Oggetto del Consiglio n. 168 del 15 gennaio 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 168/XVII - Interpellanza: "Semplificazione e trasparenza del percorso di tutela per le prestazioni sanitarie oltre i tempi di attesa".
Aggravi (Presidente) -Punto n. 42 all'ordine del giorno.Per l'illustrazione la parola al collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) -Il tema delle liste d'attesa è già stato più volte affrontato in quest'aula, anche nel corso di questa legislatura, e non lo riprendiamo certo per spirito d'insistenza o per abitudine. Lo riprendiamo perché riguarda un diritto fondamentale, quello alla salute, perché è uno dei punti su cui più chiaramente si misura la qualità reale del nostro sistema sanitario.
Le liste d'attesa, lo sappiamo, non sono solo un problema di tipo organizzativo, sono uno spartiacque sociale vero e proprio. Quando i tempi diventano troppo lunghi non viene messa in discussione solo l'efficienza del servizio, ma anche l'universalità del diritto. Chi può permetterselo ricorre al privato, chi non può aspetta, alle volte rinuncia, alle volte si arrangia come può.
È stato detto più volte in quest'aula, ma è argomento ricorrente sui media e anche sui social, che almeno su questo danno un quadro piuttosto uniforme e univoco, al netto poi degli eccessi verbali che ogni tanto il tema delle liste d'attesa scatena, alle volte devo dire anche legittimamente, che questo crea uno scollamento profondo tra cittadini e istituzioni, oltre a generare anche degli effetti perversi sul sistema stesso, come il sovraccarico - per esempio, lo vediamo ed è notizia di tutti i giorni - del pronto soccorso da parte di gente che magari non si può permettere di aspettare i tempi biblici di certe liste d'attesa, o l'aggravamento, e questo è peggio, delle condizioni cliniche per mancate diagnosi tempestive, con poi anche un aggravamento del peso economico diretto sul sistema.
Sappiamo tutti che la sanità vive difficoltà strutturali, a partire dalla carenza di professionisti. Non siamo dei naif, sappiamo che è un problema nazionale, non solo valdostano, occorre ammetterlo onestamente e credo che dire il contrario alle volte risulti una presa di posizione anche non onesta intellettualmente.
Ma sappiamo anche che la nostra Regione investe nella sanità risorse ingenti, parliamo di oltre 350 milioni di euro, più del 20% del bilancio complessivo della Regione. Proprio per questo credo che sia legittimo insistere, anzi doveroso, e soprattutto pretendere che il sistema funzioni nel modo più equo ed efficace possibile.
L'interpellanza di oggi credo che si concentri su un aspetto spesso trascurato nel dibattito pubblico, anche il dibattito proprio sulle liste d'attesa, ma decisivo nella vita concreta delle persone, cioè il cosiddetto percorso di tutela, di cui ho già avuto modo di parlare precedentemente.
La normativa nazionale, lo spiego per chi ci ascolta, tanto oramai noi abbiamo imparato a capire di cosa si tratta, cosa prevede? Prevede che quando i tempi di attesa superano determinate soglie, a seconda del livello di gravità della prestazione o del livello di priorità, il cittadino abbia il diritto di decidere di accedere a percorsi alternativi, che consentano di ottenere la prestazione in tempi congrui.
Quali sono questi percorsi? Sono percorsi che implicano anche il privato, ad esempio, pagando solo il ticket o chiedendo successivamente il rimborso.
Il punto però è che questo diritto - pur esistendo formalmente perché esiste il percorso di tutela - nessuno lo nega, però non è, come ho già avuto modo di dire, un diritto esigibile per tutti. Non lo è perché solo pochi cittadini sanno che esiste questo percorso di tutela e non lo è perché - e questo è il secondo punto che voglio affrontare con quest'interpellanza - non viene comunicato in modo chiaro al momento della prenotazione.
Io ho avuto un'esperienza, e diverse esperienze dirette, come cittadino: nessuno ti comunica che esiste la possibilità del percorso di tutela, anche se magari ti traslano le prestazioni di 500 o 600 giorni, com'è successo per esempio in un caso mio.
Non lo è perché, spesso e volentieri, si attiva solo se il cittadino è informato, se il cittadino è insistente, se il cittadino è competente, se il cittadino è dotato di strumenti amministrativi e tecnologici adeguati, come l'ho già peraltro rappresentato nelle mie precedenti iniziative, che spero abbiano comunque determinato una riflessione circa la questione del percorso di tutela.
Ma - e lo dico chiaramente - un diritto come quello del percorso di tutela esiste solo ed esclusivamente se è accessibile a tutti e non solo per chi è attrezzato, perché altrimenti non è un diritto universale, diventa proprio un diritto selettivo, diciamo così.
Il nodo allora non è solo organizzativo, è anche culturale e relazionale. Il rapporto tra cittadino, operatore e sistema sanitario dev'essere fondato sulla trasparenza e sull'informazione piena, già al momento della prenotazione attraverso i CUP, attraverso il medico di famiglia, perché anche il medico di famiglia può essere vettore e veicolo di indicazione, attraverso il proprio sistema di verifica delle liste d'attesa, attraverso i canali ufficiali del sistema sanitario. Il cittadino... ma non io, che smanetto sui computer, sul telefonino e riesco, magari faticosamente, ad accedere alle istruzioni per il ricorso al percorso di tutela, anche mio papà, che compone i numeri di telefono, pur essendo comunque una persona colta, ancora numero per numero, perché non sa usare lo smartphone, non sa aprire un computer e non è in grado, se non supportato, di barcamenarsi all'interno degli apparati tecnologici... Anche i cittadini più sprovvisti culturalmente, ma anche tecnologicamente, devono quindi essere messi in condizione di conoscere tutte le possibilità a loro disposizione, comprese quelle che derivano dal superamento delle liste d'attesa.
Per questo, lo ripeto e vorrei che fosse chiaro, quest'interpellanza non nasce da una sfiducia verso il sistema, è un'interpellanza che vuole essere costruttiva, io continuerò a riproporle fintantoché non troveremo una soluzione concreta, non per me perché, ripeto, noi possiamo ricorrere eventualmente al privato, abbiamo tutti il computer, possiamo barcamenarci, ma finché non si trova una soluzione concreta per le persone che non sono in grado di cavarsela da sole.
Con quest'interpellanza, quindi, chiediamo che vi sia un salto di qualità in modo tale che si trasformi il percorso di tutela da diritto teorico, o pseudo teorico, perché poi se uno è bravo alla fine riesce anche ad accedere, a strumento realmente accessibile, semplice, attuabile e soprattutto garantito per tutti.
Presidente -Per la risposta la parola all'assessore Marzi.
Marzi (CA) -Troviamo utile richiamare nuovamente l'attenzione sui numerosi provvedimenti assunti sul tema, sia a livello statale ma soprattutto a quello regionale. Da ultimo, naturalmente, il dl 73/2024, conosciuto appunto come decreto "Liste di attesa", del quale parliamo a tutti i Consigli.
Questo decreto ha dettato una serie di adempimenti a carico delle Regioni e delle Aziende sanitarie e a tale proposito ricorderà, collega, tutti i piani operativi che in Giunta abbiamo approvato per il recupero delle liste d'attesa stesse. Per gli anni 2022, le delibere n. 91 e n. 399 del 2022, nel 2023 la delibera n. 826, nel 2024 la n. 919, nel 2025 la delibera n. 1052.
Sempre con le delibere di Giunta n. 1182 e n. 1428 del 2024 abbiamo poi approvato l'istituzione dell'Unità centrale di gestione dell'assistenza sanitaria, dei tempi e delle liste d'attesa, che monitora e verifica l'attuazione degli adempimenti e il supporto all'attività del RUAS, il Responsabile unico regionale dell'assistenza sanitaria, incaricato di intercettare e di riferire in merito alle criticità in atto.
Fatte queste dovute premesse, proviamo a dare una risposta puntuale. Naturalmente, rispetto a tutta la normativa di riferimento si parla anche dei percorsi di tutela e di quanto previsto dalla norma stessa.
Rispetto alla domanda 1, la ricognizione è sistematica e continua ed è svolta con modalità, strumenti di controllo e tempistiche diverse in base ai diversi ruoli istituzionali rivestiti dall'azienda USL, quale ente erogatore, e dall'Assessorato regionale, quale ente preposto al controllo.
In merito al monitoraggio, l'Azienda adotta un sistema strutturato fondato sull'integrazione di strumenti informatici, analisi periodiche e verifiche operative, che consentono una valutazione siaex ante, cioè al momento della prenotazione, cheex post, e cioè all'erogazione della prestazione.
Tale monitoraggio si basa sul nuovo sistema di rilevazione di Agenas, che genera la piattaforma nazionale dedicata alle liste d'attesa - ricordiamo che Agenas è il braccio operativo del Ministero della Salute - alimentata con i dati di tutte le Regioni e Province autonome, i cui risultati saranno a breve consultabili da tutti i cittadini, permettendo l'analisi dei tempi di attesa con tutte le classi di priorità.
Come abbiamo già anticipato in occasione dell'ultimo ordine del giorno che abbiamo discusso durante il Consiglio regionale sul bilancio, tra l'altro proposto da lei su questo stesso tema, quando ci saranno questi dati tutte le Regioni italiane saranno simili al cartellino di espulsione degli arbitri.
L'Azienda effettua inoltre un controllo costante nei tempi di attesa, tramite estrazioni settimanali e verifiche quasi quotidiane delle agende volte a monitorare la saturazione dei cosiddetti "slot", ovvero sia degli spazi disponibili, in poche parole del tempo che un medico ha per fare questo tipo di visita, eventuali riduzioni della capacità produttiva, l'andamento delle richieste, il rispetto delle priorità cliniche, questo con cadenza settimanale e in alcuni casi quotidiana.
Il gruppo aziendale di monitoraggio delle liste d'attesa, attivo con cadenza mensile, analizza i dati aggregati che abbiamo appena spiegato, individua scostamenti rispetto agli standard, definisce misure correttive e valuta l'impatto delle azioni intraprese in relazione alle risorse professionali, logistiche e tecnologiche disponibili.
A tale attività si affianca l'utilizzo di un nuovo applicativo informatico per la valutazione dell'appropriatezza prescrittiva, strettamente collegata al sistema RAO (quello utilizzato per classificare le richieste di visite ed esami specialistici in base all'urgenza clinica), condiviso naturalmente tutto ciò con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, oltre che gli specialisti ambulatoriali, che fanno sempre parte della medicina convenzionale.
L'inserimento delle griglie nel sistema RAO, aggiornate negli applicativi informatici utilizzati dai medici di medicina generale, che è già in corso, consentirà di uniformare il processo prescrittivo, ridurre le richieste improprie - perché questo è uno dei problemi delle liste d'attesa - e migliorare la coerenza tra domanda e offerta assistenziale.
I dati del 2025 della piattaforma Agenas, aggiornati al mese di novembre, mostrano che in media è rispettato il tempo massimo di attesa nel 75,4% delle prime visite e nel quasi 70% dei primi esami diagnostici. Ovviamente parlo della Valle d'Aosta.
L'analisi evidenzia la presenza di difficoltà concentrate principalmente sui codici di priorità U, quindi le urgenze sulle 72 ore, e su alcune prestazioni in priorità D, quindi differibili ai 30 giorni per le visite e ai 60 giorni per gli esami diagnostici.
Il permanere di difficoltà nel rispetto dei tempi in alcuni ambiti specialistici denota un fenomeno strutturale analogo a quello nazionale, in cui permangono difficoltà di reperimento di alcune figure specialistiche, mediche ma soprattutto infermieristiche, l'incremento della domanda delle liste, la maggiore richiesta di prestazioni diagnostiche ad alta intensità tecnologica e, quindi, la necessità di garantire contestualmente attività ambulatoriale, ospedaliera e urgenze.
Tutti questi fattori incidono significativamente sull'intero sistema dei tempi di attesa, da cui l'attivazione dei percorsi di tutela per le 114 prestazioni oggetto di monitoraggio.
Venendo alla domanda n. 2, il percorso di tutela è adeguatamente e diffusamente comunicato attraverso il sito internet istituzionale - ne abbiamo già parlato con lei - facilmente consultabile e costantemente aggiornato.
Rispetto al passato, oggi la procedura è stata molto semplificata proprio al fine di ridurre al minimo le barriere d'accesso. Un tempo le richieste che venivano fatte per i percorsi di tutela dovevano essere valutate da commissioni mediche della nostra sanità, competenti; oggi invece si ha la possibilità di accedere direttamente.
L'utente, infatti, non è più tenuto a compilare modulistiche né a utilizzare strumenti informatici, in quanto l'intera gestione della richiesta è gestita dall'operatore CUP, che provvede direttamente ad attivare il percorso di tutela e inserire la prenotazione nelle agende dedicate quando non è possibile rispettare il tempo massimo previsto. In questo modo l'accesso al servizio è uniforme e garantito equamente a tutti i cittadini.
Venendo alla domanda n. 3, dalla sua attivazione nel 2024, perché quest'ultimo percorso di tutela sottostà al 73/2024, il primo decreto che ho citato in premessa e che poi abbiamo approvato con le delibere che le ho citato, ai sensi delle nuove disposizioni in materia sono pervenute all'azienda USL 6.176 domande di attivazione di percorso di tutela: 5.483 di queste sono state prese in carico, quindi l'89%, e 4.592 sono già state erogate; per 693 richieste l'iter è ancora in corso.
Per l'erogazione della prestazione è previsto il ricorso in ordine di costo per l'azienda USL:
primo strumento: al privato accreditato col pubblico. Ricordiamo che privato accreditato non vuol dire privato, ma vuol dire semplicemente spazi che il privato mette a disposizione del pubblico a tariffazione concordata col pubblico. Aggiungo anche un fatto, perché spesso viene impropriamente richiamato: la Regione autonoma Valle d'Aosta è la Regione italiana col minor numero di privato accreditato presente all'interno del territorio, nell'ordine, credo, solo del 7%, la media italiana è quasi del 20% e la prima Regione italiana, la Regione più grande d'Italia, arriva al 27% di spazi tramite privato accreditato;
secondo strumento: al privato accreditato come libera professione a favore dell'azienda, quindi l'LPA, in poche parole lo straordinario dei medici;
per ultimo: all'attività libero-professionale intramuraria, la odiata LPI, che ricordiamo essere attività pubblica, perché i medici che decidono nel loro tempo libero di fare visite all'interno di strutture pubbliche ovviamente mantengono il contratto di esclusiva con l'azienda e non passano al privato. Le persone fanno fatica, giustamente, a cogliere questi tipi di sfaccettature, ma sono cose completamente diverse.
Venendo alla domanda n. 4, la Giunta regionale con i propri atti, dal Piano...
Presidente -Colleghi, per favore. Abbiate pazienza.
Marzi (CA) -...benessere sociale alla deliberazione annuale di indirizzo e finanziamento dell'azienda USL, ha già ampiamente indicato e sostenuto da tempo, ovviamente, la misura dei percorsi di tutela. L'informazione, l'accessibilità alla misura e l'impegno concreto a costruirla e a renderla operativa e strutturale all'interno del Servizio sanitario regionale fanno sì che oggi la stessa consenta di riconoscere in automatico l'esigibilità del diritto all'utente.
Presidente -Per la replica, la parola al collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) -Ovviamente mi scuso con lei, mi scuso con chi ci ascolta, perché l'insistenza alle volte può sembrare perniciosa, ma, come ho detto prima, il tema dell'accessibilità è un tema che distingue una società civile da una che basa i propri presupposti su altro, cioè da un diritto universale, come dicevo prima, a un diritto selettivo.
È su questo che si misura, oltre alla qualità del sistema sanitario, credo anche la qualità proprio del sistema pubblico e della società che vogliamo raccontare, perché è vero che abbiamo fatto un sacco di delibere di Giunta regionale, c'ero anche io, e il tema delle liste d'attesa è il tema forse prioritario e à la une, però è anche vero che noi usiamo, come dicevo prima, più di un quarto delle risorse del bilancio complessivo della Regione per la sanità, siamo forse la Regione italiana che spende di più pro capite per la sanità.
Poi, ripeto, non è facile, lei ha evidenziato giustamente la mancanza di professionisti, la mancanza di personale infermieristico. Abbiamo cercato in tutti i modi nella scorsa legislatura, attraverso strumenti di ogni genere, di cercare di agevolare anche la permanenza dei professionisti in Valle d'Aosta, sappiamo di avere una concorrenza anche a causa della nostra collocazione geografica, essendo noi una regione confinaria, non è improbabile che ci sia un'azione anche di reclutamento da parte degli Stati confinanti, della Francia - dove ovviamente i professionisti sanitari sono pagati di più, anche se pure lì non mancano problemi legati alla sanità - della Svizzera o comunque di Paesi anche magari dell'Unione europea, che generalmente fanno azione di reclutamento, dopo che i nostri professionisti, tra l'altro, si sono fatti le ossa sui nostri malati. Perché poi generalmente ti chiedono 5 o 10 anni di esperienza, quindi ci prendono pure i più bravi.
Lo stesso vale per i professionisti sanitari che poi magari decidono di andare sul privato perché non ce la fanno più a fare i turni, a fare le reperibilità o a essere pagati comunque in maniera alle volte anche insufficiente rispetto all'impegno che gli si chiede.
Continuo però a dire che occorre, insisterò e continuerò a insistere, che questo miglioramento e questa accessibilità al percorso di tutela sia garantito al 100%, assessore Marzi. Cioè è vero che voi avete semplificato, e lo riconosco, state facendo anche un lavoro sull'accesso al percorso di tutela, ma mio papà, l'amico di mio papà, l'anziano o la persona sprovveduta da un punto di vista tecnologico, anche incapace di far valere i suoi diritti, perché ci sono un sacco di persone che magari sono timide, non hanno voglia di far valere i propri diritti perché non sono perniciosi, non sono come noi "rompiscatole", o non si mettono a disquisire con il personale del CUP, queste persone devono essere messe nella condizione non di chiedere e di umiliarsi pubblicamente, alle volte, magari in consessi anche pubblici in cui devono manifestare il proprio disagio, o a quei poveracci che lavorano per il CUP, se c'è un sistema alternativo. Devono essere messi nella condizione, nel momento in cui una prenotazione, com'è successo a me, agosto del 2027, fatta a ottobre per una visita medica, che qualcuno gli dica: "Guardi, questa prestazione sfora le liste e le soglie d'attesa, c'è un percorso di tutela, vuole attivarlo? Glielo attivo io".
Dopodiché, non lo può fare il personale del CUP? Magari vi mettete d'accordo con delle associazioni, l'associazione, che ne so io, pinco pallo, con delle cooperative o qualcosa, però questo è un diritto che deve spettare e che soprattutto tutela le persone più fragili. Siccome chi ricorre al servizio sanitario generalmente è già in una condizione di fragilità psicologica, se lo si deve mettere pure nella condizione di doversi barcamenare all'interno delle complicazioni burocratiche, non facciamo un buon servizio ai nostri cittadini.
