Oggetto del Consiglio n. 79 del 2 dicembre 2025 - Resoconto
OGGETTO N. 79/XVII - Interrogazione: "Situazione in Valle d'Aosta del rischio idrogeologico da fusione del ghiaccio del permafrost".
Aggravi (Presidente) -Riprendiamo i lavori del Consiglio. Punto n. 13 all'ordine del giorno. Ha chiesto la parola l'assessore Sapinet.
Sapinet (UV) -Alcune premesse prima di venire poi alla risposta dei quesiti del collega che ringrazio per aver portato in aula l'argomento.
L'evento di "Blatten" del 28 maggio 2025, che è caratterizzato dal collasso combinato di una massa rocciosa e di una porzione di ghiacciaio in un contesto di permafrost in forte degrado richiama l'attenzione sulle dinamiche della microsfera alpina e sulla loro possibile evoluzione in uno scenario di riscaldamento climatico come quello che vediamo e sul quale si sta lavorando. Fenomeni quindi di questo tipo, pur non frequenti, si stanno verificando in modo crescente sulle Alpi, come dimostrano gli eventi di Punta Thurwieser nel 2004, del Pizzo Cengalo nel 2017 e sul Piz Scerscen del 2024.
La Valle d'Aosta ha storicamente conosciuto analoghe dinamiche gravitativo-glaciali, tra cui la frana del Triolet nel 1717, la frana della Becca di Luseney nel 1952, più recentemente la valanga di roccia e ghiaccio della Brenva, qui era il gennaio del 1997. Proprio dopo quest'ultimo evento la Regione ha avviato un percorso sistematico di conoscenza e di monitoraggio della criosfera, culminato poi, a partire dal 2002, con l'istituzione di Fondazione Montagna Sicura. Attività di conoscenza e monitoraggio per quel che riguarda la Regione, che quindi segue da oltre vent'anni l'evoluzione dei ghiacciai del permafrost integrando le competenze di Fondazione Montagna Sicura, di ARPA Valle d'Aosta, del Comitato Glaciologico italiano e del mondo universitario nazionale e internazionale. Le attività sono coordinate a livello regionale dalla Cabina di regia dei ghiacciai che assicura il raccordo tra le strutture coinvolte, Cabina di regia che è stata coinvolta, così come tutti gli enti, proprio in questo anno, l'Anno internazionale per la conservazione dei ghiacciai.
Riguardo al quesito 1, la geologia regionale presenta analogie strutturali con quella del Vallese, tuttavia la sola geologia non è sufficiente a determinare eventi complessi come quelli osservati in Svizzera, che richiedono la concomitanza di molteplici fattori, la forte fratturazione degli ammassi permafrost in rapido degrado, la presenza di ghiacciai sospesi, dinamiche idrogeologiche interne e condizioni metereologiche particolari. Per questo motivo la Regione ha avviato studi diagnostici specifici anche attraverso il progetto CARG in collaborazione con ISPRA volti a caratterizzare la fratturazione del substrato e la risposta meccanica dei versanti di alta quota.
Riguardo alla mappatura e nello specifico il secondo quesito, la Regione dispone di una mappatura del permafrost degradante in base a vari progetti, ne cito alcuni: il PermaNET, il Permamont e il Glarisk; una mappa deirock glaciersattivi e relitti consultabile tramite il sito istituzionale; la rete dei siti di monitoraggio del permafrost con sensori posti sulla Capanna Carrel, quindi nel massiccio del Cervino, nella zona di Cime Bianche, nella Val Ferret e poi a Punta Helbronner; le cartografie regionali della pericolosità di frana, che poi includono in modo cautelativo anche le dinamiche potenzialmente legate alla fusione del permafrost e poi la cartografia delle aree inedificabili ai sensi dell'articolo 11 della legge 11/1998, già integrate con la pericolosità geomorfologica. Le attività di approfondimento sono costanti, la legge regionale 5/2001 impone una classificazione immediata a rischio elevato per qualunque nuovo fenomeno franoso precedentemente cartografato.
Per quanto riguarda il terzo quesito: "quali sono attualmente le aree della nostra regione sottoposte a monitoraggio, rischio idrogeologico da fusione del ghiaccio del permafrost", la Valle d'Aosta monitora il territorio con continuità, attraverso quindi un monitoraggio satellitare radar interformetrico, la seconda Regione italiana ad averlo attivato, che copre oltre l'80% del territorio con aggiornamento quindicinale, un'integrazione dei dati satellitari, con i sopralluoghi del Corpo forestale e delle strutture tecniche e poi modelli previsionali e geostrutturali, monitoraggi infine specifici su aree complesse come quello del Mont de la Saxe, il Col Moore nella Brenva e nella zona di Planpincieux.
In sintesi, per concludere, ad oggi non risultano in Valle d'Aosta scenari attivi noti in grado di generare effetti catastrofici sul fondovalle, analoghi per scala all'evento svizzero di Blatten.
La maggior parte delle instabilità note riguarda fenomeni localizzati in alta montagna, solo alcuni settori, in particolare del massiccio del Monte Bianco e della Val Ferret, richiedono un'attenzione rafforzata per gli anni a venire, già in essere attraverso monitoraggi dedicati e piani di protezione civile, con un monitoraggio in particolare nella zona della Val Ferret, che permette di essere precisi, portato avanti in collaborazione con i territori interessati, Comune di Courmayeur ma non solo, in particolare cito il confronto continuo che c'è con il Comitato della Val Ferret proprio per andare in quella direzione. Il contesto climatico, quindi in evoluzione, impone una vigilanza costante, sono fenomeni non nuovi nella storia alpina che stanno aumentando in frequenza e intensità. La Regione ovviamente continuerà pertanto a investire in conoscenza, in monitoraggio e in collaborazione scientifica per garantire la massima sicurezza e la massima resilienza del nostro territorio.
Président -Pour la réplique, la parole au collègue Torrione.
Torrione (AVS) -Grazie Assessore per la risposta che è assolutamente soddisfacente.
È chiaro che avevamo contezza che ci fossero tutta una serie di misure e di attenzioni da parte della nostra Regione in merito al tema, ovviamente l'interrogazione aveva anche uno scopo, se vogliamo, indiretto di sensibilizzare ulteriormente rispetto a una questione che, come lei ha ben esplicitato, sta diventando estremamente importante e soprattutto con la possibilità che nei prossimi anni vada anche peggiorando visto appunto il riscaldamento globale. È chiaro che al convegno della XVI edizione di Meteolab siamo usciti tutti un pochettino preoccupati, da un lato, perché ovviamente la situazione è preoccupante, nello specifico del permafrost ci è stato detto che questa onda di calore sta arrivando a profondità negli anni passati impensabili, si è passati dai 4 ai 7 metri in poco tempo, quindi dati molto preoccupanti.
L'altro aspetto che mi piaceva sottolineare e che lei, con tutti i dati molto precisi che ci ha fornito, ha comunque confermato è l'importanza e il valore della scienza in questo campo. Apro una parentesi velocissima: molti di noi siamo stati all'inaugurazione dell'anno accademico all'Università e abbiamo assistito all'intervento del biologo filosofo Pievani, che appunto ha ribadito l'importanza della scienza e soprattutto mettendoci in guardia rispetto a quelle che invece sono alcune posizioni negazioniste, lefake news, la pseudoscienza, come lui ha ben ricordato e in ultimo - e questo è l'aspetto più preoccupante - il fatto che si metta la scienza dietro agli interessi economici.
Purtroppo le notizie che sono arrivate dalla "COP30" di Belém non sono, dal mio punto di vista, particolarmente edificanti, purtroppo anche l'Italia in questo non si è mostrata attenta a un tema che invece dovrebbe vederla in prima linea, in prima persona.
D'altro canto mi fa invece molto piacere che è un tema in cui la nostra Regione credo possa dire di essere un'eccellenza anche nel panorama alpino, quindi la ringrazio ulteriormente dell'intervento e chiudo.
