Oggetto del Consiglio n. 110 del 16 dicembre 2025 - Resoconto
OGGETTO N. 110/XVII - Inizio della discussione generale congiunta sulle relazioni della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, sul DEFR per il triennio 2026-2028, sul D.L. n. 2 (Legge di stabilità regionale per il triennio 2026/2028) e sul D.L. n. 3 (Bilancio di previsione finanziario per il triennio 2026-2028).
Aggravi (Presidente) -Alla presenza di 32 colleghi riprendiamo i lavori del Consiglio trattando in discussione generale congiunta i punti che vanno dal 5.01 al 5.06 e i punti 6.01, 6.02 e 6.03.
Ricordo ai colleghi che per le ore 12:00 è fissato il deposito degli emendamenti che non devono essere corredati di parere di compatibilità finanziaria. Ricordo anche parimenti ai colleghi il deposito degli ordini del giorno, che, è vero, si possono depositare sino al termine della discussione generale, ma, considerati i tempi, le tempistiche di elaborazione e anche l'organizzazione dei lavori, parlo in particolare delle notturne e quindi delle decisioni che dovranno essere prese in Conferenza dei Capigruppo, vi invito ovviamente al loro deposito, in maniera da avere un quadro chiaro per poter poi riunire la Capigruppo e organizzare i lavori secondo la convocazione.
La discussione generale è aperta. Ha chiesto la parola la collega Minelli, ne ha facoltà.
Minelli (AVS) -Nuovo DEFR, nuova manovra di bilancio, ma le impostazioni che constatiamo e i rilievi che si possono fare rimangono in gran parte gli stessi degli anni passati. Il dato di fondo, secondo noi, è costituito da una mancanza di visione di programmazione per cui DEFR e i bilanci di previsione si limitano sostanzialmente a una descrizione di quello che l'Amministrazione regionale sta facendo senza una proiezione sul futuro che sia di carattere strategico. È un fatto che rileviamo come negativo anche e soprattutto perché la Regione Valle d'Aosta ha una grande disponibilità di risorse finanziarie, obiettivamente più delle altre Regioni italiane, quindi si potrebbero fare scelte maggiormente incisive. Faccio un solo esempio: il Piemonte ha un bilancio che, se viene considerato pro capite, è di circa 5 mila euro a cittadino; noi abbiamo un bilancio che pro capite è di 16 mila euro, più di tre volte superiore. Ho visto i dati pubblicati dall'Istat riguardo al consuntivo 2023 delle entrate di ogni Regione, per noi era di 14.621 pro capite, per il Piemonte di 3.672, Lombardia 3.315 e per la maggioranza delle Regioni, quindici, era compreso tra 3 mila e 5 mila.
È sicuramente vero che noi sosteniamo delle spese molto più ampie, maggiori del Piemonte, ma le possibilità di spesa e i margini di scelta nella spesa sono più ampi; anche per questo bisognerebbe, a nostro avviso, selezionare e programmare di più e non, come abbiamo visto in passato - ed è accaduto più volte - distribuire delle risorse anche a pioggia e, per programmare, il ruolo del Documento di economia e finanza regionale sarebbe fondamentale. Quest'anno invece ci troviamo di fronte a un DEFR che viene definito anche lui tecnico, che non si capisce bene che cosa significhi.
Alla fine del 2024, quando vennero discussi DEFR e bilancio 2025-2027, si disse che, essendo documenti di fine legislatura, non ci poteva essere un grande respiro, un orizzonte vasto, perché non si potevano ipotecare scelte che avrebbero dovuto riguardare la nuova Amministrazione nata dalle elezioni. Oggi, che siamo a inizio legislatura, si dice che questa mancanza di orizzonte del respiro deriva dal fatto che esaminiamo dei documenti prevalentemente tecnici predisposti prima della fine della legislatura ma, volendo, si poteva fare anche diversamente, come era accaduto a fine 2020, quando con una delibera del Consiglio regionale si prorogò il DEFR esistente e a inizio aprile 2021, il 9 aprile, si approvò il nuovo DEFR predisposto dal Governo nato dalle elezioni di settembre.
Il problema di fondo, in realtà, è un altro: è che non sono i documenti tecnici, ma la cronica refrattarietà dei Governi, praticamente fin qua tutti o quasi a guida unionista, nel programmare, è la perdurante volontà di adattarsi alle circostanze senza avere una visione complessiva.
Le considerazioni che farò riguardano principalmente quindi il DEFR da cui discende il bilancio che quest'anno, più che mai, ce lo avete detto in tutte le maniere, è tecnico, quindi risulterà blindato.
Fino al 2017 il DEFR non esisteva, è stato introdotto allora in ottemperanza a una saggia normativa statale, ma qui non è mai stato considerato come un'occasione di programmazione, è stato sempre visto come un documento burocratico da redigere perché obbligatorio. Il DEFR valdostano non ha praticamente mai svolto le sue funzioni programmatorie, non è nemmeno stato approvato con la tempistica giusta all'inizio dell'estate, facendo veramente in modo che contenesse le scelte essenziali della politica regionale su cui poi basare la stesura del bilancio di previsione triennale.
Dal 2017 al 2022 è sempre stato approvato contestualmente al bilancio, con effetti programmatori e di indirizzo pressoché nulli, sono delle cose risapute che abbiamo ribadito tutti gli anni. Ad onor del vero, però, due anni fa, nel 2023, c'era stato un abbozzo di nuova impostazione che consisteva nel distinguere fra gli obiettivi strategici aggiornati, cioè senza modifiche sostanziali rispetto agli anni precedenti e gli obiettivi nuovi accompagnati da una scheda che quantificava gli oneri derivanti da ognuno di essi, un'impostazione condivisibile. Nel DEFR 2024-2026 erano dunque indicati 47 obiettivi strategici, di cui 11 nuovi. Ma poi cosa è successo? Nel DEFR 2025-2027 gli obiettivi strategici sono scesi a 44, tre in meno, di cui solo due nuovi, adesso gli obiettivi scendono ulteriormente a 40 e non ce n'è nemmeno uno nuovo, solo l'aggiornamento dei precedenti. Non c'è quindi da stupirsi più di tanto, anche se io l'avevo fatto, che nell'ordine del giorno per le audizioni dei componenti della Giunta il DEFR non comparisse neppure fra gli oggetti da esaminare, è stato derubricato a un documento irrilevante.
Entrando nel merito dei contenuti, ci sono altre considerazioni che si possono fare, soprattutto sulla sezione terza, quella appunto degli obiettivi, e sulla quarta, le linee di indirizzo sulle società controllate dalla Regione. Il primo obiettivo strategico lo troviamo a pagina 92: "Armonizzazione del quadro normativo" relativo ai segretari comunali. Indubbiamente è un aspetto importante, ma - ed è un'osservazione che ho già anche avuto modo di fare - considerare l'inquadramento dei segretari come un obiettivo strategico mi pare eccessivo, perché strategico sarebbe un'altra cosa, strategico sarebbe l'obiettivo di una riforma dell'intero sistema degli Enti locali, questo sì, ma non compare. Quest'obiettivo sui segretari si trascina da molti anni senza risultati significativi, è presente fin dal 2022 più o meno uguale, quindi è una questione affrontata mai però in modo compiuto e soprattutto risolta, quindi questo primo dei 40 non mi sembra particolarmente qualificante, ma anche molti degli altri 39 hanno la stessa cifra di qualità, sono cioè sì delle questioni da affrontare, ma che, dal punto di vista strategico, forse non hanno tutta quella rilevanza. Viceversa mancano veri obiettivi strategici, faccio degli altri esempi: oltre all'organica riforma degli Enti locali che ho citato, dovrebbe esserci l'autonomia energetica collegata alla strategiaFossil Fuel Free, ma non c'è, così come non compaiono come strategici la mobilità sostenibile, la gestione dei rifiuti in ottica rifiuti zero, il rilancio della sanità pubblica, il robusto contrasto all'abbandono scolastico e alla povertà, il potenziamento dell'edilizia residenziale pubblica, lagovernancedella Regione e la legge elettorale regionale e poi se ne potrebbero citare altri. Questi, secondo noi, dovrebbero essere gli obiettivi strategici, ma nel DEFR non li vediamo.
Vengo invece ai temi che ci sono e su cui credo sia opportuno soffermarsi seguendo l'ordine dell'esposizione del documento e partendo dalle materie di competenza del Presidente della Regione. Ci sono due aspetti che vorrei sottolineare: il primo è la questione del Casinò, del suo ruolo e del suo assetto. In sostanza il documento dice due cose: ritornare a una gestione privata, far crescere ulteriormente la Casa da gioco. Io non ho sentito nell'illustrazione dei documenti di bilancio una riflessione specifica su questo punto, anche alla luce di quello che sta succedendo dell'inchiesta coordinata dalla Procura, da cui è emerso che il Casinò veniva utilizzato come una lavatrice di denaro sporco grazie anche a coinvolgimenti di Dirigenti della Casa da gioco. Questa è una cosa che purtroppo è successa anche in passato, direi anzi che è un fenomeno cronicamente legato al concetto stesso di Casa da gioco, di una realtà dove si pratica il gioco d'azzardo. Qualsiasi scelta gestionale deve anzitutto porsi l'obiettivo di rendere più efficaci i controlli e io spero che quest'aspetto sia affrontato nello studio sulle modalità di gestione del Casinò affidato a Finaosta. Inoltre noi non condividiamo l'idea espressa dal documento di far crescere ulteriormente il Casinò, non è una scelta opportuna, secondo noi, per la comunità valdostana. La Casa da gioco era stata concepita al momento della sua apertura come uno strumento della società di incremento turistico della Valle d'Aosta, la SITAV, oggi che abbiamo un Hotel Billia che funziona e ha una sua attrattività e autonomia finanziaria, come è emerso anche recentemente, dovremmo tornare a quella visione e con una Casa da gioco più piccola, non più grande, mirare a più ospitalità alberghiera, meno gioco d'azzardo, non il contrario.
Per quanto riguarda il Tunnel del Monte Bianco, la proposta del DEFR di raddoppiarlo, dicendo nello stesso tempo che non bisogna ampliare il numero dei passaggi, è fortemente contraddittoria ed è anche strategicamente sbagliata. L'Unione europea raccomanda di trasferire il traffico merci attraverso le Alpi dalla strada alle rotaie, e per questo finanzia la realizzazione di importanti trasversali ferroviari, e noi qui dovremmo invece andare a incrementare la capacità di traffico del Tunnel del Monte Bianco. Noi abbiamo una visione su questo diversa, riteniamo che i mezzi per il trasporto di merci che non abbiano origine o destinazioni in Valle d'Aosta non debbano passare attraverso la nostra valle e in nessuna valle alpina.
Sulla limitazione di transito dei TIR, se ci fosse la volontà politica, si potrebbe agire subito, come succede altrove nell'arco alpino e sarebbe un bene per l'intera nostra regione.
Per il settore dello sviluppo economico, nel DEFR si afferma la necessità di potenziare le attività industriali esistenti, ma non c'è nessun riferimento esplicito alla nostra più importante industria: la Cogne, che è la principale azienda valdostana sia sotto l'aspetto economico, principale esportatrice di prodotti, sia sotto l'aspetto occupazionale.
Quest'anno, lo sappiamo, anche a seguito dei dazi imposti dagli Stati Uniti, la Cogne ha incontrato difficoltà e ha dovuto ricorrere a periodi di cassa integrazione; è una situazione delicata che va monitorata attentamente, ma c'è anche un altro aspetto che riguarda direttamente la Regione ed è la sfida che l'azienda deve affrontare per la decarbonizzazione complessiva della sua attività produttiva visto che attualmente utilizza prevalentemente combustibili fossili. Per decarbonizzare, è necessario l'uso esteso dell'idrogeno verde, siamo d'accordo, e diventa quindi rilevante il ruolo della Regione nell'azione per favorire la realizzazione di un'adeguata infrastruttura a ridosso dello stabilimento in grado di produrre e distribuire idrogeno.
Per un'industria energivora come CAS l'idrogeno verde è assolutamente opportuno, ma l'intervento che è finora stato previsto, il progetto di produzione dell'idrogeno con fondi PNRR, è del tutto insufficiente e può coprire solo una minima parte del fabbisogno. Occorre quindi ripensare anche l'impostazione della Regione su questo tema.
L'obiettivo strategico al punto 7 dell'Assessorato dello sviluppo economico, che ne sostiene l'utilizzo per gli autobus del trasporto pubblico locale, è da rivedere radicalmente.
Voi avete prima voluto approvare una legge: la 18/2021, assurda, frutto di una proposta che propugnava l'alternativa dell'idrogeno all'elettrificazione della tratta ferroviaria Ivrea/Aosta quando era appena stata decretata, poi ci si è buttati sui fondi PNRR sostenendo il progetto di CVA per un centro di produzione di idrogeno a Châtillon da usare per gli autobus urbani, a partire da quelli che avrebbero dovuto essere comperati dal Comune di Aosta, ma sappiamo come è andata. È quindi un fallimento di prospettiva, tanto che lo stesso DEFR, a pagina 112, è costretto ad ammettere: "Il mercato non è maturo per l'immediata attuazione della mobilità di idrogeno nel settore del trasporto pubblico" e viene traslato più avanti. La stessa cosa era scritta anche l'anno scorso e perseverare su questa strada quando non si sa come utilizzare quella produzione destinata a quello, a nostro avviso, è assurdo. Bisognerebbe invece implementare il progetto della Cogne e valutare il trasferimento ad Aosta di quello che è previsto a Châtillon.
Nel settore della mobilità faccio tre osservazioni: sul treno, sugli autobus e sul piano regionale dei trasporti.
Sul trasporto ferroviario il DEFR ricorda a pagina 105 che a dicembre 2026 è prevista la riapertura della tratta Ivrea/Aosta elettrificata, speriamo che sia esattamente così, noi confidiamo, abbiamo sentito gli ultimi sviluppi. Tre anni di chiusura hanno permesso di realizzare i lavori con grande comodità; dobbiamo monitorare i prossimi mesi affinché non ci sia nessun slittamento nei tempi, non sarebbe giustificabile e questo è un punto su cui credo che tutti possiamo concordare. Mi trovo invece molto meno concorde a qualche altro aspetto della politica ferroviaria.
Noi diciamo da tempo - e abbiamo presentato su questo tema anche delle mozioni che non sono state accolte - che, per aumentare la capacità e velocità dei collegamenti ferroviari, bisogna innanzitutto raddoppiare la tratta Ivrea/Chivasso, perché il binario unico da Ivrea a Chivasso penalizza l'utenza valdostana e quella canavesana diretta a Torino. Su quest'aspetto però le affermazioni del DEFR non sono convincenti, abbiamo sollecitato in passato - e lo faremo ancora - decisioni sul raddoppio di quella tratta, fra l'altro, il presidente della Regione Piemonte, Cirio, è anche vicesegretario di Forza Italia e quindi credo che, sulla base della recente intesa Union Valdôtaine e Forza Italia, sarà sicuramente in prima linea a sostenere un raddoppio che serve innanzitutto al Piemonte, ma che è molto utile anche per noi. Aspettiamo i risultati e i frutti di questo accordo.
Sull'Aosta/Pré-Saint-Didier c'è un silenzio totale nel DEFR, un silenzio che nasconde in realtà un orientamento che avete già espresso in altri documenti. Nel 2015 avete deciso di chiudere la linea sostenendo che si trattava solo di sospensione provvisoria. Sono passati dieci anni e la manutenzione non è stata fatta, la linea si è in parte degradata e ora vorreste spianare tutto anche se non lo dite apertamente. Per noi invece la linea dovrebbe essere ammodernata, elettrificata e riaperta, garantendo la continuità dell'asse ferroviario da Pont-Saint-Martin all'alta Valle e per il trasporto pubblico.
Per quanto riguarda ancora il trasporto pubblico, ma con autobus, nel DEFR si indica come priorità a pagina 105 il nuovo appalto, in base alla legge regionale che lo disciplina, è decennale e quindi è l'occasione buona per fare un bel passo avanti su alcuni aspetti cruciali, assegnando l'appalto sulla base di nuove regole che potrebbero essere caratterizzate, secondo noi, da due aspetti: potenziamento del servizio, più linee e più chilometri anche nelle valli laterali, autobus elettrici. L'appalto decennale ci porterà a ridosso del 2040, cioè vicino alla data in cui la Valle d'Aosta deve aver raggiunto il traguardo della decarbonizzazione, quindi è opportuno che in un appalto che ci porterà al 2036-2037 si ponga come clausola vincolante il progressivo uso di autobus elettrici per arrivare ad almeno l'80% della flotta di ogni gestore.
Sempre di sfuggita, due righe, il DEFR accenna anche al piano regionale dei trasporti, in ritardo di quasi trent'anni, previsto da una nostra legge del 1997 mai applicata per un'evidente allergia programmatoria, tipica rossonera, di cui ho detto all'inizio di quest'intervento. Noi non condividiamo affatto l'ultima versione del piano regionale dei trasporti e lo contrasteremo con tutte le nostre energie, meglio rimanere senza piano che approvare un piano che riteniamo sbagliato e dannoso.
Vengo al settore energia, in questo campo la Valle d'Aosta si è posta a quel grande obiettivo nel 2018, quello di una radicale transizione energetica, e nel 2021 era stata approvata laroadmapper la Valle d'AostaFossil Fuel Freeal 2040. Il DEFR la cita, ma non delinea una strategia applicativa, eppure l'obiettivo è molto importante e sfidante: arrivare a una Valle d'Aosta libera da combustibili fossili fra 15 anni, ma ancora oggi circa il 70% dei consumi energetici è soddisfatto con combustibili fossili e non c'è un'indicazione precisa delle azioni per raggiungere quell'obiettivo, non c'è una tempistica definita adeguatamente.
Un obiettivo strategico assente nel DEFR è poi l'autonomia energetica e su questo tema crediamo che non ci sia adeguata consapevolezza della reale situazione in cui questa Regione si trova. Frequentemente sentiamo affermare, anche da esponenti nazionali, che hanno degli importanti ruoli in campo energetico e da riviste cosiddette "specializzate" che la Valle d'Aosta produce più energia di quella che consuma. Beh, questo è un falso clamoroso, perché è vero che esportiamo la maggior parte dell'energia idroelettrica prodotta in loco, ma, se anche utilizzassimo tutto quello che produciamo e quello che esportiamo, non saremmo in grado di coprire il fabbisogno necessario alla comunità, quindi, a nostro avviso, la Regione deve porsi l'obiettivo di quest'autonomia energetica rispetto alla Fossil Fuel Free al 2040 e deve porsi anche l'obiettivo di puntare sul solare.
Noi siamo indietro rispetto all'obiettivo dell'autonomia energetica, rispetto agli obiettivi assegnati alla Valle d'Aosta, anche dal decreto idonei, in base al quale la Regione deve incrementare entro il 2030 di 328 megawatt rispetto al 2020 la potenza installata per la produzione da FER, un incremento che solo in piccola parte può venire ancora dall'idroelettrico essendo le acque valdostane già fin troppo sfruttate. L'incremento deve avvenire essenzialmente dal solare, ma i dati ci dicono che dal 2020 a oggi è stato solo di 6 megawatt all'anno, per raggiungere l'obiettivo bisognerebbe averne 30 all'anno, siamo quindi fuori rotta.
Un'ulteriore osservazione dobbiamo farla sulla questione delle CER. Nel DEFR si parla di azioni regionali per la loro incentivazione, ma, a distanza ormai da vari anni dal recepimento della direttiva europea da parte dello Stato, direttiva sulle CER, a distanza di un anno e mezzo dalla legge regionale e anche dall'avviso rivolto ai Comuni per chiedere le incentivazioni regionali, un primo bilancio sull'azione della Regione bisogna pur farlo e, da quanto sappiamo, dei risultati concreti e specifici non ci sono. Avevamo più volte proposto di seguire una precisa strada: quella della CER regionale multi cabina, invece si è preferito puntare sullo spezzatino, sulla frammentazione e i risultati non sono arrivati. Nella politica energetica c'è grave ritardo, non c'è chiarezza sugli obiettivi che si vogliono perseguire; questo perché? Perché c'è una causa di fondo: la Regione ha delegato questa politica a CVA con esiti discutibili, ma ne parlerò più avanti.
Per quanto riguarda la gestione rifiuti, sappiamo che il prossimo anno si conclude il piano 2022-2026, sono passati quattro anni dalla sua approvazione e bisogna affrettarsi a fare un bilancio dei risultati, cominciare a impostare subito il piano successivo, come evidenzia anche il DEFR, ma se non partiamo ora, non potremo averlo nell'autunno del 2026 e non potremo confermare tempestivamente le cose positive, le cose buone e correggere quelle inadeguate. In questo lavoro di bilancio e analisi è importante il ruolo dell'Osservatorio regionale dei rifiuti, che è definito puntualmente dalla legge 31/2007, ma che a noi sembra troppo marginale.
Nel 2025 l'Osservatorio si è riunito una sola volta e non ha di certo espletato tutti i suoi compiti. Se rileggiamo il piano rifiuti, che nella parte degli urbani ha sicuramente degli elementi apprezzabili, vediamo però che molto non è stato fatto. L'obiettivo di una Valle d'Aosta a rifiuti zero è lontano e i rischi di un ritorno indietro ci sono tutti, l'ho sottolineato anche in sede di insediamento del Governo nella discussione del programma di legislatura, perché ci sono affermazioni che noi rileviamo come ambigue.
Per quanto riguarda l'edilizia residenziale pubblica, il DEFR a pagina 143 indica alcuni interventi in corso già programmati, che porterebbero a un incremento del patrimonio di edilizia pubblica, però sono interventi, per quanto utili e positivi, non in grado di affrontare incisivamente la carenza di abitazioni per le persone e le famiglie a basso reddito o anche a medio basso reddito. I dati sono eloquenti: 600 persone nella graduatoria ARER in attesa di un'assegnazione e ben 2.696 che hanno fatto domanda per il bando regionale per un contributo sull'affitto. La difficoltà a trovare un'abitazione si è ulteriormente aggravata con il fenomeno della diffusione degli affitti brevi che restringono ulteriormente le possibilità. È un tema su cui noi crediamo si debba intervenire con un piano di potenziamento del patrimonio pubblico da redigere in collaborazione con ARER, Comune di Aosta, il CELVA, da finanziare adeguatamente e approvare in tempi brevi in Consiglio.
Per quanto riguarda le politiche scolastiche e l'abbandono precoce, sappiamo che le scuole hanno ricevuto fondi PNRR per fronteggiare il problema e sono in corso delle attività, così come esistono progetti interessanti in alcune realtà del territorio, ma, a nostro avviso, è necessaria una strategia regionale, un progetto strutturato e capillare che affronti il problema già a livello preventivo, a partire dalla scuola di base, coinvolgendo più agenzie educative e in sinergia con gli Enti locali.
Sulla politica sanitaria e socio-assistenziale ci sarebbe molto da dire, a partire dal problema annoso e pesante delle liste d'attesa e della loro gestione. Abbiamo ascoltato, in sede di audizione, sia l'Assessore che i vertici dell'USL e siamo consapevoli che si stanno facendo degli sforzi, però poi, quando parliamo con le persone, la realtà che emerge è che ci sono attese di quattro anni per fare un intervento alla colecisti, anche in pazienti che hanno una storia clinica importante, cioè persone che hanno magari problemi oncologici, vedono subentrare una questione di altro tipo che però sarà affrontata solo fra quattro anni, oppure cittadini che, per fare un'ecografia in tempi accettabili, devono andare a Torino, un'ecografia, non un esame sofisticato. Le cause di tutto questo sono molteplici: si va dall'assenza di personale a difficoltà tecniche, ci è stato spiegato, e non c'è una colpa di qualcuno in particolare, però per l'attrattività degli operatori sanitari noi crediamo che si potrebbe fare qualche cosa di più, magari pensando anche a dei supporti nella ricerca dell'affitto di alloggi per chi viene da fuori, attraverso convenzioni promosse dall'USL e dalla Regione con agenzie immobiliari e con i privati, oppure a bonus per le spese di trasporto per chi deve cambiare sede più lontana da casa.
Riguardo all'assistenza domiciliare, credo che il modello sia da ripensare ancora una volta, un potenziamento dell'assistenza nei luoghi di residenza delle persone anziane è da valutare maggiormente e da sperimentare, soprattutto in un territorio dove si può ancora contare sulla collaborazione delle comunità. Dobbiamo poi fare i conti con il problema povertà, sia quella estrema delle persone emarginate, sia quella, ben più diffusa, ma meno appariscente, della povertà relativa che riguarda migliaia di persone. Il reddito medio pro capite delle famiglie valdostane è sul livello delle altre Regioni del nord Italia, tuttavia c'è un 20% di famiglie che non supera i 10 mila euro di reddito. L'indice di povertà relativa riguarda il 5% degli individui, 6.500 persone.
Poi c'è l'altro indice: quello delle persone a rischio povertà, che sale al 9,4% della popolazione, quindi anche in Valle d'Aosta ci sono tanti poveri e varie forme di povertà, alimentare, economica, abitativa, sanitaria, energetica. Bisogna avere la capacità di conoscerla in tutti i suoi aspetti e intervenire con una gamma articolata di iniziative, potenziando, ampliando e coordinando quelle già esistenti e innovando ulteriormente. Occorre, da parte della Regione, secondo noi, uno sguardo complessivo, una strategia articolata, da realizzare in accordo con l'opera di estrema importanza delle associazioni di volontariato e del terzo settore, delle parrocchie e dei Comuni.
Sulla politica turistica non emerge nel DEFR la consapevolezza della necessità di un'evoluzione verso modelli più sostenibili e diversificati e c'è una sottovalutazione del grande valore rappresentato dal nostro ambiente naturale. La tutela dell'ambiente e la sua valorizzazione attraverso la fruizione didattica, culturale e scientifica sono per noi una grande ricchezza. L'edificazione eccessiva, la cementificazione, la costruzione di nuove strade in alta montagna sono in contrasto con la sostenibilità del nostro territorio. Collegamenti stradali intervallivi, come quello ipotizzato al Col Ranzola, di cui non sono nemmeno ben chiare ancora oggi le caratteristiche, in quei termini sono per noi un danno, altra cosa è pensare a raggiungere gli alpeggi.
Uno sguardo sulla sezione quarta che merita attenzione, perché prevede le linee di indirizzo delle società controllate della Regione, che sono numerose e importanti. In particolare alcune considerazioni vanno fatte sulla voce società impianti a fune, dove vengono elencati i principali investimenti strategici che risultano prioritari per lo sviluppo del settore. La prima delle priorità è individuata, come già nei due DEFR precedenti, nell'avvio dell'iter autorizzatorio di fattibilità tecnico-economica del collegamento intervallivo Cime Bianche. Si tratta di una grave forzatura e scorrettezza perché, come è noto, su questo collegamento intervallivo è stato condotto uno studio propedeutico e preliminare commissionato dalla società Monterosa su mandato della Regione, su cui nessuna valutazione è stata fatta, né in Commissione, né in Consiglio. Questo rende impossibile procedere con ulteriori studi e tanto meno con delle progettazioni. L'affermazione del DEFR uguale a quella dello scorso anno, che avevamo già contestato, è arbitraria e inaccettabile, perché quella era e rimane una procedura illegittima che continueremo a contrastare con tutti i mezzi. Riteniamo viceversa molto interessante la proposta avanzata dal Comitato "Ripartire dalle Cime Bianche" e dal CAI Valdostano di fare del Vallone il cuore del Parco naturale del Monte Rosa, una proposta che riteniamo di autentica e sostenibile valorizzazione di uno dei pochi grandi valloni di montagna che ha conservato un forte carattere di naturalità. Fra le società controllate dalla Regione un ruolo centrale ce l'ha la Compagnia valdostana delle acque. Nel 2025 c'è stato un vivace dibattito in Consiglio regionale sul ruolo e l'attività di CVA, è stato richiesto un approfondimento in Commissione sulla gestione e sul programma strategico. Abbiamo assistito anche a un cambio dei vertici che non ha toccato l'Amministratore delegato, ma ha riguardato il Consiglio di amministrazione e sono emersi forti punti interrogativi sulla strategia della società. Di tutto questo, ed è tanto, non c'è traccia nel DEFR, che ha un testo analogo a quello dello scorso anno, senza indirizzi strategici nei confronti della società controllata. Tali indirizzi della Regione non ci sono nel DEFR di quest'anno, non c'erano lo scorso anno e quindi gli indirizzi strategici la società se li dà da sola, approvando senza interlocuzioni con la Regione e senza controllo regionale un suo piano strategico industriale che sposta il baricentro della società fuori dalla Valle d'Aosta. CVA ha agito e agisce completamente al di fuori del controllo pubblico, mentre era stata concepita - e basta andare a leggersi la legge - e creata come strumento della politica energetica regionale.
Per concludere, è evidente dalle considerazioni che ho fatto che il nostro giudizio è negativo sia sull'impostazione, sia sui contenuti del DEFR 2026-2028 da cui discendono i disegni di legge sul bilancio. Su alcuni degli aspetti che ho affrontato in quest'intervento abbiamo predisposto degli ordini del giorno, poi ce ne sono altri che riguardano ulteriori tematiche e ambiti e che illustreremo nel prosieguo dei lavori.
Presidente -Grazie collega Minelli. Ha chiesto la parola il collega Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) -Intervengo in discussione generale perché, dopo la relazione come relatore di minoranza, dove evidentemente c'erano inevitabilmente dei paletti, ritengo di avere la possibilità di poter fare un intervento invece più politico nel merito delle cose.
Alcuni temi li ho già abbozzati ieri, sono temi che riguardano tutti, nello specifico la questione della continuità e della mancanza di inversione di rotta rispetto a una teoretica modificazione della maggioranza di Governo, però la collega Minelli si è concentrata sul DEFR e anch'io voglio fare un passaggio su questo, richiamerei l'attenzione di quest'Aula su un passaggio che è fondamentale di questo DEFR, è un paragrafo, ve lo leggerò e vi spiegherò perché è così fondamentale. Il paragrafo è questo e dice: "Sul fronte dell'edilizia scolastica proseguiranno sia l'ampio programma di ristrutturazione di importanti edifici scolastici ubicati ad Aosta (ex Manzetti, ex Magistrali, ex palestra La Rochère), sia gli interventi di miglioramento sismico sugli istituti secondari superiori regionali in seguito alle verifiche di vulnerabilità sismica.
Come indicato nel DEFR precedente, si presterà attenzione ai convitti con lavori di manutenzione ordinaria al Gervasone e la realizzazione di uno nuovo a Verrès. Aosta vedrà il proseguimento del progetto per la nuova palestra in via Carlo Alberto dalla Chiesa ed è è previsto in completamento della nuova scuola prefabbricata definitiva nel comune di Issogne. L'Amministrazione ha inoltre acquisito l'ex banca in Corso Padre Lorenzo per ampliare gli spazi dell'ITPR Corrado Gex e del CRIA. Continueranno i lavori di ristrutturazione in via Conseil des Commis ad Aosta per la nuova sede del Liceo classico, artistico e musicale. Infine, proseguirà il servizio di gestione degli impianti di riscaldamento e climatizzazione per gli edifici scolastici regionali nel periodo 2024-2033".
Ora, se questo paragrafo vi è sembrato particolarmente oscuro, non posso biasimarvi, ma perché è così importante? Perché sulle oltre 225 pagine di questo DEFR questo è l'unico paragrafo che è differente dal DEFR scaricato a luglio, cioè il DEFR scaricato dalla Giunta, che vedeva la presenza del Partito Democratico, il 7 di luglio, differisce da questo DEFR scaricato con la maggioranza che prevede la presenza di Forza Italia per questo paragrafo e, se questo vi sembra strano, vi dirò anche di più, non è che questo paragrafo non ci sia, è stato spostato da pagina 156 a pagina 141, cioè questa è l'unica differenza che c'è nel DEFR tra il DEFR di luglio 2025 e il DEFR che stiamo discutendo adesso.
Io credo sia un po' sotto gli occhi di tutti che magari ieri si è voluto… e apprezziamo anche l'apertura, potremmo definirla così e anche la missione… del fatto che vi sia una certa continuità, e che il bilancio sia un bilancio politico e non tecnico, anche se si è voluto dire che è tecnico-politico, ma, se il bilancio forse in tre giorni non poteva essere modificato nelle sue cifre, non potevano essere elaborate delle proposte ulteriori o differenti, il documento di economia e finanza regionale forse, siccome ha un'impostazione molto più discorsiva, valoriale di programmazione… questa non può essere incentrata sulla programmazione fatta con il Partito Democratico se si intende fare una differente valutazione, se si intende modificare l'impostazione di questa maggioranza.
Partendo da questo presupposto, ritengo sia utile affrontare alcune criticità che abbiamo rilevato all'interno dei documenti e devo rilevare, mio malgrado, come anche questa volta si arrivi a depositare un bilancio e poi il Governo stesso, non a seguito di un dibattito di Commissione che evidenzia dei problemi e quindi si dice: "Beh, sapete che c'è? Abbiamo depositato un bilancio, in II Commissione sono emersi dei temi importanti, dobbiamo applicare dei correttivi, facciamo degli emendamenti"… no.
Lo stesso Governo regionale fa prima il documento e deposita il bilancio, poi si autodeposita degli emendamenti e siamo arrivati anche all'iperbole dell'Assessorato della sanità che deposita degli emendamenti agli emendamenti, quindi fondamentalmente si dice: "Caspita, mi ero dimenticato una cosa e poi mi ero dimenticato di una cosa da inserire nella cosa che mi ero dimenticato". È una cosa direi abbastanza divertente. Come è divertente, visto che si è parlato di importanza e attenzione verso la sanità, vedere - chiedo a tutti di fare questo piccolo esercizio, tanto il testo è abbastanza breve, è pagina 23 - se prendete l'indice del DL di stabilità, DL2, scoprirete che l'articolo 10 non c'è, è stato cancellato, quindi c'è un indice dove all'articolo 10, che è quello che riguarda il finanziamento della sanità… è sparito, c'è l'articolo 9 e poi c'è l'articolo 11. Mi chiedo se questo è un documento che possa essere approvato così oppure se c'è evidentemente un problema nel non aver citato nemmeno l'articolo 10 nell'indice, ma tant'è. Rispetto però proprio all'articolo 10, c'è un elemento importante che abbiamo voluto evidenziare, perché qui, come sempre, si è detto che c'è grande attenzione verso la parte della sanità, sappiamo e abbiamo preso coscienza del fatto che ormai tanti interventi e tante criticità che vengono affrontate in quest'aula arrivano proprio da quel mondo e scoprire che proprio l'articolo 10 cancellato, forse apposta, magari uno non lo trova, si capisce e si scopre che - e a domanda precisa non mi è stata data risposta quando abbiamo analizzato il tema - nel 2026 sono sì previsti 345 milioni, che diventano 344 nel 2027 e crollano a 329 nel 2028. A domanda sul perché ci sia questo crollo e se sia fisiologico rispetto alle risorse che arrivano da altri trasferimenti ci è stato detto: "Ma poi vedremo".
Altro elemento che abbiamo sottolineato e su cui c'è stata una risposta che va esattamente, purtroppo, nella direzione che non avremmo auspicato e che ci auguriamo di riuscire a modificare da qui al 2028 è il contenuto dell'articolo 11, sempre del DL di stabilità, perché nell'articolo 11 si prevede che vi siano degli aumenti di stipendio solo per determinate categorie, peraltro, lo abbiamo detto, 60 dipendenti su 640 della Società di servizi, quindi una minima parte, ma questi vengono previsti solo per le annualità 2026 e 2027 e a precisa domanda: "Ma perché queste risorse sono previste solo nel 2026, nel 2027 e non nel 2028?" la risposta a mezza bocca, un po' tirata, è stata: "Beh, nel 2028 facciamo l'ente strumentale". Ad oggi questa è la risposta che ci avete dato, questa è la risposta che mettiamo a fattor comune, Assessore, se non è d'accordo, ne parlerà con la sua maggioranza e con chi ci ha fornito le risposte, l'assessore Baccega ci ha detto questo, ovviamente in sede di prima audizione, che sarebbero state fatte delle scelte che vanno in quella direzione. Se non siete d'accordo, ne prendiamo atto e sarò felice di sentire la sua smentita in aula. Noi rimaniamo a quello che ci è stato detto.
Credo sia corretto esaminare i contenuti di un bilancio, credo sia corretto approfondire le proposte che arrivano sul tavolo, il Presidente giustamente ha detto: "Ci sono delle scelte che vengono fatte e le criticità maggiori, il contrasto maggiore è su dove allocare le risorse", che è quello che abbiamo detto ieri, cioè la politica nasce per scegliere se dare attenzione a questo o quel tema, dove allocare le risorse che i cittadini danno per il governo dell'Istituzione, quindi ci sono delle scelte che vanno in una direzione e scelte che vanno in un'altra. Per questo motivo si fanno delle audizioni e per questo motivo si vanno ad audire le persone che vivono la realtà e che sicuramente, all'interno di questo Consiglio e all'interno delle Commissioni, hanno portato il loro punto di vista.
Su questo avrei piacere di evidenziare le proposte che sono state sollevate, che sono state evidenziate, anche le criticità che sono state messe all'attenzione della II Commissione a beneficio di chi magari non ha seguito e non ha avuto modo di leggere i verbali. Come detto, e faccio un po' un riassunto, sono stati auditi diversi portatori di interesse: le associazioni dei consumatori, i sindacati, Confindustria, il CSV, i settori agricoli, commerciali e artigianali e anche ovviamente i Commissari che hanno portato, come possiamo immaginare, la loro visione o anche gli stimoli che arrivano dalle strutture di partito e non. Le audizioni, una volta "grattata la superficie" e leggendo quanto poi è stato relazionato, rivelano un quadro che solleva preoccupazione per il futuro, cioè risorse che non vengono correttamente distribuite, criticità strutturali - ovviamente riporterò non la mia opinione ma quello che è stato detto in Commissione dagli auditi -, criticità dalla sanità al lavoro povero per terminare con l'emergenza abitativa e un PNRR che svanisce lasciando diverse incognite. A fronte di queste criticità, si guarda quasi con affanno al futuro assestamento, speranzosi nell'applicazione dei necessari correttivi che possono affrontare l'emergenza del momento, come il contrasto al declino demografico, l'arretramento economico su alcuni settori, il commercio su tutti e la fragilità sociale della Valle d'Aosta.
Per il quadro generale si evidenziano gli investimenti in calo vertiginoso,postPNRR, 70% del 2027-2028, come denunciato da FILT, CGIL e Confindustria, sempre le parti produttive, pur apprezzando come Finaosta il fondo rischi PNRR da 5 milioni all'articolo 8 DDL2, elodando la cautela con cui è stato predisposto il documento, arrivano però a criticare l'assenza di semplificazioni e attrattività. Da non sottovalutare l'allarme lanciato da Confindustria che ha parlato di contesto autodistruttivo dell'Unione europea e proprio su questo si dovrà riflettere profondamente in futuro.
L'altro allarme lanciato riguarda i trasporti, come tutti sappiamo, le chiusure, per quanto temporanee, di ferrovie e trasporto impattano per il 9,8% del PIL, anche questo è un dato sicuramente importante che ci è stato fornito.
Degno di nota anche l'appunto sull'incremento gettito IRPEF, elogiato dalla CISL come segnale di tenuta produttiva, che però non compensa l'erosione dovuta dall'inflazione, come evidenziato dalle associazioni dei consumatori che hanno evidenziato una situazione di povertà energetica con i costi delle bollette che sono diventati insostenibili. Su questo, ma poi farò unrecapfinale, così come sulla questione degli stipendi, abbiamo presentato degli emendamenti.
Sul tema sanità e politiche sociali, al netto del ripiano di disavanzo USL 2024 e il già citato calo disponibilità evidenziata all'articolo 10, non si può non tener conto dell'allarme lanciato dai sindacati, ovvero la preoccupazione per il disavanzo 2026 di 33 milioni e nemmeno di quello evidenziato dalle associazioni dei consumatori, che hanno rilevato il grave problema delle liste d'attesa, con persone che arrivano a rinunciare alle cure e addirittura ad accendere prestiti odontoiatrici, così come ha rilevato l'UGL, con tempi di attesa troppo lunghi e servizi inadeguati, che, nonostante il grande investimento di risorse, rivelano una latente povertà sanitaria.
Sulla parte sociale al primo posto troviamo l'emergenza abitativa, con le associazioni dei consumatori che hanno evidenziato come solo ad Aosta vi siano 4.700 alloggi sfitti dei quali non si riesce a incentivarne l'utilizzo, così come il "Caro affitti" che colpisce le famiglie più fragili.
Da non sottovalutare la mancanza di misure date a sostegno della natalità e sostegno alle famiglie, come sottolineato dall'UGL, sia dal collega Perron che, nonostante un segnale positivo, a fronte del crollo demografico degli anni precedenti, non fa presagire cambiamenti a breve termine.
Ci sono criticità, ovviamente, per quanto riguarda il mondo dell'agricoltura, su cui troviamo un investimento che si limita all'1,5% del bilancio definito sia da Coldiretti che da ARER non sufficiente. Da non sottovalutare anche qui, nella richiamata più ampia cornice criptica della gestione europea, i richiami ai rischi dei tagli PAC con il 22%, 90 milioni CSR a rischio e a rischio di sottofinanziamento dei consorzi con 4 milioni stanziati che risultano insufficienti. Infine sulla parte di imprese e del commercio è stato illuminante l'incontro con le categorie che hanno richiesto misure di aiuto per le microimprese svantaggiate e hanno lanciato l'importante allarme sulle chiusure delle attività commerciali e degli spazi commerciali sfitti, che hanno raggiunto numeri record con Confcommercio, che ha evidenziato il poco piacevole primato nazionale in questa classifica.
Da quello che ci è stato esposto, manca una cabina di regia e la grande distribuzione è incontrollata e minaccia le attività di paesi e borghi. È importante anche la richiesta di maggior formazione professionale richiesta da Confartigianato e da CNA, che spinge per una maggiore integrazione tra scuola e artigianato.
Infine la richiesta che ci arriva dal mondo del turismo, che, per bocca di ADAVA, ha nuovamente richiesto una politica della casa in Media Valle, incentrata a dare risposte sullestaff housee su quello che potrebbe tuttora incidere positivamente, ovvero l'applicazione integrale della legge "Salva casa"; questa non è un'osservazione di ADAVA, è un'osservazione del sottoscritto, che prende a riferimento alcuni e importanti temi che abbiamo portato nella scorsa legislatura. L'assessore Sapinet lo sa, abbiamo sempre criticato il fatto che la legge "Salva casa" a livello nazionale non sia stata applicata in maniera integrale in Valle d'Aosta, probabilmente questa richiesta di ulteriori spazi abitativi, di ulterioristaff house, di ulteriori spazi che non andrebbero soltanto a beneficio dei dipendenti del turismo, ma anche, ovviamente, di chi oggi è alla ricerca di un alloggio e non riesce a trovarlo, sicuramente potrebbe essere un correttivo.
A fronte di tutto questo, oltre ai citati ordini del giorno, ha già anticipato la collega Minelli, anche noi abbiamo depositato degli ordini del giorno che discuteremo, che appunto vertono su diversi temi di interesse, ma non voglio togliere spazio ovviamente ai colleghi e alla loro presentazione.
Abbiamo voluto a questo punto concentrarci nella presentazione di cinque emendamenti, che vanno a spostare circa 22 milioni.
Io ritengo che ieri si sia detto… e ho apprezzato, ripeto, in maniera non ironica assolutamente, le parole del collega Baccega che ci ha detto che, se ci saranno delle proposte, verranno valutate. Collega Baccega, però si ricorderà che negli anni passati all'opposizione nella scorsa legislatura succedeva sempre che le proposte venivano valutate e poi ci veniva detto un grosso "No" a tutte quante. Io spero che il metodo sia diverso, perché evidentemente, se la valutazione significa prendere un foglio e dire: "Va beh, no", la valutazione è un po' povera. Ci auguriamo quindi che ci possa essere questa valutazione anche in senso positivo, che sicuramente porrebbe il dibattito e anche la questione della gestione della cosa pubblica in un'ottica diversa.
Dicevo cinque emendamenti che abbiamo presentato che si incentrano su tre materie principali: la prima è la questione degli aumenti stipendiali, aumenti degli emolumenti, da una parte andando a intervenire su quella che è - sempre l'articolo 11, il citato articolo 11 - la questione degli aumenti ai dipendenti della Società dei servizi. Abbiamo ritenuto che vi fosse uno squilibrio fra gli aumenti che vengono dati a una parte delle categorie, assistenti sociali e operatori socio-sanitari, escludendo completamente gli operatori di sostegno, per esempio, così come le guide museali. Proprio per andare nella direzione di dare maggiori garanzie a tutti e pari dignità a tutti i lavoratori, siamo intervenuti trovando delle risorse per garantire un aumento stipendiale a tutte queste figure. Dall'altra parte gli operatori socio-sanitari che sono stati i grandi esclusi nel tema e nella questione dell'indennità di attrattività sanitaria, anche qui un intervento che stanzia un milione di euro per andare nella direzione di poter quindi incidere in maniera positiva proprio su quelle misure stipendiate.
Poi un importante secondo tema, un importante intervento in favore delle famiglie, a sostegno delle famiglie, un intervento a supporto e al rifinanziamento delbon chauffage; ricordo, l'ho ricordato anche ieri durante l'intervento in conferenza stampa. Molti in quest'aula che una volta stavano all'opposizione hanno votato positivamente anche in maniera entusiastica per la reintroduzione del bon chauffage, mi auguro che questo accada anche quando voteremo questo nuovo emendamento. Sicuramente è un emendamento che va nella direzione di aiutare le famiglie proprio a seguito anche degli allarmi lanciati dalle associazioni dei consumatori in tema di povertà energetica.
Poi un altro intervento, cioè la questione che va… e qui ci tengo a condividere un articolo, e annuncio già il nostro voto positivo, Presidente, l'articolo 1 che dà una continuità allo sgravio fiscale dell'addizionale regionale IRPEF per lo scaglione che arriva a 15 mila euro, ritenendo appunto, nella sua logica, che a 15 mila euro di ISEE non si sia così tranquilli nel proprio tenore di vita per poter affrontare le spese quotidiane. Per questo motivo si va - e, ripeto, è un intervento che noi giudichiamo positivamente - nella direzione di confermare questo taglio. Ebbene, in maniera paritetica noi abbiamo ritenuto che l'attuale bando di sostegno alla locazione, il cosiddetto "bando affitti", si fermi ai redditi che arrivano a 12.500 euro di ISEE e per questo motivo riteniamo che si debba dare un'identica attenzione a quella fascia, quindi, aumentando da 12.500 a 15.000, su questo ci sarà infatti un ordine del giorno dedicato e un emendamento che va a mettere le risorse per aumentare il "Bando Affitti" perlomeno fino alla fascia dei 15.000.
Infine attenzione alle imprese, riconoscendo l'importante intervento dato da questo Governo - questo è innegabile, il Governo che c'era nella scorsa legislatura, non proprio questo - alle attività di vicinato, alle attività del piccolo commercio, abbiamo ritenuto che, ascoltando quello che Confcommercio ci ha detto, e cioè che questa misura è positivissima ma che andrebbe implementata, abbiamo anche qui ritenuto, con un emendamento della collega Baccini, di andare a incentrare questa nostra azione proprio a supporto di queste attività commerciali. Queste attività commerciali, peraltro, che non sono soltanto delle attività che formano le famose piccole attività, le piccole imprese del nostro territorio, ma hanno anche una valenza sociale, cioè le attività del commercio, le piccole attività commerciali dei paesi sono quelle che tengono assieme le frazioni e i Comuni delle cosiddette "Terre alte". Avere quindi dei presidi con i negozi, con le attività commerciali che forniscono un servizio alle persone che vi abitano è per fare in modo che le persone che sono residenti in queste zone possano rimanere in queste zone, perché è chiaro che, se io abito in una terra alta, in una zona di alta montagna e ogni volta devo fare 20 chilometri per andare a far la spesa - oltre ovviamente alla distanza di tanti altri servizi - sicuramente verrò disincentivato a continuare a vivere lì e quindi mi trasferirò e questo contribuisce allo spopolamento. Proprio per andare in questa direzione, oltre all'ordine del giorno, abbiamo ritenuto appunto di fare questo emendamento, che stanzia un aumento delle risorse proprio per la necessità di implementare la misura degli esercizi di vicinato.
Io con questo concludo il mio intervento, credo di aver fatto un panorama complessivo della nostra proposta. Ripeto: siamo assolutamente disposti a essere sorpresi positivamente e cito ancora una volta le parole dell'assessore Baccega ieri che ha fatto un invito al dialogo, siamo assolutamente disponibili, temo però - e questo lo dico - che, se ci dovesse essere una bocciatura generale di tutte le proposte che sono fatte, questo dialogo morirebbe sul nascere.
Presidente -Ringrazio il collega Manfrin. Faccio soltanto una precisazione relativamente al tema dell'articolo 10, molto probabilmente il riferimento che lei faceva - poi siamo ben disponibili a confrontarci per evitare che ci siano incomprensioni - era relativo alla forma con cui è riportato nel testo assegnato. Adesso lo vediamo insieme, però voglio solo assicurare i colleghi che sul testo che va in votazione sia nell'indice, sia nella relazione, sia successivamente il contenuto dell'articolo 10 c'è. Vediamo con lei il testo che ha, perché tra testo assegnato e testo poi che viene messo all'ordine del giorno ci può essere effettivamente un problema di forma.
Ha chiesto la parola il collega Centoz, ne ha facoltà.
Centoz (PD-FP) -Oggi discutiamo il bilancio per i prossimi tre anni della nostra Regione e vorrei cominciare con una cosa che forse vi potrebbe stupire: riconoscere che la Valle d'Aosta ha i conti in ordine. Non è retorica, è la verità dei numeri e i numeri vanno rispettati, anche quando dicono cose scomode per la propaganda politica. Abbiamo un fondo cassa che supera il miliardo e 150 milioni, non siamo una Regione che vive in affanno di tesoreria, non siamo una Regione che deve rincorrere i pagamenti, abbiamo margini, abbiamo resilienza, abbiamo la capacità di assorbire ancheshockesterni senza andare in tilt. Il pareggio di bilancio per il 2026 si attesta sopra i 2 miliardi di euro, certo, scenderà negli anni successivi, ma non siamo davanti a un tracollo finanziario: siamo davanti a un ridimensionamento fisiologico dopo il picco dei fondi straordinari.
Questa manovra prova a riequilibrare la spesa tra la gestione corrente e gli investimenti, 459 milioni per gli investimenti nel 2026. Non sono bruscolini, sono risorse importanti, che potrebbero fare la differenza tra le nostre infrastrutture, per la sicurezza del territorio, per la modernizzazione dei servizi.
Altro elemento: manteniamo l'esenzione all'addizionale regionale IRPEF fino a 15 mila euro. Non è una bandierina da sventolare in campagna elettorale, è una scelta di equità fiscale che costa alla Regione più di 2 milioni di euro l'anno e che protegge le fasce più deboli, una scelta coerente con l'idea di una Regione autonoma che deve saper usare la propria autonomia per difendere i più fragili. Infine le politiche sociali crescono del 10,6% rispetto allo scorso bilancio previsionale, arrivando a 137 milioni e mezzo di euro. In un contesto demografico difficile come il nostro è un segnale importante di attenzione alla coesione sociale.
Questa solidità finanziaria non è un accidente, è il risultato di scelte amministrative e politiche stratificate nel tempo e, se negli ultimi cinque anni il Partito Democratico ha governato questa Regione, questa solidità è anche merito nostro. Non lo dico per vanto: lo dico perché è parte della credibilità istituzionale della Valle d'Aosta. Conti in ordine, capacità di protezione sociale, margini per investire, ma, proprio perché il bilancio è solido, la domanda politica diventa più esigente: questa solidità viene trasformata in capacità di cambiamento? Questa è la vera questione, perché avere 1 miliardo e 150 milioni di cassa e non saperli spendere è come avere il conto in banca pieno mentre il tetto della casa perde acqua.
Proviamo dunque a entrare nel merito: il DEFR ci dice che lo scenario internazionale è instabile: crescita rallentata, inflazione ancora significativa, incertezze geopolitiche. Per una regione di confine come la nostra, con il turismo e alcune filiere diexportcome leve economiche importanti, questi rischi non sono astratti, si traducono in volatilità della domanda, pressione sui costi, necessità di politiche sociali di tenuta.
Qui emerge il primo problema: le entrate previste per il 2026 crescono nominalmente del 2.16%, ma la spesa corrente cresce del 3,08%. Questo significa che la Regione rischia di dover utilizzare risorse non ricorrenti, come l'avanzo, oppure tagliare implicitamente le missioni meno protette, non è sostenibile nel medio periodo.
Seconda questione ancora più politica: l'88% delle nostre entrate tributarie deriva dalla compartecipazione ai tributi erariali; noi viviamo di tasse che decide lo Stato. Ogni volta che Roma modifica la base imponibile dell'IVA, dell'IRPEF, la Valle d'Aosta subisce una variazione automatica delle proprie entrate senza aver partecipato alla decisione, dipendiamo strutturalmente dalle dinamiche fiscali nazionali. Il caso più clamoroso è quello della riforma dell'IRPEF, lo Stato ha ridotto le aliquote e ha accorpato degli scaglioni, poiché la Regione percepisce il gettito IRPEF prodotto sul territorio, una riduzione delle aliquote nazionali comporta matematicamente una riduzione delle nostre entrate. Il Governo ha aperto un tavolo tecnico con le autonomie speciali per analizzare e quantificare queste minori entrate e concordare eventuali soluzioni: "eventuali", possibili, condizionale. Assessore, lei che oggi rappresenta la garanzia dell'accordo Union Valdôtaine-Forza Italia sulla quale si regge questa nuova maggioranza, quale garanzia scritta abbiamo che lo Stato ci rimborserà euro su euro per i tagli dell'IRPEF decisi a Roma? Stiamo costruendo un bilancio triennale su di una speranza di compensazione. Se il tavolo tecnico con il Ministero dell'economia non dovesse portare a un ristoro integrale e automatico, la Regione si troverà con un buco; stiamo barattando la nostra autonomia finanziaria con la benevolenza del Governo centrale.
Le entrate in conto capitale crollano verticalmente, nel 2025 erano 83 milioni, nel 2026 scendono a 45, nel 2027 a 29, nel 2028 meno di 12. Questo crollo segnala la fine del ciclo di programmazione espansivo legato al PNRR e i fondi straordinari Covid. La festa dei fondi straordinari sta finendo. La Regione è pronta a tornare all'ordinarietà?
Passiamo alla spesa, la spesa corrente prevista per il 2026 ammonta a 1,437 miliardi di euro. Le voci incomprimibili saturano quasi interamente lo spazio fiscale: personale, sanità, contratti di servizio, trasferimento agli Enti locali; quel che resta per le nuove iniziative è molto poco. La sanità assorbe il 21% delle risorse totali del bilancio, più di 300 milioni di euro per il finanziamento ordinario corrente dei livelli essenziali di assistenza, ma dentro questo fiume di denaro c'è un dato che deve farci riflettere. Leggendo il titolo III delle entrate, vediamo che la nostra sanità è capace di attrarre pazienti da fuori Regione per circa 14 milioni di euro, è un dato positivo, certo, ma, se guardiamo le uscite, stanziamo 27 milioni di euro ogni anno per pagare le cure dei Valdostani che scappano altrove. Fate la sottrazione, 27 milioni che escono meno 14 milioni che entrano, il risultato è un saldo negativo di 13 milioni di euro ogni anno, 13 milioni delle nostre tasse non servono per potenziare i nostri servizi, ma vanno a finanziare la sanità del Piemonte e della Lombardia. È una tassa occulta sull'inefficienza che non possiamo più permetterci.
Poi c'è il fondo pluriennale vincolato in conto capitale. Questo indicatore tecnico è il più impietoso della nostraperformanceamministrativa. Ci sono quasi 210 milioni di euro stanziati negli anni passati per opere pubbliche che non sono state realizzate o completate alla fine del 2025 e che vengono trascinate nel 2026, 210 milioni di investimenti che non sono trasformati in cantieri, in opere e in servizi ai cittadini. La Regione è affetta da una bulimia programmatoria e un'anoressia realizzativa. Stanziamo centinaia di milioni, ma i cantieri non chiudono, le opere slittano. Avere un fondo pluriennale vincolato così alto in conto capitale significa che i soldi ci sono, ma la macchina fatica a spenderli. Le cause vanno cercate nel Codice degli appalti, certamente, ma anche nella carenza di personale tecnico e nella farraginosità delle procedure interne. Questo ci riporta al paradosso del fondo cassa: 1 miliardo e 150 milioni in giacenza, una Regione con questa liquidità non ha problemi di soldi, ha problemi di spesa, tenere fermi questi soldi in un periodo di inflazione significa farli erodere. Il costo opportunità di questa liquidità non impiegata è altissimo.
Due considerazioni sono necessarie poi anche in merito alle partecipate, Finaosta viene confermata nel suo ruolo ibrido di banca del territorio eholdingdi partecipazione. Il documento insiste sul rafforzamento del ruolo di direzione e coordinamento e sulla pienacompliancecon il TUB (il Testo Unico Bancario), ma c'è un rischio di burocratizzazione. Se Finaosta deve agire come banca vigilata dalla Banca d'Italia, i suoi tempi di reazione saranno necessariamente lenti e prudenti, ma l'economia regionale chiede prodotti e iniezioni di liquidità rapidi. Come si concilia la rigidità bancaria con la necessità di essere il braccio operativo agile della politica economica regionale?
Poi c'è il Casinò. Il documento contiene una frase che oggi, dopo gli ultimi fatti di cronaca, appare forse da ripensare, si parla di valutazioni in ordine allagovernancee successivamente la chiusura della procedura di concordato, ipotizzata in discontinuità rispetto a quella attuale. Dal 2025 si è aperta una nuova era, parlare di discontinuità significa preparare il terreno per un nuovo assetto societario con apertura ai privati. La politica deve esigere chiarezza ora, prima di approvare il bilancio, il risanamento è stato pagato con i soldi pubblici. Il futuro assetto deve garantire il rientro di quegli investimenti, non la svendita dell'assetrisanato e, prima ancora di parlare di privatizzazione, serve parlare di controlli; definiamo dei controlli adeguati e inattaccabili, poi pensiamo alla governance.
Infine ci sono i trafori. Il documento accenna a interlocuzione per la modernizzazione del Tunnel del Monte Bianco e del Grand San Bernardo. È un tema di geopolitica enorme. Con la chiusura programmata del Bianco e i lavori del Grand San Bernardo la Valle d'Aosta rischia l'isolamento logistico, però su questo tema, che è diventato il cuore dell'accordo politico tra Union Valdôtaine e Forza Italia, nulla si dice. È passato più di un mese dalla sottoscrizione di quell'accordo politico e non abbiamo notizie di grandi passi avanti. Arriverà mai qualcosa?
Fra i temi che a me stanno più a cuore ci sono, ormai lo sapete, gli Enti locali. L'articolo 8 della legge di stabilità fissa in poco più di 292 milioni di euro le risorse per la finanza locale, ma questo importo è determinato in deroga alla legge 48/1995. Quella legge prevedeva un automatismo basato sul gettito fiscale per determinare i trasferimenti ai Comuni. Derogare sistematicamente a questa legge significa che l'automatismo non è più sostenibile per il bilancio regionale oppure che non garantirebbe abbastanza le risorse ai Comuni. La finanza locale non è più basata su regole certe, ma su una contrattazione politica annuale, questo toglie prospettiva ai Sindaci. I 12,5 milioni di trasferimenti straordinari aggiuntivi per il "Caro energia" e il personale sono la riprova che il sistema ordinario non regge più. Serve una riforma strutturale e non una deroga annuale.
Si dice che è un bilancio tecnico, in continuità, lo hanno evidenziato tutti, è un bilancio politico redatto da un'altra Amministrazione, ma è necessario intervenire per superare alcuni elementi che necessitano di scelte politiche. Questo bilancio è tecnicamente ineccepibile, lo dico senza ironia e senza retorica, i numeri tornano, i conti quadrano, gli equilibri reggono, ma questo è anche il limite di questa manovra. È un bilancio che si regge sui binari che altri hanno tracciato senza avere il coraggio di portare il treno verso nuove destinazioni.
Lasciatemi fare una considerazione politica leggendo le relazioni che accompagnano questo bilancio: colleghi, leggere la relazione del consigliere Sorbara e poi ascoltare quella dell'assessore Baccega provoca un senso di vertigine. Da una parte con il collega Sorbara siamo nell'iper uranio, si cita San Francesco, si scomoda Giuseppe Toniolo, si parla di libertà come scelta di restare, musica per le orecchie; dall'altra, con l'assessore Baccega precipitiamo nell'arido deserto dei numeri, la missione 50, le quote di ammortamento dei mutui, i tecnicismi sui fondi per il Traforo del Monte Bianco, ecco la schizofrenia di questa maggioranza, eppure appartenete allo stesso partito, avete un'anima che predica bene e un corpo che razzola male. C'è uno scollamento totale tra la narrazione poetica del non lasciare indietro nessuno e la realtà contabile di un bilancio che si limita a pagare le rate dei mutui e ad accantonare i fondi. Assessore Baccega, la sua relazione è ineccepibile, come quella di un liquidatore fallimentare che tiene i conti in ordine, ma dov'è la politica? Dov'è il ponte tra le citazioni francescane di Sorbara e i vostri capitoli di spesa? Ve lo dico io dov'è: non c'è. In mezzo c'è il vuoto ed è in quel vuoto che cadono i servizi dei cittadini. Il problema vero, cari colleghi, non sta dentro queste carte, il problema vero sta fuori da questo Palazzo, nelle nostre valli, nei nostri paesi, nelle case dei Valdostani.
La Valle d'Aosta sta cambiando pelle in modo drammatico, nel 2013 nascevano in questa regione oltre 1.000 bambini, nel 2023 ne sono nati 718: 30% meno in 10 anni.
Il tasso di natalità è crollato dall'8.3 per mille al 5,8, ben al di sotto della media nazionale che si attesta al 6.3 per mille. Il 2023 ha segnato il minimo storico di nascite nella nostra regione, parallelamente i decessi hanno costantemente superato le nascite, producendo un saldo naturale negativo ogni anno, nel 2023 era di meno 655 unità, stiamo lentamente scomparendo. L'indice di vecchiaia è arrivato a 215 anziani ogni 100 giovani. Siamo tra le Regioni più anziane d'Italia, l'età media è salita oltre i 47 anni ma non è solo questo è che i giovani, quei pochi che ci sono, se ne vanno. Il saldo migratorio dei laureati è passato da meno 6 per mille nel 2019 a meno 13 per mille nel 2023. In 20 anni il flusso di espatrio dei giovani è aumentato del 52% e la maggior parte va all'estero. Le proiezioni ci dicono che, entro il 2036, fra dieci anni, perderemo 10 mila persone in età lavorativa e ne guadagneremo 7 mila ultra sessantacinquenni. Questo non è untrenddemografico, questa è un'emorragia e l'emorragia ha conseguenze concrete, visibili e drammatiche nei servizi essenziali. A Valsavarenche hanno chiuso prima l'asilo nel 2019 e la scuola elementare quest'anno, non ci sono più bambini. A Champorcher nel 2022 la scuola materna non è stata riaperta perché c'era un solo bambino, uno solo. A Rhêmes-Notre-Dame, a Valgrisanche, a Sarre - parlo di Chesallet - le scuole si sono o accorpate o chiuse per mancanza di alunni e le proiezioni dicono che questo non riguarderà solo l'alta montagna, ma coinvolgerà anche i centri di fondovalle e la stessa Aosta nei prossimi dieci anni, ma non sono solo i servizi pubblici, prendiamo le banche, in dieci anni siamo passati da 98 filiali a 68, oggi 50 Comuni su 74, oltre i due terzi, non hanno più una banca sul territorio. 40 mila valdostani, un terzo della nostra popolazione, devono spostarsi per trovare uno sportello. Digitalizzazione dicono gli istituti di credito, razionalizzazione dei costi, ma per un anziano, che non sa usarel'home banking, o per una piccola impresa che ha bisogno di un rapporto diretto è una desertificazione, è un abbandono. Questa è la Valle d'Aosta reale, non quella dei numeri che tornano nelle carte del bilancio. Questa è la Valle d'Aosta che si spopola, che invecchia, che perde i giovani, che chiude le scuole, che vede sparire gli sportelli bancari.
Cosa serve dunque alla Valle d'Aosta del 2050? Serve un approccio integrato che tiene insieme le priorità, con la riforma degli Enti locali come architrave. La madre delle riforme deve essere la riorganizzazione del sistema degli Enti locali, l'obiettivo è garantire servizi uguali nei territori senza pretendere che ogni Comune faccia tutto. Dobbiamo definire cinque-otto ambiti territoriali ottimali, coerenti con la geografia, i trasporti, i bacini scolastici e sanitari. Dentro l'ambito deve esserci una gestione unificata delle funzioni chiave: sociale, scuola e servizi doposcuola, Sportello unico delle attività produttive, edilizia privata, manutenzioni, gare, personale, tributi, digitale. Non basta convenzionarsi sulla carta, serve un datore di lavoro operativo ed un organigramma di ambito. Se non tocchiamo questo, avremo sempre Comuni che formalmente gestiscono, ma materialmente non ci riescono. La finanza locale deve passare dal trasferimento storico agli standard di servizio, ci vuole un passaggio graduale ai fabbisogni e agli standard. Quanti assistenti sociali per abitanti? Quanti educatori? Quali tempi di accesso ai servizi? Serve una premialità non per la spesa ma per i risultati. Dobbiamo valutare la copertura dei nidi, la presa in carico domiciliare, i tempi delle pratiche; se lasciamo libertà totale, tutti restano come sono.
Se l'invecchiamento è strutturale, la sanità territoriale è la diga, non serve contare quanti presidi abbiamo, serve definire il tempo massimo di accesso a un medico di base, la continuità assistenziale, i prelievi, l'assistenza domiciliare, la salute mentale. Dove non regge un presidio fisso servonoéquipesmobili e telemedicina con un calendario pubblicato, come l'autobus che sa esattamente quando passa. Serve una spinta ancor più forte verso una vera integrazione socio-sanitaria.
Il Punto Unico di Accesso, il famoso PUA, in ogni ambito è la strada corretta che dobbiamo continuare a percorrere (Comuni, Regione, Azienda sanitaria, Enti del terzo settore): una sola porta, una sola valutazione, un solo piano assistenziale individualizzato, un budget di ambito per domiciliarità e non autosufficienza, altrimenti si resta tutti nel silos, aumentano i costi e peggiora la qualità.
Per trattenere i giovani, serve investire su istruzione e formazione. Il punto non è tenere aperto ogni plesso, l'obiettivo deve essere quello di garantire qualità del servizio e una logistica molto più sopportabile. Dobbiamo investire in poli educativi di ambito, nidi, infanzia primaria, servizi integrativi progettati per bacini reali collegati da un trasporto scolastico integrato e affidabile. Se la logistica uccide, la famiglia se ne va.
Poi la casa, il grande acceleratore, perché, se manca la casa, tutto il resto non tiene. Serve uno strumento regionale per l'affitto accessibile, il recupero degli alloggi vuoti, garanzia pubblica, canoni calmierati per lavoratori essenziali e giovani famiglie. L'edilizia pubblica e sociale è una riforma noiosa ma decisiva: ridurre i tempi di assegnazione, ristrutturare il patrimonio, aumentare la rotazione dove possibile. Il tutto si ottiene solo con trasporti integrati, rendere la regione davvero piccola, se perdi la coincidenza, perdi la fiducia e la fiducia è demografia… servizi a domanda nelle Valli dove non regge la linea fissa, servono trasporti a chiamata integrati con sanitario e sociale. Attenzione, non sto dicendo che non è stato fatto nulla, anzi, dico che questi servizi vanno pensati in un'ottica di sistema, integrati se vogliamo combattere lo spopolamento, la denatalità, la fuga dei giovani, oppure pensiamo che basti l'ennesimo bonus in una Regione che ha già il reddito pro capite più alto d'Italia? La riforma madre serve proprio a dare un unico livello operativo di prossimità, cioè l'ambito, perché altrimenti il rischio, se non facciamo la riforma degli Enti locali, è questo, ogni Assessorato ottimizza il suo settore: la sanità, la scuola, i trasporti, la casa e alla fine il cittadino vive in un puzzle. Per questo presentiamo alcuni ordini del giorno, proposte concrete per dare un'anima a questa manovra, per affrontare le emergenze che non possono aspettare un altro anno.
Questi ordini del giorno, quelli che abbiamo predisposto e che adesso presenteremo, non sono concessioni alla minoranza, sono il minimo sindacale per un bilancio che vogliamo dirsi responsabile, sono la risposta politica alle emergenze reali che i Valdostani vivono ogni giorno. Lo dico anche a beneficio del dibattito d'aula, il problema non è che questo bilancio è sbagliato nei numeri macro, come sostiene legittimamente qualcuno, il dramma è che questo bilancio è giusto nei conti, ma vuoto nell'anima. Ci sono i soldi, il collega Manfrin citava la missione 20, avete le fondamenta solide, che è anche una nostra eredità, avete persino i santi protettori nelle relazioni di maggioranza.
Presidente, colleghi, il nostro voto su questo bilancio dipenderà dall'esito degli ordini del giorno. Se li bocciate, non state bocciando la minoranza, state dicendo che questo bilancio va bene così com'è e che non ci sono problemi da affrontare. State scegliendo l'immobilismo contro il cambiamento. Se invece li approvate, dimostrerete di saper governare davvero, di avere il coraggio di guardare oltre i numeri che tornano per affrontare i problemi che non tornano. La Valle d'Aosta merita di più di un bilancio tecnico, merita una visione, merita scelte coraggiose, merita di sapere che chi governa ha capito l'emergenza demografica, sociale e territoriale che stiamo vivendo. I conti li abbiamo sistemati noi, ora sta a voi fare il passo successivo, noi vi abbiamo dato le fondamenta. Costruiteci sopra qualcosa che valga la pena.
Presidente -Grazie collega. Ha chiesto la parola il vicepresidente Lattanzi, ne ha facoltà.
Lattanzi (FdI) -Annuncio subito ai colleghi, così li tranquillizzo, che non scenderò nell'ambito dei dati specifici, perché credo che abbiamo compreso tutti la dimensione del bilancio, la ripartizione delle spese, le scelte tecniche o politiche che si vogliono dire che sono state fatte, quindi noi cercheremo di dare il nostro contributo, così come il Presidente ha richiesto, peraltro, dal dibattito d'aula, peraltro confermando anche una disponibilità all' ascolto che speriamo possa essere funzionale al miglioramento, non tanto di questo bilancio, siamo tutti consapevoli che questo bilancio non cambierà di un euro, non cambierà di un euro né con gli emendamenti, né con gli ordini del giorno, perché sappiamo tutti come è stato partorito, come è nato, che gestazione ha avuto durante l'estate. Sappiamo che è stato un anno un particolare, peraltro il Presidente stesso ha annunciato un bilancio, una correzione di finanziaria, in primavera e siamo lì che aspettiamo le scelte vere di questa "Nuova maggioranza". Immagino che questo sia il senso dovuto almeno in termini di onestà intellettuale.
Vorremmo invece con voi riflettere sulle dimensioni e sull'indirizzo politico di questo bilancio. Vedete, quando vi siete presentati con questa maggioranza qualche settimana fa con questo programma 2025-2030, il respiro era proprio 2030. Allora la domanda sorge spontanea: questo bilancio cambia il 2030 rispetto a quello che noi ci aspettiamo? La risposta è purtroppo "No". Lo sapete voi, lo sappiamo anche noi: l'unica cosa che è sperabile è che questo sia un bilancio di transizione, che poi veda in primavera una modifica sostanziale, perché tutti i numeri e tutto lo scenario demografico che il collega Centoz ha appena illustrato - e gli faccio i complimenti perché ha praticamente portato via due pagine del mio intervento, quindi non starò a ripeterli - sono esattamente le preoccupazioni che accompagnano tutti i cittadini e le imprese che in questa regione vivono e che sentono parlare di un bilancio ricco: 2 miliardi di euro, di una finanziaria che avanza 300 milioni, che ha fondi vincolati destinati a programmi e a progetti che fanno fatica a trovare il loro stato di avanzamento.
Hanno tutti capito e, se non l'hanno capito, lo capiranno fra qualche mese che l'impattopostpandemico del PNRR… e qui credo che ormai siano stati sgombrati tutti i dubbi che era un'azione necessaria in Europa: avere uno strumento finanziario che desse spinta alle economiepostpandemia e ancora di più quando poi la guerra in Ucraina ha alzato i prezzi delle materie prime del gas, facendo alzare l'inflazione e facendola tornare agli anni Settanta… ecco come la validità di quello strumento, ahimè, tra qualche mese non sarà più disponibile. Vedo già l'assessore Lotto, che, giustamente, con un po' di preoccupazione dovrà trovare risorse alternative per gli investimenti. Sì, perché gli investimenti in questo programma, così peraltro come quello del 2019, quindi parlo del bilancioantepandemia, colleghi, era esattamente identico a questo. I dati dei bilanci 2019, 2020 e 2021, ma, per correttezza, cito l'antepandemia, quindi 2019, giravano intorno ai 1.300 milioni, esattamente come quello di oggi. La sanità pesava esattamente 350 milioni, 340, esattamente come oggi e, come oggi, il personale rappresentava le spese fisse, rappresenta circa l'80% del bilancio, esattamente come oggi e 5 anni fa il risultato di amministrazione variava da 240 milioni a 308 milioni, esattamente come oggi. Per dirci che cosa? Che in 5 anni non è cambiato nulla. Certo, si è affrontata un'emergenza pandemica, sociale, sanitaria, che è diventata anche economica, quindi era forse anche giustificato avere una prudenza di bilancio e di equilibrio che mantenesse questa Regione con la barra dritta e devo dire che in questo caso va riconosciuto che questo è avvenuto, ma la domanda che sorge spontanea è se questo bilancio - la risposta è già "No" e lo sapete tutti - può portarci e traghettarci al 2030 alla luce del contesto che il collega Centoz ha contestualizzato in termini demografici sulla nostra Regione, ma ancor di più in un contesto internazionale che volenti o dolenti in quest'aula se ne parla sempre molto poco, ci tocca e ci tocca molto da vicino.
Vede, in queste ore anche il nostro partito è a livello nazionale impegnato a costruire una finanziaria, vi do soltanto le dimensioni: la finanziaria italiana è fatta da 1.000 miliardi, noi 2 miliardi, noi 2 sui loro 1.000, noi avanziamo 300 milioni, loro stanno facendo una finanziaria da 18 miliardi… una briciola. Questo Governo nazionale si trova ad affrontare forse la finanziaria più difficile perché da questa finanziaria nazionale sono state sottratte risorse in maniera spasmodica dai Governi precedenti, l'ultimo dato di questa mattina è che il superbonus in questa finanziaria purtroppo sottrae circa 40 miliardi e che tutti i portatori di interessi economici sociali bussano cassa al Governo per avere delle risposte, posso dire? Giustamente, il problema è che la coperta è corta, perché, a fronte di un bilancio da 1.000 miliardi, abbiamo 3.000 miliardi di debiti, a cui si aggiungono 40 miliardi di interessi passivi, c'è la dinamica della riduzione dellospread,che, in realtà, non impatta, come tutti sappiamo, sui tassi di interesse già erogati, perché sappiamo che il debito pubblico in questo momento ancora costa il 3,46% allo Stato.
Noi siamo tutti consapevoli che il bilancio della piccola Valle d'Aosta è come anestetizzato da un contesto nazionale che è in gravissima difficoltà, pressato da politiche economiche, sociali e finanziarie che arrivano dagli Stati Uniti d'Europa, in pieno conflitto, in una globalizzazione con l'Oriente, in particolare con la Cina, in una guerra economica di cui ancora pochi hanno capito il significato, la profondità e il destino che ci riserva se non facciamo qualcosa - e gli inviti in questo senso a battere un colpo come Europa, a nostro avviso, sono più che giustificati - e un'Europa che in questo contesto si presenta in uno scenario di cambiamento divisa, ancora separata, ancora unificata semplicemente da una moneta, non da una politica fiscale, quindi un'Europa che non aiuta gli Stati europei ad affrontare lo scenario 2030-2035, perché di questo noi dovremmo parlare oggi. Dove sarà la nostra Regione nel 2030-2035? Beh, con questo bilancio non andremo molto distante, il collega Centoz ha fatto bene a ricordare i dati che avevamo anche noi proposto nel dibattito alla presentazione del programma.
Devo dire, collega Sorbara, Presidente, che anche a noi sono apparse un po' enfatiche le parole sulla relazione di maggioranza del bilancio francescano, del bilancio che adesso è il momento di unirci, che ci vogliamo tutti bene, perché adesso è il momento di affrontare questa transizione, quando tutti sappiamo la verità, sappiamo che questo bilancio è un bilancio di transizione, è un bilancio complicato perché è inchiodato da fondi vincolati che finanziano la spesa all'80% ingessata, sappiamo tutti che da qui a tre anni scritto nero su bianco, perderemo tutte le risorse di investimento e so perfettamente che lo sa anche il collega Baccega, che, per quanto nuovo nel Dicastero dell'economia e del bilancio, ha capito immediatamente che torniamo fra tre anni a cinque anni fa, a sei anni fa, a sette anni fa e non sarà un ritorno al futuro, sarà un ritorno al passato.
Cos'è che ci preoccupa di questo bilancio? La transitorietà, si rifinanziano leggi che sono già in piedi, la poca manovrabilità, le entrate non dipendono da noi e qui apriamo una riflessione: noi diamo per scontato che la compartecipazione da 84 milioni che la comunità valdostana deve al debito pubblico italiano questa è e questa rimarrà. Solleviamo una domanda: ne siamo certi? Ne siamo certi che la comunità valdostana non verrà chiamata a sostenere i bilanci in disavanzo del Paese? E saranno ancora 84 milioni fra tre anni?
Seconda cosa: il CNEL ha portato un parere positivo su questa finanziaria, certo, politicamente non poteva non farlo, ma tecnicamente ha urlato il suo bisogno. Le comunità, i Comuni e le Comunità montane chiedono soldi per sopravvivere, scritto nero su bianco. Le audizioni che abbiamo ascoltato davano tutti una remissività della comprensione che questo bilancio tecnico… che tecnico non è perché è un falso ideologico, l'abbiamo detto in tutte le audizioni, è forse un bilancio di transizione… ma si aspettavano tutti, Assessore, in tutte le audizioni hanno chiesto maggiori attenzioni per un comparto, maggiori attenzioni per un altro, tutte attenzioni che con questo bilancio non si potranno affrontare da qui a tre anni. Non parliamo di qui a tre mesi o di qui a un anno, ma di qui a tre anni.
Cos'è quindi che ci preoccupa? Ci preoccupa che non siamo padroni delle entrate, perché le aliquote IRPEF, IRES e IVA non le decidiamo noi e ci è chiaro questo. Saremo chiamati a partecipare a un sacrificio enorme per tenere in piedi questo Paese, lo sta facendo il Governo italiano ed è premiato per la sua serietà da tutti gli osservatori internazionali, perché finalmente ha detto agli Italiani la verità, siamo un Paese indebitato in una competitività economica, in una competizione economica, in un declino demografico con bassa natalità, con invecchiamento precoce delle nostre imprese di grandissima eccellenza, ma attaccate dalla concorrenza e dalla competitività internazionale. Abbiamo il più alto prezzo dell'energia in Italia e tutti i fattori economici portano alla consapevolezza che il nostro Paese è di fronte a una sfida epocale. Vivere o sopravvivere? E la Valle d'Aosta può ritenersi fuori da questo contesto? Può realmente rasserenarsi guardando questo bilancio che per i prossimi tre anni vedrà risorse in diminuzione? Potrà essere sereno adeguando i contratti, come è giusto che sia, del Comparto Unico e del personale in aumento e non avere le risorse per poterlo fare visto che da qui a tre anni gli investimenti si ridurranno, come giustamente l'Assessore ha citato i numeri, dal 25 al 10%? Noi non avremo margine per fare investimenti, se non interveniamo subito, non adesso, non oggi, ma nella primavera, nei prossimi tre mesi, ci aspettiamo un cambio, sì una discontinuità politico-amministrativa ed economica che questo bilancio purtroppo non garantisce. Questo bilancio è copia e incolla del bilancio di cinque anni fa, poc'anzi il collega Centoz ha detto: "Vi abbiamo lasciato una solidità di bilancio", no, ci avete lasciato un indirizzo politico che è un disastro, collega, si sia onesti! Sì, capisco la sua visione, avendo partecipato alle maggioranze negli ultimi dieci anni, ci affidate un bilancio solido… com'è che lo chiamava il Presidente? Sostenibile e resiliente, ma non è assolutamente un bilancio pronto per affrontare le sfide che l'Europa e l'Italia ci chiedono di condividere, questo è il tema.
Allora i nostri anziani nelle case e nelle RSA chi li manterrà? Chi determinerà le tariffe? I nostri giovani che stiamo già perdendo perché su 4.000 universitari 3.000 vanno a studiare fuori dalla Valle e 1.000 si iscrivono qui e di quei 1.000 iscritti all'Università della Valle d'Aosta ce ne sono circa 300-400 che arrivano dal vicino Canavese, da Torino. I nostri giovani come li tratteniamo? Cosa offriamo loro? La qualità della vita? Non gli basta, quella ce l'hanno nei weekend, hanno bisogno di una qualità della vita sociale, economica, di lavoro e dove sono gli investimenti per attrarre imprese,start-up, ricerca? Per onestà intellettuale, ci sono i capitoli di spesa che investono nella ricerca e nello sviluppo: 8 milioni su 2 miliardi. Noi con 8 milioni di ricerca e investimento in tecnologie contiamo di dare un futuro ai nostri giovani? Lo sapete anche voi che non è possibile o, se non lo sapete, è grave, ma noi siamo convinti che voi siete consapevoli, è che servirebbe una profonda discussione del futuro di questa Regione, quindi noi auspicheremmo un Consiglio regionale straordinario sulle prospettive economiche di questa Regione per confrontarci sulla Valle d'Aosta del 2030, non come è scritto in questo programma che avete presentato di legislatura, che è esattamente quello che noi vorremmo, Presidente. Presidente, questo programma 2025-2030 è esattamente quello che vorremmo, ma non è esattamente quello che è scritto nel bilancio, né del 2026 che,ça va sans dire, non può cambiare, né tantomeno nel 2027, tantomeno nel 2028 e lì ci fermiamo perché la visione si ferma lì, una discussione di bilancio tecnica si ferma al triennale, ma noi quando faremo un Consiglio regionale sull'economia di questa Regione del 2030 e del 2035 in modo da condividere e guardare il futuro con occhi nuovi?
C'è una pioggia di spese in società le più svariate, l'economia di questa Regione è tenuta in piedi dal turismo, faccio i complimenti all'Assessore perché è l'unico Assessorato che in questo momento dà dei risultati, poi non so il merito a chi va distribuito, sicuramente va riconosciuto il fatto che i numeri parlano da soli, il comparto del turismo e il commercio sono comparti importanti, quanto investe questo bilancio sul commercio del turismo, Assessore? Quanto le hanno concesso? L'1%. Allora gli operatori del turismo ci hanno chiesto di occuparci dellestaff housecome se non avessimo una legge… la legge 16/2025 che già predispone un quadro normativo per dare posti letto al personale che importiamo per tenere in piedi il nostro turismo, peccato che manca la legge attuativa. Quella non è arrivata, dai suoi uffici purtroppo non è arrivato nulla, quindi i Comuni non possono autorizzare la conversione di immobili a uso magari diverso in immobili a uso e destinazione con vincolo quindicennale, come prevede la legge per l'abitazione di personale. Questo vale per il personale dell'edilizia, il personale del turismo, il personale delle attività produttive. Tutti hanno chiesto una legge che già abbiamo, come se non l'avessimo, perché manca la legge attuativa.
A lei, Assessore, è stato concesso un 1%, questo 1% se lo faccia bastare in termini di investimento parlo, non di spese correnti.
Altrettanto significative sono le risorse destinate al comparto pubblico, abbiamo i rinnovi contrattuali, non si potevano non fare, è evidente, le variazioni di bilancio vanno in quella direzione, come si fa a mantenere stipendi di 10 anni fa? È dal 2014 che non si rinnovavano, si deve fare, ma come si fa con un comparto che è prevalentemente, direttamente o indirettamente, pubblico? Siamo ingessati, siamo consapevoli e ingessati, però questo modello garantisce sostenibilità, a quanti anni? Noi non arriviamo al 2027.
L'Assessore ieri ha citato un dato: "Abbiamo - con un po' di orgoglio perché è un settore a cui lui tiene particolarmente - 187 milioni per il sociale" e giustamente il collega Centoz dice: "La povertà sta aumentando". Abbiamo 3.500 famiglie in difficoltà e vi anticipiamo - ma non è che dobbiamo essere dei maghi Merlini, è sufficiente guardare i numeri - che sarà un dato in aumento. La povertà relativa, non quella assoluta, perché, se vivi in un contesto in cui tu non puoi più muoverti perché non hai i soldi per poterlo fare, perché il "Caro vita" aumenta, è evidente che non ce la fai e 187 milioni su 2 miliardi dovrebbero essere già un campanello di allarme se dobbiamo parlare guardandoci negli occhi e non la chiacchierata al bar.
E questa è la sede opportuna per dirci le cose come stanno. Questo bilancio è un bilancio di transizione che arriva dal passato e non va nel futuro, questo è un bilancio di transizione che vive nel passato e non va nel futuro, quel futuro che voi della maggioranza avete presentato con il vostro programma di legislatura. Basta rimanere fedeli a questo. Se voi foste state fedeli a questo, probabilmente questo bilancio lo avremmo sì ridotto a un bilancio tecnico di transizione, avreste annunciato che era da approvare entro dicembre, giusto perché era giusto approvarlo, ma vi sareste impegnati sin da subito a rincontrarci a febbraio, piuttosto che a marzo, con una variazione di assetti di investimento totalmente diversi. Con questo bilancio non andiamo da nessuna parte.
Ci sono poche politiche pro crescita, peso dominante di sanità, istruzione non economica, cioè non orientata al mercato e costi devastanti con il resto delle altre autonomie di territorio. Abbiamo una rigidità della spesa complessiva che ho detto è immodificabile, una dipendenza dai finanziamenti europei, insomma, non sto a dirvi quello che avete già sentito.
Vi annuncio che noi presenteremo una decina di ordini del giorno che provengono direttamente dal vostro programma, quindi sono anti contrarietà e anti astensionismo perché vorrebbe dire tradire le vostre intenzioni.
Crediamo che voi siate consapevoli, non pensiamo che siate così ingenui da pensare che questo bilancio ci possa accompagnare con questa modalità culturale per i prossimi cinque-dieci anni. Abbiamo detto che avremmo fatto un'opposizione costruttiva, ecco, saremo costruttivi, vi chiederemo di approvare degli impegni che la Giunta e la maggioranza si dovranno prendere per rendere le parole del vostro programma atti concreti portati nelle Commissioni e legiferati in quest'aula, perché, se questo non avverrà, allora noi abbiamo un programma che sa di che cosa stiamo parlando, ma delle leggi che non vanno in quella direzione. Credo e spero che ne siate tutti consapevoli, so che ne siete consapevoli in ogni dicastero, so che siete anche consapevoli che i vostri dicasteri non si parlano, ogni Assessorato è un comparto stagno, lo sapete e l'avete visto, c'è pochissima interazione di filiera, ad esempio, tra l'agricoltura, totalmente affidata ai fondi sociali europei finché ci sono, che non parla con il turismo, non abbastanza, non ancora, che non parla con l'artigianato, non abbastanza, non ancora e senza nulla togliere a tutto quello che di buono sta accadendo, perché è evidente che noi non vogliamo smentire quello che di buono c'è e che sta accadendo, però vorremmo essere tutti consapevoli che la solidità di questo bilancio non è la serenità di questa comunità. Questo è contabilmente un bilancio perfetto, lo dice anche la Corte dei conti, fatto a regola d'arte, anzi, facciamo anche complimenti al dottor Bieler e all'Assessorato che dirige, a tutti i dirigenti che hanno lavorato a un equilibrio di poste, che, in assenza di indirizzo politico, evidentemente non potevano che essere il copia e incolla dei bilanci precedenti, quindi perlomeno abbiamo una Regione che in questo ha i conti in ordine.
Aggiungo e sottoscrivo che questa Regione non ha indebitamenti significativi e gli indebitamenti sono stati fatti tutti con finanza ordinaria, quindi buona, pulita, non ci sono derivati, non ci sono operazioni di finanziamento occulte o instabili, il finanziamento è tutto a lungo termine, quindi sono assolutamente stati gestiti con correttezza gestionale, ma si vede che l'impronta è dirigista, si vede che negli ultimi cinque anni sono cambiati quattro amministratori delegati di questa Regione, si vede che i dirigenti hanno fatto quello che hanno potuto con le indicazioni che hanno ricevuto, si vede che ogni Assessorato ha il proprio Assessorato da gestire, cerca le risorse per far sopravvivere il proprio Assessorato, mancano le visioni di insieme. Ecco, Presidente, se lei in questa legislatura, come ha annunciato, ha preso atto della sfida enorme che ha sulle spalle di coordinare tutta questa Regione con un unicohubeconomico, allora noi saremo più sereni e fra qualche mese non avremo nessun problema a riconoscere questo sforzo. Non è facile, lo stiamo vedendo noi a livello nazionale, qui siamo un'isola ancora "serena" ma siamo preoccupati e le esprimo la determinazione del nostro gruppo consiliare di Fratelli d'Italia a dare tutto il nostro contributo e tutti i nostri supporti affinché questa Regione possa costruire non solo una solidità del breve, ma una prospettiva di futuro.
Presidente -Ha chiesto la parola il collega Domanico, ne ha facoltà.
Domanico (FdI) -Io non posso che fare i complimenti al mio collega Lattanzi e anche al collega Centoz, in parte sono d'accordo con lui, ha fatto un interessante intervento. Io volevo solo fare una piccola riflessione, sarò molto più breve, voglio fare una riflessione con una citazione, sarà contento il collega Manfrin: "Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi, navi da combattimento in fiamma al largo dei bastioni di Orione e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire". Questa citazione la fece Rutger Hauer nel film Blade Runner del 1982. Non è mai stata scritta su un copione, fu un'ispirazione dello stesso Rutger Hauer, che interpretava Roy Batty, un umanoide creato dagli uomini per poter andare a lavorare nell'universo più lontano e fare lavori più umili e più pericolosi. Ridley Scott, il regista, non cambiò mai questa citazione, perché rese il film iconico. Riportando questa citazione e questo film a un livello politico attuale: "Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi", stiamo vedendo in questo momento veramente situazioni che difficilmente si potevano immaginare prima di questo periodo. "Ho visto navi da guerra in fiamme al largo dei bastioni di Orione": questo voleva rappresentare il fatto che comunque c'erano due posizioni, in questo caso politiche, fate voi chi possono essere, Forza Italia da una parte e vedete voi chi dall'altra, che si facevano una guerra, una guerra sicuramente politica, non andiamo parlare di altro. "Ho visto balenare i raggi B nel buio delle porte di Tannhäuser", anche qui Rutger Hauer voleva forse riportare il fatto che vide cose incredibili, come poteva essere, ad esempio, il fatto che il PD cinque anni fa approvò questo bilancio di continuità e ora "minaccia" di non approvarlo e Forza Italia, che cinque anni fa votò contro, questa volta probabilmente voterà a favore. "Tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia": questa citazione è molto forte, è molto poetica e lascia sì spazio al fatto che… provate a immaginarlo, un uomo che sta per morire, che nasconde le sue lacrime sotto la pioggia. L'unica maniera che si ha per capire se un uomo piange o no è il sapore delle lacrime sulle sue labbra, sulla sua bocca e questo è un po' quello che probabilmente gli elettori di una certa parte politica assaggeranno vedendo questo cambio di atteggiamento da parte di qualcuno. Alla fine Roy Batty disse: "È tempo di morire" perché un umanoide era stato creato con una data di scadenza, un po' come succede in questo caso.
Presidente -La parola al collega Carrel.
Carrel (ADC) -Ringrazio tutti gli intervenuti e il collega Domanico, è appena iniziata, quindi ne vedremo ancora di belle sicuramente.
In questo mio intervento sui due disegni di legge di bilancio e sul DEFR per il triennio 2026-2028, ritengo necessario esprimere due tipologie di valutazioni, tra loro diverse e articolate: la prima di carattere analitico su alcune delle disposizioni in esse contenute e la seconda invece di natura più politica sui documenti nel loro complesso.
Per quanto riguarda la valutazione analitica, tengo a sottolineare come, dal mio punto di vista, in questi testi vi siano al contempo temi condivisibili, elementi che suscitano perplessità e questioni che meritano ulteriori approfondimenti, questioni che abbiamo sempre ribadito sia in maggioranza nella scorsa legislatura, oggi all'opposizione.
Relativamente ai temi condivisibili, confermo il mio pieno sostegno all'ampliamento dei corsi dell'Università della Valle d'Aosta, con l'obiettivo di focalizzarsi sempre più su tematiche rispondenti alle esigenze della nostra Regione, ma anche al nuovo Centro di ricerca, che costituisce uno strumento cruciale per tornare ad attrarre cervelli valdostani in fuga all'estero e giovani che desiderano continuare il loro percorso di studio e lavoro nell'ambito del nostro tessuto sociale ed economico, infine anche agli investimenti per il nuovo Ateneo valdostano e per la manutenzione straordinaria del Centro Saint-Bénin. Altrettanto opportune mi appaiono tutte le azioni mirate a rafforzare il collegamento con Francia e Svizzera, così da evitare che quello che per anni è stato considerato ilCarrefour d'Europenon si trasformi in uncul-de-sac. Bene quindi alla posizione decisa e propositiva espressa sul raddoppio del Tunnel del Monte Bianco, un tema su cui come Pour l'Autonomie abbiamo sempre insistito, portandolo più volte all'attenzione dell'Aula durante la passata legislatura.
Ebbene, anche l'impegno a prorogare le concessioni dal 2032 al 2050 per il Tunnel del Grand San Bernardo, entrambe questioni che politicamente devono essere affrontate con il Governo nazionale e la Commissione europea, confidando che la scelta di schieramento operata all'atto della costituzione di questa maggioranza possa determinare realmente un esito positivo, riconducibile non a due soli movimenti, ma all'intera comunità valdostana, con il costante aggiornamento del Consiglio in tutte le fasi delle trattative.
Altro argomento strategico è lo stanziamento di risorse destinate all'immissione in servizio di ulteriori dieci unità di personale del Corpo valdostano dei vigili del fuoco, per garantire così la loro presenza all'interno della CUS, decisione questa che consentirà di riunire tutte le componenti valdostane del soccorso nell'ambito dello stesso contesto fisico, così come stabilito da uno specifico ordine del giorno approvato da questo Consiglio durante la scorsa legislatura. Tuttavia tengo a evidenziare come permangono fondati i dubbi sul fatto che quest'iniziativa possa produrre rapidamente l'effetto atteso. Dalle interlocuzioni con i sindacati è infatti emerso con chiarezza che il nuovo personale da assumere si dovrà attingere dalla graduatoria, con conseguente allungamento dei tempi tra corsi di avvio e formazione specifica. Detto ciò, è evidente che l'entrata in servizio di questo personale non potrà avvenire prima di un anno, un aspetto questo non certo trascurabile, che rischia di ritardare l'impatto immediato del provvedimento. Pur condividendo le finalità di questa misura, mi chiedo se sia davvero applicabile o se invece si tratti di una mossa politica del Governo più simbolica che efficace, intesa a dimostrare la volontà di agire, ma incapace di assicurare il raggiungimento dell'obiettivo in tempi ragionevoli.
Relativamente ai motivi di perplessità riguardo agli investimenti nelle grandi opere per i collegamenti intervallivi che ci sono stati rappresentati dal Presidente in II Commissione, ma anche ieri nella sua relazione come un'alternativa in alcuni casi alla fruibilità stradale e come - cito - "Strumenti per creare delle opportunità e delle alternative a maggior sicurezza, a maggior garanzia su delle situazioni che si sono verificate in questi anni", io sono di diverso avviso, sono convinto, infatti, che la prospettiva di utilizzarli come mezzi di trasporto, come soluzione per aumentare la sicurezza costituisca una forzatura, destinata a generare confusioni e false aspettative… che gli investimenti sui collegamenti tra Pila e Cogne e tra i comprensori della Monterosa e del Cervino debbano essere analizzati e valutati esclusivamente dal punto di vista turistico e sciistico.
Su una materia così centrale per la nostra Regione io credo che si debba puntare a un utilizzo più razionale e armonioso delle infrastrutture già disponibili, tenendo ben distinte le esigenze legate alle emergenze dalle opportunità turistiche, per evitare così di dover giustificare investimenti rilevanti in modo poco coerente. Se davvero vogliamo parlare di sicurezza, sono altre le iniziative che possiamo e vogliamo proporre. Nello specifico, restando sul tema del collegamento tra Pila e Cogne, approfondendo la possibilità di trasformazione della galleria del Drinc per renderla idonea a un utilizzo a fini irrigui per tutta la zona di Gressan e per tutti i comuni limitrofi e alla viabilità di mezzi di soccorso.
Relativamente alle questioni che, secondo me, meritano ulteriori approfondimenti, vi sono la riforma della Pubblica Amministrazione, del SUEL e del sistema del riparto delle risorse degli Enti locali. In merito alla Pubblica Amministrazione, partirei dall'assunzione a tempo indeterminato del personale che si occupa dei progetti del PNRR, una possibilità concessa con valide motivazioni a chi era titolare di un contratto a tempo determinato, ma non estesa a coloro che hanno partecipato a delle chiamate pubbliche e hanno acquisito competenze all'interno dei vari Dipartimenti, lavorando per un massimo di 36 mesi. Se davvero vogliamo riformare questo settore, non credo sia questa la direzione da intraprendere. Il nostro contesto sociale si è profondamente trasformato in questi ultimi anni, le lunghe code per partecipare ai concorsi pubblici sono ormai un ricordo e i giovani ambiscono a posizioni completamente diverse.
Qualsiasi ipotesi di revisione della Pubblica Amministrazione deve prendere in considerazione questo cambio così come il principio secondo cui, per renderla nuovamente attrattiva, non ci si possa limitare a ridurre il numero dei dirigenti, ma occorra rivalutare complessivamente i modelli organizzativi e i criteri di valutazione del lavoro dei dipendenti. Più che mai in questo momento storico la riorganizzazione amministrativa non può e non deve essere una materia riservata unicamente alla maggioranza di questo Consiglio regionale, ma invece deve essere un prodotto di un'attenta discussione all'interno delle Commissioni competenti e di un'elaborazione che tenga nel giusto conto le idee, i suggerimenti e gli spunti di ogni singolo Consigliere, di ogni forza politica, perché la Pubblica Amministrazione è una struttura essenziale per agevolare e migliorare i servizi resi ai cittadini e alle imprese del nostro territorio e spetta a noi tutti operare con responsabilità e costanza per garantirne un funzionamento ottimale. Lo stesso vale per la riforma del SUEL, ormai pressoché arenata, nonostante le numerose sollecitazioni da parte dei tecnici, popolazione e operatori economici, a semplificare un sistema eccessivamente lungo e burocratico e per la riforma del sistema di riparto delle risorse agli Enti locali che auspico possa essere attuata ponendo come base la chiarezza, la trasparenza e soprattutto perseguendo il fine di dare garanzie finanziarie e quindi reale autonomia agli Enti locali.
Due parole voglio anche spenderle per la legge su Aosta Capitale, in ragione dell'importanza che la città riveste nel contesto regionale credo sia opportuno prevederne nuovamente il finanziamento, per valorizzarne concretamente il ruolo di centro amministrativo, culturale, storico ed economico. Ovviamente per fare questo bisogna mettere d'accordo le due maggioranze politiche diverse presenti in maggioranza della Regione e in maggioranza della città, ma sono certo che questo si possa fare. Durante la campagna elettorale, come Autonomisti di Centro, abbiamo con vigore posto l'accento sul tema di Aosta Capitale e la mia speranza è che ai colleghi che hanno fondato il nuovo gruppo consiliare, in appoggio dell'attuale maggioranza, non faccia difetto la memoria e tantomeno la coerenza e vogliano attivarsi per raggiungere quello che allora era un traguardo condiviso.
Passando ora alla mia valutazione politica, voglio partire dall'audizione che si è tenuta in II Commissione il 24 novembre scorso. In quella sede c'è stato chi, parlando di questi disegni di legge, ha sottolineato come fossero in perfetta continuità con le scelte operate dalla Giunta della precedente legislatura e chi invece li ha definiti documenti tecnici, volti a evitare alla nostra Regione il ricorso all'esercizio provvisorio. A prescindere dal fatto che quest'ultima eventualità non è il male assoluto, bensì il solito spauracchio che si prospetta ogni qualvolta si devono giustificare certi passaggi, appare chiaro che tali affermazioni evidenziano una certa difficoltà a presentare queste proposte normative come il frutto di un'attenta riflessione da parte di questo Governo. Se da un lato è comprensibile nelle alchimie di una certa politica valdostana che vi sia una differenza di interpretazione tra chi in quella Giunta è stato parte integrante e chi invece ai tempi si trovava in minoranza, ritengo in ogni caso indispensabile iniziare a discutere, affrontando la riforma della legge elettorale, sull'opportunità di spostare la data delle prossime elezioni dall'autunno alla primavera, soluzione questa che permetterebbe un'elaborazione di testi di bilancio con tempi adeguati e piena cognizione di causa, garantendo che siano effettivamente rappresentativi delle forze di maggioranza.
Infine il contributo che intendo portare alla discussione si tradurrà in diversi ordini del giorno per chiedere l'impegno del Governo ad analizzare più nel dettaglio alcuni temi e a fissare le tempistiche per l'attuazione di alcune disposizioni di un bilancio che è stato etichettato come tecnico solamente perché, essendo cambiata la maggioranza, diventava difficile ammettere che il bilancio restava il medesimo. In pratica, senza andare nelle citazioni alte del collega Domanico, una versione valdostana del "Cambiare poco per non cambiare nulla".
Presidente -Grazie collega. Non me ne voglia la collega Forcellati, farei 15 minuti di pausa se è d'accordo. Alle ore 11:18 riprendiamo il Consiglio.
La seduta è sospesa dalle ore 11:03 alle ore 11:20.
Aggravi (Presidente) -Invito i colleghi a prendere posto e a non distrarre la collega Forcellati che si è prenotata… prego collega.
Forcellati (PD-FP) -Grazie anche per il "non disturbo". Innanzitutto buon lavoro per questi quattro giorni a tutti noi e a tutte noi.
Intervengo in quest'aula per discutere il documento di economia e finanza regionale e i disegni di legge regionali 2026-2028, oggi come esponente dell'opposizione, ma anche come esponente di una forza politica che, fino a ieri, ha contribuito a governare questa Regione e che ha partecipato attivamente nelle precedenti maggioranze alla costruzione delle fondamenta finanziarie che oggi permettono questa discussione. Io ho l'abitudine di essere molto schietta e trasparente e non mi interessa nascondermi dietro a discussioni o pensieri di piccolo cabotaggio. Dobbiamo subito sgomberare il campo da un equivoco pericoloso: si cerca troppo spesso - e anche in quest'aula, oggi un po' meno - di far passare il bilancio come un mero atto tecnico, una neutrale ripartizione di cifre. La verità è che un bilancio è, per sua essenza, il documento più politico che un'Amministrazione possa produrre, rivela le vere priorità, i veri impegni e anche le vere inerzie. Quest'impianto finanziario sconta il peso delle scelte o delle mancate scelte di una maggioranza semplicemente diversa da quella che oggi lo presenta. Questo ci mette indubbiamente, e non lo neghiamo, in una posizione di difficoltà nella valutazione dell'eredità contabile, ma nel nostro ruolo di gruppo di opposizione oggi non vogliamo, né possiamo sottovalutare le criticità strutturali che da quest'impostazione emergono. Il nostro compito è analizzare la sostanza, le luci e ombre come sempre. Le luci, la solidità amministrativa, quindi il lavoro ereditato. Cominciamo dai fatti, perché i fatti non sono neutrali, ma il risultato di scelte politiche.
La Regione Valle d'Aosta presenta fondamentali finanziari solidi, l'ha detto molto bene, e lo ringrazio, il mio collega che io non lo chiamo "Sentoz" perché non l'abbiamo mai fatto, quindi il mio collega Centoz, e non lo ripeterò. Lo dicono i numeri e cito solo questo: il fondo cassa presunto al 1° gennaio 2026, stimato in 1 miliardo e 150 milioni è un dato di straordinaria rilevanza. Esso testimonia una gestione amministrativa che negli anni passati ha garantito resilienza, stabilità e un margine di manovra forse unico nel panorama italiano. Questa liquidità non è un tesoro da custodire, ma una straordinaria opportunità politica da investire ed è proprio su quest'opportunità che misureremo e giudicheremo l'azione di questa maggioranza.
Le ombre: purtroppo le ombre sono un po' di più, la mancanza di visione e coraggio politico, il bilancio che ci viene presentato, l'ho detto prima, non è un esercizio tecnico, ma l'atto politico supremo, rivela le priorità di un Governo e su questo piano la manovra 2026-2028 è carente, timida, francamente priva di visione. Con questo cambiamento è vero che era già scritto, ma ci aspettavamo che ci fosse una qualche presenza importante di temi importanti affrontati, che così non è. Le luci della cassa nascondono le ombre delle sfide che non sono state affrontate.
L'ombra della sanità e del sociale: continuiamo a vedere liste d'attesa inaccettabili, un sistema diwelfareche non riesce a stare al passo con l'invecchiamento e le nuove povertà, le hanno citate anche gli altri relatori, uno su tutti il collega Lattanzi, nonostante le risorse potenziali siano disponibili. Questo è un deficit di equità, prima ancora che di gestione.
L'ombra della desertificazione commerciale: guardate i nostri Paesi, guardate le nostre valli, la chiusura di negozi e attività non è solo un dato economico, è lo smantellamento del tessuto sociale e della coesione territoriale. A questo proposito abbiamo presentato un ordine del giorno e avremo la possibilità di illustrarlo nelle prossime ore. Un bilancio politico deve prevedere misure coraggiose per sostenere il piccolo commercio di prossimità, il presidio sociale che tiene in vita le nostre Comunità montane. Senza un commercio vivo le nostre valli si svuotano e la maggioranza tace su questo fronte cruciale.
L'ombra delle infrastrutture adeguate: mi è piaciuto molto il concetto sempre del collega Centoz di "bulimia programmatoria e anoressia realizzatoria" ed è su questo che bisogna puntare. Si programma veramente con situazioni e impegni importanti e poi si realizza molto poco. La stabilità della Regione è minacciata da una mobilità interna ed esterna che non è all'altezza di una Regione moderna. Dobbiamo chiederci in questo bilancio quali sono i grandi investimenti di prospettiva per infrastrutture materiali e soprattutto digitali che garantiranno il futuro della Valle d'Aosta tra dieci anni. Noi siamo qui non per parlare solo del prossimo triennio, ma dei prossimi dieci anni, se la politica si ferma agli anni della legislatura, è una politica perdente. Non si tratta solo di manutenzione ordinaria, ma di una visione strategica su collegamenti, sicurezza, digitalizzazione, che sembra, ahimè, mancare totalmente.
Agricoltura e sostenibilità: il sostegno aggiuntivo allo sviluppo rurale della missione 16, vitale per un territorio montano, che basa la sua identità sulla sostenibilità è fermo a cifre simboliche. È palesemente insufficiente per sostenere l'innovazione e l'adattamento al cambiamento climatico. È un'autonomia stanca perché il coraggio riformatore è carente. Si parla di adeguamento, di revisione, adeguamento normativo in vari settori ma, di fatto, mancano - e vedremo con il prossimo anno - leggi importanti: una su tutte, ne ha parlato sempre il collega, la madre delle riforme, quella degli Enti locali.
La sfida che noi abbiamo, e termino, dal tecnico dobbiamo passare un po' forse al politico, perché noi questo facciamo. Colleghi, la maggioranza ha la responsabilità di governare, il PD, il Partito Democratico, in opposizione ha il dovere di ricordare che le risorse finanziarie, molte, sono un mezzo e non un fine.
Assessore - e mi rivolgo all'assessore Baccega -, la sua forza politica ha ereditato conti in ordine. Dimostrate di saper usare questa ricchezza. Vi sfidiamo a uscire dalla logica del bilancio che torna, i conti tornano, per entrare tecnicamente, per entrare in quella del bilancio che risponde politicamente alle emergenze e ai bisogni della popolazione.
Siamo troppo lontani, non aderiamo ai bisogni della popolazione, è stato detto da molti, lo ripeto. La Valle d'Aosta merita una manovra che sia un atto coraggioso di investimento nella propria gente, nella sanità per curarsi, nelle infrastrutture per muoversi e nel commercio per vivere. Il partito di maggioranza relativa ha scelto strade diverse da quelle percorse precedentemente. Ora la partita si gioca in Valle, ma non troppo, ma con l'occhio e l'orecchio rivolti a Roma. Chissà se la nostra Regione sarà ascoltata? Non vogliamo un tesoriere, vogliamo un Governo che faccia scelte, trasformate le difficoltà in visione. I nostri ordini del giorno vanno proprio in questa direzione e avremo il piacere di condividerli con voi in una condivisione che il Presidente della II Commissione ieri ha citato in maniera importante in una modalità di affrontare la politica diversa, difficile a mio parere forse ancora in quest'aula ma interessante. Ha parlato di confronto, di rispetto reciproco, di condivisione tra maggioranza e minoranza. Staremo a vedere nelle prossime ore.
Presidente -Ha chiesto la parola il collega Torrione, ne ha facoltà.
Torrione (AVS) -Mi trovo a un'altra prima volta, ma mi sa che ce ne saranno tante in questi anni.
Non nascondo una certa emozione e anche unitamente a un certo senso di inadeguatezza e frustrazione nell'affrontare un tema, dal mio punto di vista, di una tale importanza e portata politica, perché il DEFR, checché se ne dica, io continuo a pensare che sia un documento politico, tecnico è il bilancio economico a esso correlato. Il DEFR per me è uno degli atti più importanti che, come eletti in questo Consiglio, siamo tenuti a redigere e approvare ed ecco da dove nasce una prima parte del mio senso di frustrazione, una frustrazione che discende dalla consapevolezza - che probabilmente condivido con altri Consiglieri e, secondo me, anche non solo di minoranza - di non aver potuto portare alcun contributo in questo passaggio politico cruciale per la Valle d'Aosta. Certo mi si dirà che i tempi non hanno permesso la possibilità di separare l'approvazione del DEFR da quella del bilancio economico, certo mi è stato detto che questo è un bilancio tecnico, certo mi si dice che a febbraio verranno fatte - spero di non sbagliare i termini - delle variazioni e degli assestamenti. Ovviamente mi auguro che in queste occasioni il Consiglio sia fattivamente coinvolto nell'elaborazione.
Il senso di inadeguatezza nasce anche dal fatto che per me questa è un'esperienza nuova, che ovviamente devo imparare tanto, ma anche dal fatto che, per quanto di qualcosa di bilanci, preventivi e consuntivi in cooperativa me ne sono occupato, la portata e la complessità di un bilancio, che è il bilancio di un'intera Regione, ovviamente richiede necessità e tempo di studio che non ho avuto sinceramente, quindi centrerò il mio intervento soprattutto sulla parte relativa al DEFR. A un'analisi attenta, ma non serviva in realtà tanta attenzione per capirlo, constato che questo DEFR è la copia quasi esatta di quello - come è stato detto peraltro già da tanti altri - del 2025-2027, approvato in estate dalla scorsa legislatura, un DEFR di cui, come è ben stato detto dalla mia collega Minelli, già allora si era detto che non aveva un orizzonte lungo perché in scadenza di legislatura. Mi chiedo quindi: ma scusate, stiamo parlando di un copia e incolla quasi integrale di un qualcosa che già allora non era stato fatto con la dovuta attenzione e concertazione e qui la mia frustrazione e inadeguatezza si completa in maniera abbastanza importante.
Evidentemente non ho gli strumenti per capire il perché di tempistiche e modalità che trovo appunto non comprensibili. Non comprendo perché, secondo me, il DEFR che, come ho già detto prima, è un documento importantissimo, mi stupisco che sia anche recente come concezione, perché dovrebbe essere uno dei motivi principali per cui siamo qui, io lo trovo un pochettino bistrattato e mortificato, invece è la pietra miliare su cui poggia un'intera visione - il termine "visione" l'ha citato un attimo fa la collega Forcellati - ed effettivamente per me è un elemento importante.
Il DEFR deve avere alla base una visione, mi sembra evidente. Purtroppo in questo DEFR io non vedo una visione chiara nel e del futuro, alcuni interventi dei miei colleghi hanno precisato quest'aspetto di mancanza di visione non a breve termine, ma parliamo di decenni avanti, non possiamo ragionare sul domani e sul dopodomani, dobbiamo ragionare sui decenni che vengono, almeno io così la penso e la vedo. Manca anche una visione che sia di sistema e anche qui in questo senso diversi interventi mi sono piaciuti molto e hanno specificato quest'aspetto. Non voglio dire che tutto il documento è negativo, non lo penso, però è chiaro che ci sono poi alcuni elementi in cui si intravede una visione, peccato che in quella visione non mi ci ritrovo tanto, ma di questo ne parlerò poi dopo.
Fatte queste premesse molto personali, chiarisco che non ripeterò molte delle considerazioni e precisazioni fatte nel suo intervento dalla mia collega Minelli, un intervento di cui ovviamente condivido ogni parola, non perché siamo bulgari nella manifestazione delle nostre idee, ma perché l'appartenenza alla stessa forza politica è fondamentalmente e strettamente connessa alla condivisione di alcuni fondamentali principi e ideali, a una visione comune del futuro non solo della nostra Valle d'Aosta, ma anche del mondo, principi che accomunano e caratterizzano non solo le posizioni politiche mie e della collega Minelli, ma anche di quel numeroso gruppo di persone attive e pensanti che c'è dietro di noi, persone con le quali siamo sempre connessi e che contribuiscono a generare conoscenza condivisa e con le quali concertiamo quanto noi poi esprimiamo in questo Consiglio.
Affronto alcune questioni metodologiche, l'importanza del DEFR l'ho già sottolineata, io credo che il DEFR sia un progetto fondamentalmente. Io personalmente, per il mio lavoro precedente, sono abbastanza abituato a scrivere progetti, ovviamente non di questa portata, ma ogni progetto deve nascere da un'idea, da una visione e, concedetemi anche a me qualche momento poetico, visto che già in aula ci sono stati, anche da sogni, quindi non solo da idee e visioni, ma anche da sogni. Deve tradursi in finalità e obiettivi, quindi i progetti devono declinarsi in obiettivi, che a loro volta devono prevedere il dettaglio delle azioni che devono essere messe in campo per realizzare quel progetto, un dettaglio che io non ho trovato sicuramente in questo DEFR.
Il collega Centoz - ci sarà una crisi totale sempre qua in questo Consiglio su questo nome - ha parlato degli standard e faccio un esempio: la declinazione e il dettaglio di cui io sto parlando sono esattamente quelli che intendeva lui quando ha parlato degli standard, che poi sono i risultati attesi, quindi in ogni progetto deve comparire, per ogni obiettivo, le azioni, i risultati attesi, gli indicatori di risultato, i tempi e il cronoprogramma entro cui si vogliono mettere in campo le azioni previste e le responsabilità, cioè il chi fa che cosa, per intenderci, come in gergo da noi si usava dire.
In ultimo, dalle scelte che si sono fatte e che si sono portate, si deve presentare l'allegato budget di riferimento, possibilmente diviso per obiettivi, così risulta anche un pochettino più chiaro.
Questa premessa e questa critica metodologica è perché io penso che nello scrivere un progetto che sia piccolo, con un orizzonte piccolo come quelli che ho sempre scritto ha la stessa logica metodologica che dovrebbe avere il DEFR, logica che io ovviamente non trovo.
Entro un pochettino nel dettaglio: nella sezione 3 viene fatta per ogni Assessorato una distinzione tra una parte descrittiva, dove dovrebbero essere inseriti gli obiettivi nuovi che, come è già stato detto, si fa fatica a trovare, peraltro, e una seconda, che è titolata: "Aggiornamenti obiettivi DEFR anni precedenti" in cui vengono presentati gli obiettivi dei DEFR precedenti, cioè quelli presenti nei DEFR passati che si concludono nel 2025 o che devono essere procrastinati per gli anni successivi.
È chiaro, l'impostazione è chiara, peccato che in questa seconda parte di aggiornamento degli anni precedenti ci siano degli obiettivi descritti, ma che poi non ritroviamo in tabella e lì ho fatto un po' fatica, io che ho un po' di logica, a muovermi in questo documento, cioè in tabella non troviamo gli obiettivi che vi sono nella descrizione, però almeno vi è una parte descrittiva e una parte tabellare, perché nella parte dove dovrebbero esserci i nuovi c'è solo la parte descrittiva, non c'è quella tabellare, quindi manca anche un orizzonte temporale preciso di definizione di questi obiettivi.
In ogni caso sia in una formulazione che nell'altra mancano una sufficiente chiarezza e un dettaglio di questi obiettivi. Le azioni e le tempistiche o sono assenti o scarsamente dettagliate, gli indicatori non sono mai forniti, la correlazione fra ogni obiettivo e il suo budget previsto è difficile da individuare sia per la complessità di un bilancio economico, ma anche perché manca una strutturazione logica del documento.
L'unica cosa che è chiara sono le responsabilità, perché ogni sezione è divisa a seconda dell'Assessorato di competenza, quindi, di conseguenza, è abbastanza chiaro.
Altra considerazione, che peraltro è già stata detta all'inizio dal collega Manfrin, i due DEFR sono praticamente identici. Anche in questo caso faccio una piccola correzione al mio collega perché ha citato uno dei due elementi, in realtà sono due gli elementi di differenza, perché fondamentalmente ci sono due pagine di differenza: una è quella che ha citato il collega che è semplicemente stata spostata, almeno la competenza dell'edilizia scolastica al giusto Assessorato, perché è cambiata, quello che manca poi è nel paragrafo 2.3, quello del quadro organizzativo dell'Amministrazione, c'è una tabella che nel vecchio DEFR occupava due pagine, in questo ne occupa sette righe e quindi le due pagine di differenza sono lì, ma non mi dilungo in questo elemento. Fondamentalmente stiamo parlando di un copia e incolla quasi integrale, in cui peraltro, per essere ulteriormente critico, nella tabella di aggiornamento del DEFR degli anni precedenti c'è la voce, la colonna 2025, dove c'è scritto "Concluso", peccato che ci sono diversi obiettivi che non si concluderanno nel 2025 e sono segnati come conclusi nel 2025, una sensazione un pochettino di trascuratezza nella stesura, mettiamola così, e voglio essere gentile.
Un altro elemento che ovviamente è già stato citato, perché, parlando dopo diversi colleghi, diventa difficile essere originali, è la grande difficoltà che ho trovato a correlare il DEFR con il programma di legislatura, e qui cito il collega Lattanzi che l'ha ben fatto, poi io non condivido l'enfasi sul programma di legislatura, però nella correlazione fra i due documenti sono d'accordo con lei, non c'è, ma non è tanto la correlazione con i due documenti: è la correlazione con il fatto che quello è un DEFR che è stato approvato da una maggioranza - ricordo che è un copia e incolla, quindi è uguale - che è diversa da questa e allora faccio un pochettino fatica, nel senso che quest'operazione di architettura politica è un po' originale di… chiamiamolo camaleontismo strutturale, faccio fatica a individuarla, o perlomeno la ritengo insolita e un pochettino inusuale, ma mi chiedo anche, in maniera un po' diretta, ma possibile che Forza Italia, allora forza di opposizione, al momento di discutere in Giunta, in maggioranza, al bar, prima di decidere di mettersi in questa maggioranza, possibile che in quei momenti di condivisione di idee, di vedute, di strategie, di compromessi non abbia portato nessun contributo, nessun punto fermo improcrastinabile per sé? Boh? Possibile che andasse tutto integralmente bene? In realtà, la risposta non la do io, la danno gli interventi, quando si è approvato il vecchio DEFR di chi di Forza Italia ha contestato pesantemente, anche in alcuni casi, il DEFR precedente, adesso però è fotocopiato, quindi faccio veramente fatica.
Un secondo elemento di stupore deriva dal sottolineare che questa maggioranza è nata a seguito di un accordo fra una sola forza politica della vecchia maggioranza e una forza politica che prima non era in maggioranza, ma in quest'accordo Union Valdôtaine e Forza Italia mi sembra che vi sia anche qualcun altro e anche qui ci sono forze politiche che nella precedente legislatura diciamo che, rispetto al DEFR, non fossero perfettamente d'accordo, quindi questo DEFR è tutto buono e tutto bello per tutti? Diciamo che lascio la risposta alla logica politica. Posso anche capire che gli accordi sono accordi, che le poltrone fanno comodo e non lo dico polemicamente, perché mi piacerebbe poter occupare certe poltrone perché lì posso portare avanti le mie idee, quindi non lo dico assolutamente in maniera polemica, quindi in maniera nobile è chiaro che posso capire che le poltrone facciano comodo, ma mi chiedo come sia stato possibile che in un ragionevole e dialettico compromesso, seppur con dei tempi accelerati, neanche un paio di elementi programmatici siano stati posti come pregiudiziale per entrare in maggioranza, me lo chiedo.
Un altro elemento, perché su tutti i punti ha già detto la nostra posizione la collega Minelli, io faccio un affondo su quello che ovviamente - senza presunzione - mi permetto di dire è un tema che conosco un pochettino meglio, cioè quello delle politiche sociali e in parte della sanità. Dal DEFR e dal programma di legislatura, ma anche dalle parole pronunciate dall'assessore Marzi in Consiglio, in risposta a interrogazioni e interpellanze e anche in audizione in V Commissione, emergono, come è già stato sottolineato anche da molti miei colleghi, diverse azioni, cioè tante azioni che questo Governo ha e vorrà mettere in atto, sul tema della disabilità, degli anziani, su una parte sanitaria che tocca le politiche sociali, per intenderci, sapete benissimo tutti che la salute mentale non afferisce al Dipartimento politiche sociali ma afferisce al Dipartimento USL. Queste azioni sono anche condivisibili, non discuto, alcune no, tra l'altro, alcune sono obbligatorie, nel senso che il nostro Governo sarà obbligato dalla normativa statale a normare e a intervenire. Purtroppo, sulla base dell'esperienza maturata in questo settore e sulla base di quanto è accaduto negli anni scorsi e nei decenni scorsi e dalla lettura di questo DEFR, io continuo sempre di più a maturare una convinzione: che nella politica e nel fare politica vi sia una grande carenza, come ho detto prima, di visione. Anche qui cito di nuovo il mio collega Lattanzi, cioè il fare un documento di quest'importanza e avere una visione che cosa significa? Avere degli orizzonti che sono spaziali e temporali: temporali perché dobbiamo ragionare non nel domani e nel dopodomani, come ho detto prima, ma nei decenni prossimi, ma anche spaziali, cioè renderci conto che noi apparteniamo, come piccola Regione, non solo a uno Stato, non solo a un'Unione europea, non solo a livelli internazionali, ma anche a un mondo naturale peraltro che ci sta mandando due segnali non inequivocabili e tutto quest'orizzonte spaziale ampio ha ricadute sulla nostra Regione, non siamo un'isola che non è toccata da tutto il resto, quindi quello che mi sembra che manchi è una visione più ampia di tutto questo. In buona sostanza credo sia un obbligo etico uscire da una logica piccola e limitata, che a volte rischia anche di cadere in un'ottusità anche pericolosa e controproducente per ampliare quest'orizzonte spaziale e temporale.
Una premessa che probabilmente può apparire un pochettino retorica, forse lo voleva anche essere un pochettino retorica, ma chiarisce quello che poi adesso vado a esprimere rispetto all'ambito specifico della sanità e delle politiche sociali in particolare: la Valle d'Aosta spende e ha speso tantissimo in sanità e anche in politiche sociali, siamo fra le Regioni che spendono di più, forse quella che spende di più, poi l'Assessore potrà essere sicuramente più preciso di me. Anche in questo bilancio le risorse sono tante, come lo sono state nei bilanci precedenti. Apro qui una piccola parentesi sperando di avere una risposta: per quel poco che sono riuscito a guardare di conti, ho notato una cosa un po' strana, nel senso che nel precedente bilancio per le politiche sociali si erano impegnati 152.846.040 euro e ne sono stati spesi 108.444.000, quindi una differenza importante. Stessa cosa nella sanità: 582.782.680 euro impegnati, 367.338.160 spesi, sempre milioni, cioè stiamo parlando nella sanità di 220 milioni di differenza non spesi. È noto anche che però nell'impegnato di quest'anno di questo bilancio torniamo a cifre superiori all'impegnato del precedente, quindi una contraddizione che vorrei mi fosse spiegata.
Nelle politiche sociali io credo sia improcrastinabile una riforma complessiva, una riforma che orienti il faro delle politiche. Fino adesso tanti servizi, tante azioni, tante figure professionali, ma ho trovato molta frammentazione, settorialità, a volte compartimenti stagni addirittura. Credo che oggi serva una vera e propria riforma delle politiche sociali che metta al centro la persona, indipendentemente dalla categoria: anziano, persona con disabilità, minore, eccetera, dando a tutti pari dignità e pari diritti, come - e anche in questo caso ricito - la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che facilmente e in maniera molto intuitiva può essere estesa a tutte le persone e non soltanto alle persone con disabilità, una riforma che abbia una chiara visione di come vogliamo le politiche sociali nel prossimo decennio, consapevoli di quello che ci aspetta nei prossimi anni: invecchiamento della popolazione, povertà con tutte le sue sfaccettature, cambiamenti climatici, rischi di eventi non così improbabili come la pandemia Covid, denatalità, disoccupazione, immigrazione, tutti elementi che anche i miei colleghi hanno sottolineato; una riforma che abbia dietro una chiara visione e una finalità di intervento di sistema, non settoriale, una riforma organica, non fatta di interventispote settoriali, che tenga insieme sanità e politiche sociali capace di lettura dei bisogni dei cittadini, di concertazione e di collaborazione stretta con la comunità e con il terzo settore.
I soldi, come ha ben spiegato anche il collega Centoz, non mancano. Nel DEFR e nel programma di legislatura si parla tanto di questo ente strumentale, mi sembra un altro intervento tampone, di problemi reali, per carità, ma tampone. I problemi li conosciamo: le difficoltà degli Enti locali nel gestire i servizi sociali, in particolare le micro, di gestione del personale, le questioni di differenze retributive che sono state citate anche dai miei colleghi, ma questo ente strumentale per me è un rischio di duplicare un'esperienza: quella della Società dei servizi, che era solo per la gestione del personale, ampliandole addirittura le finalità a dire: "le diamo la possibilità di gestire i servizi sociali", mi spaventa, se devo essere sincero.
Quello che serve è una riforma, appunto, come ho detto, non a pezzi, non a servizi al momento, al bisogno, ma una riforma che metta intorno a un tavolo i Dipartimenti sanità, politiche sociali, politiche del lavoro, terzo settore per ripensare nel suo complesso il sistema e che tenga insieme i bisogni della popolazione, le risorse pubbliche, le risorse del terzo settore per costruire un sistema la cui regia sia pubblica in coprogrammazione con tutti glistakeholder, in cui il partenariato pubblico, Pubblica Amministrazione, Enti locali e privato sociale, che, ricordo, ha nella propria legge istitutiva della cooperazione sociale e nel codice del terzo settore il perseguimento, in collaborazione con la Pubblica Amministrazione, dell'interesse generale della collettività, in questo senso devono collaborare. Un sistema a regia pubblica a cui spetti la programmazione, il monitoraggio e il controllo e in cui al privato sociale valdostano spetti la coprogrammazione, la coprogettazione e la gestione, una riforma complessa, ma necessaria, che abbia appunto come faro illuminante i principi della Convenzione ONU, pari diritti, pari dignità per tutte le persone, autodeterminazione, progetto di vita, domiciliarità, politiche attive del lavoro, accessibilità, accomodamenti ragionevoli. L'ente strumentale in questo senso mi sembra molto, ma molto lontano da questa logica di visione e di sistema.
Vi faccio un elenco, spero rapidamente, che mi ha un po' spaventato: è da mesi che è in lavorazione un buon lavoro di concertazione, ma un po' lento, di revisione della legge 14 sulla disabilità, primo elemento; la legge suicaregiverè stata affossata nella precedente legislatura, la legge regionale sul terzo settore anche, si è arenata a fine della scorsa legislatura; è vero che è stato detto che verrà completato il percorso entro giugno, peraltro un tempo lunghissimo visto che la legge è pronta.
Nel DEFR si dice che la revisione della legge regionale 25 febbraio 2013: "Interventi di prevenzione e di contrasto alla violenza di genere e misure di sostegno alle donne vittime di violenza" è stata intrapresa con l'intento di integrare la legge attuale con ulteriori aree di intervento, prevedendo servizi ad oggi non contemplati.
Altro elemento: nel 2025 è stata approvata la legge n. 14 sull'invecchiamento attivo.
Altro elemento: il decreto 62/2024 pone alla nostra Regione degli obblighi di revisione strutturale complessiva del sistema disabilità.
Gli Enti locali da anni si lamentano che non riescono a gestire i servizi agli anziani in generale e che mancano i fondi regionali oltre a quelli statali anche per proporre attività di servizi pubblici estivi.
La Società dei servizi lamenta difficoltà legate alle differenze retributive tra i loro contratti, quelli pubblici e quelli dell'USL a parità di qualifica professionale.
C'è poi tutta la tematica, affrontata anche in questo Consiglio, della crescente necessità di supporto psicologico e stabile e strutturato nelle scuole, c'è anche la questione importante dell'insegnamento, dell'affettività, della sessualità a scuola.
C'è un dato sui suicidi che, seppur in miglioramento, è alto e in ultimo c'è la questione della povertà, che, come è ben stato già spiegato, non è solo la povertà assoluta, ma quella che deve preoccuparci di più è la povertà relativa, che sta un po' sopendo anche i desideri, perché le persone è vero che devono avere di che vivere e fortunatamente il dato in Valle d'Aosta non è drammatico, ma forse le persone devono anche potersi permettere di realizzare qualche piccolo desiderio nella vita.
Quest'elenco per il quale avrò sicuramente dimenticato qualcosa già da solo fa girare la testa, io, quando l'ho fatto, mi sono veramente preoccupato, cioè sono tante porte aperte, tante questioni aperte, le politiche sociali hanno quest'ampiezza, io continuo a sostenerlo, hanno uno spettro così diversificato di ambiti diversi che non può che mettere ansia a chi si cimenta in questo. L'Assessorato della sanità, salute e politiche sociali d'altronde non è mai stato fra i più ambiti, mi sembra, nei Consigli passati. Questo lungo elenco di questioni chiarisce la complessità del lavoro che, a nostro avviso, deve essere fatto. Non dobbiamo dimenticare che le politiche sociali hanno una grande funzione preventiva. Politiche sociali efficaci e orientate al futuro garantiscono prevenzione di disagio, delle difficoltà economiche, problemi di ordine pubblico, di disagio mentale, di mancanza di civismo nei nostri giovani, ma in generale nelle persone, perché poi a volte i giovani sono anche meglio di noiboomer, ma garantisce anche benessere e serenità in ogni fascia d'età. Un elenco impressionante che però va, a mio avviso, affrontato in modo organico, di sistema, consapevoli delle interconnessioni fra tutti questi diversi aspetti del sociale. Va affrontato con il contributo di tutti: popolazione, Pubblica Amministrazione, terzo settore, ordini professionali, eccetera. Non si deve lasciare da solo il nostro assessore Marzi e i suoi uffici perché non ce la possono fare, ma soprattutto l'Assessore non deve lasciarsi da solo e questo è il mio invito. Una riforma urgente e necessaria che tenga insieme politiche sociali, politiche sanitarie, politiche del lavoro, della casa e della scuola.
Mi avvio in chiusura semplicemente ripetendo i motivi per cui siamo contrari a questo DEFR, che non è tutto negativo, ma lo è per buona parte: mancanza di visione per la tempistica, per il metodo, per una certa svalorizzazione del Consiglio che, è uscito fuori qui, ci sono state tante relazioni, tanticahiers de doléances, ma ognuno ha detto la sua e di quello che io adesso sto dicendo, di quello che ha detto il mio collega Lattanzi, il mio collega Centoz, eccetera, che cosa se ne fa questo Consiglio su un documento che è già fatto e finito?
In ultimo, ovviamente, perché ci sono alcuni punti assolutamente cruciali di questo programma rispetto ai quali noi non siamo d'accordo, raddoppio del tunnel Aosta/Pré-Saint-Didier, Cime Bianche, collegamenti intervallivi, ente strumentale, la posizione di subalternità della Regione nei confronti di CVA e la scarsa attivazione per perseguire l'obiettivo VDA Fossil Fuel Free. Vi ringrazio dell'attenzione.
Presidente -Ha chiesto la parola il collega Tuccari, ne ha facoltà.
Tuccari (FdI) -Non voglio entrare nel merito della discussione, nelle pieghe della discussione, ma voglio portare un punto di vistaa latere, laterale, che è l'efficienza del tempo. Vorrei fare un esercizio semplice, quasi banale, ossia contare il tempo, non il tempo che passa, ma il tempo che è stato fatto passare. Nella precedente legislatura questo Consiglio regionale ha tenuto 418 sedute ufficiali. Incrociando i calendari e i verbali, emerge che la durata media prudenziale di ogni seduta è di circa quattro ore e mezza e noi sappiamo chein realtà una seduta dura circa 8 ore. Tradotto: oltre 2.000 ore trascorse in aula, oltre 2.000 ore di dibattito, dichiarazioni, repliche e contro repliche e, lasciatemelo dire, anche di grande esercizio retorico. Ora, però, guardiamo cosa è uscito da queste oltre 2.000 ore: gli atti normativi approvati sono stati 165, in media un atto ogni 12 ore di aula e permettetemi una nota ironica, ma non troppo, perché mentre si parlava, e si parlava molto, i soldi restavano fermi, al netto delle partite di giro. Alla fine della legislatura ci si è trovati con un avanzo di bilancio enorme: centinaia di milioni di euro non spesi, mentre la sanità arrancava, le infrastrutture restavano sulla carta e la programmazione progettuale era più un auspicio che una strategia.
Allora mi chiedo e lo chiedo soprattutto a chi governava: a cosa sono servite tutte queste ore se poi è mancato il coraggio di decidere? Qui però bisogna essere onesti fino in fondo e fare un po' di memoria storica perché per l'intera legislatura a sostenere la maggioranza dell'Union, c'era il PD e anche alleati, in pratica la Sinistra a campo medio largo, quelli che in aula predicavano rigore, visione e programmazione e poi votava bilanci con avanzi milionari e cantieri inesistenti. Oggi la Sinistra non c'è più, ma non perché sia cambiato il metodo, semplicemente è stato sostituito. Al suo posto troviamo Forza Italia, che ha compiuto un vero capolavoro di acrobazia politica, si è fatta eleggere nel Centro-Destra, ha preso i voti con un asse chiaro e poi ha deciso che governare con l'Union senza il Centro-Destra era ovviamente più comodo, un cambio di alleanze che magari sarà legittimo nei regolamenti, ma che politicamente ha un solo nome: tradimento del mandato elettorale.
Allora, colleghi, capite che il problema non è solo quanto si sia parlato, il problema è per chi e per cosa si è parlato, perché, se dopo 2.000 ore di aula restano fermi i soldi, restano i problemi strutturali e cambiano solo i compagni di banco, allora il fallimento non è tecnico, è politico. La Valle d'Aosta non ha bisogno di altre ore di dibattito inconcludente, ha bisogno di scelte nette, alleanze coerenti, programmazione vera e rispetto per gli elettori perché - e chiudo - non è il tempo che passiamo in aula a qualificarci, ma è quello che riusciamo a fare per i Valdostani con quel tempo che utilizziamo qua dentro.
Presidente -La discussione generale è aperta, se non ci sono altri interventi, procedo a chiudere la discussione generale. La discussione generale è chiusa. Ci sono repliche del Governo? Ha chiesto la parola il capogruppo dell'Union Valdôtaine, Aurelio Marguerettaz.
Marguerettaz (UV) -Interpretando dei gesti che arrivano a Destra e a Sinistra, chiederei una sospensione per la valutazione degli ordini del giorno.
Presidente -Ricordo soltanto al Governo che ci sono le repliche, ma comunque sia la sospensione è accordata. Facendo anch'io esercizio d'interpretazione come il collega Marguerettaz, siamo due rabdomanti d'aula in questo caso, proporrei ai colleghi, vista l'ora, di riprendere alle ore alle 15:00 nel pomeriggio, grazie. I lavori consiliari sono sospesi.
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La seduta termina alle ore 12:12.
