Oggetto del Consiglio n. 33 del 25 novembre 2025 - Resoconto
OGGETTO N. 33/XVII - Interrogazione: "Notizie sulla professione sanitaria intramuraria nella sanità regionale".
Aggravi (Président) -Point n° 17 à l'ordre du jour. La parole à l'assesseur Marzi.
Marzi (CA) -La Libera Professione Intramoenia, o LPI, è l'attività che i medici dipendenti del servizio sanitario possono svolgere al di fuori dell'orario di lavoro, ma all'interno delle strutture dell'Azienda USL o in spazi autorizzati.
È importante ricordare quindi che la LPI, l'intramoenia, è un'attività che possono esercitare solo i professionisti che hanno scelto il rapporto di esclusività con il servizio sanitario, come previsto dalla normativa nazionale, e cioè hanno scelto di lavorare, questi medici, solo per il servizio sanitario pubblico. Si tratta di uno strumento che permette ai cittadini di scegliere il medico a cui rivolgersi e ai professionisti di svolgere attività aggiuntive sempre in un quadro di regole chiare. È fondamentale che quest'attività sia esercitata in modo corretto, trasparente e senza alcun impatto negativo sul servizio reso durante l'orario canonico di lavoro.
A seguito del recente blocco temporaneo disposto dalla Direzione dell'Azienda USL relativamente ad alcune prestazioni e cioè le prestazioni ginecologiche in prima visita e l'ecografia ginecologica, abbiamo intensificato ancor più il confronto con l'Azienda USL per monitorare la situazione e affrontare tutte le questioni emerse. L'Azienda USL, con delibera del Direttore generale 191/2022, ha aggiornato il regolamento che disciplina la libera professione intramoenia adeguando, tra l'altro, le tariffe per la piena copertura dei costi, perché, come sapete, è necessario che la LPI in termini di entrate copra i costi in termini di uscite. Quest'aggiornamento nasce dall'esigenza di armonizzare le regole interne con la normativa nazionale e allo stesso tempo di garantire che il servizio pubblico non venga penalizzato.
Venendo ora ai requisiti specifici, i risultati finanziari dell'intramoenia in ognuno degli ultimi tre anni, 2022, 2023 e 2024, l'intramoenia, svolta presso l'Azienda USL nell'annualità di riferimento, evidenzia questi dati e ha presentato un risultato economico positivo: per l'anno 2022 pari a euro 126.231, per l'anno 2023 pari a euro 135.232 e per l'anno 2024 pari a euro 200.951, tenendo naturalmente conto del fondo perequativo.
Venendo alla domanda n. 2, il numero di utenti dell'intramoenia in ognuno degli ultimi tre anni, precisiamo che i dati comunicati dall'Azienda USL riguardano il numero di prestazioni erogate e non il numero di pazienti. Le prestazioni rese sono per il 2022: 27.596 prestazioni; per il 2023: 27.723 prestazioni e per il 2024: 28.935 prestazioni, per un totale sul triennio di 84.254 prestazioni.
Venendo alla domanda n. 3 e cioè "se sono stati effettuati confronti tra tariffe, prestazioni ed esami dell'intramoenia della sanità valdostana e quelli del servizio sanitario piemontese", secondo la normativa vigente, e come espressamente previsto, le tariffe relative alle prestazioni rese in regime di attività libero professionale intramuraria devono essere strutturate in modo da: 1) garantire l'integrale copertura dei costi sostenuti dall'Azienda USL diretti e indiretti; 2) assicurare la competitività con il mercato esterno; 3) non risultare inferiori ai ticket diretti sanitari delle corrispondenti prestazioni istituzionali, cioè svolte durante l'orario di lavoro canonico, al fine di evitare forme di concorrenza con il servizio sanitario pubblico. In tale quadro normativo, il regolamento adottato dall'Azienda USL è stato espressamente concepito per procedere all'adeguamento complessivo delle tariffe. L'obiettivo è quindi quello di conseguire, attraverso i ricavi, la piena copertura dei costi relativi all'attività pubblica della libera professione intramoenia, così come è richiesto dalla legge. Evidenziamo quindi che il quadro tariffario attuale riflette anche le peculiarità del contesto territoriale e organizzativo della nostra Regione. In poche parole è assolutamente impossibile fare un'analisi rispetto a una Regione a noi vicina, con quasi 4 milioni e 600 mila abitanti e 19 Aziende USL che, anche solo in termini di spalmare i costi, si trova a vivere una realtà completamente diversa.
In tal senso le tariffe della libera professione intramoenia possono risultare più elevate rispetto ad altri contesti regionali non per una scelta discrezionale, bensì per un insieme di fattori strutturali, regolamentari e organizzativi, quali, ad esempio, l'obbligo di copertura integrale dei costi, gli investimenti infrastrutturali e tecnologici che devono essere tarati su una dimensione ridotta del nostro sistema, piuttosto che le condizioni del mercato del lavoro sanitario e le specificità territoriali. A ciò si aggiunge inoltre il peso degli investimenti tecnologici e strutturali sostenuti dall'Azienda USL per garantire standard qualitativi elevati, costi che, a fronte di volumi di attività fisiologicamente più contenuti di una Regione da 4 milioni e 600 mila abitanti, incidono in misura maggiore sul costo unitario delle prestazioni. Infine, la disponibilità limitata di alcune figure specialistiche rende necessario assicurare condizioni che garantiscano continuità e qualità dell'offerta, con ricadute naturali sui costi complessivi.
La libera professione intramoenia è uno strumento contrattuale previsto dal servizio sanitario pubblico, è uno strumento e resta tale. Non ha un colore politico rispetto alla sanità pubblica, ma nel percepito della nostra comunità e dell'utenza tutta è difficile sia compresa e accettata. Tra le cose che più sta sulle scatole ai cittadini vi è appunto la libera professione intramoenia. Essa viene infatti vista come uno strumento poco chiaro, come se fosse una sorta dientre guillemets"sotterfugio". Ora, essendo solo uno strumento, non se ne può dare un giudizio valoriale, questo strumento vale percome di fatto se ne fa uso; se lo si usa bene, può dare una mano alla sanità pubblica, se non lo si controlla, ciò non sussiste. In VDA, simpatica o antipatica che sia la LPI, cerchiamo di usarla e controllarla per bene. Quello che alcune volte non è chiaro - e lo dico da persona che negli ultimi 33-34 mesi l'ha dovuto imparare - è che di fatto l'attività istituzionale, la LPA, che potrebbe essere equiparata a una sorta di straordinario, e la LPI sono tutte inserite all'interno di una giornata di 24 ore, che, di fatto, non viene strumentalizzata per fare in modo che un contenitore si alzi rispetto agli altri. Qualora ciò dovesse sussistere, esistono gli strumenti per controllarlo e in questa Regione cerchiamo di attuarli.
Président -La parole à la collègue Minelli.
Minelli (AVS) -Ringrazio l'Assessore per la risposta, che sicuramente è stata articolata e andrò poi a riascoltare tutti i dati, perché credo che ci siano delle cose interessanti. Sulla richiesta di confronti tra tariffe, prestazioni ed esami nell'intramoenia della sanità valdostana con quelli della situazione piemontese, certo mi rendo conto che pensare alla Regione nel suo insieme può non avere un senso. Io non chiedevo però il volume dell'intramoenia, ma chiedevo confronti tra tariffe, prestazioni ed esami, tipologie, quindi credo che questo si possa fare al di là della situazione di una Regione con molti più abitanti rispetto alla nostra, perché poi si ragiona anche appunto su tariffe e su tipologie di esami.
L'interrogazione ha comunque preso spunto dalle notizie che abbiamo appreso nelle scorse settimane dagli organi di informazione, in cui si evidenziava un'ipotesi di danno erariale da parte della Corte dei conti nell'ambito di un'inchiesta sulla professione intramuraria in Valle d'Aosta nel periodo 2019-2021, quindi risalente nel tempo e anteriore a quella delibera che lei citava sull'adeguamento delle tariffe. Ovviamente c'è un procedimento in corso che farà il suo iter e vedremo gli sviluppi, ma, al di là di questo, ciò che crea preoccupazione è il fatto che le contestazioni verterebbero sul mancato adeguamento delle tariffe, che, come tutti sappiamo, sono delle tariffe già piuttosto alte per le prestazioni in intramoenia nella nostra regione. Lo avevo evidenziato otto mesi fa, a marzo, con sconcerto, citando alcuni esempi diagnostici che ad Aosta risultano costare agli utenti ben oltre il doppio rispetto agli stessi esami eseguiti in strutture private fuori Valle. Ho riportato nell'interrogazione l'esempio della risonanza con e senza liquido di contrasto costata ad Aosta 512 euro e alla clinica della salute di Alessandria a 200 euro.
Noi riteniamo che l'esercizio della professione intramuraria - e su questo convengo con lei, assessore Marzi -, entro certi limiti, possa essere utile per assicurare alla cittadinanza la possibilità di effettuare visite ed esami, però a costi sostenibili e senza determinare gravi passività per la sanità pubblica, come sembrerebbe invece emergere e soprattutto senza andare a peggiorare la situazione delle liste di attesa e mi chiedo se qui c'è qualche correlazione nella realtà valdostana tra le due cose. Il tema dell'intramoenia èà la unein questi giorni non soltanto a livello regionale. La scorsa settimana sono apparsi sulla stampa vari articoli e interviste interessanti al ministro Schillaci, al Segretario generale di ANAAO, all'ex ministro Balduzzi proprio sulle criticità e le opportunità dell'intramoenia. Il ministro Schillaci, sollecitato a rispondere sull'aumento del 10% dell'intramoenia secondo l'ultimo rapporto di Agenas, è arrivato a ipotizzare che, con le liste di attesa troppo lunghe - sei mesi a fronte di due settimane in intramoenia -, ci potrà essere uno stop temporaneo dell'attività privata negli ospedali. In un articolo sempre sulla stampa intitolato: "Visite private in Ospedale, le parcelle aumentano, una Regione su due fuori legge" si evidenzia che, in termini di spesa pro capite, l'intramoenia nel 2023 vale 21,8 euro per ogni cittadino residente in Italia, contro i 20 del 2022, che è ovviamente una media del pollo, come la definisce il giornalista, perché ricomprende anche tutti quegli Italiani che non fanno ricorso a prestazioni o visite. Però, a fronte di questa media, il dato della Valle d'Aosta è sensibilmente più alto: si parla di 33,9 euro pro capite annui, siamo secondi solo all'Emilia. Io penso che su questo dovremmo comunque un attimo interrogarci, perché, considerato che già a marzo avevo detto che i costi dell'intramoenia sono esagerati e, da quello che leggo, tra il 2019 e il 2021 invece le tariffe sono considerate troppo basse, c'è qualche cosa che non mi torna.
Secondo il professor Balduzzi, ministro nel 2012 quando si stabilirono delle regole per la professione intramuraria, il problema delle lunghissime liste di attesa è dovuto a molteplici fattori e l'intramoenia può essere una concausa se le regole, come diceva lei, Assessore, non vengono applicate correttamente, ma è anche una pratica che incentiva i medici ospedalieri - che, come sappiamo, sono poco pagati nel nostro Paese rispetto ad altri - a rimanere nel pubblico, quindi è un modo per valorizzare la sanità pubblica, a patto che i controlli siano seri. Abbiamo visto anche nell'articolo comparso giovedì sulla stampa che tra gli ospedali considerati fuori legge per l'intramoenia c'è una stretta correlazione con le liste d'attesa e ho visto anche che nel grafico di questi ospedali con le maggiori irregolarità c'è anche la Valle d'Aosta. Come diceva lei, abbiamo saputo che, per alcune prestazioni del servizio in intramoenia di ginecologia, c'è stata una sospensione perché in pratica la libera professione ha superato le prestazioni pubbliche.
Io credo che però su tutto questo sarebbe il caso anche di riflettere all'interno della V Commissione, magari con unfocusspecifico, perché è un argomento che riguarda da vicino tutti i cittadini direttamente o indirettamente.
