Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 166 del 15 gennaio 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 166/XVII - Interpellanza: "Intendimenti riguardo alla sperimentazione regionale della riforma sulla disabilità".

Aggravi (Presidente) -Punto 40 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola alla collega Minelli.

Minelli (AVS) -Come è già stato ricordato questa mattina, due mesi fa circa la Valle d'Aosta è entrata ufficialmente nel percorso di sperimentazione della riforma della disabilità. La delibera che già è stata citata è la n. 1418 del 24 ottobre e di essa è parte integrante il regolamento sul percorso di attuazione e sperimentazione delle disposizioni di cui al decreto legislativo n. 62. Una sperimentazione che durerà dal 30 settembre, perché ha un effetto retroattivo, fino a dicembre 2026.

Ricordiamo brevemente che, secondo il decreto n. 62 citato, il progetto di vita è diretto a realizzare gli obiettivi delle persone con disabilità, per migliorare le condizioni personali e di salute nei diversi ambiti di vita, facilitandone l'inclusione sociale e la partecipazione nei diversi contesti di vita su base di uguaglianza con gli altri.

Si tratta di una formulazione innovativa, che modifica in modo sostanziale la precedente logica, che era prevalentemente assistenzialista, con cui si è proceduto per molto tempo all'elaborazione dei progetti di vita individuali personalizzati e partecipati per le persone con disabilità.

La delibera citata al punto 6, dove si parla appunto di cronoprogramma, fase attuativa in merito all'avvio della sperimentazione, precisa che tale azione avverrà operativamente attraverso la presa in carico delle richieste attualmente in lista di attesa, oltre alle istanze che riguarderanno i minori e i ragazzi maggiorenni in uscita dal percorso scolastico. Tuttavia non si fa menzione qui né delle persone che già hanno un progetto di vita, né delle persone con disabilità che risultano inserite nei servizi residenziali di comunità protetta e di gruppo appartamento e neanche di quelli residuali rispetto all'elenco sopra citate. Crediamo che questo sia un punto importante da chiarire.

Inoltre, sempre secondo quanto previsto dalla delibera, chi fa oggi richiesta di un progetto di vita - e non è in contemporanea un soggetto in uscita dalla scuola o comunque minorenne - viene inserito in una lista di attesa, di cui ovviamente nessuno può avere notizie per motivi di privacy, per cui però i tempi di chiamata possono protrarsi per un tempo indefinito. Per essere più precisi: chi termina la scuola o è di età inferiore a 18 anni ha una precedenza nell'elaborazione di questo progetto, mentre gli altri vengono sì inseriti nella lista di attesa, però non abbiamo capito quale sia la tempistica, anche solo ipotetica, circa l'elaborazione del proprio progetto.

Questo genera un'incertezza e anche un'indeterminatezza che rischiano anche di mettere in discussione il senso stesso di questa riforma.

C'è poi un'altra questione, che riguarda l'iter per le richieste di attività lavorative per le persone con disabilità. Finora sappiamo che c'è stato un duplice percorso gestito dalla UVMDi e dal Centro per l'impiego, organismi che afferiscono a due diversi Assessorati, e da alcune segnalazioni che abbiamo ricevuto non c'è un efficace coordinamento. Il risultato è che poche persone riescono a trovare un lavoro adeguato e, soprattutto, rispondente ai loro desiderata, tanto che spesso si deve accettare un ripiego, oppure si rinuncia. È una criticità che pesa parecchio su questi utenti, ma che non abbiamo visto affrontata nella delibera n. 1418.

Nel documento si cita poi spesso il territorio, gli ambiti distrettuali e la prossimità, però non viene nominato formalmente il CPEL, gli enti locali, però è evidente che una riforma che avrà una forte incidenza sui servizi territoriali dovrà necessariamente coinvolgere i Comuni e le Unités.

Leggendo poi delibera e regolamento, emerge che nella composizione del nuovo organismo dell'UVM, sia obbligatoria, sia facoltativa, sono previste diverse figure professionali pubbliche, ad esempio l'assistente sociale, gli educatori, i professionisti sanitari, il medico di medicina generale e via di questo passo, il che comporta naturalmente un aumento del fabbisogno del personale, e quindi crediamo anche dei costi, però anche su questo non si dice nella delibera.

Abbiamo letto che il regolamento regionale fissa in 120 giorni il tempo massimo per concludere la valutazione per l'elaborazione del progetto di vita, mentre la norma nazionale punta a 90 giorni, pur precisando, nella norma nazionale, "salva diversa disposizione regionale". Anche qui vorremmo capirne le ragioni.

Da un'analisi attenta della legge n. 227 e del decreto n. 62, appare chiaro che, nell'ottica di perseguire l'inclusione e di superare i luoghi segreganti, la strada maestra è la deistituzionalizzazione delle persone con disabilità.

Questo è un processo fondamentale, che mira a spostare le persone da istituzioni a modelli di vita comunitaria, promuovendo l'autonomia, l'inclusione e l'autodeterminazione, attraverso servizi personalizzati basati sulla partecipazione attiva dell'individuo alle decisioni che lo riguardano e su un approccio centrato sui diritti e la dignità; anche a questo proposito il DPCM n. 17 del 14 gennaio 2025 e la stessa delibera regionale citano il budget di progetto autogestito, ammettendo esplicitamente che tale aspetto fondamentale sarà quello che dovrà essere maggiormente approfondito e strutturato durante la sperimentazione e la deliberazione in merito all'accomodamento ragionevole evidenzia che implicherà un onere correlato.

A noi pare che la frase che ho citato, relativa proprio al budget, sembri rinviare l'applicazione del budget autogestito, che è a tutti gli effetti un elemento portante del progetto di vita delle persone con disabilità e anche su questo c'è bisogno di qualche precisazione.

Crediamo poi che sia del tutto opportuno prevedere l'invio di una comunicazione scritta alle circa 4.000 famiglie potenzialmente interessate - questa è una stima, non sappiamo se sia corretta, potrebbero essere un po' di più o un po' di meno - per informare, anche proprio solo per fare un'azione informativa, sulla possibilità di richiedere il progetto di vita individuale. Perché noi temiamo che molte persone e molte famiglie non siano a conoscenza di questo importante percorso.

Pensiamo che sia necessario prevedere un coordinamento tra enti e strutture preposte, al fine di facilitare l'accesso al mondo del lavoro delle persone con disabilità. Questo secondo noi è un aspetto fondamentale perché ci sia una reale applicazione del progetto di vita e di un adeguato percorso di conquista di una relativa autonomia.

In ultimo, rileviamo che questa importante deliberazione n. 1418 - destinata a modificare significativamente il sistema della gestione della disabilità a livello regionale - è stata approvata il 24 ottobre, appena dopo le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale e pochi giorni prima dell'insediamento della nuova Giunta. Una scelta un po' particolare, vista la portata del documento, che poteva essere condiviso prima almeno con le associazioni che si occupano di tutela delle persone con disabilità, e magari poi anche con la Commissione consiliare competente.

Credo che mi si risponderà che si era già in ritardo, che i tempi erano stretti, però io resto abbastanza persuasa che un passaggio del genere, non dico magari con la Commissione, ma almeno con le associazioni, sarebbe stato foriero di miglioramenti, e comunque soprattutto maggiormente rispettoso della filosofia che ha ispirato il decreto n. 162; le lettere che abbiamo ricevuto tutti in questi ultimi giorni, mi riferisco a quella del "Comitato 162" e a quella della "Casa di sabbia", lo rilevano, in maniera peraltro direi molto pacata e con spirito collaborativo, così come evidenziano una preoccupazione, che credo essere del tutto comprensibile, riguardo alla conduzione di questa sperimentazione, anche su aspetti legati alla vita della comunità. Si fa riferimento al territorio, alle vallate, che è un tema che mi sta a cuore.

Con queste premesse, interpelliamo il governo regionale per sapere quali siano le tempistiche per l'elaborazione dei progetti di vita delle persone che non rientrano fra quelle esplicitamente indicate dalla delibera, quindi persone inserite in strutture o soggetti residuali, ma anche di quelle che, pur essendo in lista d'attesa, non sono né minori, né in uscita dalla scuola; quale sia il fabbisogno di personale pubblico e privato, mi riferisco per esempio al facilitatore, di cui all'articolo 3 del regolamento, oppure il rappresentante delle associazioni e quale sia il relativo impegno di spesa di dettaglio, nel bilancio 2026, per far fronte a tale necessità di personale, di budget di progetto autogestito dal soggetto, e degli eventuali costi degli accomodamenti ragionevoli e necessari; quali siano i tempi certi per l'emanazione delle modalità attuative regionali che consentano alle famiglie di gestire direttamente le risorse economiche, ovvero il proprio budget di progetto e, infine, se ci sia l'intenzione di rivedere e integrare la delibera e il relativo regolamento coinvolgendo i soggetti interessati.

Presidente -Per la risposta, la parola all'assessore Marzi.

Marzi (CA) -In premessa, a mio modesto avviso, è utile provare a spiegare un aspetto, perché si era anche proposto di rispondere in maniera congiunta, dato il tema, alla n. 37 e alla n. 40. Come spesso capita, anche da cose che inizialmente, magari, non vengono viste positivamente da chi le propone, poi si ha la possibilità di cogliere qualcosa di positivo.

Nel caso specifico, il fatto che voi abbiate deciso di tenere queste due iniziative scisse rende evidente un aspetto: all'interno del mondo della disabilità, che è un mondo composito, fatto di tantissime associazioni, non soltanto le due che vengono citate dalla n. 37 e dalla n. 40, ci sono visioni differenti sulla riforma e ci sono richieste differenti. Ad esempio, la n. 37 chiedeva su alcuni aspetti esattamente l'opposto rispetto a quanto viene chiesto dalla n. 40, eppure la riforma è la stessa.

Ecco perché chi si trova a guidare un processo di riforma così importante - e quindi un tavolo interistituzionale già aperto e che sta lavorando da oramai un anno - si trova a dover mediare tra tantissime posizioni diverse, anche rispetto al concetto di autodeterminazione o di istituzionalizzazione.

Forse è proprio il complesso compito che dovrà chiudere questo tavolo, perché questo tavolo - che tra l'altro vede la partecipazione di alcuni professori universitari che hanno scritto la riforma oggetto di queste iniziative - dovrà proprio trovare una sintesi tra tutte le necessità del caso, perché questo spetta poi a chi concretamente le riforme le deve applicare.

Questo è importante capirlo, per cui anche le richieste che arrivano da parte delle associazioni di essere auditi in Consiglio per il tramite delle Commissioni competenti, non hanno nulla a che vedere con il coinvolgimento, perché il coinvolgimento, come già ho avuto modo di dire rispondendo alla n. 37, ma nella replica non è stato richiamato, già c'è. Tant'è che la prossima riunione che ci sarà nel 2026 è almeno il terzo o quarto momento di incontro con le associazioni stesse all'interno di questo tavolo interistituzionale, naturalmente incontri nei quali tutte le associazioni delle persone con disabilità partecipano, non soltanto le ottime associazioni che hanno dato l'abbrivio a queste due iniziative.

Ciò detto, le ringraziamo perché ci danno la possibilità in Consiglio di parlare di un tema del quale abbiamo parlato in maniera diffusissima prima del bilancio, durante la discussione della II Commissione sul bilancio, con degli ordini del giorno collegati al bilancio e quindi, di conseguenza, cominciamo così anche a gennaio e credo che continueremo per tutto il 2026 e il 2027.

Per cui, come abbiamo riferito, è proprio nel percorso di sperimentazione che scaturiranno approfondimenti e valutazioni proprio su quanto evidenziato in entrambe le iniziative odierne e si determineranno, quindi, i fabbisogni reali e le relative e conseguenti tempistiche per realizzare nuovi interventi e orientamenti indirizzati con la riforma.

Come già anticipato, con il nuovo incontro, nel mese di marzo, proseguirà il confronto avviato nelle sedi appropriate con tutti i soggetti interessati, proprio con il fine di far emergere e condividere gli orientamenti maggiormente aderenti e funzionali alla nostra realtà. È in tale contesto che riteniamo opportuno evidenziare come le due iniziative che ci troviamo a discutere, appunto, hanno visioni con una stessa finalità, che è quella del bene della comunità, ma naturalmente che partono anche da visioni diverse.

Rispetto all'ipotetico superamento dell'attuale modello di assistenza, che vede centralità nei centri diurni rispetto all'introduzione del budget di progetto autogestito, ponendo dubbi sul fatto che quest'ultimo possa effettivamente realizzare una reale autodeterminazione della persona, dai contenuti di quest'iniziativa emerge invece la convinzione sulla possibile autogestione attraverso quello che viene definito il budget di progetto, ritenuto per la persona e la famiglia l'elemento fondamentale che può determinare una reale autodeterminazione della persona attraverso la gestione in autonomia della disponibilità economica correlata al progetto di vita individuale.

Su questo tema ci sono visioni diverse che sono presenti tra le associazioni che si occupano dei diritti delle persone con disabilità. Se alcune di queste considerano importante mantenere l'opportunità dell'istituzionalizzazione, l'abbiamo visto con la n. 37, della persona anche nei centri educativi, altre sostengono che l'istituzionalizzazione sia di fatto un limite all'autogestione, ritenendo il budget di progetto lo strumento idoneo per la reale autodeterminazione della persona. Da qui ne discende che, oltre a giungere ad un'opportuna sintesi tra queste, sarà necessario individuare modalità e regolamentazioni del budget di progetto che, da principio di legge, deve diventare concretamente attuabile e gestibile, quindi poi una soluzione tra tutte quante le proposte dovremo trovarla tutti assieme.

Sul tema specifico, il Ministero programmerà a breve una formazione specifica - del resto, se è in corso una sperimentazione un motivo ci sarà - volta alle Regioni inserite nella sperimentazione, a cui saranno invitati a partecipare tutti coloro che a vario titolo sono interessati nei progetti di vita. L'applicazione del budget di progetto nei progetti di vita dovrà quindi trovare un equilibrio tra il rispetto dell'autonomia delle famiglie e le modalità pratiche di gestione delle risorse assegnate, garantendo al tempo stesso un bilanciamento tra tutti i soggetti coinvolti nel rispetto dell'altro principio cardine della riforma, e cioè l'accomodamento ragionevole, che deve garantire adattamenti proporzionati e non eccessivamente onerosi per permettere alle persone con disabilità di partecipare pienamente alla vita sociale.

Qui la mediazione da individuare è complessa, perché richiede di superare le attuali limitazioni che caratterizzano i singoli servizi, coinvolgendo risorse umane, professionali, tecnologiche ed economiche, provenienti trasversalmente da diversi enti e istituzioni e da soggetti pubblici e privati.

Rispetto alle risorse umane non sarà ovviamente necessario al momento assumere nuovo personale, in quanto le funzioni della precedente UVMD, che ringrazio nuovamente, quindi l'Unità di valutazione multidisciplinare, che ora assume funzioni di coordinamento, verranno assorbite dagli operatori delle équipe territoriali già presenti sul territorio. L'UVMD quindi si è già trasformata in quelle che tecnicamente si chiamano UVM.

Inoltre, la Regione sta valutando insieme alle associazioni di settore, nell'ambito del progetto "Io vado e mi progetto", progetti per la vita indipendente e la realizzazione di un organismo che, fungendo da agenzia della vita indipendente, potrebbe ricercare l'interscambio tra la domanda e l'offerta di assistenti personali.

L'aspettativa è che, grazie al coinvolgimento degli operatori sul territorio che opereranno con la supervisione del gruppo di coordinamento, quello che in precedenza era l'UVMD, i progetti di veto dovrebbero assumere carattere ancora più personalizzato. Qui è utile precisare che già sinora gli stessi non si sono limitati alla mera offerta disponibile del momento, ma a ricercare, ove possibile, attività, risorse e servizi riferiti alle aspettative della persona e al suo grado di autonomia.

L'applicazione della riforma richiede su tutta Italia un grande balzo in avanti, culturale ed organizzativo. Quello che il Ministero chiede ora a Regioni e Comuni nella prima fase della sperimentazione è di concentrarsi nella formazione, che la sperimentazione prevede sia diffusa sugli interi territori individuati dalla sperimentazione. Questo anche per ricordare quanto detto prima, e cioè che, se anche noi pensiamo di essere il fanalino di coda in questi termini, in realtà siamo stati i pionieri e, quindi, bisogna trovare una mediazione rispetto a territori che anche nei confronti delle politiche sociali sono all'avanguardia, ma che non avevano mai in vita loro fatto un progetto di vita indipendente.

Anche nella nostra realtà sono coinvolti gli enti locali, come lo sono sempre stati, nei servizi assistenziali da loro forniti, in collaborazione con gli enti del terzo settore, nella programmazione e nella realizzazione.

Senza richiamare il lavoro svolto che abbiamo descritto nella precedente risposta, chiariamo ora circa le perplessità mostrate sulle tempistiche della delibera di Giunta del 24 ottobre 2025, che regolamenta nella nostra Regione la sperimentazione della riforma sulla disabilità.

La delibera è stata predisposta secondo i tempi dettati dal Ministero, che ha deciso i seguenti passaggi:

1) di inserire nel mese di febbraio 2025 Aosta, e quindi di fatto l'intera nostra Regione autonoma;

2) di organizzare dall'8 al 12 settembre 2025 a Courmayeur l'evento formativo incentrato nella modalità di effettuazione della valutazione multidimensionale, e su questa informazione sono stati coinvolti tutti, compresi gli enti locali;

3) di trasmettere il 25 settembre 2025, da parte del Ministero, la linea guida finalizzata alla redazione da parte delle Regioni dei Piani formativi territoriali per gli operatori;

4) di chiedere alle Regioni di trasmettere entro il 15 ottobre 2025 detti piani formativi.

Abbiamo pertanto predisposto, come richiesto dal Ministero, il Piano di formazione regionale, redatto sulla base del format nazionale. Nel mese di ottobre abbiamo inoltre presentato il piano al Ministero, il quale l'ha approvato a fine anno.

La Giunta regionale ha quindi, a conclusione di queste scadenze temporali fissate dal Ministero, potuto ottemperare approvando la delibera nell'ottobre del 2025. Ricordo per gli addetti ai lavori che noi eravamo anche in ordinaria amministrazione, ma questo le associazioni non lo possono sapere.

Rispetto alla durata della procedura per la formazione del progetto di vita, rimangono i 120 giorni previsti. È vero che la normativa parla di almeno 90, ma noi già ne applicavamo 120 perché i progetti di vita già li facevamo, a differenza di tantissime altre Regioni, e quindi continuiamo così.

Si è deciso al momento di mantenere la tempistica finora utilizzata, anche per la possibilità poi, attraverso i PUA, di definire una tempistica che sia reale e sostenibile.

Presidente -Grazie, Assessore. Per la replica, la parola al collega Torrione.

Torrione (AVS) -Faccio una premessa: la prima premessa è che mi dispiace che su un tema così delicato, come peraltro su altri, l'Aula non abbia la dovuta attenzione. Peraltro, mancano anche colleghi che hanno presentato un'iniziativa simile e mi dispiace, perché c'è sempre da imparare ad ascoltare tutti quanti. Lo dico assolutamente senza presunzione, più che altro era ascoltare lei, che diceva.

La seconda considerazione è che oggettivamente è un passaggio - come l'ha definito, un balzo importante in avanti - un passaggio difficile. La riforma è estremamente difficile, complessa, quindi è chiaro che comprendiamo le possibili difficoltà che ci possono essere.

Velocemente, perché purtroppo il tempo è assolutamente poco, butto lì il fatto che si possa ragionare in Commissione su questi temi in modo che anche il Consiglio possa essere informato sul dispiegarsi di quest'importante riforma, poi l'Assessore deciderà se sia il caso o meno.

Essendo una riforma estremamente complessa, è chiaro che ci sono - come ha detto lei, e confermo - delle posizioni molto diverse. Le associazioni, non tutte, e le persone, anche i familiari delle persone con disabilità, non tutte hanno perfettamente compreso neanche la riforma, proprio per la sua complessità, e le associazioni sulla stessa hanno sicuramente delle sfumature di posizioni diverse.

"La casa di sabbia" ha fatto tutta una serie di considerazioni, non sono d'accordissimo solo sul fatto che ha posto dei dubbi sul nuovo modello. Forse ha posto dei dubbi sull'applicazione di alcuni elementi, non sul nuovo modello. Anche se, e qui cito un altro punto che "La casa di sabbia" ha citato: la questione dei centri diurni è una questione delicata, perché la riforma implica un passaggio, alla fine della stessa, dai servizi di tipo assistenziale a un'autodeterminazione delle persone. È quindi chiaro che... Non mi abituerò mai io all'attenzione dell'Aula, giuro che da educatore faccio veramente fatica, comunque...

La posizione anche rispetto ai centri diurni chiarisce la complessità della questione, perché si passa da un modello di servizi a un modello di autodeterminazione delle persone. Veramente un passaggio epocale. La preoccupazione che vengano smantellati è quindi legittima, ma nella nuova riforma è la persona che decide se andare al centro diurno o non andarci, o andare a fare altro, com'è previsto a partire dalla Convenzione ONU, legge n. 227 e decreto n. 62. Le questioni quindi sono tante.

Ad alcune domande non è stato risposto, ma capisco che non sia semplice, e le faccio anche a titolo di elencazione. Se farò in tempo, magari le porrò poi nel prossimo Consiglio.

Non sono riuscito io, e quindi potrebbe essere un mio limite, non ho capito questo piano formativo del Ministero se c'è, se è reperibile da qualche parte, oppure no. Sarebbe quindi utile saperlo.

L'altra cosa che non è chiara dal regolamento è l'iter. È chiaro che le persone fanno un'istanza, entro 15 giorni bisogna rispondere ed entro 120 giorni bisogna realizzare il progetto. Perfetto, faccio un banalissimo ragionamento: se ci sono 4.000 circa persone con disabilità che fanno istanza, come facciamo? L'altro aspetto che quindi non è chiaro è: c'è una sorta di precedenza per qualcuno e quindi le famose liste d'attesa sono perché si deve dare un ordine a queste domande? E quanto tempo si ha per gli altri per realizzare il proprio progetto di vita?

Altra domanda, specificissima: il progetto di vita, chi l'ha già fatto, cosa fa? Lo rifà alla luce della nuova riforma oppure viene tenuto buono quello vecchio, che è vecchio però e, quindi, non va bene?

L'ultimo elemento delicatissimo è la questione legata all'accomodamento ragionevole e al budget di progetto, perché nel regolamento c'è una frase che rispetto all'accomodamento ragionevole dice: "Bisogna valutare se il costo di questo accomodamento è sproporzionato". Mi sembra che venga usato questo aggettivo. Bisogna capire cosa vuol dire sproporzionato e chi decide se sia sproporzionato o meno.

Scusate per i 14 secondi in più.

Presidente -Grazie collega Torrione. Se i colleghi sono d'accordo, sospenderei la seduta per una breve pausa. Riprendiamo fra 15 minuti.

Il Consiglio è sospeso dalle 11:04 alle 11:22.