Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 50 del 26 novembre 2025 - Resoconto

OGGETTO N. 50/XVII - Interpellanza: "Informazioni e intendimenti riguardo alle liste di attesa nella sanità regionale".

Aggravi (Président) -Point 35 à l'ordre du jour. La collègue Minelli a demandé la parole.

Minelli (AVS) -Del tema delle liste di attesa il Consiglio nella scorsa legislatura si è più volte occupato attraverso atti ispettivi e discussioni in Commissione. Credo che sarà un tema presente anche in futuro, considerata la situazione, perché i dati riportati dai monitoraggi di agenzie varie, dagli organi di informazione e dalle segnalazioni che arrivano anche a chi di noi chiede in quest'aula, da parte degli utenti del Servizio Sanitario Regionale, confermano l'annoso problema dell'attesa prolungata per svariate prestazioni sanitarie.

Ci risulta che nei mesi scorsi alcuni utenti collocati in lista di attesa, per ecografie nella fattispecie, ma non soltanto, richiamati telefonicamente dopo due mesi dalla prenotazione al Cup si sono sentiti proporre di effettuare gli esami in una struttura di Torino, proposta a cui hanno rinunciato perché i costi totali, comprensivi del viaggio, erano paragonabili a quelli richiesti per effettuare lo stesso esame in una struttura privata locale. Anche per effettuare una colonscopia in tempi adeguati è stato proposto di recarsi da Aosta a Torino, con tutti i disagi del caso.

Ora, visto che a seguito della rinuncia a recarsi fuori Valle gli utenti vengono verosimilmente depennati dalle liste d'attesa, ci pare che i dati sulla reale situazione della nostra Regione siano in qualche modo falsati, cioè succede che uno rinuncia alla prestazione e in automatico cala il numero di chi è in attesa, ma nella realtà le persone fanno una rinuncia che è forzata, perché per spendere più o meno la stessa cifra rimanendo ad Aosta non scendono a Torino, anche perché c'è una questione di tempi, si può perdere più di mezza giornata per un'ecografia che dura sì e no mezz'ora. E poi ci sono i costi del viaggio, che vanno a fare questa somma.

Il 10 novembre scorso, a riprova di quanto sto dicendo, ho letto su una testata locale online l'ennesima lettera di protesta di un cittadino che evidenziava un'attesa di sei mesi e mezzo per un'ecografia in una struttura pubblica ad Aosta fissata a fine maggio 2026, a fronte della possibilità di recarsi a Torino e di effettuare l'esame entro novembre, oppure di optare per una struttura privata locale a un costo pressoché triplicato.

Il rapporto della Fondazione Gimbe relativo al 2024, quindi all'anno passato, ci dice che l'8,4% dei cittadini valdostani, pari a circa 10.300 persone, ha dichiarato di avere rinunciato a trattamenti, visite o interventi necessari, anche - non solo - per i lunghi tempi di attesa, che vengono appunto indicati tra le cause di rinuncia, oltre ai costi, che ci devono far riflettere sulla crescente povertà sanitaria anche della nostra Regione.

Rispetto al rapporto precedente, relativo al 2023, c'è un incremento di 2,1 punti percentuali, che denota secondo me anche una progressiva erosione della fiducia nel sistema e una crescente barriera tra i bisogni di salute dei cittadini e la capacità del servizio di soddisfarli.

Nel vostro programma di legislatura 2025-2030 si legge: "Intensificheremo inoltre le misure per ridurre i tempi di attesa attraverso il monitoraggio costante, l'attuazione di progetti sperimentali di ospedale flessibile e la collaborazione con le strutture accreditate, creando così la giusta e necessaria sinergia tra pubblico e privato". È un'affermazione che a mio avviso richiede dei chiarimenti, perché in senso lato per "ospedale flessibile" comunemente si intende una struttura che può adattarsi a delle esigenze mutevoli, però appunto questo va declinato.

Poi, nella sua parte finale, il punto del programma desta in noi preoccupazioni, perché crediamo che sia alla sanità pubblica che vada data assoluta priorità, prima ancora che alla sinergia pubblico-privato.

Alla luce di queste premesse, chiediamo di conoscere quali siano attualmente i tempi di attesa per l'esecuzione di esami diagnostici strumentali, radiografie, TAC, risonanze, ecografie, endoscopie e mammografie; se corrisponda al vero che le persone che rinunciano a spostarsi fino a Torino per effettuare esami diagnostici, per cui viene proposta questa sorta di delocalizzazione, vengono depennate dalle liste d'attesa, modificando in tal modo la fotografia della realtà locale; le esplicitazioni delle intenzioni del Governo circa le prime misure concrete che saranno adottate per ridurre i tempi di attesa, in particolare riguardo ai progetti di ospedale flessibile, che non sono stati esplicitati; se si intenda incrementare ulteriormente il ricorso alle strutture private accreditate, invece di puntare decisamente sul potenziamento del servizio sanitario pubblico.

Président -La parole à l'assesseur Marzi.

Marzi (CA) -Come abbiamo più volte sottolineato, questo tema non può trovare soluzioni a breve termine e quindi, nonostante ci si avvii a una nuova legislatura, purtroppo il problema esisteva ieri ed esiste oggi. Crediamo che sia, quindi, necessario continuare quotidianamente a impegnarsi, riconoscendo che la complessità e la multifattorialità rendono le liste di attesa il problema più avversato a livello nazionale, e quindi anche regionale, dai cittadini.

Rispetto all'impegno continuativo appena citato, partendo quindi dal terzo quesito, ripercorriamo le misure già poste concretamente in atto, che intendiamo continuare a sviluppare in coerenza con la normativa nazionale, per ridurre i tempi di attesa. Tra l'altro, anche a beneficio dei Consiglieri che per la prima volta li sentono nominare in quest'aula, sono lunghi e articolati.

Numero 1: il rafforzamento dell'organico del personale dipendente. L'azienda prosegue, infatti, il proprio impegno nel bandire ed espletare numerosi concorsi per reclutare specialisti, con l'obiettivo di consentire una migliore programmazione dell'offerta di prestazioni e di specialistica ambulatoriale. Ovviamente si parla di pubblico.

Numero 2: l'attrattività. Grazie alle diverse iniziative messe in campo negli ultimi anni, i concorsi registrano oggi una partecipazione significativamente maggiore del passato, indicando che le strategie adottate stanno producendo effetti positivi e che ci si sta muovendo nella direzione giusta. Ricordiamoci sempre che la Valle d'Aosta è al di fuori dei circuiti universitari per quanto riguarda il reclutamento di personale dirigente medico.

Numero 3: l'introduzione dell'indennità sanitaria, inizialmente prevista per medici e infermieri, è stata poi estesa a tutta la dirigenza sanitaria e a tutte le professioni sanitarie.

Numero 4: la reintroduzione istituita delle RAR, le risorse aggiuntive regionali. Complessivamente, per la remunerazione di tutto il personale del comparto, si è destinato un rilevante investimento annuo pari a circa 16 milioni di euro.

Numero 5: il reclutamento di personale specialista convenzionato o in libera professione. L'azienda USL continua a ricorrere a procedure di reclutamento di tale personale per sopperire alle carenze che, comunque, caratterizzano alcuni settori, garantendo così la piena copertura dei servizi e il rafforzamento continuo della forza professionale disponibile.

Numero 6: l'attività in libera professione aziendale, di cui abbiamo già parlato ieri, a margine dell'intramoenia. L'azienda prosegue con tale attività per rafforzare ulteriormente l'offerta dei servizi a fronte di una domanda sempre più importante. A tal fine, per la dirigenza la tariffa oraria è stata elevata dal contratto collettivo nazionale da 60 a 80 euro e a 100 lordo busta in alcune aree particolarmente complesse. Per il comparto, l'ultimo contratto collettivo nazionale ha incrementato la remunerazione a 50 euro lordo busta.

Numero 7: l'orario di collocazione delle prestazioni ambulatoriali diagnostiche. L'azienda continua a lavorare sull'estensione degli orari anche nei giorni di sabato e domenica, cosa questa che è passata in sordina, in coerenza con il decreto 73 del 2024, il cosiddetto decreto "Liste di attesa".

Numero 8: percorsi diagnostici terapeutici assistenziali. Stiamo attuando una revisione di tali percorsi per garantire l'appropriatezza che di fatto consente anche di ridurre i tempi all'interno del percorso del paziente.

Numero 9: il progetto di ospedale adattabile. Abbiamo avviato una gestione maggiormente dinamica e adattiva delle risorse ospedaliere, a seconda delle specifiche esigenze della stagione, sia rispetto ai picchi influenzali che all'affluenza turistica. Questo modello permette di dare particolare attenzione alle aree chirurgiche e alla diagnostica ad alta complessità. La flessibilità organizzativa si traduce, infatti, nella capacità di modulare la distribuzione di personale, spazi e risorse, in funzione delle priorità cliniche, garantendo un sistema ospedaliero più efficiente e reattivo. Come sapete, la Valle d'Aosta in alcuni periodi dell'anno - sta per partire uno di questi - si trova ad avere un flusso turistico rilevantissimo, dove di fatto i pazienti hanno specifiche chirurgiche che invece durante il periodo normale dell'anno non hanno.

Venendo alla domanda n. 1: tornando alla prima domanda, anche qui spesso durante la scorsa legislatura abbiamo già avuto modo di evidenziare come i tempi di attesa siano direttamente correlati al codice di priorità attribuito alla prestazione. Questa prima domanda è generica, in quanto non contiene il codice di priorità e le tipologie delle prestazioni. Ricordiamo, infatti, che i tempi di attesa dipendono dalla priorità clinica assegnata dal medico sulla prescrizione: codice U (urgente) 72 ore; B (breve) 10 giorni; D (differibile) 30 giorni per le visite e 60 per la diagnostica; P (programmabile) 120 giorni.

È opportuno anche ricordare che la priorità clinica è presente solo sulle prestazioni di primo accesso e non sulle visite di controllo e che i tempi di prenotazione sono diversi anche a seconda del tipo di esame e di distretto del corpo dove lo stesso viene eseguito.

I tempi di attesa variano anche in relazione alla sede di erogazione, in quanto spesso la prima sede o proposta viene rifiutata e le sedi più richieste, ad esempio quelle di Aosta, hanno tempi maggiori di attesa.

Le riportiamo, comunque, la seguente risposta che, non potendo quindi essere divisa per priorità, riporta comunque alla data del 10 novembre i tempi medi di giorni: radiografie 9 giorni, TAC piccoli segmenti 10 giorni, TAC complessa 120 giorni, risonanza magnetica rachide e colonna addome ed encefalo 20 giorni, ecografie collo e tiroide 18 giorni, ecografie paratiroidi 199 giorni, endoscopia digestiva e colonscopia 345 giorni, esofagogastroduodenoscopia 184 giorni, mammografia 78 giorni.

Per quanto attiene alle risonanze su piccoli segmenti e articolazioni e alle ecografie muscolotendinee e osteomuscolari, si prende in carico la persona e la si chiama appena vi è una disponibilità.

Venendo alla risposta alla domanda n. 2, come è noto in tutta Italia i tempi di attesa, in alcuni casi lunghi, derivano non solo da un'elevata domanda, soprattutto per certe prestazioni, ma anche da carenza di personale medico e infermieristico in aree specifiche. In presenza di problematiche contingenti, come improvvise carenze di personale o riorganizzazioni necessarie per garantire la copertura delle urgenze, l'azienda può ricorrere alle cosiddette liste di galleggiamento, reale oggetto della sua domanda. Tali liste sono da utilizzare esclusivamente in maniera eccezionale, temporanea e motivata, quando l'agenda ordinaria di una prestazione risulta momentaneamente indisponibile. Gli utenti inseriti in lista di galleggiamento vengono ricontattati secondo ordine cronologico non appena si rendono disponibili nuovi spazi. In caso di rifiuto della data proposta, l'utente viene cancellato dalla lista di galleggiamento.

Analogamente, l'eventuale rinuncia alla proposta di erogazione in strutture extraregionali - Torino, ad esempio - comporta la cancellazione dalla lista di galleggiamento.

Vi è consapevolezza del disagio prodotto dal doversi recare fuori Valle, ma si tratta dell'unica risposta possibile quando in Regione le agende sono sature o i tempi di attesa non sono compatibili con il codice di priorità assegnato. Non si altera, pertanto, nessuna fotografia, trasparenza e correttezza nella rappresentazione delle liste d'attesa, che restano sempre garantite con i tempi, che in alcuni casi sono quelli lunghi che ho citato poc'anzi.

Venendo alla domanda n. 4, la modalità con cui è posta la domanda, attraverso l'espressione "se si intende", perché di fatto la domanda è "se si intende incrementare ulteriormente il ricorso alle strutture private accreditate invece di puntare decisamente sul potenziamento del servizio sanitario pubblico", fa, seppur implicitamente, sottendere a una scelta politica. La scelta deriva, invece, da una valutazione tecnica sulla capacità produttiva del sistema in un dato momento. L'azienda USL si avvale stabilmente della collaborazione di strutture private accreditate, con l'obiettivo di garantire la più ampia e capillare offerta di servizi sanitari ai cittadini, in adempimento ai principi di efficienza e appropriatezza.

Questa collaborazione, stiamo parlando del privato accreditato, non costituisce una sostituzione del servizio sanitario pubblico, bensì un supporto integrativo e complementare al servizio pubblico, essenziale verso partner che operano secondo standard di qualità assistenziali previsti dalla normativa. L'azienda USL mantiene, infatti, la centralità con il controllo e il monitoraggio di tutta la rete dei servizi e resta il perno strategico del Servizio Sanitario Regionale, anche sul privato accreditato.

Il supporto del privato accreditato è necessario per far fronte sia alla carenza di personale in alcuni settori, sia all'aumento della domanda di prestazioni, anche a seguito della necessità di recupero delle liste di attesa.

Infatti, nella prima parte dell'anno, quando i tetti ci consentono di utilizzare il privato accreditato, le liste d'attesa diminuiscono.

Verificata l'impossibilità di soddisfare pienamente l'intera domanda con le strutture già convenzionate sul territorio regionale, è stato necessario estendere la collaborazione anche a strutture della prima cintura piemontese, già note all'azienda. Ciò consente all'azienda stessa di assicurare il rispetto dei livelli essenziali di assistenza e tutelare il cittadino da tempi di attesa eccessivamente lunghi, in un contesto di difficoltà, non modificando in alcun modo la volontà di investire sul potenziale della struttura pubblica, che ovviamente rimane la priorità.

L'utilizzo delle strutture private è e resterà sussidiario e complementare, attraverso contratti che assicurano il controllo pubblico sulla qualità e sull'appropriatezza delle prestazioni dirette a garantire il diritto alla salute per tutta la comunità valdostana.

È importante ricordare, però, quanto le sto per dire: ricordiamo, infatti, che la Valle d'Aosta al momento resta la Regione che fa meno ricorso al privato accreditato, meno della metà del resto d'Italia e più o meno un quarto rispetto alla Regione del Nord Italia col tetto più alto, sia per i tetti di spesa autorizzati, che sono contenuti, che per l'attuale limitata capacità produttiva del sistema privato accreditato locale, che a sua volta sconta difficoltà a reperire alcune professionalità sanitarie e mediche.

Président -La parole à la collègue Minelli.

Minelli (AVS) -Grazie Assessore per la risposta, anche per l'elencazione che lei ha voluto fare, a beneficio di tutti, di quanto è stato adottato già in passato e ovviamente, capisco, lei ci ha tenuto a fare un elenco delle misure, delle disposizioni che sono state prese.

Concordo con lei che non ci siano delle soluzioni a breve termine e che il problema non riguardi soltanto la nostra Regione, sarebbe stupido dire che qui è peggio che altrove, perché sappiamo anche che non è così; però quello che emerge da quanto lei dice e dai tempi di attesa, che sono medie rispetto alle varie prestazioni di cui le persone hanno bisogno, sono comunque dei dati alti. Sono dei dati molto alti per cui quando, per ovviare all'attesa, viene proposto alle persone di spostarsi, la richiesta non viene accettata, ma per vari motivi.

Lei pensi che abbiamo una popolazione, lo sa meglio di me, che è sempre più anziana. Ci sono persone in Valle d'Aosta che vivono nelle vallate, in centri anche molto lontani dalla possibilità di utilizzare dei mezzi pubblici, persone anziane. Quando si sentono proporre di andare a fare un'ecografia a Torino, io non mi stupisco che rinuncino.

Tra l'altro, lei ha detto che i tempi sono correlati al codice di priorità della prestazione e dipende dall'urgenza. Io mi chiedo, però, in certe situazioni come viene calcolata un'urgenza. Le faccio un esempio. Proprio pochi giorni fa mi è stata segnalata una situazione: stiamo facendo tutti in questi giorni lo screening per la ricerca del sangue occulto nelle feci, che è uno strumento importantissimo e meno male che questi screening vengono fatti; una persona che ha fatto l'esame è stata contattata dall'Unità Sanitaria Locale per una colonscopia, che credo dovrebbe essere considerata urgente, con un possibile tumore, e la colonscopia è stata fissata da novembre a metà gennaio. Sono due mesi.

Mi sembra un tempo molto lungo per verificare un problema che potrebbe essere grave, tanto che questa persona penserà di rivolgersi altrove, nella speranza che si tratti di un falso allarme. Ma se non lo fosse?

Poi, questo sistema, che lei ha confermato, del depennare le persone qualora rinuncino a trasferirsi fuori Valle, non può non modificare la situazione, perché poi i numeri parlano abbastanza chiaro.

Delle liste di galleggiamento non avevamo più sentito parlare più di tanto. Mi pareva che dovessero essere eliminate entro il 2025, è una dichiarazione che aveva fatto l'USL, ho visto un comunicato, quindi il 2025 sta finendo e non mi sembra che siamo nella situazione di averle eliminate. Erano scese, questo è vero, però se il sistema anche lì è lo stesso di questo delle liste d'attesa non so tanto bene come interpretare il dato.

Sulla questione legata in particolare all'ultima mia domanda, lei dice che, così come è formulata, intende dire che c'è una scelta politica dietro quello che avete scritto. Io faccio riferimento a un programma di legislatura, un programma di legislatura è necessariamente un programma politico, quindi è una scelta quella di dire che si deve andare in quella direzione. Poi, lei mi dice che la priorità resta comunque della sanità pubblica, e meno male, però rilevo anche che il ricorso al privato accreditato è sempre più alto, quindi non credo che le misure messe in campo, che io riconosco, perché non si possono assolutamente negare, lei le ha elencate, le conosciamo, ne abbiamo parlato tanto anche nella passata legislatura… ma evidentemente, nonostante gli sforzi, che ci sono e ne prendiamo atto, occorre incidere maggiormente, studiare delle formule nuove.

Non ho ricevuto, poi, nessuna risposta su come pensate di articolare i progetti di ospedale flessibile. Probabilmente non c'è stato il tempo o su questo ci sono ancora dei ragionamenti da fare. Credo che avremo modo di tornarci anche in futuro.