Oggetto del Consiglio n. 13 del 6 novembre 2025 - Resoconto
OBJECT N° 13/XVII - Continuation du débat sur le programme de gouvernement.
Aggravi (Président) -À la présence de 32 Conseillers on peut commencer. La soirée de hier est terminée quand on était encore en train de faire le débat sur le programme de gouvernement et les indications relatives au nouveau gouvernement.
Donc, je demande aux collègues de demander la parole. Le débat est encore ouvert.
A demandé la parole la collègue Minelli. La parole à la collègue Minelli.
Minelli (AVS) -Merci, monsieur le Président. Bonjour à toutes et à tous.
Utilizzo il tempo di questo secondo intervento sia per terminare… terminare magari no, ma, insomma, affrontare ulteriormente l'analisi del programma di legislatura illustrato dal Presidente, ma anche per esprimere alcune considerazioni riguardo agli interventi che ci sono stati ieri, i due interventi da parte dei Consiglieri e Capigruppo di maggioranza, che hanno appunto fatto delle loro valutazioni.
Parto proprio da queste. Ieri pomeriggio, nel suo intervento, il collega Marquis ci ha raccontato, in maniera un po' pittoresca, direi, di questa bandiera rossonera che ora ha all'interno un po'di azzurro. Non so se agli unionisti di antica data e di provata fede questa immagine sia piaciuta, ma sicuramente è suggestiva e fotografa in qualche modo quello che dicevo ieri, e cioè che l'Union Valdôtaine va a destra, anche se lo fa, credo, per una questione soprattutto di convenienza. E non mi sembra una cosa molto edificante.
Il collega Marquis ci ha poi parlato di intese di carattere politico, di grande soddisfazione, di orgoglio e di pragmatismo della politica. È probabilmente così, ma faccio notare sommessamente che molto spesso pragmatismo ha fatto rima con opportunismo. Mi auguro che non sia così, ma mi permetto di dubitarne.
Il collega Marguerettaz ha fatto invece un'analisi, sia pur sommaria, del voto del 28 settembre scorso, evidenziando come in Valle d'Aosta sia andato a votare il 62% degli aventi diritto. In realtà è un po' di più, è il 62,98, quindi possiamo parlare di un 63% di elettori che hanno deciso di andare alle urne, a fronte di percentuali più basse che ci sono state in Liguria, in Umbria, in Toscana e nelle Marche.
Ha poi sottolineato, con soddisfazione, che questo è dovuto al fatto che in Valle d'Aosta, con il sistema elettorale vigente, proporzionale, gli elettori partecipano di più al voto, secondo lui, perché possono realmente scegliere, a differenza di quanto accade altrove, con il maggioritario, dove i cittadini non scelgono proprio nulla.
Ecco, mi pare una ricostruzione piuttosto forzata e anche abbastanza fantasiosa, che non mi sembra corrispondere alla realtà. Però quello che mi ha colpita, collega Marguerettaz, è che lei valuti positivamente… mi ascolterà dopo, pazienza, qualcuno glielo riferirà.
Il collega Marguerettaz ha valutato positivamente quel 63% e non ha sottolineato, invece, quello che a me sembra un dato molto preoccupante, e cioè il fatto che in soli cinque anni, dal 2020 al 2025, ci sia stata una perdita di 7,5 punti alle elezioni, che erano tra l'altro delle elezioni anche con unelection day, quindi anche amministrative, con il voto in tanti Comuni della nostra regione. Non può essere valutato in maniera positiva, nemmeno se raffrontato alla situazione di altre Regioni, quindi del resto del Paese.
Io penso che in Valle d'Aosta, dove c'è stata tradizionalmente un'abitudine al voto, un senso di comunità profondo, avere una percentuale così bassa in soli cinque anni dovrebbe far riflettere.
E non penso neanche che si possa seguire il principio, in questo caso, del mal comune mezzo gaudio, perché lo ritengo invece un elemento di criticità da non sottovalutare e su cui dovremmo tutti quanti, penso, ognuno di noi che è impegnato in politica, fare delle riflessioni.
È stato poi sottolineato dal collega - mi spiace che non ci sia - il risultato straordinario del movimento dell'Union Valdôtaine; facendo due conti mi pare però che, rispetto al 2020, se si fa la somma degli allora eletti dell'Union Valdôtaine (solo 7), più gli eletti nei vari cespugli autonomisti non è che la situazione sia molto diversa.
Certo, mettere insieme tutti - lo sappiamo, lo so anche io, perché ho vissuto quell'esperienza nel 2020, che poi purtroppo è andata com'è andata - premia, in qualche maniera, e rispetto alla somma del passato al momento ci sono due eletti in più.
È un aumento che direi quasi fisiologico, ma è un risultato ovviamente di tutto rispetto, che riconosciamo tutti quanti.
È poi stato sostenuto che noi siamo contro il partito degli Assessori, ma a favore del partito del Presidente. Ecco, noi non siamo né per il partito degli Assessori, né per quello del Presidente. Ci sono delle strade più virtuose, dal mio punto di vista, di poter procedere per l'elezione di un Consiglio regionale, ma certo non è il mantenimento dello stato attuale che va bene, perché questo stato attuale per noi è pessimo.
È poi stata in qualche modo evocata la necessità di dialogo e l'impossibilità di dialogare con qualcuno. Ecco, a me colpisce sempre un pochino la concezione che qualcuno ha di dialogo, perché dovrebbe essere qualche cosa che va su un binario di biunivocità, e qui non è stato così, tante volte. L'abbiamo sperimentato chiedendo nella passata Legislatura, fin dall'inizio, confronti e dialoghi per dirimere certe questioni, e abbiamo ricevuto in risposta silenzi che sono stati molto più eloquenti delle parole.
Ma mi sembra che lo strumento del dialogo non sia stato utilizzato tanto nemmeno nelle vicende che hanno condotto poi agli ultimi sviluppi e alla formazione di questa maggioranza e di questo governo.
Vengo al programma e ad alcuni aspetti, ad alcuni punti che non ho fatto a tempo a evidenziare ieri. Ce ne sarebbero tanti, non voglio nemmeno farlo adesso in maniera esaustiva e completa, perché ci sarà tempo. Il programma di legislatura dovrà essere comunque seguito con attenzione.
Sotto l'aspetto ambientale, troviamo nel programma la previsione di interventi su cui abbiamo più volte espresso valutazioni negative, e mi riferisco in particolare alla realizzazione di un impianto funiviario attraverso il vallone di Cime Bianche, intervento che noi riteniamo fortemente dannoso. Quel vallone dovrebbe essere valorizzato facendolo diventare il nucleo principale di una vasta area protetta di tutta l'appendice meridionale del Monte Rosa. Un grande progetto che sta riscuotendo molto interesse anche al di fuori della Valle d'Aosta.
Invece ci si ostina a proporre il collegamento con Cervinia, ben sapendo che non è mai stato neppure sciolto il nodo della percorribilità giuridica di quell'intervento.
Analogo discorso critico per i cosiddetti collegamenti intervallivi, che sono citati al plurale, quindi non lo so, immagino che ne faremo uno ogni due valli, qualcosa del genere, ma mi riferisco in particolare al Colle Ranzola, su cui ci siamo espressi dicendo che è necessaria una riflessione su una possibilità di raggiungere gli alpeggi, ma di certo non un collegamento così come era stato prospettato anche in un incontro pubblico, su cui poi però sembrava che si cambiasse idea, e poi non sappiamo nemmeno bene ancora, perché è citato in alcuni documenti come un collegamento stradale, in altri come un collegamento ciclopedonale, e via di questo passo.
Alla fine sappiamo che avevate trovato la quadra di chiamarlo semplicemente collegamento, e poi chi vivrà vedrà.
Sul tema della povertà c'è un timido, proprio timido, accenno a pagina 32, ma è riferito sostanzialmente al problema della casa.
Il tema della povertà, che si fa sentire anche nella nostra regione, andrebbe secondo noi affrontato nei suoi vari aspetti: povertà certamente economica, abitativa, non solo di tipo emergenziale o legata all'edilizia popolare, ma abbiamo un problema legato alla casa che è molto grande; povertà sanitaria, e anche qui siamo preoccupati anche dai dati che arrivano dalle statistiche; povertà scolastica.
È affrontato con vari interventi di settore, ma all'interno di un disegno complessivo che noi non vediamo.
Non abbiamo visto, lo dicevamo già ieri, nessun accenno alle politiche salariali. Non c'è un rigo sui diritti civili delle persone.
Sulla politica scolastica i colleghi hanno già evidenziato, e condivido alcune delle critiche che sono state fatte. Aggiungo un punto che forse non ho colto ieri: io non ho letto niente, nel programma, sulla questione dell'istruzione professionale, e ricordo che su questo abbiamo competenza primaria. Mi ha stupito questa cosa, anche perché è un discorso che era stato affrontato nei cinque anni passati.
Abbiamo sollecitato più volte la necessità di rivedere le norme e di predisporre un progetto articolato, perché l'istruzione professionale deve essere un caposaldo dell'istruzione pubblica, soprattutto in una Regione come la nostra, che ha la possibilità e le competenze per farlo, ma ha anche delle realtà che devono essere valorizzate e, a mio avviso, trasformate, perché l'importante, a nostro giudizio, è che ci sia una istruzione che sia pubblica.
Non ho visto nulla neppure sulle palestre, e sappiamo tutti che questa, specialmente nel capoluogo di Regione, ma non solo, è una grossa criticità.
Nulla, nemmeno in maniera imprecisa, sugli operatori di sostegno - anche questo un tema di cui abbiamo discusso tantissimo nei mesi scorsi - che sono degli attori fondamentali nel processo educativo, e che continuano a non essere considerati nella maniera adeguata.
Preoccupante è una frase che ho trovato nella parte sui rifiuti, laddove si parla di valutazione di nuove tecnologie per il trattamento dei rifiuti. Non si capisce bene che cosa si intende; avremo modo, spero, di poter comprendere meglio, ma mi chiedo se si adombri in qualche maniera la necessità di tornare a sistemi di incenerimento.
Poco chiara anche la questione delle discariche inerti, in particolare la situazione di Pompiod: si parla di comprare l'area e di bonifica. Mi chiedo se sarà la Regione a fare la bonifica e quindi a pagare anche quelle spese che dovrebbero invece essere chiaramente sostenute da altri. Vedremo che cosa ci sarà ancora.
Sulla questione del personale socio-assistenziale e socio-educativo, c'è la riproposizione dell'ente strumentale, su cui, anche lì, ci siamo espressi in maniera molto critica.
Per quanto riguarda la questione dei bacini idrici non è ben chiaro che cosa si voglia fare esattamente, visto che si parla di scopi irrigui ma anche di altro, cioè di modifica delle subconcessioni irrigue anche al fine di una loro valorizzazione per scopi di carattere energetico. Credo che su questo bisognerà fare molta attenzione, perché sappiamo bene che molto spesso è stato privilegiato l'aspetto dello sfruttamento delle acque a scopo energetico, a scapito proprio di alcune situazioni in cui la necessità dell'irriguo era molto forte.
C'è sicuramente una serie di argomenti, nel programma, che monitoreremo con attenzione, perché sono obiettivamente interessanti e sono questioni che avevamo posto più volte negli anni passati.
Faccio pochi esempi: la realizzazione della Casa del volontariato, su cui ho insistito tantissimo per ben due bilanci, due assestamenti, mi pare; la questione dell'inclusività nel mondo del lavoro e, più in generale, nella società valdostana; le comunità energetiche; il completamento della ciclovia Baltea; e l'ampliamento del parco del Mont Avic.
Presidente -Grazie collega. Ricordo che il dibattito è aperto, chi desidera intervenire si prenoti, se no procedo alla chiusura del dibattito.
Ha chiesto la parola la collega Trione. Ne ha facoltà.
Trione (ADC-RV-SA) -Il mio sarà un breve intervento, perché anch'io penso, come qualcuno che è intervenuto ieri prima di me, che sia importante dire pochi concetti ma chiari.
Ce sera une brève intervention pour exprimer l'appréciation à l'égard du programme de la part d'une autonomiste qui n'a jamais fait partie de l'Union Valdôtaine. Je le précise, car hier on a affirmé que tous les autonomistes, d'une manière ou d'une autre, étaient passés par l'Union Valdôtaine. Et bien, ce n'est pas mon cas. On peut être profondément autonomistes sans appartenir à l'Union Valdôtaine et travailler à côté des autres mouvements autonomistes pour que le particularisme de notre Région soit pleinement reconnu, valorisé et devienne une véritable opportunité pour tous.
Dicevo: esprimere l'apprezzamento e sottolineare quei punti che avevamo chiesto fossero inseriti nel programma di governo.
Ieri la consigliera Minelli ha detto: "Ho sentito che gli ADC avevano chiesto di inserire dei punti e poi non si è più sentito nulla". Ecco, la informo che sono stati presi in considerazione e quindi, oltre ad apprezzare anche tutta una serie di altri passaggi, ci terrei a sottolineare quelli che per noi, o comunque anche per noi, sono molto importanti.
Partirei dalla premessa, che parla del vivere quotidiano della nostra comunità, che è ciò che a noi interessa. Apprezziamo molto che trasversalmente, e poi in alcuni passaggi nodali, si faccia riferimento alla crisi demografica, che è assolutamente un tema che come Regione dobbiamo affrontare in modo serio, scientifico, senza false ideologie e progettando delle misure che avranno impatto a medio e lungo termine, pensando a interventi strutturali.
Quella del contrasto alla denatalità è una sfida che deve essere colta in senso ampio, avendo la prospettiva dello sviluppo. È una problematica complessa, che interessa diversi ambiti, tra questi quello dell'occupazione, del lavoro, altro tema preso in considerazione dal programma, anche nella corretta prospettiva del sostegno all'imprenditorialità e al ripopolamento delle aree più svantaggiate, nella sottolineatura della ricerca di un lavoro dignitoso e di qualità.
Condividiamo appieno la descrizione della necessità di favorire l'acquisizione, da parte dei giovani, ma anche dei meno giovani che sono obbligati a reinventarsi per restare sul mercato del lavoro, di competenze specifiche, tecniche, solide.
Questo significa anche valorizzare e implementare i percorsi di orientamento scolastico e lavorativo, perché capire cosa si vuol fare da grandi o capire ciò che si ama fare e ciò che ci fa sentire realizzati nella vita è una delle modalità principali per fronteggiare l'abbandono scolastico e anche tante altre forme di disagio che i nostri giovani esprimono.
Nel paragrafo dedicato al sistema educativo si evidenzia, tra le altre cose, la necessità di trasformare il nido d'infanzia da servizio a domanda individuale a servizio educativo, passaggio fondamentale per rendere l'opportunità educativa fin dalla tenera età aperta a tutti, grazie anche alla realizzazione del sistema integrato 0-6 anni.
Parlando di lavoro, la proposta programmatica non si dimentica dell'inclusione lavorativa, altra forma di valorizzazione delle persone e strumento di autodeterminazione.
E ovviamente, pensando alla fragilità delle persone, è necessario implementare un sistema diwelfareche risponda ai reali bisogni espressi, che contribuisca a rendere le persone autonome e protagoniste della loro vita.
La Regione non può esimersi da un ruolo che la vede protagonista nella realizzazione di queste politiche, ma lo deve fare in assoluta collaborazione con il terzo settore, per il quale il programma si impegna ad approvare una nuova legge che valorizzi il ruolo importantissimo che le associazioni di volontariato e il privato sociale hanno.
Un altro apprezzamento che vorrei sottolineare è in riferimento all'importanza della famiglia nella costruzione della nostra comunità. Famiglia che è necessario che sia vista come una risorsa fondamentale e, in quanto tale, da valorizzare nel suo ruolo educativo e genitoriale, di welfare generativo, di supporto e sostegno all'interno delle generazioni che l'attraversano, senza dimenticare l'attenzione alle diverse fasi della vita, dalla nascita alla vecchiaia.
Il programma riporta interventi concreti e dettagliati che si impegna a realizzare. Non solo parole.
Un ultimo punto che vorrei evidenziare è quello relativo alle politiche abitative, alle politiche della casa, che devono essere prese in considerazione in senso ampio e multidimensionale, prevedendo percorsi e iniziative speciali per le persone, per i nuclei più fragili, perché avere una casa non è solo stare dentro quattro mura.
Certo, è un programma ambizioso e sfidante, che descrive il molto lavoro da fare, quindi non ci resta che cominciare.
Presidente -Ricordo che il dibattito è aperto.
Ha chiesto la parola la collega Forcellati. Ne ha facoltà.
Forcellati (PD-FP) -In questo mio intervento vorrei toccare alcuni temi specifici del programma, ma anche dare alcune risposte o magari portare un contributo ad alcune affermazioni fatte ieri.
Comincio dal rispondere gentilmente al collega Domanico, che giustamente dice: "Voi parlate di contatto con Roma e voi stessi siete un partito nazionale, quindi…". Giustissimo, giustissimo: molti di noi rappresentano in questo Consiglio delle forze nazionali, che quindi vanno al di là dei confini regionali. Il problema è che bisogna capire come ci si confronta con Roma, con i partiti nazionali.
La storia della Valle d'Aosta ci ha insegnato che sin dagli anni '60, ma anche '70, quando ancora c'era il Partito comunista, quel partito che si è trasformato nel tempo per diventare Partito democratico, ci sono stati contatti importanti con Roma; ma bisogna capire come si va a Roma.
Intanto se si va o non si va, perché anche la presenza continua, costante, che molti governatori delle Regioni italiane fanno settimanalmente, quindi non mensilmente, trimestralmente o cose di questo genere… ma poi cosa si va a chiedere e come si chiedono le cose? Sapendo che c'è una dignità politica, la nostra, quella della Valle d'Aosta, c'è una schiena dritta, c'è la necessità di portare competenze e di ricevere collaborazione.
Poi, detto tra noi, abbiamo due rappresentanti che dovrebbero fare anche questo, quindi una senatrice e un deputato che giustamente sono a Roma, vivono a Roma, quindi sono i nostri portavoce. Lo dico senza dividere le sigle, cioè senza attribuire alla militanza, o comunque all'appartenenza a un partito o a un movimento, il loro lavoro. Sono stati votati, ci rappresentano, e noi questo ci aspettiamo.
Vado a dire alcune cose rispetto al programma. Devo dire la verità: molte cose scritte nel programma sono condivise dal nostro partito. Alcune cose assolutamente no, ma, come abbiamo sempre avuto modo di dire in questi anni passati, e lo ribadiamo, tutti i contenuti vanno condivisi, quindi vanno elaborati insieme, vanno modulati insieme, in modo tale da poter giungere a una versione, come si fa sempre nei gruppi di lavoro, condivisa. Nessuno perde, tutti vincono, ma tutti vincono perché ognuno mette qualcosa di importante rispetto alla propria visione politica.
Alcuni aspetti, però, mi preoccupano, e sono quelli un po'citati dalla collega Minelli, due in particolare. Uno rispetto alla povertà e ai vari tipi di povertà, non solo economica, ma una povertà anche educativa, una povertà legata alla non presenza, alla carenza assoluta di reperimento di abitazioni.
Questo ci deve far riflettere, perché io preferisco sempre portare dei dati a supporto delle affermazioni, perché sennò rimangono un po' così, possono essere confutate da ognuno di noi.
Negli ultimi quindici anni la Valle d'Aosta ha visto aumentare la povertà dal 3 al 10,7%. Facciamo dei conti rispetto ai nostri concittadini: sono dati sicuramente inferiori ad altre Regioni, quindi non parliamo di isola felice, parliamo di una minore incidenza, ma 10% significa quanti cittadini? Me lo dite voi: più di 10.000.
Dare dignità in un programma e dire che cosa noi vogliamo fare per la povertà, che non è solo la povertà assoluta, ma anche la povertà di coloro che lavorano e che non arrivano alla fine del mese; la povertà di coloro che lavorano e non riescono a pagare l'affitto della propria abitazione, quando riescono ad averla. Io questo mi sarei aspettata di vedere, da sensibilità che io riconosco esserci nell'Union, così come nelle forze come Stella Alpina, ad esempio, che ha appena parlato tramite la rappresentante Luisa Trione.
Legato a questo, il problema della casa. Noi non ci stiamo rendendo conto di che bomba è nella nostra regione; e non parlo solo di Aosta, ma tutti voi sapete, sono sicura, quanto la problematica della casa sia importantissima.
È la prima, perché se noi non abbiamo due elementi che danno dignità alla persona, il lavoro e la casa, non possiamo pensare che il cittadino, i nostri concittadini valdostani, possano accedere a tutti quei bisogni secondari, che però danno il senso del benessere e cioè dello stare bene.
L'altra cosa - e lo so che sono di parte - di cui mi sono stupita, è che non si cita mai Aosta. È sfuggito forse ai più che Aosta è il capoluogo di Regione, che Aosta quotidianamente raddoppia le persone sul proprio territorio. Ecco, allora mi aspettavo, ma mi aspetto nei prossimi cinque anni, un'attenzione particolare ad Aosta.
Me lo aspetto non solo quando la si cita nel programma una volta rispetto all'ospedale, perché al momento le proposte fatte da Aosta, dalla Giunta precedente, naturalmente, sulla viabilità, tutte le proposte fatte - e ve le posso citare - sono cadute nel vuoto.
E naturalmente Aosta fa delle proposte che non riguardano la sanità, che non riguardano le politiche sanitarie, ma riguardano la viabilità, la competenza che è di Aosta.
A questo io aggiungerei magari un'attenzione particolare, che deve essere riservata ad Aosta, anche - e guardo il futuro Presidente - di sostegno dal punto di vista economico, perché è una città che, come ho detto, raddoppia i propri abitanti quotidianamente, con una fatica rispetto a viabilità, servizi, abitazioni, che è enorme e che non è sostenibile. Ma avremo modo, naturalmente, di parlarne.
Concludo con una piccola polemica con il collega Manfrin, ma io voglio rassicurarlo rispetto al fatto che - lo dico col sorriso, come sempre - lei da me avrà per cinque anni delle risposte sempre con il sorriso, non con astio. Voglio rassicurarlo sul fatto che chi mi è successo, cioè l'assessore Marco Gheller, non solo continuerà con le politiche portate sociali avanti nella precedente consiliatura, non solo, ma le implementerà e io ho grande fiducia in lui, nella sua competenza e nella sua capacità.
Per quanto riguarda, invece, un tema che le sta molto a cuore, cioè le pari opportunità, sappiamo quanto lei sia attento alle pari opportunità, le dico che invece lì casca male, nel senso che questa delega l'ha presa su di sé la Vicesindaca, che implementerà quel poco, forse, che ho fatto, ma che con forza e determinazione porterà avanti - e ce ne ha già dato una dimostrazione - quelle politiche legate ai diritti, che non sono solo diritti sociali, ma diritti civili, non discriminazione, che, devo dire la verità, alla nostra parte politica, ma non solo, penso, stanno tanto a cuore.
Vedo che il tempo scorre. Ultimo aspetto: torno un secondo sul programma, perché la consigliera Trione ha parlato, giustamente, di denatalità.
È vero, affrontare il problema della denatalità è un problema, che, noi diciamo, va affrontato in maniera sistemica. Sistemica vuol dire non solo servizi, lavoro, aumento delle possibilità convoucherper quanto riguarda le giovani coppie, attenzione, per esempio, per quanto riguarda la casa, all'acquisto di una casa.
Vi do un dato: Aosta ha aumentato i posti nei nidi del 40%. Questo è stato un grosso lavoro, anche un grosso investimento dal punto di vista economico, ma questo ha portato all'incremento - e sono i dati - non solo Aosta ma tutta la Regione… noi siamo una delle tre Regioni, ma la Regione che ha aumentato del 5,5% la natalità, quindi abbiamo per la prima volta un'inversione…
Presidente -Collega…
Forcellati (PD-FP) -Chiudo. Un'inversione per quanto riguarda la natalità. Sono dati ancora provvisori, ma che ci fanno ben sperare.
Presidente -Ha chiesto la parola il consigliere Domanico.
Domanico (FdI) -Io invidio un po' il collega Marguerettaz, perché in questo caso avrei bisogno della sua teatralità e della sua capacità di parlare in modo veramente molto teatrale.
Collega Forcellati, io vedo che qui, come a Roma, avete tutte le soluzioni solamente quando siete all'opposizione. Le ricordo ancora una volta che siete stati voi al Governo fino a ieri e ad Aosta c'è comunque la sinistra che governa. Per ora.
Presidente -Invito i colleghi a prenotarsi, altrimenti procedo alla chiusura del dibattito.
Ha chiesto la parola il collega Martinet. Ne ha facoltà.
Martinet (UV) -Excusez-moi pour l'émotion, parce que c'est la première fois que je parle dans cette salle. En plus, quand on lit la phrase de Émile Chanoux, qui est aux épaules du Président, je vous dis que l'émotion augmente encore.
Solo due riflessioni sul dibattito che è scaturito in quest'aula. Vede, collega Minelli, il mio Capogruppo, che non ha assolutamente bisogno di difese, non ha detto che qui va bene il 63% dei votanti, ma ha messo in evidenza una situazione diversa, che è quella che non è una legge elettorale che fa sì che la gente vada a votare.
Noi pensiamo che la gente si disaffezioni alla politica per il comportamento che abbiamo noi che siamo stati votati, perché la gente ha bisogno di serietà, di coerenza.
Io penso che una parte del successo elettorale che abbiamo avuto noi come Union Valdôtaine (perché secondo noi passare da 7 a 13 Consiglieri è un successo) sia dovuto anche al fatto che tutti quanti noi Consiglieri dell'Union Valdôtaine siamo stati o Sindaci o Vice Sindaci nei nostri Comuni. E siamo stati abituati a dare delle risposte, perché è questo che avvicina la gente, gli elettori, alla politica. Sono le risposte concrete.
Gli amministratori degli enti locali sono abituati a dare delle risposte concrete, non hanno tempo di parlare di sotterfugi, perché il cittadino viene lì e ti chiede le cose e tu gli devi rispondere.
L'accordo che noi abbiamo fatto, Union Valdôtaine con Forza Italia, va proprio in questo senso: va nel senso di dare delle risposte ai cittadini valdostani su delle situazioni che sono ferme da troppo tempo.
Inoltre, il fatto di aver messo una scadenza, o una data per il controllo, non è una scadenza da yogurt o da carciofi, ma è un'assunzione di responsabilità, perché noi siamo delle persone serie, perché vogliamo vedere che cosa si riesce a portare a casa, ma non per noi dell'Union Valdôtaine, o per i 35 che sono seduti qui, ma per i cittadini valdostani.
Ho veramente apprezzato l'intervento del collega Lattanzi, che ha detto: "Non avete osato abbastanza, dovevate farlo con l'intero centrodestra". Ma non vi preoccupate - ha detto - perché se ci sono delle cose che vanno bene per la Valle d'Aosta, noi vi diamo una mano". Perché noi, tutti quanti seduti qui, dovremo renderci conto che siamo stati eletti per il bene della Valle d'Aosta, per dare delle risposte, tutti quanti, dalla destra alla sinistra; e se i risultati arriveranno ne fruiranno tutti quanti i valdostani.
Un ultimo appunto e chiudo, solo sull'intervento della collega Baccini, che ha fatto ieri: per quanto riguarda il rispetto e la dignità delle donne, con noi dell'Union Valdôtaine lei sfonda una porta aperta, perché io ricordo a tutti quanti che noi abbiamo molte donne elette, abbiamo molti Sindaci e le donne che rappresentano, qui e nei nostri Comuni, sono delle donne che sono capaci di difendersi e, avrete modo di conoscerle, sono delle persone che difendono la loro dignità; ma non solo in questo momento. Io ricordo che l'Union Valdôtaine ha avuto come assessore Maria Ida Viglino in un periodo in cui per le donne non era assolutamente facile riuscire a fare qualche cosa in politica. Era dell'Union Valdôtaine.
Di più: ricordo Manuela Zublena e Cristina Machet, che sono state elette Presidenti dell'Union Valdôtaine. Quindi assolutamente nessuno deve mai permettersi di mancare di rispetto e di dignità per le persone. Stia tranquilla che dalla nostra parte lei avrà il massimo della solidarietà.
Presidente -Le débat est ouvert. Invito i colleghi a prenotarsi, altrimenti procedo a chiudere il dibattito.
Chiudo il dibattito. Collega Lattanzi.
Lattanzi (FdI) -Chiedo scusa ai colleghi, ma la tessera era quella del collega vicino.
Abbiamo avuto modo ieri, e anche questa mattina, di confrontarci sul programma, sulla maggioranza che sta per approcciarsi all'inizio di questa Legislatura. Abbiamo già avuto modo di dire ieri quanto siamo preoccupati sul fatto che la stabilità di questo Governo, di questa maggioranza che andrà a insediarsi fra qualche minuto in quegli scranni, sia il fattore centrale. Sono stati dibattuti i motivi e le radici di questa instabilità e la preoccupazione è di tutti, credoin primisproprio della stessa maggioranza, di chi dovrà sedersi su quelle poltrone e assumersi le responsabilità di dare delle risposte ai cittadini valdostani.
Una recente indagine del Censis ha titolato la sua analisi "Sonnambuli ciechi dinanzi ai presagi". Titolo forte, per essere un ente governativo di statistica.
Questo per descrivere una comunità, quella italiana, in particolare parlo di quella valdostana, che, pur di fronte a segnali inequivocabili, fatica a comprendere le dinamiche del contesto nel quale noi siamo immersi.
Noi, da qui a dieci-quindici anni, perderemo popolazione, declino demografico. Se non faremo qualcosa nel programma che è stato citato… mi rendo conto che in 35-40 paginette costruite in poche ore, perché si è giustamente perso più tempo a cercare la maggioranza che a confrontarsi sui programmi, sia stato molto complicato per voi redigere un programma di Legislatura che potesse andare in verticale. Infatti già abbiamo anticipato che sarà nostro compito, dall'opposizione, andare per ogni singolo capitolo che avete presentato a fare le verifiche di quell'incipitche avete messo al titolo di ogni area.
Permettetemi però di aggiungere alcuni elementi di riflessione su questa Legislatura che si sta avviando.
Ieri ho detto che noi probabilmente siamo l'ultima Legislatura utile per dare alla Valle d'Aosta un futuro di prosperità, di crescita, di solidità.
Ieri il Presidente, anche in un'intervista al TG3, ha sottolineato due titoli: la sostenibilità di questo programma e la resilienza di questo programma.
Noi vorremmo aggiungerne uno, se fosse possibile, e inserirlo nella coscienza di ognuno di noi: a noi non basta resistere e rendere sostenibile la nostra esistenza; per rendere la nostra esistenza sostenibile e resiliente, la dobbiamo far crescere e in questo programma manca un comune denominatore: la crescita.
Vi faccio soltanto alcuni esempi, perché è evidente che il programma ci è stato dato ieri, appena all'inizio di questo dibattito, nella serata di ieri sera l'abbiamo anche studiato, abbiamo già detto che entreremo nel merito di ogni singola questione, ma vi faccio soltanto alcuni piccoli esempi, anche a uso dei colleghi di maggioranza, che dovranno poi sostenere queste scelte, naturalmente con il supporto dell'opposizione che rileverà eventuali incongruenze.
Sulla mancata denominazione sul programma della crescita e dello sviluppo ci sono alcunibiascognitivi, che sono proprio errori di cognizione, che sottostanno a questo programma.
Il primo è che la crescita possa mantenersi resistendo: non è così. Per poter immaginare una crescita, ad esempio quella economica, che è citata nel primo punto del programma, dopo le riforme statutarie, come è giusto che sia, ci sono alcuni esempi concreti, come le zone franche di montagna, l'istituzione di bacini a fiscalità agevolata per l'attrazione di nuove imprese.
Sì, ma bisognerebbe essere consapevoli di un aspetto. Primo: siamo dieci anni in ritardo su questo tema e la complessità di quello che si è messo sulla carta presupporrà almeno due Legislature perché questo avvenga. Questo perché i passaggi che si richiedono in questo programma, proprio per quello che è stato detto anche dai colleghi di maggioranza e di opposizione, prevedono delle modifiche statutarie che devono essere condivise con lo Stato e con l'Europa.
Noi quindi siamo già indietro su questo tema, e questa è un'arretratezza culturale, perché chi ha governato negli ultimi dieci anni avrebbe dovuto sapere quello che stava accadendo in Europa e in Italia, cioè che la competitività si basava sulla fiscalità, almeno quella delle imprese, non arriviamo a immaginare paradisi fiscali per i cittadini, perché questo, naturalmente, non lo si può neanche immaginare.
ZFM o ZPS sono acronimi che definiscono una volontà politica, economica e sociale di un'attrazione di impresa che purtroppo in questi anni è mancata; e non basterà questa Legislatura, e non basteranno le interlocuzioni parziali con il Governo nazionale. Dico parziali perché ha avuto ragione ieri il collega Manfrin a ricordare che un accordo di maggioranza con una parte del Governo non può risolvere i problemi di questa Regione.
Quando noi avevamo proposto una maggioranza a 24, o 13+21, poi naturalmente non si escludeva nessun altro, si chiedeva di mettere una grande alleanza per la crescita e lo sviluppo di questa Regione, che necessariamente per i prossimi anni ha necessità e bisogno di dialogo e di riprendere alcuni aspetti in termini di arretratezza. Quell'arretratezza che non ho sentito dai banchi dei colleghi del PD, se non da parte di Centoz, che con grande onestà intellettuale ha ammesso - ma, devo dire la verità, lo ha sempre detto, oggi l'ha solo ufficializzato - che il suo partito in alcuni momenti si era un po' come addormentato sull'amministrazione.
Pépinière: viene descritta come una prospettiva dihubdello sviluppo. Ci tocca sottolineare che anche qui siamo di fronte a una mancanza di visione strategica colossale, a un sonnambulismo totale, e non c'è scritto in questo programma, ma spero che lo facciate con i decreti legislativi, che questa Pépinière, insieme a Vda Structure, insieme a Finaosta, insieme alla Chambre, debba diventare un unico polo economico, un hub di ricerca e innovazione, di collegamento con l'università, con le imprese.
Due venerdì fa, proprio al convegno a Saint-Vincent di Confindustria, è arrivato un urlo di disperazione alla politica: "Dateci la stabilità".
Spero che il presidente Testolin sia il Presidente dei prossimi cinque anni per gli operatori economici, perché hanno chiesto con forza un interlocutore stabile con il quale affrontare processi epocali, sui quali siamo in un'arretratezza totale.
Queste società partecipate, di cui qualcuno avrà le deleghe, mancano di una visione comune, lo sappiamo, lo sapete, ma non c'è cenno di creare, appunto, un hub economico di sviluppo.
Manca una direzione strategica, manca una visione ambiziosa di quello che la Valle d'Aosta vuole essere, in termini dicarrefourd'Europa. Viene citato, ma manca il come; non basta mettere il cosa, non basta mettere la destinazione nel navigatore per essere arrivati a destinazione.
Manca una visione dei processi sottostanti a tutte le attività economiche nelle varie interlocuzioni che abbiamo avuto tutti; sono stati richiesti, mancano. Spero che saranno nei decreti attuativi, nelle leggi attuative.
Manca unmanagementadeguato, non perché quello che c'è non sia adeguato. Quello che c'è è adeguato ad amministrare, e lo ha fatto molto bene, ma non è adeguato, non è pronto e non lo abbiamo allevato in casa, non è un management adeguato per la crescita e lo sviluppo di questa società.
Mancano indicatori diperformance: non c'è in nessun posto un cambio di paradigma - spero che gli amici di Forza Italia lo inseriscano, visto che era nel nostro programma - un misuratore di performance delle attività delle partecipate.
Portate pazienza, ma noi continuiamo a finanziare per centinaia di milioni partecipate che svolgono un ruolo sostanzialmente amministrativo, gestionale, e non c'è mai una valutazione del management, delle performance, dei risultati ottenuti. Non c'è mai un giudizio, sia per quanto riguarda le partecipate, sia per quanto riguarda il personale e i dirigenti dell'apparato pubblico che soprattutto si occupano di questioni economiche e sociali.
Noi crediamo che, così come avevamo messo nel nostro programma, chi oggi dice di rappresentare una visione non solo di sostenibilità e resilienza, ma anche di crescita, debba mettere al centro dell'attenzione il monitoraggio che farebbe qualunque sana amministrazione che ha come prospettiva la crescita e il futuro di questa comunità.
Finaosta ha svolto fino a oggi un ruolo un po' di cassaforte e, soprattutto, come sappiamo, di cinghia di trasmissione del potere politico sul potere finanziario ed economico di questa Regione.
I risultati parlano: dove Finaosta è stata lasciata lavorare in termini di approccio privatistico ha funzionato, laddove invece era raggiunta da telefonate inopportune di politici più interessati alle proprie poltrone o ai propri elettori, evidentemente lì si è bloccato più di una volta il sistema. Le denunce degli ex presidenti di Finaosta sono state palesi e anche imbarazzanti.
Scarsa è in questo contesto l'attrazione sullestartup. Noi abbiamo appena perso 20 milioni in un piccolo Comune della Valle sul PNRR per incapacità gestionale, sia del Comune, che della Regione che doveva sostenere quel Comune. Quello poteva essere il primo risultato utile per una dimostrazione di capacità dei fondi del PNRR.
La scelta di mettere il PNRR in un Assessorato a sé stante per noi è una scelta intelligente, ma bisogna saper accettare la sfida di comprendere che i fondi del PNRR devono essere supportati da progetti che devono essere ben presentati, ben gestiti e soprattutto con obiettivi raggiunti.
Immagino quindi che il futuro Assessore, che sa perfettamente di cosa stiamo parlando, essendo giovane, ponga la giusta attenzione.
Per quanto riguarda la logistica e l'interconnessione della nostra Regione, si è parlato molto del tunnel del Monte Bianco. Si è detto, con visione direalpolitik, che adesso siamo tutti d'accordo. Io ricordo che nel 2010 con il collega Zucchi presentammo più iniziative, con l'allora gruppo del Popolo delle Libertà, per porre l'attenzione e l'apertura di un dialogo con la Francia, che in questo momento è semplicemente impossibile, perché stanno vivendo una crisi politica e istituzionale nel Parlamento francese, che impedisce ogni tipo di rapporto; oltre al fatto che tutti sappiamo che dietro al no al raddoppio del tunnel del Monte Bianco a Chamonix non c'è soltanto un idealismogreen, ma c'è anche un'opposizione economica ai prodotti che dall'Italia possono andare verso la Francia, e lo sappiamo. È qualcosa che si può abbattere soltanto con l'interlocuzione, con i rapporti di cooperazione, con la comprensione da parte degli amici francesi che è l'unione dell'Europa, e non la divisione, che fa crescere l'intero continente, e che il tunnel del Monte Bianco può rappresentare non soltanto un'opportunità assolutamente da raggiungere di sicurezza, perché così oggi il tunnel sicuro non è e ce lo chiuderanno. Lo dicevamo nel 2010, siamo nel 2025 e ve lo ribadiamo: ce lo chiuderanno per mancanza dei presupposti di sicurezza.
Inoltre sappiamo che quel tunnel, come hanno detto in tutte le salse tutti gli operatori economici, non solo della Val d'Aosta, ma del nordovest, è un'importante attività, un importante collegamento di tipo economico.
Su questo si è parlato molto, c'è molto da fare, c'è naturalmente la necessità di un interlocutore nazionale, che in questo caso c'è; manca in questo momento l'interlocutore francese, ma non basterà; bisognerà essere resilienti - sì, Presidente - bisognerà essere sostenibili, sì, perché vedere 300 camion che aspettano di entrare nel tunnel non è ecologia, bisognerebbe spiegarlo agli amici Verdi francesi, e certamente non è economia.
Sulla ferrovia vi siete già pronunciati, non abbiamo più parole da spendere, il collega Manfrin è stato chiaro anche ieri, e sull'aeroporto avete detto che bisogna trovare una dimensione che dia a quell'opera non solo il suo completamento, ma la sua funzionalità, e io qui non ho ancora sentito da nessuno la visione di qual è il ruolo che giocherà, una volta finita l'aerostazione, l'aeroporto della Valle d'Aosta. In quale dimensione? Sarà quella di Innsbruck? Di Saint-Moritz? Arriveranno gli aerei da 80 posti? Ijetprivati dei ricchi? Di che cosa stiamo parlando?
Perché la pista c'è, i sistemi di controllo ci sono, fra un po' avremo anche una bella sala d'attesa, con tanto dicheck-ine dicheck-out, ma di che cosa stiamo parlando, quando si parla dell'aeroporto, ancora non l'abbiamo capito.
Chiudo, perché ci sarebbe da dire molto, citando un aspetto importante che è stato scritto nel programma ed è la connessione digitale.
In una recente dichiarazione l'ex assessore Caveri diceva che la Valle d'Aosta è al 100% collegata, purtroppo è al 100% collegata con le case comunali e, i Sindaci e gli ex Sindaci lo sanno perfettamente, non ci siamo fatti mancare il collegamento in fibra di tutti i 74 Comuni…
Presidente -Collega…
Lattanzi (FdI) -Chiedo scusa Presidente, concludo.
Peccato che la casa degli abitanti che abitano a fianco al Comune la fibra non ce l'abbiano, semplicemente; e così vale soprattutto per le aziende e per l'interconnettività, che è fondamentale per quanto riguarda lo sviluppo.
Chiudo con l'agricoltura. È stato un cenno veramente veloce nel programma. Noi abbiamo avuto interlocuzioni con gli agricoltori, che hanno rappresentato anche al ministro Lollobrigida a Aymavilles un quadro assolutamente più preoccupante…
Presidente -Vice Presidente…
Lattanzi (FdI) - Speriamo che questa maggioranza abbia il coraggio di affrontare le tematiche e di non annunciarle.
Presidente -Grazie collega Lattanzi.
Ha chiesto la parola il collega Lotto. Ne ha facoltà.
Lotto (ADC-RV-SA) -Cari colleghi, grazie per i vostri interventi, per la discussione che abbiamo portato avanti quest'oggi. È con grande emozione, rispetto e senso di responsabilità, che prendo la parola per la prima volta in quest'Aula.
Vorrei partire dal programma, perché è di questo che stiamo discutendo e perché, con grande sorpresa, ma anche grande felicità, ho potuto constatare che, bene o male, siamo abbastanza tutti d'accordo sul programma.
Certo, qualcuno ha parlato di alcune mancanze, di alcuni cambiamenti che avrebbe fatto, ma mi sembra che la visione di Valle d'Aosta che vogliamo portare avanti, che tutti qui vogliono portare avanti, sia la medesima.
Questo mi rende molto felice, perché vuol dire che potremo lavorare tutti insieme, maggioranza, opposizione, destra, centro e sinistra, per il benessere della Valle d'Aosta, per il benessere dei valdostani, e che insieme potremo collaborare con grande forza per questi cinque anni che, come ha detto qualcuno, saranno vitali per la Valle d'Aosta, sicuramente, ma io mi permetterei di dire anche per l'Italia e per la nostra Europa.
È quindi un programma condivisibile sui temi, sulle modalità. Qualcuno ha parlato di un programma troppo ideale, troppo ambizioso. Sì, a noi piace esserlo, piace essere ambiziosi, piace guardare al lungo periodo, a lungo termine, ma soprattutto ci piace l'idea di poter puntare in alto e non scendere a compromessi.
Parlo di programma anche perché, nonostante ciò che si è detto in quest'Aula e, a dir la verità poco, anche sui giornali, le trattative che sono state fatte tra l'Union Valdôtaine e ADC sono state principalmente sul programma, sui punti programmatici. Noi abbiamo dato i nostri punti, che per noi erano vitali, sono stati accolti sostanzialmente tutti, e le trattative sono partite e si sono basate sulla volontà di una visione comune per la Valle d'Aosta, da portare avanti.
Di questo siamo molto contenti ed è il motivo per cui abbiamo voluto con forza questa alleanza tra ADC, Union Valdôtaine e Forza Italia, perché per noi il programma e le proposte sono la prima cosa.
In particolare, per quanto riguarda me, sono molto contento che le due proposte che in campagna elettorale con più forza avevo portato avanti, ovvero una proposta sul rientro di cervelli e un'attenzione molto grande sulla salute mentale, sul supporto psicologico dei giovani, sono entrambe state non solo accettate, ma anche condivise e supportate in tutto il programma.
Ora mi permetto di parlare di giovani, perché sono stati citati molte volte ieri dai colleghi. Non so se sei paragrafi sul programma che parlano di giovani siano pochi o molti, quello che so è che l'idea che un ventiseienne possa fare l'Assessore vale più di mille parole e vale più di scrivere mille volte "giovani" su un programma.
Per questo tengo davvero a ringraziare il presidente Testolin per la fiducia e per il coraggio di permettere a un ventiseienne, che ovviamente avrà una visione di lungo termine… e sappiamo già che magari in alcuni momenti ci scontreremo, perché le visioni e le generazioni sono diverse, ma permettere a un ventiseienne di prendersi la responsabilità di fare l'Assessore è una prova di coraggio, una prova di fiducia nelle nuove generazioni, che io penso sia assolutamente indiscutibile e che valga più di mille parole.
Ieri si è parlato anche di rientro di cervelli, di come i giovani valdostani troppo spesso vadano fuori dalla Valle, o addirittura all'estero. Ecco, sappiate che per me questa è una priorità: la delega sulle Politiche giovanili io la spenderò per creare, con tutto ciò che sarà in mio potere, un ecosistema, un ambiente che possa di nuovo attrarre i nostri giovani e possa far dire a un giovane valdostano, ma non solo valdostano, a dire la verità, a un giovane talento, "Guarda che la Valle d'Aosta può essere il posto in cui tu puoi crescere professionalmente, puoi far crescere una famiglia, e in cui l'ecosistema economico ti permetterà di sviluppare tutte le idee e tutti i sogni che tu hai e che porterai".
Mi permetto di fare solo un brevissimo appunto sulla legge elettorale, perché ieri se ne è parlato moltissimo, a mio modestissimo parere troppo, ma ci tengo a fare un punto.
Terrei a sottolineare, colleghi, che il divieto del vincolo di mandato è citato nella Costituzione all'articolo 67, quindi quando parliamo di legge elettorale parliamone, se vogliamo, ma non facciamolo in maniera populista, bensì cerchiamo di portare soluzioni concrete, perché una delle cose più importanti per un politico oggi è il divieto del vincolo di mandato, è citato in Costituzione e non possiamo far finta che questo non sia vero.
Ho apprezzato molto, da parte dell'opposizione, l'idea di dire che sarà un'opposizione attenta, molto severa, ma sui temi, e che sia un'opposizione mai pregiudiziale.
Su questo io vi aspetto, perché in molti mi avete detto, dentro e fuori dall'Aula, che voterete nelle proposte e non nel pregiudizio, che quando ci sarà da mettere al primo posto la Valle d'Aosta lo farete, che, quando ci sarà da mettere al primo posto il benessere dei valdostani, voi sarete con noi.
Io su questo vi aspetto, destra e sinistra. Mi aspetto da voi che, quando verrà fatto qualcosa di condivisibile e di giusto, voi voterete insieme a noi, perché la priorità di quest'Aula è il benessere dei valdostani e di tutti noi.
Un'ultima cosa. Come sapete, io rappresento un partito che è sicuramente più piccolo, ma che è anche nazionale, e Azione ha dato tutto il suo supporto a questo Governo, e tutto ciò che potrà fare per supportare i valdostani e il Governo che si accinge a essere votato lo farà. Per cui Azione c'è, io ci sono, il Governo c'è.
Buon lavoro a tutti e ricordatevi sempre che noi siamo qui, siamo stati votati per la Valle d'Aosta, per il benessere dei cittadini, quindi opposizione e maggioranza mi auguro e spero che lavoreranno insieme per il bene di tutti noi.
Presidente -Ringrazio il collega Lotto. Ha chiesto la parola il collega Carrel, ne ha facoltà.
Carrel (ADC) -Solo per alcune puntualizzazioni in merito all'intervento del collega candidato assessore Lotto. Ce lo hanno ricordato ieri: l'accordo non è tra ADC e Union Valdôtaine, perché ADC è rimasta appunto fuori, come gruppo consiliare, in merito a questo accordo, ma lei è iscritto da ieri mattina al gruppo ADC-RV-SA, che è una composizione e una fuoriuscita di Autonomisti di Centro, quindi ha composto questo gruppo per poter aderire alla maggioranza. Ci tengo a specificarlo, in quanto, appunto, ci è stato ribadito chiaramente ieri.
Per quanto riguarda invece l'aspetto più politico, condivido con lei che è sicuramente un bellissimo messaggio avere un giovane come Assessore regionale. Le auguro di potersi confrontare; le consiglio: non si scontri troppo.
Presidente -La parole au collègue Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) -Intervengo per riprendere alcuni punti, perché, come ho detto ieri, quanto accaduto non può essere archiviato come un semplice aggiustamento numerico.
Dopo il mio intervento, proprio di ieri, ho ricevuto molti messaggi. Uno mi ha colpito più degli altri. Me l'ha scritto una storica elettrice dell'Union Valdôtaine, profondamente delusa. Mi ha scritto in francese: "Il y a des peuples qui sont comme des flambeaux: ils sont faits pour éclairer le monde et non pour se perdre dans le silence. Chanoux nous a appris cela: l'autonomie est un acte de courage, pas une alliance de circonstances".
Non è poesia, è identità, e credo che sia anche politica. Siamo o dovremmo essere un popolo fiaccola, un popolo che illumina, non che si perde nell'ombra. In quell'identità c'è anche la storia di uomini: è stata evocata in questo messaggio, come Vincent Trèves, che per quell'idea di autonomia pagò con il carcere. Dovremmo ricordarcelo, quando compiamo scelte tanto profonde.
La decisione è stata presa, credo che se ne debba prendere atto, ognuno risponde alla propria coscienza. Resto però convinto, con serenità e rispetto - e accolgo il richiamo del collega Lotto, eviteremo di usare toni da tribuni, toni magari gravi, ogni tanto, ma eviteremo di usare quest'Aula per insultare - che questo spostamento verso destra non sia nell'interesse della Valle d'Aosta. L'ho detto ieri e lo ridico anche oggi.
La maggioranza presentata dal Presidente designato Testolin (Union Valdôtaine, Stella Alpina, Azione, Rassemblement e i tre Consiglieri di Forza Italia) nasce, come è stato oramai detto da tutti, da un accordo con l'onorevole Gasparri, che elenca obiettivi da raggiungere entro marzo 2027.
Obiettivi irrealistici - lo dico anche perché siamo tutti persone che capiscono anche la realizzabilità - nei tempi, ma anche obiettivi velleitari e soprattutto irraggiungibili, qualora ciò fosse possibile, per l'assenza di un peso politico nazionale adeguato proprio da parte di Forza Italia. Mi sembra che il dibattito di questi giorni lo abbia confermato, non da noi, ma dai colleghi che oggi rappresentano forze che a Roma, non so per quanto ancora, governeranno insieme.
Lo hanno detto chiaramente anche i colleghi di Fratelli d'Italia e Lega: non si sentono parte di questo accordo, chi più elegantemente, chi in maniera più diretta, e preannunciano quantomeno una linea critica, avete detto. È la dimostrazione evidente che questo patto non è che apra delle porte, al di là dell'enunciazione di principio, ma le chiude; non costruisce relazioni, secondo noi crea fratture, soprattutto non rafforza l'autonomia, ma la espone, collega Martinet.
La collega Trione ci ha detto di aver contribuito alla redazione del programma. Io le posso dire, collega, che il Presidente aveva già il programma pronto, come ci fu detto durante le consultazioni, e leggendo quel testo lo si percepisce: molta superficie, pochi strumenti, molte enunciazioni, pochissime scelte.
Non è un problema aggiornare un programma, succede a tutti, ma un programma definisce confini, priorità, identità, dice chi sei e chi vuoi diventare. Questo programma - lo dico perché abbiamo partecipato alla sua redazione, alle volte davamo anche un po' fastidio perché insistevamo su certi punti - è un fiacco onere da adempiere, così come l'accordo irrealizzabile con Forza Italia.
Per questo sarebbe stato utile un confronto vero e mi piacerebbe approfondirlo oggi, entrare nel merito punto per punto, ma la fretta con cui è stato portato in Aula e il tempo a disposizione lo rendono quasi un esercizio esteriore. Ma lo faremo, avremo tempo per chiedere conto di quelle scelte, per capire se quelle parole, scritte più per riempire che per impegnare, troveranno davvero sviluppo. Perché dalle parole ai fatti c'è distanza e quella distanza è tutta da colmare, colleghi.
Un esempio su tutti, e riprendo le parole della collega Trione sulla questione demografica: dire che si farà il possibile per affrontare e risolvere la questione demografica, di fatto ha detto questo, significa non dire nulla. Il calo demografico non si affronta con un titolo o con enunciazioni di principio, ma si affronta anche costruendo appartenenza, orgoglio, radici, lo dico anche al collega Lotto.
Si affronta creando per i futuri genitori, collega Lotto, la voglia di restare, di investire qui, di credere che questa Valle sia un futuro possibile. Non riducendo la politica a teatrino, ma anche non riducendo e non forzando la storia, non disgustando tanti giovani al punto da allontanarli dalle Istituzioni. Altro che ritorno dei cervelli, collega Lotto.
Dopo questi due giorni io penso che tanti cervelli, così come ho letto e ho visto suisocial, probabilmente deporranno le armi definitivamente, malgrado un ventiseienne Assessore alle politiche giovanili.
Credo che questo lo si faccia rafforzando la scuola, investendo nella cultura, come avete detto e scritto, giustamente, offrendo ai nostri ragazzi una prospettiva anche ideale che li faccia sentire parte di un progetto collettivo.
Faccio un riferimento personale: ieri mia figlia, che oggi è fuori Europa, è lontana 16 mila chilometri da qua, per un'esperienza personale lavorativa, mi ha scritto che, dopo quello che ha visto e letto, non saprebbe se tornare.
Questo non per mancanza di affetto… voi dite "eh là…", adesso non banalizzate questo dibattito, vi prego, ma probabilmente ci sono dei giovani che patiscono forse più del collega Michel Martinet questa deriva a destra. Poi, se per voi è qualcosa di irrilevante, sono questioni che attengono, ripeto, alle vostre sensibilità e alla vostra coscienza.
Lo dico perché non credo che sia una questione di mancanza d'affetto nei confronti della Valle d'Aosta. Tutti i giovani, che vanno anche a fare esperienze fuori, comunque rimangono profondamente radicati alla nostra terra. È una terra bellissima, è una terra che attrae, che non respinge, per le sue caratteristiche, ma forse per una mancanza di orizzonte e, come lei, tanti altri.
I figli nascono, collega Lotto, dove c'è futuro, e il futuro lo costruisce chi dà senso e non chi improvvisa.
Ricordo di nuovo, l'ho detto ieri ma lo ripeto oggi, che l'Union Valdôtaine seppe governare persino con il Partito comunista italiano, quando c'era la DC al potere. Poi sì, ha governato anche con la DC, ma non ha mai governato con la destra.
E l'autonomia non è mai stata obbedienza, per quanto voi pensiate che questo accordo poi, alla fine, sia un accordo dove siete voi che tenete il boccino in mano.
Oggi quella soglia è stata superata. Si è scelta, tra l'altro, la parte meno influente del centrodestra nazionale, dentro una coalizione che governa l'Italia insieme a forze vicine a modelli liberali.
Diciamolo. Ieri il collega Perron l'ha detto: avete portato Vannacci qua, Vannacci è quello che è tutto contento e che fa la X della Decima Mas, ma perché vergognarsi di dire che i vostri modelli sono Orban, sono Putin, sono Trump, solo per citare quelle stesse persone e quegli stessi modelli che sono spesso richiamati dai vostri stessi leader.
Mi stupisce che oggi, proprio durante il dibattito, il collega Martinet abbia citato Maria Ida Viglino, che avete ricordato anche nelle celebrazioni che ogni anno fate per celebrare l'Union Valdôtaine, quest'anno per l'80° dell'Union Valdôtaine.
È bene ricordare chi era Maria Ida Viglino, collega. Era una donna rigorosa, partigiana, convinta che scuola e cultura fossero la spina dorsale dell'autogoverno. È difficile pensare che Maria Ida Viglino guarderebbe con favore a un allineamento verso modelli lontani dalla tradizione antifascista che ha nutrito la nostra autonomia e che vede la scuola come un luogo da contenere e da arginare, e non come un luogo in cui far crescere spirito civico, spirito critico e soprattutto libertà.
Chi ha combattuto per la libertà (Viglino, Chanoux, Trèves e tanti altri martiri, o modelli che sono i vostri riferimenti culturali, non voglio evidenziare anche i nostri per rimanere su questa linea) non ha mai confuso l'autonomia con la sudditanza, perché poi di fatto questo è.
A chi ieri ha voluto minimizzare, tra l'altro, le preoccupazioni esposte, dico che qui non si tratta, e lo ripeto, di animosità personale, né di nostalgia. Qui è in gioco la direzione, colleghi, è in gioco l'identità, la libertà di una comunità; è una scelta politica profonda, che porta con sé conseguenze che non si potranno negare quando arriveranno. Tanto rimane tutto agli atti, quindi ne vedremo delle belle.
Al collega Domanico dico con franchezza che rivendico, senza arroganza, cinque anni di buon governo nella scuola, nel turismo, nella cultura, nelle politiche giovanili, tutti ambiti nei quali tutti insieme abbiamo collaborato, in modo collegiale. Poi lei avrà modo probabilmente di smentire, di dire cosa è stato fatto e cosa non è stato fatto bene.
Abbiamo costruito, molti cittadini ce lo hanno riconosciuto e il voto all'Union Valdôtaine, non parlo dei nostri voti, conferma probabilmente un apprezzamento dei cinque anni precedenti.
Questo per me vale molto più di tante parole. Per altri, probabilmente, è una variabile irrilevante.
Collega Lotto, mi permetta ancora di dirle che la sua proposta sul supporto psicologico dei giovani è una realtà già attiva in Valle d'Aosta dall'anno scorso ed è partita quest'anno intanto nelle scuole superiori, in modo strutturato, e spero che voi almeno l'anno prossimo riusciate a fare ciò che era nei progetti, per cui erano già state messe in piedi sia le linee di finanziamento, sia il progetto, cioè l'estensione del supporto anche alle scuole medie. Perché penso che i giovani ne abbiano veramente bisogno, a prescindere dalle scelte che si faranno oggi.
I problemi sono tanti, e non sono solo i problemi che emergono dai dibattiti politici o dalle decisioni momentanee, temporanee o permanenti, dell'Union Valdôtaine.
Concludo dicendo che noi continueremo a fare la nostra parte con coerenza, serietà e schiena dritta. Difenderemo l'autonomia, per quanto possibile, questa povera autonomia, l'Europa, la scuola, la cultura, i diritti, la sanità, cioè tutti gli ambiti sui quali in questi anni abbiamo lavorato, credo con impegno e con convinzione da parte di tutti.
Lo faremo perché quel flambeau, quello di Chanoux, di Trèves, della Viglino, non si spegne oggi.
Lo dico: continueremo a portarlo avanti, senza paura, con rispetto, ma senza tacere, con fermezza, ma senza sconti.
Presidente -Grazie collega Guichardaz. Il dibattito è aperto, invito le colleghe e i colleghi che lo desiderano a prenotarsi.
Chiedo al collega Marzi di cambiare la tessera, non di partito. Mi prendo la responsabilità di quello che ho detto, collega.
Ha chiesto la parola il collega Marzi. Ne ha facoltà.
Marzi (ADC-RV-SA) -Innanzitutto comincio con il farle i complimenti per il ruolo che ha assunto in quest'Aula e augurarle anche un gigantesco in bocca al lupo.
In secondo luogo, proprio riportandomi alla battuta che lei ha appena fatto, è, secondo me, soprattutto in giornate come quelle di ieri e di oggi, importante parlare di politica in un'Aula all'interno della quale la politica ogni tanto fa capolino. Sempre più, nel corso degli anni, le regole della democrazia si sono rese assolutamente dicotomiche rispetto ai luoghi nei quali è necessario, in teoria, parlare di politica e quindi, di conseguenza, anche arrivare a definirne le regole.
Una volta capitava che all'interno dei ruoli costituiti, costituzionalmente previsti, fondamentalmente si facessero due cose, e cioè, tanto per essere chiari, i partiti, i movimenti e le associazioni politiche fondamentalmente facevano due cose: la prima era un importantissimo ruolo di formazione, all'interno della quale si imparavano delle cose e si imparavano anche le regole del gioco; collegate a quest'importante momento formativo si applicavano poi lelong de la rue, in una sorta di replica delcursus honorum, anche tutta una serie di selezioni. Motivo per il quale tantissime persone scoprivano, e quando non lo scoprivano da sole ci pensavano i movimenti, i partiti e le associazioni a farglielo capire, quelle che fondamentalmente dovevano essere delle importantissime regole del gioco per portare avanti lo sport più importante di tutti, la massima forma di cultura, come qualcuno nell'antica Grecia amava dire, che è la politica o la democrazia.
Per cui, secondo me, uno dei problemi che tutte quante le assisi elette oggi vivono è il fatto che, venendo meno quest'incubatore, questa macchina che consente alle persone contemporaneamente di imparare, di formarsi, di selezionare, di essere selezionati, spesso poi capita che ad oggi la politica si viva o direttamente su alcune piattaforme, che la modernità definiscesocial, ma che non è null'altro che una definizione, uno strano macchinario che replica in malo modo il concetto di democrazia diretta, dove tutti scambiano la possibilità di dire quello che vogliono per fare politica, rispetto invece a quello che è poi, anche nel 2025, anche in quest'Aula, un modello politico amministrativo che, invece, continua a seguire delle regole che oramai si avvicinano al secolo, hanno 80 anni.
È quindi complessissimo, in un mondo che avanza, cercare di spiegare alle persone che ci ascoltano questi due giorni, e che sarebbe bello ci ascoltassero, anche se poi ci vituperano e ci considerano dei poveri "scemi" che fanno delle cose strane, anche nel corso dei prossimi mesi, nel corso, mi auguro, dei prossimi cinque anni, ognuno nei propri ruoli, perché di fatto noi sappiamo benissimo di essere lontanissimi dalla realtà di tutti i giorni nel rispettare queste regole del gioco, le regole della democrazia rappresentativa, ma in realtà, seppure il mondo oggi è cambiato, per fortuna alcune regole continuano a restare le stesse, perché sono le migliori regole che ad oggi siamo stati capaci di darci per cercare di fare la cosa più difficile del mondo.
Qual è la cosa più difficile del mondo? La cosa più difficile del mondo è obbligare un numero chiuso di persone, coloro i quali vengono eletti, in quest'Aula 35, a trovare delle sintesi e a cercare di andare d'accordo tra perfetti sconosciuti o tra persone che, nella stragrande maggioranza dei casi, magari non berrebbero neanche un caffè assieme.
Che cos'è poi la politica, in fondo, se non questo? Di punto in bianco 123.000 persone votano, ne votano solo 35, questi 35 appartengono a delle squadre, queste squadre arrivano in un Consiglio e a quel punto devono trovare una sintesi tra loro per mettere assieme almeno una maggioranza relativa affinché si riesca a governare.
Questa è la cosa, una delle cose tra le più difficili del mondo, da sempre. Tant'è che tutti i modelli prima della democrazia di fatto prevedevano che, in maniere varie e variegate, alla fine della fiera uno decidesse per tutti e, di conseguenza, in quella maniera, fino a quando lui restava lì, in alcuni momenti poi dopo la questione era addirittura anche ereditaria, di fatto poteva sembrare più semplice. Ricordo però una cosa, soprattutto ai grandi tifosi di quei modelli: parrebbe che prima della democrazia i concetti di istruzione per tutti, sanità pubblica, e posso andare avanti, non fossero proprioà la page, tanto per essere chiari. Magari, quindi, questa vituperata democrazia ogni tanto dovremmo ricordarci che serve a qualcosa.
Quando si decide di applicarla, la si decide di applicare anche attraverso modelli diversi. In Valle d'Aosta, fino a oggi, la legge elettorale per la definizione del Presidente della Regione, del governo regionale e di tantissime altre cariche viene appunto demandata a questi 35 soggetti.
L'ha fatto in maniera egregia e non solo scenografica l'ex Capogruppo, attuale Capogruppo dell'Union Valdôtaine, ieri, quando ha detto: "Dobbiamo capire di che modello stiamo parlando, prima di stabilire perché oggi siamo qui e prima di stabilire perché certe cose si fanno in una maniera o si fanno in un'altra".
Io sono perfettamente d'accordo con lui e mi auguro che questo a breve venga replicato anche a livello nazionale. Il sistema proporzionale è un ottimo modello per rappresentare una comunità, una nazione, un insieme di Comuni così complesso come quello italico, a maggior ragione poi in una regione come quella valdostana, dove di fatto il Presidente della Regione ha tutta una serie di peculiarità specifiche, data la nostra storia, e quindi poi il nostro Statuto speciale. Di conseguenza, a oggi, il Presidente della Regione, e io mi auguro sia sempre così, o la Presidente della Regione, perché ciò prima o poi tornerà ad avvenire, di fatto si trova nella condizione di poter avere poteri particolari in una Regione a Statuto speciale. È quindi assolutamente corretto che venga data la possibilità a chi assume il governo regionale di avere dei contrappesi che sono dati dalle possibilità dell'Aula di fare sentire in maniera forte la propria voce.
Questo è il motivo per il quale anche la creazione di un governo e la creazione di un presidente di un governo in questa Regione diventa una liturgia politica molto complessa, una liturgia politica molto lunga, una liturgia politica nella quale si arriva anche, in alcuni casi, a lavarsi i panni sporchi in faccia.
Hanno deciso di farlo, in maniera devo dire rispettosa dell'Aula, gli amici delle destre, di una coalizione che si è presentata assieme alle elezioni e che poi ha fatto scelte politiche di partecipazione a un governo assolutamente legittime e postume, perché, torno a dire, queste sono le regole del gioco: ci si può presentare presso un Presidente della Regione incaricato, ascoltare delle proposte e decidere se accettarle o meno.
A livello nazionale esiste un garante che svolge questo compito di garanzia, che rende la cosa un po' più delicata, il Presidente della Repubblica, ma comunque poi, alla fine della fiera, il mandato a qualcuno che poi deve fare il lavoro sporco e cercare di arrivare a dei numeri qualcuno lo deve dare.
Nel caso specifico è stato il Presidente uscente, Renzo Testolin, e gli faccio i complimenti per il lavoro che ha svolto e, soprattutto, per la pazienza che chiunque si trovi in quella condizione deve avere.
Venendo agli Autonomisti di Centro, perché lo dico anche al collega Carrel, che saluto e ringrazio, essere autonomisti di centro non è un timbro sulla pelle, lo possiamo essere, e speriamo di esserlo, in tanti e sempre di più. Lo possiamo essere in tanti. Gli Autonomisti di Centro sono, per fortuna, in quest'Aula al momento sei. Soltanto cinque di questi hanno deciso, all'interno di un progetto politico ben individuato, che si rifà a due anime e mezzo del progetto inizialmente partito, quindi Stella Alpina con tre eletti e Rassemblement Valdôtain con uno e Azione, a sua volta, con uno, di accogliere la proposta politica che il Presidente della Regione ha deciso di farci. Tra l'altro, hanno deciso di accogliere questa proposta politica in un momento di confronto con lo stesso, durante il quale giustamente una parte, Pour l'Autonomie, ha deciso, per motivi assolutamente legittimi e politici, di venir meno.
È assolutamente importante comprendere che questo progetto politico è un progetto politico aperto, che è partito tempo fa e che noi speriamo di portare avanti per largo tempo, dove fondamentalmente sono previste due cose, cioè un'area politica di riferimento, che è il centro autonomista, che come sempre capita quando si parla di aree politiche, non è di proprietà di nessuno.
Ci auguriamo nel corso dei prossimi mesi e anni di riuscire ad accogliere il più possibile persone che credono in un centro autonomista che, di fatto, vede la Valle d'Aosta al centro di un processo aperto in termini di autonomia, un processo aperto naturalmente alla possibilità di confrontarsi con il Governo nazionale e anche con l'Europa, che vede una Valle d'Aosta inclusiva e una Valle d'Aosta che diventa un modello di autonomia che si confronta con gli altri, non autoreferenziale, non chiuso su se stesso e che magari, nel prendere spunto da ottime cose che sono state fatte nel corso degli undici secoli da quando siamo venuti agli onori del mondo, di fatto oggi cerca di reinterpretarle in una logica moderna.
Questo naturalmente vede all'interno del mondo autonomista un confronto continuativo con il partito di maggioranza relativa di questo governo, ma anche il partito che da ottant'anni e più incarna per primo queste caratteristiche, in una logica tutta loro, ma che di fatto a oggi continua, e la democrazia va rispettata, a essere non soltanto accettato in questa Regione, ma premiato in maniera maggioritaria da tutti quanti noi.
Io, proprio per il rispetto che la democrazia rappresentativa ha e che un sistema proporzionale ha, essendo un democratico cristiano, ricordo che si parla di era democristiana, perché dal 1948 al 18 gennaio del 1994 di fatto si parla di era democristiana, perché durante quella famigerata - per me non tale - Prima Repubblica non c'è mai stato un governo nazionale italiano senza che ci fosse almeno un membro della Democrazia Cristiana al governo dello stesso.
Nel momento in cui tu parli di un sistema proporzionale, è normale che un sistema proporzionale tende a esprimere dei voti, a dare mandato agli eletti di trovare delle sintesi e a fare in modo che il partito di maggioranza relativa, in Italia la Democrazia Cristiana allora, in Valle d'Aosta da sempre, o almeno negli ultimi quarant'anni, l'Union Valdôtaine, si trovi a svolgere il ruolo centrale nel quale può provare a trovare delle soluzioni.
So che nel corso già dello scorso mandato, e ieri in tal senso, si è cercato spesso di "tirare per la giacchetta" il concetto di preferenze, ma il concetto di preferenze, il collega Manfrin l'ha appena reso nuovamente evidente, è un concetto relativo. Perché? Perché di fatto, nel momento in cui poi si arriva ad avere delle sintesi, se si hanno tanti eletti in quest'assise, bisogna anche fare in modo che questi tanti eletti trovino la possibilità, se non hanno la maggioranza relativa, di essere accoglienti. O loro riescono ad aprire le porte, non solo a livello programmatico ma anche a livello politico, nell'accogliere altri Consiglieri che li aiutino a trovare una maggioranza relativa, oppure il fatto di avere tantissimi Consiglieri regionali non sempre è foriero della possibilità di arrivare a governare in una Regione.
Nel corso delle ultime due elezioni regionali, sia il 2018 che il 2020, infatti, così non è stato.
Il fatto che da ieri tantissimi accusino il partito di maggioranza relativa del fatto che spesso ha guardato a sinistra, ogni tanto ha guardato anche a destra, è semplicemente legato al fatto che le regole del gioco di una democrazia rappresentativa in un sistema proporzionale, come la nostra, dà loro il mandato di formare dei governi e, a meno che non abbiano la maggioranza relativa, come tra l'altro in alcuni casi è anche accaduto, cercano di trovare le migliori delle sintesi possibili.
Ciò detto, il fatto che non esistano dei numeri aprioristici che consentano questo, fa anche sì che gli Autonomisti di Centro non soltanto abbiano trovato con le proprie anime, la Stella Alpina piuttosto che Rassemblement Valdôtain, piuttosto che Azione, la possibilità di confrontarsi in maniera proficua a livello programmatico, come richiamato tra l'altro sia dal collega Lotto che dalla collega Trione, rispetto ad alcuni punti specifici inseriti nel programma di governo, ma siano anche stati capaci, in una maniera paziente e di ascolto, di trovare delle sintesi rispetto alla partecipazione degli Autonomisti di Centro con queste loro anime, di partecipare a quello che speriamo tutti venga votato come il governo, o il primo governo, della Legislatura che sta partendo.
Questo lo dico perché? Lo dico perché anche all'interno delle dinamiche della politica si può decidere di avere la pazienza di starsi ad ascoltare e di stare ad ascoltare, oppure si può decidere di adottare delle modalità di confronto, di continuo alzo dell'asticella e/o provocazione. Questo di solito non sempre riesce a essere foriero del raggiungimento di risultati in termini di possibilità di partecipare al governo di una regione e all'assunzione di responsabilità, che comportano il fatto di essere stati eletti in questa Regione.
Questo è un dato di fatto oggettivo ed è un dato di fatto che si testimonia semplicemente nel fatto che se la Stella Alpina, all'interno degli Autonomisti di Centro, con tre eletti avesse fatto la scelta di badare solo a se stessa, ebbene, molto probabilmente avrebbe potuto far parte del governo Testolin, avrebbe potuto far parte di questo governo Testolin semplicemente con i suoi tre eletti. Probabilmente avrebbe avuto, in termini di cadreghe o poltrone, lo stesso tipo di soddisfazione, ma abbiamo deciso, tutti assieme all'interno del progetto politico, di guardarci in faccia e di cercare di portare avanti al meglio possibile un impegno politico che ci eravamo presi e che, di fatto, resta politicamente in piedi guardando ad un'area politica, quella del centro autonomista, che speriamo sia un'area politica che non soltanto permanga, ma che di fatto riesca ad accogliere nel corso di questi mesi che arrivano sempre più amici, prima di tutto in termini di confronto e poi per le future occasioni elettorali di confronto.
Naturalmente, per questo motivo noi non chiudiamo mai le porte a nessuno e, per questo stesso motivo, non riteniamo sia utile discutere dei panni sporchi in questa sede, men che meno su un dibattito iper-tecnico come il nome di un gruppo consiliare, soprattutto quando, il collega Carrel lo sa perché è uomo competente e intelligente, di fatto il gruppo che lui dice essere stato abbandonato in realtà era stato creato dai cinque consiglieri che oggi appartengono al gruppo Autonomisti di Centro, Rassemblement Valdôtain e Stella Alpina.
Poi lui, giustamente, per motivi legati alla sua candidatura eccezionale, tra l'altro, in termini di risultati all'interno della stessa lista, si è aggiunto per ultimo, quindi, di conseguenza, per non stare a creare confusioni, siamo stati noi a fare un passo a lato mantenendo il nome di Autonomisti di Centro. Ma l'abbiamo fatto in una logica di apertura e in una logica di rispetto.
Le scelte, tra l'altro, che sono arrivate a concretizzarsi anche rispetto al gruppo consiliare, sono scelte politiche che purtroppo, negli ultimi giorni prima di oggi, avevano visto anche un confronto, assolutamente cordiale e politico naturalmente, tra l'anima di Stella Alpina, l'anima di Rassemblement Valdôtain, l'anima di Azione, del gruppo di Autonomisti di Centro, con l'anima di PLA.
Siccome sento delle battute qui alla mia destra dai cari amici di riferimento, le anime le hanno tutti, nel nostro caso sono anime politiche, nel caso di altri partiti, che hanno tanti numeri, sono anime più personali, però la politica è sempre e da sempre fatta di tante anime e, quindi, rispettiamole tutti, sia a destra che a sinistra della mia attuale posizione di semplice dialogatore durante questo dibattito.
Presidente -Grazie collega Marzi.
Fatto personale? È stato citato? Chiedo ai colleghi di stare tutti tranquilli. Prego, espliciti il fatto personale.
Carrel (ADC) -Sì, Presidente, sono stato citato ben due volte. Semplicemente per riportare la discussione sulla politica e non sui problemi interni all'interno di ADC, perché ADC ha diverse anime ma tengo a evidenziare che Pour l'Autonomie non è mai uscita dal progetto politico Autonomisti di Centro e, coerentemente con la lista con cui mi sono presentato, mi sono iscritto nel gruppo Autonomisti di Centro.
Dopodiché, parlando di squadre, l'allenatore della Juventus ha imposto al Torino di togliere il capocannoniere e la squadra del Torino ha scelto, quindi in questo caso le anime Stella Alpina, Rassemblement e Azione hanno scelto di fare un altro gruppo e un altro percorso per andare nella direzione indicata dall'Union Valdôtaine, ma sicuramente Pour l'Autonomie non ha rifiutato l'adesione agli Autonomisti di Centro e non si è tolta da nessun tavolo delle trattative. Tant'è che ieri ho chiesto esplicitamente e nuovamente di individuare il perimetro di questa maggioranza, dando la mia completa disponibilità a far parte della maggioranza anche come semplice Consigliere, nonostante il risultato ottenuto.
Questo credo che sia un atto politico importante, da discutere in quest'Aula, perché è un dato politico che mi vede direttamente coinvolto, ma che vede il mio progetto, a cui ho aderito, e il progetto a cui abbiamo aderito tutti, partecipare in maggioranza ma accettare certi veti che ritengo personalmente indignitosi, poco dignitosi e sicuramente poco rispettosi dell'elettorato e dei valdostani.
Presidente -La ringrazio per l'esplicitazione della sua posizione politica. Calcisticamente parlando, io sono milanista e non del Torino, ma a parte questo… purtroppo lo so che lei è interista.
A parte questo, ha chiesto la parola il collega Baccega. Ne ha facoltà.
Baccega (FI) -Diciamo quasi a conclusione di questa due giorni, prendo la parola e devo dire che il passaggio nel sostenere i temi che per cinque anni ho in qualche modo indicato come prioritari dalle file dell'opposizione, ritrovarmi a parlare all'interno di questo consesso come forza che sarà nella maggioranza che voterà la Giunta tra poco, credo che sia più complicato. Ma c'è un percorso, un percorso virtuoso, che secondo noi è stato fatto.
L'accordo politico tra l'Union Valdôtaine e Forza Italia è un accordo storico, è un accordo che cambia il paradigma all'interno di questa Regione. L'Union Valdôtaine, la forza di maggioranza, la forza protagonista che ha un ruolo centrale all'interno della nostra Regione e che ha stravinto le elezioni, ha deciso di mettere giù dei punti significativi e di collaborare con una forza politica nazionale per andare a portare a compimento deidossierche sono importantissimi per il futuro di questa Regione.
È chiaro che questo percorso per noi - lo avete detto, lo hanno detto molti colleghi nei loro interventi - ha piccato alcune persone, ha piccato alcuni partiti. C'è chi è stato più moderato e ha valutato con una maggiore serietà questo percorso, anche perché è un percorso che può aprire ulteriori scenari. C'è invece chi, come giustamente il Partito Democratico, non ha lasciato spazio e ha cominciato a dire cose che francamente ci hanno disturbati, mi hanno disturbato pesantemente.
L'accordo con Gasparri è la componente meno importante, dice il collega Guichardaz. Chi l'ha detto? Lo dice lei, lo dice lei, è una sua considerazione. "Meno influente", lei ha detto. Noi siamo invece un partito della coalizione di centrodestra che governa l'Italia e siamo importanti quanto gli altri. Questo che sia chiaro.
Tutta una serie di percorsi che voi avete individuato come carenti di questo programma - programma che noi abbiamo letto, approfondito e condiviso, e sosterremo in modo molto importante - riguardano diversi punti.
Lei ha parlato, collega Guichardaz, dell'invecchiamento attivo: ma perché non avete votato la legge che nella scorsa Legislatura il collega Restano e il sottoscritto hanno fortemente sostenuto? Non l'avete votata.
Si è parlato di problematiche della casa, su cui, in questi cinque anni passati, abbiamo in qualche modo pungolato la maggioranza per andare in una certa direzione, pungolata fortemente, e adesso ritroviamo i percorsi nel programma. Saranno da attuare, ovviamente, lo valuteremo, lo valuteremo insieme, ma noi abbiamo portato a casa dei risultati. L'Assessore competente ha inserito risorse importanti nel bilancio 2025-2027 per sostenere l'edilizia residenziale, anche su presentazione di una mozione dell'opposizione. Questo va detto, è un altro risultato.
Poi, ancora, io credo che il fatto che Forza Italia metta dei punti significativi nell'accordo politico programmatico per sostenere questa nostra Regione e per sostenere questo nostro percorso virtuoso, come dico, sia fondamentale. Criticate il fatto che si vada a individuare un termine di verifica dei percorsi intrapresi e dei risultati tenuti in relazione al presente accordo, ma non c'è niente di più virtuoso che avere un confronto e un approfondimento durante il percorso di certi dossier.
Anche la formazione di una commissione che va a verificare questi percorsi, questo è virtuoso. Questo è voler dare e creare attenzioni, non fumo, ma concretezza.
Questo era importante che si dicesse.
Noi siamo lieti di avere contribuito a spostare l'asse da un partito nazionale, che era il PD, che in qualche modo di risposte non ne ha date negli ultimi cinque anni, non ne ha date, questo che sia chiaro, e lo spostiamo verso un partito di centrodestra.
Avete richiamato l'antifascismo: noi siamo certamente liberali, sempre stati liberali. Noi siamo sempre stati autonomisti, noi siamo moderati. Sì, siamo i moderati, facciamo parte a livello europeo del PPE, ma certamente non si può richiamare il fascismo in quest'Aula rispetto a questi percorsi. Per favore, siamo seri.
Presidente -Grazie collega Baccega. Ha chiesto la parola il collega Centoz. Ne ha facoltà.
Centoz (PD-FP) -Vedo che pian piano il dibattito si sta un po' scaldando. Mi ha sollecitato l'intervento il collega Baccega, perché mi pare che su questa svolta si stia discutendo molto ma poco si discute sugli elementi essenziali di questa svolta.
Ieri io ho fatto notare come quest'accordo subordinasse l'autonomia della Regione a un partito romano. Nell'accordo leggo: "come risulti necessario istituire entro trenta giorni dalla sottoscrizione del presente accordo una commissione di monitoraggio". Cioè, l'esercizio della nostra autonomia si delega a qualcun altro; anziché andare a Roma fieramente come rappresentanti di una Regione a Statuto speciale, si delega l'esercizio dell'autonomia a un altro partito.
Io lo trovo un passaggio molto forte. Questa commissione di monitoraggio sarà pubblica? Capiremo da chi è rappresentata? Farà dei verbali che potranno essere letti? Come funziona? Credo che sia un passaggio secondo me molto forte.
Prendo un altro elemento: dai tre punti che in qualche modo sono oggetto di questo accordo citate la concessione di derivazione dell'acqua su CVA. Si parla di proroghe delle concessioni. Bene, credo che possa essere un risultato importante, ma vorrei capire come si può ottenere. Ha ricordato qualcuno ieri che la gara per la concessione è uno dei punti inseriti nel PNRR: o la proroga c'è per tutte le concessioni italiane, o credo che sia difficile ottenere una proroga soltanto per le concessioni riguardanti la Valle d'Aosta. Mi chiedo quindi, e torno a chiedere, come si pensa di ottenere questo risultato se si firma un accordo con Gasparri, neanche con Tajani, con Gasparri, e si pretende di poter portare a casa un risultato che pare difficile ottenere anche sottoscrivendo un accordo direttamente con Tajani e con la Meloni.
La proroga delle concessioni è un elemento a cui io sono favorevole, ma è un elemento che va discusso con il Governo nella sua interezza, non con una forza politica, ed è un elemento che riguarda tutte le concessioni, non le concessioni della Valle d'Aosta.
È quindi un elemento importante, io avrei preferito molto di più che la Regione, il Presidente della Regione, il Presidente del Consiglio si interfacciassero con il Governo per ribadire le nostre necessità e la nostra autonomia, non delegare questo compito a una forza politica, che peraltro conta poco.
Qui mi riallaccio a quello che dicevano ieri il collega Marguerettaz e il collega Manfrin sull'accordo delle Perenni, su cui in qualche modo si è scritto da più e più parti. Non posso neanche prendermela con il collega Manfrin, perché poi la seconda parte del suo intervento la condivido, quindi non posso neanche prendermela troppo.
Quell'accordo lì, ammesso e non concesso che ci fosse un testo scritto, che non c'era, riguardava un passaggio politico importante, cioè la necessità da parte dell'Union Valdôtaine di poter governare, perché lei ricorda, collega Marguerettaz, che eravate 18 a 17 e che non si poteva governare. Quell'accordo quindi è stato un accordo politico molto chiaro in cui si è detto: facciamo entrare in maggioranza il Partito Democratico e, come contropartita, daremo la possibilità al PD di esprimere il candidato sindaco.
Ma questo accordo è stato sottoscritto, lo ripeto, con Matteo Renzi, che all'epoca non era solo il Segretario del Partito Democratico, ma era il Presidente del Consiglio e aveva una maggioranza bulgara. Bulgara forse no, ma, insomma, aveva una maggioranza abbastanza ampia nel Parlamento italiano.
Faccio un esempio, forse un po' eccessivo, ma è come se all'epoca il presidente Rollandin avesse sottoscritto un accordo con Angelino Alfano del Nuovo centrodestra. Non mi sembra che ci sia lo stesso peso. Oggettivamente sono due cose un po' diverse. Io su questo ribadisco la mia perplessità e la difficoltà nell'immaginare come si possa definirsi autonomisti e delegare il ruolo principale dell'autonomia a un partito attualmente al Governo.
Presidente -Ha chiesto la parola il collega Viérin Marco. Ne ha facoltà.
Viérin M. (ADC-RV-SA) -Avec ces élections les habitants de la Vallée d'Aoste ont, une fois en plus, clairement affirmé leur attachement à l'autonomie. Il nous appartient d'agir donc pour que cette autonomie devienne un atout, et je dis un atout, pour cette Région, précieux pour maintenir et réaliser le développement de la Vallée. Mais tout le monde l'a dit: on doit aussi dialoguer et s'adapter aux nouvelles réalités qui poussent et trouver de possibles solutions à tous les problèmes que l'avenir nous réserve, comme Région autonome de la Vallée d'Aoste.
Credo che il contributo degli enti locali e la valorizzazione dei territori siano le due vie essenziali per guardare al futuro e il programma presentato dal candidato Renzo Testolin ne è la testimonianza, anche con una visione di crescita, Massimo Lattanzi, ci sono dei passaggi dove ci sono anche delle visioni di crescita.
Devo dire, per onestà intellettuale, che lei l'ha perfettamente ammesso e devo dire, ancora con onestà intellettuale, che mi ha fatto molto piacere, e mi sono ripreso le sue parole: "Saremo una minoranza costruttiva per questi cinque anni, perché questi cinque anni sono l'ultima chiamata per non stare indietro". Lo condivido, perché sono cinque anni e sono cinque anni importantissimi per la nostra Regione.
Mi ha anche fatto piacere che abbia dichiarato anche ieri nel suo intervento: "Non faremo mai azioni a livello nazionale per danneggiare la Valle d'Aosta. Faremo un'opposizione". È giusto che sia, perché io l'ho fatta per parecchio tempo e lei, collega, lo sa, ne abbiamo anche fatto parte insieme, e abbiamo sempre cercato di trovare delle soluzioni per addivenire a delle proposte in questa o altra sede.
Oggi quindi guardare alla crescita è un passaggio importante.
Direi invece al collega Guichardaz che eventualmente dovrebbe ricordarsi sia il suo passato e presente politico, ma anche e soprattutto il passato trascorso sui banchi della Giunta, perché nel suo intervento, e so che il collega Lotto non ha bisogno di essere difeso, lo dimostrerà certamente in quest'Aula, in un suo passaggio ha criticato l'intervento di Lotto, un ragazzo giovane, di 26 anni, che ha voglia di guardare al futuro, che ha voglia di impegnarsi, che ha dato veramente lustro alla scelta che tutti insieme abbiamo fatto, noiin primise poi con l'Union Valdôtaine, di designarlo sui banchi della Giunta.
Il nostro é un atto di coraggio che va verso anche il discorso di una visione di crescita, perché bisogna ascoltare i giovani, bisogna ascoltare le nuove visioni che vengono avanti, altrimenti di che crescita parliamo, se non ci azioniamo per portare qualche ragazzo ad avere delle responsabilità, vuol dire che non abbiamo capito niente. Vuol dire che parliamo in quest'Aula per arrivare a degli obiettivi e poi non rischiamo neanche a cercarli.
È chiaro che è un rischio, noi lo sappiamo. Io l'ho detto al collega Leo - in maniera confidenziale ti chiamiamo Leo nel gruppo -: guarda che abbiamo scommesso sulla tua persona, guarda che è importante che tu, insieme a tutta l'Aula e quindi insieme a tutte queste 35 persone che sono intorno a questo tavolo, arrivi a portare avanti delle cose che possono essere utili alla tua generazione, alla generazione del futuro e, quindi, alla Valle d'Aosta.
Guichardaz, quindi, questa cosa poteva evitarsela.
Ringrazio il collega Lattanzi , non perché voglia ringraziarla sempre, ma nessuno ha parlato di agricoltura. Credo che l'agricoltura per noi, soprattutto quella eroica della Valle d'Aosta, sia indispensabile come binomio al turismo per rilanciare, e avere anche quel coraggio di guardare alla crescita e quindi al futuro della Valle d'Aosta.
Noi questo l'abbiamo scritto nel programma. Qualcuno può dire anche che sono state scritte delle piccole cose, ma che l'agricoltura noi la riteniamo eroica è stato scritto in maniera chiara, e ringrazio il presidente Testolin, perché è una cosa fondamentale per tutta la maggioranza e tutto il Consiglio, e spero lo sia per tutto il Consiglio, altrimenti parliamo di turismo, parliamo di qualsiasi altra cosa, artigianato, commercio, ma se non abbiamo il mantenimento dell'ambiente che ci circonda credo che non andiamo da nessuna parte.
Detto questo, io volevo leggervi, perché mi è stato impresso nella mente… tre giorni fa ho letto un articolo, chi mi conosce sa che leggo poco, ma ero a casa e leggo un articolo apparso sul giornale La Stampa, intitolato "Così finisce il mito dell'Occidente", di Gabriele Segre. Un articolo molto bello, che ci fa capire il contesto in cui viviamo e i rischi a cui siamo sottoposti.
Non vi leggo tutto l'articolo, però quattro passaggi mi permetto di farli perché, secondo me, può essere anche interessante nel corso di questo dibattito e negli altri che faremo, perché è veramente fatto bene.
Si dice: " Quando un mito muore, non risorge più. È una verità che stiamo imparando a nostre spese: l'Occidente che credevamo eterno mostra oggi quanto il mito che lo ha sostenuto - quello della libertà, del benessere e della pace - rischi di spegnersi per sempre. Lo si avverte nel linguaggio politico, nei toni della politica, nel modo in cui il confronto sembra aver oltrepassato ogni misura, ogni limite.
Alimentando l'idea di una politica ridotta a un duello permanente, in cui tutto è lecito, cresce una sensazione di impunità morale, una legittimazione strisciante della violenza - verbale, simbolica e talvolta fisica - che attraversa linguaggi, piazze,social, e trova sempre meno argini.
Un malessere che non si supererà certo soltanto cambiando tono ed evocando moderazione, ma che ha bisogno di essere guardato in faccia per riconoscere la ferita che attraversa la nostra società e le emozioni di incertezza e vulnerabilità che la alimentano.
Per decenni l'Occidente ha creduto che la libertà producesse benessere, il benessere generasse uguaglianza e che l'uguaglianza garantisse la pace. Era un mito potente, semplice e rassicurante. Oggi quella catena si è spezzata: la libertà sembra un privilegio fragile, il benessere un miraggio, la pace una parentesi. Il mito che ci aveva uniti si è incrinato e le emozioni hanno preso il sopravvento: il bisogno di protezione, di appartenenza, di riconoscimento è diventato più forte della capacità di orientarsi.
Di fronte a tutto questo, la politica appare sempre meno capace di affrontare la sfida che ha davanti. Invece di agire sulle cause del disagio, finisce per amplificarne gli effetti assecondando le emozioni che ne derivano, riempie il dibattito pubblico di toni esasperati e di semplificazioni che superano anziché aiutare a capire".
Termino questo passaggio. Conclude l'articolo dicendo: "Le posizioni più radicali attirano attenzione e voti, ma non rappresentano la maggioranza delle persone. La gran parte dei cittadini vive con più consapevolezza e misura di quanto non appaia nei toni pubblici: non odia, non teme, non disprezza, ma diffida e, più che nemici, cerca protezione, sicurezza e riconoscimento.
Ed è proprio in questo scarto, tra la realtà della gente e la rappresentanza pubblica che si misura la fragilità del nostro tempo. Per ricomporlo, non serve un nuovo linguaggio o un'altra ideologia, ma la capacità di intervenire laddove la paura nasce: nelle incertezze, nelle solitudini, nelle ferite economiche e sociali che la politica stessa ha smesso di affrontare.
Ridurre questa distanza non significa costruire nuovi miti contrapposti, ma restituire concretezza alla vita delle persone, dare forma e risposte ai loro bisogni reali. Solo così si potrà allentare la pressione sociale e che viviamo ogni giorno".
L'articolo poi è molto più corposo, però ho scelto alcuni passaggi perché l'ho trovato bellissimo. E lo dice uno che, chi mi conosce lo sa, legge poco. Magari è un mio difetto, io preferisco stare in giro a parlare con la gente, quindi in una festa piuttosto che davanti ad una chiesa, o in altri momenti, come al bar, dove si capisce in maniera vera cosa pensa la gente, cosa la gente teme e cosa invece potrebbe apprezzare.
Detto questo, io ritengo che dobbiamo fare due ragionamenti ancora sul programma. Io credo che, e passo adesso all'intervento della Minelli - collega, le chiedo scusa se la prendo a riferimento - ma quando lei ha parlato di pragmatismo, opportunismo o convenienza, si possono dire tante cose. Una cosa è certa: un ragionamento che qualsiasi governo deve fare, è guardare agli obiettivi, perché altrimenti, se non abbiamo degli obiettivi, non abbiamo la crescita, non abbiamo il mantenimento di quello che si ha, visto che fuori Valle e in molte Regioni troviamo delle situazioni certamente meno brillanti di quelle della Valle d'Aosta.
Però do ragione a chi sostiene che noi dobbiamo anche guardare a crescere e che questi cinque anni sono determinanti. Credo che anche voi riteniate che questo sia indispensabile.
Ebbene, lei dice: non capisco cosa si voglia dire nel programma con fare o rivedere l'attuale sistema dei rifiuti. Ma secondo lei va bene così? Lei ha provato a parlare con le famiglie, che io ho incontrato in questi momenti che ho descritto prima, quando sono arrivate le bollette di quest'ultimo anno, praticamente raddoppiate, sia sul discorso rifiuti solidi urbani che sul servizio idrico integrato, laddove abbiamo istituito la SEV? Che adesso spedisce, pensando di far meno rumore, in maniera frazionata le bollette con delle rate al 60%, divise in due, e poi il saldo che arriverà del 40%. La persona più anziana magari non ci arriva, ma alla fine vedi che il totale fa +100% rispetto a un anno e mezzo fa. Vuol dire che abbiamo sbagliato qualcosa. Lo dico al plurale, non è che dica che si abbia sbagliato.
È quindi necessario rivedere la situazione, se vogliamo guardare al futuro ed evitare che le famiglie vadano ancora più in difficoltà. Qui rientra il tema del sostegno alle famiglie, perché per sostenere le famiglie bisogna soprattutto mantenere la tassazione e le imposte al minimo, come quelle del servizio dei rifiuti e dell'acqua potabile, come della rete fognaria, che sono legate. Se poi guardiamo le bollette della SEV, sono peggiori ancora di quelle dei rifiuti solidi urbani, e sappiamo perfettamente tutti che tantissime spese di investimento, come tutte quelle in manutenzione, andranno sulle bollette dei valdostani.
Noi, nel nostro movimento politico, abbiamo fatto un gruppo di lavoro sei mesi per capire dove andremo. Ne è emerso che se non guardiamo… io non le so dire perché tutti insieme dobbiamo decidere cos'è meglio fare per ridurre questa proiezione di esplosione dei costi per le famiglie, e tutti insieme dobbiamo lavorare per verificare se esistono dei sistemi un po' diversi per modificare il trend. Perché se il trend rimane così, tra quattro anni, cinque anni, l'attuale costo per le famiglie triplica. Se oggi è 300-400 di media, va a 1.200, e per l'acqua andrà a 1.500-2.000 all'anno, perché qualsiasi intervento fognario, qualsiasi intervento importante su tutto il nostro sistema andrà in bolletta.Quindi il nostro ragionamento è che dobbiamo parlaci, almeno quando c'è qualcosa che non funziona, perché nessuno ha la soluzione in mano e la verità in tasca. Però che esiste un problema dobbiamo dirlo, altrimenti dovremmo fare un altro mestiere.
Come il discorso del perché della convenienza politica. Guardo i colleghi che stanno sulla mia sinistra, che sono centrodestra, tanto per essere chiari. Per esempio, le cito due o tre problemi, che almeno la gente ci possa capire a casa.
Abbiamo vissuto tre anni di blocco totale ad Albiano, con delle code infinite per chi veniva e usciva dalla Valle d'Aosta. Non è ancora risolto perché é fatto solo un bypass, che poi è un bypass ad una corsia unica, quindi non abbiamo risolto delle grandi cose. Problema che va risolto, l'abbiamo scritto nel programma.
Come il discorso della definizione dei valli a Quincinetto. Perché se un domani, con il concetto che abbiamo oggi in testa della sicurezza, ci bloccassero il tratto autostradale, andiamo poi a dire a tutti coloro che lavorano nel settore del turismo, del commercio e ai valdostani che non è mica colpa nostra?
Sono due problemi coi quali dobbiamo raffrontarci e confrontarci con la politica nazionale.
Inoltre, come già fatto da alcuni colleghi, c'é il nostro Statuto, quindi l'attuazione di alcune parti, parlo delle acque come di tante altre cose. Non voglio essere qui prolisso, ma in tutto il nostro discorso che dobbiamo affrontare sullo Statuto dobbiamo trovare un accordo, per evitare che la nostra modifica dello Statuto vada a Roma, dopodiché lo Statuto torni modificato con il rischio che noi non possiamo più fare niente. Perché lei sa l'itercom'è: noi rischiamo di definire delle modifiche e, se non abbiamo un discorso chiaro, rischiamo di stare con il cerino in mano.
Detto questo, volevo anche richiamare alcuni interventi fatti da tutto il centrodestra. A me personalmente, come a noi, credo che non faccia paura un'opposizione seria, ma è importante che sia costruttiva, che proponga delle cose. Io credo che su questofil rougenoi ci siamo, sia come gruppo e credo anche come maggioranza, perché ne abbiamo parlato. L'ascolto e la riflessione, per sbagliare di meno, devono essere nella testa di ognuno di noi, e questo sta nel gioco delle regole.
Io dico che sarebbe troppo facile quindi pensare che nella nostra regione non esistano le invidie, le ipocrisie, tutte cose già citate, malignità, menefreghismi. Sono questi i comportamenti da sconfiggere.
Ringrazio Sorbara per il suo intervento, visto che nessuno l'ha fatto ritengo doveroso riprenderlo, perché l'intervento di Sorbara è un messaggio che ci viene dato, che si può sintetizzare in :" la vita è una lunga lezione di umiltà". Lo ringrazio, quindi, perché è un contributo importante al dibattito e al futuro lavoro di questo Consiglio.
Sono convinto quindi che la futura maggioranza lavorerà proponendo e operando in sintonia ed efficacia, ma sono altrettanto sicuro che tutto il Consiglio, e ognuno di noi, lavorerà in questo senso, col giusto rispetto delle proprie idee ma anche di quelle degli altri, per contribuire a migliorare le condizioni di vita di questa Valle d'Aosta e, quindi, dei valdostani.
Prima però di augurare a tutti noi, un proficuo e buon lavoro, vorrei riprendere una questione che invece è più di lana caprina, che non è tanto di questo Consiglio. Anche perché altrimenti continuiamo a parlare di queste cose che hanno poco di positivo, direi così, per cercare di dare delle risposte ai valdostani, cosa che noi abbiamo messo al primo posto.
Ribadisco quello che ha detto la collega Trione: noi abbiamo proposto e sintetizzato nel nostro programma dieci punti che sono stati tutti inseriti, in maniera chiara, compreso quello dei rifiuti e compreso anche quello, che ho dimenticato di dire, cioè ricercare la soluzione per la tangenziale di Aosta. È un'altra cosa che avevamo esaminato col Governo nazionale, il futuro per Aosta dipende anche dall'avere una tangenziale utilizzando, se possibile, le cose che abbiamo già, cioè l'attuale tratto autostradale. Noi non riteniamo corretto fare un ragionamento su un nuovo tratto stradale, perché andiamo a prendere altro territorio - questo è un concetto che credo sposiate con me - quando abbiamo un tratto autostradale sottoutilizzato. Quindi noi dovremmo arrivare a un accordo, con lo Stato, per spostare su quel tratto autostradale, eventualmente, il tratto della statale 26, lasciando completamente libero quello che da Quart fino a Sarre.
Questo sarebbe un grosso risultato per il 70% dei valdostani, perché qui in centro nel centro valle , vive il 70% dei valdostani. Oltre a tutti gli altri valdostani che arrivano dalle vallate ad Aosta. L'attuale situazione è ormai insostenibile anche nell'Envers. Dobbiamo affrontarla per forza.
Volevo solo dire all'amico Carrel: caro Marco, ti chiami con me, siamo Marco uno e Marco due, o te uno e io due, non mi interessa. Ti ricordo solo che io presi anche 3.900 voti e ne presi altri 1.900, altri 2.800, non ricordo più, e a volte sono stato al palo. La politica è così.
Chiedo scusa, volevo chiudere ma poi, chi mi conosce lo sa, io sono prolisso, quando si parla della legge elettorale.......
Qualsiasi legge elettorale ha dei pregi e dei difetti, qualsiasi. Poi io non son contrario, e noi come gruppo non siamo contrari, a fare un riesame con tutti, perché, giustamente, le leggi elettorali, rispetto ai tempi, possono essere modificate, ma quando si parla di proporzionale, maggioritario o quant'altro, voglio solo ricordare anche quello che esiste a livello nazionale, e tocco solo un aspetto che non ha toccato Aurelio, perché sul resto condivido il suo intervento, a livello nazionale, quando noi votiamo il nostro Parlamento, la Valle d'Aosta ha il collegio uninominale ma i cinque ottavi dei parlamentari eletti nel resto dell'Italia, sono eletti coi listini chiusi. La gente non può neanche scegliere le persone, i partiti presentano l'elenco, definiscono chi mettere in testa Rossi, Zeta, Quercia e quant'altro, e tu voti. Quindi i cinque ottavi che saranno eletti non li conosci neanche. Io ho degli amici che abitano nel resto d'Italia: è stato eletto quello che abita lì, nella tua città. Ma io non lo conosco. E poi dicono: ah, scusa, l'ho poi conosciuto, abita nel palazzo qui di fronte.
Questo è il concetto della diversità, di stare in una comunità, e noi abbiamo la fortuna anche di stare in una comunità piccola.
Io spero che a livello nazionale la Premier arrivi a fare veramente di nuovo un ritorno al passato, perché certe volte è meglio ritornare al passato che proseguire in malo modo, a un proporzionale puro, che la gente possa scegliere le persone.
Quello è un discorso che secondo me va affrontato, però con rispetto delle reciproche idee, però dobbiamo capire anche dove vogliamo andare. Perché fare danni superiori è un attimo. Piuttosto, allora, stiamo ai danni minimi.
Diciamo che faremo un ragionamento, e io guardo il collega Marguerettaz, credo che anche l'Union Valdôtaine non sia contraria a parlarne, perché quando si parla abbiamo già fatto un bel lavoro. È la cosa principale.
Mi sono dilungato. Non voglio farvi perdere altro tempo. Avrò un secondo intervento, eventualmente, perché avevo ancora due cose, ma ho già utilizzato praticamente 24 dei 30 minuti che mi erano assegnati…
Ringrazio tutti e auguro buon lavoro a tutti, all'Ufficio di Presidenza, al nuovo Governo Regionale , ma soprattutto ai Consiglieri. Permettetemi di dirlo, io ho fatto il Presidente del Consiglio e ringrazio anche tutti gli uffici, perché è vero che tutto si può far meglio, ma noi dobbiamo dire che almeno qui, negli uffici della Presidenza del Consiglio coloro che vi lavorano vanno ringraziati perché in questi anni, sia quando io non ero Presidente e che quando ho fatto il Presidente, si sono sempre comportati in maniera corretta con tutti, dico con tutti. Questo è un grande pregio, cosa che non avviene in altri luoghi.
Presidente -Grazie collega Viérin. Ha chiesto la parola la collega Minelli.
Minelli (AVS) -Posso?
Presidente -Sì, in dichiarazioni? Prego.
Minelli (AVS) -Io ho la possibilità di fare una dichiarazione di voto, è vero?
Presidente -Sì, volevo solo capire.
Minelli (AVS) -Mi dica lei quando riprendere, riprendo anche dopo.
Presidente -La farà dopo. Ma se la fa ora, non la fa dopo. Nel senso che…
Minelli (AVS) -Mi dica lei, Presidente.
Presidente -Prego.
Minelli (AVS) -La dichiarazione di voto sarà ovviamente in base a quello che abbiamo detto, alle osservazioni che abbiamo fatto e soprattutto per il fatto che questo programma contiene una serie di elementi che non sono per noi assolutamente condivisibili. Il voto sarà un voto contrario. Lo dico perché credo che sia giusto anche esplicitarlo.
Ho detto, e anche il collega Torrione ha evidenziato nel suo intervento, che ci sono degli elementi, alcuni li abbiamo anche elencati, che meritano un'attenzione, ma sarebbe anche un po' difficile che così non fosse su un programma che riguarda tutti i temi, tutti gli argomenti, tutti i settori che coinvolgono la nostra Regione, e su quelli faremo particolarmente attenzione. Essendocene però altri, e non sto a ripeterli, su cui abbiamo una posizione che è assolutamente contraria, il voto non potrà che essere contrario.
Approfitto anche del fatto di avere la parola in questo momento per fare una precisazione al collega Viérin. Io ho fatto un riferimento al pragmatismo legato alla situazione per cui spesso il pragmatismo sfocia in opportunismo, e ho espresso una preoccupazione in questo senso, ma non ho collegato il pragmatismo alla questione delle scelte del programma. Alcune sono anche, secondo me, delle scelte che hanno un sapore opportunistico.
Lei però ha fatto un parallelo o un esempio legato alla questione dei rifiuti dicendo: ma lei sa quali sono le bollette che sono in capo alle famiglie valdostane? Io vivo in Valle d'Aosta, pago la Tari come tutti quanti, so benissimo qual è la situazione.
Conosco anche molto bene la situazione perché me ne sono occupata sia nel momento in cui ho dato il via al piano dei rifiuti, che poi ha portato avanti qualcun altro, e che è stato approvato nel 2022 in quest'Aula, facendo delle valutazioni e lavorando molto su alcuni aspetti di questo piano, in modo particolare sulla questione della tariffazione puntuale, sulla questione dei sub-ATO, per poi vedere che si è demandato moltissimo nel tempo, si è spostata la scadenza anche per una revisione dei sub-ATO molto in avanti e non sono stati rispettati alcunistepche chiedevamo ci fossero, che erano anche una valutazione per quanto riguardava le tariffe.
Abbiamo chiesto più volte che ci fosse una premialità per le Unités più virtuose, e ci sono…
Il tema quindi lo conosco, credo che ci siano da fare delle scelte in quel senso, che sono pragmatiche sicuramente, ma la mia preoccupazione era legata alla frase che è contenuta nel programma riguardo alle nuove tecnologie, ai modi, eccetera, che non mi è chiara, quindi "lo scopriremo vivendo" che cosa intendete.
Se poi lei collega il pragmatismo a cui io facevo riferimento, e cioè quello legato all'alleanza con Forza Italia, al fatto che magari, non lo so, anche sui rifiuti sarà Forza Italia a livello nazionale che detterà la linea sulle scelte della Regione, allora sono ancora un po' più preoccupata.
Presidente -Ringrazio la Consigliera Minelli. Ha chiesto la parola il Consigliere Bertschy. Ne ha facoltà.
Bertschy (UV) -Ormai siamo alla fine della seconda mattinata di lavoro sul dibattito che porterà, speriamo, all'elezione del nuovo Governo. Perché poi tutto questo è funzionale a mettere tutti nelle condizioni di sostenere o meno la proposta che è stata fatta.
Innanzitutto, saluto con piacere il nuovo Presidente del Consiglio. Direi che abbia esordito con molta determinazione, padronanza del ruolo, quindi è un buon esordio e a tutela del lavoro di tutti noi. Un augurio a tutto l'Ufficio del Presidenza. Sappiamo quanto sia importante questo organo per la tutela del lavoro delle minoranze e delle maggioranze, e per anche porsi in maniera costruttiva a una revisione un po' organica del Regolamento del Consiglio, a un'innovazione dei lavori del Consiglio regionale, per farlo diventare un po' più attuale, un po' più moderno, un po' più pronto a raccogliere le sfide che anche un consesso come questo deve raccogliere.
Non lamentiamoci solo e sempre che la gente non ci ascolta e piantiamola anche, forse, di dire che è tutta colpa di quello che viene detto qua dentro. Tutti sappiamo quanto sia diventato noioso il dibattito in certi momenti, quanto sia diventato ripetitivo e quanto ci sia necessità di ammodernare i lavori di questo Consiglio regionale per renderlo di nuovo attuale con quello che la gente vuole. Vuol sentir parlare di temi, di fatti concreti, di posizioni, di dibattiti seri, e non di questioni personali, di polemiche e neanche di questioni che tornano ogni tre mesi, perché poi, passato il tempo, si ripetono gli stessi temi.
È un invito, quindi. La conosciamo come persona che sa lavorare, l'Ufficio di Presidenza è fatto di persone di esperienza, di persone nuove, di persone che sono appena entrate in questo Consiglio regionale, e sono sicuro che farete un lavoro per cercare di migliorare i lavori di questo Consiglio.
Nella nostra idea di maggioranza c'è questa proposta, i 21 voti servono anche per portare delle proposte, che ovviamente non saranno proposte a maggioranza, saranno proposte da condividere, ma state tranquilli che noi non intendiamo portare avanti i lavori in Consiglio per i prossimi cinque anni così.
Quello che posso dire oggi è che vi ringraziamo per aver parlato tanto dell'Union Valdôtaine: siete tutti stati gentili e carini con noi, ci avete messo al centro dell'attenzione, avete dato al nostro movimento l'importanza che il nostro movimento ha ottenuto alle scorse elezioni.
Non ci siamo sottratti alle nostre responsabilità, senza l'Union Valdôtaine oggi non si farebbe un governo regionale perché, ci dispiace dirlo, ma vi avvicinate solo quando si parla un po' contro di noi, vi allontanate appena parlate di temi e di visione del futuro.
Non a caso siamo quindi posizionati qua in mezzo e ci prendiamo la responsabilità di fare un governo, una maggioranza prima, poi di fare un governo, e di assumere il governo di un territorio che ha potenzialità, criticità, difficoltà da affrontare e temi da sviluppare, a volte di maggioranza, a volte tutti insieme.
Invito tutti a terminare, con questo dibattito, la campagna elettorale. C'est fini, quello che è stato dato è dato. Quello che sarà da dare lo otterrete col lavoro che farete nei prossimi cinque anni. Ormai i roboanti video hanno superato la fase elettorale e la gente ha votato, ha espresso un voto chiaro, direi.
I cittadini che hanno votato vanno rispettati tutti, non solo quelli che hanno votato il proprio movimento. I cittadini hanno dato un chiaro segnale che le forze autonomiste in Valle d'Aosta sono presenti, che le forze autonomiste hanno la capacità, ancora una volta, di sfidare le complessità che bisogna affrontare tutti insieme, e hanno detto che dentro le forze autonomiste probabilmente anche coloro che, come me, hanno dovuto governare temi complessi come quello dei trasporti, probabilmente avranno assunto la credibilità necessaria per continuare quantomeno a essere eletti in questo Consiglio regionale.
Il fatto che la campagna elettorale sia finita lo ha dimostrato il secondo giro di interventi: abbiamo cominciato a parlare finalmente di temi.
L'invito che io faccio a tutti è di ricordarsi che la Valle d'Aosta inizia a Gressoney La Trinité, finisce a Courmayeur, o a La Thuile, o dove vogliamo farla finire, e che i movimenti e i partiti devono occuparsi anche di coltivare il territorio con persone che possano poi rappresentarlo. Ci sono partiti che stanno diventando Aosta-centrici. La Valle d'Aosta va gestita dai posti più piccoli ai posti più grandi.
Non si riduce tutto ad Aosta e alla Plaine. Lo sa la collega Minelli, lo sa la collega Girod, perché arrivano dallo stesso paese, lo sanno altre persone che arrivano dal territorio. Tanti candidati nella nostra lista hanno ottenuto un grande risultato.
Fate allora attenzione che, se vogliamo ragionare veramente per il bene dei valdostani, bisogna coltivare di più il lavoro sul territorio, le persone che lavorano sul territorio, e fare in modo che la Valle d'Aosta sia rappresentata qui sempre di più, perché il rischio di parlare di spopolamento e di non concentrarsi - è questo un tema che potrebbe avere qualche riflesso in futuro anche sulla prossima legge elettorale - sul fatto che se qui rappresentiamo sempre di più i posti dove si abita in maniera maggiore, la popolazione maggiore vota e quindi esprime i Consiglieri regionali, ci farà dimenticare sempre di più dei territori che arrivano da distante. Questo è un tema da affrontare.
Com'è da affrontare, non è stato toccato, il tema anche della legge elettorale dei Comuni, perché sappiamo tutti quanto oggi sia stabile il rapporto nei Comuni, ma sappiamo tutti quanto oggi sia da far ricrescere la partecipazione nei nostri Consigli comunali. C'è bisogno di una partecipazione maggiore perché la popolazione sta cambiando, c'è necessità di lavorare anche per una popolazione che, ovviamente, come tutte le comunità, sta cambiando, ma se di legge elettorale dobbiamo parlare, dobbiamo parlare di tutte le leggi elettorali. Sono d'accordo con quello che diceva il nostro Capogruppo, con quello che diceva poc'anzi il collega Viérin, le leggi elettorali perfette non ci sono.
Auguri a chi si metterà a lavorare. Qui abbiamo il Presidente della I Commissione della scorsa Legislatura: noi ci abbiamo provato, non siamo riusciti. Sono sicuro che questo Consiglio regionale ci proverà con tutte le forze. Certo che se l'approccio sarà "la mia legge è quella giusta, quella degli altri è quella sbagliata", secondo me alla fine di questi cinque anni saremo al punto di partenza.
Speriamo quindi che l'approccio non sia quello che abbiamo vissuto e viva a tutte le buone proposte che arriveranno.
Si è parlato di alcuni termini e io dico che noi vi chiediamo, dopo aver parlato tanto di noi, un po' di rispetto per il lavoro che come Union Valdôtaine abbiamo fatto. Ringrazio innanzitutto il Presidente del movimento, gli organi del movimento, il presidente Testolin, che si è incaricato di fare un percorso sicuramente difficile ma assolutamente trasparente.
Non so chi di voi in questi quaranta giorni abbia potuto riunire gli organi dei propri movimenti e fare dibattito come abbiamo fatto noi, in piena trasparenza, assumendoci la responsabilità, mettendoci la faccia, come sempre, e cercando di fare la soluzione migliore, di portare all'approvazione dell'Aula la soluzione che riteniamo migliore. Partendo da un punto di partenza, come ha detto bene il Capogruppo ieri: state tranquilli, lo eravate prima e lo devono essere oggi gli amici di Forza Italia, che noi prima di tutto lavoriamo. Abbiamo chiesto il nostro voto per portare avanti gli interessi della Valle d'Aosta, dei valdostani, con i colori e il simbolo dell'Union Valdôtaine.
Siamo contenti che altri movimenti autonomisti abbiamo ottenuto un buon risultato. Da questo risultato nasce uno zoccolo duro che ci consente di fare una maggioranza a 18 e di poi creare le condizioni per provare a sfidare temi che riteniamo possano essere oggi oggetto di un lavoro insieme a Forza Italia, chiarendo bene che la partenza di tutto questo discorso siamo noi e siamo assolutamente certi che, attraverso un lavoro coordinato tra movimenti autonomisti, l'autonomia sarà assolutamente al centro del nostro lavoro, senza nessuna subordinazione. Collega Centoz, stia tranquillo.
Poi potremmo raccontare tutto questo per i prossimi anni e cercare di fare consenso anche su questo. Io consiglio, perché è successo in tutte le Legislature, a tutti voi di cercare di fare voti facendo le cose e non proponendoslogan. Sono tanti i colleghi che a proporre slogan qua ci hanno rimesso la rielezione.
Portate fatti concreti, le persone sono molto più concrete di quello che noi vogliamo rappresentare. Gli slogan ormai interessano poche persone e interessano soprattutto per pochi momenti.
Due considerazioni finali su alcuni temi.
Si è parlato un po' di opportunità. Non andrò sul piano personale perché non mi interessa, chi mi conosce sa che facevo questi interventi qualche anno fa e avevo i capelli neri, quindi per me in quest'Aula bisogna parlare di temi, di argomenti, di politica, di visione e mai di persone. Quando però si parla di opportunità io credo che bisogna essere molto attenti a saperla rappresentare.
Io non so se sia stato opportuno, collega Torrione, che la Consigliera di parità abbia affrontato la campagna elettorale da Vicesindaco e la campagna elettorale per le regionali nelle sue funzioni. Non lo so. Non era obbligata a dimettersi, però non so se sia stato opportuno politicamente. Lei probabilmente ha ritenuto di sì, perché ci ha fatto la campagna elettorale. Non so se le persone che si sono rivolte a lei in questo periodo abbiano ritenuto che tutto questo fosse opportuno.
Quando si parla di opportunità bisogna fare attenzione, perché non è un aspetto giuridico, è opportunità politica.
Ripeto, non andrò invece su questioni personali rivolte a un altro lato dell'Aula, perché non m'interessa.
Dico anche che il movimento che per eccellenza qua ha difeso le donne ha eletto un uomo e una donna, e siete voi. Io mi sarei aspettato l'elezione di due donne, mi sarei aspettato al terzo posto una donna, e ancora, e ancora, e poi voi maschietti dopo. Porti pazienza. Le auguro un grande lavoro qua, ma evidentemente non siete stati così convincenti nel vostro lavoro. Evidentemente tutta quest'attenzione non c'è stata, evidentemente ancora una volta le persone fanno la differenza. Le persone fanno la differenza.
Noi siamo assolutamente contenti che donne meritevoli hanno ottenuto la loro elezione e che, come ha detto il Vicecapogruppo, altre donne potranno qui dimostrare di essere persone capaci di raggiungere obiettivi importanti per la nostra comunità. Ci saremmo però aspettati, per esempio, una rappresentanza differente.
Ci saremmo aspettati anche che tutto non fosse scaduto in una questione personale, nella formazione di questo governo. Tutti si ricordano come abbiamo cercato di lavorare a una coalizione autonomista, che avrebbe, a risultati visti, raggiunto probabilmente la possibilità di governare addirittura da sola. Sono successi fatti politici che abbiamo considerato in questo momento di formazione del governo, non c'è nulla di personale.
Il presidente Testolin si difende da solo, la questione non è una questione legata alle persone, è una questione legata a fatti politici, che abbiamo, credo, il diritto di considerare nella nostra gestione.
Si è detto che forse Forza Italia non sarà sufficiente, perché il Governo è composto evidentemente anche da Fratelli d'Italia e dalla Lega. Noi non abbiamo e non vogliamo che la nostra azione si posi semplicemente su quest'alleanza, noi continueremo il nostro lavoro, lo sa bene il collega Manfrin. Anzi, personalmente io ringrazio il lavoro che il gruppo Lega ha fatto nella scorsa Legislatura e che continuerà a fare, perché il ministro Salvini è stato in Valle d'Aosta a salutare l'elettrificazione della linea. Il viceministro Rixi, all'Assemblea di Confindustria, ci ha detto che le richieste che abbiamo fatto per portare qua gli Intercity saranno assolutamente valutate.
Io quindi credo che da un lato avremo la possibilità di dialogare maggiormente su alcuni temi importanti e, dall'altro, ci sarà questa collaborazione istituzionale, perché c'era prima e continuerà ad esserci.
Sono temi di grande importanza che, però, non bisogna semplificare. La complessità di un lavoro come quello dell'interruzione di una linea ferroviaria non è la mancanza di un servizio, è un investimento per il futuro, come quelli che il Governo nazionale sta facendo dappertutto. Oggi quindi quel problema lì è stato gestito, tra l'altro con soddisfazione delle persone, attraverso un'organizzazione e un servizio emergenziale sostitutivo che ci ha permesso… Evidentemente, se avessero ascoltato solo le sue osservazioni, non avremmo avuto questo rapporto, collega. Mi riferivo al commento del collega Lattanzi.
Oggi stiamo gestendo un'emergenza con un piano emergenziale che ha permesso alle persone di continuare ad avere dei servizi e, ripeto, con soddisfazione.
Certo che non è questo il futuro delle infrastrutture della Val d'Aosta. Il futuro delle infrastrutture della Valle d'Aosta lo stiamo costruendo, lo stiamo costruendo con gli investimenti (materiale rotabile, investimenti nelle stazioni, investimenti in infrastrutture). C'è quello più importante, e lì avremmo bisogno sicuramente di un Governo nazionale attento a finanziare i prossimi accordi di programma, perché il tutto passerà per il famoso potenziamento della linea nella tratta piemontese ma anche nella tratta della Bassa Valle, un binario in più in alcuni tratti. C'è un protocollo d'intesa firmato con l'Amministratore delegato di RFI, Strisciuglio, c'è un impegno ufficiale con la Regione Piemonte, con l'assessore Gabusi, con la Città di Ivrea, si completeranno ormai questi studi, ci sarà bisogno di finanziamenti. Lì misureremo il piacere di mettere finanziamenti per potenziare le infrastrutture ferroviarie della Valle d'Aosta, perché quella è infrastruttura nazionale, non è nostra.
Ci sono altre cose di cui io immagino e spero che ci sarà possibilità di dibattere in Consiglio e nelle Commissioni, ci saranno tanti temi sui quali potremo confrontarci senza semplificare, senza fare del populismo, entrando in maniera diretta sui problemi, cercando di spiegare alle persone che le cose si fanno se si preparano, se si lavorano, se si progettano, se si finanziano, se si portano avanti.
Vengo all'ultimo tema, quello dello sviluppo economico. A me dispiace un po' veder rappresentata la nostra situazione economica com'è stata rappresentata. I nostri dati, anche quelli sull'occupazione, sono dati forse tra i migliori d'Italia, ma non sto a far classifiche. In una zona molto particolare c'è un rapporto strettissimo con le imprese. A oggi le aree industriali a disposizione per fare i nuovi ampliamenti sono pochissime: dobbiamo immaginare per VdA Structure, per esempio, sul polo di Aosta nuove costruzioni, perché è talmente attiva l'economia delle imprese che abbiamo bisogno di nuovi spazi.
Si avrà a breve la presentazione di un primo progetto sulla Balzano di Verrès, ferma, come tutti sappiamo, da tempo. Abbiamo recuperato aree che erano ferme nel tempo e ci sono progetti che probabilmente, colpa anche nostra, li dovremo spiegare meglio, a partire dall'istruzione a voi Consiglieri, come il Centro di medicina predittiva, che altre regioni si sognano.
Nell'ultimo periodo della Valle d'Aosta, qui si è insediata anche una delle dodici sedi dell'Istituto italiano di tecnologia, che porterà qui un valore aggiunto per creare una condizione di sviluppo della ricerca, dell'innovazione e di tutto quello che servirà per continuare a implementare l'attrazione dei talenti. Poi farò qualche considerazione finale.
Abbiamo buonissime imprese, abbiamo persone che stanno venendo a vivere in Valle d'Aosta, abbiamo presentato un documento sull'attrattività per dimostrare quanto oggi già la Valle d'Aosta offre e quanto potrà offrire.
È chiaro che dovremo sempre ragionare per un'economia che è quella della montagna, che è un'economia di un territorio come il nostro, che ha bisogno di imprese, dove la logistica possa contare per una parte ma non completamente, dove dovremo fare delle considerazioni di un certo tipo, ma che stiamo facendo.
A mio avviso quindi c'è spazio per migliorare, come sempre, anzi bisogna migliorare, ma partiamo da dati assolutamente eccellenti. Il collega Grosjacques ha lavorato in ambito turistico in questi anni, i dati di questi giorni li avete letti tutti: sono i dati migliori di sempre. C'è una crescita del settore degli impianti a fune che è esponenziale rispetto al passato. Io credo quindi che vada rappresentata la realtà e portate delle buone proposte per farla crescere, senza dire però cose che non sono confermate in maniera oggettiva.
Sulle politiche del lavoro, i programmi si leggono: se avessimo scritto un programma di cento pagine, ci avreste detto che erano troppe. È chiaro che un programma è sempre difficile da dettagliare, avremo modo di lavorarci e spiegheremo, ma sulle politiche del lavoro la frase più importante che c'è scritta lì dentro è il progetto sull'Alleanza per il lavoro di qualità.
Signora Clotilde Forcellati, parlo anche a lei. Sulle politiche del lavoro avete parlato di precariato: l'Alleanza per il lavoro di qualità ha tutte quelle condizioni, lì si parla di tutto. È chiaro che non è la Regione che cambia le politiche del lavoro senza un sistema economico che lo raccoglie. Abbiamo bisogno di imprese, abbiamo bisogno di società partecipate, abbiamo bisogno di istituzioni che lavorino con noi per cambiare queste condizioni. Ma in quel progetto, tant'è vero che è firmato da tutte le associazioni di categoria, ci sono tutti questi aspetti.
Vado a concludere ringraziando tutti quanti per il lavoro che è stato fatto e dicendo che tra le cose che dobbiamo ricordarci c'è che la gente fuori chiede anche continuità, stabilità e continuità nel lavoro. Questo governo fa una scelta - e io credo che il presidente Testolin in questo senso vada anche ringraziato -: quella di dare continuità ai settori. Ci sono cose che sicuramente in ogni settore potranno essere fatte meglio, molto meglio, con le gestioni, e tutti cercheremo di farlo, però la gente fuori chiede interlocutori che rimangano stabili per poter impostare delle politiche e per poter impostare un progetto per il futuro, con maggioranze stabili, con governi stabili e con interlocutori che possano assumersi delle responsabilità.
Questo è un valore, un valore di questa proposta, di questa maggioranza e di questo governo. Ci proveremo e cercheremo di fare le cose nella maniera migliore possibile, con la trasparenza e con la concertazione che sarà necessaria.
Concludo ringraziando il collega Lotto. Mi dispiace che non ci sia, ma è veramente un piacere e un'emozione vedere un collega così giovane intervenire nel suo primo intervento in Aula con questa precisione, con questa determinazione e anche con questa visione. Io credo che, al di là di chi oggi rappresenta, sia un bel segnale che si porta come Consiglio regionale all'esterno e che ci potrà sicuramente aiutare a capire meglio un mondo, quello dei giovani - ha un anno in più di mia figlia - che è un mondo tutto da capire, da comprendere, diverso sul territorio, i giovani che abitano in certi luoghi sicuramente vivono realtà culturali differenti, situazioni differenti, disagi e possibilità differenti.
Credo però che questo sia un bel punto di partenza per un Consiglio regionale che potrà occuparsi, anche attraverso la sua visione, di un tema che deve appartenere a tutti, perché prima di tutto siamo qua per lavorare per il futuro, per il presente, ce lo ricordano sempre i giovani, che prima di tutto sono il presente, per loro oggi e per il futuro di domani.
Presidente -Ringrazio il collega Bertschy. Ha chiesto la parola il collega Torrione. Ne ha facoltà.
Torrione (AVS) -Dico due cose. Intanto torno su due aspetti più personali, e me la sbrigo molto velocemente.
Volevo chiarire alla collega consigliera Baccini che il mio intervento di ieri non aveva assolutamente nessun aspetto critico nei suoi confronti. Anzi, personalmente ho apprezzato la coerenza del suo gesto. L'ho inserito nell'elenco di cose che in questa fase precedente a questa tornata dal mio punto di vista hanno confuso e allontanato la gente dalla politica. Tenevo quindi a precisarlo perché non volevo essere frainteso. Anzi, personalmente ho apprezzato.
Per quanto riguarda invece l'altro aspetto personale, ringrazio il consigliere Marguerettaz: non mi ricordo bene se mi abbia definito accogliente e forse… o dialogante, ieri; ci conosciamo da tanto tempo, anche se non abbiamo una conoscenza sicuramente amicale, quindi non so da che cosa abbia dedotto questa mia cosa. Mi fa piacere perché credo di potermi definire persona accogliente e dialogante. Non vorrei soltanto che si illudesse, che questo addolcisse i miei interventi e le mie posizioni.
Per il mio ruolo da educatore, e quando facevo la formazione ai miei educatori, ho sempre detto che chi alza la voce e usa toni duri non fa bene il suo mestiere. Sicuramente non ottiene dal punto di vista professionale nessun tipo di buon risultato. Tendenzialmente quindi non alzo mai i toni e un sorriso, nei miei interventi, lo metto sempre. La mia opposizione sarà indipendente dai modi con cui lo faccio.
Visto che ho citato il mio collega Marguerettaz, torno un attimo sulla questione della legge elettorale, che poi è stata ripresa tante volte oggi, semplicemente per dire che il sistema proporzionale, che peraltro è stato per tanti anni, e lo è ancora, baluardo della sinistra, e quindi non voglio assolutamente sembrare contraddittorio, è sicuramente un sistema molto democratico. Quello che abbiamo cercato di far capire è che purtroppo è vero che la gente vota le persone, come ha detto il consigliere Viérin, forse come ha detto anche il consigliere Marzi, però è anche vero che dietro alle persone vi sono delle forze politiche e ci sono dei programmi.
È quindi chiaro che quando io vado a votare non solo voto la persona, perché è una persona di cui mi fido, ma perché mi fido che quella persona porti avanti la linea politica di una certa forza politica e, soprattutto, un programma. Purtroppo il nostro non è un volere, com'è stato detto forse dal collega Marguerettaz, il governo del Presidente, è marginale l'aspetto dell'elezione diretta del Presidente; l'aspetto importante in quello che noi sosteniamo è che la gente deve sapere quale sarà la maggioranza e il programma che andranno a governare la Regione quando mette il voto nell'urna.
Un piccolo accenno che ho già fatto ieri, e che speravo che oggi la collega Trione… e magari l'ha fatto ma me lo sono perso io, quindi chiedo scusa se è accaduto. Trovo, come ho già detto ieri, grave la mancanza della cooperazione sociale quando si parla di terzo settore. Perché sappiamo benissimo che il terzo settore è fatto dal mondo dell'associazionismo e volontariato e dalla cooperazione sociale, che tra l'altro, dal punto di vista anche dell'attuazione dei programmi, in particolare delle politiche sociali, può e dev'essere considerato un collaboratore della pubblica Amministrazione, e non un erogatore di servizi alla pari del mondoprofit, perché la cooperazione sociale è, come sappiamo tutti quanti, non profit e, quindi, è inserita nel mondo delle ONLUS, cioè organizzazioni non lucrative.
Una piccola considerazione anche sulla questione dell'accordo, di cui è stato detto tantissimo. Mi fa piacere che il collega Baccega abbia sottolineato il cambio importante di paradigma, perché effettivamente, com'è stato detto da tanti miei colleghi, è così, è una svolta importante. Possiamo dire tutto, qualcuno può dire che non è importante, che è marginale, io credo che per la storia della Valle d'Aosta questa sia una svolta epocale. Non è una svolta che mi vede assolutamente favorevole e quindi non posso che esprimere un dissenso rispetto a questo accordo.
Nello specifico dell'accordo, faccio notare due piccoli particolari, che magari sono assolutamente casuali.
Io ricordo che l'accordo è fra una delle componenti della maggioranza e una forza politica nazionale; manca una componente importante della maggioranza, perché l'accordo è siglato soltanto dall'Union Valdôtaine e da Forza Italia. È un particolare? Non lo so. Io al posto del gruppo degli Autonomisti di centro, con le varie sigle… adesso facciamo fatica a parlare perché diventa difficile spiegarsi.
L'altro aspetto è che, la metto lì assolutamente non in maniera polemica, la scadenza se è vista come "ci diamo un obiettivo ed entro quella data facciamo certe cose" è lecita, assolutamente corretta. Io sono abituato a scrivere progetti e a fare cronoprogrammi perché questi progetti vengano realizzati. La metto lì come dubbio: è assolutamente casuale che sia stata messa la scadenza nel 2027, quando ci sono le elezioni politiche?
È un punto di domanda, da ingenuo, che non sono.
Un altro aspetto sulla questione dell'opposizione e sull'affermazione del consigliere Lotto, di cui sicuramente apprezzo la presenza qui, non solo come rappresentante dei giovani, ma anche per le sue competenze, che sono indiscusse; spero di non aver interpretato male la sua affermazione, non con i toni che avrebbe forse usato il consigliere Marguerettaz, ma quel "vi aspetto" non so se era una promessa o una minaccia. La metto quindi giusto perché bisogna sempre farsi due risate sulle varie questioni.
Noi faremo opposizione com'è stato fatto in passato. La mia presenza non addolcirà o cambierà le modalità di fare opposizione. Al primo incontro di consultazione con l'Union Valdôtaine abbiamo chiarito il concetto che per noi è chiaro che noi non facciamo opposizione pregiudiziale, ma facciamo opposizione sui singoli specifici temi, sui quali ovviamente si può essere d'accordo o non essere d'accordo.
Se saremo d'accordo su scelte che questa maggioranza farà, voteremo a favore. Io personalmente penso che questo sia il modo corretto di fare politica, la politica si fa sui temi e non a seconda di chi dice una determinata cosa. Come mi farebbe piacere anche il contrario, e cioè non una scelta della maggioranza pregiudiziale sul fatto che una proposta fatta dalla minoranza venga da tutti, in maniera pregiudiziale appunto, bocciata solo perché proposta da una forza di minoranza.
Io credo che questo Consiglio si meriti questo tipo di approccio nel fare politica.
Ribadisco velocissimamente, poi oggi ci è tornato sopra, forse, il consigliere Guichardaz: cambia tanto, cioè questo programma è un programma che ha 44 pagine, è vero, ma in tanti punti sono dichiarazioni di intenti. Noi da questo programma non riusciamo a capire se su alcuni temi siamo d'accordo o non d'accordo, perché manca la declinazione e la declinazione fa la differenza. Fa assolutamente la differenza.
Se io leggo "potenziamento del tunnel del Monte Bianco", può voler dire tante cose: doppia canna o semplicemente miglioramento degli aspetti di sicurezza? Se si parla di doppia canna noi siamo contrari, se si parla di miglioramento della sicurezza del tunnel, ovviamente saremo favorevoli.
Ultima nota. Ci siamo incrociati tante volte per lavoro con il consigliere Bertschy, quindi ci conosciamo, almeno lavorativamente, da tanto tempo. È stato anche Assessore dell'ambito in cui io ho operato, perché ormai non opero più.
Io non volevo toccare personalmente nessuno, l'ho chiarito anche ieri. Io ho fatto i due nomi perché sono i nomi che da questa vicenda dei tre mandati sono coinvolti direttamente. Ma ho anche detto e precisato che la scelta di opportunità era della forza politica che loro rappresentavano. Non era quindi una questione assolutamente personale e non l'ho posta neanche ieri così. Mi spiace di essere eventualmente frainteso, ma credo che nessuno l'abbia posta in questo modo.
Sul rimando, mi è sembrato un pochettino polemico, rispetto alla mia collega candidata Vicesindaca di Aosta: è vero, non si è dimessa, è vero che la legge glielo consentiva. È vero che la Consigliera di parità nel 2020 ha fatto la stessa identica cosa, ed era candidata. Ed è vero che il Sindaco di Aosta attuale comunque ha fatto la stessa cosa, non si è dimesso. Ovviamente non era necessario dimettersi, bastava porsi in aspettativa non retribuita dal suo incarico in Regione, che ha continuato a svolgere in un ruolo da coordinatore di un settore estremamente importante.
Ma io dico che sono scelte personali e, purtroppo, in questo caso è chiaro che non l'ha fatto la Vicesindaca Consigliera di parità, ma non l'hanno fatto anche altri in passato, peraltro del suo stesso partito.
L'ultimo pezzo che mi sfuggiva, perché a me i numeri piacciono, poi forse ve ne accorgerete. È vero, noi siamo in due: uno su due fa? 50%. Non è male. Non solo…
Sì, ma allora, se ti piacciono i numeri, ci sono tre donne nei primi cinque posti, che è più ancora del 50%. Ma siamo a giocare sulle cose. Credo che nessuno possa dire niente a noi sul fatto che abbiamo sempre proposto, come elemento fondante della legge elettorale, la doppia di genere. Credo che nessuno possa darci una patente che non ci appartiene.
Chiudo qui, ringrazio comunque tutti quanti dell'attenzione.
Presidente -Collega Bertschy, secondo intervento? No, chiedo solo perché, quando ognuno di noi si approccia in questa maniera al microfono, di solito il richiamo è al fatto personale. Siccome sono abituato, da ex membro delle opposizioni, lo chiedo sempre.
La parola al collega Bertschy.
Bertschy (UV) -Ne ho fatto uno in dodici anni, quindi stia tranquillo, da me non li trova.
Venti secondi per dire che sono due cose diverse, quella del candidato sindaco, che comunque è andato in aspettativa, da quella di un incarico. Noi ci saremmo aspettati quello, soprattutto da un movimento come il vostro, che ha il piacere di ricordare i temi delle opportunità.
L'altra cosa che… No, durante la… vabbè comunque così mi è stato detto.
Invece, l'altra cosa, io mi sarei aspettato il 100%. Collega Torrione, da voi mi sarei aspettatol'en plein, non il 50%, è per quello che l'ho segnalato… Ma io da voi mi aspettavo l'en plein.
Presidente -A demandé la parole le collègue Jordan.
Jordan (UV) -Moi aussi, je me souhaite e je vous souhaite, chers collègues, bon travail pour cette Législature.
Il l'a été évoqué hier: il est vrai que je fais partie de ceux qui ont exprimé dans les organes du Mouvement des doutes quant à la formation de cette majorité, pas tellement au niveau de la composante autonomiste, qui avec 18 Conseillers représente tout de même une majorité numérique que nous revendiquons avec orgueil et satisfaction en tant qu'Union Valdôtaine. L'élargissement de cette majorité repose avant tout sur des objectifs à atteindre à travers le dialogue avec le Gouvernement national et moins sur les aspects identitaires et les valeurs, et surtout sur les questions locales où, pendant la campagne électorale et dans la dernière phase de la Législature qui est passée, je n'ai aperçu pas de convergences. Bien au contraire.
Président Testolin, je vous fais confiance. Nous veillerons tous ensemble sérieusement à la réalisation des objectifs de l'accord et nous en tirerons tous ensemble les conséquences.
C'est l'occasion aussi pour souhaiter au Président et au Gouvernement régional un bon travail, en rappelant - et ce n'est pas de nouveau de ma part - l'importance du rôle central du Conseil régional, Conseil qui n'est pas appelé à ratifier les décisions mais à élaborer avec le Gouvernement les mesures législatives et administratives qui feront l'objet de nos analyses.
J'espère, et j'ai accueilli favorablement les signaux envoyés des bancs de l'opposition, une collaboration et un dialogue qui ne peuvent qu'être utiles au bon travail de ce Conseil régional.
Pour ce qui est de nos relations avec Rome, je crois, nous croyons, que celles-ci doivent être amenées à leur rôle institutionnel, nos demandes ne sont pas de l'aumône mais sont des droits. Nous avons fait et nous ferons des propositions qui sont des opportunités à saisir et qui vont dans le sens de la croissance de notre Région.
J'espère sincèrement que les contacts avec Rome seront vraiment et concrètement utiles, non seulement grâce à l'accord signé, mais aussi grâce à une collaboration correcte de vous, collègues de Fratelli d'Italia et de la Lega, et de vos partis respectifs.
Sachez d'avance, collègues, que je serai pleinement satisfait, même si je ne partage pas les idées défendues par vos partis, si vous parviendrez à obtenir des résultats que nous espérons tous et qui ne profiteront pas seulement à la majorité, à ce Conseil, mais à toute notre Région.
Président -Le débat est ouvert. Si personne ne demande la parole, je vais fermer le débat.
La parole au collègue Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) -Intervengo per fare un po' di sintesi rispetto a quello di cui abbiamo potuto prendere atto in questi giorni di dibattito.
Io spero, spero davvero, colleghi, che il dibattito che si è sviluppato, e che ha visto la partecipazione di molti possa prorogarsi anche per il resto della consiliatura. Lo dico perché purtroppo abbiamo passato cinque anni nei quali l'opposizione poneva dei temi, i temi, collega Bertschy, che lei ha invitato, esplicitato, ci ha richiesto di porre, e penso, ma lei è sempre stato onesto intellettualmente, che non possa sicuramente affermare il contrario quando le dico che noi i temi li abbiamo sempre posti. Li abbiamo sempre posti sia dal punto di vista legislativo che dal punto di vista politico, con azioni e atti politici all'interno di quest'Aula.
Ebbene, spesso le sollecitazioni politiche terminavano… cioè, diciamo che il dibattito in quest'Aula si svolgeva in questa maniera: la proposta che arrivava dall'opposizione, una bolsa risposta di un foglietto scritta dagli uffici, letta con voce stentorea da parte dell'Assessore di turno, e poi eventualmente qualche intervento di qualche collega di opposizione e, a volte, rarissimamente, la voce del collega Marguerettaz, che riportava l'opinione della maggioranza.
Spero che invece il dibattito all'interno di quest'Aula, che giustamente, al netto della politica politicante va fatto sui temi, possa essere invece arricchito dall'opinione di tutti, non soltanto da parte del governo, ma anche dei colleghi che siedono, ovviamente, e che siederanno in platea assieme a noi e che rappresentano la maggioranza. Perché un dibattito ricco ci permette anche di cogliere le diverse sfaccettature che emergono.
Per esempio, e lo ringrazio, il collega Jordan, come suo solito fare, in maniera molto misurata, in maniera molto umile, non è una critica, ma anzi, è un complimento, nel senso che lei ha sempre avuto questo stile comunicativo. Commentavo peraltro con i colleghi ieri anche lo stile comunicativo che ha avuto durante la campagna elettorale: lei ha messo in risalto elementi abbastanza diversi rispetto a tanti di noi, e ha avuto anche ragione dei numeri, quindi le faccio i complimenti.
Ma lei ha avuto, per esempio, poco fa, ma col suo stile, il coraggio, fondamentalmente, per chi sa leggere fra le righe, di criticare l'accordo che è stato formulato. Certo, l'ha fatto con la formula dubitativa del futuro, vedremo che frutti porterà, vedremo cosa succederà, vedremo cosa accadrà, ci auguriamo una buona collaborazione, però, per chi è in grado di leggere, lei lo ha detto.
Spero che lo stesso coraggio che lei ha avuto nel criticare, coi suoi modi, lo abbia anche, mi spiace non vederlo, il collega Lavevaz, che siederà in Giunta, ovviamente con i fautori di quest'accordo, con i membri di una parte del centrodestra che sono firmatari di quest'accordo.
Io spero che ci sia quest'onestà e questa sincerità, perché sappiamo bene che anche all'interno delle forze autonomiste ci sono alcune persone, alcuni Consiglieri, alcuni elementi che condividono, per esempio, una visione di un certo tipo e altri che ne condividono un'altra, che è sicuramente, da una parte, la possibilità che ha chi si siede al centro dello scacchiere e che quindi può contenere tutto e il contrario di tutto, non così in maniera estrema, ma sicuramente può contenere delle anime che guardano in maniera più favorevole da una parte e anime che guardano in maniera più favorevole a un'altra.
È lo stesso principio che ha enunciato nella giornata di ieri il collega Perron con l'enunciazione e con l'evidenziazione delle diverse anime che animano la Lega e che animano, peraltro - e questo è un valore - i partiti sani. Soltanto i partiti che sono morti hanno un'unica idea, un unico principio, un'unica visione e, quando il capo parla, chinano il capo e dicono tutti: sì, sì, è vero, ha ragione lui. Invece, i partiti vitali hanno una loro visione, i partiti vitali hanno un loro dibattito interno.
In questo credo che il collega Marzi non possa che condividere magari anche una punta di rimpianto rispetto alla Prima Repubblica, so di coglierlo in un suo grande amore, cioè quello che una volta si chiamava il dibattito delle idee e quindi i partiti, soprattutto i grandi partiti, la Democrazia Cristiana, il Partito comunista italiano, che è stato evocato peraltro anche dai colleghi del PD, tanti elementi e tante identità politiche dibattevano al proprio interno, avevano scuole di partito, crescevano amministratori, e poi? E poi le idee che nascevano all'interno di queste correnti di pensiero all'interno del partito si scontravano nei congressi e c'erano congressi che presentavano più candidati, più candidati che combattevano per avere la presidenza, la segreteria, che portavano all'interno dello stesso partito idee differenti. Questo rendeva vitali i partiti.
I partiti hanno smesso, purtroppo, di avere la propria funzione quando si sono appiattiti su un'unica visione, sulleader, su questa linea del leader che dice "le cose sono così": sì, è vero, ha sempre ragione.
Al netto di questo, dicevo, è importante, e ringrazio ancora una volta il collega Jordan per aver evocato questa differenza di visioni.
Faccio una piccola digressione solo per rispondere ad alcune sollecitazioni che sono arrivate dai colleghi nella giornata di ieri e nella giornata di oggi, e poi arriverò a un pezzo di programma che ieri ho saltato, ma che giustamente il collega Bertschy ha stimolato e che citerò.
Soltanto per rispondere, per esempio, al collega Guichardaz, che giustamente ha sollecitato una riflessione da parte della Lega rispetto al risultato elettorale, io le posso garantire, collega Guichardaz, che i risultati elettorali e le elezioni sono il mio grande amore. Ho scritto anche un libro sulla storia elettorale della Valle d'Aosta, le ho analizzate a fondo e ho analizzato i risultati di tutti.
Per esempio, ho analizzato, oltre al risultato della Lega, anche il risultato del Partito Democratico, e i risultati della Lega e del Partito Democratico, così come quelli di altri partiti nazionali, si possono confrontare e misurare rispetto, per esempio, alle misurazioni che vengono effettuate dai sondaggi a livello nazionale. Giustamente, dice, voi siete passati da 11 Consiglieri a 3; probabilmente lei ignora che ci sono stati dei passaggi in mezzo, altrimenti il PD è passato da 7 consiglieri a 3. Ma, come ben sa, ci sono state delle scissioni, così come ci sono state ovviamente da noi.
Dire quindi che si è passati da 11 a 3 non è corretto, così come non è corretto dire che voi siete passati da 7 a 3.
Ma c'è una sostanziale differenza. Il Partito Democratico a livello nazionale, oggi, indicativamente è accreditato più o meno del 22% e il PD accreditato del 22% ha avuto un altro punto di forza all'interno di questi anni di Consiglio, cioè ha avuto la possibilità, tramite lei e tramite il presidente del Consiglio Bertin, di poter governare direttamente, da una parte in Giunta e dall'altra parte alla massima carica del Consiglio, questa Regione, quindi ha avuto un ruolo diretto nel governo di questa Regione di questi cinque anni.
Lei, nel dibattito che si è sviluppato in questo giorno e mezzo, ha sottolineato come l'Union Valdôtaine abbia fatto un buon risultato perché ha governato bene. Assieme al PD, ha aggiunto lei.
Ci sono però due risultati diversi: l'Union Valdôtaine fa un buon risultato, il PD, dal 22%, dopo aver governato per cinque anni la Regione e dopo aver governato cinque anni il Comune di Aosta, prende meno della Lega. Sicuramente, quindi, delle riflessioni vanno fatte. Ma non solo prende meno della Lega, prende infinitamente meno rispetto al 22% nazionale.
Sicuramente, quindi, delle riflessioni vanno fatte, ma la Lega, nonostante le scissioni che ha subito, e guardo gli amici dell'Union Valdôtaine, che di scissioni hanno fatto un po' di storia, un po' di scuola, quindi sanno benissimo che quando si subiscono delle scissioni inevitabilmente ci sono delle flessioni, nonostante questo la Lega si è mantenuta indicativamente intorno alle percentuali nazionali.
La si può quindi guardare da una parte per aver retto rispetto a tutti gli altri partiti nazionali. Unica eccezione AVS, che però ha preso meno voti, per esempio, delle elezioni europee. Oppure la si può guardare appunto dal punto di vista del: perlomeno abbiamo limitato i danni.
Ma, al netto di queste valutazioni, mi permetto, e faccio ancora questa piccola digressione, di rivolgermi anch'io, col sorriso, le ho detto, collega Forcellati, niente di personale, al fatto che lei ha rivendicato. Probabilmente lei pensa che io possa provare fastidio, non saprei, disillusione, nel fatto che lei dica che l'Assessore che ha preso il suo posto… peraltro lei ha utilizzato una locuzione che dice "il collega che mi è successo". Mi scusi, non voglio insegnarle… non si dice neanche "succeduto". Non voglio insegnarle l'italiano, la prossima volta però so, immagino, che farà meglio. Il collega che l'ha sostituita in quelle deleghe del Comune di Aosta ha detto che continuerà il suo lavoro e, anzi, si dimostrerà capace.
Io, collega, non vorrei cominciare già a doverle spiegare come funziona all'interno di questo Consiglio, ma vede, lei se l'è particolarmente presa ieri, all'interno e fuori, nelfoyer, perché le ho detto che lei è stato il peggior Assessore alle Politiche sociali del Comune di Aosta. Addirittura è arrivata a dirmi che io l'ho insultata. Io le ho detto ieri, e le confermo oggi, che gliel'avrei detto in faccia, e anche a microfono acceso, che lei è stata il peggior Assessore alle Politiche sociali del Comune di Aosta e non ho timore a dirlo.
Chiedo al Presidente del Consiglio di fermarmi se "peggior Assessore del Comune di Aosta alle Politiche sociali" sia un insulto, perché, a questo punto, ovviamente dovremmo fermare il Consiglio.
Dicevo, lei ha dato un giudizio certamente non lusinghiero e positivo del suo collega, sempre all'interno del foyer. Io spero che questa informazione gli arrivi, così almeno saprà esattamente che cosa pensa di lui.
Ma, venendo invece al programma, e facendo ancora una piccola digressione, dicevo che lei, collega Forcellati, ha spiegato come la nostra Regione abbia avuto un saldo migliore, quindi un +5,5%, rispetto alle nascite, quindi la crescita della nostra società.
In realtà, bisogna dire che effettivamente, purtroppo, la nostra Regione è quella che ha patito di più, su cui ha influenzato maggiormente il calo delle nascite, e sa meglio di me che, quando si è a zero, fare un miglioramento sicuramente è più facile rispetto a chi parte da dieci.
Questa Regione per fortuna ha avuto un piccolo sussulto, ma quello che serve, e quello su cui ovviamente batteremo e porteremo avanti all'interno del Consiglio regionale, è proprio la necessità di implementare le politiche della famiglia. Politiche della famiglia su cui sicuramente, lo scrivevo ieri rispetto al programma che ci è stato presentato, abbiamo assolutamente, lo devo dire, non so se questo è stato un suo elemento, futuro assessore Marzi, ma abbiamo trovato per esempio positive le proposte come il versamento dei contributi previdenziali volontari da parte di coloro che lasciano il posto di lavoro per assistere gli anziani, così come l'introduzione di mirate misure di defiscalizzazione, ma anche l'introduzione di detrazioni regionali per i figli a carico e di un'agevolazione fiscale stabile a favore delle famiglie con figli.
Tuttavia, Assessore e Governo entrante, devo dirvi che la nostra idea di applicare anche in Valle d'Aosta il Fattore Famiglia - ormai ne abbiamo parlato fino allo sfinimento - riteniamo possa essere un altro elemento di progresso, e anche su questo misureremo ovviamente la collaborazione all'interno di quest'Aula. Per esempio, sul Fattore Famiglia, come abbiamo elencato e come abbiamo illustrato diffusamente durante la scorsa Legislatura, anche elementi qualificanti di questa maggioranza,in primisil futuro assessore Bertschy, hanno dedicato una certa attenzione. Per esempio, le prove che sono state fatte per l'applicazione del Fattore Famiglia rispetto all'erogazione del Bon de Chauffage, oppure l'erogazione delle rette del convitto.
Rispetto al lavoro, e questa è la riflessione che mi ha sollecitato il collega Bertschy, siamo d'accordo, abbiamo visto e abbiamo preso atto dell'Alleanza per il lavoro di qualità, ma purtroppo nel programma io ho rilevato una carenza. Una carenza che è quella, per esempio, del tema importante rispetto alla ricollocazione dei lavoratoriover50, che non ha una sua categoria ma che, ne abbiamo parlato più volte, purtroppo raggruppa persone che si trovano a volte espulse dal mercato del lavoro, a volte espulse non quando si ha 50 anni, ma magari quando se ne ha 60, 61, 62, e purtroppo difficilmente si riesce a rientrare.
Questa sarà una categoria su cui assolutamente andare a mettere la nostra attenzione, così come quella, su cui c'è un capitolo, ci sono alcune righe, dei lavoratori con disabilità, ma su quello bisognerà andare a incidere, perché oggi anche alle chiamate pubbliche, purtroppo, tante persone con disabilità decidono di non partecipare, decidono addirittura di non qualificarsi come persone con disabilità perché ritengono che comunque non avrebbero dellechance.
Su questo bisognerà lavorare e su questo, ovviamente, sapete che saremo un assoluto pungolo in questa Legislatura.
Presidente -Immagino che la collega Forcellati voglia chiedere il fatto personale.
Specifico soltanto perché non ho interrotto il collega Manfrin: essendo stato testimone di tanti fatti personali e alla fine chi ci segue, non solo qui ma anche a casa, finisce per non capire nulla; ricordo che è fatto personale l'essere intaccato nella propria condotta o il sentirsi attribuire opinioni contrarie a quelle espresse.
Io le chiedo quindi, collega Forcellati, di specificare in cosa consista il fatto personale.
Forcellati (PD-FP) -Certamente. Mi sembra che sentirsi dire "peggiore Assessore" nella propria funzione, penso che non sia un complimento, quindi…Io le chiedo cortesemente di dedicare due minuti.
Presidente -Da Assessore alle Finanze con delega al asinò ho sentito delle cose molto peggiori e ho mai osato chiedere il fatto personale. Perché? Perché generava ulteriori considerazioni….
Forcellati (PD-FP) -Io non insulto, le assicuro, assolutamente.
Voglio riconoscere al consigliere Manfrin l'errore di ieri, assolutamente lei ha perfettamente ragione. Quel participio passato era sbagliato e quindi… no, di ieri, participio…
Presidente -Abbiate pazienza, se dovete parlare di grammatica e di analisi, potete andare fuori e risolvervela.
Forcellati (PD-FP) -Scusate, però posso dire che era sbagliato e me ne scuso. Dopodiché, quando poi vogliamo confrontarci su titoli di studio, su livelli di istruzione, io sono pronta, prontissima.
Detto questo, il "peggior Assessore" detto dal consigliere Manfrin per me è quasi un complimento.
Presidente -Vede? Quindi il fatto personale non sussisteva.
Colleghi, sono le 12:34, quindi io sono a chiedere per l'ultima volta se vogliamo proseguire col dibattito, altrimenti chiuderei il dibattito e darei spazio alle dichiarazioni di voto. Vorrei anche capire le dichiarazioni di voto: inviterei a prenotarvi in maniera tale da comprendere se si va a votare prima o dopo la pausa pranzo.
Chiudo il dibattito e chiedo chi volesse fare delle dichiarazioni di voto, o la replica del Presidente.
Signori, siccome abbiamo una serie di votazioni importanti, se ci sono dichiarazioni di voto bene, se c'è la replica bene, sennò procediamo.
La parola al consigliere Testolin.
Testolin (UV) -J'ai écouté avec plaisir les interventions qui ont animé ces deux jours de confrontation sur une thématique qui me voit engagé en première personne pour la présentation d'un programme pour les prochaines cinq années. Un parcours partagé qui arrive de la connaissance des thématiques, des problèmes des territoires. C'est quelque chose que revient à qui a déjà administré.
Il l'a bien dit le vice-président Bertschy, sortant, évidemment, pour l'instant. Il a voulu souligner le fait qu'on doit connaître toute une série de problèmes, pas seulement un petit morceau de ceux-là.
J'ai tout de même assisté à des moments de précision de la part de pas mal de Conseillers, par rapport à des situations tout à fait personnelles, à des intérêts personnels d'expliquer quelque chose qui revient évidemment à leur propre parcours intime. Quelqu'un a même cherché de valoriser les livres qu'il a écrit, plutôt que des situations qui ont caractérisé quelque moment de la vie électorale des dernières semaines et des derniers mois.
J'ai apprécié tout de même l'attention que parfois on a voulu dédier à des thématiques. C'est plutôt toujours des thématiques qu'on aborde dans une façon ponctuelle parce qu'on les connaît mieux.
Quand on présente, au contraire, un programme de Législature, on n'a pas l'ambition de toucher tous les points que dans les cinq futures années nous mettrons à disposition pour nous confronter, pour prendre des choix importants.
Credo che alcune delle valutazioni che sono state fatte siano delle valutazioni accettabili da un punto di vista della prima seduta e che seguono una situazione elettorale che si è composta nel tempo, non a caso.
Io credo che il rispetto delle scelte dell'elettorato passi anche dai voti e dal lavoro che si è fatto nei cinque anni precedenti, al netto che poi ci sia una continuità di un programma elettorale. Un programma elettorale non è qualcosa che si inventa, è qualcosa che cresce, che si modificaà tour de rôlenel tempo, in funzione degli obiettivi raggiunti, dei nuovi obiettivi, delle modifiche della nostra società e delle innovazioni che la nostra società si attende, delle necessità che il nostro territorio dimostra di avere anche in funzione di cambiamenti che si sono sviluppati e sono cresciuti negli ultimi anni anche in seguito a situazioni climatico-ambientali che ci impongono determinate scelte.
Da un punto di vista politico farei un ragionamento, che è quello che la nostra realtà, al netto del sistema elettorale che si vorrà utilizzare in futuro, si è confrontata ancora una volta con un sistema proporzionale. Un sistema proporzionale che ci ha dato dei numeri e con quei numeri bisognava comporre qualcosa che fosse il più solido possibile. Penso che quest'aspetto non sia trascurabile al netto delle scelte rosse, azzurre, sicuramente rossonere, sicuramente autonomiste, perché l'autonomismo all'interno di questa proposta di governo vale diciotto ventunesimi. Una base solida di 18 persone che hanno una visione molto chiara di quello che dovrà essere il futuro e il lavoro che bisognerà svolgere, arricchita da una componente che rappresenta per noi un'opportunità, non un opportunismo.
Peraltro l'opportunismo, se vogliamo classificarlo in termini sportivi, è qualcosa che rende valore a qualcuno che sa approfittare in un determinato momento di una certa circostanza.
Io credo quindi che queste riflessioni debbano essere analizzate da ognuno di noi. Poi ognuno evidentemente lo fa per cercare di screditare le scelte altrui. Noi credo che le scelte che abbiamo fatto le abbiamo fatte in tutta serenità e in tutto confronto, che siano delle scelte pro qualcosa e non contro qualcosa.
Con questo non chiudiamo la porta a nessun tipo di collaborazione, lo ha detto il collega Bertschy, sottolineando alcuni tratti dell'attività amministrativa degli scorsi cinque anni, che ci ha visto confrontarci con Ministri che fanno parte dell'attuale Governo, qualche volta con profitto, qualche volta con meno profitto, qualche volta con attenzione, qualche volta con meno attenzione. Io credo che questi percorsi si debbano basare su caratteristiche di conoscenza, anche di affidabilità da parte nostra e da parte del Governo che si interfaccia con noi, dove avere un'opportunità in più di sostegno fa sempre comodo, al di là che le forze si trovino in maggioranza o in minoranza.
Credo che il percorso che abbiamo cercato di fare sia un percorso positivo, che voglia metterci nelle condizioni di avere qualche opportunità in più di risolvere tematiche che al momento non hanno trovato ancora un loro punto finale.
Per il resto, credo che in questo contesto, in questo Consiglio, in questo nuovo Consiglio, ci siano personalità che arrivano da situazioni molto variegate, alcune che hanno già vissuto per quindici anni, o forse più, la vita del Consigliere, che hanno fatto questo percorso in contesti anche socio-politico e ambientali diversi, perché probabilmente quindici, vent'anni fa molte problematiche del territorio potevano essere diverse, alcune opportunità in più, magari, per identificare alcuni punti di arrivo erano diverse, non dico più facili o meno facili da intuire, ma erano sicuramente diverse.
Le regole erano diverse, i contesti erano diversi, e oggi bisogna confrontarsi con quello che si ha davanti e sul quale bisogna lavorare. Noi lo facciamo con la coscienza di avere un punto di partenza molto importante, che è quello di conoscere, non è un vanto ma è un'opportunità che ci è stata data dal tempo, i punti di forza e di debolezza del nostro territorio e sui quali bisogna attenzionare le nostre iniziative per renderlo ancor prima che un territorio di crescita, un territorio sicuro. Un territorio sicuro dal punto di vista delle infrastrutture, della sicurezza della nostra viabilità, dei nostri paesi, dei nostri villaggi, della nostra gente.
Su questi aspetti abbiamo lavorato in maniera importante perché, ancor prima di intravedere l'opportunità di installare un ristorante e un albergo in una località montana, devo capire se ci posso arrivare, devo capire, se sto male, in quanto tempo posso essere portato in un ospedale, se in quella situazione ci possono essere dei servizi che mi possono dare soddisfazione e far crescere i miei figli con una certa serenità.
Io penso che non si possa scindere l'opportunità di crescita da dei servizi che devono rappresentare per la nostra comunità qualcosa di radicato, così come lo è stato nel tempo, e qualcosa che ci dia quella tranquillità e quella serenità per poter vivere il nostro territorio.
Poi, un programma è fatto di mille sfumature. Non si può pensare, e pretendere, per certi versi, che si entri nel dettaglio di tematiche molto articolate, tematiche che richiedono molte volte delle ore di discussione all'interno delle Commissioni o di quest'Aula per arrivare ad una fine, e che possano essere riassunte in un programma di governo.
Un programma di governo di 44 pagine; non saprei definire se sono troppe o se sono troppo poche. Io ho vissuto qualche partenza di nuove amministrazioni e ho cercato, assieme alla squadra che rappresento, in questo istante, di dare un'idea delle tematiche sulle quali possiamo fare degli approfondimenti, senza andare neanche troppo nel dettaglio, perché chi pretende di poter dire oggi nel dettaglio quello che potrà fare magari fra tre o quattro anni non tiene in conto che in questi tre o quattro anni ci possono essere dei cambiamenti, delle necessità, dei bisogni nuovi che devono essere assolutamente essere presi in considerazione. Dare una soluzione prima di analizzarla diventa qualche volta non opportuno, oltre che non corretto.
Quello che quindi voglio trasmettere è sicuramente un'attenzione a quelle che saranno le valutazioni che ognuno di voi potrà fare nei prossimi cinque anni. Valutazioni alcune delle quali, quelle un po' più importanti - non troppe direi in questi due giorni comunque - sono state oggetto delle vostre riflessioni. Ho raccolto qualchecahier de doléancecon delle elencazioni su delle tematiche che, peraltro, sono tutte da discutere.
Io credo che molti temi, per quanto ci concerne, siano molto chiari, sono anche motivo della non possibilità di formare un gruppo di maggioranza in comune con alcuni dei movimenti o dei partiti che sono rappresentati in quest'Aula. Ma, viva Dio, se ci sono delle idee diverse, è anche il motivo per cui ci si presenta in schieramenti che sono opposti.
Io non andrei ad aggiungere molto rispetto a questo; permettetemi di chiudere con una battuta che voglio lasciare, così come suggestione e come buon auspicio, oltre ad augurarvi veramente, e augurare a tutti noi, di poter lavorare in maniera molto schietta, molto chiara, ma anche molto attenta alle opportunità di dare delle risposte al nostro territorio.
Riprendo, per chiudere, un'affermazione che ha fatto la consigliera Forcellati rispetto alla nascita di questo percorso, classificandolo come un percorso che nasce come un parto prematuro, podalico, un parto gemellare e cesareo. Vede, io sono un esperto in questo campo, mi è successo personalmente di vivere questa situazione e oggi questa situazione mi ha portato ad avere due gemelli di 20 anni, dei quali sono orgoglioso.
Spero che il prosieguo di questa maggioranza rispetti quello che mi è successo nella vita. Viva la Valle d'Aosta.
Presidente -Grazie al consigliere Testolin. Considerata l'ora, colleghi, io vorrei comprendere ilsentimentdell'Aula: se ci sono delle dichiarazioni di voto, io riprenderei alle ore 15:00, se ce ne sono tante; sennò dichiarazioni di voto e poi si vota successivamente.
Sospendiamo allora il Consiglio e ci riaggiorniamo alle ore 15:00 con le dichiarazioni di voto e poi le operazioni.
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La seduta termina alle ore 12:11.
