Oggetto del Consiglio n. 98 del 2 dicembre 2025 - Resoconto
OGGETTO N. 98/XVII - Interpellanza: "Prevenzione suicidi in Valle d'Aosta".
Aggravi (Presidente) -Punto n. 31 all'ordine del giorno. Ha chiesto la parola il consigliere Domanico, ne ha facoltà.
Domanico (FdI) -Porto all'attenzione il triste fenomeno che da anni mette in evidenza la fragilità della nostra regione, l'incidenza dei suicidi in Valle d'Aosta, costantemente superiore alla media nazionale. È un tema scomodo, ma proprio per questo urgente, poiché riguarda le scelte politiche, la qualità dei servizi e la capacità del sistema pubblico d'intercettare il disagio. I numeri non sono più episodi isolati, sono una tendenza, e quando una tendenza dura anni, non si può parlare di fatalità. Questi dati ci obbligano ad assumerci una responsabilità collettiva: se un fenomeno così grave persiste significa che qualcosa, nelle politiche sociali, sanitarie e territoriali non sta funzionando come dovrebbe.
Il suicidio, trattato a livello normativo, è un evento sentinella, che segnala il malfunzionamento di più livelli istituzionali. La maggior parte delle persone che decidono di togliersi la vita non era seguita da servizi sanitari e sociali, questo è il vero fallimento: non riusciamo a vedere chi avrebbe più bisogno di essere visto, e non è un problema dei singoli operatori, ma del sistema frammentato, poco coordinato, spesso più reattivo che preventivo.
Come amministratori dobbiamo riconoscere che i servizi di prossimità sono ancora insufficienti, disomogenei e troppo vulnerabili ai tagli di bilancio.
Viviamo in una regione montana, dispersa, con micro Comuni che hanno poche risorse e reti sociali che si stanno indebolendo. L'isolamento non è solo geografico, è sociale, economico e generazionale, per anni lo abbiamo trattato come una caratteristica del territorio, non come un rischio reale.
Lei, assessore Marzi, lo definì endemico. La conseguenza è che molte persone restano sole con il loro disagio e noi arriviamo troppo tardi.
Negli ultimi anni sono stati avviati tavoli, protocolli e collaborazioni - è importante riconoscerlo - ma dobbiamo dirlo chiaramente, la distanza tra le dichiarazioni e l'effettiva implementazione è ancora troppo ampia. Molte iniziative mancano di continuità, di risorse, di personale formato e soprattutto manca ciò che dovrebbe tenere insieme tutto: una strategia unica, coordinata e misurabile.
Non possiamo più accontentarci di progetti sperimentali o interventi emergenziali, serve una svolta politica, non cosmetica, servono scelte chiare: investire stabilmente nei servizi di prossimità, formare personale non solo sanitario, ma anche scolastico, sportivo e comunale, costruire una rete interistituzionale obbligatoria, non facoltativa, definire indicatori di risultato e monitorare davvero l'efficacia degli interventi, contrastare l'isolamento attraverso politiche per giovani, anziani e lavoratori, non solo tramite iniziative sporadiche, e serve soprattutto un cambio culturale nelle istituzioni: considerare il suicidio non come un fatto privato, ma come un fallimento del sistema territoriale, quando non riesce a intercettare, accompagnare e sostenere.
Essere critici non significa essere pessimisti, significa riconoscere che abbiamo margini enormi di miglioramento, ma che non possiamo continuare a nasconderci dietro a spiegazioni generiche.
Se vogliamo davvero ridurre il suicidio, dobbiamo avere il coraggio politico di ripensare alle priorità, investire nei servizi che funzionano e correggere ciò che non funziona. Non c'è nulla di più urgente, perché ogni suicidio non è solo un dramma umano, è una domanda rivolta alle istituzioni ed è nostro dovere rispondere.
Assessore Marzi, nella sua risposta alle interrogazioni e interpellanze fatte dai colleghi nel febbraio 2024 definì endemico il fenomeno del suicidio...
Se le interessa, sennò io mi siedo.
Parola che ho trovato poco opportuna, diciamo così. In italiano la parola "Endemico" si riferisce a specie animali o vegetali che si trovano esclusivamente sul territorio italiano e in nessun altro luogo, oppure a malattie costantemente presenti in una determinata area.
Voglio credere che lei, assessore Marzi, abbia avuto un piccolo lapsus sul termine da usare, non voglio pensare - e credo di non sbagliarmi - che lei voglia associare il suicidio a una malattia, perché così non è.
Come riferito nei manuali diagnostici medici - come "DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali" - non è quindi una malattia che si cura con un farmaco, si può cercare però di attenuare tale fenomeno arrivando il più vicino possibile allo zero, adottando azioni di prevenzione e trattamento delle cause sottostanti.
Noi le chiediamo, quindi, "Quante volte si è riunito il tavolo nel 2025?", "Quali risultati ha determinato?", "Quali altre iniziative si intendono mettere in atto per affrontare il tema, vista la non piena efficacia di quelli già in essere?" e "Se si intende potenziare il personale psichiatrico, soprattutto a seguito di eventuali dismissioni dei pazienti dalla struttura sanitaria".
Presidente -La parola all'assessore Marzi.
Marzi (CA) -Riteniamo opportuno e assolutamente importante far presente quanto portato avanti sinora, anche per rappresentare ai colleghi, come tra l'altro ha richiamato il collega Domanico, come il tema sia preso in carico da diversi anni e sia affrontato attraverso un percorso strutturato, che ha messo in rete istituzioni, territorio e associazioni.
La complessità e delicatezza di questo tema, profondamente trasversale, che coinvolge fattori culturali, sociali, educativi e relazionali, non può che essere trattato quindi attraverso un approccio sul territorio integrato e multidisciplinare.
Il fenomeno dei suicidi non è una questione sanitaria, una prevenzione efficace passa attraverso la capacità di tutta la comunità, istituzioni, scuola, servizi, famiglia e territorio, nel saper intercettare precocemente il disagio e sostenere le persone nelle diverse fasi della loro vita.
È proprio in questa prospettiva ampia e multidimensionale che nel 2022 è stato avviato il progetto regionale per la prevenzione del suicidio con la costituzione del tavolo interistituzionale da lei richiamato.
Il tavolo si riunisce e mette in rete competenze diverse e favorisce un coordinamento stabile tra ambiti sanitari, sociali, educativi e territoriali di presidio e sicurezza, così da affrontare in modo integrato e condiviso le molteplici dimensioni del disagio e della sua prevenzione.
I risultati di quest'azione continua, strutturata e coordinata, si misurano innanzitutto a livello comunitario e culturale. Il grande lavoro messo in piedi dall'Assessorato, in relazione con il tavolo e con la fondamentale collaborazione con "l'Associazione delle famiglie superstiti" e il "Mandorlo fiorito" ha infatti, come primo obiettivo, quello di combattere lo stigma, di parlare e far parlare di un tema spesso taciuto, considerato un tabù.
È proprio su questo primario aspetto che le iniziative di sensibilizzazione stanno risultando efficaci, riscontrando un'ampia partecipazione alle tante iniziative con il riscontro molto positivo delle tante persone coinvolte.
Di suicidio si comincia oggi finalmente a parlare apertamente, con meno timore o vergogna, cresce quindi la conoscenza collettiva e la volontà di contrastare insieme questo fenomeno a confermare che il percorso intrapreso è quello corretto e che quindi è nostro dovere continuare a lavorare per incrementare ancora di più una capacità collettiva.
Veniamo ora ai dati richiesti: alla data dello scorso 24 novembre il numero dei suicidi registrati in Valle nel 2025 era pari a 13, il dato del 2025 risulta quindi fortunatamente in sensibile riduzione rispetto a quello dell'anno precedente, quando gli atti anticonservativi sono stati 21; ma non sono questi i numeri né tanto meno le loro oscillazioni che sintetizzano né il fenomeno, né l'attenzione che tutti i giorni dobbiamo tutti insieme rivolgere a questo tema.
Nel 2015 i suicidi sono stati tredici, nel 2016 sedici, nel 2017 tredici, nel 2018 ventisei, nel 2019 quattordici, nel 2020 undici, nel 2021 sedici, nel 2022 undici, nel 2023 ventidue, nel 2024 ventuno, nel 2025 a oggi tredici.
Il tavolo interistituzionale si è riunito in data 6 maggio 2025, ma il numero di riunioni del tavolo non è significativo in quanto, come abbiamo già avuto modo di precisare, il tavolo stesso ha deciso al suo interno un metodo di lavoro che consiste nel riunirsi al massimo una o due volte all'anno, con l'obiettivo ogni volta di dare gli indirizzi che poi, di fatto, devono essere sintetizzati durante tutto l'anno con continuità, anche perché al tavolo partecipano tantissimi soggetti coinvolti, quindi l'Azienda USL, l'Assessorato, (incomprensibile),l'Arma dei Carabinieri, la Polizia di Stato, la Guardia di finanza, la Polizia penitenziaria, i Vigili del fuoco, il Corpo forestale, la Diocesi, l'Università, il CELVA, gli Enti locali, la Chambre Valdôtaine e gli organi d'informazione.
Riteniamo quindi in sintesi anche le diversità, le diverse attività del tavolo che sono praticamente, al momento, un progetto di ricerca, azione a cura dell'Università della Valle d'Aosta. Lo scorso 15 novembre sono stati presentati: i risultati di tale progetto che proseguirà; le attività di formazione a tutti quanti i soggetti coinvolti, compresi i sopravvissuti e le sentinelle sul territorio, formazione tra l'altro che ha visto tutta una serie di operazioni e d'iniziative durante l'anno; la messa in sicurezza, inoltre, dei luoghi a rischio, che ha visto prima il sottoscritto operare su alcuni punti specifici simbolo della Valle d'Aosta e poi lasciare il testimone e l'opera che sta proseguendo al collega Sapinet, oltre alle attività di sensibilizzazione, oltre all'implementazione della rete nazionale.
La nostra Regione, infatti, è stata la prima in Italia ad aver avviato una politica specifica e programmata su questo delicato tema. Su queste basi stiamo diventando, di fatto, Regione di riferimento in una rete sempre più ampia di Regioni interessate a sviluppare, come sta facendo la nostra Valle, un programma condiviso, il potenziamento dell'offerta assistenziale e, di fatto, tra le azioni di maggiore evidenza specifichiamo: l'apertura di un ambulatorio dedicato; l'attivazione di un ambulatorio rivolto ai familiari dei pazienti con rischio; l'adozione di una procedura di dimissione protetta; il monitoraggio telefonico quotidiano e la costituzione di un'équipe dipartimentale dedicata a questo rischio, oltre al fatto che, nel corso di questi anni, è stato fortemente potenziato il Dipartimento di salute mentale, con la creazione di una struttura territoriale per la gestione di questo disagio, il Centro di salute mentale, e tutta una serie di azioni collegate.
Da questo punto di vista s'inserisce la delibera 566 del maggio 2025, con la quale la Giunta regionale ha approvato l'aggiornamento dei requisiti organizzativi del Dipartimento di salute mentale, insieme alle linee strategiche programmate di indirizzo.
Presidente -Per la replica la parola al collega Domanico.
Domanico (FdI) -Devo dire che sono d'accordo con lei quando dice che bisogna avere un approccio multifattoriale, quindi famiglia, scuola, sport e rete sociale, e qui faccio anche un appello ai due neo Assessori, Lavevaz e Lotto, affinché si possano fare dei tavoli congiunti per trovare finalmente una strategia efficace.
È importante, e poi concludo, non dimenticare i "Survivor", ovvero le persone che hanno perso una persona cara per suicidio, molte volte non ricevono un aiuto necessario per elaborare un trauma così profondo. Bisognerebbe pensare magari anche a loro.
Voglio chiudere, essendo un po' critico, le ricordo che comunque i numeri, anche fosse uno, dicono che quanto si è fatto non è sufficiente.
