse ancora capito. È difficile non vedere quindi una contraddizione politica in questo, se questa riforma, ma questo senza polemiche, è davvero una riforma strategica, collega Baccega, lei che è un'autorità di Forza Italia, e, avendo fatto anche l'Assessore alla sanità, perché non viene portata direttamente in Parlamento? Perché non diventa una proposta di legge nazionale della maggioranza di Governo? Perché non viene sostenuta dai Ministri che quella maggioranza esprime?
Il rischio altrimenti è che uno strumento serio, poco utilizzato, perché effettivamente è abbastanza una novità, come l'iniziativa legislativa regionale di proposta di legge statale, venga utilizzato più per costruire una posizione politica locale che per incidere davvero sulle scelte nazionali, per quale motivo dovete fare una proposta di legge statale se siete i detentori di tutti i Ministeri e di tutte le posizioni di potere all'interno del Governo nazionale? Tra l'altro, Governo nazionale che non ha mai avuto dei numeri così per poter esercitare il proprio potere legislativo. Nel merito poi le criticità restano quelle che sono state evidenziate dai colleghi che sono intervenuti prima di me. Quali sono le criticità? Le riassumo brevemente: una è il rischio di sottrarre ulteriori energie al servizio sanitario pubblico, quando? Non in una fase di vacche grasse, ma in una fase di grandissima carenza di personale.
L'altro rischio, lo diceva la collega Forcellati, è di accentuare, scriveva, le disuguaglianze di accesso alle cure, perché la libera professione significa comunque, non parliamo di libera professione a favore dell'Azienda, attenzione, non parliamo di LPA in questo caso, dove l'utente paga il ticket e non sa che il fisioterapista o altri agiscono essendo pagati, magari, come dei liberi professionisti.
Poi l'altro rischio qual è? Il rischio di costruire progressivamente, e questo è il rischio che più mi agita e mi lascia preoccupato, una sanità a doppio binario, dove chi può pagare accede prima e meglio e questo anche nel caso della libera professione, tra l'altro intramoenia, che è offerta ai professionisti da parte dell'Azienda sanitaria.
Noi non diciamo che il tema della libera professione vada demonizzato, l'ha detto la collega Forcellati, lo ribadisco io, non siamo così naïf, diciamo però che la libera professione non può diventare la risposta strutturale al fallimento delle politiche nazionali su che cosa? Sulla valorizzazione del lavoro sanitario. Lo dico prima e dopo, perché non è un problema. Guardate, io sono 40 anni che faccio operatore sanitario ed è da almeno 30-35 anni che la figura degli operatori sanitari, soprattutto degli operatori del comparto da quando i contratti collettivi si sono separati, che la valorizzazione del personale sanitario, quello che voi ricomprendete in questa proposta di legge statale è lasciata praticamente abbandonata a favore di altre dinamiche, quindi non c'entra niente il fatto che siate al Governo oggi.
Io non uso queste forme di evocazione, vi dico soltanto: siete al Governo, potete benissimo andare giù, mandare la senatrice Spelgatti, non dico il deputato Manes, che ci racconta spesso e volentieri al telegiornale, al di là di Nicoletta Spelgatti, in questo caso sarebbe il caso che andasse giù e dicesse: "Guardate, in Valle d'Aosta abbiamo rilevato un problema che è quello della libera professione delle professioni sanitarie, per quale motivo non rendiamo strutturale questa misura" e magari contemporaneamente cerchiamo di valorizzare il professionista sanitario visto che nel resto d'Italia non paga la Regione o non paga la Provincia autonoma, ma paga il fondo sanitario nazionale, cioè paga lo Stato. Il motivo per cui i professionisti sanitari non sono in alcun modo considerati è perché fuori da questa Regione paga direttamente lo Stato e, se lo Stato risparmia sui Commissari degli esami di maturità, figuriamoci se non risparmia sulle spalle dei professionisti sanitari, ma il problema valdostano, tra l'altro, è un problema diverso, perché noi siamo una Regione confinaria e a 20-30 chilometri da qua c'è la Svizzera, c'è la Francia, dove le condizioni e le offerte sono diverse.
Per arrivare alla conclusione, la sanità pubblica com'è che si difende? Si difende in un altro modo, colleghi, si difende con investimenti veri, si difende con contratti nazionali dignitosi, non con contratti integrativi, perché, guardate, che la contrattazione integrativa in Valle d'Aosta è all'avanguardia e le politiche che sono state fatte di valorizzazione, anche qua non faccio il Difensore del collega Marzi… ma è stata fatta una politica, per quanto possibile, di valorizzazione delle professioni sanitarie, mediche e professionisti sanitari, con politiche di attrattività anche serie, che possono essere legate a migliori condizioni di lavoro, a un riconoscimento professionale, anche a indennità, magari anche quelle maggiorate, ma anche con che cosa? Con una riorganizzazione del lavoro, che restituisca dignità e sostenibilità a queste professioni, non scaricando … e questo lo ribadisco e lo dico perché mi offende questa cosa per cui la libera professione dovrebbe essere la soluzione di tutti i mali, dovrebbe essere quello strumento che incide sulla dignità del professionista. Guardate che i professionisti sono alla canna del gas e non ne possono più, altro che libera professione. Dopo che fanno i turni di notte, dopo che fanno i festivi, dopo che sostituiscono gli infermieri carenti.
Voi pensate che siano contenti di andare in giro a fare le punture a 7 o 8 euro a puntura o andare a fare magari in uno studio di fisioterapista 26 euro l'ora o a 30 o a 40 euro l'ora delle prestazioni aggiuntive? Ma va', ma ve lo dico io, non hanno nessuna intenzione, magari qualcuno, ma, se qualcuno pensa che la libera professione sia la soluzione dei propri mali, bisognerebbe capire come mai l'80-90% delle persone e io continuo a frequentarli per motivi di conoscenza, perché sono un professionista sanitario, ho lavorato lì dentro per quasi 40 anni, le persone vogliono altro, non vogliono la libera professione.
Per i motivi che ho rappresentato - l'ha già detto anche la collega Forcellati - la nostra posizione sarà di astensione su questa specifica proposta di legge statale. Lo ribadisco, perché rimanga a verbale e rimanga negli atti, non per chiusura verso i professionisti sanitari. Nella sanità questo è veramente l'ultimo dei problemi, è proprio l'ultimo dei problemi. Fatevi un giro negli ospedali, fatevi un giro lì dove gli operatori sanitari lavorano e poi chiedete loro se questo è il problema più importante.
Noi ci asterremo anche per una questione di coerenza rispetto a una visione del servizio sanitario pubblico che deve essere universale, equo, riconosciuto nella sua qualità e nelle sue professionalità, è fondato anche sulla responsabilità dello Stato e non sull'iniziativa individuale come supplenza strutturale.
Presidente -Ha chiesto la parola il collega Baccega, ne ha facoltà.
Baccega (FI) -Sono sceso dai banchi della Giunta per fare due riflessioni brevissime rispetto a quanto si sta sviluppando rispetto al progetto di legge statale: "Disposizioni in materia di attività libero professionale delle professioni sanitarie" e non perché il collega Guichardaz nuovamente, tanto questo è previsto, da qui a un anno ci chiamerà in causa perché noi siamo in maggioranza…
(intervento di un Consigliere fuori microfono)
…sì, certo, che riflessioni possiamo fare? È vero, ci sono luci e ombre rispetto a questa proposta di legge, perché è una proposta di legge che ha un suo senso, perché noi ritenevamo e abbiamo sempre detto che l'insieme di sinergie, le sinergie che possono sviluppare le professioni sanitarie rispetto alla sanità pubblica e la sanità privata hanno una loro validità, il problema è che questa disposizione non entra nel merito di come, quando, perché, quali tempi, cosa si può definire rispetto a un percorso, cosa che stanno facendo nelle Commissioni consiliari a Roma. Io dico che noi di Forza Italia in quelle Commissioni ci siamo e siamo favorevoli a un percorso di questo tipo, quindi non c'è nessuna divisione tra il fatto che siamo al Governo con le altre forze che governano il Paese e qui siamo al Governo con le forze autonomiste e abbiamo in qualche modo spostato l'asse verso il centro come ho più volte detto.
Il Governo nazionale quindi ha l'autorità di andare in questa direzione, c'è una volontà che può sicuramente dare delle risposte a tutta la sanità, ma sono loro che devono avviare, l'ha detto la sua collega Forcellati, con la quale in questo caso sono d'accordo, è lo Stato che ci deve dare la legge e tutte le valutazioni che questa legge ci porterà a fare rispetto ai tempi.
C'è una forte preoccupazione: quella di rendere strutturale il meccanismo che incrementa anche adesso la libera professione, quante volte sono venuti a comunicarci: "Sono andato al CUP, mi hanno detto sette mesi, però poi in libera professione il giorno dopo avevo la possibilità di…". Non si può andare in quella direzione, va normato anche quello e anche in questa direzione lo Stato ci dovrà dare un segnale molto forte. Noi quindi riteniamo, nel quadro di una validità che le forze nazionali stanno portando avanti al Governo, che in questo caso sia opportuno lasciare che il Governo faccia il suo lavoro e poi valutare.
Per questo su questa proposta di legge noi ci asterremo.
Presidente -Ci sono altri interventi? Altrimenti chiudo la discussione generale. Chiudo la discussione generale. Il Governo vuole replicare? L'assessore Marzi ne ha facoltà.
Marzi (CA) -Come dichiarato nel primo pomeriggio dal collega Lavevaz, ritengo che non ci sia assolutamente nulla, se non ringraziare, da aggiungere al dibattito generale rispetto alla discussione di questa PL, PL che nasce appunto dalla volontà di valorizzare tutte le professioni sanitarie e in particolare la loro autonomia professionale, superando quindi il vincolo di esclusività che oggi limita la possibilità di esercitare la libera professione e, da questo punto di vista, ne cogliamo positivamente lo spirito. La proposta però, come richiamato, si inserisce in un contesto nazionale in cui il tema è già stato oggetto di specifiche norme, a partire dal DL 127/2021, passando per il DL 198/2022 e per il 34/2023, che ha prorogato la deroga di vincolo di esclusività per gli operatori delle professioni sanitarie appartenenti al personale del comparto sanità alla fine dell'anno 2025, quindi al recente dicembre.
Come richiamato, tra l'altro, invece dalla presidente Trione sino all'ultimo, che è il DL 200/2025, che all'articolo 5, comma 7, dispone un'ulteriore proroga della norma fino alla fine del 2026.
La materia è trattata anche in ambito contrattuale e, secondo me, quello è l'ambito nel quale deve essere trattata, perché il contratto nazionale, Comparto sanità per il triennio 2022-2024, siglato, tra l'altro, il 27 ottobre del 2025, ha previsto, all'articolo 34, cioè "Attività esercitabili dal personale delle professioni sanitarie al di fuori delle strutture dell'azienda o ente di appartenenza in base a disposizione di legge", che, in applicazione delle norme sopra citate e nei limiti ivi previsti, gli operatori delle professioni sanitarie, appartenenti all'area dei professionisti della salute e dei funzionari, al di fuori dell'orario di servizio e se previamente autorizzati dall'Azienda sanitaria di appartenenza, possano esercitare attività libero professionali al di fuori delle strutture dell'Azienda medesima.
Sappiamo che ad oggi il numero di operatori che hanno fatto ricorso a tale possibilità è particolarmente contenuto in Valle d'Aosta, tra l'altro, durante l'audizione che è stata fatta al sottoscritto e agli uffici che ringrazio da parte della Commissione, erano stati chiesti i numeri e questi numeri avevano individuato in sette operatori coloro i quali beneficiavano e utilizzavano questo tipo di strumento, nel frattempo si è passati a due, come richiamato dal collega Jean Pierre Guichardaz, quindi in alcuni casi si dicenomen omen, in altri i numeri parlano da soli.
Il dibattito sul tema a livello centrale è già avanzato ed evidenziamo, tra l'altro, che l'argomento è stato oggetto di un ordine del giorno, come richiamato sempre dalla Presidente, presentato dal nostro Deputato e approvato a livello parlamentare.
Sul tema del personale, se dobbiamo esprimere una valutazione, riteniamo anzitutto importante ricordare brevemente tutte le azioni di attrattività attivate in questi ultimi anni, da un lato, per incentivare le professionalità sanitarie e socio-sanitarie a scegliere la nostra Regione per svolgere la propria professione; dall'altro, per fidelizzare coloro che da tempo prestano la loro preziosa attività per il nostro servizio sanitario regionale. In particolare quindi evidenziamo le norme che hanno previsto specifiche procedure in materia di accertamento linguistico nell'ambito dei concorsi presso l'Azienda USL per favorire il reclutamento a tempo indeterminato di personale sanitario e operatori socio-sanitari, cioè la legge regionale 1/2023 più la legge regionale 29/2025.
Evidenziamo le indennità sanitarie inizialmente previste esclusivamente per i dirigenti medici e per il personale infermieristico con la legge regionale 22/2022, successivamente estese a tutti i dirigenti sanitari e a tutte le professioni sanitarie con la legge regionale 27/2023 e con l'ampliamento previsto dalla legge regionale 22/2025 per portare quindi questo tipo di indennità a livello della legge regionale delle indennità previste per la 22/2022. Il ripristino quindi dell'istituto delle risorse aggiuntive regionali, le cosiddette "RAR" per il personale del contratto nazionale per il comparto sanità, oltre all'aggiornamento dell'atto aziendale, che ha previsto una complessiva riqualificazione dei percorsi professionali e delle opportunità di carriera presso l'Azienda USL. Da questo punto di vista, facciamo anche i complimenti alla neo Direttrice del DIPSA che arriva a rendere dignità dirigenziale ai professionisti sanitari appunto.
Tra l'altro, quanto ho appena evidenziato, che sembra una sorta di litania, è semplicemente un tentativo per dare anche la possibilità a tutte quante le dichiarazioni che sono state fatte in sede di dibattito generale di incarnazione, perché molte delle cose che vengono richiamate come qualcosa da fare in realtà sono già state fatte, sono state fatte attraverso un dibattito consiliare politico complesso, che, a partire dal 2021, arrivando appunto al 2025, ha già dato attuazione a tutta una serie di azioni di fidelizzazione, quindi, di conseguenza, anche di attrattività per quanto riguarda queste importantissime e centrali figure professionali della sanità. Spesso in quest'aula - lo faremo anche durante questi due giorni di Consiglio - parliamo di temi centrali in termini didésertification médicale, ma poi alla fine della fiera spesso non ci diciamo che, a partire dagli infermieri, se non sono presenti, i reparti non si aprono. A questo aggiungiamo, come quanto richiamato poc'anzi, a come il nuovo contratto nazionale, comparto sanità, sottoscritto come prima ha detto lo scorso ottobre, abbia previsto un incremento delle remunerazioni orarie e delle prestazioni aggiuntive svolte dalle professioni sanitarie, quella che tecnicamente viene definita LPA, volgarmente e sinteticamente potremmo definirlo il lavoro straordinario, da 37 euro a 50 euro lordo busta e, tra l'altro, questo è già stato applicato a livello di Valle d'Aosta, abbiamo avuto un incontro sindacale a livello regionale la settimana scorsa.
Venendo alla proposta di legge, diamo atto che l'iniziativa rientra nelle prerogative riconosciute, come richiamato, alle Regioni dall'articolo 121 della Costituzione e che questo mira a proporre al Parlamento una disciplina statale in maniera di attività libero professionali delle professioni sanitarie. In tale contesto riteniamo sia doverosa una riflessione sull'opportunità da parte del nostro Consiglio regionale di promuovere una proposta di legge statale in questa fase, quando il dibattito nazionale sul tema è già ampiamente avviato, come, tra l'altro, confermato dalle recenti dichiarazioni del ministro Schillaci.
Evidenziamo poi l'articolo 2 della PL, che prevede che ogni Regione e Provincia autonoma sia chiamata a disciplinare in dettaglio l'organizzazione e la modalità di applicazione a livello regionale della norma e, pur riconoscendone l'obiettivo di valorizzare l'autonomia territoriale, riteniamo che quest'impostazione rischi di generare una marcata frammentazione normativa su una materia di evidente interesse nazionale. La prospettiva quindi di una pluralità di successive discipline regionali potrebbe infatti tradursi in disomogeneità applicative, sovrapposizioni e possibili quindi disallineamenti rispetto ai percorsi, che, per coerenza e visione strategica, riteniamo debbano essere sviluppati nelle più appropriate sedi statali.
Alla luce di queste considerazioni confermiamo quindi il nostro parere favorevole sulla bontà dell'iniziativa come principio di massima, ma riteniamo razionale e sistematicamente coerente che le valutazioni sulla materia restino in capo agli organi parlamentari, così da garantire un quadro normativo uniforme, coordinato e pienamente integrato con gli indirizzi nazionali, nell'interesse dell'efficacia complessiva e trasversale dell'intervento pubblico, a maggior ragione in termini di sanità pubblica stessa, quindi manteniamo assolutamente un voto di astensione su questa proposta di legge, voto di astensione che, al di là del giusto dibattito politico che ha dato avvio alla discussione su questa PL, di fatto, in questo caso, risulta essere sistematico, sistemico e coerente con una posizione da mantenere rispetto a una frammentazione che una PL di questo genere porterebbe su un quadro nazionale che deve restare tale.
Presidente -Non sono stati presentati ordini del giorno, quindi se ci sono dichiarazioni di voto, sennò procediamo con… La parola al collega Lattanzi per dichiarazione di voto.
Lattanzi (FdI) -Non voglio aggiungermi al minutaggio dei colleghi che prendono la parola per descrivere la propria attività politica ma voglio tranquillizzare i colleghi della Lega, sapete perfettamente che questa vostra iniziativa sta andando in tutti i Consigli regionali per rendere palese la vostra attenzione su questo settore, un'attenzione che, come è stato già detto anche dal collega Baccega, è nelle intenzioni dei Parlamentari, dei Deputati e dei Senatori, la senatrice Spelgatti lo sa perfettamente, di tutte le Commissioni in Senato e Camera perché si sta addivenendo a una legge quadro per rendere stabile finalmente l'attività di chi si è aperto uno studio, ha investito del danaro e ha speso la propria vita per dare al servizio sanitario nazionale unupgradedi servizi che, in questo momento, il servizio sanitario nazionale non può dare e in un contesto diprogressdel servizio pubblico o privato, che non stiamo qui a fare la storia perché il pubblico è in grande difficoltà perché sappiamo tutti la storia della sanità italiana, una legge quadro, come giustamente l'Assessore ha citato, e come il collega Baccega ha citato, è la risposta alle giuste attese e aspettative dei professionisti di sanità che, ripeto, con grandi sacrifici e con grande dedizione hanno espresso la loro attività.
Anche noi quindi ci asterremo perché siamo assolutamente favorevoli al contenuto, ma stiamo già lavorando con i nostri Parlamentari a Roma affinché questa diventi una legge quadro e non una cosa pubblicitaria.
Presidente -Ci sono altri interventi? Procediamo al voto. Pongo in votazione l'articolo n. 1. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 33
Votanti: 4
Favorevoli: 4
Astenuti: 29 (Aggravi, Baccega, Bertschy, Borre, Carrel, Centoz, Forcellati, Girod, Grosjacques, Guichardaz, Jordan, Lattanzi, Lavevaz, Lotto, Machet, Marquis, Martinet, Marzi, Minelli, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Torrione, Trione, Tuccari, Viérin Laurent, Viérin Marco, Zucchi)
Essendo stato respinto l'articolo 1, ai sensi dell'articolo 77, comma 2, del Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio, l'intera proposta di legge si intende respinta.
Collega Manfrin espliciti la mozione d'ordine.
Manfrin (LEGA VDA) -Lei, Presidente, nella scorsa seduta, ha fatto richiamo alla responsabilità sull'utilizzo deisocialda parte dei Consiglieri perché si è ovviamente Consiglieri anche al di fuori di questo Consiglio.
Io, proprio sulla scorta di quanto lei ha detto, ci terrei a richiamare la sua attenzione rispetto a chi, all'interno di quest'Aula, ha pensato bene di utilizzare la celebrazione di questa mattina per fare polemica politica rispetto a chi è intervenuto e chi non è intervenuto. Siccome ad oggi è stato criticato anche il fatto che qualcuno parli del minutaggio, io credo che, se qualcuno vuole intervenire, abbia diritto di intervenire, se qualcuno non interviene probabilmente, come ha detto il collega Lavevaz, non abbia nulla da dire o non voglia aggiungere niente al dibattito, credo che ci sia la libertà di poter intervenire, magari chi prende voce soltanto per fare le questioni di stile all'interno di quest'aula dovrebbe parlare un pochino di più, ma ritengo che questo richiamo alla responsabilità debba essere esteso a tutti quanti, non soltanto a chi magari pubblica qualcosa che non è gradito. Io chiedo che lei reiteri questo richiamo e che tutti considerino che altrimenti prenderemo, comebenchmark…
Presidente -Collega…
Manfrin (LEGA VDA) -…per il futuro… se non intervenire su un tema significa condividere o non condividere, faremo il resto.
Presidente -È una mozione d'ordine?
Manfrin (LEGA VDA) -È una mozione d'ordine per cui, siccome lei ha fatto un richiamo, io le chiedo…
Presidente -Io ho fatto dei richiami che penso di aver circostanziato, prendo nota della sua osservazione, ne terrò conto in senso lato, quindi la ringrazio della segnalazione. Io altro non ho da dire perché sennò… lei è maestro delle questioni anche esterne quindi…
Manfrin (LEGA VDA) -…no, è solo perché qualcuno non parla in aula e poi dopo si fa bello suisocial, capito?
Presidente -Ho capito, sì, va bene…
Manfrin (LEGA VDA) -…se qualcuno partecipasse al dibattito, avremmo piacere di condividere, invece non partecipa ma scrive perché si preferisce scrivere piuttosto che confrontarsi.
Presidente -Va bene, collega. Anche lei intervenga… nel senso tutti noi possiamo intervenire e quindi prendiamo atto della cosa.
Ringrazio il collega per aver esplicitato la mozione d'ordine, propongo una pausa di 15 minuti così possiamo fare unoscreeningsuisocialda parte di tutti.
La seduta è sospesa dalle ore 17:24 alle ore 17:43.
