Oggetto del Consiglio n. 62 del 26 novembre 2025 - Resoconto
OGGETTO N. 62/XVII - Reiezione di mozione: "No all'ente strumentale".
Aggravi (Presidente) -Punto 43 all'ordine del giorno. Ha chiesto la parola, per l'illustrazione della mozione, il collega Manfrin. Ne ha facoltà.
Manfrin (LEGA VDA) -Prima che l'assessore Baccega se ne vada dall'aula toglierò dall'imbarazzo Forza Italia e gli ricorderò che invece questa mozione identica è stata votata da Forza Italia tre mesi fa. Non sono passati due anni, quindi le condizioni non sono cambiate. Così almeno poi non si possono esprimere altri pensieri.
A fronte del fatto che non sono passati degli anni, ma sono passati tre mesi, ci ripresentiamo, ovviamente con un'istanza che tende a chiarire quello che sarà il percorso regionale sul paventato ente strumentale.
Lo mettiamo in campo prendendo come spunto un elemento del passato e un elemento del presente. L'elemento del passato si trova proprio in occasione della discussione avvenuta a luglio sull'analoga iniziativa presentata dal gruppo Lega per dire "No all'ente strumentale", votata anche ovviamente, con grande entusiasmo, dal gruppo di Forza Italia.
In occasione di quella discussione... Mi pregio di riportare quelle che furono le dichiarazioni dell'allora assessore Marzi, attualmente occupato in attività manducatorie, che però potrà riconoscere di aver pronunciato le seguenti parole: "L'ordine del giorno viene utilizzato" - quello appunto che presentavamo - "Per strizzare l'occhio a una serie di persone che, ne siamo assolutamente convinti, avranno la lucidità di comprendere fondamentalmente due cose. La prima è che non c'è nessuna azione da bloccare, dato che, come il collega Manfrin e i colleghi Consiglieri sanno, non esistono disegni di legge di creazione di enti strumentali".
Questo era quello che venne citato e che appunto si diceva, quindi fondamentalmente di fronte a una nostra iniziativa che chiedeva di dire no alla creazione di un ente strumentale, dall'altra parte si rispondeva che non c'era nessuna iniziativa in questo senso.
Veniamo all'attuale legislatura e leggiamo quello che viene riportato nel programma di governo. Vi risparmio tutto il resto, ma il paragrafo è questo: "Infine, con particolare riferimento alle nuove esigenze di erogazione dei servizi sociali, socio-assistenziali, oltre che socio-educativi, sarà necessario proseguire nell'effettuazione delle opportune valutazioni nell'ambito di un percorso già avviato", quindi ci rendiamo conto qui che c'era un percorso già avviato, a fronte del fatto che l'Assessore ai tempi dichiarava che non c'era nessun percorso avviato, qui c'è un percorso già avviato, quindi lo si ammette implicitamente.
"Per giungere alla costituzione di un ente strumentale, con la possibilità di estendere la sua azione altresì agli enti locali che saranno chiamati a condividere il percorso intrapreso dall'amministrazione regionale in tale ambito", quindi è chiaro il riferimento evidente all'ente strumentale e alla sua creazione.
Perché diciamo di no all'ente strumentale e perché ci sono delle dichiarazioni evidenti per le quali si vuole andare nella direzione dell'ente strumentale? Lo abbiamo già detto la volta scorsa e lo vogliamo ricordare adesso. Innanzitutto facendo cosa? Ricordando che ai tempi venne proposta (venne depositata dai diretti interessati, quindi i lavoratori dei servizi socio-sanitari) una raccolta firme - raccolta in due settimane, immaginate quale fu lo sforzo - in cui vennero raccolte 326 firme, depositate contestualmente al mattino, la raccolta firme era intitolata "Tuteliamo il personale socio-sanitario della Valle d'Aosta" e il testo della petizione recitava questo: "Con la notizia della prossima istituzione di un nuovo ente strumentale regionale incaricato della gestione dei servizi alla persona - che dovrebbe assorbire assistenti sociali, educatori, OSS e operatori di sostegno, attualmente dipendenti dalla società di servizio, ma anche dei CEA regionali, delle comunità per anziani e delle Unités des Communes - si sono aperte numerose incertezze sul futuro, tanto per il personale coinvolto quanto per gli utenti e le famiglie degli utenti che usufruiscono dei servizi citati. Immaginare che il personale non venga automaticamente assorbito dal nuovo ente (ma debba affrontare una nuova selezione, rischiando così di perdere il posto di lavoro dopo anni di servizio, rischiando di perdere professionalità e sicurezza economica a discapito del servizio) non garantisce certezze per il futuro dei servizi socio-sanitari in Valle d'Aosta. Viste le preoccupazioni espresse da più parti, con le quali si è evidenziata la possibilità secondo la quale l'ente potrebbe ridurre i costi di gestione a discapito dei lavoratori, senza alcuna chiarezza sulle formule di reclutamento delle figure professionali, OSS, assistenti sociali ed educatori, e sulle tutele dei dipendenti della società di servizi in caso di mancato superamento della selezione, così come sulla condizione di chi, dopo aver superato un concorso per lavorare nella pubblica amministrazione, si trovi al di fuori della stessa e consapevoli che il problema non sia di facile soluzione, ma sia di una gravità tale da richiedere un'urgente presa in carico, con la presente raccolta firme si chiedeva al Consiglio regionale di approvare...", ovviamente approvare l'iniziativa che ai tempi discutemmo.
326 persone, quindi, chiedevano di approvare questa richiesta, e ovviamente sono solo 326 perché c'erano solo due settimane per raccoglierle, perché se avessimo avuto più tempo ovviamente le firme sarebbero state molte di più.
Io credo che ci sia poco da aggiungere a quello che venne discusso ai tempi, cioè prendere atto di quello che venne detto dai diretti interessati, ovviamente condividendolo appieno.
L'unica cosa da aggiungere nel dibattito credo sia quello che disse ai tempi il consigliere Baccega, di Forza Italia, e voglio riportarlo integralmente, perché sono un integralista. Cito: "Noi intanto affermiamo subito che voteremo l'ordine del giorno e crediamo che non sia corretto dire che siamo vicini alle elezioni" - questa era una critica all'assessore Marzi - "E quindi siamo lì che spingiamo nella direzione di poter avere il consenso da una parte piuttosto che dall'altra, perché se ricordate bene noi su questo tema" - rivendicava Forza Italia - "Già un anno e mezzo fa avevamo presentato una sorta di interpellanza" - a dimostrazione, per il collega Zucchi, che se anche c'è un anno e mezzo che passa in mezzo, non è che c'è la data di scadenza, come sullo yogurt - "Nella quale si chiedeva per quale motivo ai dipendenti della società di servizi che avevano fatto la selezione si chiedeva loro il francese e non ottenevano l'indennità di francese, e così pure ai dipendenti di Inva. Ci fu detto che si sarebbe lavorato nella direzione di equiparare quanto meno gli stipendi, lì si parlava solo di stipendi e non di percorsi, è vero, l'istituzione dell'ente strumentale ancora non esiste, però lo sa tutto il mondo che c'è questa roba in piedi" - sempre parole del collega Baccega - "Che qualcuno sta lavorando in quella direzione, e questo ha creato una fortissima preoccupazione. Ora noi non abbiamo avuto modo di sentire se c'era una petizione che si muoveva, non l'abbiamo vista, però abbiamo avuto anche noi delle sollecitazioni importanti affinché si prendesse in qualche modo visione di un qualcosa, tenuto conto che appunto l'ente strumentale non era ancora neanche istituito, messo nero su bianco, valutato, abbiamo giustamente in qualche modo soprasseduto a intervenire, adesso, a fine legislatura. Lo hanno però fatto i colleghi e noi condividiamo questa preoccupazione, che non è solo la preoccupazione della Lega, ma è una preoccupazione anche di Forza Italia e di tanti che sono venuti a sollecitarci in questa direzione. Il nostro voto sarà quindi favorevole".
Questo crescendo rossiniano credo che sia la conclusione perfetta dell'intervento dell'allora collega Baccega, e io credo che a questo punto Forza Italia non possa sottrarsi a quello che ovviamente questo crescendo rossiniano ci va a designare, quindi la votazione favorevole, perlomeno da parte di Forza Italia, dell'ordine del giorno. Perché tutti gli altri, quelli che ovviamente facevano parte della maggioranza, ai tempi si astennero, e consiglio di astenersi, ovviamente, anche ai colleghi del PD, perché per coerenza io questo lo farei.
Ma, detto questo, arriviamo ai giorni nostri. Perché questo ci solleva e ci fa preoccupare? Perché nella seduta della Commissione consiliare abbiamo esaminato il bilancio e i documenti allegati al bilancio, nei quali in un articolato...
Chiedo scusa, Presidente, se è possibile avere un attimo di silenzio ne sarei grato. Chi vuole manducare, può farlo...
Presidente -Per favore, colleghi... Comunque, collega Manfrin, è microfonato, quindi la sentiamo molto bene. Glielo dico non per...
Manfrin (LEGA VDA) -No no, lo so, ma è solo che io sento invece un brusio di ritorno e quindi mi è difficile...
Presidente -Glielo ricordo solo, e la ringrazio.
Manfrin (LEGA VDA) -Lei è molto gentile. Dicevo: la questione qual è? È che abbiamo discusso ed esaminato i documenti di bilancio e i documenti allegati e abbiamo scoperto che esiste una posta di bilancio, un'erogazione, che si fa in favore della società di servizi, fondamentalmente per adeguare gli stipendi dei dipendenti.
Questo adeguamento è previsto per il 2026, è previsto per il 2027, non è previsto, stranamente, visto che la previsione è triennale, per il 2028. A domanda precisa fatta all'assessore Baccega, "Scusate, ma perché i soldi per il 2028 non li mettete?", fondamentalmente l'assessore Baccega, fra un enjambement linguistico e l'altro, ci ha detto che l'idea è quella che probabilmente potrebbe sparire la società di servizi, disciolta in chissà quale altro percorso.
Siccome tre indizi fanno una prova, avevamo il percorso aperto con lo studio della società Polis nella scorsa legislatura, abbiamo quello che è scritto nell'attuale programma di questo Governo, di questa maggioranza regionale, e abbiamo infine quello che è stato dichiarato durante la seduta della II Commissione.
La prova è evidente: questa maggioranza vuole continuare ad andare nella direzione dell'ente strumentale, ma forse non ha ancora il coraggio di dirlo in maniera aperta.
Ecco perché noi vi sollecitiamo con questa mozione, vi diamo la possibilità di dirlo urbi et orbi, oppure, secondo quello che è il nostro modo di vedere, speriamo che invece da questo percorso si possa tornare indietro. Anche perché le criticità sono state riassunte nel testo della petizione, ma vi assicuro - lo sappiamo benissimo, chi era in quest'aula le conosce - che sono molteplici, anche soltanto per il percorso di dover far transitare le persone che hanno vinto un contratto pubblico, che hanno vinto quindi un concorso con la pubblica amministrazione, e che dovrebbero invece uscire dalla pubblica amministrazione perdendo le loro tutele.
Non parliamo, invece, della perdita di professionalità che rischieremmo nel caso in cui ci fosse il personale della società di servizi che dovrebbe transitare da una società a una nuova società, con una misura e con una selezione, che sarebbe però aperta a tutti e che quindi rischierebbe di lasciare a casa - perché ovviamente la selezione non è che viene fatta per dieci persone e quelle dieci persone in uscita dalla società di servizi vengono prese in blocco, ma viene aperta a tutti - quindi potrebbero entrare nuove persone e quelle che hanno acquisito professionalità e hanno lavorato per la società dei servizi in un settore molto delicato, invece, potrebbero perdere questa possibilità di rientrare in questo ente strumentale.
A perdere, ovviamente, sarebbero come sempre le persone più deboli, le persone con disabilità, le persone anziane, le persone con fragilità, le persone in una difficoltà economica.
A fronte di tutto questo, sinceramente a noi la questione dell'ente strumentale sembra un'enorme iattura. L'abbiamo studiata, per quello che ci è stata prospettata durante gli approfondimenti della società Polis, con questa mozione, quindi, a fattor comune mettiamo un impegno, che è quello di chiarire se la scelta dell'ente strumentale sia ancora quella prescelta dal nuovo Governo regionale - abbiate il coraggio di dirlo in maniera chiara - e poi, in caso affermativo, mettiamo un impegno a sospendere e a revocare ogni azione attualmente in essere che vada nella direzione della creazione di un ente strumentale per la gestione dei servizi alla persona e predisporre, invece, ogni azione utile che possa valorizzare la gestione dell'attuale servizio, unitamente a un assorbimento, che è quello che chiediamo da tempo, dei dipendenti della società dei servizi nell'amministrazione regionale.
Presidente -Qualcuno vuole intervenire? La parola all'assessore Baccega.
Baccega (FI) -Ormai ci dovremo abituare agli show del collega Manfrin, soprattutto noi che in qualche modo facevamo parte di quel centrodestra disunito, che ho sempre detto che era disunito, l'ho detto più volte in quest'aula, quindi ne abbiamo la conferma attraverso questo tipo di dichiarazioni che vengono fatte in questo modo.
Quando noi abbiamo approvato quel provvedimento, era la conseguenza di una mozione che io presentai dicendo che la società dei servizi è Inva, ma prima di quella risoluzione avevano scompensi retributivi che non aveva senso che potessero andare avanti, quindi si stava lavorando in quella direzione, e in quella direzione noi lavoreremo, anche all'interno della maggioranza, caro collega. Questo è il senso.
Poi le ricordo che nel 2019 fui nominato Assessore alla Sanità. Una delle prime cose che questo Assessore alla Sanità fece fu una ricognizione nelle strutture sul territorio, le strutture per anziani. Una ricognizione che inevitabilmente sosteneva e faceva sostenere che quelle strutture avevano bisogno di una valenza diversa e differente da quella che attualmente hanno.
Siamo andati nella direzione di realizzare la struttura socio-sanitaria a Perloz, la struttura socio-sanitaria a Variney, la struttura socio-sanitaria realizzata anche a Morgex.
Questo era il percorso e in quel momento io dissi a tutte le Unités riunite che forse era il momento di cambiare il paradigma. Questa è la strada che si è intrapresa.
Chiarezza per chiarezza, noi lavoreremo affinché ci siano migliori servizi e migliori retribuzioni per le persone che lavorano sul territorio e lavorano a favore degli anziani.
Presidente -Qualcun altro vuole intervenire? Collega Minelli, ne ha la facoltà.
Minelli (AVS) -Io ho ascoltato l'illustrazione del collega Manfrin, le cose che sono emerse, e noi non possiamo che votare questa mozione. Ricorderete che a marzo di questo anno, quando già si era affrontato, per l'ennesima volta, il tema dell'ente strumentale, ci eravamo espressi criticando questa scelta, che deriva da decisioni pregresse - già nel 2023 se ne parlava - e poi nel DEFR 2025-2027 il Governo si era impegnato a ripensare la struttura giuridica della società di servizi, con particolare riferimento alle nuove esigenze di erogazione dei servizi sociali, socio-assistenziali e socio-educativi, anche attraverso la costituzione dell'ente strumentale.
Poi a febbraio, mi pare che fosse il 18 febbraio, c'era stata un'audizione a proposito dello studio che era alla base poi della creazione del nuovo ente strumentale, su cui però non avevamo avuto delle informazioni precise ed esaustive. Erano state proiettate delle slide, avevamo sentito le persone che avevano illustrato, però di fatto poi la cosa, lo sappiamo, si è fermata, non si è arrivati alla fine della legislatura con delle decisioni.
Avevamo però avuto contezza anche della posizione dei sindacati, che hanno come preoccupazione principale tutelare i posti di lavoro, da una parte, ma dall'altra anche la qualità del servizio sociale nella nostra regione. Ricordo che, in particolare, uno dei sindacati aveva proprio sollevato il problema dell'armonizzazione dei contratti, perché una delle preoccupazioni più grandi è che, con la creazione dell'ente strumentale, le OSS, gli operatori di sostegno, le persone che più volte ci hanno manifestato anche le loro istanze e i disagi a cui vanno incontro, potessero avere un trattamento di sfavore rispetto a chi è assunto in maniera diversa, a chi ha avuto l'assunzione da parte della Regione precedentemente.
Uno dei punti particolarmente contestati riguardava il regime normativo che sarebbe poi stato applicato ai lavoratori del nuovo ente e ci era stato evidenziato che, con le ipotesi che erano in campo, queste persone non sarebbero più state soggette alla legge 165 del 2001 e alla legge 22 del 2010, il che potrebbe impedire in futuro qualsiasi mobilità interna al comparto unico, e verso altri enti pubblici, come per esempio l'USL. In pratica si tornerebbe indietro agli anni '80, quando c'era un albo speciale - per le cosiddette ADEST allora - che escludeva ogni possibilità di mobilità interna ed esterna; poi il problema grosso è la questione del trattamento previdenziale.
Noi quindi riteniamo che l'impegnativa di questa mozione intanto chieda semplicemente di chiarire se la scelta dell'ente strumentale è ancora quella che era stata prospettata in precedenza, e poi, giustamente, a sospendere e a revocare ogni azione attualmente in essere che vada nella direzione della creazione dell'ente strumentale per la gestione dei servizi alla persona.
Noi abbiamo davvero la preoccupazione che si rischi, in questo modo, di creare dei dipendenti di serie A e dei dipendenti di serie B, ed è il motivo per cui si vuole scongiurare che ciò accada, ma è importante chiarire quali sono le scelte.
Presidente -Ha chiesto la parola il consigliere Torrione. Ne ha facoltà.
Torrione (AVS) -Il tema è un tema apparentemente specifico e, in realtà, dal mio punto di vista è una questione estremamente delicata, che tocca in particolare, per la parte dei servizi sociali, anche quello che potrà essere il futuro dei prossimi anni in questo ambito.
Potrei sbagliarmi, chiedo conferma, forse è la prima volta in cui si è parlato di un possibile ente strumentale, in particolare per le OSS, quando c'era l'assessore Viérin. Se non ricordo male, una prima ipotesi era stata fatta ai tempi in cui lei era Assessore, ed era forse specifico per le OSS, credo di ricordare, quindi è un tema di cui si parla da molto tempo.
Io non sono tanto per le sovrastrutture, o per il duplicare troppi organismi e organi, quindi il tema dell'ente strumentale è delicato perché fondamentalmente va a toccare, non tanto indirettamente - forse vi ha fatto cenno anche il consigliere Manfrin - un tema che secondo me questo Consiglio, e probabilmente, prima la Commissione, ovviamente dovrà affrontare, cioè il tema delle esternalizzazioni, o delle cosiddette reinternalizzazioni, del personale per quanto riguarda l'ambito dei servizi alla persona.
Apro una parentesi. Credo, collega Manfrin, che non sia chiarissima la frase; l'ente strumentale non credo che sia per la gestione dei servizi alla persona, ma che sia per la gestione del personale dei servizi alla persona, perché se diamo all'ente strumentale la gestione dei servizi alla persona mandiamo a casa il nostro Assessore. Almeno, questa è la mia opinione personale. La APS adesso non gestisce i servizi di cui si occupa, gestisce il personale di quei servizi, e anche qui si potrebbe discutere a lungo.
Il tema delle esternalizzazioni in ambito sociale è un tema che, a sua volta, ha un ulteriore aggancio su un altro tema delicato, cioè"Quali sono le professioni nei servizi alla persona e quali sono le figure professionali e quelle non professionali che in questo settore lavorano", perché ovviamente lavorano gli educatori professionali, che hanno una qualifica, lavorano le OSS, che hanno una qualifica, gli educatori hanno una laurea, per essere più precisi, ci sono gli operatori di sostegno della scuola, ci sono le badanti e ci sono, in ambito di disabilità, gli assistenti personali. Gli ultimi tre sono figure che non hanno un titolo professionale.
Come ho citato la volta scorsa, il nuovo paradigma sulla disabilità obbliga tutti noi a ragionare anche su una possibile nuova figura professionale, che risponda alle richieste non solo, ovviamente, della Convenzione ONU, ma anche delle normative nazionali in tale ambito, cioè persone che siano in grado di garantire alle persone con disabilità quelli che vengono definiti dalla legge "Accomodamenti ragionevoli".
Con tutto questo incatenamento, è chiaro che a me piacerebbe molto che si potesse ragionare su questi temi, quindi: ente strumentale, società dei servizi, esternalizzazione e reinternalizzazioni, e ragionare su quali siano le figure professionali a cui comunque dobbiamo dare una qualifica, perché, apro una parentesi, credo che tutti quanti voi abbiate, per motivi anche personali, vissuto la questione, dal mio punto di vista abbastanza drammatica, del reperimento di badanti per le persone anziane e di assistenti personali per quanto riguarda le persone con disabilità.
Parentesi nella parentesi: come ho già detto più volte, noi viviamo questa assurda situazione per cui nel mio precedente ruolo di presidente di una cooperativa sociale, che rispondeva a degli appalti ovviamente ben precisi, che richiedevano dei requisiti per il personale (che doveva essere necessariamente o educatore o OSS), perché le OSS all'interno delle nostre strutture dovevano provvedere nello specifico, ad esempio, agli aspetti di igiene delle persone che risiedevano in struttura, quindi noi dovevamo garantire questo... da presidente di cooperativa, se una mia o un mio OSS faceva male un'igiene, ne rispondevo personalmente, perché era così.
Tenete presente che gli assistenti personali fanno esattamente la stessa cosa ma, essendo assunti direttamente dalle famiglie, questo obbligo di avere una professionalità alle spalle non c'è. Io lo trovo un paradosso che ho sempre fatto fatica a capire, quindi in più sedi ho sempre proposto che forse dovremmo pensare a una nuova qualifica professionale che garantisca sia gli aspetti educativi sia gli aspetti più tecnici da OSS, mettiamola così.
Stesso discorso vale per le badanti. Ma un altro aspetto, e io ragionerei su questo aspetto, è la difficoltà drammatica che le famiglie hanno per trovare queste persone: badanti e assistenti personali.
La regola migliore e più funzionale si chiama tam-tam. Scusate, forse in questa sede non dovrei usare... No, allora la dico più elegante: la seconda regola è il sedere, per non essere volgare, cioè avere la fortuna - il fattore C - che è stata magari la sfortuna di qualcun altro, di trovare una persona che ha perso un suo caro, quindi si è liberata la badante che era molto brava e quindi io ho l'informativa in questo senso.
È drammatico perché le famiglie non sanno cosa fare, perdono una quantità di tempo impressionante per trovare e reperire queste figure, e spesso devono andare per tentativi ed errori, perché non sempre la professionalità è adeguata.
Se poi aggiungiamo che le persone anziane sono un poco selettive nel loro desiderio di avere qualcuno accanto, completiamo la complicazione del problema.
Scusate la lunghezza. Tutto questo per dire che un ragionamento serio, che prenda insieme tutti questi tre elementi, secondo me bisogna farlo. Non so cosa ne pensi l'assessore Marzi, io penso che sia assolutamente utile, perché è un tema delicatissimo per le famiglie.
Ultimissima parentesi e chiudo. Non so chi se lo ricordi, non mi ricordo chi fosse Assessore a quel tempo: l'amministrazione regionale ha fatto una sperimentazione, tantissimi anni fa, in bassa Valle, che aveva dato allora al Consorzio Trait d'union di cooperative sociali... per capire come gestire nel miglior modo possibile il servizio che adesso si chiama, appunto, degli operatori di sostegno a scuola.
È stata una sperimentazione di tre anni, gestita non facendo solo gestione del personale, ma mettendo formazione e un coordinamento del personale che lavorava, cosa che adesso manca, perché io ripeto quello che ho detto prima: la società dei servizi fa una gestione del personale, ma non fa una gestione del personale in termini di qualità, di formazione e anche di pensare al miglior personale per "quel tipo di"... non sempre, non voglio esagerare, e non è una critica all'associazione dei servizi che fa il suo mestiere, perché così è pensato, quindi io sarei per pensarlo diversamente.
Ovviamente il tema è la risposta alla mozione, a me l'idea dell'ente strumentale non piace, mi preoccupa, però rimbalzo la questione nel dire: affrontiamo il tema in maniera più organica e toccando tutti questi aspetti, perché sull'esternalizzazione, sulla quale immagino sia molto contrario, l'ha anche detto il collega Manfrin, nei servizi alla persona, o sulla reinternalizzazione, che invece la vede favorevole... io, ad esempio, sull'esternalizzazione sono favorevole, ma strutturata in maniera organica e con la collaborazione della cooperazione sociale che, ricordo, ha come finalità principale l'interesse della collettività, quindi è un collaboratore della pubblica amministrazione e non un privato profit a tutti gli effetti.
Ultimissima parentesi, credo di averle chiuse tutte, se non mi ricordo male. Si è parlato di disparità di compensi e la disparità è un problema, su più piani, perché c'è la disparità di un OSS che lavora in una microcomunità dell'amministrazione regionale e ha uno stipendio; un'OSS che è pagata... lasciamo perdere se è un servizio interinale...
Certo, ma il tema è delicatissimo.
Chi è pagato dalla società dei servizi ha un ulteriore stipendio.
Contratto nazionale delle cooperative sociali: non è che le cooperative abbiano deciso come pagare un altro stipendio ancora, che spesso è inferiore di 100-150 euro al mese rispetto a quello che paga il pubblico; infatti le cooperative sociali fanno una fatica pazzesca a trovare personale, però devono partecipare ad appalti in cui è chiesto loro di applicare quel tipo di costo.
Capite quindi che nella questione organica diventa essenziale affrontarla.
Vi ringrazio dell'attenzione.
Presidente -Ha chiesto la parola la collega Forcellati. Ne ha facoltà.
Forcellati (PD-FP) -Direi che potrei intitolare questo breve intervento "Luci e ombre dell'ente strumentale". In questo momento io direi poche luci, molte ombre.
Questo non vuol dire che non si sia pronti, come dicevano il collega Torrione e la collega Minelli, a discutere, a ragionare per trovare la migliore soluzione, ma allo stesso tempo bisogna fare dei ragionamenti.
Provo a portare due riflessioni. Io conosco soprattutto la problematica legata al personale OSS: è nata già qualche anno fa, come ricordava il collega Torrione, ma è esplosa con la pandemia, perché le Unités des Communes si sono trovate in grave, gravissima, difficoltà a reperire il personale OSS, essendo dipendente, essendo in difficoltà, essendo pochi sul mercato.
In una riunione alla quale io ho partecipato - ed erano presenti tutti i Presidenti delle Unités, il presidente Testolin, alcuni Assessori - mi sono permessa... è stata una presentazione in grande spolvero, però anche fatta un po' in maniera troppo semplicistica che, ripeto, va approfondita; semplicistica perché, a domande specifiche per quanto riguardava allora... e, mi permetto, ero lì in virtù del fatto che avevo una delega alle Politiche sociali, e nella gestione di Aosta mi sono permessa di dire che al momento ci sentivamo esclusi, perché non coinvolti direttamente.
Quando nella pandemia è esploso questo bisogno, questa necessità, il difficile reperimento, la difficile sostituzione del personale OSS, ha portato a un disavanzo importante all'interno delle Unités, rispetto a questi servizi; disavanzo che le Unités ribaltavano sui Comuni o chiedevano alla Regione di ripianare e, in effetti, così è stato, abbastanza. Disavanzo che peraltro, avendo voluto approfondire, era proprio differente tra un'Unité e un'altra: alcune con un disavanzo elevatissimo (parliamo di un milione e mezzo, di due milioni), altre con un disavanzo invece praticamente nullo.
Già questo qualche domanda ce la pone.
Naturalmente allora la posizione di Aosta è stata una posizione accettata nervosamente. Lo capisco anche, ma non si poteva fare diversamente, visto che sono più di vent'anni, venticinque, che Aosta ha esternalizzato la gestione delle strutture, direi anche, soprattutto negli ultimi anni, con buoni risultati.
Ma qui non facciamo mica la questione di uno o dell'altro. Questa questione dell'ente strumentale va approfondita e va approfondita non solo per noi, per una decisione politica, importante e condivisa, ma va approfondita perché con queste decisioni ne va il futuro di decine, ma sono centinaia, di persone che, oggi dipendenti di una pubblica amministrazione, si ritrovano a essere... e qui la società, chi ha fatto questo studio, non ha saputo rispondere.
È vero che hanno detto che sarà una selezione semplice, abbastanza percorribile, ma io ho qualche dubbio, perché all'interno di tutto il panorama di questa professione ci sono persone che vengono da altri Paesi, che hanno difficoltà anche con la lingua italiana, magari, quindi un passaggio tout court in un eventuale ente strumentale lo vedo sufficientemente difficile; ma anche per coloro che sono dipendenti di un'Unité, dipendenti di una pubblica amministrazione, questo non è un passaggio indolore. Devono dare le dimissioni, prendere il Tfr e ricominciare un percorso da un'altra parte.
È vero che c'è una problematica di questo genere in tutta la regione, forse non proprio in tutta la regione ma è vero che c'è questa problematica. Io penso anche che questa professione debba essere... e da questo punto di vista è vero che l'Assessorato ha fatto continuamente corsi di formazione per poter dare la possibilità al maggior numero di persone di essere sul mercato, ma io vorrei che veramente con competenza, e approfondendo questo tema, non si prendessero delle decisioni che sembrano la panacea, che a noi sembrano risolvere i nostri problemi, ma non così al personale, alle persone che oggi lavorano.
È un ambito molto difficile, molto complesso, molto diversificato, come diceva il collega Torrione, che ben conosce le problematiche e anche le tipologie di professioni.
Io quindi penso che noi dobbiamo fare degli approfondimenti, seri, concreti, in Commissione, e tutte le discussioni che ci possano portare a prendere la soluzione migliore, che non umili tutti quegli enti locali che sono sul territorio, i Comuni, le Unités des Communes, ma che, parallelamente, soprattutto non penalizzi e non umili il personale che lavora tutti i giorni in maniera consapevole e in maniera anche molto seria, rispondendo a delle esigenze che sempre di più noi avremo.
Concludo portando un dato: la Valle d'Aosta ha un tasso d'invecchiamento che è superiore del 3% rispetto a quello nazionale, e il Comune di Aosta ancora di più, ma questo ci dice che gli ultraottuagenari saranno sempre di più e sempre di più noi avremo bisogno di queste persone, di queste professioni, che noi dobbiamo tutelare.
Non le tuteliamo solo con i soldi, perché è semplicistico dire "Ah, ma noi gli diamo gli stessi soldi della Regione", cioè dell'equiparata figura regionale. No, glielo risolviamo solo parzialmente, è un po' lo specchietto per le allodole.
Mi dispiace, io non sono per le soluzioni così semplificate, oltre che semplicistiche, perché se da una parte in qualche modo invogliamo le persone ad avere qualche soldo in più, dall'altra parte rischiamo, soprattutto coloro che sono alla soglia della pensione, o a cui mancano magari sette, otto, dieci anni - e ricordiamocelo, dal punto di vista previdenziale, poi me lo direte - di penalizzarli.
Questi sono tutti argomenti tecnici, che noi dobbiamo approfondire.
Presidente -Grazie collega Forcellati. Ci sono altri interventi? Sennò chiudo la discussione generale.
Collega Manfrin, è intervenuto prima o dopo la chiusura? Glielo chiedo per... va bene, ne ha facoltà.
Manfrin (LEGA VDA) -Vedo che l'assessore Marzi si è prenotato dopo di me, quindi finalmente avremo delle risposte. Spero che non ci siano delle consuete volute linguistiche a nascondere le reali intenzioni, ma confido nella buona volontà del collega nel dire in maniera molto chiara: "Sì, vogliamo procedere con l'ente strumentale", "No, non vogliamo procedere".
Credo che sia utile chiarire un elemento. Innanzitutto, solo a titolo informativo del dibattito, io ringrazio il collega Torrione per l'intervento e per aver chiarito anche alcuni aspetti, su cui peraltro non sono d'accordo, cioè la sua esternalizzazione dei servizi regionali nelle mani di caritatevoli cooperative che lo fanno per esclusivo interesse pubblico, e non certo per lucro personale, di questo ne siamo certi: ovviamente non è, per noi, la ricetta, sappiamo benissimo che qualcuno è diventato un professionista... lei ha anche parlato di appalti, collega Torrione, e lei sa benissimo che non parliamo di appalti, parliamo di coprogettazione, che è tutta un'altra cosa, che è un modo per dare spazio a queste simpatiche e deliziose cooperative, che prima accoglievano gli immigrati semplicemente perché era giusto e perché ovviamente erano caritatevoli, e lo facevano per noi e non certo per il loro lucro personale, adesso hanno trovato altri business e si concentrano su quelli.
Detto questo - ovviamente queste sono valutazioni assolutamente personali - credo sia opportuno per me fare un passo indietro e mi fa piacere vedere il collega Sorbara che è rientrato in aula perché ho detto prima che forse era bene che i colleghi del PD non votassero questa iniziativa. In realtà devo correggermi, perché in realtà proprio chi ha vissuto delle situazioni nella gestione diretta delle Politiche sociali, guardo ovviamente la collega Forcellati, che giustamente si è espressa parlando di poche luci e molte ombre - e condivido la sua analisi - e parlo anche del collega Sorbara, che ha avuto la possibilità di gestire i servizi sociali del Comune di Aosta e che quindi ha toccato con mano questo settore... la vostra sensibilità sicuramente su questo tema è sviluppata e voi non potete non condividere le preoccupazioni che verrebbero messe in campo nel caso in cui questo ente strumentale vedesse la luce.
Quello che però tenevo a evidenziare è quanto dichiarato, fra un balbettio e l'altro, da parte dell'assessore Baccega, che probabilmente pensa di avere a che fare con qualcuno che non legge quello che viene scritto, però ho imparato a leggere quando ero anche piuttosto piccolo, qualcosa ho letto e non penso di essermi sbagliato di tanto.
Probabilmente lui deve avere qualche errore nel votare quello si mette in votazione, allora a suo beneficio, visto che ci ha detto che lui parlava di un'interpellanza sugli stipendi dell'anteguerra, che non si sapeva, che non sapevamo, io le ricordo che cosa l'assessore Baccega ha votato esattamente a luglio di quest'anno. Questo ordine del giorno a mia prima firma il cui titolo è: "No alla creazione di un ente strumentale per la gestione dei servizi alla persona".
Non so se era chiaro dal titolo che dicevamo di no a un ente strumentale, ma per sicurezza le leggerò anche l'impegnativa, che lei ha votato assieme a tutta Forza Italia. Cito testualmente, poi siccome giustamente il collega Marquis si è premurato di far pervenire il testo al collega Zucchi, io farò lo stesso e le ho anche fatto una grossa freccia sulla parte impegnativa, così non la perde.
...No, no, assolutamente, non su mandato, ecco.
La parte impegnativa, che lei ha votato con questa fierezza, poi le rileggerò le frasi con cui lei ha votato con fierezza e preoccupazione, impegnavano il Consiglio regionale e impegnavano l'Assessore competente a: "Sospendere e revocare ogni azione attualmente in essere che vada nella direzione della creazione di un ente strumentale per la gestione dei servizi alla persona e predisporre invece ogni azione utile che possa valorizzare la gestione dell'attuale servizio, unitamente a un assorbimento dei dipendenti della società di servizi nell'amministrazione regionale".
Io credo che più chiari di così non si possa essere, quindi posso comprendere che l'attuale maggioranza regionale, che è andata in quella direzione, non lo voti, ma che i colleghi non lo votino dopo aver sostenuto questo testo non più tardi di luglio, quindi tre mesi fa, sarebbe curioso e incredibile.
Io do il beneficio del dubbio, perché quando andremo a votare magari sarò sorpreso, e me lo auguro; se così non sarà, sarà abbastanza difficile poi andare al di fuori di quest'aula a raccontare a quelli che dovrebbero essere assorbiti e dire: "No, ma io non lo volevo fare". Ragazzi, il momento è adesso, se votate no, votate per il no alla creazione, esattamente come il titolo dell'ordine del giorno che Forza Italia ha votato; se invece votate sì, allora a questo punto ovviamente votate per il sì alla creazione.
Rispetto a questo la nostra posizione è decisamente chiara: noi siamo per il no all'ente strumentale, per le criticità che giustamente la collega Minelli ha ben elencato e che sono le stesse che abbiamo voluto inserire all'interno del testo dell'iniziativa. Ci auguriamo - ma non sono molto ottimista da questo punto di vista - che l'assessore Marzi, che si era prenotato prima, ci possa dare la buona notizia che l'ente strumentale non vedrà la luce e che verranno tutelati i dipendenti; in caso contrario, evidentemente, noi non arretreremo rispetto a questa nostra posizione e ovviamente faremo quanto in nostro potere per bloccare ogni tentativo di distruggere la parte dei servizi socio-sanitari.
Presidente -Grazie collega Manfrin. Chiudo la discussione generale. Per le repliche? In discussione generale? Teniamo aperta la discussione generale, la parola all'assessore Marzi.
Marzi (CA) -Mi scuso, ma quando ho percepito che l'ultimo intervento del collega proponente la mozione era di questioni interne ho preferito non restare in mezzo, per essere chiari.
Invece, venendo all'iniziativa, prima di tutto, a mio modesto avviso, da un punto di vista logico - come al solito poi mi si dirà che non si capisce una beneamata favadi quello che dico - da un punto di vista logico, io confido che qualcuno abbia interesse ad ascoltare, anche se non è d'accordo, a mio modesto avviso non bisogna confondere la carrozza per i cavalli, o la soluzione per il problema.
Trovo che l'iniziativa che ieri il collega Carrel, sullo stesso tema, ha presentato in aula, fosse un'iniziativa deontologicamente e politicamente corretta, perché lui giustamente faceva la domanda su: "C'è già un disegno di legge, quindi una soluzione a dei problemi?". La risposta è stata no.
Così come - e invece in questo caso lo ringrazio - il collega Manfrin ha reso evidente, dicendo chiaro e tondo che, in piena coerenza, il sottoscritto, durante tutto il periodo di riferimento, nel quale si è dovuto occupare anche di politiche sociali, ha sempre detto che esistevano dei problemi, ma che non c'era ancora una soluzione individuata. C'era un percorso per cercare di trovare delle soluzioni, a cose molto diverse tra loro, ma proprio molto, molto diverse tra loro, perché a volte esiste un concetto molto complesso da comprendere, che è la complessità, appunto.
La differenza lessicale tra complicato e complesso è data dal fatto che tutto ciò che ha un manuale d'istruzione per poter trovare una soluzione è una cosa complicata, le cose che piacciono al collega Manfrin, che infatti, non avendo mai governato, parla di manuali; e poi invece esistono, come la vita, delle cose complesse, dove bisogna trovare delle soluzioni mettendo assieme problematiche e situazioni diverse, che a volte non hanno una soluzione immediata e, men che meno, una soluzione che possa accontentare tutti.
Perché lo dico? Perché il collega Manfrin, che è persona estremamente intelligente e preparata, maestro d'iniziative della minoranza, scrive una meravigliosa mozione, nella quale evidenzia due parti che dovrebbero essere votate, con questa mozione. La prima parte dice "Chiarire se la scelta dell'ente strumentale sia ancora quella prescelta dal nuovo Governo regionale". Fin qui acqua calda.
La seconda invece è più interessante, perché la seconda verrebbe definita "Botte piena e moglie ubriaca". "In caso affermativo, sospendere e revocare ogni azione attualmente in essere che vada nell'azione della creazione di un ente strumentale per la gestione dei servizi alla persona e predisporre invece - qui c'è la meravigliosa tautologia - ogni azione utile che possa valorizzare la gestione dell'attuale servizio, unitamente a un assorbimento dei dipendenti della società dei servizi nell'amministrazione regionale".
Praticamente, nella visione augustea del collega Manfrin, noi di fatto ci troviamo a dover rappresentare un mondo nel quale problemi non ce ne sono se si fanno le cose come dice lui. È interessante questa cosa.
Ora veniamo invece all'analisi amministrativa di riferimento, sulla quale ci siamo sperticati nel corso di questi mesi. Lo ripeto: senza essere compresi, però ci siamo sperticati, nel corso di questi mesi e anni.
Un percorso che parte da lontano. Primo problema, che io continuo a ripetere come prologo, titolo del libro, come vero problema di riferimento, che è stato poi richiamato e parzialmente ridefinito da ognuno degli interventi dei colleghi: il fatto che in questa Regione ci sia un dipartimento Politiche sociali, ma comunque una parte dell'amministrazione che si occupa di politiche sociali, che è chiamato contemporaneamente, nel 2025, a fare sia programmazione sia gestione. E ciò non può essere, soprattutto non può più essere.
Perché non può più essere? Questo da anni: perché di fatto, a proposito dell'ambito di riferimento del quale gli uffici pubblici, la politica, l'amministrazione, dovrebbero occuparsi, la società e il mondo sono cambiati. Se lo vogliamo sintetizzare, nel corso delle scelte amministrative che sono state poste in essere noi abbiamo fatto tutta una serie di scelte. Dalla meravigliosa 59 del 1997, la famosa Bassanini, che parlava di sussidiarietà, dove si diceva che le soluzioni devono essere poste e trovate negli enti più vicini alla cittadinanza, fino poi ad arrivare alla 328 del 2000, della quale abbiamo parlato stamattina in maniera diffusa, perché abbiamo parlato di PUA, abbiamo parlato di piano della povertà, abbiamo parlato di politiche abitative, insomma di tutta una serie di cose che si chiamano LEPS, di cui si parlava già nella 328 del 2000, dove di fatto si parlava di un passaggio dal luogo di assistenza a una partecipazione attiva alla gestione dei servizi sociali.
Tutto questo è del 2000, quindi è successe tutta una serie di cose, 2000... 1997... siamo nel 2025 e la Regione autonoma Valle d'Aosta fa coincidere, in termini di sussidiarietà, l'ambito di riferimento a livello regionale e non comunale. Poi però, nel 2014, con la legge n.6, su alcuni servizi, servizi per gli anziani, servizi per i minori, deleghiamo ai Comuni.
Ma deleghiamo ai Comuni cosa? Una società che già allora non esisteva più, perché noi abbiamo scelto dei modelli di gestione di alcuni servizi che sono dei modelli dove di fatto esisteva una famiglia, esistevano dei passaggi familiari, esisteva tutta una serie di servizi resi che non dovevano occuparsi di quello di cui ci dobbiamo occupare oggi.
Ad esempio, sugli anziani, il fatto di fare delle scelte rispetto alla gestione delle nostre strutture, quelle che chiamiamo "Micro" e che vengono gestite dagli enti locali, cosa che tra l'altro poi ci penalizza nelle famose classifiche che lo Stato fa, perché non capisce come gestiamo questi servizi... perché noi abbiamo fatto delle scelte di servizi territoriali. Abbiamo la più bassa densità di popolazione d'Italia, 38 abitanti per chilometro quadro, la Russia ne fa 34 per chilometro quadro, ed è lo Stato più esteso al mondo, probabilmente non possiamo gestire certi servizi nella stessa maniera degli altri; quindi abbiamo deciso di tenere le persone vicine a casa loro. È una scelta politica forte, ma è una scelta politica che è stata fatta quando a livello territoriale le persone che si recavano in queste strutture lo facevano principalmente per motivi di socialità, non sociali e men che meno socio-sanitari.
La prima struttura, la prima micro valdostana, è posta in punta alla Walser, forse la cosa più lontana dal centro di Aosta. Io consiglio a tutti di andarla a vedere anche solo da fuori, perché rende evidente, essendo una struttura in capo alla Soprintendenza ai beni culturali, di che cosa stiamo parlando, in termini di bellezza e di scelta di allora.
Questo è il mondo che fu, questo è Virgilio delle Bucoliche: "Tityre, tu patulae recubans...".
Dato questo, che va avanti da un sacco di tempo, noi abbiamo la gestione della programmazione e della gestione nello stesso posto, quindi in quello che oggi è diventato il dipartimento delle Politiche sociali; dei principi sociali gestiti... o meglio, dei principi di applicazione della gestione delle politiche sociali gestiti secondo dinamiche che oggi non rappresentano più la nostra socialità. Perché? Perché abbiamo delle persone anziane, che, per fortuna, vivono sempre di più, in famiglie sempre meno numerose, che vivendo sempre di più passano da problemi di natura sociali a problemi di natura socio-sanitaria e poi sanitaria, e abbiamo - e queste sono analisi che abbiamo fatto - delle nuove generazioni sempre in numero minore, che tra l'altro richiedono, in termini d'interventi, sempre più fondi. Perché oggi sono chiari i problemi di sostegno alla genitorialità e, quindi, chiari i problemi che oggi hanno i nostri giovani e i nostri ragazzi a casa loro, per tutta una serie di motivi.
Problemi quindi sui quali, anche in termini d'interventi economico-finanziari, i costi sono esplosi, e sono esplosi su una popolazione in diminuzione. Per cui, in una logica previdenziale, dove le nuove generazioni dovrebbero occuparsi delle precedenti - perché da qui parliamo a livello costituzionale quando parliamo di previdenza - questo è un passaggio intergenerazionale e noi dovremmo avere delle generazioni giovani più numerose che si occupano di una generazione più anziana minore in termini di unità. Invece noi oggi ci troviamo, in una logica assolutamente antistorica, ad avere molti più anziani, che quindi vivono di più, si ammalano di più e avrebbero bisogno di assistenza sanitaria, e non la possiamo gestire né da un punto di vista familiare e, men che meno, da un punto di vista sociale ed economico.
Quando parliamo di una situazione dove noi - in termini di avere gestione e programmazione nello stesso luogo - non possiamo più fare dei ragionamenti è una cosa vecchia, ma che oggi diventa ancora più grave nella distanza tra il problema e le soluzioni.
Problema uno. Se ne parla in continuazione, pare sia un'inezia: non lo è.
Problema due? Il problema due è il fatto che, con tutta una serie di disposizioni legislative che ci sono state negli ultimi anni, noi abbiamo appunto derogato la gestione dei servizi alle persone anziane e ai minori agli enti locali, in una logica che ai tempi era territoriale, quindi anche finanziariamente territoriale.
In poche parole, il Comune di Carema, facendo finta che sia il settantacinquesimo Comune, così non offendo nessuno, si trovava a finanziare la gestione dei servizi alle persone anziane e ai minori del proprio Comune; quindi, anche se si trovava finanziariamente in estrema difficoltà, almeno seguiva una logica di territorialità.
Oggi non è più così. Oggi, soprattutto per la gestione dei servizi agli anziani, la logica è di natura multidisciplinare e sanitaria, per cui è gestita centralmente, appunto, da servizi dove si integrano funzioni e professioni sociali con funzioni e professioni sanitarie, che gestiscono uno dei problemi più grandi della sanità contemporanea, che fa fede alla medicina territoriale, che è la residenzialità.
Tant'è che, con l'ultimo atto aziendale, abbiamo inserito una struttura complessa nuova, un primariato nuovo, che si chiama "Residenzialità", per la gestione di questo tipo di problema. Perché, legata alla gestione della residenzialità, c'è anche la gestione del pronto soccorso e della possibilità di trovare posti letto al nostro Parini, che dovrebbe occuparsi di malati acuti e non di malati cronici.
Vedete la complessità del caso e come tutto è legato? Noi quindi oggi abbiamo, in una logica di territorialità, dei Comuni che devono pagare dei servizi, ai sensi della 6 del 2014, sul loro territorio, per persone anziane valdostane che vengono ospitate, ma che non hanno neanche più un collegamento territoriale con il proprio Comune. Quindi costi in crescita e non risposta direttamente al territorio.
Con tutte le problematiche del caso - e qui ci sono dei Sindaci, ci sono degli ex segretari comunali, degli ex segretari di Unités - nella gestione del personale, nel recruitment del personale e di tutta una serie di professionalità che si fa sempre più fatica a trovare e a gestire. Motivo per il quale i Comuni valdostani, nel corso dell'ultima legislatura, ma già da tempo, sono chiaramente venuti a dire: "Noi così non ce la facciamo più".
Problema uno: gestione e programmazione fatta nello stesso luogo amministrativo.
Problema due: gestione della residenzialità e dei rapporti con gli enti locali.
Arriviamo quindi alla "Botte piena" dell'iniziativa e della mozione: il meraviglioso tema sui poveri dipendenti della società di servizi. Problema annoso e vecchissimo dove noi, nello stesso luogo, una società che somministra servizi, abbiamo delle persone che hanno gli stessi titoli richiamati dal collega Torrione, gli stessi titoli di dipendenti regionali, che fanno lo stesso tipo di lavoro, con minori garanzie e guadagnando meno. Questo è il terzo problema.
Questi sono i tre problemi, che partono da lontanissimo e che richiedono un'analisi congiunta per trovare la migliore delle soluzioni possibili.
È quindi ancora in corso un processo logico, politico e amministrativo per trovare una soluzione a questi tre problemi? Sì! Stiamo cercando una soluzione e la stiamo cercando da tempo.
Abbiamo la fortuna, e allo stesso tempo anche l'onere, di dover trovare delle soluzioni. Soluzioni che partono - come ho detto ieri in risposta all'iniziativa che mi è stata posta - dall'incontro e dal confronto con le organizzazioni sindacali, i sindaci, i lavoratori e tutti quanti gli enti, se posso permettermi di dire, compresi i dipendenti pubblici che oggi si trovano in questa strana logica, che oggi hanno necessità di una riforma per poter rendere al meglio la gestione di quelli che sono tra i servizi più importanti che dobbiamo rendere alla nostra comunità.
Per cui, il famoso ente strumentale, che viene utilizzato politicamente come uno spauracchio, e guarda caso viene diviso nella sua presentazione... per cui se io vado a parlarne con i sindaci, ho un certo tipo di risposta; se vado a parlarne con i lavoratori dipendenti degli enti locali, ho un altro tipo di risposta; se vado a parlarne con i lavoratori dipendenti della società di servizi, ho un altro tipo di risposta ancora.
Una logica del "Dividi e comanda", o del "Dividi e crea disordine".
Il problema è che ognuna di queste parti continua a mantenere (e ad avere, quindi) un problema enorme, sulla cui soluzione, come ci siamo detti ieri, noi a oggi abbiamo semplicemente individuato un problema, un tentativo di soluzione metodologica, che è quello della condivisione dei problemi e del tentativo di costruire, assieme a tutte le parti che ho chiamato poc'anzi, una soluzione assieme.
E se si va a fare un'analisi di quelli che sono stati gli studi, che sono arrivati dopo le domande... per cui: domande, diamo da dare una risposta a chi fa un'analisi del nostro territorio; è stata fatta un'analisi del nostro territorio, ci è stata restituita questa analisi, che fondamentalmente dice una parte delle cose che vi ho detto e aggiunge un punto: "Complimenti per il lavoro che avete fatto negli ultimi decenni", quindi non li fanno certo a me, tanto per essere chiari. Perché il lavoro che voi avete fatto, come società, comunità valdostana, è quello di avere una capillarità, una quantità e una qualità dei servizi, resi in termini sociali e socio-sanitari sul territorio, che probabilmente non ha eguali, non solo a livello italiano ma anche oltre.
Ma questo, guarda caso, complica il permanere di un certo status, perché - visto che nel frattempo è cambiato il mondo, e il contesto - per mantenere questo tipo di livelli è necessario trovare delle soluzioni diverse.
Tra queste soluzioni c'è l'ente per la gestione dei servizi alla persona, che viene inquadrato in una logica di strutturazione diversa, a seconda se sia economico o non economico, e propone tutta una serie di soluzioni a seconda di qual è la prospettiva dei lavoratori che vanno individuati.
Ma parla anche di step. Nel corso di questa legislatura sicuramente di questo dovremo occuparci, per arrivare a trovare una soluzione, perché da tutte le parti continuano a pungolarci sui problemi, perché non è parlandone in aula e facendo mozioni (che vengono votate o non vengono votate, richiamando chi le ha votate o chi non le ha votate) che si risolvono i problemi della gente, ma è cercando di fare delle analisi approfondite sul tema.
Quello che posso dire - chiedendo al collega di ritirare l'iniziativa, altrimenti ci asterremo, perché lui propone un'iniziativa che non si può applicare... - è che vorremmo tanto poggiare le mani sulla testa dei pargoli e salvarli tutti, ma quello può farlo soltanto chi propone soluzioni che non possono essere applicate - credo sapendolo, ma di fatto continuando imperterrito solo a cercare la rabbia della gente e a dividere; a dividere, a seconda del caso, l'ultimo che deve essere salvato, rispetto al precedente, per poi andare a tirare la giacchetta anche al precedente, continuando in questa logica clientelare che non ci appartiene.
Presidente -Siamo ancora in discussione generale. La parola al collega Centoz.
Centoz (PD-FP) -Non ruberò tutti i minuti a disposizione. Ringrazio anche per l'intervento dell'Assessore, che ha chiarito un po' di cose.
Intanto, quello di cui abbiamo discusso ieri, cioè la riforma degli enti locali, tocca quello che lei diceva prima, cioè giustamente lei si lamenta del fatto che la Regione in questo momento faccia programmazione e faccia anche gestione, ma deriva anche dal fatto che abbiamo dei Comuni troppo piccoli che non sono in grado di fare gestione direttamente e tutto viene incardinato sulla Regione. questo lo vediamo sulle politiche sociali, ma non solo: lo abbiamo visto con il piano di zona, che era in capo al Comune di Aosta ed è stato trasferito alla Regione; lo vediamo sull'edilizia residenziale pubblica, che era in capo ai Comuni e che è stata trasferita alla Regione.
Bisogna allora effettivamente guardare nella loro complessità alle difficoltà, che sono sicuramente delle politiche sociali, ma non soltanto.
Ci tengo a dire che il Partito Democratico si asterrà su questa mozione, non soltanto perché abbiamo condiviso nella passata Consiliatura, come gruppo, la possibilità di analizzare questa situazione - quindi è stato dato mandato per studiare delle ipotesi di soluzione, non è stata presentata una proposta di legge, non c'è una soluzione definitiva - e oggi siamo qui a discutere proprio perché la soluzione definitiva ancora non c'è e il percorso dev'essere iniziato. Ma soprattutto ci asteniamo perché quello che propone la Lega non è realizzabile. La Lega propone l'assorbimento dei dipendenti della società direttamente nella pubblica amministrazione, che sappiamo non essere fattibile se non tramite un concorso pubblico.
Ciò che quindi viene proposto non è realizzabile. Ora, noi possiamo venderlo come vogliamo all'esterno di quest'Aula, possiamo raccontare quello che vogliamo a chi sta fuori da quest'Aula, ma noi non possiamo assumere come se niente fosse delle persone nella pubblica amministrazione senza un concorso pubblico e, quindi, quella soluzione non si può fare.
Io credo allora che serva, e lo dicevo stamattina, un metodo, perché, se si vogliono fare delle riforme così profonde e così impattanti, o ci si dà un metodo o altrimenti si finisce a fare la discussione che abbiamo fatto stamattina sulla legge elettorale, adesso sull'ente strumentale, e non si trova mai una soluzione o meglio: si trova una soluzione della maggioranza, che ovviamente dovrà in qualche modo risolvere il problema, che andrà avanti in qualche modo anche con soluzioni non ottimali, e non si troveranno mai delle soluzioni che possano coinvolgere un dibattito pieno nell'aula consiliare.
Il metodo secondo me è importante, dovrebbe partire dal fatto che la Giunta dovrebbe fare una proposta al Consiglio, ma non una proposta di legge, una proposta al Consiglio con più soluzioni, che possa essere dibattuta nel Consiglio e nella società, fuori da quest'aula anche, tra esperti, tra chi è direttamente interessato, tra i sindacati, e dalle Unités e dai lavoratori. Una proposta che possa essere in qualche modo discussa pubblicamente.
Poi ci va ovviamente una consultazione, bisognerà sentire i Comuni, bisognerà sentire i sindacati, bisogna sentire le cooperative, bisogna sentire chi direttamente si occupa di questi temi.
Io mi aspetto poi un'analisi tecnica, cioè delle valutazioni chiare e precise su quali siano gli aspetti positivi di un modello, quali siano gli aspetti negativi di un altro modello, quali possano essere le soluzioni intermedie, quali possano essere le soluzioni che si adattano meglio alla nostra realtà, magari anche guardando cosa hanno fatto le altre Regioni, non per copiare ma per individuare soluzioni che si possano calare nella nostra realtà e poi, dopo questo percorso, incardinare una legge nel Consiglio e discuterla.
Perché se partiamo con una legge, come dicevo stamattina, si piantano le bandierine e non si risolve nulla. Si pianta una bandierina, si forza la mano, perché la maggioranza deve dare delle soluzioni e l'opposizione deve in qualche modo evidenziare le incongruità, ma non si trovano le soluzioni per tutti.
Io allora chiedo un metodo, noi siamo pronti a discutere nel merito.
Presidente -Grazie collega. La parola, per secondo intervento, al collega Torrione.
Torrione (AVS) -La prima parte la spendo solo per correggere alcune inesattezze del collega Manfrin, ricordandogli che la carità non è nell'oggetto sociale delle cooperative sociali ma spetta ad altri enti e organizzazioni.
Secondo punto: il tema della coprogettazione, che lei ha citato e che avevo citato anche io nel primissimo intervento, che in realtà ha prima di questo un tema ancora più importante, che è quello della co-programmazione. È un altro di quei punti di cui credo che prima o poi dovremo occuparci. Non so se lo intendeva anche lei, ma io sono d'accordo che in questo momento la coprogettazione è utilizzata in sostituzione degli appalti, in maniera assolutamente - dal mio punto di vista assolutamente personale - non adeguata; peraltro, estremamente penalizzante anche il nostro mondo. Poi gli approfondimenti ovviamente non sono da fare in questa sede.
Ho apprezzato l'intervento dell'Assessore in tutta una serie di premesse, meno nella conclusione, a cui io arrivo direttamente.
L'ente strumentale a me preoccupa perché, in realtà, va a intervenire su... lei, giustamente ha parlato di separazione fra programmazione, progettazione e gestione, che è un tema estremamente interessante. L'ente strumentale va però ad agire sul secondo punto, cioè quello della gestione.
Io invece credo che si debba andare prima... e cioè un ragionamento sistemico di gestione dei servizi alla persona in cui eventualmente le scelte che possono essere fatte… io non sono d'accordo sull'ente strumentale, ma dipende poi dove vogliamo arrivare, e qui mi collego all'ultimo intervento che ha fatto il collega Centoz: secondo me è importante darsi un metodo e ragionare tutti quanti insieme su quello che dovrà necessariamente essere un nuovo sistema dei servizi alla persona, che tiene insieme ovviamente la pubblica amministrazione, che tiene insieme, dal mio punto di vista - ma non lo dico soltanto io, è la legge istitutiva delle cooperative sociali, è la legge sul terzo settore che lo dice - anche, appunto, il mondo del terzo settore in qualità di collaboratore della pubblica amministrazione, sulla parte di co-programmazione, ma anche eventualmente successiva di gestione.
Lo ricordavo prima al collega Centoz e probabilmente molti di voi se lo ricordano. Il Comune di Aosta ha esternalizzato i servizi agli anziani credo da più di 25 anni. Non mi ricordo esattamente l'anno, ma non so se vi ricordate il polverone che l'esternalizzazione di due micro comunità dell'allora Comunità - era ancora Comunità - Grand-Paradis di Cogne e di Arvier ha generato nella nostra società, con movimenti di piazza, discussioni varie eccetera, eccetera.
L'esperienza sta ancora continuando e non è stata un'esperienza negativa. Poi si può migliorare tutto quanto, ma ovviamente non è stata un'esperienza negativa.
Avere allora parti della Valle d'Aosta - che, come ha detto bene l'Assessore, è molto piccola - che gestiscono i servizi alla persona in un modo, parti che lo gestiscono in un altro, dal mio punto di vista, che ho un poco una patologia di ordine, faccio un poco fatica a capirlo, ma credo che anche nella razionalizzazione del tutto e anche dal punto di vista economico questo non sia un bene. Mi ricordo anche chiacchierate con l'assessore Bertschy ai suoi tempi sui vari temi che riguardavano le politiche sociali e mi ritrovo in alcuni ragionamenti fatti.
Detto questo, e chiudo, io mi asterrò rispetto alla mozione. Sono contrario all'ente strumentale... scusa... sono contrario rispetto alla scelta di andare verso l'ente strumentale perché penso che debba essere fatto un ragionamento prima. Poi rispetto alla mozione il voto, lo dirò, credo che si debba però andare verso un ragionamento di sistema che tocchi tutti i temi che l'Assessore ha ben toccato: esternalizzazioni, domiciliarità, le figure professionali, la gestione del personale, la gestione in generale dei servizi alla persona.
Credo quindi che questo debba essere il ragionamento.
Auguro a Luisa un buon lavoro in Commissione, perché credo che di iniziative l'Assessore ne abbia avute tante in questi anni, credo che in Commissione di cose ne passeranno.
Presidente -Chiudo la discussione generale. Ci sono repliche? La parola al presidente Testolin.
Testolin (UV) -Più che una replica è un riprendere il filo del discorso che l'Assessore ha sviluppato in maniera molto puntuale e attenta.
Penso che dalla discussione sia emersa una serie di situazioni, di problematiche, di tematiche che meriterebbero giornate intere per essere discusse, ma probabilmente a qualcuno mancano anche dei pezzi del lavoro che è stato fatto fino a oggi, perché si è arrivati all'ipotesi di trovare una sintesi delle criticità che emergono a tutti i livelli (almeno a cinque categorie di portatori d'interessi, che sono i Comuni, la Regione, gli utenti, i lavoratori e la società di servizi) per identificare le macro categorie di persone interessate.
L'analisi che è stata fatta, per dare una risposta, non è patrimonio solo dei sindacati, perché quando si dice che i sindacati hanno a cuore i lavoratori e gli utenti, penso che si abbia una visione un po' limitata. I gestori che fino adesso hanno provveduto, attraverso le loro maestranze, a dare dei servizi (le amministrazioni comunali, le Unités des Communes, la Regione, la stessa società di servizi, gli stessi lavoratori) hanno tutti a cuore parimenti il futuro lavorativo da una parte e, dall'altra, il servizio che la gestione di questi strumenti deve dare alla nostra popolazione e al nostro territorio.
Credo che trovare delle sintesi non sia facile, ma che debba essere principalmente un onere di chi governa, perché quando si propongono delle soluzioni è più semplice trovare delle cose che non vanno che ammettere che ci sono delle situazioni che possono dare dei risultati e che possono risolvere i problemi che ci troviamo a vivere.
Oggi abbiamo una situazione per cui bisogna trovare una sostenibilità del servizio che è in capo, fondamentalmente, da una parte all'ente pubblico - che sia esso Regione, Comune, Unité des Communes - e, dall'altro, parzialmente alle famiglie. In questo meccanismo una parte rilevante è evidentemente composta dal personale che dà questo tipo di servizio, un personale che è diviso in due tipologie che, sovente, espletano lo stesso tipo di lavoro, lo stesso tipo di servizio e sono remunerate in maniera diversa. Bisogna quindi trovare dei percorsi che siano il più positivi possibile per tutti gli interlocutori.
Evidentemente ci saranno situazioni che comporteranno una parte di miglioramento e una parte di sacrificio per tutti quelli che si mettono intorno a un tavolo, ma che alla fine devono dare una soluzione migliore di quella precedente e che metta a disposizione strumenti più efficaci ed efficienti; questo senza escludere a priori certi portatori d'interesse, che possono essere le cooperative. Io non sono molto avvezzo all'esternalizzazione dei servizi sociali, perché penso che la regia debba sempre essere sotto l'ente pubblico, con la possibilità di affidare a un soggetto che possa espletare per lo stesso ente pubblico quello che l'ente pubblico ritiene di realizzare.
Anche le amministrazioni locali hanno cambiato nel tempo il loro punto di vista; in questi ultimi vent'anni sono passate da un servizio gestito in maniera autonoma a un servizio che non è più gestibile in maniera autonoma per mille motivi, principalmente per quello della sostenibilità economico-finanziaria.
Hanno cambiato in questi anni il loro punto di vista rispetto a una gestione più ampia, anche perché è il servizio che si è trovato a essere diverso da quello che vent'anni fa vedeva nelle micro comunità dei vari Comuni la presenza di residenti in quello stesso Comune. Adesso quest'esigenza purtroppo è diventata diversa, perché abbiamo gli ospiti residenti a Gressoney-La-Trinité che sono alloggiati in strutture della Valdigne, e viceversa, per motivi che tutti ben conosciamo, almeno per chi ha seguito questi fenomeni durante questi vent'anni; capite quindi la razionalizzazione dei costi, l'efficientamento del servizio, la necessità di razionalizzazione e di efficientamento anche delle tipologie di approccio, senza escludere a priori, come dicevo, le cooperative sociali. Perché quando la collega Forcellati ipotizzava una non entrata del Comune di Aosta all'interno di un meccanismo come quello dell'ente strumentale (perché loro avevano i servizi gestiti dalle cooperative) non era assolutamente un problema, perché la società, l'ente strumentale, poteva continuare ad avvalersi di questi strumenti all'interno di una gestione complessiva molto più ampia, molto più razionale, molto più funzionale, che potrebbe addirittura ipotizzare un percorso di condivisione di questi strumenti. Non c'è scritto che debbano essere forzatamente tutti dipendenti dello stesso ente, ma potrebbero essere, in certi casi, esternalizzate delle situazioni che non trovano una risposta o non trovano una risposta efficiente all'interno dell'ente stesso.
Credo che una rispolverata - a chi non ha avuto, o a chi ha già avuto, per meglio dire, un'idea del percorso dell'individuazione dell'ente strumentale come soluzione che possa trovare un risultato e una condivisione comune - possa essere utile; così come possa essere utile per chi non ha avuto questa possibilità di capire il lavoro che è stato fatto in questo anno e mezzo, due anni, da parte della società Poleis, per fare un'analisi molto completa e molto puntuale delle tematiche trattate e per dare delle informazioni molto utili per trovare quei miglioramenti, all'interno dei vari passaggi, che possano attenuare i problemi e valorizzare le opportunità.
Anche nel confronto con i sindacati, quindi, io penso che bisognerà capire che bisogna scegliere una strada. La strada, come diceva l'Assessore, della "Botte piena e della moglie ubriaca" non è una strada perseguibile, non abbiamo né la botte né il vino sufficiente per dare soddisfazione a tutti gli interlocutori. Dobbiamo trovare una sintesi che ci permetta di limare quelle problematiche (che sono già state esternate dai sindacati in primis), che riguardano i vari passaggi dalla società di servizi all'ente strumentale e dagli enti locali all'ente strumentale, per cercare di dare le risposte più appropriate con gli strumenti normativi che possiamo mettere in piedi e che sono sostenibili da un punto di vista giuridico. Dobbiamo trovare quella sintesi che, anche a livello di risorse, possa migliorare il servizio e migliorare soprattutto il risultato alla fine del mese per la gente che lavora e continuerà a lavorare nello stesso modo, ma che giustamente dev'essere remunerata anche in pari maniera nel momento in cui fa lo stesso lavoro di un suo collega, che magari è sotto un altro cappello.
Io penso che, per quanto riguarda la maggioranza, sull'astensione rispetto a quest'iniziativa non ci siano dubbi. Penso invece che ci voglia un momento di nuova condivisione al quale l'Assessore, la maggioranza e il governo sono assolutamente aperti per la presentazione nel dettaglio di un percorso molto serio, puntuale e finalizzato a fare una proposta che possa essere messa a disposizione e per lavorare in quel senso e per arrivare a una soluzione che sia la più rapida possibile. Perché è tutto bello, tutti i confronti del mondo sono belli, ma poi bisogna stringere anche un po' i tempi, perché le richieste, in primis delle Unités des Communes valdôtaines, che gestiscono attualmente gran parte di questi servizi, sono delle richieste pressanti che non possono essere lasciate ancora per troppo tempo in un limbo, ma devono trovare una soluzione, una convergenza che dia a loro e a tutti le risposte attese.
Presidente -Grazie Presidente. Passerei alla fase di voto. Apro la votazione.
Chiedo ai colleghi di votare.
Chiudo la votazione.
Presenti: 33
Votanti: 9
Favorevoli: 9
Astenuti: 24 (Aggravi, Baccega, Bertschy, Borre, Carrel. Centoz, Forcellati, Girod, Grosjacques, Guichardaz, Jordan, Lavevaz, Lotto, Machet, Marquis, Martinet, Marzi, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Trione, Viérin Laurent e Viérin Marco).
La mozione non è approvata.
Ha chiesto la parola il collega Martinet.
Martinet (UV) -Solo per avere l'autorizzazione di una sospensione dei lavori per una riunione dei gruppi di maggioranza.
Presidente -Sospensione accordata. Il Consiglio è sospeso.
Sospensione dalle 17:24 alle 17:47.
