Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 167 del 15 gennaio 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 167/XVII - Interpellanza: "Videocamere nelle strutture per anziani della Valle d'Aosta".

Aggravi (Presidente) -Colleghi, riprendiamo dal punto n. 41 all'ordine del giorno. Pour l'illustration, la parole au collègue Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) -Devo ovviamente fare una piccola premessa, Presidente me la consentirà e non mi interromperà ovviamente, ma eventualmente dirà la sua in fondo.

Penso che tutta quest'Aula conosca i fatti che hanno coinvolto una struttura che non è nella gestione della Regione, è bene ricordarlo, una struttura di Valtournenche, dove due operatrici socio-sanitarie sono state temporaneamente interdette nell'esercizio dell'attività professionale per dei fatti gravissimi di cui tra poco elencheremo.

Nell'iniziativa che io ho presentato c'era scritta una frase, una frase che dice, e che io ho copiato e incollato da un articolo, come ne sono stati fatti tanti, di giornale, appunto, che sono usciti a ridosso dei fatti, che dice:"Omissis". Questo particolare mi è stato censurato.

Mi perdonerà il Presidente se parlo di censura, possiamo definirla come vogliamo ma, se viene cancellato un pezzo di una mia iniziativa, io considero che un pezzo può essere censurato. Poi si possono avere le opinioni che si vuole.

Ora, immaginare che un particolare di cui si è scritto - di cui i giornali, gli organi d'informazione, hanno scritto diffusamente, e che è in possesso e a conoscenza di tutta la popolazione valdostana - possa essere giudicato così sensibile (non dice né l'identità, né dove abitano, né, non so, che idee politiche abbiano, né altre cose) dice semplicemente "Omissis", se questo è un dato sensibile, allora io a questo punto, non so, chiederei di coprire la mia età sul sito della Regione e anche il fatto che sono cittadino italiano. Non lo so, magari, se questo è un dato sensibile, coprite anche quest'informazione, se rischiamo di violare la privacy di qualcuno.

Invece ritengo che quest'informazione sia di assoluta conoscibilità e di assoluta fondatezza e quindi è giusto che questa venga riportata all'interno dell'iniziativa.

Tornando però a noi, dicevo che il 18 dicembre la nostra Comunità è stata sconvolta da fatti che io giudico gravissimi e assolutamente vergognosi, se accertati, se confermati, e che ha richiesto appunto l'intervento dei carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni. Perché? Perché la denuncia di un ospite - cioè un ospite che ha parlato con i suoi parenti, coi suoi figli, e che ha evidenziato alcuni maltrattamenti che avrebbe subito - ha portato all'installazione di videocamere all'interno della struttura in questione e l'installazione di videocamere, in cui c'era la possibilità anche di registrare l'audio, ha portato poi ad accertare, questo è quello che è stato scritto sui giornali - accertare a livello di immagini, poi vedremo quale sarà la verità ovviamente scritta dai tribunali - ad accertare, a riprendere delle scene che abbiamo voluto riassumere all'interno di quest'iniziativa, dove vengono rilevati, negli atti che sono stati portati a supporto di questa sospensione, insulti continui, maltrattamenti e anche, questo credo sia l'episodio forse più vergognoso di tutti, momenti di maggiore imbarazzo, come quelli della pulizia personale della degente a cui le OSS erano chiamate, tra cui un'umiliazione, come quella delle due operatrici che avrebbero messo la mano dell'anziana nel pannolone sporco di feci, costringendola poi a portarsela al volto.

Ora, io credo che se il genitore di qualcuno di noi, se un nostro genitore, se noi vedessimo che a un tale trattamento viene sottoposto un padre, una madre, un nonno, e vedessimo queste immagini, io credo che ognuno di noi a stento si tratterrebbe dall'andare a confrontarsi con la persona che si rende responsabile di questo gesto. Per il fatto che ci sia stato un intervento di questo tipo, ovviamente di aver voluto approfondire questa segnalazione, noi ringraziamo le forze dell'ordine, e se le forze dell'ordine permetteranno di fermare le persone che si sono rese responsabili di questi gesti, siamo altrettanto felici.

Quello che però abbiamo potuto rilevare, e quello che sosteniamo in realtà da tempo, è che purtroppo nei luoghi nei quali ci sono maggiori fragilità - ieri il collega Lavevaz parlava per esempio di una questione delle videocamere nelle scuole, dove si diceva che ci sono minori e quant'altro, c'è la necessità di introdurre, a tutela tanto di chi è ospite delle strutture quanto di chi eroga il servizio, un sistema di videosorveglianza, perché è evidente che in questo caso avevamo delle telecamere nascoste che non erano nella conoscibilità delle persone in questione e che evidentemente hanno permesso di accertare un qualcosa che è accaduto.

Se però ci fosse un sistema che permette di poter - ovviamente, essendo conoscibile dalle persone che vi lavorano - dire: "Guardate che questa struttura è sorvegliata e quindi guardate che non potete, se anche aveste la volontà, fare quello che ritenete di questi ospiti, ma dovete averne cura", sono sicuro che il 99% degli operatori... perché dobbiamo sempre ricordarci che la stragrande maggioranza delle persone che si occupa dei nostri anziani, in questo caso, è sicuramente personale e sono sicuramente delle persone che hanno intrapreso una carriera difficile, che io non farei mai, con un lavoro gravoso, importante, pesante, che porta veramente a un confronto con la fragilità, con la sofferenza, e che vanno ringraziate per quello che fanno ogni giorno, quindi il 99% di queste persone continuerebbe a comportarsi esattamente come si è comportata prima, quindi con gentilezza, delicatezza, con sollecitudine nei confronti delle persone che gli vengono affidate, e l'1% invece che ritiene che quello sia soltanto un sistema come tanti per sbarcare il lunario e, quindi, farlo bene o farlo male o farlo trattando male gli ospiti che gli sono affidati, tanto vale, tanto importa, chi "se ne frega", tanto nessuno mi vede, quell'1% perlomeno avrebbe un sistema di deterrenza che lo metterebbe nelle condizioni di non nuocere a chi gli viene affidato.

Ecco perché con quest'interpellanza e utilizzando l'occasione che ci viene fornita, chiediamo alla Giunta regionale di conoscere se si abbia intenzione, di concerto con le Unités des Communes e gli enti locali, di predisporre un piano di videosorveglianza interna per tutte le strutture per anziani della Valle d'Aosta.

Presidente -Come ha detto, interverrò poi alla fine. La parola all'assessore Marzi.

Marzi (CA) -Il tema sollevato è sempre più attuale a livello nazionale e investe trasversalmente diversi enti e istituzioni sul territorio.Come Assessorato, con l'azienda USL, ribadiamo innanzitutto rammarico e profonda vicinanza alla signora anziana coinvolta nel grave episodio e ai suoi familiari, assicurando che tratteremo il tema della tutela delle persone ospiti nelle strutture insieme al CELVA e alle Unités, questi ultimi titolari di questo servizio, nell'apposito tavolo di lavoro dedicato alle strutture residenziali e socio-assistenziali.

In base naturalmente a quelle che saranno le proposte e le richieste dell'Unité, valuteremo come poter estendere i sistemi di videosorveglianza, che oggi sono già programmati e presenti in alcune strutture, sia attraverso i finanziamenti previsti dal fondo ministeriale, che con la legge regionale dedicata, quindi la 80/1990.

È bene però precisare - ma il collega Manfrin queste cose le sa benissimo, tant'è che ha richiamato anche quanto esplicitato ieri dal collega Lavevaz rispetto a fatti similari - che la videosorveglianza non è mai una questione meramente tecnica. Le persone fragili vivono infatti una fase complessa e non facile della loro vita in ambienti che, di fatto, vengono percepiti come sostitutivi degli ambienti intimi che prima avevano nelle proprie case. A maggior ragione in questi ambienti vanno ancora più rispettati i momenti di cura e quotidiana assistenza alla persona che attengono alla sfera più intima, quale l'igiene personale, la vestizione e l'accompagnamento ai servizi, pertanto le norme considerano come altamente invasiva della sfera privata e personale degli ospiti una ripresa di immagini continuativa e incessante, senza limiti di tempo e generalizzata.

In tale logica vanno i provvedimenti assunti nel tempo dal Garante per la protezione dei dati personali, quindi la videosorveglianza in ambito sanitario e socio-assistenziale può essere ammessa solo in presenza di esigenze eccezionali, specifiche e adeguatamente motivate.

Non è consentito l'utilizzo di sistemi di videosorveglianza per finalità di controllo generalizzato e continuativo all'attività lavorativa del personale stesso. In particolare, la registrazione audio è considerata estremamente invasiva e di regola non ammissibile. L'installazione di telecamere può risultare legittima esclusivamente in ipotesi circoscritte, quali il monitoraggio clinico-assistenziale del singolo paziente, su esclusiva indicazione sanitaria, per periodi temporalmente limitati, con applicazione di adeguate e consistenti misure di garanzia, che seguono naturalmente il continuo evolversi della tecnologia.

A oggi in Italia è consentito installare sistemi di videosorveglianza nelle strutture per anziani e sanitarie solo se:

1) la finalità è legittima e proporzionale;

2) si rispettano i regolamenti dell'Unione europea sulla protezione dei dati personali;

3) si ottiene l'accordo sindacale o l'autorizzazione dell'ispettorato, si effettua la valutazione d'impatto dell'impianto, si evitano riprese eccessivamente invasive.

Oltre al tema della riservatezza e della tutela della dignità della persona, che abbiamo ampiamente richiamato, l'installazione implica un controllo sull'attività lavorativa di coloro che operano all'interno delle strutture, che sottende appunto alla finalità dell'iniziativa. Qui è opportuno considerare che tra coloro che lavorano nelle strutture - ai quali va il nostro più grande ringraziamento - oltre al personale sanitario, medico, infermieristico, alle operatrici socio-sanitarie e al personale amministrativo, operano anche lavoratori esterni che svolgono servizi come quelli di pulizia e di manutenzione e verifica sugli impianti sanitari piuttosto che idraulici, termici e tecnologici. Anche nei confronti di coloro rileva la complessità del trattamento dei dati personali rispetto alle diverse fasi d'installazione.

Nel caso specifico citato è stata infatti l'autorizzazione diretta del procuratore all'installazione delle telecamere che ha consentito di soddisfare con priorità e urgenza una finalità temporanea e circoscritta all'attività d'indagine e alla tutela delle persone vulnerabili. Quello che quindi viene dato come un fatto conseguente, in realtà è un fatto aprioristico: è perché la Procura pensava ci fosse un'ipotesi di reato che ha potuto muoversi in questa maniera e solo lei ha la facoltà di muoversi in questa maniera, giustamente.

In tale contesto, in accordo con l'ente gestore, l'Unité Mont-Cervin, l'Azienda comunica di aver provveduto a effettuare le necessarie verifiche sanitarie sugli altri ospiti della struttura, i quali hanno evidenziato allo stato condizioni di salute complessivamente buone.

Gli accertamenti che hanno portato ad accettare la responsabilità e la conseguente immediata ordinanza di applicazione della misura interdittiva dell'attività professionale e il licenziamento sono stati possibili ed efficaci anche grazie al tempestivo intervento dell'Unité, che ringraziamo. La stessa, infatti, appena giunta a conoscenza del fatto, ha reso tempestiva segnalazione sia alla Commissione disciplinare regionale che al Comando dei Carabinieri dei NAS di Aosta, determinando quindi l'autorizzazione all'installazione delle telecamere da parte della Procura della Repubblica, che ne ha assoluta e giusta facoltà.

Condividendo quindi sia le finalità dell'interpellanza che l'utilizzo dei sistemi di sorveglianza, non è a oggi possibile dar corso a una loro estensione, continuativa e non circoscritta, in un contesto di ordinamento giuridico nazionale ed europeo rigorosamente presidiato.

In ogni caso, come detto in premessa, valuteremo quanto il CELVA e le Unités, titolari dei servizi, intendano fare a proposito e rispetto alle proposte che ne verranno.

Parallelamente con l'Azienda, già resasi disponibile, sarà importante affiancare la funzione deterrente di tali strumenti e il rafforzamento delle procedure di prevenzione, prioritariamente disponendo rigorosi controlli, formazione continua, sistemi efficaci ed interventi rapidi e coordinati.

Presidente -Per la replica la parola al collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) -Diciamo che su alcuni punti lei ha elencato in maniera sicuramente centrata le disposizioni che permettono l'installazione di un sistema di videosorveglianza. È ovvio che la Procura si muova su altri binari, su questo non c'è dubbio, ma dall'altra parte i tre punti che lei ha elencato sulla parte della videosorveglianza sono sicuramente da approfondire, perché se immaginiamo un sistema che rispetti le norme nazionali ed europee e che rispetti, invece, la necessità e che vi sia una motivazione rispetto alla necessità dell'installazione di un sistema di videosorveglianza, e che quindi, ovviamente, abbia il benestare delle organizzazioni sindacali o dei rappresentanti dei lavoratori della struttura, io credo che probabilmente un confronto vada fatto.

Vada fatto perché, anche soltanto immaginare che ci siano dei rappresentanti dei lavoratori che si oppongono all'installazione di videocamere di sorveglianza all'interno della struttura ci può far presagire che in quella struttura probabilmente un problema c'è, o perlomeno, insomma, non si capiscono le motivazioni per rifiutare un'eventuale sorveglianza da questo punto di vista.

Rispetto al tavolo di confronto, era quello a cui volevamo arrivare, quindi ovviamente la ringrazio. Mi auguro che ci possa tenere informati rispetto alle evoluzioni che potranno essere fatte e formulate su quel tavolo del CELVA, perché è chiaro che, come sempre, dobbiamo cogliere le positività anche nel negativo e, quindi, un fatto assolutamente negativo come quello che abbiamo descritto ci permette però di poter eventualmente dare un servizio positivo. Il servizio positivo è proprio nel sistema di deterrenza che può essere messo in piedi.

Io rinnovo il ringraziamento per la risposta e mi auguro di avere presto degli aggiornamenti rispetto alle possibilità di videosorveglianza.

Presidente -Mi permetta, in conclusione dell'iniziativa, di fare soltanto due precisazioni, che tra l'altro le abbiamo già messo per iscritto. Come ho già detto e come continuerò a dire, ognuno di noi in quest'aula è libero di dire o di riportare quello che ritiene, come lei ha già fatto anche ieri; come si fa è un'altra questione rispetto a quello che si scrive su un atto ispettivo che poi viene pubblicato.

E quindi lei... io ripeto quello che... come lei mi ripete, perché è così che funziona, abbia pazienza, non è che ci si diverta.

Il problema è che il fatto che un'informazione sia detta da tutti o sia riportata sui giornali - io non entro nella polemica di quello che scrivono i giornali, anche loro sono liberi di scrivere quello che ritengono - non muta la natura del dato, quindi l'età e la nazionalità sono ben diversi.

Rispetto a lei, la differenza qual è? Che comunque noi la firma dell'informativa privacy per la pubblicazione in Consiglio l'abbiamo fatta. In questo caso i due soggetti di cui parliamo non hanno firmato la nostra impegnativa privacy, quindi è una cosa ben diversa.

Ora io l'ho detta male, ma penso che il concetto sia chiaro. Gli uffici non è che si divertono a censurare, per quanto Catone non mi sia mai stato particolarmente simpatico al liceo, ma a prevenire un rischio che il Consiglio ha già corso e per cui il Consiglio ha già dovuto pagare la sua sanzione.

Detto questo, io ogni volta che verrò sollecitato ripeterò quello che è, se non cambia la normativa, e chi ha più possibilità ci provi, così è se vi pare.