Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 137 del 14 gennaio 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 137/XVII - Interrogazione: "Informazioni riguardo alle liste di attesa per interventi chirurgici nella sanità regionale".

Aggravi (Presidente) -Detto questo, passerei al punto 16 all'ordine del giorno. Per la risposta, la parola all'assessore Marzi.

Marzi (CA) -Richiamiamo sinteticamente e nuovamente le azioni intraprese a livello operativo-gestionali, sì, sono aumentate le ore di attività in sala operatoria. Si è attivata un'ulteriore sala operatoria dedicata all'attività di urgenza che ha consentito di potenziare gli interventi non urgenti già programmati. Si sono poste in essere azioni di costante e continuo monitoraggio delle liste di attesa chirurgica. Per una più efficace gestione delle liste stesse, secondo le indicazioni date dall'Assessorato, si sono centralizzate presso la Direzione medica di presidio, che è la struttura che sovrintende all'attività ospedaliera della sanità pubblica, tutte le attività di pre-ricovero relative agli interventi programmati, così da avere una regia unica anche su questo tipo di attività.

La clinica di Saint-Pierre è stata temporaneamente accreditata grazie alla legge regionale 27/2023 a eseguire interventi di chirurgia generale di bassa e media complessità e non solo quindi di mono specialistica ortopedica, come era precedentemente, contribuendo così a sgravare soprattutto la chirurgia generale, che è la specialità che rappresenta la maggior criticità rispetto alle liste di attesa chirurgica. Presso la clinica di Saint-Pierre è stato smaltito un buon numero di interventi di chirurgia ortopedica. Nel 2025 sono state 2.680 le persone dichiarate idonee a un intervento e quindi inserite in liste di attesa, mentre sono 1.833 le persone in attesa dagli anni precedenti. La disciplina con attese da più tempo e con il maggior numero di pazienti in lista stessa, come appena richiamato, è quella di chirurgia generale, in quanto la stessa comprende una casistica più ampia e differenziata rispetto alle altre discipline chirurgiche, che, di fatto, spesso sono mono specialistiche.

Confermiamo che il 7.6% dei pazienti è inserito in lista da oltre tre anni, principalmente appunto in chirurgia generale, questo naturalmente è anche legato a criteri di urgenza-emergenza più bassi rispetto agli interventi che nel frattempo vengono eseguiti. Seguono, con numerosità naturalmente più esigue, tornando alle specialità: urologia, ortopedia, otorino, chirurgia vascolare, toracica e odontoiatrica. Nonostante le cause differiscano per peculiarità proprie di ogni disciplina, sono due i frangenti di difficoltà che accomunano in tutte le specialità l'attesa che oggi registriamo: il primo è legato ancora alla pandemia e all'esigenza contingente che ha comportato di dover sottrarre posti letto alle discipline chirurgiche specialistiche per potenziare naturalmente il reparto Covid. Il problema è che, una volta terminata la pandemia stessa, disponendo di un unico Ospedale, sul nostro territorio regionale non si è potuto redistribuire le attività di smaltimento delle liste di attesa chirurgiche su altre strutture, come invece è stato possibile in tutte le altre Regioni d'Italia che naturalmente dispongono di più strutture sanitarie. Il secondo attiene al noto e ampiamente richiamato tema della carenza di personale dedicato, nel caso specifico ancor più quello infermieristico rispetto a quello medico, che ha penalizzato la disponibilità di sale operatorie di alcune discipline. Negli ultimi due anni, tra l'altro, la richiesta da parte dei laureati in medicina di partecipare a specialità di natura chirurgica è in calo di oltre il 50%. Senza un'adeguata assistenza in sala non vi sono infatti le condizioni di sicurezza né in sala operatoria, né per trasferire poi successivamente in reparto il paziente operato per la degenzapostintervento. Il numero di pazienti inseriti in lista d'attesa risulta superiore alla fisiologica capacità di effettuare gli interventi chirurgici, determinata, come detto, dalla disponibilità di personale e quindi di sale operatorie. Infine è da evidenziare che la possibilità di garantire il recupero di pazienti con attese maggiori è condizionata dalla contemporanea esigenza di soddisfare prioritariamente i nuovi interventi chirurgici che hanno carattere di urgenza o caratteristiche tali da non poter essere procrastinate nel tempo, un esempio per tutti è il dato degli interventi traumatologici di questo periodo, che sarà anche oggetto di iniziative durante il dibattito in aula.

Presidente -Per la replica, la parola alla collega Minelli.

Minelli (AVS) -Grazie Assessore. Le chiedo poi cortesemente se può fornirmi copia della risposta perché non ho preso tutti i dati, altrimenti andrò a riascoltare la registrazione.

Siamo tornati sul tema delle liste d'attesa, che avevamo già affrontato peraltro, ma in un'altra dimensione, cioè quella delle prestazioni diagnostiche; qui invece abbiamo parlato di interventi chirurgici perché ci sono pervenute segnalazioni di attese molto, molto lunghe e, secondo quanto ci è stato riportato, anche di tre o quattro anni, ma lei ha confermato poc'anzi che il 7,6% dei pazienti è effettivamente in lista di attesa in chirurgia generale da oltre tre anni.

Avevamo letto poi diversi articoli anche quest'estate in cui si citavano i numeri degli interventi chirurgici, che sono aumentati dopo la pandemia, lei lo conferma adesso: 4 mila in più circa dal 2022 al 2024 e questo è sicuramente positivo. Siamo anche consapevoli dello sforzo che stanno facendo gli operatori sanitari tutti per migliorare la situazione della nostra sanità. Però sentire che a inizio 2026 abbiamo ancora una situazione che è conseguente al periodo della pandemia, che, come ricordiamo, è stata nel 2020-2021 e poi certo gli strascichi si sono protratti...però siamo a quattro anni dall'inizio della pandemia…! Quindi questo ci preoccupa molto ed è anche una delle motivazioni - quella di cercare di capire le cause dell'attesa - per cui avevamo fatto la domanda. La carenza dei medici e del personale infermieristico è una cosa che conosciamo e che continua a essere un problema, una spina nel fianco direi non solo per la Valle d'Aosta, ma per tutti e su questo bisognerà fare degli ulteriori sforzi per trovare delle soluzioni per migliorare l'attrattivitàchez nous. Certo è che tre anni per un'ernia o quattro per una colecistectomia sono obiettivamente tanti e incidono sicuramente sulla qualità della vita delle persone, come credo possiamo immaginare tutti quanti.

Aggiungo anche una cosa: una delle segnalazioni è pervenuta da una paziente oncologica per una neoplasia che ha un'altra origine, non c'entra con l'intervento che deve fare, per cui è in lista d'attesa, ma costituisce ovviamente per questa persona un'ulteriore difficoltà per la sua salute, anche perché si chiede se fra tre o quattro anni, quattro nel suo caso, sarà ancora qui per fare l'intervento di cui ha bisogno.

Lei mi ha evidenziato alcune delle cause di queste tempistiche, che sono abnormi, e quanto si sta facendo per migliorare la situazione, però mi sembra di capire che le misure adottate, pur importanti e necessarie, siano comunque parziali e che non ci saranno in tempi brevi dei miglioramenti significativi per alcuni degli interventi in particolare.

Una delle cose che mi chiedo, anche perché questa è una voce, e appunto la prendo come una voce che mi è arrivata, è che questi ritardi potrebbero, me lo chiedo, trovare anche riscontro in una situazione, cioè che molti degli interventi che vengono fatti di chirurgia, chiamiamola così ordinaria e non urgente, riguardino pazienti che vengono operati qui da noi in quanto seguiti privatamente fuori Valle da professionisti che operano nelle nostre strutture. Non so se è così, è un'ipotesi che ci è stata prospettata, ma che lei non ha citato, quindi immagino che non corrisponda al vero, però forse sarebbe utile anche cercare di capire se invece corrisponde a verità.

Credo che le risposte stesse che lei ha dato in aula dovrebbero essere magari spiegate in maniera pubblica, già questa discussione è un modo per spiegarle pubblicamente, anche chiarendo i motivi - e ci sono, lo so che ci sono - per cui un paziente oncologico per un intervento ordinario non ha una precedenza perché si seguono delle altre procedure.

Sulla questione invece poi delle liste di attesa per gli esami diagnostici di cui ci eravamo già occupati - e ricordo che avevamo anche detto che era un problema per chi rinunciava a fare un esame fuori Valle perché non rimaneva poi nelle liste ma veniva cancellato - ho fatto invece l'esperienza di andare fuori Valle, però poi, se vuole, le racconto la mia personale odissea per riuscire a fare una risonanza magnetica urgente.