Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 97 del 2 dicembre 2025 - Resoconto

OGGETTO N. 97/XVII - Interpellanza: "Stato delle liste d'attesa nel sistema sanitario regionale, criticità rilevate".

Aggravi (Presidente) -Riprendiamo i lavori del Consiglio. Punto n. 30 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione ha chiesto la parola il collega Guichardaz.

Guichardaz (PD-FP) -Affrontare il tema delle liste d'attesa significa guardare con onestà a una parte del sistema sanitario che oggi non funziona come dovrebbe - e questo non è un giudizio politico, è un dato di realtà - e quello che vorrei fare in questi minuti è riportare la discussione su un piano concreto, comprensibile, quasi quotidiano, perché è lì che la sanità si misura davvero.

Parto da un punto semplice ma, a mio parere, decisivo: in Valle d'Aosta destineremo nel 2026 il 21% del bilancio regionale alla tutela della salute. Non è una quota secondaria, è la quota più alta, è la nostra priorità dichiarata, e questo va riconosciuto, ma questa priorità deve trovare riscontro nell'esperienza delle persone, perché un sistema è credibile solo quando i suoi obiettivi di bilancio coincidono con la vita reale di chi lo usa.

Oggi quest'allineamento non c'è del tutto, lo vediamo nei numeri, lo vediamo nelle testimonianze dei cittadini, lo vediamo nella percezione diffusa di chi prova a prenotare un esame e si trova alle volte davanti mesi di attesa, a volte oltre l'anno, e attenzione perché questo non riguarda solo le visite specialistiche, come spesso si dice per attenuare l'impatto, ma riguarda prestazioni essenziali che nei Livelli Essenziali di Assistenza, nei cosiddetti LEA, hanno tempi precisi e non negoziabili, ne abbiamo già parlato in quest'aula, eppure accade esattamente il contrario. I tempi che superano la norma, pagine e pagine di prenotazioni fissate a distanza di anni e un cittadino che si trova inevitabilmente nel mezzo, senza un punto di riferimento chiaro.

Quando i tempi sono così lunghi, scattano dinamiche inevitabili: la prima è che una parte dei cittadini, quelli che possono, che se lo possono permettere, va nel privato che, come dicevamo e come è stato detto anche l'altra volta, cosa fa? Paga; la seconda è che chi non può permetterselo resta fermo, resta ad aspettare; la terza - che è la più preoccupante, e i telegiornali ce lo raccontano tutti i giorni - è la rinuncia, che spesso non viene intercettata, ma c'è ed è enorme.

Qui si apre un problema serio, quasi più sociale che sanitario, il diritto formale è uguale per tutti, ma la possibilità concreta di esercitarlo non è tale, e non è retorica questa, è la fotografia di ciò che vediamo.

C'è poi un aspetto che considero centrale, che è estremamente problematico: la complessità del sistema. Noi abbiamo un percorso di tutela, si chiama, che è previsto dalla legge nazionale, è un percorso che prevede la possibilità di farsi rimborsare eventualmente le prestazioni che superano il limite, un limite stabilito per le singole prestazioni, a seconda che siano urgenti o che siano prestazioni rinviabili ma che rientrino nei LEA e questo percorso di tutela è un diritto del cittadino ma è un diritto che - come è stato detto più di una volta in quest'aula dal collega Manfrin, che adesso vedo caldo su quest'argomento - resta sulla carta, perché quasi nessuno sa che esiste, quasi nessuno sa come attivarlo e soprattutto nessuno lo propone spontaneamente.

È stato detto più di una volta: chi ha avuto l'esperienza di prenotare con i nostri call center, o in altra maniera, difficilmente viene avvisato che esiste questo percorso. Cosa significa questo? Significa una cosa precisa, che chi conosce la procedura, chi conosce la legge, gli strumenti digitali, chi può fare una PEC, ad esempio, ottiene ciò che gli spetta e chi non li conosce resta indietro; è una selezione che non ha nulla a che vedere con il bisogno clinico e in un sistema pubblico semplicemente diventa difficile che possa funzionare così.

Faccio un esempio personale giusto per far capire come funziona il sistema: mi è stata proposta qualche mese fa una prestazione essenziale a oltre 600 giorni, il 24 agosto del 2027 mi sembra. Se io non sapessi come muovermi, ovviamente resterei in coda, ma so quali diritti posso attivare, so come scrivere una PEC, so che posso cercare un'alternativa e la posso cercare, ad esempio, nel privato, e probabilmente andrò nel privato.

Un cittadino, magari anziano, magari solo, magari poco avvezzo agli strumenti digitali, che cosa fa? Può rinunciare, può aspettare oppure che cosa può fare? Può pagare e qui la discussione sulle liste d'attesa smette di essere tecnica e diventa, come dicevo prima, civica.

Vorrei aggiungere un altro elemento di cui si parla poco rispetto alla questione della sanità e che viene spesso sottovalutato: il clima interno dei professionisti sanitari, perché noi possiamo anche parlare, l'altro giorno lei ha risposto alla collega Minelli - e risponde spesso ai colleghi che le pongono delle questioni relative al problema delle liste d'attesa - che si stanziano soldi, che possiamo finanziare gli straordinari, possiamo dare degli incentivi, possiamo regolamentare una flessibilità oraria. Va bene, ma se parliamo con gli operatori, collega Marzi - e io ci parlo spesso anche perché provengo da quell'ambiente, sono un lavoratore della sanità - emerge una parola che pesa più di tutte e spesso pesa più di qualunque dato, la parola è "Sconforto", è un senso di scollamento, come se non ci fosse un disegno generale, un riconoscimento del ruolo, un'idea complessiva di futuro; glielo dico perché probabilmente lei ha avuto modo di parlare con i dipendenti e io purtroppo a oggi non ne ho trovato uno che mi dica che è contento, che tutto va bene, che è fantastico. Si sentono tutti, purtroppo - quelli che ho sentito io - un numero dentro un meccanismo molto complesso, e un sistema sanitario in cui chi lavora è demotivato è un sistema che inevitabilmente rallenta, non per cattiva volontà ma perché il benessere organizzativo - questo benessere organizzativo di cui io mi ricordo una quindicina d'anni fa in USL si parlava di benessere organizzativo tanto da fare dei corsi, io me lo ricordo quando si parlava per esempio della Carta etica - il benessere organizzativo non è un accessorio, è parte integrante della qualità delle prestazioni.

Per questo oggi chiediamo alla Giunta alcune cose molto precise che sono nell'impegnativa: una ricognizione continua, reale, e non statistica delle liste d'attesa, una distinzione netta tra ciò che è fisiologico e ciò che è patologico, perché esistono dei ritardi, ma se poi questi ritardi diventano cronici, questa diventa una malattia, tanto per parlare il linguaggio sanitario.

Chiediamo una mappa delle prestazioni critiche con i fattori che davvero incidono sulla tempistica, un'analisi delle risorse già allocate e di quelle necessarie per rientrare negli standard, questione di cui si parla ma che non guasta ricordare, e soprattutto una relazione chiara in Commissione, non per riempire una riunione, ma per mettere a disposizione dei cittadini, anche attraverso i Consiglieri regionali, un quadro più complessivo e più comprensibile.

Président -La parole à l'assesseur Marzi.

Marzi (CA) -Come abbiamo più volte sottolineato - in ultimo nello scorso Consiglio come da lei richiamato - è questo un tema che non può trovare soluzioni a breve termine, esisteva ahimè ieri, esiste oggi e probabilmente esisterà anche nel prossimo futuro.

Riteniamo che il modo più serio e appropriato per affrontarlo sia continuare quotidianamente a impegnarsi, riconoscendo che complessità e multifattorialità rendono il problema delle liste d'attesa il più avversato problema a livello nazionale da parte dei cittadini in ambito sanitario.

Nel corso della risposta richiameremo quindi le misure già poste concretamente in atto e che intendiamo continuare a sviluppare per ridurre i tempi di attesa, anche a beneficio, naturalmente, di tutti coloro i quali ci ascoltano, anche in quest'aula, per le prime volte.

Tra l'altro, questa settimana nel frattempo, è uscito il rapporto Agenas, che è il braccio operativo del Ministero della Salute, sulle performance delle aziende sanitarie, presentato appunto nei giorni scorsi, che colloca la nostra Azienda sanitaria, dopo un po' di tempo che ciò non accadeva, sopra la media nazionale in tutte le aree di valutazione, con dei risultati complessivamente in miglioramento.

La prevenzione, con l'adesione agli screening, resta tra le più elevate in Italia e addirittura lo screening del colon retto raggiunge una copertura del quasi 60%, la migliore a livello nazionale.

Anche rispetto all'assistenza territoriale domiciliare vediamo un'integrazione che, negli ultimi tre anni, ha visto triplicare il numero dei pazienti presi in carico e questo naturalmente anche a beneficio di tutta la medicina territoriale.

Questi risultati, spesso assenti nel dibattito pubblico, offrono un quadro della nostra sanità che vede proposti all'esterno prioritariamente, però, soprattutto gli aspetti negativi, mentre invece la valutazione di un sistema deve, per forza di cose, includere anche ciò che semplicemente funziona, anche proprio per il rispetto del benessere che lei richiamava nelle premesse.

Venendo alla domanda n. 1, rispetto al primo quesito la ricognizione sullo stato delle liste di attesa è naturalmente sistematica e continua, è svolta con modalità, strumenti di controllo e tempistiche diverse in base ai diversi ruoli istituzionali rivestiti dalla nostra Azienda e anche dall'Assessorato, al quale è preposto il controllo.

In merito al monitoraggio, l'azienda adotta, tra l'altro, un sistema informatico strutturato fondato sull'integrazione di analisi periodiche e verifiche operative, che consentono una valutazione sia a priori, cioè al momento della prenotazione, che a posteriori.

Tale monitoraggio si basa, da un lato, sull'estrapolazione mensile della prima disponibilità delle prestazioni monitorate - come tra l'altro previste per legge - utile per una programmazione immediata e per l'individuazione tempestiva della criticità; dall'altro sul nostro sistema di rivelazione di Agenas, la cui piattaforma, che abbiamo poc'anzi citato, consentirà l'analisi di tempi di attesa per tutte le classi di priorità che sono U urgente, B breve, D differibile, P programmate - questo è anche scritto sulle famose ricette per la prenotazione delle visite piuttosto che degli esami diagnostici.

Parallelamente l'Azienda effettua un controllo costante dei tempi di attesa tramite estrazioni settimanali e/o all'occorrenza verifiche quasi quotidiane della gente volte a monitorare appunto la saturazione degli spazi di prenotazione, eventuale riduzione della capacità produttiva e l'andamento delle richieste rispetto a delle priorità cliniche.

Il gruppo aziendale di monitoraggio delle liste di attesa - che tra l'altro è attivo con cadenza mensile - analizza i dati aggregati, individua gli scostamenti rispetto agli standard e definisce misure correttive, oltre a valutare l'impatto delle azioni intraprese, in relazione, naturalmente, alle possibilità sia logistiche che tecnologiche.

A tale attività si affianca, tra l'altro, l'utilizzo del nuovo applicativo informativo dell'Azienda USL per la valutazione dell'appropriatezza prescrittiva, che è un altro dei problemi delle liste d'attesa.

Aggiungiamo, naturalmente, che a livello regionale, sempre in attuazione di quanto previsto dal decreto 73/2004 sulle liste d'attesa, è stata istituita l'Unità centrale di gestione dell'assistenza sanitaria dei tempi delle liste di attesa, che si riunisce per monitorare e verificare l'attuazione degli adempimenti di legge e svolge anche le funzioni di RUAS, cioè di responsabile unico regionale sull'assistenza sanitaria.

L'analisi delle prestazioni rese conferma la presenza di difficoltà che si concentrano soprattutto per i codici priorità U e B, in cui si registra una presenza proporzionalmente più alta rispetto ad altre regioni, e su cui stiamo quindi facendo delle valutazioni, oltre ai codici di priorità D, che riguardano in modo ricorrente specifiche specialità diagnostiche e cliniche. Le aree dove è necessario concentrare ulteriormente il nostro impegno per continuare il percorso di miglioramento sono: la cardiologia, la dermatologia e la medicina fisica e riabilitativa, oltre alla gastroenterologia, la medicina interna, la neurologia e l'urologia.

La costante presenza, inoltre, delle stesse specialità nel 2024 e nei primi trimestri del 2025 conferma un fenomeno strutturale analogo a quello riscontrabile nel contesto nazionale, dove la difficoltà di reperimento di alcune figure specialistiche - le ho appena citate, i medici delle specialità di cui sopra - e l'incremento della domanda naturalmente allontanano la possibilità di dare risposte immediate.

Venendo alla domanda n. 2, rispetto a quanto richiesto con il secondo quesito, come abbiamo già anticipato in premessa, diamo le misure già poste in atto e che continuiamo naturalmente a sviluppare. Esse sono:

il rafforzamento dell'organico del personale dipendente, che per fortuna sta avendo dei riscontri positivi soprattutto sui concorsi;

l'attrattività;

l'introduzione dell'indennità sanitaria;

il ripristino dell'utilizzo delle RAR, che non sto a spiegare a lei, per un totale, tra l'altro, che consta circa 16 milioni di euro;

il reclutamento di personale specialista convenzionato in libera professione;

l'ampliamento degli orari di erogazione delle prestazioni ambulatoriali e diagnostiche, compreso il sabato, la domenica e in orari notturni;

il percorso diagnostico, terapeutico assistenziale;

il progetto "Ospedale adattabile", che prende in considerazione l'assoluta specialità della nostra regione, che vede un solo Ospedale per tutta la regione: in alcuni periodi dell'anno, soprattutto quelli turistici che stanno partendo, questo vuol dire moltiplicare il numero di cittadini presenti in regione di svariate volte, di circa il 400%, ad esempio, nel periodo invernale.

Veniamo alla domanda successiva, sono diverse le risorse finanziarie dedicate al tema delle liste d'attesa: con la legge 22/2025, quindi la terza variazione di bilancio estivo che lei ricorderà, il Consiglio all'articolo 19, tra l'altro, ha autorizzato l'Azienda a utilizzare le somme residue o accantonate, proprio per porre in essere azioni dirette a favorire il favore delle liste, circa 800 mila euro;

nell'ambito, inoltre, delle risorse trasferite annualmente all'Azienda USL per la garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza, per il 2026 potranno essere utilizzati 3,5 milioni di euro appunto per le PLA, e quindi le prestazioni aggiuntive, rese dal personale sanitario dipendente nell'interesse dell'Azienda medesima, di questi almeno 1 milione e mezzo dovrà essere dedicato esclusivamente ad attività dirette a recuperare le liste d'attesa, con un incremento di 500 mila euro.

Inoltre, tra gli obiettivi assegnati dalla Giunta regionale al direttore generale, sono state previste proprio azioni di questo genere.

Venendo all'ultima domanda, nel rispondere all'ultimo quesito, dove lei giustamente chiede di fare un passaggio nella Commissione di riferimento, confermiamo la nostra disponibilità a riferire nelle sedi competenti e a inizio 2026 si potranno inoltre condurre valutazioni sull'efficacia delle azioni messe in campo complessivamente nell'anno in corso, proprio per il fatto che questo è avvenuto, oltre al fatto, collega Guichardaz, che il semplice fatto di riferire questioni diverse e ripetere cose che abbiamo già ripetuto tutte le settimane - come stiamo facendo rispondendo a queste iniziative - è comunque una maniera per essere trasparenti e propositivi anche in quest'aula su questo tema.

Presidente -La parola al collega Guichardaz.

Guichardaz (PD-FP) -Intanto ne approfitto per ringraziare i suoi tecnici che ogni settimana devono riscrivere le stesse cose e quindi loro - come il personale dell'USL che probabilmente viene continuamente intercettato anche dalle nostre iniziative - oltre a dover fare il loro lavoro ordinario fanno anche questo, quindi è un ringraziamento assolutamente sincero, perché so che cosa vuol dire per il personale amministrativo e tecnico dover continuamente rispondere a sollecitazioni, però queste sollecitazioni credo siano utili, anche perché qui, come lei potrà notare, il tema non è tanto solo un tema economico e sanitario, perché quest'anno il bilancio di previsione prevede 418 milioni su un complessivo di bilancio di circa 2 miliardi.

Dicevo prima che quando parliamo di cifre credo che nessuna Regione come la Valle d'Aosta investa così tanto nella sanità, perché la media nazionale forse si aggira intorno al 10%, poi è più difficile calcolarlo a livello nazionale, perché ovviamente si usufruisce del fondo nazionale.

Noi abbiamo questa capacità di autodeterminarci, però non è tanto una questione economica, perché vediamo che continuiamo ad aggiungere soldi, ma i problemi al limite un poco si modificano o migliorano, però poi dopo ripariamo da una parte e purtroppo si aprono delle falle dall'altra parte, perché prima le citavo questa mia prenotazione al 24 di agosto del 2027, devo dire che mi ha fatto un po' di tenerezza anche la signorina che mi ha risposto perché mi ha detto che c'erano due brutte notizie da darmi, dice: "La prima notizia brutta è il 24 agosto, la seconda è che è del 2027". Quelle sono prestazioni che dovrebbero rimanere nei 120 giorni, il problema è che probabilmente, come dicevo prima, bisognerebbe essere anche un po' più franchi e un po' più onesti con gli utenti, perché io posso anche andare a documentarmi, so che cosa è un percorso di tutela, ho sentito fino allo sfinimento gli interventi dei colleghi nel quinquennio precedente che ne parlavano e che, probabilmente, evidenziavano anche il problema della trasparenza, però è anche, credo, doveroso, e rientra in un rapporto di leale collaborazione, di leale franco confronto con l'utenza, suggerire dei percorsi, perché se poi li si rendono complicati… Questo percorso di tutela prevede addirittura l'invio al CUP tramite PEC della richiesta di poter usufruire eventualmente o di una libera professione aziendale o di una libera professione altrove, cioè è un procedimento che ti passa la voglia.

A quel punto chiedi a qualcuno 150 euro e ti vai a fare una visita oculistica o vai da qualche parte.

Non è così che credo una sanità che costa quasi un quarto del bilancio complessivo della Regione si deve porre nei confronti degli utenti.

Poi, oltre al tema specifico, perché io poi spesso dico alle persone: "Criticate la sanità, andate fuori dalla Valle d'Aosta e vi rendete conto", perché effettivamente qui la sanità è una sanità che funziona, avrà dei problemi di tempistiche, di tempi d'attesa eccetera, ma tutti coloro che sono presi in carico poi alla fine comunque in qualche modo riescono a esprimere un valore e un apprezzamento verso la sanità.

Il problema però è anche, come le dicevo prima, un problema di benessere aziendale perché, guardi, vada un po' di più negli Ospedali, vada un po' di più nei reparti, faccia un giro onesto e franco con le persone che lavorano all'interno della sanità e vedrà che non ce n'è uno - probabilmente è un atteggiamento, è una modalità - che le dica che sta benissimo, che è fantastico e che il lavoro è bello, come capita alle volte di trovare, per esempio io ho lavorato nell'ambito della cultura, e devo dire che al di là magari degli stipendi che alle volte non sono soddisfacenti, però poi alla fine le persone sono contente di lavorare in certi ambiti.

Nella sanità purtroppo questa soddisfazione, questa felicità e questo benessere io non li ho colti e penso che sia uno dei problemi da prendere in carico.