Oggetto del Consiglio n. 163 del 15 gennaio 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 163/XVII - Interpellanza: "Quali certezze per la riforma della legge sulla disabilità in Valle d'Aosta?".
Petey (Presidente) -Riprendiamo dal punto 37 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola al consigliere Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) -Quest'iniziativa arriva con un singolare tempismo, nel senso che nella giornata di ieri, giustamente e correttamente - e lo ringrazio - il Presidente della V Commissione ci ha trasmesso un rilievo, una bozza della lettera che ci è stata mandata da parte dell'associazione in questione, con una serie appunto di rilievi e di criticità rispetto a questa riforma.
Noi avevamo preso contatto precedentemente con le criticità che erano state esposte e abbiamo voluto metterle per esteso all'interno della nostra iniziativa.
Come sappiamo, questa sperimentazione della riforma della disabilità è stata fatta sulla base di un'interlocuzione con il ministro Locatelli, che ovviamente ringraziamo, che non aveva incluso la Valle d'Aosta nell'elenco delle Province, perché in realtà è una sperimentazione provinciale quella che è stata fatta, ma ovviamente noi, non avendo la Provincia, abbiamo potuto essere ricompresi come Regione in generale... non aveva ricompreso la Valle d'Aosta fra le Province che potevano essere oggetto della sperimentazione, con un'interlocuzione, ovviamente grazie al fatto che non abbiamo la Provincia e la Valle d'Aosta è entrata come Regione all'interno della sperimentazione e questa sperimentazione ha poi portato una serie di criticità.
Su queste criticità credo che sia stato fatto un ottimo lavoro di riassunto da parte dell'associazione "La casa di sabbia" - che ringrazio davvero per il suo contributo sempre molto preciso e puntuale al dibattito - che ho elencato nell'iniziativa ma che vi elencherò in maniera analitica di seguito.
Le domande sono queste: "Chi entra e chi resta fuori? Il rischio del doppio binario". Questo chiaramente è fatto sulla base della delibera che la Giunta regionale ha pubblicato il 24 ottobre del 2025.
"La delibera dice che la sperimentazione deve guardare ai nuovi accessi, minori e giovani in uscita dalla scuola. E tutti gli altri? Si creerà una Valle d'Aosta a due velocità: chi ha il nuovo progetto di vita sperimentale e chi resta ancorato alle logiche assistenziali. Come garantire che i diritti fondamentali non dipendano dalla data in cui si presenta la domanda?".
Seconda domanda: "190 progetti in sette anni versus 4.000 persone. I conti non tornano. La Regione vanta l'esperienza della UVMD con 190 progetti dal 2018, parliamo di una media di 27 progetti l'anno. Con una platea potenziale di oltre 4.000 persone, a questo ritmo ci vorranno decenni per coprire tutti. La domanda è strutturale: avete assunto nuovo personale per potenziare le unità di valutazione? Perché, se le stesse persone che oggi faticano a gestire l'ordinario dovranno redigere progetti di vita complessi e personalizzati, il sistema collasserà, o peggio produrrà progetti fotocopia per sbrigare le pratiche".
Terza: "Perché 120 giorni quando l'Italia ne chiede 90? Il regolamento fissa in 120 giorni il tempo massimo per concludere la valutazione per l'elaborazione del progetto di vita, la norma nazionale punta a 90. Perché la Valle d'Aosta, Regione piccola, autonoma e socio-sanitariamente integrata, si prende un mese in più rispetto al resto d'Italia?".
Quarta: "Progetto di vita o lista della spesa? Il decreto legislativo 62/2024 dice che il progetto parte dai desideri e dalle aspettative della persona. In Valle d'Aosta troppo spesso il progetto è l'elenco di ciò che è disponibile: c'è posto al centro diurno il martedì. Il nuovo sistema ribalterà la logica? Se il progetto prevede un'attività che il servizio pubblico non offre, il budget coprirà l'acquisto di quel servizio sul mercato o resterà un desiderio scritto sulla carta?".
Quinta: "Centri diurni da non realizzare più? La riforma spinge per l'inclusione e il superamento dei luoghi segreganti. Giusto, ma oggi i centri diurni sono spesso l'unica risposta concreta per le famiglie dopo la fine della scuola. Se il progetto di vita riduce le ore del centro diurno, quali alternative concrete esistono oggi? Limitare o non potenziare i servizi attuali senza aver costruito una rete inclusiva sul territorio significa solo una cosa: rispedire le persone a casa, a carico esclusivo della famiglia".
Sesta: "Inclusione nelle valli, tra il dire e il fare c'è di mezzo il freddo. Parlare di vita nella comunità è facile in un convegno, è più difficile realizzarla in una vallata laterale tra fine autunno e la primavera, dove sono persistenti le barriere architettoniche, bagni inaccessibili e poche opportunità di accogliere chi ha una disabilità grave. Dove vanno a realizzare una vita di comunità nel quotidiano per le ore che non frequentano più il centro diurno? Perché non si citano gli esempi concreti già messi in pratica o in previsione di essere applicati in accordo con le famiglie?".
Settima: "Assistenti personali e l'obbligo di contribuire col 30%. Mancano i servizi pubblici per le persone con disabilità gravissima, definiti tali in base alla DGR n. 1524 del 2023, quindi la Regione eroga un contributo per assumere un assistente personale, ma: 1. trovare personale formato, specie per disabilità gravissime, a ore spezzate, è un'impresa impossibile; 2. chiedere alle famiglie di coprire il 30% della spesa indipendentemente dall'Isee è semplicemente ingiusto. Perché, se il servizio pubblico manca, la famiglia deve pagare di tasca propria per sopperire a una carenza dello Stato? Il decreto ministeriale 17/2025 parla di autogestione delle risorse, non di una tassa sulla mancanza dei servizi. La Regione dovrebbe chiedere perché pochissime famiglie - dagli ultimi dati condivisi sembrano meno di dieci - riescano ad assumere un assistente personale".
Ottava: "Liste d'attesa: la trasparenza dov'è? Se il progetto di vita è un livello essenziale delle prestazioni sociali, ovvero LEPS, non può essere soggetto a disponibilità di bilancio o a liste d'attesa indefinite. Il regolamento non chiarisce i criteri di priorità. Chi passa prima? Ci sarà un registro pubblico e trasparente dei tempi di attesa per accedere ai servizi? Senza dati certi, la personalizzazione rischia di diventare discrezionalità o favore".
Nona: "Budget di progetto: chi gestisce i soldi? Il regolamento richiama il budget di progetto e l'idea che possa essere anche autogestito, con obbligo di rendicontazione, ma qui serve chiarezza. Chi accompagna concretamente le famiglie, soprattutto quelle con disabilità gravissima o con caregiver anziani? Quali tutele per chi non è in grado di gestire burocrazia, ricevute e comunicazioni? Se non si struttura bene, il rischio è semplice: spostare l'onere amministrativo dal sistema pubblico alla persona con disabilità e alla sua famiglia, chiamandolo autodeterminazione".
Decima: "Una riforma arrivata a ridosso del voto: serve chiarezza sulla tempistica. Guardiamo il calendario, la deliberazione è stata approvata il 24 ottobre 2025, a elezioni regionali appena concluse e prima dell'insediamento della nuova Giunta. È legittimo chiedersi perché un atto destinato a incidere in modo significativo sul welfare valdostano sia stato adottato in questa finestra temporale, con un'amministrazione uscente in regime di prorogatio? È possibile che vi fossero ragioni tecniche e scadenze naturali da rispettare, proprio per questo riteniamo importante che vengano spiegate con chiarezza. Una maggiore trasparenza aiuterebbe anche a evitare fraintendimenti e a favorire un confronto pubblico e sereno, perché, su una riforma di questa portata, il dialogo con cittadini, famiglia e territori non è un optional".
Undicesima: "Dove sono i Comuni? Silenzio assordante sul CPEL.Il testo parla continuamente di territorio, ambienti distrettuali, prossimità, eppure manca un attore protagonista: il CPEL. È verosimile che una riforma che stravolge i servizi sociali territoriali non veda un coinvolgimento formale e strutturale di Sindaci e di Unités?".
Direi che questo è un importante elenco di criticità sul progetto e sul servizio, che sicuramente necessita di approfondimenti che probabilmente - adesso vedremo quali saranno le risposte - magari potrebbero essere fatti in Commissione in maniera più approfondita, ma riteniamo che forse almeno avere contezza del fatto che ci sia l'intenzione di rispondere puntualmente a queste criticità sia già un passo avanti.
Il passo successivo è quello del confronto, ovviamente. Confronto che, come sappiamo, è alla base di scelte politiche così rilevanti, soprattutto per la vita di persone che evidentemente hanno necessità di essere tutelate in maniera maggiore ma - almeno a leggere i rilievi che vengono fatti, una di queste domande verte esattamente su questo tema - il punto è che tutte le altre domande ovviamente nascono da un mancato confronto con le associazioni che si occupano o con chi rappresenta le famiglie.
È chiaro quindi che questo elenco di domande, che io ho ritenuto assolutamente opportune e centrate, hanno necessità di una risposta. Con questa interpellanza, Assessore, le chiediamo se sia intenzione fornire una risposta puntuale alle criticità sollevate. Ovviamente la domanda in sottotesto - guardando il Presidente della V Commissione e guardando i colleghi che si interessano al tema - è la necessità di portare tutto quanto in Commissione e di confrontarci ovviamente con le associazioni che rappresentano le persone in oggetto.
Dalle ore 11:35 assume la Presidenza il presidente Aggravi
Aggravi (Presidente) -La parola all'assessore Marzi.
Marzi (CA) -Partiamo subito nel rispondere al quesito posto, rassicurando sul fatto che consideriamo con attenzione le osservazioni dell'associazione che attengono ai temi salienti della riforma, che sono stati e saranno affrontati insieme a tutte le associazioni di riferimento. È importante fare attenzione al "sono stati".
Le osservazioni e le proposte che da queste perverranno nel percorso di condivisione che abbiamo già avviato nel 2025 risultano fondamentali, sia per la revisione della legge regionale n. 14 del 2008, sia per affrontare al meglio e insieme le fasi della sperimentazione. Ricordiamo che la legge valdostana sulle persone con disabilità è del 2008. Era già intenzione della scorsa legislatura, del governo, intervenire in modifica della n. 14 del 2008, il fatto che si sia arrivati a dover recepire la ottima riforma della ministra Locatelli ha fatto sì che la modifica della n. 14 si incardinasse sulla presa d'atto della riforma stessa.
Come dichiarato dall'associazione stessa, le osservazioni sulla riforma sono state pubblicate con un fine propositivo, con l'obiettivo di approfondire e condividere il tema. È un atteggiamento che comprendiamo, in quanto deriva dalle comprensibili preoccupazioni che inevitabilmente genera una riforma di tale portata sul tema dei diritti delle persone con disabilità.
Emerge inoltre la riflessione di fondo dell'associazione, la quale si chiede se sia davvero giusta la direzione che la riforma sta prendendo, in particolare se sia realmente utile abbandonare il modello che si fonda oggi sul servizio dei centri educativi, orientandosi sostanzialmente sul budget di progetto autogestito.
Il dubbio dell'associazione è che questo nuovo modello, che prevede di assegnare alla famiglia risorse utili alla gestione del progetto di vita, potrebbe nella realtà non realizzare comunque un'effettiva autodeterminazione della persona.
I centri diurni rivolti a persone con disabilità psichica e fisica perseguono la valorizzazione del ruolo attivo delle persone e l'integrazione sociale. Tali servizi non vanno certamente abbandonati, ma integrati con le nuove prospettive di sostegno e intervento personalizzate e prospettate dalla riforma stessa.
È utile in tal senso precisare che è proprio con la sperimentazione da lei richiamata che si terranno approfondimenti e valutazioni anche su quanto evidenziato - sperimentazione che, tra l'altro, è in corso - determinando quindi le necessarie analisi dei fabbisogni reali e necessari per poter costruire i nuovi interventi e i nuovi servizi previsti dalla riforma stessa.
È già in programmazione per il prossimo mese di marzo un incontro con i soggetti interessati alle sperimentazioni, comprese naturalmente le associazioni, sulla base dei primi dati disponibili sull'avvio della sperimentazione.
In realtà sono tanti gli interrogativi che si pongono trasversalmente, sia ai destinatari della riforma, quindi le persone con disabilità e le loro famiglie, sia a coloro che hanno il compito e la responsabilità di declinare e promuovere il cambiamento culturale della riforma stessa, quindi le istituzioni e tutti gli attori che, a livello culturale, sociale ed economico, ne sono interessati sull'intero territorio nazionale.
Come abbiamo già più volte affermato, la ministra Locatelli ha il merito indiscusso di aver varato una riforma epocale. Ha di fatto cambiato letteralmente il paradigma, ponendo la persona al centro delle politiche, partendo dai Ministeri e dalle Regioni, sino ad arrivare al coinvolgimento sul territorio dei Comuni e di tutti gli enti che sostanzialmente si occupano di regolare e proporre servizi e interventi alla persona stessa.
La disabilità oggi non è più un tema settoriale, ma trasversale, in cui ogni istituzione, e quindi anche ogni assessorato, ogni ufficio preposto, a ogni livello di governo e amministrazione, partecipa attivamente, per quanto di sua competenza e responsabilità, a questo cambiamento, tutti operando, quindi, per rimuovere e annullare ogni tipo di barriera che possa rappresentare un ostacolo e garantendo a ogni persona pari accessibilità e opportunità in ogni ambito della propria vita.
In buona sostanza viene chiesto a Regioni e a Comuni di adeguare le proprie procedure e competenze e di strutturarsi per essere in grado di interpretare e di concretizzare al meglio l'applicazione della riforma sul territorio.
È evidente che questo rilevante sforzo organizzativo e amministrativo fa porre interrogativi, dubbi e domande, soprattutto nelle realtà in cui a oggi non è ancora stata strutturata la valutazione multidimensionale e, in generale, rispetto alla mancanza, per le figure del caregiver e degli assistenti personali, di punti fermi che a livello legislativo assicurino le necessarie tutele e conciliazioni in ambito lavorativo.
Da parte nostra, siamo impegnati da un lato per mettere a frutto le esperienze già maturate storicamente con l'UVMDi - ufficio, questo, che ringraziamo sentitamente per il lavoro svolto sinora, sia a livello quantitativo che a livello qualitativo, ricordiamoci che la Regione autonoma Valle d'Aosta è stata una delle pochissime Regioni, se non la sola, fin dal 2018 ad aver istituito una struttura come l'UVMDi - e quindi l'elaborazione dei progetti di vita; questo è un tema che dimostra in maniera palese che, ben prima di questo ultimo step in termini di riforma, la Valle d'Aosta già aveva iniziato un approccio multidimensionale per l'elaborazione dei progetti di vita, e.dall'altro, naturalmente nel proseguire il percorso di condivisione che abbiamo già intrapreso, anche nelle sedi di concertazione, quali la cabina di regia e il tavolo tecnico politico, istituiti proprio per lavorare insieme alla revisione della legge attuale, cioè la n. 14, in materia di disabilità e naturalmente ora anche per la sperimentazione.
All'interno di un percorso che a livello regionale era già in corso, proprio per la riforma della n. 14, sulla quale si è innestata la riforma, si è anche innestata, all'interno di un tavolo condiviso, la sperimentazione dell'autunno 2025.
Entriamo quindi ora sinteticamente, punto per punto, nel merito, sia del lavoro che abbiamo avviato già nella scorsa legislatura, di riforma della legge regionale n. 14 del 2008, sia rispetto alla sperimentazione avviata sulla base delle disposizioni quali date dal Ministero, con il quale il confronto è continuo.
Riepiloghiamo quindi l'importante lavoro portato avanti nel 2025 dagli uffici di riferimento assieme alle associazioni.
Nel mese di febbraio si sono avviati i lavori del tavolo di lavoro tecnico-politico e della cabina di regia a composizione tecnica, istituiti con la delibera n. 1086 del 2024.
Il 3 aprile 2025 si è riunita la cabina di regia per la presentazione, nell'ambito di un processo di revisione partecipato, del metodo scelto per l'elaborazione di un primo testo di revisione della legge n. 14 del 2008.
Il 3 luglio del 2025 si è tenuto il primo incontro con tutti i soggetti del terzo settore, a cui sono seguiti altri due incontri che hanno portato alla redazione di un documento che verrà sottoposto alla cabina di regia, che vede il recepimento di gran parte delle proposte pervenute dalle associazioni partecipanti, compresa ovviamente anche l'associazione di cui il collega Manfrin ha parlato, quindi "La casa di sabbia". Il tavolo interistituzionale, insieme al piano di zona, sarà la sede nella quale si procederà alla co-programmazione degli interventi a favore delle persone con disabilità, partendo dall'analisi dell'esistente e dall'esito della sperimentazione.
Il piano di zona dovrà inoltre riprogrammare i servizi e gli interventi regionali sulla base delle nuove finalità individuate dalla riforma e dei nuovi fabbisogni che emergeranno dalle sperimentazioni in corso.
I progetti dovranno essere strutturati nel dare, da un lato, la necessaria stabilità, dall'altro la giusta flessibilità che un progetto di vita inevitabilmente richiede, tenendo conto anche degli interventi individualizzati per il servizio di accompagnamento e gli assistenti personali che sono previsti dalla legge n. 23 del 2010. Siamo una delle poche Regioni a intervenire in tal senso.
Nel 2025 sono stati attivati nuovi servizi a fianco dell'importante e strutturata offerta dell'Assessorato, che conta le strutture residenziali, i centri educativi, i servizi integrati di ippoterapia e acquaticità, passando anche per i nuovi progetti in essere. Si è attivata inoltre la sperimentazione del servizio del sollievo, attesa da tempo, e in collaborazione con l'azienda USL si è definito e concretamente avviato all'interno del Parini il progetto DAMA, che appunto migliora l'accessibilità alla struttura del Parini stesso.
Con l'Assessorato del collega Bertschy, che ringrazio, si sono attivati i laboratori occupazionali e gli spazi di opportunità in VdA e si è concesso all'azienda USL, a titolo gratuito, il piano superiore del CEAdi Gressan per la realizzazione del Centro unico per la presa in carico di giovani con disturbo dello spettro autistico e delle loro famiglie.
Si sono inoltre attivate, in collaborazione con i Comuni di Aosta e di Saint-Marcel, le due sperimentazioni per i progetti di vita autonoma abitativa.
A dicembre del 2025 si è concluso l'appalto per l'educativa territoriale, con l'avvio del servizio a partire dal mese di febbraio del 2026. Inoltre, si è realizzato quanto proposto dagli altri Assessorati nell'ambito dei trasporti, del sostegno scolastico, dell'accessibilità sportiva e turistica, e il rispetto della gestione delle diverse situazioni di emergenza in presenza di persone con disabilità, proprio in una logica che vede la persona al centro e l'obbligo, da parte degli uffici, di risolvere per le proprie competenze le barriere che le persone con disabilità incontrano nella propria quotidianità.
La sperimentazione ha proprio lo scopo di definire i reali fabbisogni che realisticamente non possono fare riferimento al macro-dato generale delle circa 4.000 persone con disabilità. Anche in vista di una crescita delle richieste, va considerato che la base di partenza vede oggi 205 progetti di vita realizzati, con 18 richieste in via di soddisfazione che saranno prese in carico e 2 sole nuove richieste presentate nel 2026.
Rispetto alle liste d'attesa, il Coordinamento disabilità, quello che una volta era l'UVMDi, ha criteri predefiniti con punteggi in base a specifica griglia compilata. Ai fattori di gravità della persona, del contesto e della presenza dei servizi frequentati, corrisponde un punteggio che è incrementato ogni anno in base all'anzianità della domanda. Il Coordinamento disabilità - l'ex UVMDi - ha chiarezza di quanti posti sono disponibili in ogni servizio presente e ha gestito con equità gli inserimenti in base alle proposte di allora.
La sperimentazione serve infatti proprio ad approfondire e valutare anche gli aspetti evidenziati in questa interpellanza - e in quella successiva dei colleghi del gruppo AVS - e verrà svolta in collaborazione con tutti coloro che nella nostra Regione sono coinvolti sul tema.
Il lavoro, tra l'altro, si sviluppa secondo le indicazioni del Ministero, che ha opportunamente e funzionalmente incentrato questa prima fase della riforma sulla formazione degli operatori sul territorio, con l'obiettivo di individuare la migliore applicazione della riforma rispetto alle specificità e diverse esigenze dei territori.
Siamo certi che l'associazione abbia avuto la possibilità, altrimenti l'avrà, di rappresentare lo stesso tipo di domande anche nel tavolo a cui partecipa e al quale ha già avuto l'occasione di partecipare in più occasioni; e, allo stesso tempo, è assolutamente importante capire che una sperimentazione nazionale - e poi mi taccio - sconta anche le varie situazioni presenti a livello nazionale. La situazione della Valle d'Aosta, da questo punto di vista, era avanti rispetto ai progetti di vita individuale. Tantissime Regioni italiane non avevano mai fatto neanche un progetto di vita individuale.
Presidente -Per la replica, la parola al collega Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) -Grazie, Assessore, per le sue risposte. Mi corre l'obbligo, anzi, il piacere di dire che queste domande, queste criticità che sono state formulate, sono state condivise anche dalla dottoressa Matilde Leonardi, che è un medico neurologo del Besta ed è direttore dell'unità di Neurologia, sanità pubblica e disabilità del Besta, quindi sicuramente non una persona di secondo piano, che peraltro la stessa dottoressa ha preso ad esempio per estenderle, ovviamente, anche come benchmark ad altre Regioni.
Io ringrazio, poi analizzerò punto per punto le risposte che ha fornito e spero che ci possa essere un momento di confronto in Commissione. L'unico punto e l'unico rilievo che mi permetto di farle in questo momento, Assessore, è questo: lei ha detto che l'incontro con le associazioni "si farà". Ci fa molto piacere, però se l'incontro fosse stato fatto prima di questa delibera, probabilmente alcune criticità che ci sono, molti interrogativi che vengono riportati, dove non c'è chiarezza rispetto ad alcuni temi, se fosse stato fatto prima magari qualche interrogativo avrebbe trovato risposta già in nuce.
In ogni caso, ovviamente la ringrazio per la sua risposta, analizzeremo quello che ci ha detto e ci auguriamo di poterlo analizzare anche alla luce dei portatori d'interesse.
