Oggetto del Consiglio n. 162 del 15 gennaio 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 162/XVII - Interpellanza: "Strategie non assistenzialistiche per contrastare la desertificazione commerciale in Valle d'Aosta".
Petey (Presidente) -Tenuto conto che l'assessore Marzi ha dovuto assentarsi, vi propongo di passare al punto 44 all'ordine del giorno.
Per l'illustrazione, la parola al consigliere Tuccari.
Tuccari (FdI) -Quest'interpellanza non nasce oggi e non nasce per caso, affonda le sue radici già nella scorsa legislatura, quando il tema fu portato a più riprese all'attenzione di quest'Aula dall'allora ex collega Ganis, ed è stato ripreso con dati aggiornati nella scorsa adunanza dalla collega Baccini.
Il filo conduttore, però, è rimasto sempre lo stesso e la situazione peggiora. Oggi siamo ancora qui a parlare di desertificazione commerciale, ma con una differenza sostanziale: non siamo più davanti a un fenomeno da osservare, ma siamo davanti a un problema strutturale che ha superato da tempo la soglia di allarme e sta portando rapidamente verso il punto di non ritorno.
Non serve essere economisti per capirlo, basta fare un giro nei 74 Comuni della Valle d'Aosta. I numeri non sono un'opinione e, come già evidenziato dalla collega Baccini, secondo i dati più recenti di Confcommercio, elaborati su base Unioncamere e Banca d'Italia, la Valle d'Aosta registra un tasso di desertificazione commerciale del 28%. Tradotto senza giri di parole, un locale commerciale su tre è chiuso.
Ma non stiamo solo parlando di economia, stiamo parlando di centri storici che si svuotano, borghi che perdono vitalità, territori meno attrattivi per chi ci vive e per chi vorrebbe investire, valore immobiliare che cala, sicurezza e coesione sociale che si indeboliscono.
Lo ricorda con grande chiarezza "Il Sole 24 Ore" in un'analisi recente, dedicata proprio alla desertificazione commerciale. Una saracinesca che si abbassa non è solo un'attività che scompare, ma è un presidio che viene meno. Meno relazioni sociali, meno controlli del territorio, meno qualità della vita e, non dimentichiamolo, il commercio è parte integrante dell'area produttiva della Valle d'Aosta, cioè quel segmento che genera gettito fiscale e sostiene le entrate del nostro bilancio regionale.
Il vero errore, a nostro modo di vedere, è non aver mai affrontato fino in fondo le cause. In quest'aula negli anni si è discusso soprattutto degli effetti, quindi la crisi, il Covid, il calo energia e il calo dei consumi. Molto più raramente abbiamo affrontato in fondo le cause strutturali e, senza una diagnosi corretta, ogni intervento rischia di essere tardivo, parziale o, ancora peggio, puramente assistenziale.
È evidente che l'e-commerce ha inciso, i grandi centri commerciali hanno inciso, la burocrazia e i costi di avviamento hanno inciso, l'effetto delle normative europee sulla libera concorrenza ha di fatto inciso, ma fermarsi qui significa raccontarsi una verità scomoda e soprattutto incompleta.
Sempre "Il Sole 24 Ore" lo spiega senza ambiguità: la desertificazione commerciale è anche il risultato di anni di deregolamentazione, a partire proprio dalla riforma Bersani e dal recepimento della direttiva europea sui servizi, un modello pensato per mercati forti applicato in modo uniforme a territori deboli e montani come il nostro.
Il piccolo commercio di prossimità non ha economie di scala, non ha potere contrattuale e non ha margini per assorbire rigidità normative e costi crescenti. La disciplina sugli aiuti di Stato limita fortemente gli incentivi pubblici strutturali e il risultato è sotto gli occhi di tutti: concentrazione dell'offerta, sostituzione di negozi di vicinato con attività mordi e fuggi, perdita di identità dei centri storici.
Non stiamo mettendo in discussione la concorrenza, stiamo dicendo qualcosa di più serio. Senza correttivi territoriali, la concorrenza diventa un moltiplicatore di disuguaglianze.
Lo spopolamento scuola e commercio è il vero algoritmo negativo. C'è poi un tema che viene sempre trattato separatamente, ma separato non è: lo spopolamento e la perdita dei servizi. Senza giri di parole, la scuola è un fattore determinante nella desertificazione commerciale. Quando un plesso scolastico viene spostato a valle, le famiglie seguono i figli, i paesi si svuotano, la domanda di prossimità crolla, i negozi chiudono.
Qui abbiamo un esempio lampante, che è Saint-Vincent. Con la chiusura del plesso scolastico spostato a Verrès, abbiamo avuto un migliaio di ragazzi che si sono spostati in Verrès, svuotando di fatto Saint-Vincent. Saint-Vincent era pronta e gestiva da tempo, da illo tempore, la situazione scolastica, quindi aveva le strutture, aveva la tenenza dei carabinieri, aveva i vigili urbani, aveva tutti quei presidi che potevano vigilare sulle strade di Saint-Vincent quando erano invase dai ragazzi all'uscita dalla scuola. Spostando tutto nel plesso di Verrès, quindi una scelta politica precisa, hanno invaso di fatto il paese di Verrès, portando poi all'attenzione tutto quello che esce sui giornali negli ultimi periodi, quindi ricollegandomi al discorso che ha fatto il collega Domanico ieri in merito alla sicurezza.
Vediamo che i problemi sono molteplici. Il discorso della desertificazione ha tantissime teste e va affrontato in maniera radicale, quindi partire dalla radice per capirne il problema e non mettere le pezze qua e là, come è stato fatto fino a oggi, a nostro modo di vedere.
L'assistenzialismo non basta. Negli ultimi anni si è risposto soprattutto con contributi a fondo perduto, bonus e incentivi temporanei. Misure che tamponano, ma non curano; funzionano perché durano e poi tutto torna come prima, se non peggio di prima.
Anche l'esperienza europea è chiara: senza una strategia organica, l'assistenza non inverte le tendenze strutturali.
Qui entra in gioco l'autonomia speciale, quindi noi. Noi siamo una Regione a Statuto speciale e questo non dovrebbe essere uno slogan da campagna elettorale, ma una forma mentis. Nelle pieghe del nostro Statuto esistono strumenti per costruire norme ad hoc, semplificare davvero, adottare regole per i territori montani, difendere il commercio di prossimità come presidio economico e sociale.
La domanda allora è semplice, quasi banale: perché una Regione autonoma come la nostra dovrebbe fare assolutamente meno di un Comune ordinario qualsiasi? Mi vengono in mente Venezia, Milano, Bologna, che hanno fatto qualcosina rispetto alle attività commerciali e rispetto alle botteghe storiche, rigenerando vetrine vuote e definendo il mix commerciale.
Se noi non utilizziamo fino in fondo la nostra autonomia per affrontare problemi strutturali come questo, allora viene da chiedersi a cosa serva davvero l'autonomia.
La strada è un'altra, la desertificazione commerciale non si combatte con l'assistenza. L'assistenza lasciamola a chi pensa che lo Stato debba sostituirsi all'impresa. La desertificazione si combatte con libertà economica, semplificazione reale, regole chiare e un ambiente che favorisca chi vuole investire e rischiare il proprio.
La Valle d'Aosta può diventare un modello di rigenerazione commerciale alpina, ma solo se mette al centro l'impresa e non il sussidio.
In conclusione, se vogliamo una Valle d'Aosta viva, attrattiva e competitiva, dobbiamo ridare vita alle sue vie, e per farlo non servono slogan, serve volontà politica. Noi questa volontà ce l'abbiamo, ora attendiamo di capire se anche la maggioranza intende passare dalle parole - "Parole, parole, parole" - ai fatti.
Per queste ragioni interpelliamo l'Assessore, la Giunta e la maggioranza tutta.
Présidente -La parole à l'assesseur Grosjacques.
Grosjacques (UV) -In premessa le dico che potrei sottoscrivere integralmente la sua esposizione dell'interpellanza, perché ha detto delle cose non scontate, delle cose che ovviamente, in relazione alla mia delega, ho la possibilità di verificare tutti i giorni, e ha citato tutta una serie di passaggi sui quali anche noi ci confrontiamo quotidianamente, cioè il fatto che, pur essendo una Regione a Statuto speciale, ci sono delle materie sulle quali non abbiamo una competenza primaria, ma una competenza concorrente; quando si è tentato, con una misura di legge, di fare qualche cosa che difendesse concretamente il piccolo commercio, ci siamo confrontati e scontrati, direi di più, con le norme che lei ha correttamente citato, di carattere sia nazionale che europeo, una su tutte: la liberalizzazione del decreto Bersani e tutto quello che è intervenuto dopo.
Lo dico con cognizione di causa perché, a supporto del nostro ricorso, c'è stata una sentenza della Corte costituzionale che ci ha detto che noi certi passaggi non li possiamo fare, in quanto limiteremmo la libera circolazione e la libera concorrenza.
Per cui diciamo che, al di là dei principi, che sono certamente sottoscrivibili, le misure e la capacità di azione di una Regione sono tutto sommato limitate. Ci stiamo provando e ci riproveremo con il disegno di legge di cui abbiamo parlato nella scorsa adunanza, relativo a misure sui settori turistico-ricettivi e commerciali.
Dopodiché, lei ha anche citato alcune misure che sono state messe in campo da Comuni ai quali compete l'eventuale possibilità di sgravi fiscali, legati a tutta una serie di imposizioni che sono comunali, e che ovviamente stanno nella potestà dei singoli Comuni.
Per quel che riguarda l'amministrazione regionale, ovviamente, come le ho detto, quotidianamente seguiamo la dinamica confrontandoci con le associazioni di categoria, con le quali gli scambi sono oserei dire quotidiani, perché, molto spesso, più gli uffici che il sottoscritto hanno la possibilità e la necessità di scambiarsi delle informazioni, perché il problema della desertificazione e del sostegno al piccolo commercio, quello che noi definiamo "piccoli esercizi di vicinato", è ovviamente un problema che sentiamo con molta forza.
Nel merito del dato che lei ha citato, che riguarda il tasso di locali commerciali sfitti, si tratta evidentemente di un segnale negativo da tenere in considerazione, che dipende dalle chiusure, dalle mancate aperture e dall'andamento anche del mercato immobiliare e, verosimilmente tra i locali commerciali, registra anche le vetrine di attività che stanno al di fuori del commercio al dettaglio.
Come amministrazione preferiamo concentrarci sull'andamento del numero di esercizi al dettaglio e soprattutto sulle nuove aperture, che sono il segnale più diretto dell'attività e della resilienza del sistema.
I contributi agli esercizi di vicinato assegnati nel 2025 hanno aiutato, nel solo settore dei beni di prima necessità, il mantenimento di 157 attività e l'apertura di 8 nuovi esercizi. A questo riguardo ritengo non corrette le affermazioni sull'inefficacia delle nostre misure e dico questo anche sulla base di quello che chiamo "gradimento", anche se il termine non è corretto, delle associazioni di categoria e dei singoli operatori, che hanno trovato in queste misure di sostegno - che secondo me non è corretto definire misure assistenzialistiche - un aiuto che in molti casi ha consentito di trovare la forza per proseguire, soprattutto in località dove, come lei ha correttamente citato, sono venuti a mancare anche altri servizi, per una serie di ragioni che conosciamo tutti, in primis la denatalità e l'accentramento dei poli scolastici, anche questa una necessità legata comunque al decremento demografico, quindi il contributo è servito certamente per frenare, non bloccare l'emorragia dei piccoli esercizi.
Non disponiamo di studi di dettaglio che cerchino di pesare l'impatto di diversi fattori sulle dinamiche demografiche delle attività commerciali, il governo regionale ritiene di doversi concentrare sulle iniziative concretamente realizzabili. Come governo regionale, riteniamo peraltro che eventuali studi di questo tipo vadano programmati e seguiti insieme alle associazioni di settore e che, piuttosto che risalire, magari partendo da dati nazionali, alla spiegazione di trend che sono ormai globali, ci sembrerebbe interessante fare un'analisi calata sulle nostre realtà di montagna, fatte di paesi e villaggi molto piccoli, nei quali evidentemente non c'è un problema di rigenerazione urbano o di carenza di parcheggi, quindi si devono trovare soluzioni al di fuori delle opzioni ormai troppo frequentemente e forse comodamente ripetute nelle dichiarazioni.
Le problematiche delle città e delle località di montagna sono diverse e richiedono analisi e misure ben diverse. Dico questo perché noi leggiamo con attenzione gli studi e i report degli uffici studi delle associazioni nazionali di categoria, che però si limitano solo ed esclusivamente all'analisi dei centri urbani, ignorando completamente le situazioni dei piccoli Comuni, che sono peraltro oltre 5.000.
Lei avrà avuto modo di analizzare sia gli studi di Confcommercio, che gli studi di Confesercenti, ma anche le analisi fatte dalla CGIA di Mestre, che hanno alla base l'analisi dei grandi centri urbani, dove tutta una serie di criticità per fortuna non è presente nelle nostre attività, ma ce ne sono altre.
Per arrivare a sintetizzare la risposta rispetto al punto 3, l'Assessorato e la maggioranza non sono contrari all'istituzione di una piattaforma digitale unica del commercio valdostano, ma riteniamo che tali iniziative debbano nascere ed essere configurate dagli operatori e dalle loro associazioni, altrimenti rischieremmo di generare vincoli ed ostacoli, se non addirittura ulteriore burocrazia, invece che creare opportunità di sviluppo, che richiedono invece flessibilità e logiche orientate alle aziende.
La Regione già promuove sul "Love Vda" i siti di alcune aziende enogastronomiche e sarebbe pienamente disponibile a promuovere anche una o più piattaforme digitali sviluppate dagli operatori del commercio, per la valorizzazione in particolare degli esercizi di vicinato, ma più in generale del piccolo commercio, che è quello che soffre maggiormente la concorrenza.
Come le ho già anticipato nella risposta al primo quesito, l'amministrazione si sta muovendo sulla base di iniziative concordate con le associazioni di settore. Le più recenti sono state: l'estensione dei contributi a favore degli esercizi di vicinato ad una nuova serie di categorie commerciali, tenendo conto però che la norma sostiene i negozi che vendono beni di prima necessità, ma abbiamo comunque allargato ad esempio alle calzature, agli ottici, all'abbigliamento; abbiamo approvato la legge regionale 2025 e la relativa delibera attuativa, un'iniziativa che stimola gli operatori: l'innovazione, la digitalizzazione e la sostenibilità, per aiutarli ad adeguarsi alle dinamiche di mercato e restare competitivi. Questo è uno dei punti sui quali ha messo maggiormente l'attenzione l'analisi della CGIA di Mestre e sul quale noi, a differenza di molte altre Regioni, siamo intervenuti con dei contributi a fondo perso.
Non possiamo essere d'accordo su misure di pianificazione, come forse è da intendersi il piano integrato dell'offerta commerciale, che stabiliscano quante e quali attività si possono insediare. Non possiamo essere d'accordo perché questa è una misura, come le dicevo, sulla quale abbiamo già provato a intervenire per limitare l'azione, sia della grande distribuzione, sia di altri gruppi, ma la Corte costituzionale, come le ho detto, ci ha bocciato l'intervento.
Solo qualche secondo. Siamo d'accordo sulla cabina di regia di cui al punto 3 della vostra richiesta. L'istituzione di un tavolo permanente con le associazioni di categoria può essere tranquillamente integrato nella cabina di regia sulla quale, ovviamente a condizione che al di là delle analisi si portino delle soluzioni concrete da applicare attraverso delle norme e delle disposizioni legislative, siamo disponibili alla creazione, ovviamente il tavolo previsto dal punto 4 sarebbe in qualche modo assorbito dalla cabina di regia, alla quale possiamo dare un'operatività concreta.
Presidente -Per la replica, la parola al consigliere Tuccari.
Tuccari (FdI) -Vedo che collimiamo su un sacco di punti e questo mi fa piacere perché capisco che c'è un'attenzione particolare a un problema che da micro è diventato macroscopico.
A questo punto serve uno studio locale, visto che ci stiamo rifacendo tanto al nazionale. Studio locale perché noi siamo totalmente differenti per geografia e per un sacco di fattori, per il nostro territorio montano, eccetera. Essendo noi diversi, pur uguali, serve uno studio locale approfondito.
Detto questo, vedo che le parole comunque non ci mancano mai, non mancano mai. Mancano i tempi di attuazione di queste cose, perché ogni giorno chiude qualcosa, ogni giorno è prossimo a una chiusura, perché ogni giorno in cui, personalmente, ma come tutti quanti noi, giriamo per le strade di Aosta, della Valle d'Aosta, sentiamo, ascoltiamo, perché noi siamo le orecchie del territorio, ed è per questo che chiedo e sollecito che ci siano dei tempi certi in quello che facciamo, per tutte le ragioni che ho spiegato nell'esposizione.
Il tessuto produttivo è fondamentale per il gettito fiscale del nostro bilancio. Se noi facciamo scomparire questo, è ovvio che poi non ci sono più gli ingressi sufficienti a far fronte a quello che sarà nel prossimo futuro, perché abbiamo visto che le spese correnti aumenteranno nel tempo. Puntare l'attenzione sul commercio, quindi, perché ci fa crescere, di fatto, ma mette anche abbastanza a posto il nostro bilancio, perché il focus è quello.
Comunque la ringrazio.
