Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 12 del 5 novembre 2025 - Resoconto

OBJECT N° 12/XVII - Débat sur le programme de gouvernement.

Aggravi (Président) -À la presence de 32 Conseillers, j'ouvre le débat à la suite de la présentation du programme de candidature.

La parole au conseiller Carrel.

Carrel -Preso atto del neo costituito gruppo consiliare ADC-RV-SA, considerato che il programma condiviso da tutti gli eletti di Autonomisti di Centro è il medesimo ed è stato portato al tavolo delle trattative per la formazione del nuovo governo;

ribadito che soltanto dopo il veto espresso dal presidente Testolin sulla mia persona io e il collega Di Marco abbiamo abbandonato la riunione, vista l'evidente impossibilità di continuare il dialogo basato su questa premessa;

chiedo al Presidente di esplicitare, motivandola, se il gruppo consiliare Autonomisti di centro e il sottoscritto consigliere Carrel si debbano ritenere forza di maggioranza o di opposizione.

Presidente -Solo per dirimere la questione, stava parlando del candidato Presidente o del Presidente del Consiglio? Scusi eh... grazie.

Carrel -Mi scusi, ovviamente candidato Presidente alla Regione, nonché Presidente uscente della Regione.

Président -La parole au conseiller Testolin.

Testolin - C'est une question pour vous, le Président du Conseil : " Est-ce à moi prendre ce type de choix, dans cette salle ou bien dans d'autres endroits ? ". Vous me renseignez, après moi je donnerai une réponse avec plaisir.

Président- Disons que cette législature commence très bien... Et je vous remercie, tout le monde, pour me mettre à l' épreuve mais je pense que chacun de nous en tant que Conseiller peut dire s'il est à l' opposition ou en majorité mais c'est, disons, une opinion pas seulement personnelle mais même "Fattuale" comme on dirait dans d'autres domaines donc moi, honnêtement, en ce moment je me limite à faire le Président du Conseil.

...La espliciti, consigliere Manfrin.

Manfrin -Di solito si esplicita fuori microfono...

Soltanto a beneficio del dibattito, rispetto alla questione posta io credo che però un po' di chiarezza vada fatta, nel senso che credo che - non mi permetto d'interpretare il pensiero del collega Carrel - probabilmente, per esprimere un voto sul candidato Presidente, forse il collega voglia sapere se la sua presenza in maggioranza sia gradita o meno.

Per quanto ci riguarda - e per quanto secondo me riguarda anche l'economia dei lavori dell'Aula - è evidente che alla fine di questa giornata dovremo votare le Commissioni e le Commissioni avranno un'appartenenza di maggioranza e una di opposizione, quindi probabilmente questa cosa va deliberata effettivamente in quest'assemblea e non in altre sedi, a meno che la maggioranza (o l'opposizione) si faccia carico di un posto in Commissione, però magari con delle controindicazioni per uno o per l'altro. Solo a beneficio del dibattito.

Presidente -È un'esplicativa più che una mozione d'ordine, comunque grazie.

La parole au collegue Marguerettaz.

Marguerettaz -Semplicemente per una breve sospensione di maggioranza.

Presidente -Sospensione accordata.

La seduta è sospesa dalle ore 15:08 alle ore 15:14.

Aggravi (Presidente) -Riprendiamo i lavori, la parola al consigliere Marguerettaz.

Marguerettaz -Io credo che valga la pena, per coloro che ci ascoltano, di fare un breve riepilogo, perché c'è stata un po' di attività di assestamento dopo le elezioni, quindi abbiamo tutta una serie di gruppi che si sono costituiti, c'è gente che è entrata, che è uscita.

Io credo quindi che valga la pena riepilogare, perché in Consiglio regionale oggi abbiamo nove gruppi consiliari: Alleanza Verdi e Sinistra, Union Valdôtaine, PD-FP VDA, Autonomisti di centro, Fratelli d'Italia-Giorgia Meloni, Forza Italia, La Re-naissance, Lega Valle d'Aosta, ADC-RV-SA, quindi abbiamo questi nove gruppi.

Riguardo all'accordo di maggioranza, quindi coloro che hanno stretto un accordo e hanno condiviso il programma, sono questi tre gruppi: Union Valdôtaine, Forza Italia, ADC-RV-SA. Questa è la maggioranza, tutti gli altri gruppi sono da considerarsi minoranza.

Président -Je rappelle que le débat sur le programme de gouvernement est ouvert.

Vous êtes priés de prendre la parole, si vous le voulez.

Chiedo di prenotarsi, sennò chiudo la discussione. Vi invito nuovamente a prenotarvi, perché alla terza volta chiuderò la discussione generale.

La parole au collegue Lattanzi.

Lattanzi -A me l'onore di aprire il primo intervento sul programma e sulla presentazione che il Presidente incaricato ha fatto a tutta l'Assemblea.

Devo dire che personalmente mi ha messo in imbarazzo, l'ho ammesso già anche nell'atrio - al Presidente gliel'ho detto - perché gran parte dei punti del programma di legislatura (promossi 25-30) sono assolutamente condivisibili e in qualche passaggio devo dire che addirittura sembrano presi dal nostro programma, quindi mi compiaccio di questo approccio nuovo rispetto a tempi nuovi che, come il Presidente ha giustamente illustrato, descrivono un contesto di grande evoluzione, la necessità di avere occhi nuovi per visioni nuove.

Dopodiché ho chiesto agli uffici di fornirmi il programma di legislatura dello stesso Presidente, 23-25; sono andato a leggermi i punti e ho trovato un'assonanza importante, per non dire addirittura totalizzante.

Tolti i due punti su cui non ho trovato riferimenti, e cioè la legge elettorale, che avrebbe garantito una stabilità probabilmente diversa, e altri punti su cui tornerò, le stesse considerazioni che hanno accompagnato la presentazione del programma di oggi accompagnavano anche il programma di fine legislatura, chiamiamola così, della legislatura precedente 23-25; si prendeva anche allora, un paio di anni fa, atto dei tempi che cambiavano, anche allora si auspicavano tavoli di confronto nazionali con i Governi nazionali per i temi importanti come il Tunnel del Monte Bianco, quello del Gran San Bernardo - sto leggendo il 23-25 - e l'attenzione alle concessioni delle acque della CVA, l'attenzione sulla Commissione paritetica... si annunciava una riforma di legge elettorale, invece in questo programma non vedo assolutamente nessun cenno e poi potrei declinare tutti i punti del programma di oggi: erano esattamente gli stessi due anni fa.

Allora la domanda sorge spontanea: cos'è cambiato? Per noi nulla. Lo avevamo letto anche prima di questa campagna elettorale il programma della precedente maggioranza, che era di colore totalmente diverso, con punti che sul programma erano assolutamente condivisibili.

Il tema qual è? Che i programmi camminano sulle gambe delle persone, le persone fanno le maggioranze e le maggioranze - come prima ha ben significato il capogruppo dell'Union Valdôtaine - sono anche molto variabili.

Cosa manca a questo programma presentato oggi? Beh, manca intanto la certezza dei numeri, perché una maggioranza come quella che è stata presentata oggi, con i gruppi che il capogruppo Marguerettaz ha illustrato, a nostro avviso non è sufficiente per affrontare un quinquennio così complicato e così complesso, in un contesto veramente di profondo cambiamento.

Si è fatto cenno alla necessità di dare stabilità all'azione di governo, perché è fondamentale - ma queste stesse parole le ho sentite dal Presidente al recente convegno di Confindustria a Saint-Vincent - allo sviluppo economico e alla dinamicità della competitività delle imprese. Si è citata (nel programma precedente non c'erano e questo ci fa piacere) la necessità delle zone franche d'impresa, in questo caso de haute montagne o definite ZFT, si è ribadita la necessità di un dialogo con La Chambre, con gli interlocutori delle attività produttive, e come si fa a essere contrari? È esattamente quello che tutti gli interlocutori delle attività economiche, da Confcommercio, a Confartigianato, ADAVA e Chambre, hanno chiesto per tutti questi anni.

Allora la domanda sorge ancora più spontanea: cosa c'è di diverso da quello che è stato detto anche 10 anni fa? La credibilità al progetto, e la credibilità al progetto - ripeto - sta nella solidità della maggioranza che si propone, una solidità che vede interlocutori diversi, ambizioni e aspirazioni simili, ma con una forte connotazione di rinnovamento.

In tutto il programma si continua ad articolare, in tutti i settori, in alcuni casi "Proseguiremo, continueremo", a fare cose che non si sono fatte, a promettere cose che non si sono mantenute, e a illustrare scenari che sarebbero doverosamente necessari per questa regione, ma che sono già stati affrontati e non sono stati risolti.

Noi, quindi, pur con la buona volontà e la disponibilità d'interlocuzione per la risoluzione dei problemi della Valle d'Aosta che abbiamo anche offerto alle forze politiche che oggi si presentano come maggioranza, con quale fiducia possiamo dare la fiducia a questa maggioranza? Siamo in difficoltà perché sui punti di programma siamo d'accordo - ma lo potevamo essere anche due anni fa - e se leggiamo gli appunti di programma di dieci anni fa erano esattamente gli stessi, eppure abbiamo perso dieci anni con otto Presidenti della Giunta, le concessioni rimangono un tema, la logistica rimane un tema, il futuro economico di questa regione rimane un tema, i desiderata rimangono gli stessi e le azioni rimangono su un pezzo di carta.

Noi saremo attenti osservatori dell'attuazione di questo programma, non nutriamo grandi speranze, ve lo diciamo, non perché non ci siamo noi, ma perché se di rinnovamento si doveva parlare... il rinnovamento non lo si scrive, lo si attua.

Ora noi aspetteremo i provvedimenti, ho già espresso qual è stato il nostro pensiero nelle interlocuzioni che abbiamo avuto con le varie forze politiche, noi saremo un'opposizione a favore della Valle d'Aosta, quindi dal nostro punto di vista costruttiva, perché siamo consapevoli che ci stiamo giocando forse l'ultima legislatura utile per non perdere il treno della competitività e della socialità di questa comunità.

Siamo di fronte a un inverno demografico pesante, a una bassa natalità che il Presidente ha illustrato nel programma essere un tema chiave su cui noi siamo molto sensibili, la desertificazione delle montagne, la stessa esistenza della nostra comunità in questa ultima legislatura, che noi consideriamo l'ultimo treno per Yuma, è oggettivamente in discussione.

Io credo che ogni Consigliere regionale oggi sia consapevole che questa è forse l'ultima chiamata per poter rimanere agganciati al treno dello sviluppo di una comunità che esiste, resiste, magari cresce pure nelle sue dinamiche sociali, ma rimaniamo preoccupati non perché, ripeto, non siamo noi in maggioranza, ma perché questa maggioranza avrebbe avuto bisogno oggettivamente di processi culturali diversi che sono stati - lo devo riconoscere al Presidente - descritti nel programma... Presidente, glielo riconosco, il cambiamento è descritto ma è poco credibile, perché la stragrande maggioranza di quelli che siederanno fra qualche ora su quegli scranni sono esattamente le stesse persone che parlavano di aspirazioni di due anni fa, di cinque anni fa e di dieci anni fa, con colori completamente diversi.

Cosa fa quindi la differenza? Un pezzo di carta su cui scriviamo delle intenzioni o le gambe e la cultura di chi poi queste intenzioni le deve portare avanti?

Voglio subito anche chiarire un passaggio riguardo alla presenza di Fratelli d'Italia per quanto riguarda i temi che riguardano Roma: noi da Valdostani non ci opporremo mai, ripeto mai, ripeto mai, a un dialogo con il Governo nazionale, né faremo nulla che possa danneggiare la comunità, lo voglio dire in maniera forte e chiara: pur ribadendo la nostra contrarietà a una maggioranza nella quale noi non crediamo, crediamo nella comunità valdostana e crediamo che la comunità valdostana meriti l'attenzione di ognuno di noi 35: indipendentemente dai banchi in cui siede - chiunque governi a Roma, in questo momento governiamo noi - dia alla comunità valdostana le risposte che merita, tanto per rispetto istituzionale e poi anche perché siamo tutti Valdostani, questo voglio chiarirlo sin da subito.

Come sarà la nostra opposizione? Dura, durissima, senza sconti, perché ogni riga di questo programma sarà al vaglio di ogni provvedimento che voi prenderete.

Certo, ci sono tante cose che ci interessano, e se non le farete vi sosterremo, vi solleciteremo a farle, e ci sono cose che qui non ci piacciono, come lo sviluppo del progetto della riforma della qualificazione del Parini, peraltro anche con i colleghi di Forza Italia avevamo optato su una posizione di opposizione, invece vedo, in questo programma, ribadito e firmato che piace. Non vedo accenni, dicevo, alla riforma della legge elettorale che invece avrebbe oggi evitato a tutti noi questo teatrino del non sapere chi fa la maggioranza, chi non fa la maggioranza; è euna cosa brutta, portiamocela a casa come esperienza, cerchiamo in questa legislatura di fare una riforma della legge elettorale che possa dare ai Valdostani la possibilità di scegliersi il Presidente, un Governo, una maggioranza prima delle elezioni, e non qualche giorno dopo o qualche settimana dopo.

Non stiamo scrivendo in queste ore una pagina bella della politica valdostana, credo che avrete letto anche tutti voi i commenti, avete sentito i vostri elettori, c'è disorientamento, le forze politiche che si sono presentate avverse oggi sono al tavolo con le ipocrisie più logiche che si possono presentare per giustificare dei cambiamenti di direzione, l'avete voluto fare voi dell'Union Valdôtaine, l'hanno fatto gli amici di Forza Italia, lo fanno anche gli amici di Stella Alpina, o adesso non so come vi chiamiate, avete tre nomi, e per questo un po' di chiarezza ci vorrebbe; credo che abbiamo tutti bisogno, ma i cittadini in primis, per non più disperdere credibilità, che la politica dia un segnale.

Io credo che in queste ore non abbiamo conquistato elettori, non aumenterebbe il numero dei votanti se domani ci fossero delle elezioni, anzi, credo che diminuirebbe, per la delusione di molti elettori che hanno votato anche noi, dei candidati che si sono presentati; vedendo disattese poi le aspettative, i progetti, i programmi di maggioranza, credo che oggettivamente non abbiamo guadagnato in questo momento un aumento degli elettori.

Su questo ci dovremmo interrogare perché, anche se non c'è nel programma, io auspico che questa maggioranza - e se non lo farà la maggioranza lo deve fare il Consiglio - invece una riforma della legge elettorale la debba fare per garantire chiarezza, trasparenza e stabilità.

Mi riservo di fare ulteriori interventi, visto che il Presidente mi sollecitava a fare la rottura del ghiaccio e l'ho fatto; le prime considerazioni, ripeto, non programmatiche ma di quadro, di contesto, spero che comincino a essere comunque alla nota di questo Consiglio, mi riserverò poi di ritornare sui singoli punti.

Sollecito anche i colleghi di andare a riprendersi il programma 23-25, Presidente, avrà fatto anche lei, stilando il nuovo programma l'avrà fatto cogliendo l'occasione del vecchio programma, sono sostanzialmente molti condivisibili.

Ripeto, i programmi camminano sulle maggioranze dei Governi e si costruiscono purtroppo dopo aver richiesto agli elettori la loro (incomprensibile).

Presidente -Grazie al collega Lattanzi. La parola alla collega Minelli.

Minelli -Io avevo chiesto questa mattina la possibilità di fare una discussione separata sul punto, esattamente, della nomina del Presidente della Regione, separata da quella sul programma di legislatura che ci viene presentato, sull'articolazione degli Assessorati e quant'altro. Poi c'è stata la sospensione, mi è stato detto che questa cosa non era possibile; abbiamo visto che è stata posta la pregiudiziale su una questione tangente, in qualche modo, e l'esito l'abbiamo visto.

Io quindi dividerò adesso il mio intervento in due parti, perché comunque siamo chiamati a votare il Presidente della Regione, ma anche a dare una valutazione sul programma di legislatura.

Viene proposta per la carica di Presidente della Regione Valle d'Aosta una persona che, ai sensi della legge regionale 21/2007, non può far parte della Giunta, e il testo della legge è chiaro. Cito il punto: "Chi ha ricoperto per due legislature consecutive cariche all'interno della Giunta regionale non è, allo scadere della seconda legislatura, eleggibile all'interno della Giunta nella successiva legislatura", quindi su questa prima proposizione credo non ci sia alcun dubbio. La legge dice "Chi ha ricoperto cariche", non importa la durata, possono essere anche solo pochi mesi, "Chi li ha ricoperte in due legislature consecutive non può più far parte della Giunta nella successiva".

Un'affermazione direi severa, probabilmente anche troppo, tant'è vero che la legge prevede una deroga nella parte immediatamente successiva, possiamo chiamarlo un bonus, cioè eccezionalmente la possibilità di ricoprire un incarico ulteriore nella terza legislatura consecutiva, se in una delle due precedenti la carica ricoperta ha avuto durata inferiore a due anni, sei mesi ed un giorno.

Il Consigliere Testolin, nel corso della legislatura appena conclusa, ha usufruito di questo bonus perché aveva già ricoperto cariche in Giunta in due legislature consecutive, dal 2013 al 2018 e dal 2018 al 2020, e non avrebbe potuto farne una terza, ma siccome nella XV, 2018-2020 appunto, è stato in carica per meno di due anni, sei mesi e un giorno, allora eccezionalmente ha potuto far parte della Giunta anche nella terza legislatura consecutiva 20-25, però poi basta, sono delle legislature appunto consecutive, non si può far parte di una Giunta nella quarta legislatura consecutiva.

Ho fatto questa premessa, ricordando la legge, perché la proposta che viene fatta oggi è, in buona sostanza, di non rispettare quanto è scritto in legge, cioè di ignorare una norma che era stata approvata ad ampia maggioranza dal Consiglio regionale.

C'è quindi un problema giuridico, che è il rispetto della legge, ma c'è soprattutto un problema politico, perché sappiamo che quella legge ha alle spalle un ragionamento politico ma ha anche una riflessione di carattere costituzionale, e parto proprio dalla Costituzione.

Perché prevedere dei limiti di mandato? È corretto? È utile? È conforme alla Costituzione? I limiti di mandato sono frequenti nella normativa nazionale e regionale che riguarda le Regioni e gli enti locali.

La sentenza n. 60/2023 della Corte costituzionale afferma che "Tali limiti sono giustificati con la necessità di rispettare esigenze importanti quali" - e cito direttamente da quella sentenza - "L'effettivapar condiciotra i candidati, la libertà di voto dei singoli elettori e la genuinità complessiva della competizione elettorale, il fisiologico ricambio della rappresentanza politica e, in definitiva, la stessa democraticità degli enti locali".

I problemi della par condicio fra i candidati e del ricambio della rappresentanza politica nelle nostre elezioni esistono? Certo, certo che esistono, basta andare a vedere i risultati delle elezioni del 28 settembre scorso per rendersi conto di quanto incida sul risultato elettorale quello che si può chiamare tranquillamente il partito degli Assessori.

Il partito degli Assessori in Valle d'Aosta aveva otto candidati alle elezioni regionali, sette sono stati eletti e, di questi sette, gran parte è risultata prima in assoluto per numero di preferenze nella propria lista, e comunque tutti e sette sono fra i primi eletti.

Nell'Union Valdôtaine i componenti della Giunta sono al primo, al terzo, al quarto e al quinto posto, negli Autonomisti di centro - li chiamo così perché questa è la lista che è stata presentata e che è stata votata - sono al numero 1 e al numero 3, nella lista del Partito Democratico l'Assessore uscente è al primo posto per preferenza.

Credo quindi che sia chiaro che ricoprire delle cariche in Giunta condizioni fortemente il risultato elettorale e se non si pongono dei limiti si passa da un sistema di democrazia, che tutti sappiamo è il Governo del popolo, a un sistema oligarchico, cioè a un Governo di pochi.

Questo è un problema strutturale, non nuovo, e proprio perché non è un problema nuovo già in passato si è cercato d'introdurre dei rimedi ponendo dei limiti ai mandati; nel caso dei Comuni ai Sindaci e nel caso dell'Amministrazione regionale ai componenti della Giunta e anche ai componenti del Consiglio regionale, come sappiamo.

La legge 21/2007 è stata un tentativo di limitare in un momento, lo dicevo stamattina, che seguiva una fase monarchica di gestione del potere regionale e c'era una domanda di cambiamento, c'era una richiesta di apportare dei correttivi.

Lo si è fatto poi più recentemente con i limiti ai mandati consecutivi per i Consiglieri con la legge del 2019 e nel 2007 invece con i limiti dei mandati consecutivi ai componenti della Giunta.

Ora che cosa succede? Ora c'è un tentativo in atto di cancellare questi paletti che erano stati posti e, a mio avviso, giustamente posti, quindi per quale motivo si vuole scardinare tutto questo?

I Consiglieri del partito di maggioranza relativa, così come è uscito dalle urne, sono numerosi, perché allora indicare, come Presidente, proprio una persona la cui nomina contrasta con una disposizione di legge regionale? Perché esporsi anche a un possibile contenzioso giuridico, che credo sarebbe meglio evitare?

Lo dicevo stamattina, fin dall'autunno scorso, dal 15 ottobre del 2024, era stato posto, lo avevo posto, il problema dell'ineleggibilità in Giunta di chi avesse ricoperto dei posti di Governo già per tre legislature consecutive.

Avevo chiesto al Presidente del Consiglio un parere e una sua valutazione, quindi una risposta, che è arrivata - come dicevo - 45 giorni dopo in maniera del tutto evasiva: "Si affronterà il problema nel momento in cui si presenterà effettivamente", e allora abbiamo chiesto un parerepro veritatea un noto giurista, il professor Morrone, ordinario di diritto costituzionale all'Università di Bologna.

Il parere, lo sapete, è stato molto netto nell'affermare che non era possibile ricoprire questa carica per una quarta legislatura consecutiva, ed era - quando il parere è stato reso noto - febbraio 2025.

In tempi più recenti i consiglieri Testolin e Bertschy hanno richiesto un altro parere al professor Enrico Grosso, anche lui ordinario di diritto costituzionale, ma all'Università di Torino, e rilevo che nel parere del professor Grosso, a pagina 10, si afferma testualmente: "Se si resta fermi al dato testuale e alle sue possibili interpretazioni letterali, occorre concludere che la disposizione in parola non offre una soluzione univoca e certa del quesito, essendo due, e tra loro opposte e reciprocamente incompatibili, le possibili norme da esse ricavabili".

Il parere Grosso quindi che cosa fa? Accantona la lettera della norma per proporre delle interpretazioni basate su considerazioni che sono esterne al testo di legge, che noi riteniamo opinabili e discutibili. È un esercizio sicuramente raffinato per arrivare a una conclusione che è opposta alla lettera della legge.

Ancora, a nostro avviso, più ardito e lontano dalla lettera della legge il ragionamento del professor Lupo, anche lui ordinario di diritto costituzionale, questa volta alla Luiss di Roma, e autore del terzo parere pagato dal Consiglio regionale.

Il professor Lupo sostiene che "I limiti dei mandati sono stati introdotti a livello nazionale per contenere gli effetti dell'elezione diretta dei Presidenti delle Regioni a Statuto ordinario" e afferma, inoltre che laddove nelle Regioni la forma di governo è rimasta di tipo parlamentare, cito: "L'introduzione di un limite dei mandati consecutivi per le cariche di Governo costituisce un'evidente anomalia".

In realtà poi però si contraddice, perché cita anche la normativa della Provincia autonoma di Bolzano dove, come sappiamo, non c'è l'elezione diretta del Presidente, eppure la legge provinciale pone dei limiti alla rielezione del Presidente e degli Assessori.

Inoltre va considerato che limiti di mandato nelle normative regionali sono presenti anche per chi ha dei ruoli diversi da quello di Presidente, cioè per gli Assessori.

La legge regionale del Veneto, la n. 1/2015, afferma che "Non possono essere immediatamente nominati Assessori regionali coloro che hanno rivestito ininterrottamente per due mandati consecutivi la carica di componenti della Giunta".

Oltre a quelle che a noi appaiono delle contraddizioni presenti nel parere c'è però un altro elemento, che è quello che è più preoccupante, a mio avviso, perché il parere Lupo mette in discussione la potestà legislativa della Regione Valle d'Aosta, laddove arriva ad affermare che la nostra normativa sui limiti dei mandati in Giunta e anche quella sui limiti dei mandati in Consiglio sono a rischio di incostituzionalità.

È una impostazione - e credo che sia evidente - che indebolisce notevolmente il sistema giuridico della Valle d'Aosta e mette in discussione anche l'impianto dell'autonomia.

Nella seconda parte del parere, poi, c'è una duplice omissione, il parere non affronta l'analisi dellaratio legis,cioè il motivo per cui è stata fatta questa benedetta legge 21/2007 e dimentica completamente la XIV legislatura, quella 2013-2018, come se non fosse mai esistita.

Si parla solo delle ultime due, ponendo l'attenzione solo sulle ultime due e, seguendo il ragionamento che è contenuto in questo parere, allora un consigliere nella condizione del collega Testolin potrebbe far parte della XVII legislatura che comincia adesso, ma anche della XVIII, e magari della XIX, e perché no, magari anche della XX, se la sua carica in queste legislature durasse meno di due anni, sei mesi e un giorno, in contrasto con la lettera e con lo spirito della legge 21/2007.

Noi non sappiamo con quale criterio sia stato scelto questo giurista, non sappiamo quanto siano approfondite le sue conoscenze del nostro speciale ordinamento e di quelli delle altre Regioni autonome, ma da un punto di vista delle prerogative autonomistiche questo parere secondo noi è un autogol, e si inizia male in questo modo la legislatura, perché per difendere l'elezione di un Presidente e di un Vicepresidente si mettono anche in discussione i poteri della Regione di legiferare su delle materie che sono di sua piena competenza.

Noi non eravamo neppure d'accordo ad affidare quest'ulteriore incarico quando il Consiglio aveva già due pareripro veritatea disposizione su cui ragionare e comunque, lo dicevo anche oggi, si tratta di pareri, anche se è abbastanza curioso rilevare che tre professori di diritto costituzionale abbiano tre approcci diversi al tema, ma per me questa è la conferma che non si può delegare ai giuristi. Chi ha la responsabilità è la politica, quindi è il Consiglio regionale che nel 2007 ha scritto quella legge che deve assumersene la responsabilità, e soprattutto la responsabilità di applicare la legge.

La Presidenza del Consiglio, non questa Presidenza del Consiglio, ovviamente, ma la precedente che doveva esplicitare il senso della norma non lo ha fatto perché non c'è stata la volontà di farlo.

Quindi sicuramente sulla base di questi presupposti noi, anche condividessimo un programma, non potremmo votare la designazione del consigliere Testolin a Presidente della Regione.

Vengo ora all'analisi del programma che ci presentate, ma anche alla genesi e alla composizione di questa maggioranza e di questo Governo che nascerà oggi.

Credo che non si possa di certo dire che in questi quaranta giorni che sono seguiti al voto del 28 settembre non sia successo niente, abbiamo assistito a un po' di tutto, abbiamo assistito a una girandola di ipotetiche maggioranze e governi di varia colorazione, abbiamo assistito al repentino laceramento, prima ancora che iniziassero i lavori del Consiglio regionale, di liste e coalizioni che si erano presentate promettendo un incisivo impegno unitario. Abbiamo sentito proposte fantasmagoriche, come quella di un'alleanza fra tutto il centrodestra e l'Union Valdôtaine, cioè di due schieramenti che si erano presentati in campagna elettorale agli elettori come fieramente avversi e alternativi.

Abbiamo assistito pochi giorni fa alla defenestrazione dalla costituenda maggioranza a trazione autonomista, e quindi poi anche dalla Giunta, di un ex Assessore colpevole soprattutto di aver avuto un successo elettorale troppo significativo senza avere la targa dell'Union Valdôtaine.

E poi arriviamo a quello che è, a mio avviso, il fatto più rilevante ed eclatante: la svolta a destra dell'Union Valdôtaine e l'abbandono della quinquennale alleanza con il Partito Democratico, sempre incondizionatamente disponibile a stare in maggioranza, per andare a fare l'alleanza con Forza Italia; un'alleanza addirittura coronata da patti siglati a livello nazionale, ma con una scadenza temporale ben evidenziata e ben precisa, il 2027, quasi che si trattasse non di una maggioranza governativa ma di uno yogurt con una scadenza.

L'alleanza con Forza Italia è una scelta di notevole peso per l'Union Valdôtaine, che ha progressivamente in questi anni deciso di recidere collaborazioni a sinistra, nella scorsa legislatura con Progetto Civico Progressista, per cui sono stata Assessora, e ora anche con il Partito Democratico; scelta non del tutto sorprendente, perché già in passato l'Union Valdôtaine ha fatto dei giri di valzer con Forza Italia, il Popolo delle Libertà allora, e del resto il mantra, sempre ripetuto e riutilizzato anche recentemente, è il famoso "Ni droite ni gauche", definizione che, in realtà, secondo me andrebbe corretta con "Sì alla destra e sì alla sinistra" a seconda di come fa più comodo.

È una scelta legittima, lo dico subito, ma che ora assume una valenza strategica e molto presto - credo già nei prossimi mesi e anche rispetto a grandi temi che si discuteranno a livello nazionale - ci farà vedere delle conseguenze.

Ne prendiamo atto ma osservo anche che per chi pensa, e mi riferisco all'elettorato, a un futuro rilevante della sinistra valdostana, questa in qualche modo è una scelta liberatoria, perché sgombra il campo rispetto a possibili equivoci.

Non esiste un'Unione Valdôtaine progressista, e chi crede nei valori del progressismo deve guardare adesso da un'altra parte.

Il Partito Democratico valdostano, che ha puntato tutto sull'alleanza con l'Union Valdôtaine - con una forte sottomissione programmatica nei cinque anni appena trascorsi, di cui ahimè sono stata testimone - ora vede il fallimento di una linea perseguita tenacemente anche a costo di sacrifici pesanti, in ultimo quello che abbiamo visto recentemente nelle scelte per la città di Aosta, dove per inseguire gli autonomisti si è abbandonato un percorso, un perimetro di alleanze e un Sindaco che bene avevano operato, rischiando di consegnare il Governo della città alla destra.

Chissà, forse adesso finalmente lo scenario politico cambierà in Valle d'Aosta. È una domanda che mi pongo. Ci vorrà del tempo, ma chissà che non si verificheranno anche le condizioni per alzare la bandiera di una sinistra alternativa all'Union Valdôtaine, capace di contenderle il Governo della Regione Valle d'Aosta, e su questo staremo a vedere.

Fatta questa premessa prettamente politica, entrerò più nel dettaglio delle dinamiche delle settimane passate e delle modalità con cui si è arrivati a decidere la nuova maggioranza.

La prima considerazione riguarda la lentezza e la confusione, è stato un parto lungo, difficile e dalle dinamiche non sempre comprensibili da parte dell'opinione pubblica.

È sotto gli occhi di tutti un dato evidente: al Comune di Aosta le operazioni di voto si sono concluse a metà ottobre e 15 giorni dopo, a fine ottobre, la Giunta era fatta, pronta ad operare.

A livello regionale si è votato a fine settembre e siamo arrivati a oggi, 5 novembre, per discutere e votare sulla formazione della maggioranza e della Giunta, che solo ieri sera ha trovato concretizzazione.

La seconda considerazione è sugli Assessorati ballerini: i posti apicali sono diventati dieci, nel corso del mese di ottobre, nell'ambito delle trattative, è emersa anche la valutazione sull'opportunità d'incrementare il numero di Assessorati, che poi si è puntualmente verificata.

Intendiamoci, tutto si può discutere e valutare, anche l'aumento del numero degli Assessorati, un conto però è pensare all'organizzazione della Giunta in base alle esigenze di una buona Amministrazione o di progetti specifici, un altro conto, secondo me, è pensare alla creazione di un Assessorato in base all'esigenza di avere più posti apicali da spartire, da coprire, per accontentare tutte le componenti politiche.

La terza riflessione riguarda i contenuti. I contenuti del programma di Governo sono stati i grandi assenti nella discussione sulla formazione della maggioranza. Si è parlato molto di schieramenti, solo autonomisti, autonomisti e PD, autonomisti e Forza Italia, maggioranza con quaglie saltatrici, e forse ancora qualche cos'altro che dimentico, ma pochissimo del programma di Governo.

Come purtroppo frequentemente accade (ma non sempre, perché nell'ottobre 2020 si era operato ben diversamente, e lo ricordo bene) come spesso accade il programma arriva solo alla fine; è un aspetto marginale e, di conseguenza, dallo scarso valore contenutistico.

A dire il vero nelle settimane scorse a un certo punto abbiamo letto sui giornali che gli autonomisti di centro avevano avanzato cinque punti, così avevo letto, ma non abbiamo mai saputo quali fossero.

La prima valutazione che sulla base di questi tre elementi (la lentezza e la confusione nella formazione della maggioranza, gli Assessorati ballerini e la marginalità dei contenuti) possiamo trarre è appunto una valutazione sul sistema che abbiamo in Valle d'Aosta di elezione del Consiglio e di formazione del Governo, un sistema che non funziona, che è, e lo abbiamo detto tante volte noi, il peggiore di tutte le Regioni italiane, che espropria completamente gli elettori dalla possibilità di sapere prima del voto quali saranno le alleanze, le coalizioni e i programmi di tali coalizioni.

L'elettore non può minimamente sapere che cosa accadrà dopo il voto e può succedere che si verifichi addirittura qualche cosa che è in netto contrasto con il motivo per cui lui elettore aveva sostenuto una determinata lista.

In quest'occasione contingente sono stati prospettati, lo dicevo prima, nelle settimane passate degli scenari sconcertanti che hanno spiazzato molti elettori - lo so perché mi è stato proprio riportato direttamente - perché avrebbero addirittura portato a vedere alleate delle forze che si sono proposte come assolutamente alternative in campagna elettorale.

Noi diciamo da tempo, e ne rimaniamo profondamente convinti, che occorre modificare radicalmente il sistema elettorale.

Nella proposta di legge che come prima firmataria ho depositato ad aprile 2022 era previsto l'obbligo della dichiarazione preventiva delle coalizioni e l'obbligo della presentazione del programma di coalizione contenente anche - quello diceva la proposta - l'indicazione già definita del numero di Assessorati; un'impostazione trasparente perché l'elettorato abbia in mano tutti i dati prima di andare a votare.

Si è rifiutato di sottoporre a referendum consultivo questa proposta di legge, un referendum che invece, se si fosse svolto, non avrebbe legato le mani a nessuno, ma avrebbe permesso, questo sì, di cogliere l'orientamento della popolazione valdostana.

Un atto di democrazia che non si è voluto compiere, una riforma elettorale che poi non si è voluta fare e quindi adesso continuiamo con i pessimi riti che abbiamo visto in queste settimane.

Mi soffermo ora su alcuni punti del programma di Governo, e continuerò poi nel tempo che avrò a disposizione dopo, ne accennerò brevemente e il collega Torrione si soffermerà su altri aspetti.

Parto dalla politica energetica, un capitolo molto importante, eppure trascurato nel programma che ci avete presentato: da una parte si parla di autonomia energetica e di Valle d'Aosta Fossil Fuel Free ma non si dice come si pensi di raggiungere tale obiettivo, e viene indicato questo traguardo, la Valle d'Aosta Fossil Fuel Free, ma senza un'indicazione temporale, senza un anno, cioè non si dice più entro il 2040 come aveva votato il Consiglio con uno specifico ordine del giorno nel 2018.

È un obiettivo a tempo indeterminato e non si evidenzia che siamo ben distanti dal suo raggiungimento, perché nei sette anni già trascorsi dal 2018 non si sono fatti sostanziali passi avanti e il traguardo è complicato.

La maggior parte dei consumi energetici in Valle d'Aosta è ancora costituita da combustibili fossili e al 2040 vi ricordo che mancano soltanto quindici anni, quindi siamo abbastanza fuori; tanto più che da un lato si dichiara quest'obiettivo e dall'altro lato si porta avanti la costruzione delle infrastrutture per portare il metano, che notoriamente non è una fonte rinnovabile, nelle vallate. Una contraddizione che abbiamo già rilevato poi peraltro in tante occasioni.

L'altra cosa da sottolineare rispetto al tema energia è la totale inadeguatezza delle considerazioni sulla CVA. Si dice solo che si vuole mantenere il suo carattere pubblico, ma non c'è una parola sulla strategia che tale società deve portare avanti.

Si vuole perseverare con l'azione per spostare il baricentro della società fuori valle, come si è fatto negli ultimi tre anni, o si vuole fare un percorso inverso? Non c'è scritto, non lo sappiamo.

Come si intende legiferare in materia di concessioni idroelettriche non appena la Regione ne avrà la competenza sulla base della norma di attuazione che è in dirittura d'arrivo, essendo stata approvata dalla Paritetica un anno fa e votata dal Consiglio a gennaio 2025?

Sono delle domande pesanti che non trovano risposte in questo programma.

Nel settore dei trasporti, visto la frasetta minima contenuta nel programma, c'è scritto "Procederemo con l'approvazione del Piano regionale dei trasporti", prendiamo atto della volontà di proseguire nel tracciato delineato dalla bozza del PRT, su cui abbiamo dato e diamo un giudizio negativo e che non a caso non è arrivato ad approvazione nella scorsa legislatura, piano che per noi è assolutamente da rivedere.

Per quanto riguarda la tratta ferroviaria Aosta - Pré-Saint-Didier c'è un'evidente sottovalutazione del ruolo che può avere la tratta, che deve essere ammodernata, elettrificata e utilizzata, per dare impulso al trasporto pubblico locale su ferro anche in Valle d'Aosta.

Sul problema rappresentato dall'intenso traffico dei TIR in transito attraverso la regione nulla si dice, ma si parla ancora una volta di raddoppio del Tunnel del Monte Bianco, che sappiamo essere particolarmente caldeggiato da Forza Italia, per logiche che hanno ben poco a vedere con i reali interessi della comunità valdostana.

Evidenzio su questo tema anche il fatto che è sbagliato per noi insistere sul raddoppio, che non è condivisibile, non è praticabile, se non altro anche perché sul lato francese c'è contrarietà, mentre invece bisognerebbe prestare attenzione alla scelta che la Commissione intergovernativa sul Tunnel del Monte Bianco ha chiesto di fare tra lavoro con interruzioni annuali di tre mesi per quindici anni o chiusura totale per tre anni.

Che cosa intende fare la Regione? Cosa dice la Regione su questo? I tempi della decisione sono stretti, mi pare che siano fissati a dicembre, quindi su questo occorrerà pronunciarsi.

Su altri aspetti del programma interverrò nel secondo intervento.

Presidente -La parola al collega Bellora.

Bellora -Prima di tutto, essendo la prima volta che intervengo in quest'aula, voglio evidentemente rappresentare il mio saluto e il mio ossequio a quest'importante consesso.

Detto questo, devo dire che da uomo di destra, quale sono sempre stato, ogni volta che mi trovo d'accordo con qualcuno che sta a sinistra mi preoccupo. Devo dire che però in questo caso su una cosa mi sono trovato assolutamente d'accordo con la consigliera Minelli, poi fortunatamente si è messa a parlare d'altro, tipo il raddoppio del Tunnel e tutto, e allora mi sono tranquillizzato, ma devo dire che su una cosa mi sono trovato assolutamente d'accordo con la consigliera Minelli, e questa cosa sarà appunto il tema principale del mio intervento di oggi, cioè la legge elettorale.

Il partito che ho l'onore di rappresentare, e io in particolare, abbiamo sempre fatto della necessità di riforma di una legge elettorale il nostro cavallo di battaglia nella campagna elettorale ed evidentemente, se mai avessi avuto dei dubbi sull'utilità di quest'argomento da sviluppare, quello che è accaduto in questo mesetto, o poco più, che ci separa dalle elezioni mi ha convinto che avessimo pienamente ragione, perché in questo mese e qualcosa è successo letteralmente di tutto.

Lo riassumo brevissimamente, ma credo che sia sotto gli occhi di tutti: abbiamo un partito che si è presentato all'interno di una coalizione - attenzione, quindi simbolo con tre liste sotto, non accordi presi più o meno in linea di massima, ma un partito di una coalizione - che ha agilmente saltato la barricata ed è andato a governare insieme alla coalizione rispetto alla quale si poneva in contrapposizione. É persino faticoso dirlo da tanto che è contorto il ragionamento, ma non c'è solo questo. Abbiamo, per esempio, un... dico subito, io qui non voglio fare la difesa di nessuno, anche se lo faccio di mestiere al di fuori di quest'Aula, ma ci sono dei dati di fatto che vanno visti e vanno ragionati.

Un Consigliere che è stato il più votato della seconda lista classificata con - me li sono annotati per essere preciso - 1.869 voti (che ha fatto l'Assessore all'agricoltura, che evidentemente è un Assessorato estremamente importante) che viene messo alla porta dalla maggioranza semplicemente perché non è simpatico al partito di maggioranza relativa... e qui veramente potremmo aprire un mondo. La mezz'ora che mi è stata riservata mi impedisce di farlo, ma dico solo che questo stesso signore, quando è stato eletto nel 2020, ha avuto 278 voti e ha fatto l'Assessore all'agricoltura. Adesso ne ha avuti quasi 2.000 e sta fuori.

Perché? Perché evidentemente al partito di maggioranza relativa non va bene la sua figura.

Ma possiamo fare un altro esempio: nel partito di quello che ha saltato la barricata, per capirci, il più votato di tutti che è innegabilmente il Consigliere Sorbara, anche lui viene messo alla porta e io ho il sospetto, ma forse più del sospetto, che ciò avvenga sempre per lo stesso motivo, e cioè perché al partito di maggioranza relativa non va bene.

Va tutto bene? Non lo so, ce lo dirà il consigliere Sorbara, se riterrà d'intervenire, ma io credo che non vada proprio così bene, e ovviamente viene assegnato il posto di Assessore a un altro esponente di quel partito che ha avuto meno voti di lui.

Ora, il problema è molto semplice nella sua drammaticità, quella che in un libro di fiabe si chiamerebbe "La morale della favola" è molto chiara: il voto degli elettori non conta niente, non ha nessuna importanza.

Si danno 2.000 voti a una persona, non governa, ne aveva avuti 200, ha governato.

Un partito che si presenta come forza di opposizione adesso diventa di maggioranza.

Io mi metto nei panni di una persona che ha votato Forza Italia e che dice: "Bene, voto Forza Italia perché è un partito di centrodestra, che si contrappone al Governo che c'è stato nella scorsa legislatura", e se lo trova a governare insieme a quelli contro i quali si era presentato.

Sicuramente i colleghi di Forza Italia sapranno spiegare questo gesto, io francamente faccio molta fatica.

Questo è il senso della bruttezza, me lo si consenta, di questa legge elettorale, e cioè il totale disprezzo della volontà degli elettori, gli elettori non contano assolutamente niente. Firmano una cambiale in bianco ai partiti ogni cinque anni, i partiti prendono questa cambiale, la mettono all'incasso e i soldi di questa cambiale li spendono come vogliono loro. Poi, a sei mesi dalle nuove elezioni, tornano dagli elettori, li blandiscono e gli dicono: "Datemi il voto perché noi vogliamo fare la vostra volontà".

Allora qual è la soluzione? La soluzione è assolutamente evidente, io lo dico sempre: la mia professione mi ha insegnato che purtroppo nella natura umana esistono il tradimento, la slealtà, il venir meno alla parola data, la soluzione è prevedere delle regole, perché evidentemente prevedendo delle regole si impediscono i tradimenti, le slealtà, eccetera eccetera eccetera, quindi qual è la soluzione? Una regola, quindi una legge elettorale, una legge elettorale seria, una legge elettorale che vincoli le persone che vengono elette a rispettare un programma, che vincoli le persone che vengono elette a presentare un candidato Presidente, così come un programma di Governo, così come un'alleanza, e nel momento in cui quest'alleanza viene realizzata e viene rispettata, hanno la possibilità di governare, e anzi, se vincono le elezioni, hanno un premio di maggioranza che garantisce loro una stabilità.

Se nel corso del loro mandato vengono meno a questo programma che hanno presentato agli elettori, vanno a casa e si torna a votare.

Questo dovrebbe essere una legge elettorale seria e, come ho detto in precedenza, la nostra legge elettorale seria certamente non lo è.

Del resto non sto dicendo delle cose astruse o non sto proponendo alcuna diavoleria istituzionale, basta copiare, basta prendere la legge elettorale di tutte le altre Regioni italiane, oppure quella dei Comuni con più di 15 mila abitanti, ed eccoci che ci troviamo di fronte a una legge elettorale che prevede questi principi.

Basterebbe questo, perché poi insomma i casi sono due: o sono tutti stupidi in Italia e gli unici furbi siamo noi, oppure è il contrario, perché evidentemente se c'è una legge elettorale che funziona per tutte le Regioni italiane e noi abbiamo una legge elettorale che invece non funziona, beh, facciamocela qualche domanda, anche perché abbiamo avuto degli esempi, non lo so, guardiamo cosa è successo in Liguria: è stato arrestato il Presidente della Regione, si è tornati a votare; in Emilia Romagna il Presidente della Regione si è dimesso per candidarsi alle Europee, si è tornati a votare.

Qui no, qui si fanno 10 mila rimpasti, passaggi, periodi senza Giunta, i cambi di casacca sono frequentissimi, ma perché evidentemente sono incoraggiati da una legge elettorale di questo tipo, perché evidentemente cambiare la squadra per la quale ci si presenta è un atteggiamento premiante e premiato.

Del resto non abbiamo bisogno di andare tanto lontano da qui, basta fare 3-400 metri, non so quanti metri ci separino da piazza Chanoux, ma noi abbiamo appunto il Comune di Aosta che ha una legge elettorale di questo tipo, come tutti i Comuni che hanno più di 15 mila abitanti, e a questo punto vediamo cosa significhi una maggioranza stabile, cosa significhi rispettare la volontà degli elettori, cioè cosa significhi dare all'elettore la possibilità di scegliere chi lo governerà, che si chiamerebbe tra l'altro anche democrazia.

I numeri - perché poi alla fine sono sempre qui, io sono un uomo di lettere ma devo riconoscere che la chiarezza dei numeri non la trovi da nessun'altra parte - sono impietosi: dal 1990 a oggi, sei consiliature, il Comune di Aosta ha avuto sei Sindaci e sei Giunte, fine della trasmissione.

In Regione, nello stesso periodo, quindi in sei legislature, abbiamo avuto 20 Giunte e 16 cambi di Presidente. Se vogliamo andare nel dettaglio, dal 2013 al 2018 abbiamo avuto dei periodi con la maggioranza 18-17, addirittura sei mesi senza Giunta, sei maggioranze e tre Presidenti, in 5 anni.

Sembrava di aver toccato il fondo, invece assolutamente no, perché nel 2018, giusto per non farci mancare niente, abbiamo avuto addirittura le elezioni anticipate che credo, ma ne sono praticamente certo, sono state un unicum nella storia del Consiglio regionale.

Nel 2020-2025 abbiamo avuto quattro cambi di Presidenza in cinque anni; se sbaglio, sbaglio per difetto, ma non credo perché i dati me li sono andati a guardare.

Allora, abbiamo detto: se questa è la natura delle persone e se evidentemente la possibilità di dare una legge elettorale che garantisca una stabilità non è realizzabile, l'unica soluzione, appunto, è cambiare questa legge e fare in modo che le regole correggano i difetti degli uomini, ciò che è da sempre la funzione del diritto.

Possiamo pensare che questo venga realizzato da questa maggioranza? Io ho dei grossi dubbi, sarebbe un po' come chiedere alle faine di fare una legge a tutela dei pollai; francamente, visto che l'Union Valdôtaine è da sempre il partito che beneficia di questa manipolabilità del risultato elettorale (manipolabilità non nel senso penalistico, evidentemente, ma nel senso della possibilità di piegare il dato elettorale a proprio favore con dei cambi di maggioranza), questo certamente non ce lo potevamo aspettare.

Se poi ci viene qualche dubbio che io su questo possa avere torto, beh, è stato sufficiente leggere il programma di legislatura, che evidentemente mi è stato fornito anche in copia cartacea, su mia richiesta, dall'efficientissimo personale di questo Consiglio, e io ho cercato, anche con l'aiuto della collega Baccini e del collega Manfrin, di trovare il punto in cui si parlava della legge elettorale, e francamente sono rimasto deluso. No, in realtà c'è, ci sono cinque righe a pagina 5 del programma, in francese, tra l'altro, nella parte in cui si parla degli aspetti generali, perché poi nell'aspetto di dettaglio non c'è un rigo, le leggo, tanto sono poche, sono brevissime: "Enfin, d'un point de vue institutionnel il faudra évaluer" - bisognerà valutare, cioè non è che bisogna cambiarla, bisognerà valutare - "L'introduction d'une réforme électorale en mesure de favoriser la stabilité dans notre contexte régional et d'assurer une action gouvernementale plus incisive" - e certo, meno difficile - "Et ce en étudiant aussi des solutions, à l'échelon locale, susceptibles d'encourager la participation populaire".

A me ricorda uno scioglilingua di Ugo Tognazzi in un bellissimo film che era "Amici Miei", che non cito perché contiene un'espressione poco rispettosa di questo Consiglio, ma veramente qui siamo a questo gioco, cioè un gioco di parole in cui si dice: "Mah, bisogna poi valutare se possiamo fare qualcosa su scala locale, al fine d'incoraggiare la partecipazione popolare", e questa io la trovo, permettetemelo, il colmo, perché noi vogliamo incoraggiare la partecipazione popolare. Scusate, avete il coraggio di scriverlo? Avete il coraggio di scriverlo? Ma è evidente che la gente a votare non ci va, perché la gente va a votare, vota Forza Italia e se la trova in maggioranza. La gente va a votare, vota Carrel perché secondo lei ha fatto bene l'Assessore e se lo trova fuori addirittura dalla maggioranza senza alcun incarico. La gente va a votare, vota Sorbara, che è il più votato di Forza Italia, se lo trova senza nessun incarico, e Assessore diventa uno che ha avuto meno voti di lui.

Allora alla fine hanno ragione quelli che non vanno a votare - è un paradosso evidentemente il mio, noi siamo qui grazie ai voti - ma non dimentichiamoci che noi siamo dentro a questo che viene definito "Palazzo", che è un palazzo prestigioso, è un palazzo ambito; sicuramente, noi credo, spero, siamo tutti fieri di essere qua dentro ma non dobbiamo dimenticarci che se noi siamo qua dentro lo dobbiamo a quelli che stanno là fuori perché ci hanno votato, perché ci hanno dato il loro voto, quindi noi nei confronti di quelli che stanno là fuori, che ci hanno dato il loro voto, abbiamo un dovere di rispetto e il rispetto si traduce dando valore al loro voto e rispettando la loro volontà.

Mi viene da dire: se non avete rispetto di voi stessi, abbiatelo almeno per chi vi ha votato, perché questo significa calpestare la volontà di chi ha votato e l'unico modo per smetterla di mancare di rispetto alle persone che ci hanno votato è quello di garantire loro una legge elettorale che ci vincoli a quello che loro ci chiedono di fare, perché questa è l'essenza della democrazia e questo è il rispetto che noi dobbiamo alle persone che stanno qua fuori, non "Il faut évaluer à l'échelon local" eccetera eccetera, anche perché poi quando andiamo a confrontare queste una, due, tre, quattro, cinque righe e una parola per essere precisi, con le 44 pagine di programma elettorale, ci rendiamo conto che queste cinque righe sono le uniche, perché nella parte nella quale si scende nel dettaglio non c'è una parola sulla legge elettorale.

Cosa vuol dire questo? Io lo chiedo alla maggioranza, se qualcuno mi vorrà rispondere gliene sarò grato. Cosa significa questo? Significa che va tutto bene? Significa che un partito che si presenta all'opposizione e poi va in maggioranza va bene? Significa che una persona che ha preso una valanga di voti e non fa nulla all'interno del Governo va bene?

Se questo è normale, allora evidentemente c'è qualcosa che non va, e soprattutto penso, spero, che le persone che votano e che grazie alle quali, lo ripeto, siamo qui dentro, non abbiano alcuna importanza, noi non gli diamo alcuna importanza, voi non gli date alcuna importanza, e questo io credo che sia estremamente grave in un'assemblea elettiva nella quale per la prima volta ho avuto l'onore di prendere la parola.

Presidente -La parola al consigliere Perron.

Perron -Farò un po' di considerazioni, non solo ovviamente sul programma che ci è arrivato un po' tra capo e collo ma, come hanno già detto i colleghi prima di me, alla fine più o meno è lo stesso che abbiamo visto cinque anni fa, dico cinque anni fa perché io ero qui ovviamente, magari anche prima se si facevano dei confronti.

Farò delle considerazioni generali non solo su questa legislatura, ma sul sistema Valle d'Aosta e su alcuni meccanismi che continuano a riverberarsi, a riproporsi, e che fanno sì che certe dinamiche politiche siano molto difficili da scardinare.

La Valle d'Aosta resta un mondo a parte rispetto al resto dell'Italia, questo lo sappiamo, è una cosa positiva, piace anche a noi.

Leggo sui giornali che l'UV tornerebbe a destra, a me pare più corretto dire: l'Union in Regione non va più a sinistra, che è un'altra cosa; va comunque a sinistra nel Comune di Aosta, dove vi è una larga coalizione in continuità con la precedente Amministrazione, con la parte a sinistra e anche per buona pace di chi diceva che non andava con la sinistra perché era conservatore.

L'UV porta a casa un'operazione riuscita, anche qua siamo nel campo delle analisi... non le faccio solo su di voi, colleghi, le farò anche sul nostro movimento, non c'è problema, conoscete la mia onestà intellettuale.

Un'operazione riuscita, la Réunion, che rimette insieme i pezzi di una stessa casa politica che certamente è un marchio di fabbrica per la Regione dal 1945, stiamo parlando di decenni.

Il mondo degli autonomisti di centro, a parte Renaissance, ha scelto di fare una partita, Renaissance ha fatto una partita con noi, il mondo degli autonomisti ha fatto una partita diversa, tutti sapevamo che l'area che si è costituita poteva essere l'ago della bilancia, ma in realtà, vedete, non andiamo molto lontani dallo stesso marchio di fabbrica di cui abbiamo parlato prima.

Quanti del mondo degli autonomisti di centro o del centro sono comunque appartenuti alla stessa casa madre, all'Union, nel passato? Quanti oggi della stessa Forza Italia, che ha rotto l'alleanza di centrodestra, vengono da quella stessa casa madre?

Se mettessimo al Governo tutti quelli che hanno avuto la tessera UV, forse da soli fareste una maggioranza qualificata, non lo so, dico così, non ho fatto i conti, ma la realtà è che il mondo politico continua a gravitare attorno a una stessa area. Buon per voi, colleghi, ovviamente che siete di quest'area, ma questa è la realtà dei fatti.

Riguardo a noi, alla Lega, veniamo a noi, in molti sono stati i transfughi e praticamente tutti, tranne uno, sono oggi fuori da questo Consiglio. Posso dire: la coerenza paga, come anche il coraggio di mettere la faccia su dossier difficili, e noi della Lega l'abbiamo fatto sempre e continueremo a farlo ancora.

Abbiamo avuto il coraggio di sfidare lo status quo, di non essere conigli bianchi in campo bianco, mi sento personalmente onorato di aver preso la bandiera della Lega Vallée d'Aoste cinque anni fa e di portarla ancora adesso.

L'UV, posso dire dalla mia analisi, ha sicuramente vinto, riconfermata, riampliata, e se si fosse unita al centro con coalizione avrebbe governato stabilmente, intendo in due. Così non è stato, ma il risultato in realtà cambia poco.

Oggi ha un nuovo innesto, quello dei moderati di Forza Italia, che sono moderati ma hanno rappresentanza a Roma nel Governo più a destra della storia repubblicana, poi se nel campo di chi è estremista, chi è più estremista, eccetera, ho già fatto dei discorsi riguardo alla Lega, magari dopo se ho un attimo di tempo li inserisco; quindi giova ricordare anche questo.

Veniamo alla campagna elettorale, quali sono stati i grandi mondi che si sono contrapposti nella campagna elettorale, al di là della sinistra, che non analizzo perché mi interessa veramente poco?

A livello ideologico c'era una lotta di due principi: il centrodestra come novità, come evento nuovo, pronto a cambiare equilibri vecchi di questa regione, e dall'altra la retorica dell'autonomismo che sfida il vento nazionale, gli estremismi, come dicevo prima, i partiti etero diretti.

Il centrodestra ha avuto undici seggi, più o meno lo stesso bacino elettorale delle ultime elezioni, solo che invece di essere undici leghisti, come è accaduto cinque anni fa, o presunti tali, presunti leghisti (ce ne siamo accorti piuttosto in fretta devo dire), oggi siamo 4+4+3, o meglio 4+3+1 con la collega Baccini, ma sono sviluppi delle ultime ore, io analizzavo ancora la campagna elettorale.

L'Union somma i vari rami paralleli dell'albero genealogico e più o meno arriva lì, si amplia, ma più o meno vedete che i grandi schieramenti restano questi.

Il centrodestra arriva quasi al 50% a livello nazionale, qui si avvicina al 30%.

È stata una vittoria la nostra? No. É stata una débâcle? Nemmeno.

Ora il centrodestra perde un pezzo, una sorpresa? No. Le avvisaglie c'erano già tutte, a partire dalla raccolta firme per contrastare la legge elettorale con le tre preferenze.

Ancora prima avevo personalmente visto una netta comunanza di vedute in una visione decisamente padronale e, a nostro avviso deleteria, della società CVA nella lunga vicenda che ha occupato le cronache di fine legislatura.

Oggi sarà Roma a risolvere la questione delle concessioni, il più importante dossier per la Valle da decenni?

Il problema è stato a Bruxelles, tempo fa, e anche in Italia, visto che abbiamo barattato per il PNRR, a debito e spesso inutile o dannoso, la nostra autonomia strategica; parlo a livello nazionale, che si riverbera però chiaramente anche in Valle, atteggiamento consono a una nazione suicida che abdica alla sua volontà. Alla faccia dei cattivi sovranisti e dei cattivi estremisti che questo l'hanno sempre detto: il problema ci si riverbera anche qua.

Vedremo, e seguirò personalmente il dossier, per quanto sono le mie competenze.

Avete vinto quindi colleghi? Sì, avete vinto, onore ai vincitori, come sempre. Avete convinto? A mio avviso no.

Credo che il mondo autonomista non abbia prodotto praticamente nulla di nuovo in questi decenni, siete stati capaci nell'amministrare l'esistente, io questo ve lo riconosco; avete anche validi amministratori testati nei territori, per noi è diverso, quando noi facciamo le liste elettorali, signori, noi dobbiamo pescare da persone che non sono testate, abbiamo difficoltà enormi su questo, non perché siamo meno belli o meno bravi, ma perché semplicemente queste sono le condizioni.

Voi avete gli amministratori sul territorio, avete una scala che si può fare con persone già testate. Questo, per movimenti come il nostro, "Nuovi", questo non accade.

Questo lo sapete fare, quindi, ma se guardiamo il programma attuale, lo dicevamo prima, lo dicevano i colleghi, praticamente è lo stesso che abbiamo visto cinque anni fa.

Credo che la vostra egemonia, perché questa è una vera e propria egemonia del mondo autonomista attuale in Valle d'Aosta, pluridecennale, abbia anestetizzato i Valdostani, cancellato la meritocrazia e imbrigliato con le dinamiche al ribasso dell'appartenenza le migliori energie valdostane, molte delle quali costrette ad allontanarsi dalla regione perché magari non fanno parte del sistema.

Il nostro partito rappresenta molte di queste persone, libere da appartenenze, abituate a non chiedere nulla a nessuno, e sono personalmente fiero di rappresentare queste persone.

A livello di cultura politica cosa avete prodotto di nuovo in questi anni, colleghi? Sento sempre gli stessi discorsi, ancora non avete capito che l'Europa non è quella dei popoli che in molti sognavano, ma quella della tecnocrazia, della burocrazia e del dirigismo. Europa contro la quale non parlate mai, contro le cui scelte folli solo noi ci siamo opposti, mentre dalla vostra parte avete mutuato in maniera acritica moltissimi dogmi.

A pagina 21 avete inserito che la Valle d'Aosta deve essere Fossil Fuel Free, va bene, la votammo in parte anche noi qualche anno fa, nel 2018, va bene, ma ve l'abbiamo già detto, dati alla mano, non ce la farete mai, e nemmeno servirebbe a nulla avere una Valle d'Aosta che non produce emissioni a parte che sono già compensate dal SIN forestale, ma lasciamo stare, non ce la farete, Sono obiettivi più sfidanti di quelli europei, già troppo sfidanti, e dai quali tutti adesso stanno facendo retromarcia.

Voi no, vi ci metto anche nella retromarcia gente come Bill Gates e la von der Leyen. Forse dovreste capirlo, ve l'avevamo detto? No.

La transizione energetica, per quel che ci riguarda, in cui siamo in pole position con la nostra produzione idroelettrica, e viva Dio, bene dove può produrre industria, come nel caso dell'idrogeno, settore ancora acerbo, complesso, ma che può dare dei frutti.

Bene lo sviluppo nella zona di Châtillon, questo l'abbiamo visto dal programma, è bene che sia così, assolutamente utile in un paese di media valle in gravissima difficoltà.

Male se lo declinate in forma ideologica, auto elettriche e incentivi potrebbero andare altrove, secondo noi, infatti avevamo provato a riproporre i buoni di benzina, li metteremmo più volentieri lì i soldi.

Ancora sento la stessa retorica sull'autonomia, dicevo: vostro cavallo di battaglia, ovviamente. Quando però viene in valle Calderoli ci dice che la vostra voce non la sente per avere competenze aggiuntive. Zero. Ci dice che Zaia, Fedriga e Fugatti praticamente lo stalkerano anche a ferragosto. Di voi dice: "Non ci sono richieste nuove".

Ecco la prova che la vostra è difesa territoriale e delle vostre prerogative politiche, dei vostri temi, legittimi, ma sterili, senza contenuti, senza una vera mossa pratica su questi temi, a meno che non lo facciate adesso. Bene così, staremo a guardare.

La realtà è che la vostra vittoria è in gran parte legata all'apparato e al sistema che avete costruito, che vede la Valle costituita con una specie di socialismo reale, de facto, le cui piccole dimensioni fanno sì che la presenza della politica nell'economia e in ogni dinamica dei cittadini sia altissima.

Avete in mano da decenni i territori con 74 Comuni, gli amministratori hanno un grande potere e questo vi dà un vantaggio enorme. Avete in mano nomine da poter fare su un'ampia serie di partecipate, alcuni di voi hanno un vero e proprio portfolio di persone da nominare, creatosi nel tempo, legato a logiche personali e a volte a interessi lavorativi e imprenditoriali. Non solo un vantaggio enorme, ma anche una zona grigia potenzialmente foriera di storture.

Basta prendere un dato: 2022, la Valle d'Aosta ha il più alto numero di dipendenti pubblici per abitanti in Italia con 48,6 ogni mille abitanti, oltre il doppio della seconda classificata, il Trentino, con 20,1, terza la Sicilia.

Dati 2025: 5 mila dipendenti pubblici, il comparto unico del pubblico impiego in Valle d'Aosta dà lavoro a circa 5 mila persone, 1.500 sono dipendenti regionali sotto la Giunta, 70 del Consiglio regionale, i dirigenti sono 106, 400 i dipendenti di istituzioni scolastiche, 164 Corpo forestale, eccetera, non vi tedio.

L'articolo dice: "Anche il settore privato risente della presenza ingombrante della Regione, tra i 41 mila lavoratori del settore, altri 2.500 sono dipendenti delle controllate dell'Amministrazione regionale direttamente o tramite la finanziaria Finaosta".

Quando si dice una sorta di socialismo reale non è uno scherzo, è più o meno la realtà.

Ma non solo, avete avuto in mano un vero e proprio tesoretto come l'avanzo di bilanciomonstreche avete portato alla fine della scorsa legislatura.

In questa Regione la pervasività della politica - dicevo prima, ed è un'analisi sociologica - nella vita dei Valdostani è molto alta. Questa è la realtà. Chi è in maggioranza non solo ha il vantaggio di detenere le risorse e distribuirle, ma anche il sistema dei media è in gran parte filo governativo, tranne poche eccezioni.

Avete in mano un potere che va molto al di là di quanto accade in altre regioni e sapete giustamente come usarlo a vostro vantaggio, l'avete ampiamente dimostrato, bravi.

Quanto invece però la vostra gestione vada a vantaggio dei Valdostani con una sanità in gravissima difficoltà, con una ferrovia chiusa da anni (per un progetto che noi, Lega Valle d'Aosta, avremmo evitato - anche qualcuno di voi, e su questo lo sappiamo - oggi con il Ministro dei trasporti chiaramente dovremmo realizzarlo, chiaramente, ma sono due cose diverse) e con una mancata - e questo è un tema importante - redistribuzione della ricchezza che possa incidere sulla classe media e lavoratrice, specie per quel che riguarda coloro che hanno figli. Questo è tutto un altro paio di maniche.

Lo avete messo a pagina 30, noi abbiamo proposto nella scorsa legislatura una legge per voucher e centri estivi, unica o quasi ad aver avuto il parere positivo del CELVA quando proposta dall'opposizione.

E un'ottima idea, fatelo o la riproporremo noi, muovetevi in quella direzione.

I Valdostani devono avere vantaggi tangibili e subito, altrimenti altro che crisi della denatalità. Ce l'abbiamo, dovete muovervi in quella direzione.

Sono pochissimi, in realtà, i vantaggi che i Valdostani oggi hanno nel vivere qui.

E infatti i dati sulla nostra popolazione sono chiari e in calo, inequivocabili.

Il carovita impatta fortemente e vanno messi in campo strumenti di sostegno efficaci. In 5 anni, vi sfido, io ne ho visto pochissimi, o quantomeno i risultati sono stati pochissimi.

Quanto utilizziate la vostra forza politica per attuare le vere riforme di cui questa Regione ha bisogno, anche questo è tutto un altro paio di maniche, come la riforma elettorale di cui ha già parlato il collega Bellora: è una vera e propria farsa, è stata una vera e propria farsa, con le tre preferenze che servivano a qualcuno solo e soltanto per facilitare il rientro in Consiglio tramite il meccanismo delle cordate; questo è quanto, spacciato per un meccanismo che avrebbe favorito i giovani, le donne, il ricambio e il rinnovamento della classe politica ma la realtà era un'altra, semplicemente un'altra.

Legittimo, chi riesce a fare le cose e le porta a casa per me è buon per lui, ma la critica è questa, questa riforma elettorale è stata una farsa.

Riguardo al tema della scuola, e qui inserisco alcuni pezzi del programma, avete inserito a pagina 33, abbiamo dei problemi, ad esempio, con i due poli scolastici, Aosta e Verrès.

Nella scorsa legislatura abbiamo proposto novità, un liceo sportivo e uno professionale legato al mondo sportivo, non si è fatto nulla.

Abbiamo inoltre una sfida enorme, mantenere il numero degli insegnanti alto per utilizzarli nell'integrazione, io direi assimilazione, laddove è possibile, degli stranieri.

Fatevi un giro, futuro assessore Lavevaz si ricordi di questo tema, abbiamo un grosso problema, almeno gli insegnanti usiamoli per recuperare quello.

Ho dei colleghi che mi scrivono dalle scuole: "Siamo sommersi in alcune scuole, perderemo la nostra identità", e questo è un tema che voi autonomisti dovete mettere al primo posto, non solo noi sovranisti.

Il tema dell'identità lì lo si vede molto, molto forte.

Riguardo all'Università abbiamo spinto perché la formazione di insegnanti venisse fatta qui, lo sapete benissimo, e adesso abbiamo visto che è possibile, esattamente come dall'opposizione avevamo sostenuto, esattamente quanto avevamo detto, adesso si va. Forse avevamo ragione, continuate a farlo.

Riguardo alla cultura, abbiamo proposto una legge innovativa e pionieristica per tutti gli artisti, non solo per qualcuno che continua ad avere enormi benefici nella cultura, non solo per qualcuno, e sappiamo benissimo tutti cosa succede. Per tutti, muovetevi in quella direzione, muovetevi in quella direzione!

Il vento nazionale poteva essere una svolta per la valle? Sì, con un'alleanza, come dicevo prima, con il centro. Sappiamo che solo una parte è venuta da noi, si poteva puntare al premio di maggioranza. Era una strategia corretta? Sì. Andava tentata? Sì.

Abbiamo ribaltato il banco? No. Ma ora siamo in otto, siamo ben rappresentati, possiamo essere attrattivi anche per altre forze. Siamo il gruppo di opposizione più grande, faremo il nostro lavoro.

Per quanto riguarda il partito che mi onoro di rappresentare per la seconda legislatura il risultato è stato deludente. Abbiamo purtroppo perso Consiglieri competenti e di alto spessore, e ciò chiaramente ci dispiace, fortemente.

È stata una débâcle? No, perché ci siamo assestati sul dato nazionale, anche se ovviamente avremmo dovuto fare meglio; su questo, e in inciso, il nostro partito ha varie anime, siamo un partito non locale, ma ormai nazionale, con riferimenti anche in Europa. Siamo un partito di lunga data, fondato nell'89 come coalizione e poi nel 91 come partito.

Deve essere chiaro - e parlo a voi, ma in realtà parlo ai leghisti che ci hanno votato - deve essere chiaro: noi non siamo mai stati disposti a rinnegare alcuna delle nostre anime.

Chiunque rinneghi se stesso, e sto parlando ovviamente della parte vannacciana della Lega... salviniana, vannacciana, non siamo disposti a rinnegare nulla di quello che la Lega è, perché chi rinnega se stesso, i suoi valori, pur di prendere qualche briciola, non è degno di lottare e forse nemmeno di esistere.

La Lega oggi è questo, è una sintesi, se piace bene, se non piace noi andiamo avanti lo stesso.

Il nostro problema sarà ovviamente recuperare consenso, questo sì.

Faremo opposizione seria e costruttiva quando riterremo che stiate facendo cose giuste. Penso che i colleghi che c'erano già nella legislatura precedente possano dare atto che quest'atteggiamento l'abbiamo avuto e non s'intende di certo cambiare adesso.

Un'opposizione dura, mirata, senza sconti quando troveremo falle nel vostro sistema, e ce ne sono. Studieremo i dossier, scoveremo i cortocircuiti, li porteremo qui dentro.

Come nella vita in generale, le elezioni si possono vincere o perdere, è importante come si vince e come si perde.

Il nostro partito ha e avrà la schiena dritta, la sua anima da conservare, la sua forza da recuperare e anche una spinta propulsiva che a me piace definire rivoluzionaria, che abbiamo dimostrato nella scorsa legislatura presentando proposte di legge innovative per la famiglia, per la cultura, per ripopolare le zone di montagna e molte altre; oppure per proporre prerogative già testate che il mondo autonomista ha perso, come il ripristino dei buoni di benzina, che si potrebbe fare, ce l'hanno in Friuli, non sarebbe la morte di nessuno, tantomeno dell'ambiente, con un milione di tonnellate di CO2 non cambia assolutamente nulla, ma si potrebbe fare, darebbe un vantaggio a Valdostani. Non avete mai voluto farlo, con motivazioni francamente piuttosto ridicole che avete addotto.

Oppure il Bon de Chauffage, un'altra nostra battaglia di lungo termine, tutte regolarmente bocciate dalla maggioranza precedente.

Il mondo autonomista, e qui concludo, e deve essere molto chiaro, non è per noi il nemico, il nostro DNA federalista ha la stessa matrice dell'autonomismo.

Il nemico ideologico per noi è la sinistra, accentratrice, giustizialista, pro immigrazione, a favore di un ecologismo folle, globalista, pronta a destrutturare qualsiasi forma di identità. Quelli sono i nostri nemici, a volte anche personali, ma il mondo autonomista in questo momento storico è e resta il nostro avversario, perché impedisce il rinnovamento e il cambiamento di cui la valle, a nostro avviso, avrebbe enormemente bisogno.

Presidente -Grazie collega Perron, la parola al consigliere Centoz.

Centoz -Signor Presidente, colleghi e colleghe, oggi non stiamo semplicemente aprendo una nuova legislatura, stiamo assistendo a una fase che può segnare il futuro della nostra autonomia e non necessariamente in senso positivo.

Si dice che questa Giunta sia la Giunta della stabilità, io credo che invece sia la Giunta della subordinazione. Perché nasce da un accordo che dietro parole come "Dialogo istituzionale" e "Collaborazione con Roma" nasconde una verità molto semplice: la Valle d'Aosta non parla più con lo Stato da pari a pari, ma per interposta persona.

Abbiamo letto tutti sui giornali il documento, l'accordo politico tra l'Union Valdôtaine e Forza Italia, firmato nero su bianco. Non è un'intesa di cortesia, non è una collaborazione tecnica, è un patto politico in cui la Valle d'Aosta viene rappresentata a Roma da un partito romano. In cui si prevede un referente (o UNA referente), e persino la Commissione di monitoraggio tra Regione e Governo centrale, cioè un Governo regionale che accetta di essere monitorato da Roma.

Questo è il contrario dell'autonomia, è' l'Amministrazione controllata di un territorio speciale. E se qualcuno crede che si tratti di formalità, basta leggere la bozza di programma che stiamo discutendo oggi. Tutto conferma questa logica, l'idea di autonomia negoziata, condizionata, vigilata.

Io credo che l'autonomia valdostana meriti più rispetto. E' stata una conquista di libertà, non una concessione dello Stato, eppure oggi torniamo a parlare diautonomie octroyée, di autonomia concessa, un'autonomia che non nasce dall'autogoverno ma dalla benevolenza dei Ministeri.

Penso alle Giunte del Leone degli anni '60, uomini che non chiedevano approvazione a Roma, parlavano con lo Stato da pari a pari, e se Roma chiudeva le porte, la Valle d'Aosta faceva da sé, con coraggio, con orgoglio e con visione.

Oggi invece leggiamo un programma in cui ogni grande decisione è in collaborazione con il Governo istituzionale e ogni dossier è da affrontare con l'intesa con i decisori romani, ogni proposta è da coordinare con gli enti centrali. Questo non è esercizio di autonomia, è una forma di dipendenza amministrativa travestita da dialogo istituzionale.

Nel testo che ci viene presentato, la parola "sostenibilità" compare non so quante volte eppure la parola "uguaglianza" non c'è mai. La parola "giovani" quasi mai e la parola "diritti" compare, credo, una volta e di sfuggita.

Per noi, invece, è il suo fondamento. Ecco la differenza tra noi e voi. Per voi la sostenibilità è una tecnica, per noi è una scelta sociale. Non basta dire: "sostenibilità e resilienza" e poi non potenziare i servizi se le famiglie continuano a lasciare le nostre vallate, se la sanità non regge e se i giovani devono emigrare.

È un programma fatto per la macchina amministrativa, non per la vita quotidiana dei Valdostani. Un programma che guarda ai tavoli tecnici e non ai tavoli delle nostre famiglie.

Nella sezione economia si parla di dinamicità, competitività, attrattività, parole prese dal linguaggio delle imprese, non da quello delle persone.

Dov'è la dignità del lavoro? Dov'è la parola "salario"? Dov'è la lotta alla precarietà? Per questa Giunta il lavoro è un effetto collaterale della crescita economica. Per noi invece è il suo fondamento. Il PD valdostano ha sempre sostenuto che lo sviluppo non è crescita se non è equo, per questo parliamo di lavoro di qualità, di formazione continua, di parità di genere, di salari giusti, di sicurezza.

Nel programma non c'è nulla di tutto questo, solo bandi, incubatori, zone franche. Strumenti utili, per carità, ma incapaci di risolvere le disuguaglianze.

Una visione tecnocratica che confonde il PIL con il benessere, che ignora la parte più fragile e vera della nostra economia, le persone che ogni giorno tengono in piedi le imprese, le scuole, gli ospedali e i comuni.

Il programma parla di collegamenti intervallivi, della seconda canna del Monte Bianco, dell'aeroporto commerciale, di nuove funivie, di collegamento delle Cime Bianche. Tutto un elenco di opere di sempre, senza mai chiedersi a chi servano davvero.

Si parla di sostenibilità ma poi si moltiplicano i cantieri e s'ignorano le priorità che secondo noi sono la manutenzione, la ferrovia, i trasporti locali e le strade comunali.

La Valle d'Aosta ha bisogno di collegamenti efficienti, non di nuove vetrine turistiche; ha bisogno di treni puntuali, non di voli privati; di vivibilità sicura, non di altre funivie nel nome della modernità.

Questo non è uno sviluppo sostenibile, è uno sviluppo turistico mascherato da politica pubblica.

Sulla sanità ritroviamo il solito linguaggio: razionalizzazione, integrazione, collaborazione con il privato accreditato. Parole che spesso, nella pratica, significano una cosa sola: meno servizi pubblici e più appalti.

Noi invece crediamo che la sanità valdostana vada ricostruita come presidio pubblico di qualità e servono investimenti, sì, ma soprattutto persone, medici, infermieri, operatori motivati, formati e valorizzati. Perché la sanità non è un settore economico, è un diritto costituzionale, e i diritti non si subappaltano, si garantiscono.

Il programma riconosce la crisi demografica, lo diceva qualcuno prima, ma non propone strumenti per affrontarla. Si parla di zone franche, di agevolazioni fiscali, ma non si parla di case accessibili, di asili nido, di politiche per giovani e le famiglie. Per fermare lo spopolamento servono servizi, lavoro, case, non slogan sulla montagna abitata. Serve una politica demografica strutturale, non un capitolo decorativo nei programmi e soprattutto serve una visione.

Una valle che non si svuota, ma che si rigenera, un'autonomia che non si misura in atti amministrativi, ma nella capacità di far restare le persone.

Poi abbiamo la parte del programma che parla di autonomia energetica e di CVA come missione pubblica; ma poi aggiunge che bisogna valutare con pragmatismo l'affidamento a privati del Casinò e di diversificare gli investimenti di CVA. Ecco la porta socchiusa alle privatizzazioni e noi sappiamo che in politica le porte socchiuse finiscono sempre per aprirsi del tutto.

Dietro la parola "pragmatismo" si nasconde la rinuncia, dietro la parola "efficienza" si nasconde la resa.

Noi diciamo no alle privatizzazioni dei beni comuni, non per ideologia, ma per responsabilità, perché l'energia e l'acqua non sono settori di profitto, sono le leve strategiche della nostra autonomia, e quando consegni il Casinò o la CVA a logiche di mercato o a tavoli romani stai consegnando anche un pezzo della tua libertà.

Nel capitolo dell'istruzione si parla di plurilinguismo, di tradizione e di valorizzazione; giusto ma non basta. Una scuola autonoma non deve solo conservare il passato, deve produrre il futuro. Dove sono le parole "innovazione didattica"? Dove sono le competenze digitali? Dov'è la formazione dei docenti? Il sistema 0-6 anni, gli orientamenti, i percorsi professionali di qualità, la stabilizzazione dei precari?

Senza questo la scuola valdostana rischia di diventare autoreferenziale e l'autonomia scolastica perde di senso.

La cultura e la scuola devono essere le prime politiche di coesione, non capitoli ornamentali. Tutto il programma trasmette un'idea di Governo amministrato: tavoli, piani, bandi, protocolli, linee guida. Manca l'anima politica, manca la partecipazione, manca la visione.

Noi crediamo in un altro metodo: autogoverno, responsabilità e trasparenza, un'autonomia che si fonda sulla fiducia dei cittadini, non sulla dipendenza dai Ministeri.

E allora sì, signor Presidente, oggi non discutiamo solo di una nuova Giunta, discutiamo di due idee di autonomia: da una parte quella che cerca protezione a Roma, che misura la propria forza nei rapporti di cortesia e chiama dialogo ciò che in realtà è dipendenza; dall'altra quella che vuole contare perché sa dove vuole andare, che guarda i cittadini e non ai partiti, che difende i beni comuni e non i propri equilibri.

Noi non abbiamo dubbi, scegliamo la seconda perché crediamo che l'autonomia o è progressista o non è. Non serve a conservare ma a cambiare, non difende privilegi ma genera opportunità. Non chiede permessi ma assume responsabilità.

La nostra idea di Valle d'Aosta è quella di una comunità che cammina su due gambe: libertà e giustizia. Libertà di decidere qui, con coraggio e con competenza, giustizia sociale per garantire che nessuno resti indietro.

Per questo il gruppo del PD-FP della Valle d'Aosta non sarà l'opposizione dei "no", ma la voce del "come", di come si può governare senza chiedere permessi, di come si può dialogare senza dipendere, di come si può innovare senza rinunciare alla nostra identità.

Noi porteremo in quest'aula e nel Paese un'altra idea di autonomia, quella che serve ai Valdostani, non quella che serve a chi governa a Roma.

Un'autonomia libera, solidale e moderna, un'autonomia che si rinnova guardando in faccia la realtà, la crisi demografica, la solitudine delle famiglie, la fragilità dei servizi, e che risponde con la forza della comunità, non con i contratti politici, perché - e concludo - un'autonomia che si misura sui rapporti con Roma non è una conquista, secondo noi, ma è una concessione.

Noi crediamo invece in un'autonomia che non si mendica, ma che si esercita, un'autonomia che nasce dall'autogoverno, dalla responsabilità, dal rispetto per le persone e per la comunità.

Presidente -Ha chiesto la parola la consigliera Forcellati, ne ha facoltà.

Forcellati -È con piacere che intervengo per la prima volta in Consiglio regionale e che saluto le Consigliere e i Consiglieri, Consigliere che vedo in un numero maggiore rispetto alla precedente legislatura, ancora forse troppo poche, però è già un passo avanti.

Oggi questo Consiglio regionale apre una nuova pagina, o desidera aprire, perché ancora non siamo al voto, ma desidera aprire una nuova pagina della sua storia con l'insediamento di un Governo composto dall'Union Valdôtaine, Autonomisti di centro, purtroppo epurati di Pour l'Autonomie, e Forza Italia.

Un parto, devo dire la verità, difficile, più che difficile lo chiamerei un parto podalico gemellare con taglio cesareo, perché di questo parliamo, di continue trattative con diversi partiti, naturalmente più equilibrati, meno equilibrati, più autonomisti, meno autonomisti, con delle patenti di maggiore autonomismo o minore, insomma, questo è stato.

Innanzitutto il taglio è un taglio che non è solo rispetto ad anni di governo con la forza che io rappresento, quindi con una forza progressista, ma è un taglio anche con le forze della destra, e io ripeto quello che ho detto in altra sede; avrei capito, non avrei approvato, ma avrei capito una svolta decisa a destra con tutta la coalizione appunto che si era proposta insieme.

Eh no, eh no, un po' a destra ma non troppo, perché questo disturbava la base, una base che non è pronta ad andare a destra, che un po' va bene ma non troppo, e anche quel po' rimane un po' sullo stomaco.

È chiaro che come gruppo del Partito Democratico noi accogliamo questo passaggio con rispetto per le istituzioni, perché le istituzioni vanno rispettate, ma anche con la chiarezza e la responsabilità che il nostro ruolo di opposizione ci impone.

È una nuova maggioranza che è, ripeto, un po' strana per la Valle d'Aosta, che forse la Valle d'Aosta che ha votato... coloro che sono andati a votare, e sono sempre di meno, e alcuni colleghi l'hanno ben spiegato perché sono sempre di meno... una maggioranza che forse non sarà così apprezzata da chi è andato a votare e da chi ha votato alcuni partiti, soprattutto il partito di maggioranza.

Noi assistiamo alla nascita di un nuovo governo, ma non è solo un nuovo governo, oggi assistiamo a un cambio di maggioranza che è stato costruito, purtroppo, e io dico purtroppo, nei corridoi romani e di questo, rappresentante di un partito nazionale, io di questo mi dispiaccio perché il rispetto per l'autonomia e per l'autonomismo è fondamentale, e lo dico da partito nazionale.

Una maggioranza che è nata per sopravvivere e con una scadenza. La collega Minelli parlava di yogurt, io faccio un altro esempio, sugo ai carciofi, purtroppo, e una scadenza: marzo 2027.

È scritto nel documento che è stato firmato dal... da chi? È stato firmato dal Presidente dell'Union e dal Senatore Maurizio Gasparri, ed è però un documento... vorrei tranquillizzare gli Autonomisti di centro o quello che rimane degli Autonomisti di centro (che ancora non ho capito bene che cosa rimane), perché l'accordo è un accordo tra l'Union Valdôtaine e Forza Italia, quindi gli altri sono liberi di fare come meglio credono.

C'è una scadenza: marzo 2027, ma voi avete letto questo documento? No, perché io, come immagino molti di voi, l'ho letto e c'è di tutto, c'è roba che forse è dieci anni che si vuole realizzare e ancora lo mettiamo in quest'accordo, ma gli diamo un tempo.

Il tempo è di un anno e mezzo, poi monitoriamo, trenta giorni, la Commissione, eccetera eccetera, e poi... scusate ma non mi è chiaro perché facciamo un programma di 44 pagine, che il Presidente ci ha letto e noi abbiamo ascoltato, se poi a marzo 2027 noi mettiamo un punto; se abbiamo realizzato bene, ma se non abbiamo realizzato, sempre in un anno e mezzo, che cosa faremo? Diremo ai Valdostani: "Scusate, ci siamo sbagliati, cambiamo". Ecco, pensiamoci bene.

L'Union Valdôtaine, Autonomisti di centro e Forza Italia quindi si presentano come la nuova stagione della stabilità, una stabilità che ha una scadenza, l'abbiamo detto, ma la verità è che questa non è stabilità, questa è sopravvivenza politica, è il tentativo di tenere insieme dei pezzi di potere, non di costruire una visione per i cittadini, anche perché questo Governo nasce con un programma che, se da una parte è molto di più che un libro dei sogni, dall'altra parte questo libro dei sogni in un anno e mezzo deve essere affrontato e risolto.

Un programma che naturalmente dice tutto e il contrario di tutto, un po' fatto di slogan, buone, ottime intenzioni, alcune delle quali noi possiamo anche condividere, ma nasce con una coalizione che, fino a ieri, scusate, ma si divideva su tutto, che - e sono gentile - in campagna elettorale si mandava a quel paese e ...diceva "Mai e poi mai noi governeremo con le forze autonomiste".

Oggi cambiamo idea, oggi hanno cambiato idea. Mah... A me sembra che sia un po' il miracolo dell'opportunismo politico più che un programma serio, una coalizione seria, che vuole portare innovazione, che vuole portare stabilità a questa Regione che ne ha bisogno e che ne ha diritto, ma parliamo un attimo ancora di questi accordi romani.

Lo slogan è: "Abbiamo bisogno di un contatto con il Governo centrale".

Sono passati però i tempi in cui l'Union governava, e parlo dei 1978-83 e dei primi anni 2000, in cui governava con un partito, con il Partito Democratico, e che al governo aveva la Democrazia Cristiana o Silvio Berlusconi, quindi sono passati quei tempi in cui invece si andava a Roma con la schiena dritta, con competenze, mantenendo una dignità politica e sentendosi portatori dell'autonomia, di quell'autonomia di cui tutti noi non ci vantiamo ma che sentiamo dentro, a qualunque partito o forza noi apparteniamo.

In quegli anni, lo dico perché ho cercato di fare una ricerca, non è che non siano state fatte delle riforme importanti, parlo di importanti politiche linguistiche e culturali, vorrei avere un po' più di tempo per dire quanto la tutela del bilinguismo, il francese nelle scuole, la cultura valdostana e francofona, ma riforme sociali e del welfare, sviluppo delle politiche sociali, rafforzamento della sanità regionale, implementazione dei servizi territoriali, ma vi ricorda qualcosa?

Riforma scolastica, formazione professionale, politiche economiche e territoriali, da ultimo consolidamento dell'autonomia regionale, quindi che cosa è cambiato? Forse è cambiato il modo di andare a Roma, forse è cambiato il modo di porsi con i partiti nazionali, il bisogno deldo ut des, il bisogno di sentirsi accompagnati, tutelati, sostenuti, ma è questo quello che noi vogliamo per la Valle d'Aosta? Beh, noi no.

Ci viene presentato un Governo che si propone come nuovo, come garante di stabilità e pragmatismo, eppure guardando alla sua composizione e ai suoi equilibri interni, devo dire la verità, non possiamo non vedere delle vecchie logiche di potere, con una visione della Valle d'Aosta che guarda più alla gestione, all'amministrazione che al cambiamento e al governo della nostra regione, e al governo di quei processi che sono impellenti, che sono fondamentali per la nostra regione.

La nostra regione ha bisogno di coraggio, di innovazione, di una politica che sappia guardare ai giovani; concordo con il mio collega: la parola "Giovane" - l'ho ascoltato e l'ho letto molto bene - c'è poche volte, è segnata poche volte, meno di quello che io avrei voluto vedere, perché c'è tutta una generazione di noi genitori con i figli all'estero, tutta una generazione.

"Alla transizione ecologica, alla qualità dei servizi pubblici, al miglioramento della sanità ospedaliera e territoriale", questo è quello che ci meritiamo ed è quello che noi, come Partito Democratico, faremo per vigilare.

Noi non faremo un'opposizione urlata, non faremo un'opposizione pregiudiziale, ma faremo un'opposizione responsabile, determinata, puntuale - e chi mi conosce sa che "Puntuale" per me è puntuale, proprio - e attenta, non ci lasceremo sfuggire alcun passo falso, ma allo stesso tempo vigileremo che tutto quanto è scritto venga naturalmente non solo affrontato, ma risolto.

Quali sono le nostre priorità alternative? Una sanità pubblica e territoriale che si possa dire tale, abbiamo dei grossi problemi che hanno penso tutte le Regioni, o quasi tutte le Regioni, e che non si risolve con la privatizzazione, con lo spostamento nel privato, perché la sanità e l'istruzione sono dei beni che ci dicono che un paese è democratico.

Noi crediamo - e vogliamo che la Valle d'Aosta investa - nel lavoro di qualità, nella transizione energetica - è vero, l'ho sentito, l'ho letto - nell'innovazione, non in politiche di piccolo cabotaggio, ma vogliamo anche che la Valle d'Aosta investa in una governance trasparente, che restituisca fiducia nelle istituzioni e restituisca fiducia ai Valdostani.

Noi abbiamo un grande problema che ha tutta Italia, che ha un partito del 33% - 32 o 31, questo dipende dalle settimane - di persone che si astengono, che decidono di non andare a votare, di non dare fiducia. A chi? A noi, che ci mettiamo non solo la nostra faccia, ma ci mettiamo anche il cuore, la testa, nello scrivere i programmi, nel voler essere parte delle istituzioni.

Su questi temi misureremo naturalmente la coerenza di chi oggi si presenta come Governo del rilancio (non vorrei che fosse del lancio), quindi oggi non comincia solo un nuovo Governo, e io devo dire che in qualche modo cancella anni e anni di lavoro insieme.

Comincia anche una nuova stagione di responsabilità per chi, come noi, siede all'opposizione, che sia un'opposizione di destra, che sia un'opposizione progressista o di sinistra.

Noi ci impegniamo a essere una voce critica, severa ma leale, perché crediamo che l'autonomia valdostana viva solo se resta fedele ai suoi valori di libertà, di solidarietà e di giustizia sociale.

Presidente -Esprima la mozione d'ordine collega Carrel, prego.

Carrel -Semplicemente per rispondere alla collega, il gruppo Autonomisti di centro ha solamente più un membro da questa mattina, e, da quanto ci è stato comunicato, siede oggi all'opposizione. Gli altri membri eletti nella lista Autonomisti di centro hanno fondato un altro tipo di gruppo consiliare.

Presidente -Ringraziamo il collega per la precisazione. Ora diamo la parola al consigliere Domanico.

Domanico -Consigliere e Consiglieri vi saluto tutti, scusate l'emozione ma anche per me è la prima volta in quest'aula.

Volevo chiedere, consigliera Forcellati, se l'opportunismo degli accordi romani vale solo quando - lungi da me difendere l'Union perché non è il mio compito - la svolta è un poco a destra o negli ultimi dieci anni con il PD valeva tutto? Solo per sapere.

Lei ha manifestato delle problematiche e delle mancanze negli ultimi dieci anni ma ricordo che eravate voi al Governo, però diciamo che io voglio rimanere un po' più leggero e desidero richiamare quindi alla memoria alcuni capolavori del cinema mondiale. Avete parlato prima di carciofi, yogurt, io voglio parlare di film.

Sono opere che, pur appartenendo a epoche e a contesti differenti, condividono un nucleo comune di valori universali, quei valori che rendono grandi non solo i protagonisti delle storie, ma anche le persone nella vita reale.

Io penso a film come "L'ultimo Samurai", "Il gladiatore", "Braveheart", "Balla coi lupi"; da queste opere emerge un messaggio chiaro e potente: certi valori non si comprano, si conquistano, si guadagnano sul campo, con il coraggio, la lealtà e l'esempio, di fronte ai propri uomini, di fronte a chi è disposto a sacrificare la vita per un'ideale.

Oggi in quest'aula non parliamo di vita o di morte, ma di vita politica, eppure, anche in quest'ambito, esistono virtù che dovrebbero guidare ogni azione: onore, rispetto e coerenza.

Questi principi, in un tempo come il nostro, diventano un atto di ribellione morale: scegliere ciò che è giusto, non ciò che conviene.

I protagonisti di questi film preferiscono la morte al tradimento dei propri valori, consapevoli che senza di essi ogni vittoria perde significato. In quelle storie il potere appare corrotto, degenerato, piegato all'interesse e alla vanità.

Lo stesso Machiavelli, pur affermando che il fine può giustificare i mezzi, ammoniva che un potere fondato unicamente sull'egoismo è destinato prima o poi a crollare, ma dopo tutto stiamo parlando di cinema, forse nella realtà le cose stanno diversamente.

Presidente -La parola al consigliere Torrione.

Torrione -Ovviamente mi associo, in qualità di novizio di questo Consiglio, ai saluti e anche per dire l'emozione che provo a essere qui e anche il grande senso di responsabilità che provo. Umilmente cercherò di dire qualcosa, soprattutto dicendo, come prima cosa, quello che sarà lo spirito mio in questo Consiglio, che fondamentalmente è lo stesso che ho sempre utilizzato nei miei due lavori, perché io ho fatto l'educatore per una vita e il Presidente e il responsabile gestionale di una cooperativa sociale per la stessa vita, quindi non era un'altra, era sempre la stessa, ed è il fatto che questi due lavori mi sono sempre piaciuti molto, perché mi hanno dato l'opportunità di fare qualcosa per sentirmi utile per gli altri. Qui lo faccio in una maniera decisamente più alta, di cui sento appunto tutto quanto il peso, e cercherò di farlo nella maniera più utile e costruttiva.

Farò considerazioni di carattere generale e poi dirò alcune cose sul programma, ovviamente quando si parla dopo tante persone diventa difficile sia dire cose nuove e interessanti, sia soprattutto riuscire ad avere l'attenzione delle persone.

Quando facevo formazione ai miei educatori la prima cosa che insegnavo loro era: "Dovete cercare di essere interessanti, perché se siete interessanti vi ascoltano, se non siete interessanti non vi ascolta nessuno e poi non potete fare il vostro lavoro, che è quello dell'educatore".

Faccio una considerazione forse più da cittadino che da Consigliere ed è questa: noi abbiamo, dopo 38 giorni, se non ho sbagliato i conti, un Governo.

Trentotto giorni, è già stato detto da alcuni miei colleghi, sono veramente tanti, dopo 38 giorni mi sono fatto una domanda e la faccio anche a voi, cioè: "Quanti dei cittadini che il 28 di settembre hanno messo una "X" sulla scheda elettorale, scrivendo dei nomi anche sotto questa scheda elettorale, sono oggi contenti di quello che le persone che hanno votato stanno facendo?"

È una domanda, non vuole essere polemica, ovviamente vuole associarsi alle considerazioni che ho già sentito dai miei colleghi, e la risposta che mi vien da dare è: "Ho dei seri dubbi che molte persone siano contente". Perché? Semplicemente perché noi ci troviamo con una forza politica che, mi vien da dire casualmente, ancora prima che venisse eletto il Governo, è uscita dalla coalizione di cui faceva parte e di cui, tendenzialmente, si può pensare che condividesse il programma, e la compagnia anche, mi vien da dire.

Un'altra forza politica è uscita dalla forza politica che è uscita dalla coalizione, sembra uno scioglilingua non come quello che aveva citato precedentemente il mio collega, ma è accaduto anche questo; è accaduto anche che, come è già stato detto da tanti colleghi, una persona che ha ricevuto un numero estremamente alto di voti e che faceva parte di una coalizione sia stata, non so usare il termine, allontanata dalla maggioranza non perché non condivideva una forza politica, una coalizione o un programma, ma perché semplicemente non era gradita, e anche questo è un dato che da cittadino farei (e faccio perché comunque sono anche un cittadino) abbastanza fatica a capire.

Questo che cosa vuol dire? Che se noi chiedessimo a tanti cittadini che hanno votato una forza politica che poi hanno visto oggi appoggiare una maggioranza o mettersi all'opposizione, io penso che molte persone potrebbero giustamente dire: "Ma se l'avessi saputo io non ti avrei votato".

Ovviamente l'imbuto del ragionamento dove va a finire? Va a finire su una considerazione che è già stata fatta, sicuramente meglio di me, in merito a una legge elettorale che è assolutamente scandalosa e inadeguata: in tanti anni in cui c'è stata l'opportunità di modificarla non abbiamo mai messo mano a questa legge elettorale.

Prima il collega Bellora diceva: "Il voto non conta nulla"; è vero, il problema è che il voto invece conta e deve contare, e dietro il voto che si dà a una lista, a una coalizione o a una persona, però c'è un altro elemento che è, secondo me, bistrattato in tutto ciò, e cioè il programma: noi siamo responsabili davanti ai cittadini di un programma, di quello che vogliamo fare per i prossimi cinque anni, non di quale poltrona vogliamo occupare, ma di quello che vogliamo fare nei prossimi anni.

Non sono d'accordissimo sulla considerazione che necessariamente una carica debba essere data a chi ha ricevuto più voti, ma possiamo avere opinioni diverse con Corrado, non credo che sia un problema.

Apro una piccola parentesi: a me piacerebbe sempre che si potesse ragionare in termini di competenze piuttosto che di numero di voti, che non necessariamente vanno nella direzione della competenza.

Questo per dire che è una legge elettorale che non va bene, la gente vuole sapere chi andrà a governare, vuole sapere la persona che vota con chi si accorderà per fare il Governo eventualmente in caso di maggioranza, di far parte della maggioranza, e lo vuole sapere prima.

Io addirittura, forse ingenuamente, mi ricordo che in un direttivo di Rete Civica qualche anno fa ho detto: "Io farei una legge elettorale in cui andiamo a indicare già i nomi degli Assessori", per dire che forse sono un po' estremista, ma tanto mi conoscerete forse anche su quest'aspetto. E questa è la prima considerazione.

Questa è una legge elettorale che non è democratica, secondo me fondamentalmente è una legge non democratica, quindi è chiaro che l'impegno nostro sarà quello per cercare - ma mi sembra che abbiamo una buona compagnia anche tra i colleghi - per intervenire in tempi rapidi ed efficaci in merito alla legge elettorale.

Apro una piccola parentesi: questa legge elettorale ha, come ha già detto qualche mio collega - e mi scuso se mi ripeto - aumentato ancora di più il divario fra le persone che votano e questo Consiglio, perché fondamentalmente… Io ho fatto tanti banchetti per la legge elettorale eccetera eccetera, probabilmente anche molti di voi in passato o recentemente, quante persone hanno detto: "Tanto siete tutti uguali, tanto poi fate quello che volete".

Ormai dobbiamo capire che - forse l'ha detto un collega prima - se si andasse a votare oggi, andrebbero a votare ancora meno persone, perché il teatrino - come è stato definito, possiamo chiamarlo come vogliamo, io non sono esperto di meccanismi e ingranaggi politici di questo Consiglio - però la situazione in cui ci siamo trovati non ha aiutato la gente a dire: "Ho voglia di andare a votare", quindi ce ne sarebbe veramente ancora meno.

Un'altra considerazione di carattere generale - ma con un taglio leggermente diverso, perché è già stato detto molto dalla mia collega Minelli - la faccio sulla questione dei tre mandati. Non entro nel merito, io ho letto attentamente, non sono ovviamente un giurista, non sono un esperto, anche se ho un fratello avvocato, ma questo per osmosi non funziona che uno diventi esperto, e anche se nel mio mestiere precedente ho dovuto imparare a fare un po' l'avvocato, un po' l'ingegnere, un po' tanti mestieri, non entro nel merito specifico. Io ragiono quest'aspetto semplicemente come una mancata opportunità politica da parte dell'Union Valdôtaine perché, come è già stato ampiamente detto, io sono contrario alla parte che all'interno dei pareri parla di incostituzionalità - e apro una parentesi, sembra essere stato un piccolo assist in caso di eventuale ricorso, un ulteriore assist per chi volesse contrastare un eventuale ricorso che noi abbiamo ipotizzato - perché, come è stato detto dai miei colleghi, la legge è assolutamente rispettosa della nostra autonomia, dobbiamo essere rispettosi di quello che le persone che a quel tempo l'hanno votata avevano come ratio per cui l'hanno votata, che è inequivocabile.

Potrei citare le parole del professor Morrone, che ovviamente ha fatto un suo parere: "Lo scopo della norma è limitare la continuità del potere per i titolari degli organi di governo della Regione, oltre un certo numero di volte fissato, come detto, in due".

La logica e laratiodella legge è chiarissima, allora il mio ragionamento - ripeto, molto umilmente - è: "Io credo che il consigliere Testolin, il consigliere Bertschy, e probabilmente la forza che rappresentano, avrebbero dovuto cogliere quest'opportunità politica di andare incontro non alla ricerca di un cavillo giuridico per il quale viene consentito loro, secondo il parere di due giuristi su tre, di poter di nuovo ricoprire una carica, ma l'opportunità politica di andare a rispettare quelli che sono stati i principi per i quali questa legge è stata fatta, peraltro votata, come è stato detto prima, a stragrande maggioranza. Un semplice gesto di chiamiamola opportunità politica".

Vado sul programma, non voglio fare la figura del professorino perché non lo sono e, come ho già detto prima, cerco di essere il più umile possibile; il programma è estremamente condivisibile per tanti aspetti, ma perché è condivisibile? Perché contiene tante dichiarazioni d'intenti.

Sappiamo tutti quanti benissimo: io, nel mio piccolo del lavoro, quando scrivo un progetto, posso fare delle premesse di carattere generale, ma poi devo scrivere bene quello che voglio fare e che voglio ottenere nel concreto.

Questo mi sembra un programma veramente molto condivisibile nei principi generali, mancano i dettagli concreti e operativi su tanti aspetti, e purtroppo i dettagli operativi sono quelli che fanno la differenza, perché a seconda delle scelte che uno fa poi dopo cambia l'interpretazione del principio generale.

Ho apprezzato all'inizio del programma una considerazione che io ho fatto spesso in questa campagna elettorale, cioè il fatto che facciamo parte di una piccola regione, io ho avuto anche l'onore di essere candidato come Sindaco del Comune di Aosta, quindi di un piccolo Comune d'Italia, ma quello che ho apprezzato nel programma, e che secondo me dobbiamo tutti quanti ricordare sempre, è che facciamo parte di un mondo un po' più grande, che non è solo il confine dello Stato, dell'Europa o del mondo, ma è anche il confine del mondo naturale in cui in cui viviamo, quindi poi tutti gli aspetti più o meno declinati rispetto alla sostenibilità e alle considerazioni di tipo ambientale ovviamente ne discendono.

Ho apprezzato anche, seppur, mi vien da dire, e me l'hanno ricordato altri colleghi, in maniera un po' tardiva, che, finalmente è ricomparsa la questione delle norme di attuazione che giaceva, giace probabilmente, a Roma da qualche parte e rispetto alla quale la forza politica che rappresento ha spesso in passato chiesto che cosa stiamo facendo perché si muova qualcosa e accada qualcosa. Qui è stato fatto, viene citata in un accordo di cui ha parlato ampiamente anche la mia collega Forcellati e di cui condivido buona parte delle considerazioni rispetto all'accordo, però mi fa piacere che almeno ci sia questa spinta a voler sbloccare una situazione che per la Regione è molto importante.

Una considerazione sulle politiche del lavoro, la frase mi piacerebbe anche citarla, ma è abbastanza inutile perché probabilmente la conoscete tutti quanti, non chiarisce tanto.

Quello che mi sembra che manchi in maniera importante, e che forse ha già anche citato il mio collega Centoz (disquisito sulla pronuncia corretta del cognome) mancano ragionamenti su due temi importanti che sono la precarietà (precarietà in particolare nel mondo della scuola e nelle istituzioni educative) e un altro aspetto sul quale a noi piacerebbe che si potesse ragionare, cioè il ragionamento su un salario minimo negli appalti pubblici, che è un tema che non emerge da nessuna parte ma che noi riteniamo di una certa importanza.

Piccolo affondo sul discorso del turismo: ho apprezzato molto il punto in cui si parla di turismo dolce, o turismo sostenibile che dir si voglia, peccato che l'ho trovato un po' contraddittorio rispetto poi invece all'enfasi e alle considerazioni fatte sull'importanza dello sci, sulle risorse da mettere rispetto allo sci che io ricordo che è una parte importante del nostro turismo, che so - per quel poco che so adesso, ma cercherò di imparare di più - che ovviamente rappresenta un'entrata importante della nostra Regione ma non è l'unico ragionamento che si può fare sul turismo e soprattutto, collegati al ragionamento prima che facciamo parte di un mondo naturale che ci sta dicendo delle cose, forse investire sullo sci tante risorse in un momento in cui probabilmente andiamo a ridurre sempre di più le nevicate e la neve in Valle d'Aosta a me sembra un poco paradossale.

Siamo d'accordo che si possa pensare di rinnovare alcuni impianti, man mano si dovranno smantellare quelli a quote più basse eccetera eccetera, ma non grandi investimenti sullo sci.

Vado a due temi che ovviamente sono quelli più vicini al mio lavoro precedente, mi è piaciuta molto l'affermazione del collega Centoz sul fatto che la salute è un diritto costituzionale. È vero.

Io sono assolutamente per una sanità sempre più pubblica, sono dell'idea che purtroppo non stiamo andando in questa direzione e sta diventando un alibi per andare nella direzione del privato il fatto che il pubblico non funzioni.

Allora, secondo me, il problema non va risolto dando più risorse al privato o incentivando il privato, ma bisogna far sì che il pubblico funzioni bene. Questa secondo me è la grande scommessa della nostra sanità.

Il pubblico deve funzionare bene, deve diventare un posto dove i medici hanno piacere di venire e a lavorare in posti di eccellenza. Non possiamo delegare al privato perché il pubblico non funziona bene, e questo è un aspetto generale, ma poi c'è un aspetto che va a toccare le tasche dei nostri cittadini.

Il sempre maggiore ricorso alle visite private, per fare un esempio, va a toccare non solo ovviamente i poveri - che, per fortuna, in Valle d'Aosta non sono così tanti e abbiamo un dato che è inferiore a tante regioni italiane - ma va a toccare quella che adesso è la parte più importante che è nella mediana della nostra popolazione, cioè il ceto medio.

Comunque le spese per una visita che non si può fare al pubblico perché bisogna aspettare troppo tempo, e quindi si ricorre al privato, perché magari è vero che non c'è l'urgenza di rischi di salute esagerati, ma comunque una persona che deve fare una visita ortopedica non può aspettare chissà quanto tempo...

Secondo me quindi bisogna cercare di far funzionare meglio il pubblico ed evitare questa deriva verso il privato che a me personalmente preoccupa molto.

È chiaro che il pezzo sulla sanità, come dicevo prima, è un pezzo che purtroppo è un po' generico, forse è già stato anche qui sottolineato, razionalizzazione eccetera...

Cosa vuol dire? Cosa vogliamo fare? Perché poi alla fine il concreto è cosa vogliamo fare per ridurre le liste d'attesa, per fare un esempio su tutti gli altri, cosa concretamente vogliamo fare?

È chiaro che un programma non può contenere tutti quanti gli aspetti di dettaglio, però questo è un tema delicato, e io forse qualche risposta in più dal programma avrei voluto vederla.

Politiche sociali, che ovviamente è il mio tema preferito, e forse - senza presunzione - quello che conosco meglio. Prima di tutto dico una cosa generale: dobbiamo ricordarci che le politiche sociali sono oscurate (purtroppo, sia nell'immaginario collettivo sia anche, forse, da quest'organo istituzionale) dal tema della sanità.

Se voi prendete qualsiasi tipo d'intervento, ma anche i programmi elettorali stessi, se prendete i programmi elettorali il focus è sempre sulla sanità, dimenticandoci che -dico una cosa banale ma realistica - le politiche sociali sono preventive rispetto a incrementi di costo sulla parte sanità, perché se facciamo delle politiche sociali adeguate la sanità risparmia dei soldi, quindi è anche un modo per risparmiare soldi.

Sulle politiche sociali mi permetto di rilevare che nel programma manca quello che credo l'ex e futuro assessore Marzi conosce meglio di tutti noi: il fatto che nel 2006 è stata approvata una Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, poi sono state emanate delle leggi e un decreto legge sempre per dare continuità a questo.

La questione affrontata dalla Convenzione ONU e dalle successive leggi, a mio modesto avviso, non vale soltanto per la disabilità, perché dà una visione delle politiche sociali dei prossimi anni molto chiara, cioè si fanno politiche sociali non per categorie; io faccio sempre lo stesso esempio: non si fa un marciapiede accessibile per le persone con disabilità, si fa un marciapiede accessibile per tutti, perché anche io, che, malgrado un ginocchietto un po' gigio, deambulo con una certa facilità, ho piacere a camminare su un marciapiede regolare, ma vale per una signora anziana? Vale per una mamma che spinge un passeggino? Vale per una persona che usa le stampelle provvisoriamente?

Qual è la logica, sottesa a questo ragionamento, e che la Convenzione ONU ha determinato come una rivoluzione paradigmatica nelle politiche sociali? Fare politiche sociali per tutti, dando pari dignità a tutte le persone, che siano disabili... che siano persone con disabilità, perché anche la terminologia conta, che siano anziani, che siano minori, eccetera, cioè una logica di pari diritti.

L'altro elemento importante con cui le nostre politiche sociali dovranno fare i conti è l'importanza... Ogni persona, tutti noi abbiamo un progetto di vita che nel corso degli anni cambiamo, modifichiamo, eccetera, allora anche le persone con disabilità, anche le persone anziane hanno diritto di vivere gli ultimi anni della loro vita, esattamente cercando di fare quello che hanno voglia di fare, e non che qualcuno decida al posto loro.

Dove La Convenzione ONU ha fatto un cambio paradigmatico: nel far passare le politiche sociali dalla logica dell'assistenzialismo a quella dei pari diritti, cioè non decidiamo noi per la persona con disabilità, non decidiamo noi per la persona anziana, ma facciamo sì che la persona decida il proprio destino e il proprio futuro.

Questo, secondo noi, è il faro che deve illuminare le politiche sociali dei prossimi anni con termini - e vado a chiudere - come appunto sono stati citati nel programma: autodeterminazione, progetto di vita personalizzato e partecipato.

Il grande tema che invece non è stato toccato è quello della domiciliarità, perché è un tema importante che le politiche sociali dovranno prendere in considerazione.

Ultimo elemento citato nel programma, ma in maniera molto generica, è il rapporto fra la pubblica Amministrazione e il terzo settore. Dare applicazione alla legge del terzo settore è assolutamente importante, peccato che, forse è un refuso, chi ha scritto quel pezzo del programma si è dimenticato che del terzo settore non fa parte soltanto il mondo dell'associazionismo, ma fa parte, almeno alla pari, il mondo delle cooperative sociali, che hanno nella propria legge istitutiva il bene della comunità, quindi la logica della legge istitutiva delle cooperative sociali è quella di collaborare con la pubblica Amministrazione per, appunto, fare politiche sociali.

Un altro aspetto che la legge sul terzo settore che dovremo affrontare in qualche modo è il grande tema della revisione del codice degli appalti, collegato però a quello che in questo momento sta impropriamente utilizzato, cioè il tema della coprogettazione, ma ancor prima della coprogrammazione.

Coprogrammazione e coprogettazione sono due termini che fanno sì che la pubblica Amministrazione possa e debba collaborare con il terzo settore in questo senso.

Del terzo settore fa parte anche il privato sociale, quindi non voglio contraddirmi rispetto a quello che ho detto prima, ma se sulla sanità ha assolutamente un senso che sia tutto pubblico, e, scusatemi, la frase è un po' banale, io invece penso che nel mondo delle politiche sociali un bel ragionamento sulle cooperative sociali locali, evitando anche le finte cooperative sociali gigantesche che arrivano da fuori valle e che tolgono il lavoro alle cooperative sociali locali vada fatto.

Quello che manca, anche nel programma - uso gli ultimi 40 secondi - c'è pochissimo sul tema della povertà, dell'immigrazione e delle politiche per la casa che, peraltro, e non sto qui a dirlo perché non ho più il tempo, sono strettamente collegati.

Ringrazio tutti quanti.

Presidente -Ha chiesto la parola e ne ha facoltà il consigliere Zucchi.

Zucchi -Tranquilli, farò recuperare all'Aula un po' di tempo perché sono convinto che non sia tanto la lunghezza di un intervento quanto quello che si dica che fa un po' la differenza, ma ognuno fa quello che meglio crede.

Io incomincio il mio intervento, vedo la consigliera Minelli che si avvia, ma la volevo ringraziare, la ringrazio anche in contumacia, per il suo intervento, per la dotta disquisizione sulla questione dell'incompatibilità, devo dire che in qualche modo ha rafforzato le mie convinzioni, ma io non faccio il giurista, come ho detto questa mattina, faccio il politico, ed eventualmente mi rimetterò alle conclusioni, se mai avverranno, se mai verrà adito un giudizio, da parte appunto della giustizia.

Io invece, dal momento che faccio il politico, sempre rimanendo su quest'argomento, vorrei parlare di un altro aspetto, cioè quello politico, legato all'opportunità.

Non sempre quello che è legale...

Molte cose in quest'Aula, anche su quest'argomento, possono essere anche definite a seguito di un giudizio legale, "È legale, quindi si può fare".

Io credo - l'ha ricordato un momento fa il consigliere Torrione, se non erro - che ci sia anche un problema di opportunità, quindi la questione politica e dell'opportunità, che io rimetto al giudizio dell'Aula e delle persone che ci stanno ad ascoltare sul punto in questione, che potrebbe portare a delle conseguenze di un certo tipo, anche gravi, qualora esperito un giudizio si vada in una direzione che il Presidente incaricato, insieme al Vice Presidente, non auspica, ma io chiedo a costoro perché, come mai con questa pervicacia loro si ostinino, dopo tutti questi mesi, anni per cui hanno occupato gli scranni più alti di questa istituzione, a volere a tutti i costi, con le possibili conseguenze che potrebbero derivare, continuare in quest'opera.

Adesso lo dico come paradosso, ma se si dovesse seguire l'argomentazione che è stata espressa dal Presidente del Consiglio, per cui non può essere espresso un parere da parte degli uffici, si potrebbe anche configurare il caso che il presidente Testolin, che si accinge a prendere di nuovo, per l'ennesimo anno e per l'ennesima legislatura, il ruolo più importante dell'istituzione insieme al Vice Presidente, magari potrebbe essere indotto tra due anni, sei mesi e un giorno a dare le dimissioni e poi ricominciare il giro di giostra senza soluzione di continuità.

Io su questi aspetti richiamerei l'attenzione dell'Aula, perché è una questione di opportunità: questa pervicacia, di fronte a una situazione veramente incerta, per cui abbiamo dei pareri che sono contrapposti... che un giudizio che eventualmente è in fase, dopo l'elezione, di valutazione da parte di diversi gruppi, e che può essere portato all'attenzione dell'autorità giudiziaria possa portare questo Consiglio in una situazione molto, ma molto difficile e precaria.

Detto questo, io ci tengo a dare delle spiegazioni anche in funzione degli interventi da parte dei colleghi e che mi sono annotato per dover spiegare a molti di voi, e soprattutto a quelli che sono fuori da quest'aula, il motivo per il quale... perché per certi versi si è anche ironizzato che la coalizione di centrodestra, che si è presentata agli elettori in una logica di alternativa all'Union Valdôtaine e ai suoi alleati effettivamente è stata tale...

È vero, noi ci siamo presentati come coalizione in alternativa alla precedente legislatura, perché non ci convincevano e non ci piacevano certi punti che noi contestavamo.

Molti l'hanno ricordato in quest'aula, in particolare il consigliere Bellora, e non mi dilungo perché l'ha già fatto lui lungamente sulla questione della legge elettorale... Io credo che noi oggi ci troviamo di fronte al necrologio, al fallimento della legge elettorale che ha comportato questa situazione; una situazione che ha indotto le forze di maggioranza a trovare delle soluzioni in questi lunghi giorni che ci hanno separato dal voto del 28 di settembre, a cercare di trovare delle maggioranze un po' stabili perché, come si è capito anche oggi in quest'Aula, non c'erano le sufficienti garanzie per arrivare a una stabilità.

La stabilità è un requisito che - è stato ricordato questa mattina dal collega Lattanzi - ci è stato chiesto da tutte le categorie produttive e in base alla quale noi ci siamo presentati alle consultazioni in Avenue des Maquisards proprio per significare la nostra attenzione di fronte alla necessità di trovare una stabilità di fronte a una situazione che era evidente che non fosse così facile da risolvere, come in effetti abbiamo visto.

In questo senso è stata fatta la proposta, che noi non rinneghiamo, di ventilare una proposta di maggioranza, ma di tutta la coalizione, non soltanto di un partito, affinché, concordati certi punti di programma... molti dei quali, è stato ricordato, noi abbiamo condiviso, condividiamo e condivideremo, perché noi abbiamo visto nel programma molti spunti, addirittura alcuni speculari rispetto a quello che abbiamo scritto noi, sia come partito di Fratelli d'Italia, sia come coalizione.

Ci è stato anche proposto, è bene che voi lo sappiate, in quell'occasione, e so di non poter essere smentito, che il nostro partito potesse prendere in considerazione anche l'eventualità di far parte della maggioranza da soli, noi immediatamente abbiamo risposto che si vince e si perde insieme, non ci sono porte girevoli e soprattutto non ci si allea con il nostro avversario. Inteso come l'avversario? Perché se l'avversario è colui che vuole mantenere certi punti di programma, che sono stati anche oggetto di discussione nelle consultazioni nella sede dell'Union Valdôtaine, è evidente che ci sono dei principi non negoziabili che fanno decadere il tutto.

Noi abbiamo posto il problema della legge elettorale - come è stato ricordato, ci è stato risposto: "No, noi continuiamo con l'impostazione attuale che sta dando questi frutti" - e soprattutto la gestione della sanità, sia dal punto di vista della struttura del cosiddetto "Nuovo Ospedale" e sia della sanità in generale.

È evidente che la riproposizione -non lo vedo, non me ne voglia - dell'assessore Marzi - ma non è una questione personale, è una questione proprio di settore che è stato il fulcro della nostra avversione in questa campagna elettorale - ci poneva e ci pone nelle condizioni di prendere le distanze.

Ora a noi spiace, sinceramente lo dico, ma è tutto legittimo, che i colleghi di Forza Italia abbiano deciso di rompere di fatto l'unità del centrodestra; io credo che dall'avvento del Governo Meloni nel 2022 questa sia la prima volta che l'unità del centrodestra si spezza in una regione, e comunque viene meno un accordo che a livello nazionale e a livello regionale è il fulcro di un'unità che deve essere tale pur nelle diversità di tutti i partiti.

A noi spiace molto, e non possiamo far altro che registrare la loro volontà, ma continuiamo nella nostra battaglia in conformità con gli impegni che abbiamo preso con i nostri elettori; sui punti di programma che noi abbiamo visto e che noi riteniamo opportuni faremo tutte le valutazioni affinché questi punti non rimangano lettera morta, perché è stato ricordato che molti di questi punti si tramandano da lustri e non ci sono degli impegni dal punto di vista cronologico che possano dare il senso che certe cose effettivamente vengano realizzate - ne abbiamo parlato anche in sede di consultazione quando io personalmente ho chiesto qual era la posizione, ad esempio, sugli impianti di risalita, sulla società unica e ci è stato risposto in modo vago, "Sì, poi vedremo" - e sono tutti argomenti che per noi non sono dirimenti, sono argomenti importanti che necessitano comunque delle individuazioni di un breve, di un medio e di un lungo programma, comunque all'interno della legislatura.

Ecco che il programma che abbiamo visto stamattina contiene tante belle enunciazioni sulle quali noi siamo d'accordo, sulle quali noi vi terremo il fiato sul collo, anche sui punti che non condividiamo.

Quello dell'Ospedale è un impegno nostro, un impegno mio preciso, di cominciare immediatamente, anche in conformità con l'impegno preso con gli elettori che ci hanno chiesto d'intervenire su questo dossier, proprio per evitare quella che noi definiamo una sciagura nel momento in cui, pur essendo state avviate le gare per l'ampliamento del cosiddetto Ospedale, l'unico polo ospedaliero, in qualche modo venga rivisto, venga rivalutato prima che si compia l'irreparabile.

Ecco che su questi aspetti noi significhiamo la nostra contrarietà e sta di fatto che ci metteremo in una condizione tale di fare comunque quello che noi riteniamo utile per la Valle d'Aosta, l'abbiamo fatto come Fratelli d'Italia, anche prima di essere parte di questo Consiglio, varando delle iniziative anche a livello nazionale, noi non subordiniamo l'"Amichettismo" in politica se c'è l'interesse, noi porteremo avanti gli interessi, vogliamo soltanto dire che l'interlocuzione con il Governo non può essere rappresentata certamente da una sola forza, e la forza che noi rappresentiamo qui è la forza più importante dal punto di vista governativo, quindi con questa forza e con la forza della Lega si dovrà fare i conti, perché certe decisioni dovranno essere assunte in una logica di collegialità, sempre per il bene della Valle d'Aosta.

Se voi credete alla favola che il Governo venga rappresentato soltanto da una forza politica qui presente come elemento che abbia fatto coniugare le vostre forze in questa votazione che si accinge a essere compiuta, forse vi sbagliate di grosso.

Noi riteniamo che il Governo - e in qualche modo abbiamo avuto anche delle interlocuzioni in queste ore - avrà una logica di collegialità sui punti che sono stati esposti anche nella seconda e terza pagina, la questione del quorum della legge europea, della zona franca, della questione delle concessioni; oltretutto sulle concessioni, scusate, sono i nostri Ministri che se ne occupano, quelli di Fratelli d'Italia, quindi è evidente che ci sarà bisogno di fare un'interlocuzione collegiale, non è che ci sia una forza politica che è la garanzia delle interlocuzioni con Roma, mentre invece le altre forze politiche sono praticamente considerate inutili.

Chiudo dicendo al collega Centoz, non se ne abbia male, che ho sentito dire e parlare di critiche legate al programma, io francamente credo di poter dire che mi piace vincere facile. Credo che se lei fosse stata in un'altra posizione oggi non avrebbe espresso nulla di quanto detto in riferimento al programma perché, così come è avvenuto negli ultimi anni, si sarebbe fatto passare questo e altro.

Presidente -La parola alla consigliera Baccini.

Baccini -Pur avendo già varcato quest'aula la scorsa settimana oggi è con grandissima emozione che mi accingo a prendere la parola per la prima volta da eletta, spero che perdoniate anche a me l'emozione.

La prima, e forse la più significativa, lezione che ho appreso in questi giorni post elettorali è il significato distorto che viene attribuito alla parola "Incoerenza".

Negli ultimi giorni, durante la fase di formazione del Governo regionale, molti politici e non si sono permessi di giudicare aspramente la nostra scelta di uscire dalla lista congiunta con Forza Italia, definendoci appunto degli incoerenti.

Permettetemi di essere chiara, noi non siamo degli urlatori seriali, siamo delle persone che preferiscono dimostrare il proprio valore e la propria integrità con fatti e azioni concrete. Facciamo però un passo indietro: colleghi, questo è il programma delle elezioni regionali della lista Insieme Ensemble, Forza Italia e la Renaissance, e alla prima pagina, non alla quarta, neanche all'ultima e neanche in un trafiletto, il nostro programma recitava così, e uso il verbo recitare non a caso, visti gli sviluppi: "In un momento storico di grande trasformazione siamo pronti a dare una forte discontinuità rispetto agli ultimi cinque anni di governo unionista e di sinistra, che hanno lasciato il nostro territorio in una situazione di stallo con scarse prospettive di crescita. Ebbene, se la coerenza è l'adesione a quanto sottoscritto, è paradossale che le stesse persone che hanno firmato questo impegno solenne per la discontinuità si ritrovino oggi in maggioranza con chi hanno promesso di contrastare e addirittura ricoprano cariche apicali".

Questa, colleghi, è l'incoerenza che va giudicata, qui risiede il vero significato della parola "Incoerenza".

E per rispondere al collega Torrione nel suo intervento di poco fa, perché ha fatto delle velate frecciatine, neanche troppo velate, noi siamo stati costretti a prendere le distanze da questa loro scelta, dalla scelta di Forza Italia, che non corrisponde al progetto che si era pattuito con tutto il centrodestra unito per poter avere la possibilità di un vero cambiamento.

Siamo stati tacciati di aver usato Forza Italia come taxi elettorale, ma la politica si basa sulla matematica dei voti. La matematica non è mai stata il mio forte ma chiedo ai colleghi di Forza Italia: sareste riusciti a raggiungere il quorum lo stesso senza i nostri dodici candidati su trentacinque?

Un ultimo aspetto che mi ha toccato personalmente è il ruolo della donna in politica. Quando una donna sale su questa tribuna porta con sé non solo il peso del mandato, ma troppo spesso anche il peso di un giudizio invisibile, un giudizio che non riguarda i suoi atti, le sue competenze o il suo programma, ma il suo stesso genere.

Per decenni molte donne hanno combattuto per un posto in quest'Aula ma c'è un preconcetto subdolo che continua ad alleggiare in quest'Aula e fuori: l'idea che l'ingresso di una donna in politica sia un atto di coraggio e non di naturale competenza, e che la sua leadership debba sempre ottenere un patentino di validità maschile.

Troppo spesso, e purtroppo l'ho vissuto sulla mia pelle in questi giorni, la figura della politica, della Sindaca, dell'Assessora è accompagnata da un'ombra, un'insinuazione che suona sempre allo stesso modo: "Ma chi la sta manovrando?".

In questi giorni per molti non ero io a decidere, ma era al mio posto Giovanni Girardini o Elso Gerandin o addirittura mio padre; si mette in discussione l'autonomia di pensiero della donna, la sua intelligenza viene bypassata, viene ipotizzato che dietro ogni successo, ogni decisione, ogni parola pronunciata, debba esserci necessariamente una regia maschile.

Questo pensiero non è solo un insulto alla singola politica, è un insulto ad ogni donna che lavora, ad ogni donna che dirige, ad ogni donna che pensa e ha l'audacia di prendere decisioni complesse. È ora di rovesciare questa prospettiva.

Le Consigliere che sono presenti in quest'Aula sono qui per la loro formazione, per il loro lavoro, per le loro lotte e per la fiducia che elettori e elettrici hanno dato a loro.

Non siamo qui per essere l'eco di nessun uomo e non permetteremo a nessuno di relegare il nostro ruolo a quello di un semplice strumento, come hanno fatto con me facendomi passare per un burattino e che altri tirassero le fila.

Presidente -La parola al consigliere Sorbara.

Sorbara -Monsieur le Président du Conseil, Mesdames les Conseillères, Messieurs les Conseillers de cette 17ème législature, bonsoir. Je suis ravi de vous retrouver après une si longue pause et une période difficile et tourmentée de ma vie.

C'est une grande joie pour moi de vous rejoindre à nouveau, de me retrouver parmi vous.

Je tiens, déjà à présent, à vous remercier pour vos conseils qui pourront m'aider, m'enrichir et me permettre d'améliorer mes compétences. Je souhaite être toujours à la hauteur de cette tâche, de notre tâche, car cette Assemblée est appelée à donner, en toute circonstance, des réponses justes et concrètes à l'ensemble de la population de notre merveilleuse Vallée d'Aoste, en contribuant au développement de la communauté, représentant les intérêts et le développement. Une politique qui devra gérer les attentes de la population et équilibrer les besoins différents.

Oggi non è un giorno qualunque, oggi dopo sei anni e sette mesi rientro in quest'Aula che rappresenta il cuore della nostra democrazia valdostana. Rientro dopo una lunga pausa in cui mi è stato tolto tutto: la libertà, il ruolo, la dignità e la fiducia.

Rientro dopo un'ingiustizia che mi ha attraversato l'anima ma non mi ha mai piegato lo spirito. Sono stati anni difficili, durissimi, anni in cui ho conosciuto il silenzio, la solitudine e la paura. Anni in cui ho vissuto in una cella quattro passi per due da innocente e in quella cella, dove il tempo sembrava fermo e l'ingiustizia infinita, ho imparato qualcosa che non avrei mai potuto imparare altrove: che la libertà è la cosa più preziosa che un uomo possa avere e che la verità, anche se la seppelliscono, trova sempre la strada per tornare alla luce.

Oggi non parlo per cercare rivincite, non ho rancore e non ho rabbia, ho solo una profonda gratitudine verso chi ha creduto in me e una responsabilità nuova verso chi rappresento.

Rientrare qui non è una vittoria personale, è una testimonianza che la giustizia, quando arriva, restituisce dignità non solo a una persona ma a un'intera comunità.

In questi anni ho imparato che la politica non è un privilegio, ma un servizio, un servizio che si deve esercitare con umiltà, con rispetto, con senso del dovere, e proprio per questo oggi sento più che mai il valore ed il significato di rappresentare Forza Italia in quest'Aula, perché Forza Italia è il movimento che sin dalle sue origini ha creduto nella libertà dell'uomo, nella giustizia giusta e nel diritto di ogni persona a non essere giudicata prima che la verità sia accertata.

Porto nel cuore l'esempio di chi, come Silvio Berlusconi, ha conosciuto l'ingiustizia ma non ha mai smesso di credere nella politica come strumento per migliorare la vita degli altri e oggi, nel mio piccolo, con tanta umiltà, sento di poter dire che anche dalle macerie di un'ingiustizia può nascere qualcosa di buono, che la sofferenza può diventare forza e che chi crede e si rialza con dignità può servire il proprio popolo con ancora più amore.

A chi in questi anni mi ha sostenuto, anche solo con un pensiero, con una parola, con un gesto di fiducia, dico grazie, a chi ha dubitato, a chi dubita e a chi ha creduto alle ombre più che alla luce non porto rancore, porto solo un invito alla riflessione, perché ciò che è accaduto a me può accadere a chiunque e una democrazia è davvero forte solo quando difende anche chi è accusato ingiustamente.

Rientro in quest'Aula con un bagaglio diverso, non fatto solo di numeri, bilanci o progetti, ma di esperienza umana, dolore e speranza, perché la politica non può essere solo calcolo o potere, deve essere cuore, ascolto, servizio e verità.

Il mio impegno da oggi sarà quello di trasformare la mia storia in una forza utile alla collettività, di ascoltare chi non ha voce, di ascoltare gli ultimi, di rappresentare chi ha perso fiducia nelle istituzioni, di dare speranza a chi pensa che la politica sia solo distanza, arroganza o opportunismo.

Io ho visto la parte più buia dell'uomo, ma anche quella più luminosa, ho visto la cattiveria, il dolore ma anche la solidarietà, e oggi credo fortemente che la politica, se vissuta con onestà e spirito di servizio, può essere il più alto atto d'amore verso la propria comunità, e proprio per questo il mio impegno sarà chiaro, la mia politica sarà di dialogo, non di scontro.

Non cadrò mai, e dico mai, nella trappola delle provocazioni o dell'attacco personale, perché credo che il rispetto reciproco sia il primo passo per servire davvero i cittadini e che la vera forza di un rappresentante dell'istituzione non stia nel gridare più forte, ma nel saper ascoltare con attenzione e rispondere con equilibrio.

Voglio contribuire a ricostruire la fiducia nella politica, a riportare la politica al suo senso originario, quello del servizio, della responsabilità, e voglio farlo nel segno di Forza Italia, nel segno della libertà, della giustizia, del garantismo e del rispetto per la persona.

Dedico questo giorno a me caro, il mio ritorno, a mia madre, ai miei fratelli, a Giorgia, a Maria, a Mirko, a Vincenzo e ai miei amici e a chi ancora oggi vive un'ingiustizia, a chi lotta in silenzio per essere ascoltato, e lo dedico in particolare ai Valdostani e alla mia Valle d'Aosta, una terra che amo e che voglio continuare a servire con rispetto, coraggio e passione, perché si può togliere tutto a un uomo ma non la sua coscienza, la sua fede e il suo amore per la verità, e io oggi rientro qui con tutto questo nel cuore.

Grazie a tutti voi.

Président -La parole au Conseiller Marquis.

Marquis -Ho ascoltato con attenzione il dibattito di questo pomeriggio sull'argomento all'ordine del giorno, ovvero l'insediamento del Presidente della Regione, e devo dire che ritengo utile fare alcune considerazioni di carattere politico per dare chiarezza al percorso che è stato fatto in queste settimane.

Credo che il primo punto da sottolineare sia un dato di fatto: oggi si segna una svolta all'interno della Valle d'Aosta. Per la prima volta l'Union Valdôtaine si allea organicamente al Governo regionale con una forza di centrodestra.

Per noi questo è il messaggio più importante. Noi abbiamo sempre dichiarato di essere alternativi alla sinistra, questo era il nostro primo obiettivo da raggiungere, ma non perché vediamo male la sinistra, ma perché la pensiamo diversamente su tante questioni sotto il profilo politico, non c'è nulla di personale. Riteniamo che le difficoltà che ci sono state in questi ultimi anni siano state dovute tante volte all'affermazione del partito del "No" su tante questioni che sono state affrontate in quest'Aula e che non hanno ancora trovato soluzione sotto il profilo politico.

Oggi ho sentito nello specifico di alcuni temi, di nuovo la continuazione di queste politiche del No, si è parlato di Monte Bianco, di raddoppio del Traforo del Monte Bianco e qualcuno dice: "Corrisponde questo solo a delle volontà che sono diverse dagli interessi della comunità valdostana".

Assolutamente no. Noi siamo diversi rispetto a questo tipo di politica, per noi la politica è la politica del fare.

Abbiamo apprezzato l'intervento del collega Lattanzi che dice: "I programmi sostanzialmente sono sovrapponibili, sono state recepite tante parti del programma del centrodestra" e questa è la ragione per cui oggi si forma una nuova alleanza all'interno del Consiglio regionale, che nella bandiera rossonera ci sia anche un po' di azzurro. Per noi è un grande piacere e confidiamo con speranza di poter risolvere dei problemi della Valle d'Aosta, dei problemi che attengono alla comunità valdostana.

Basta andare a vedere il programma che è stato predisposto, 2025-2030, si parla di sostenibilità, di resilienza, di valorizzazione dell'autonomia, ma guardate che la valorizzazione dell'autonomia non avviene senza il confronto con lo Stato, le norme di attuazione sono lo strumento di attuazione dello Statuto e per questo bisogna raccordarsi con chi è al Governo nazionale.

Noi apprezziamo molto la scelta che è stata fatta dall'Union Valdôtaine che non è mai stata considerata da noi un avversario, perché il nostro avversario è sempre stato la sinistra, ma il sistema elettorale valdostano è di tipo proporzionale.

Noi ci siamo presentati come coalizione, il risultato è stato chiaro, c'è stata la grande vittoria, l'affermazione dell'Union Valdôtaine, la coalizione di cui abbiamo fatto parte ha perso le elezioni regionali.

In quel momento bisogna capire cosa si vuole fare per il bene della comunità valdostana. Sarebbe stato molto più semplice da parte nostra fare dell'opposizione, ci siamo assunti delle responsabilità per affermare quel principio che ho accennato poc'anzi, di cercare di far uscire la Valle d'Aosta spostando il baricentro verso il centro, verso il centrodestra, e credo che questo sia un obiettivo che è stato condiviso anche a livello nazionale, attenzione, perché ho sentito fare delle affermazioni poc'anzi dove si dice: "Ci si aspetta che un solo partito del centrodestra possa garantire rapporti con lo Stato?". Non è così, i rapporti con lo Stato saranno gestiti in modo collegiale da Roma, attenzione, e ho appreso anche con piacere che i colleghi del centrodestra hanno affermato che non si metteranno sicuramente di traverso verso la soluzione dei problemi della Valle d'Aosta, dove serve un intervento romano.

Bisogna essere anche molto pragmatici e concreti nell'amministrare la cosa pubblica, non si può immaginare di poter gestire i grandi temi che attengono oggi alla comunità valdostana senza rapportarsi con Roma.

La dimostrazione che ci sono tante pratiche che stagnano nel tempo e che non hanno trovato soluzione è proprio questa: ci sono stati dei rapporti dove l'apporto della sinistra negli ultimi anni non ha dato delle grosse soddisfazioni, bisogna essere chiari sotto questo profilo, non ha aiutato a risolvere le problematiche, perché gestire i soldi a bilancio regionale è abbastanza semplice, si può fare tranquillamente,entre nous, il problema più grande è affrontare le questioni che sono delle grandi sfide, che necessitano delle soluzioni multilivello, dei rapporti con lo Stato e dei rapporti con l'Europa.

Ecco qui allora che Forza Italia mette a disposizione le sue capacità, le sue risorse, le sue competenze, le sue conoscenze al servizio della Valle d'Aosta.

Come è stato detto, i programmi si scrivono ma poi passano attraverso le persone, la messa a terra, e devo dire che noi riteniamo di poter dare il nostro contributo sotto questo profilo, perché non basta essere iscritti a dei partiti nazionali per poter dare soluzione ai problemi della Valle d'Aosta, bisogna avere anche delle persone che hanno la capacità di essere degli interlocutori.

Sotto questo profilo credo che in queste settimane Forza Italia ha dato ampia dimostrazione attraverso il lavoro che ha svolto la nostra coordinatrice Emily Rini di essere in grado di essere garanti di portare avanti delle tematiche nell'interesse della comunità valdostana.

Credo che questo sia stato dimostrato e sia la migliore garanzia di lavorare nell'interesse della comunità valdostana.

Quanto ai richiamati programmi e intese che sono state sottoscritti, ma lo affermiamo con grande soddisfazione, perché sono delle intese di carattere politico ed è giusto che vengano individuati dei punti che devono essere portati avanti, delle norme di attuazione che ci stanno a cuore da tempo per risolvere delle grandi problematiche: il principio dell'intesa per le modifiche dello Statuto, il problema delle grandi derivazioni, delle concessioni, le normative dei Vigili del fuoco, Corpo forestale; ci sono tante cose che sono da affrontare, il problema del Monte Bianco e della proroga delle concessioni del Gran San Bernardo sono tematiche che non si risolvono senza dei rapporti con il Governo.

Per noi questi sono i rapporti istituzionali, non amicali, attenzione, però bisogna avere a disposizione delle persone che diano una mano per affrontare questi dossier.

Chiunque dentro quest'Aula nel tempo abbia avuto dei ruoli di rilievo sotto il profilo amministrativo queste cose le capisce, perché tutti sappiamo cosa vuol dire confrontarsi con lo Stato e con l'Europa, non abbiamo un Europarlamentare, e questo porta a delle difficoltà a risolvere dei problemi che sono sovraordinati alle questioni prettamente locali.

Noi siamo una forza presente a Roma, siamo presenti in Europa, facciamo parte del Partito popolare europeo e riteniamo di essere una forza rassicurante sotto questo profilo e radicata sul territorio, una forza che si mette a disposizione per affrontare e risolvere i problemi.

Agli amici del centrodestra dico che spero che si possa aprire con il tempo una fase che veda coinvolti tutti, in questo momento non si poteva fare diversamente, non si poteva fare di più.

Credo quindi che tutti oggi dovremmo apprezzare il risultato che è stato raggiunto, perché chi porta in sé nel cuore i valori del centrodestra non può non esprimere soddisfazione per questa svolta che c'è stata all'interno dell'assetto della maggioranza regionale, perché sennò vuol dire rinnegare il proprio DNA, vuol dire non riconoscere se stessi.

Poi, se vogliamo parlare di regole del gioco, ho sentito delle affermazioni di chi dice che c'è stata dell'incoerenza, ma le regole elettorali... guardate che Forza Italia nel 2022 ha presentato una legge per l'elezione diretta del Presidente della Regione, ma per mediare all'interno del centrodestra abbiamo dovuto rinunciare all'elezione diretta del Presidente, pertanto capisco chi è appena arrivato e magari non ha tutti questi elementi di conoscenza, però attenzione, perché se abbiamo avuto delle difficoltà è proprio perché qualche partito non è voluto andare in questa direzione.

Quanto al commento che ha fatto anche il collega Perron sull'esito elettorale che il centrodestra è arrivato al 30%, bisogna dirselo con chiarezza: se tutti i partiti del centrodestra avessero avuto il risultato che ha fatto Forza Italia, soprattutto al Comune di Aosta, probabilmente si sarebbe vinto al primo turno, quindi poniamoci anche delle domande, di perché avvengano poi certi risultati.

Forza Italia ha fatto la sua partita, si è impegnata, ha avuto il consenso. Gli elettori che votano Forza Italia, attenzione, non votano Forza Italia per mandarla all'opposizione, votano Forza Italia perché è una forza di governo, Forza Italia è sempre stata una forza di governo. Poi, per carità, se non ci sono le condizioni per governare è ovvio che si fa dell'opposizione nella vita, l'abbiamo fatta anche noi nei cinque anni, sempre in senso costruttivo.

Riteniamo che ci siano dei temi che sono importantissimi e che vanno nella direzione in questo programma di portare delle soluzioni a dei problemi che abbiamo rivendicato sempre tutti insieme.

La mobilità: la mobilità è un problema in Valle d'Aosta, ma guardate come viene affrontata all'interno di questo programma, servono degli approcci multilivello, non si possono risolvere queste grandi problematiche dei trafori dell'autostrada tra le nostre montagne, bisogna essere in grado di rapportarsi con lo Stato, e chiunque abbia studiato un po' di storia della Valle d'Aosta, sin dalla definizione della legge statutaria, capisce che ci sono state delle persone, ai tempi, che avevano dei rapporti con lo Stato che ci hanno garantito di arrivare al nostro Statuto, perché se non ci fossero state quelle persone non l'avremmo risolto quel problema all'interno delle nostre montagne.

Riteniamo quindi che questa sia la strada giusta, la giusta direzione per fare un passo in avanti e per cercare di affrontare quelle questioni che daranno dei risultati nel tempo, non l'ordinaria amministrazione.

Noi siamo interessati a portare avanti delle iniziative che rappresentino una svolta per la Valle d'Aosta, che garantiscano il futuro delle nostre famiglie, dei nostri figli e dei nostri nipoti. Se c'è stata una pecca in questi ultimi anni è stata proprio questa, non c'è stata la forza politica di poter affrontare questi dossier.

Noi quindi ce la metteremo tutta per contribuire, insieme agli alleati di questa maggioranza, a risolvere le problematiche che ci sono sul tavolo e siamo altrettanto sicuri che anche le altre forze del centrodestra - perché abbiamo avuto tutte le rassicurazioni a livello nazionale - ce la metteranno tutta per riscontrare le esigenze e i bisogni della nostra piccola e bellissima valle, che vive comunque tutta una serie di problematicità, a partire dalla demografia, dallo spopolamento della montagna, le aree interne, la zona franca, ci sono tante situazioni che devono avere delle soluzioni nell'interesse collettivo dei nostri cittadini.

Pertanto questo è quello che sta a cuore a Forza Italia, sta a cuore cercare di cambiare un poco la Valle d'Aosta e dare soluzione alle problematiche che dobbiamo affrontare.

Poi che si parli di salti d'altra parte, chiunque ha vissuto gli ultimi cinque anni dovrebbe capire cosa è avvenuto all'interno di certe forze politiche che hanno fatto di tutto e di più per cercare di arrivare a stringere un'alleanza con la maggioranza regionale.

Ricordo almeno tre tentativi andati a vuoto, almeno tre: 2020, maggio 2022, 2023 inizio dell'anno, quindi non starei a scendere su questi dettagli, così come non scenderei all'interno dei rapporti che abbiamo avuto con Renaissance, perché obiettivamente noi con Renaissance volevamo costruire un progetto politico, c'erano tutte queste garanzie, solo che non si può cambiare idea un giorno sì, un giorno no, la sera dire una cosa e al mattino dirne un'altra, leggere un comunicato il giorno dopo le comunali e due giorni dopo tutte altre cose.

Guardate che quando abbiamo fatto gli incontri con l'Unione Valdôtaine qualcuno dichiarava già la maggioranza fatta, qualcuno era molto positivo e ottimista nel mettersi a disposizione della Valle d'Aosta, dopodiché si è dato luogo alla costituzione del gruppo consiliare, c'era stata l'adesione, dopodiché si è cambiato idea.

È tutto permesso, cambiare idea ciascuno la può cambiare, ma se ne deve anche assumere la responsabilità politica, senza raccontare delle storie all'opinione pubblica perché non era mai venuto nessuno di Renaissance da noi a dire che c'era l'esigenza di costituire un gruppo consiliare proprio all'interno dell'Aula.

Questo deve essere chiaro a tutti i Valdostani, pertanto auguro buon lavoro comunque alla collega, perché è così che deve essere, ma crediamo che vada rimessa un po' di chiarezza su questi argomenti qui, perché non bisogna raccontare le cose come non stanno.

Pertanto credo che posso concludere il primo intervento e mi riservo d'intervenire in seguito se ci saranno delle ulteriori considerazioni da apportare.

Président -La parole au collègue Marguerettaz.

Marguerettaz -Devo dire che la discussione che si sta svolgendo è una discussione molto interessante e cercherò di condividere con voi qualche considerazione, qualche ragionamento premettendo che su tante cose che sono state dette mi trovo d'accordo; il problema è mettere insieme un po' tutti i tasselli.

Partiamo dal dato che ha fatto sì che quest'Aula avesse questi 35 eletti. Prima di tutto io credo che valga la pena di approfondire un po' l'argomento dell'affluenza perché stiamo facendo una narrazione sul fatto che la gente ormai non va più a votare.

Ovviamente abbiamo visto che l'affluenza diminuisce, ma nel mondo bisogna sempre fare dei raffronti, perché se non si fanno dei raffronti, facciamo delle analisi un po' parziali.

Amici, proviamo a fare un ragionamento sulle ultime elezioni che ci sono state nelle regioni italiane:

Liguria, 45%, e pare abbia vinto la destra;

Marche 50%;

Calabria 43%, ha vinto la destra;

Toscana 47%, ha vinto la sinistra.

Qua siamo al 62%. Allora siete ancora convinti che il risultato delle elezioni, dell'affluenza, visto il contesto nazionale, sia così deludente? Io non credo, perché qua noi stiamo parlando di un 62%, le elezioni precedenti, le regionali, mi pare che fossero al 65%.... no, 72.

Allora siamo così convinti che le proposte elettorali che vengono fatte siano così lontane dalla gente? Più di prima ma, attenzione, siamo in una situazione decisamente superiore alla tendenza nazionale. Allora vedete che probabilmente qualche analisi la dobbiamo fare.

L'avvocato Corrado Bellora mi stimola e sostanzialmente dice: "Ma questo sistema elettorale è un sistema elettorale"… No, quelle percentuali che vi ho detto prima sono tutte con il maggioritario, quindi con il maggioritario ci sono 10-15 punti di affluenza in meno, ma perché? Corrado, perché dire che nel maggioritario sono i cittadini a scegliere non è vero, perché chi sceglie sono le segreterie di partito e andate a vedere le discussioni che si stanno facendo tra la Schlein, Conte, Salvini, la Meloni e Tajani, per rivendicare la candidatura a governatore, quindi lì il pranzo è servito. I cittadini non scelgono nulla, ed ecco perché non vanno a votare.

Qui, viva Dio, la gente va a votare più che in Italia perché sceglie e il sistema è un sistema proporzionale, nel sistema proporzionale poi è ovvio che in campagna elettorale tutti abbiano dei momenti di titanismo.

Io ricordo i commenti che l'importante sito di Fratelli d'Italia faceva sul mio conto: "Aurelione ha paura", perché mi sono permesso di dire in quest'aula: "Signori, guardate che forse avete una botta di ottimismo nel pensare che le elezioni europee riproducano i risultati nelle elezioni regionali" e da un certo punto di vista... andate a vedere… "Aurelione ha paura, ma vada su a fare il Carnevale ". Tuccari mi chiama l'"Aurelione". Sì, è vero, peso più di 100 chili, è vero...

Io vi dicevo: "State prudenti perché non è così che funziona", perché lì sapete cosa c'era? Votavano la Meloni, non voi, votavano la Meloni, quindi hanno votato la Meloni e voi siete dei "Melonini": siete bravi, ma meno di lei, tant'è che sul sito vostro c'è sempre la faccia della Meloni, voi un po' meno.

Rispetto ai ragionamenti che abbiamo fatto, io devo dire: è vero, sono un dinosauro, sono qua da un po'di anni, ma credetemi, ne ho viste di tutti i colori.

Io ho ascoltato con attenzione l'arringa della Forcellati nel parlare di capriole e di carpiati, mi sono permesso di andare a vedere che cosa è successo negli anni.

Vado nella XIII legislatura - io c'ero- dove l'Union aveva 17 Consiglieri e avevamo un'ampia maggioranza. In quella legislatura avevamo una destra dura e pura e una sinistra dura e pura. Poi le cose sono andate dove la destra dura e pura ha detto: "Ma sapete cosa c'è? Il programma dell'Union ci ha convinti" e sono entrati... qua c'erano con noi gli amici Lattanzi e Zucchi che hanno aderito, con un appoggio esterno, ma se voi andate sul sito trovate che da metà legislatura sono entrati in maggioranza e hanno collaborato, e abbiamo fatto anche delle cose molto belle, nel senso che il ragionamento era per costruire.

Nella XIV legislatura avevamo sempre queste situazioni, invece è la sinistra dura e pura che si è convinta a entrare in maggioranza, e lì c'era sicuramente l'amico Jean-Pierre con Donzel che nella XIV legislatura, rispetto alla vituperata Union dice: "Mah, forse sai, non le propongono tutte male" e sono entrati in maggioranza. Non solo, sono entrati in Giunta.

Io mi ricordo che cosa mi ha detto Jean-Pierre, ha detto: "Sai, stando in maggioranza e poi stando nei banchi della Giunta mi sono accorto che forse, quando ero in minoranza, ho fatto qualche eccesso, oggi non li farei più".

Se guardiamo anche le cose che sono successe, guardo con interesse l'amico Centoz e si ricorderà che lui è diventato Sindaco per l'accordo della Perenni - me lo ricorda sempre Bruno Giordano - nel senso che noi avevamo una Giunta al Comune di Aosta che aveva un accordo con la Casa delle Libertà, c'era Bruno Giordano Sindaco, e poi a un certo punto c'è stato l'accordo della Perenni, alla caserma Perenni: Renzi, guarda caso, è venuto a vedere il Monte Bianco e abbiamo preso un'altra strada.

Tutto questo per dire che forse bisognerebbe essere prudenti nel fare dei ragionamenti, nel dire e nel fare certe affermazioni, perché sostanzialmente io dico una cosa: queste elezioni hanno consegnato un risultato straordinario, perché la maggioranza è la maggioranza autonomista, è una maggioranza autonomista, e lo dico con orgoglio perché quando guardo le trasmissioni su La7 o sulle altre reti, sulla RAI, quando dicono: "Questa è una regione rossa, questa è una regione blu", no, io dico che questa è una regione rossonera dove la popolazione vuole essere governata dagli autonomisti che non vogliono chiudersi, che non vogliono autogovernarsi in solitudine, noi vogliamo dialogare, ed ecco perché sono un sostenitore del proporzionale.

Dopodiché vi lancio dei messaggi, perché fortunatamente abbiamo anche dei dialoghi.

La Provincia di Bolzano: non è vero che non ci siano altre realtà, se poi vogliamo dire che quella è una provincia e non una regione va bene, ma sapete bene che comunque la Provincia di Bolzano è quattro volte noi, e lì vige il proporzionale, e in questo momento c'è una coalizione (che per anni aveva visto la Südtiroler Volkspartei con la sinistra) che governa con la destra e cerca di portare dei vantaggi, di risolvere dei problemi per la comunità di Bolzano, non per gratificare Kompatscher.

Il ragionamento che ha fatto la collega Minelli... Il ragionamento che ho fatto fino adesso vale per tutti ma non vale per loro, perché loro effettivamente si mettono sempre fuori da qualsiasi dialogo, nel senso che sono depositari... Oggi abbiamo una figura un po' più morbida, l'amico Torrione è il componente dialogante, ma in genere "Noi abbiamo la verità in tasca e voi non capite niente".

Allora rispetto a questo dice: "Ma io sono per" e ha fatto tutto un discorso dicendo che abbiamo il partito degli Assessori.

Indubbio che gli Assessori, al di là della regina di Fontainemore che ha scardinato tutti i principi, si è posizionata in cima alle preferenze... ma voi volete sostituire il partito degli Assessori con il partito del Presidente, e questo lo dimostra la discussione che noi abbiamo a livello italiano, "Non è tanto di sinistra ma è collocato a sinistra".

Guardate cosa fa De Luca, De Luca... Eh no Forcellati, De Luca è del PD, è mica dell'Union, abbia pazienza. De Luca dice... Altro che Cacicchi!

De Luca è detentore di un potere assoluto, Zaia in Veneto è detentore di un potere assoluto, Fedriga è di un potere assoluto. Allora voi volete togliere il partito dell'Assessore per avere il partito del Presidente, ma possiamo andare ancora indietro. Volete che vi racconti cosa faceva Formigoni?

L'elezione diretta consegna le sorti della Regione nelle mani di un Presidente; non è la strada giusta.

Immaginate se uno come Zaia, come De Luca, in Veneto, è detentore del potere assoluto... Immaginatevi qui, dove noi abbiamo un Presidente che ha delle funzioni prefettizie, che è rappresentante legale di tutte le più importanti società.

Io credo che il nostro sistema elettorale sia un sistema assolutamente democratico e se potete fare una valutazione, guardate cosa sta facendo Fugatti in provincia di Trento, mi hanno detto che c'è il deposito di una legge, la modifica della legge elettorale, che vuole andare verso il proporzionale.

Qualcuno è un po' cattivo, però gli amici della Lega possono verificare e dire: "No, andiamo sul proporzionale, perché probabilmente perderanno in Corte costituzionale, quindi se Fugatti non potrà fare più il governatore nell'elezione diretta, sai cosa facciamo? Facciamo un'elezione proporzionale, prende un sacco di voti e poi non sarà eletto direttamente ma sarà eletto dai Consiglieri".

Al netto di questi racconti io credo che sia assolutamente da premiare questo ragionamento e colgo questa provocazione che ha fatto Zucchi nel dire: "Ma siete sicuri voi del PD che se la scelta fosse stata di fare l'alleanza con voi questo programma non avrebbe avuto il vostro appoggio?".

Attenzione, ma vale anche per voi, vale per tutti, nel senso che da un certo punto di vista le cose che abbiamo indicato e che abbiamo scritto sono delle cose assolutamente condivisibili, che sono dei progetti, delle proposte. Allora prendiamoci anche meno sul serio, tutta una serie di discussioni anche da fuori le capiscono bene, non vorrei andare a scomodare qualcuno, prima ha parlato delle favole, io potrei parlare della volpe e dell'uva... Insomma, si potrebbero fare tanti ragionamenti, ma io credo che questa base di partenza, dove abbiamo aperto un dialogo con delle forze nazionali, non sia un dialogo che necessariamente deve essere chiuso. Confrontiamoci poi - e lì ho colto tutta una serie di aperture che sono venute da diverse parti - nel dare la disponibilità a lavorare per questa comunità per dare delle risposte.

Io eviterei di entrare su tutta una serie di cose, perché vedete anche lì l'Europa…

Perron, il PNRR l'ha mica votato l'Union, il PNRR era una decisione che è stata presa a Roma e mi pare che la Lega comunque non fosse così lontana da questo tipo di discorso, quindi ce l'abbiamo, cerchiamo di portare a casa il miglior risultato e cerchiamo di dare delle risposte.

Io ho apprezzato molto il fatto che lei abbia detto che la Lega ha diverse anime, cercate di prendere quella più buona e lasciate perdere la Lega che si deve affidare ai generali della Folgore, perché probabilmente una parte del risultato che avete avuto è stata la risposta che ha dato la comunità valdostana che, da un certo punto di vista, di regime militari non ne vuole sapere.

Io comunque auguro a tutti un buon lavoro e nello spirito di collaborazione cercheremo di aprire il dialogo con tutte le forze politiche che hanno buona volontà.

Presidente -Ha chiesto la parola e ne ha facoltà il collega Manfrin.

Manfrin -Innanzitutto mi permetto - l'ho già fatto oggi ma lo faccio ancora perché ritengo particolarmente importante un punto - la ringrazio per il suo lavoro, le faccio gli auguri per un proficuo lavoro a lei, Presidente del Consiglio, e la richiamo subito - mi perdonerà se faccio questo richiamo - a una battaglia comune che abbiamo avuto in questi anni, cioè una battaglia che vede le necessità di supporto dei gruppi consiliari, in particolar modo per quello che riguarda le leggi che prevedono copertura finanziaria, perché ne abbiamo un gran bisogno.

Io so che lei ha perfettamente inteso, così come i colleghi che hanno fatto in questi anni di legislatura attività all'interno di quest'aula; i Consiglieri di maggioranza lo hanno percepito meno, i Consiglieri di opposizione sanno benissimo che, purtroppo, questo è un tema che non è mai stato disciplinato e spero che finalmente in questa legislatura si possa dare il corretto apporto e supporto ai gruppi consiliari quando c'è una discussione che riguarda leggi con copertura finanziaria.

Veniamo però all'oggetto della discussione, quando nasce un Governo - giocoforza, un Governo nasce - bisogna sicuramente partire dalle notizie positive.

La prima notizia positiva è stata detta da più parti, intervengo per ultimo, mi pare, ma è bene ribadirlo: è la rottura storica fra le forze autonomiste e il PD, un evento importante cui noi plaudiamo e che era accaduto, come è già stato ricordato, una sola volta prima d'ora, ma mai in maniera così netta; ricordo peraltro l'accordo sul Comune di Aosta del 2010.

Quando però sono intervenuti alcuni colleghi dirimpettai del PD mi è sembrato quasi di percepire che il Partito Democratico non fosse una forza nazionale, e io la ringrazio, collega Marguerettaz, per aver ricordato il famoso "Patto della Perenni" dove un Presidente del Consiglio riuscì ad atterrare con l'Air Force Renzi nell'aeroporto di Aosta, un'occasione unica, perché un aereo di quella portata era difficile riuscire a farlo atterrare, ci è riuscito, non ci riusciva nessuno e c'è riuscito quell'aereo, apposta perché il Partito Democratico, che non era eterodiretto, aveva bisogno di rinsaldare questo "Patto della Perenni" per vedere lo stesso Consigliere che prima ci diceva: "Eh, ma i partiti romani, dipendete da quelli" sedere sulla poltrona di primo cittadino del Comune di Aosta.

Mi ha fatto particolarmente sorridere questa condizione, perché poi io mi sono trovato per tre anni all'opposizione di quel Governo comunale e dico: "Ma ho vissuto tutto un altro mondo".

Lei, collega Marguerettaz, e molti colleghi che sono ancora in quest'Aula hanno vissuto poi lo straordinario momento del Conte 2 che, una volta caduto, si affidava alla trattativa con il Ministro Boccia che veniva a piatire con il cappello in mano: "Vi prego, datemi un voto di fiducia, vi prego, vi do quello che volete".

Lì i partiti non erano eterodiretti, lì Roma non c'entrava niente ed era così, en passant. Il Ministro Boccia del PD veniva a piatire i voti di fiducia, ma lì ovviamente non c'entrava niente il partito nazionale, passava di lì per caso e quindi le cose venivano concordate.

Vedere questo quindi mi ha particolarmente stupito, come mi ha stupito, sempre dallo stesso collega, sentirlo intervenire e fare una critica a tutto tondo, peraltro su elementi che sono stati fino a ieri rappresentati, anzi, fino a ieri effettivamente, dal suo collega di partito Guichardaz, che era al governo di questa regione.

Ho sentito questa meravigliosa critica che è stata fatta e dico: finalmente il Partito Democratico fa autocritica. L'abbiamo appreso, ne prendiamo atto e ne siamo tutti felici, però quando abbiamo preso atto di questa storica rottura abbiamo anche preso visione delle dichiarazioni del PD, secondo le quali la maggioranza, con autonomisti e Forza Italia, cito: "Sarà fragile e contraddittoria, tenuta insieme solo da logiche di potere e non da un progetto politico per la Valle d'Aosta È un'alleanza costruita contro qualcuno, non per qualcosa, contro chi ha scelto il dialogo e la trasparenza, contro chi ha lavorato per unire le forze riformiste autonomiste nell'interesse della comunità valdostana".

Questo è l'altisonante comunicato stampa, ci sono anche altre amenità.

Rispetto a quello che è stato inserito e rispetto alle logiche contraddittorie e alle maggioranze tenute insieme solo per interesse di potere sono tornato un attimo con il pensiero alla scorsa legislatura, a quella appena terminata - a proposito di fragilità e contraddittorietà - e mi sovviene un pensiero, un ricordo: quelle che sono state - e lo ricorderanno bene i colleghi - le plurime rotture - se lo ricorderà bene il collega Lavevaz - che avvennero in quest'aula fra autonomisti e la sinistra dal nome impronunciabile che ha deciso di ereditare questo nome; io le chiedo già scusa capogruppo Guichardaz, non riuscirò mai a pronunciare la sigla che avete di nuovo ereditato, vi chiamerò Partito Democratico, PD, e basta e spero che mi perdonerà.

Queste rotture quindi si sono consumate spesso con il voto segreto ma a volte anche con il voto palese. Come dimenticare, infatti, il voto contrario della sinistra compatta, sette Consiglieri contrari, verso quella legge di cui ero primo firmatario, che venne chiamata legge anti Dpcm - se lo ricorderanno bene i colleghi che erano qui - che peraltro, mi permetto di dirlo, incontrerebbe oggi anche la contrarietà di Forza Italia, ma che venne votata da tutti gli autonomisti e da tutta la Lega e andava contro le chiusure indiscriminate disposte dal Governo Conte 2 durante la pandemia, o come non ricordare, e qui ho veramente un moto di commozione, la sonora bocciatura della mozione sul Tampon Box, di cui saluto il primo firmatario, non so dove sia la telecamera, che ha passato due anni a dire quanto eravamo brutti e cattivi e quanto fosse benefico per lui ricevere le nostre critiche e ora ci guarda da casa. Ciao!

Rispetto a questa delusione non posso non testimoniare la mia ulteriore soddisfazione - e qui ci metto una nota personale di soddisfazione - nel vedere che chi ha distrutto le politiche sociali del capoluogo regionale (quindi è il Comune di Aosta) è stato messo nella condizione di non nuocere, e magari non ripetere la terribile esperienza di scaricare sulle famiglie eventi tragici come il rinvenimento di anziani morti soli nei garage per coprire la propria incompetenza; vederla all'opposizione privata del sostegno della sua personale commissione contro l'odio, infarcita di persone politicizzate che la utilizzavano per gettare odio su chi non la pensava come loro o di social media manager comunali, pronti nell'esaltare la sua figura e cancellare commenti scomodi e ogni traccia dell'opinione dell'opposizione è per me davvero un motivo di grande giubilo.

Ovviamente nulla di personale, collega, io rispetto ogni componente di quest'Aula, per esempio provo grande rammarico, lo devo dire e lo dico pubblicamente con grande piacere, per l'assenza in questa legislatura della collega Guichardaz Erika, da cui mi divide un abisso ideologico, ma che ho sempre rispettato e rispetto per la battaglia d'idea e la sincerità e trasparenza che ha messo nel sostenerla in quest'Aula.

Come commentare poi il fatto, contenuto nel comunicato del PD, che si sia costruita un'alleanza contro qualcosa. Ho trovato veramente curioso che il PD dicesse: "Avete fatto un'alleanza contro qualcosa". Cioè lo dice il PD che nella scorsa legislatura ha fatto di tutto per tenere fuori il partito che aveva fatto il risultato migliore delle elezioni, quindi il PD, che si è speso per mettere all'opposizione ed escludere da qualsiasi spazio, si lamenta perché c'è una maggioranza fatta contro qualcuno.

Questo mi suscita la riflessione del: "Chi è causa del suo mal pianga se stesso".

Continuando invece con le notizie positive in lieve controtendenza rispetto a quello che ha detto il collega Marguerettaz osservo con soddisfazione come d'ora in poi il presidente Testolin - se verrà eletto Presidente, ma immagino che il risultato sia abbastanza scontato - verrà etichettato, e sarà orgoglioso di esserlo, ma se non è così conviene che ce lo dica subito, di essere il Presidente di una Regione di centrodestra -è stato detto anche dal collega Marquis poc'anzi - che si tingerà di blu sulla cartina, ma il collega Marquis ha detto: "Gli amici di Forza Italia hanno detto una cosa, noi, dobbiamo sostenerla", poi vi metterete d'accordo, siete in maggioranza assieme, fate una riunione di maggioranza e condividete un po' la posizione comune.

Pubblicamente quindi, a livello nazionale, si dovrà certificare ed essere conseguenti con il fatto che il vento sia cambiato, magari già nella Conferenza Stato-Regione, dove si collocherà con i Presidenti di Regione che fanno parte dell'area di centrodestra per la soddisfazione e il giubilo di alcuni colleghi in quest'aula, primi i colleghi Jordan e Lavevaz: immagino il vostro giubilo, ho visto alcune vostre espressioni sugli organi d' informazione.

D'altra parte ciò che ho descritto è la pietra miliare, il principale, se non l'unico, motivo per il quale qualcuno ha sostenuto questo tipo di alleanza, cioè colorare la regione dicendo: "É nostra", con la speranza che magari frutti a qualcun altro un seggio sicuro, naturalmente fuori dalla Valle d'Aosta le prossime elezioni politiche, perché qui l'ambiente si è dimostrato un po' troppo ostile, ma, dicevamo, quest'accordo politico di cui abbiamo appreso sui giornali è ulteriore motivo di soddisfazione, innanzitutto perché, riguardo all'allergia verso i partiti eterodiretti da Roma, questa allergia sembra essere terminata, quindi la salutiamo con assoluta soddisfazione, e questo non può che rallegrarci.

A seguire, per la chiarezza che finalmente si è fatta in un campo, quello del centrodestra, che finalmente vede distinte le forze che ci hanno creduto da quelle che ci hanno marciato, tanti sanno infatti che sono sempre stato molto scettico rispetto a questa alleanza, perché ben sapevo che questo sarebbe stato l'unico obiettivo e l'epilogo più probabile, ciò nonostante ho e abbiamo rispettato le scelte prese e le abbiamo portate avanti.

Altri, invece, in questi anni si sono riempiti la bocca di centrodestra, dei quali abbiamo udito la voce stentorea ricordarci di questa appartenenza a ogni piè sospinto, facendo echeggiare questa formula in quest'Aula. Oggi però non si sono fatto scrupoli nel rinnegarla a poche settimane dal voto.

Chi invece ha sempre camminato con i piedi di piombo è l'unico ad aver tenuto fede a quest'accordo.

A proposito di accordi, ho visto ieri che ne è stato sottoscritto uno tra Forza Italia e Union Valdôtaine; giustamente la collega Minelli osservava che è soltanto fra Union Valdôtaine e Forza Italia, manca un pezzo della coalizione, ma vedremo nel prosieguo.

Io mi riprometto, se ne avrò la possibilità, di rileggere i contenuti in maniera integrale, ma posso per il momento commentare quello che è stato reso pubblico dagli organi di informazione: nel metodo mi sento in modo assoluto di poter mettere in guardia gli amici dell'Union Valdôtaine, evidenziando che se la forza di quell'accordo è pari a quella dell'accordo sottoscritto fra le forze di centrodestra (molto prima del periodo elettorale, con tanti spergiuri e salamelecchi, che ormai è del tutto in evidenza sono dietro alle spalle) allora questo avrebbe potuto essere tranquillamente scritto sulla carta del formaggio, tanto il valore più o meno è quello.

Nel merito leggo in ogni caso che nell'accordo si prevede una collaborazione fra i due partiti, in particolare riguardo ad alcuni dossier istituzionali che interessano la Regione autonoma, tra cui il rinnovo delle concessioni idroelettriche della società regionale CVA, la riforma dello Statuto speciale e l'individuazione di un percorso politico e normativo che possa portare la Valle d'Aosta a una rappresentanza al Parlamento europeo.

Per fortuna oggi il presidente Testolin ci ha presentato il suo programma di governo e abbiamo potuto leggere una cosa un po' curiosa: l'accordo si conclude nel 2027 ma il programma guarda i cinque anni; bisognerà capire come si conciliano queste due visioni e queste duemilestoneo scadenze che dir si voglia, ma la domanda vera rispetto ai temi nazionali è: ma esattamente tutte queste belle riforme, leggi, aggiornamenti e quant'altro, ma con chi si pensa di portarle avanti? Perché leggendo i temi, che spaziano da leggi da fare in accordo con tutto il Governo, a temi che riguardano Ministeri che non hanno come riferimento un Ministro di Forza Italia, per terminare con modifiche costituzionali che una maggioranza parlamentare dovrebbe votare compattamente, ci si chiede se davvero un movimento che rappresenta un terzo della maggioranza del Governo nazionale possa portare a compimento quanto prospettato, o forse - ma penso e spero di no, ma è giusto dirlo a scanso di equivoci - qualcuno ha pensato di parlare a nome di altri.

Allora per sicurezza desidero liberare il campo dai dubbi, per quanto ci riguarda nessuno può parlare a nome della Lega, tanto a livello locale quanto a livello nazionale.

I temi che potranno vedere la nostra positiva collaborazione sui temi di diretta competenza andranno discussi con la Lega e non con altri.

È evidente che affronteremo i temi - così come abbiamo detto in campagna elettorale, così come abbiamo fatto nella scorsa legislatura - che sono à la une e sono stati elencati, ma lo faremo senza intermediazioni terze, direttamente e nello spirito di attenzione verso il territorio e di volontà di progresso che abbiamo sempre sostenuto nel passato.

Ho fatto anche una serie di osservazioni sul programma, mi rendo conto che il tempo corre inesorabile e ci sono alcune osservazioni punto per punto rispetto alla questione del programma che obiettivamente ha tutta una serie di elementi positivi, così come, secondo me, tutta una serie di temi e prospettive migliorabili.

Se dovessi concentrarmi su qualcosa la parte, per esempio, delle infrastrutture strategiche, mobilità integrata, contiene tutta una serie di temi che sono di competenza diretta rispetto a quelli che sono citati, quindi Tunnel del Monte Bianco, Tunnel del Gran San Bernardo, Frana di Quincinetto, il Viadotto della Camolesa e il collegamento con gli Intercity, ci siamo confrontati l'ultima volta durante la campagna elettorale peraltro, sono tutti temi di diretta competenza del Ministero delle infrastrutture, non possiamo che condividere il tema, ma noi non ci facciamo rappresentare da altri, voglio che sia molto chiaro questo perché, come detto prima, non vorrei che qualcuno si sia preso la briga di dire: "Io rappresento altri". No, non è così.

Avrei altre cose da dire, mi limito a leggere quello che è stato scritto sulle politiche per la casa - sapete che ho tediato molti di voi nella scorsa legislatura con questo tema - ho letto questo breve paragrafo dove si dice: "Proseguiremo nell'attuazione dei piani d'interventi di recupero e strutturazione degli alloggi sfitti da ARER per rendere nuovamente disponibile l'assegnazione con formule innovative". Non lo so, a me viene paura, quando si parla di formule innovative per questioni che riguardano graduatorie dove si fa una domanda; io prima di fidarmi vorrei vedere cos'è questa formula innovativa di assegnazione delle case popolari, sempre un tema abbastanza delicato, ma leggo che si vuole potenziare gli interventi di efficientamento energetico sul patrimonio di edilizia residenziale pubblica al fine di contenere i consumi e i costi per i nuclei familiari più fragili.

Non vedo il collega Marzi… adesso lo vedo, si è già posto in predicato, lei sa, Assessore, che abbiamo trattato più volte di questo tema e le ho evidenziato più volte all'interno di quest'aula che l'efficientamento energetico che avete fatto per alcuni alloggi, per molti alloggi, purtroppo non ha portato dei risparmi, ma ha portato degli aggravi di costi e diciamo che i preventivi che sono stati fatti agli inquilini di Edilizia Residenziale Pubblica - con aumenti stimati di 600 euro per quest'anno, dopo che gli è stata efficientata la casa e dopo che sono stati obbligati e allacciati forzatamente al teleriscaldamento - vanno esattamente nella direzione sbagliata.

Non mi pare di doverle dire altro, ma lei sa benissimo qual è la mia posizione; mi permetto però di commentare ancora una parte relativa alla sanità, perché la parte della sanità presenta ancora e si fa menzione del famigerato "Ed strumentale", il Presidente incaricato, il Presidente in pectore, Testolin, sa che su questo abbiamo discusso, sa che c'è una grossissima contrarietà e questo evidentemente non può che non incontrare il nostro favore e su questo concentreremo una grande attenzione.

Nel concludere il mio intervento, io non sono solito parlare del sottoscritto, ma vorrei rendere in maniera pubblica a quest'Aula un piccolo e divertente avvenimento che ha coinvolto la mia persona durante la campagna elettorale, indirettamente in realtà, approfittando dell'occasione: durante lo spoglio delle elezioni regionali due scrutatori che erano presenti all'interno del seggio e stavano facendo questo spoglio senza timore di risultare inopportuni o che quello che stessero dicendo potesse essere considerato fuori luogo, davanti a due rappresentanti di lista della Lega non si sono fatti scrupoli nel dire le seguenti frasi (Li chiamerò con nomi di fantasia, Giovanni e Anna, chiamiamoli così, ma io li ho identificati, con grande piacere), Giovanni diceva: "Caspita!" - l'espressione non era proprio quella ma diciamo che la riassumiamo con "Caspita" - "Quanti voti che sta prendendo ancora Manfrin" e Anna di rimando: "Eh, pensa che io lavoro proprio lì" - e ho appurato che è una dipendente regionale - "E mi toccherà vederlo di nuovo davanti al parcheggio" e Giovani di rimando: "Beh, potresti sempre tirarlo sotto con la macchina" e Anna: "Eh, la prossima volta che lo vedo ci penserò".

Volevo dire ai due scrutatori che sanno benissimo, e se non lo sanno ovviamente mi premurerò che gli arrivi, che io, se volete, sarò al parcheggio tutte le mattine, se vogliono procedere sono assolutamente disponibile e voglio ringraziarli, perché il loro odio mi dà ancora più forza per portare avanti il mio incarico.

Presidente -La parola al collega Guichardaz.

Prima di dare la parola al collega Guichardaz soltanto una nota organizzativa, visto che ci si sta avviando verso le ore 20:00, lo dico ai colleghi che interverranno successivamente perché - giustamente, nel rispetto degli operatori dell'informazione, degli uffici e anche dei lavori dell'Aula - nel momento in cui io chiuderò la discussione generale, poi ovviamente si passerà alla parte di voto, quindi chiedo a chi vuole intervenire e replicare di farlo in maniera tale da poter tirare le fila nella prossima mezz'ora.

Prego collega Guichardaz.

Guichardaz -Colleghe e colleghi, prendo la parola con rispetto verso quest'Aula e verso chi ci ascolta, anche da casa, dai luoghi di lavoro, e verso il pubblico qui presente.

Lo faccio con la serenità di chi ha governato cinque anni dentro una coalizione autonomista e progressista, che non si è mai tirata indietro davanti alle prove più dure: la pandemia, le alluvioni, crisi energetiche ed economiche, transizioni politiche nazionali, guerre e scosse geopolitiche.

In quella stagione il tornaconto personale non era di casa, abbiamo lavorato con sobrietà e responsabilità, credo, abbiamo guidato la ripartenza dei settori che ci sono stati affidati - come FP-PD, turismo, commercio, sport, cultura - e quando è arrivato il momento del parziale cambio di squadra del Presidente, quelle deleghe sono tornate in casa Union.

Abbiamo preso in carico quindi scuola, Università, politiche giovanili in un momento delicato tra tensioni sindacali, contenziosi infiniti e una crescente pressione nazionale sulla libertà d'insegnamento.

Crediamo di aver fatto, insieme alla maggioranza, un buon lavoro: abbiamo definito criteri trasparenti, creato Commissioni tecniche, difeso la scuola come spazio libero e luogo di crescita, non come veicolo d'ideologie. Nella cultura abbiamo scelto qualità e merito attraverso bandi, valutazioni serie, progettualità, tutto davanti agli occhi dei cittadini che in questi giorni ci scrivono anche per dire che abbiamo insieme governato bene. Persino alcuni colleghi dell'Union, che ringrazio, fino a pochissimo tempo fa, convinti della continuità, lo hanno riconosciuto ce lo hanno anche rappresentato e me lo hanno anche personalmente rappresentato.

Mi si permetta solo, prima di andare avanti, la Provincia di Bolzano, collega Marguerettaz, direi che non è proprio un esempio, e il consenso di Kompatscher e delle sue politiche non è proprio così interessante. Lei sa benissimo che l'SVP oggi è ai suoi minimi storici e l'amico Kompatscher, che abbiamo avuto modo varie volte di incontrare durante i nostri incontri, anche agli incontri delle Regioni, è diventato cintura nera di equilibrismo.

Loro oggi veleggiano a 18 a 17 e da quello che dice proprio Kompatscher oggi ha più nemici che amici, ma dove? Proprio dentro il suo movimento, questo per dire che probabilmente, se lo si prende come esempio, non è che credo possa portare così bene.

Al collega Manfrin, che sta rientrando, mi permetta di dirle che l'ultimo che a beneficio di telecamera disse: "Ciao" in quella maniera a qualcuno del PD, era un certo Cognetta, non so se se lo ricorda, proprio nella sua prima arringa, all'inizio della legislatura del 2018, quando ricordo non entrammo in Consiglio regionale, fummo trombati, lo dico e lo anticipo, così evita, collega Manfrin, poi di dirlo in replica, tra l'altro qua fuori, elegantemente, il collega Manfrin, quando andai a svuotare tristemente il mio ufficio, mi fece pure il gesto dell'ombrello dicendomi: "Vedi, poi... eccetera eccetera... sei rimasto fuori"… No, non Lei, ma il collega Cognetta, mi scusi.

Diciamo - collega Manfrin - che da 11 a 3 il precipizio vostro è stato ben più rapido del nostro, ma resto e lascio a lei fare delle valutazioni politiche, magari per una volta nella sua storia politica qualche riflessione su se stesso e sulla sua storia politica, e non solo su quella degli altri, riuscirà a farla, anche se le dico che ho i miei dubbi, abbiamo cinque anni davanti per sentire magari una volta un'autocritica.

Vengo al fatto politico: l'Union ha deciso di sostituire i tre eletti del Partito Democratico con tre Consiglieri di Forza Italia, è un cambio numericamente neutro, che non risponde a una necessità istituzionale e programmatica.

Nessuno infatti mi pare finora ha contestato risultati, impostazione, visione, ma è una scelta puramente politica, e qua si apre, colleghi, una prima contraddizione: l'Union, Stella Alpina e Pour l'Autonomie hanno chiesto la fiducia dei Valdostani rivendicando un lungo periodo di buon governo autonomista e progressista svolto proprio con noi. Gli stessi elettori che hanno premiato quella stagione, colleghi, vi posso far vedere sul telefonino, oggi ci scrivono con stupore e delusione; non parlo dei nostri, parlo dei vostri, di unionisti e autonomisti che non si riconoscono in questa inversione a U malgrado il voto quasi unanime del vostro Conseil, che naturalmente io rispetto.

A questa sorpresa politica si aggiunge poi una sorpresa di metodo: siamo stati informati della scelta quando ormai era già stata definita altrove, siamo stati informati dai giornali, sia la prima che la seconda volta.

Non mi interessa collezionare orari, messaggi eccetera, registro semplicemente un fatto molto semplice: dopo cinque anni di lavoro comune, colleghi, la decisione è stata comunicata in extremis, senza un confronto aperto e trasparente, venti minuti prima del vostro incontro del Comité.

Credo che non sia un formalismo, questa è una questione di rispetto, poi ognuno fa un po' i conti anche con la sua coscienza.

C'è poi un'incoerenza evidente: ad Aosta l'Union governa con noi e Forza Italia siede da un'altra parte. Qui accade l'opposto, stesso giorno, stesso voto, due letture capovolte.

Se è difficile spiegarlo a noi - perché ogni tanto qualcuno ci dice: "Ma fateci capire", io dico: "Siamo i primi probabilmente a non capirlo" - lo è ancora di più agli elettori.

Il sospetto - e lasciatemelo dire, colleghi - che si sperasse nella caduta di Aosta per liberarsi prima degli alleati è un pensiero che a me è venuto ma che anche molti cittadini ci hanno consegnato, non lo dico per recriminare, ma perché è ormai un sentimento diffuso, testimoniato anche dalla mancanza totale dei big nella campagna elettorale, o quasi totale, l'assenza del Presidente, della maggior parte dei colleghi di Giunta, persino ai comizi di apertura e chiusura, c'era solo al comizio di chiusura credo il collega Bertschy della Giunta, e l'esito del primo turno, ma soprattutto del ballottaggio credo che lo dimostri. Sarebbe bastato probabilmente anche un vostro richiamo al voto, farvi vedere un po' di più ai comizi, ma da quello che ho capito eravate impegnati non so se a Saint-Oyen o a Champdepraz o dove eravate impegnati, ma non ad Aosta.

Si aggiunge un dato più ampio: la destra si era presentata unita, in Regione e ad Aosta, oggi quell'unità viene rotta, ma non per una visione diversa del futuro- hanno ragione i colleghi - ma per pura matematica.

Lega e Fratelli d'Italia che governano l'Italia con deleghe strategiche (l'avete detto, è innegabile, è un peso ben superiore a quello di Forza Italia) seguiranno - e oggi è venuto fuori chiaramente - questa vicenda non come semplici spettatori; è ingenuo pensare - al di là delle parole rassicuranti del collega Lattanzi, che peraltro oggi è stato l'unico a esprimersi con una certa rassicurazione, con una certa mitezza rispetto a questo tema - che la Valle d'Aosta possa beneficiare del rapporto privilegiato con Roma appoggiandosi esclusivamente sulla componente più fragile della coalizione nazionale, e mi pare che oggi gli interventi di alcuni colleghi della minoranza anticipino un ruolo non proprio di comprimariato o di semplice benevolo supporto, appoggio per il bene della nostra petite patrie, mi pare di aver capito.

L'accordo programmatico firmato dall'Union con Forza Italia - peraltro senza il concorso delle altre forze nazionali di governo - è stato firmato tra l'altro da Gasparri, quantomeno l'accordo della Perenni era stato firmato dal Segretario e dal Presidente del Consiglio, ma sono dettagli.

Il concorso delle altre forze nazionali di governo, indispensabili per realizzare quanto promesso, appare più un paravento che una prospettiva concreta, quantomeno al momento.

Colleghi, sarebbe probabilmente già un libro dei sogni quello che avete sottoscritto tra il Presidente, o il futuro Presidente, Testolin, mi pare, e l'Onorevole Gasparri se a sostenerlo fosse tutto il centrodestra; secondo me voi non l'avreste firmato con quelle modalità, ma così com'è, firmato in questa maniera, suona più che altro come un fragile pretesto per giustificare uno spostamento verso destra che, come è stato detto, non ha precedenti, colleghi, in 80 anni di storia autonomista, qualcuno lo ha detto quasi vantandosi.

Ricordo che l'Union Valdôtaine, autenticamente autonomista e antifascista, e permettetemi di parlare dell'Union, visto che spesso si parla di noi che siamo un po' i parafulmini della Lega, adesso anche il collega Marguerettaz cita Clotilde Forcellati eccetera, quindi fatemi dire due cose sull'Union Valdôtaine in pieno rispetto, non voglio entrare nelle vostre dinamiche.

L'Union Valdôtaine autenticamente autonomista e antifascista, colleghi, seppe governare con il temibile Partito Comunista Italiano quando a Roma governava la Democrazia Cristiana, non è che in quel periodo si sdraiavano... di potere al Governo e nella logica, nel ni droite ni gauche pour le bien de la Vallée d'Aoste.

L'autonomia nel passato, in questi ottant'anni, colleghi, non è mai stata adesione automatica al potere centrale, ma capacità di scegliere anche controcorrente, per il bene della comunità.

La breve parentesi rollandiniana con il PDL, che è stata ricordata dal collega Manfrin, non mi sembra che portò... (intervento fuori microfono)…dicevo che non ha portato grandi vantaggi alla nostra regione, anche se il collega Marguerettaz ha evocato risultati importantissimi, magari ce li elenca poi nella replica dei 15 minuti, perché io francamente non me li ricordo, poi ripeto, se li elencate, vorrà dire che magari vi può servire, vi ho fatto un assist. La lezione, secondo me, doveva essere chiara: l'autonomia non si esercita sdraiandosi ma restando in piedi.

La vera autonomia responsabile (non so se qualcuno si ricorda come amavamo definirla quando nel 2013 ci proponevamo per il Parlamento Patrizia Morelli e io durante le nostre campagne elettorali, fummo trombati anche lì tra l'altro) non è la mano alzata in segno di obbedienza davanti al potere centrale, ma è essere interlocutori credibili e liberi.

Oggi, colleghi, assistiamo a un'operazione che assomiglia più all'appiattimento critico che all'autogoverno e per giunta appiattimento, per non dire servilismo, poco utile, colleghi unionisti. Rinunciare alla forza di una posizione autonoma e autonomista per affidarsi alla componente meno influente della maggioranza nazionale significa che cosa? Esporsi a tensioni - oggi l'abbiamo visto - e anche a ritorsioni politiche e sono pronto a scommetterci, malgrado magari certe parole dette in politichese dai colleghi che oggi sono venuti in aula, che non ne avremo sicuramente un periodo facile, soprattutto il partito di Forza Italia non è che avrà questa capacità di dettare le regole e di far rispettare, tra l'altro, impegni, come ricordava giustamente il collega Manfrin, in capo a Ministri che non fanno riferimento a Forza Italia; quando parliamo della fantasiosa seconda canna, tra l'altro, o terza canna del Tunnel del Monte Bianco, voglio ricordare che il Ministro delle infrastrutture milita da un'altra parte - peraltro manco la Francia vuole, quindi potete scrivere tutto quello che volete in questi fantomatici accordi, ma almeno mettetelo ipoteticamente, non come un dialogo con il Governo francese, non vogliono, non vogliono - non è manco un Ministro vostro, né Fratin né la Bernini possono condurre le trattative.

La storia recente, tra l'altro, di Forza Italia in Valle d'Aosta non è che racconti proprio un radicamento identitario, colleghi, ma è un percorso anche fatto di passaggi fra molte sigle, ce lo vogliamo dire? Fédération Autonomiste, Stella Alpina, Union Valdôtaine, Pour l'Autonomie, Forza Italia, probabilmente me ne sono pure dimenticato qualcuno, passaggi legittimi ma che non sono propriamente un sinonimo di coerenza, colleghi. Presentarla oggi questa roba come rafforzamento e come garanzia di rafforzamento autonomista è quantomeno, lasciatemelo dire, un po' improbabile.

Cinque anni fa, sempre per parlare dell'Union - a questo giro, dall'opposizione parlo bene dell'Union - l'Union faticava a completare la lista, ve lo ricordate, no? Eravate in 24, faticosamente il collega Marzi riuscì... - 23 addirittura - riuscì a fare una lista; oggi fate le selezioni, c'è la lotta per avere il posto al di fuori del patrimonio dell'Union, poi ci sono quelli che fanno la fila, e non è un caso, colleghi, che oggi ci sia la fila all'interno dell'Union per poter essere candidati alle regionali, è l'effetto - e ve lo dico perché mi è stato riferito da tanti vostri colleghi - di un buon governo fatto insieme a noi e gli elettori hanno riconosciuto, ed è paradossale oggi rinnegare ciò che ha portato quel consenso ieri, appena un mese fa.

Entro nella questione valoriale. L'Union come nasce? Antifascista - è scritto su tutti i vostri documenti - europeista, autonomista, nasce dalla Resistenza, dalla difesa delle minoranze, dalla libertà.

I nostri maîtres-penseurs - dico "Nostri" perché anche io mi ci riconosco, penso a Émile Chanoux a cui tutti voi siete fortemente affezionati, a chi sacrificò la propria gioventù per liberare questa terra - non possono essere evocati, lo diceva prima qualcuno, come ornamento da chi oggi si avvicina a forze che in Europa, in America e altrove sostengono movimenti neofascisti e nazionalisti aggressivi, non parlo di etichette, parlo di fatti, colleghi.

In Italia la maggioranza al potere ha promosso o sostenuto provvedimenti che restringono libertà di manifestazione e spazio di critica, ha mancato le principali promesse sul fisco, accise, pensioni, costo del lavoro, immigrazione e ha tentato e tenta quotidianamente di indebolire contrappesi istituzionali e ruolo della magistratura.

Lo vogliamo dire che voi vi state alleando con dei fiancheggiatori, con dei complici?

Forza Italia viene raccontata come moderata, ma al Governo nazionale, lo dico senza offesa per i colleghi, segue, non guida. Lo si è visto anche nella scuola, dove non ha mai smorzato la furia identitaria degli alleati: riduzione degli spazi di autonomia e marginalizzazione delle competenze critiche, faccio riferimento al DDL Valditara e ai recenti emendamenti in Commissione della parlamentare Latini, che sono passati in Commissione, immagino anche con il beneplacito dei componenti di Forza Italia, andateveli a leggere.

Se questo è moderatismo, abbiamo perso il significato delle parole. Non sto facendo ideologia, collega, porto i fatti, e i fatti non indicano una prospettiva rassicurante per questa legislatura.

Venendo al programma depositato stamattina, mi soffermo brevemente su ciò che ho conosciuto più da vicino, riservandomi e riservandoci di approfondirlo in futuro dai banchi della minoranza con gli strumenti che ci sono concessi.

Quando abbiamo scelto di chiamare la "Delega al sistema educativo e politiche per le relazioni intergenerazionali" non era una trovata linguistica, era un modo per dire che educare significa tenere insieme.

La qualità di una comunità, colleghi, dipende dal dialogo tra le generazioni, tra chi impara e chi ricorda, tra chi cresce e chi custodisce.

Per noi la scuola non è un ingranaggio che produce manodopera, ma un luogo di libertà, e senza libertà d'insegnamento, colleghi, che è quella che si cerca d'impedire quotidianamente a livello nazionale, non c'è democrazia, c'è la dittatura.

Una scuola che non educa alla coscienza critica educa all'obbedienza, per questo abbiamo lavorato, insieme, su autonomia, qualità didattica, orientamento, inclusione, benessere psicologico e dispersione, contrastando omologazione e condizionamento.

Allo stesso modo abbiamo considerato la cultura, collega Lavevaz, non un decoro, ma una struttura portante: scelte trasparenti, competenze, responsabilità, apertura al mondo con radici solide, radici che non si esprimono solo in simboli o in lingue che ci accompagnano da secoli, ma nella capacità di rinnovarle senza trasformarle in reliquie, e l'intergenerazionalità non è stata solo uno slogan: abbiamo cercato di riconoscere ai giovani spazi, protagonismo, cittadinanza e agli anziani ruolo, trasmissione, formazione lungo l'arco della vita. Una valle resta a casa solo se le sue generazioni si guardano negli occhi e continuano a parlarsi, non bastano le belle parole sui giovani e sugli anziani e nel programma che presentate, colleghi, la scuola è descritta soprattutto nella sua dimensione funzionale: formare competenze, sostenere le filiere territoriali, rispondere alle esigenze del mercato del lavoro; è una visione legittima, in parte necessaria, non lo nego, ma se resta da sola è insufficiente. La scuola è prima di tutto un luogo in cui s'impara a pensare, a dissentire, guardare il mondo con occhi propri, è lo spazio in cui si diventa cittadini, dove si incontrano le differenze e s'impara a stare al mondo, e bisognerebbe dirglielo anche al ministro Valditara.

La Costituzione è chiara: la libertà d'insegnamento è principio fondativo della Repubblica, non è un dettaglio.

Qui si vede la distanza tra la nostra idea di scuola e quella della nuova maggioranza.

Voi insistete sulla funzione e noi sul senso, voi sugli esiti e noi sulla coscienza. Non basta insegnare qualcosa, occorre accompagnare ciascuno a diventare qualcuno, una persona libera, consapevole e capace di scegliere. Questa è la radice del progressismo.

L'educazione come emancipazione e non come addestramento. Per questo sorprende un programma che non cita in modo chiaro la libertà d'insegnamento, che non valorizza anche simbolicamente il ruolo degli insegnanti come fondamento della democrazia.

La qualità della scuola, colleghi, non dipende solo da edifici o programmi, ma dalle relazioni educative, dalla capacità degli adulti di ascoltare, accompagnare, tenere insieme le storie.

Una scuola che non parla di affettività, emozioni e relazioni parla solo a metà.

Oggi, mentre si tenta spesso di riportare l'educazione in un recinto neutro, privo di confronto, quasi asettico, va ricordato che una scuola senza libertà è una scuola vuota.

Un altro grande assente del programma sono le politiche giovanili, anche se avete recuperato la dicitura allineandovi agli standard nazionali, vi ci mancava solo l'istruzione e il merito.

I giovani, collega Lotto, visto che lei avrà la delega, sono citati soprattutto come studenti - non da lei, probabilmente - o forza lavoro in informazione, da orientare o collocare, si legga il programma, ma i giovani non sono un target, sono soggetti politici, culturali e sociali.

Il programma non parla di protagonismo, partecipazione, cittadinanza attiva, non delinea spazi, tempi, responsabilità condivisa, non affronta la ferita di questi anni: la fuga dei giovani di questi anni e anche in cui io sono stato Assessore, purtroppo questo è uno dei fallimenti, probabilmente, che io metto sul tavolo.

Molti mi dicono, e continuano a dirmi, che lasciano la valle non solo per il lavoro, ma per una scelta culturale e politica, perché altrove sentono - fuori dall'Italia, non dalla valle, questo lo dobbiamo dire - più libertà, più pluralità, più possibilità di riconoscersi e più opportunità.

Quando un giovane se ne va e non torna, l'abbiamo detto mille volte, una comunità perde un pezzo di futuro, e lo stesso vale per l'altra estremità della vita, gli anziani.

Colleghi, nel programma se ne parla soprattutto in termini assistenziali, micro comunità, domiciliarità, servizi; cose giuste, ma senza una visione, non c'è un pensiero sull'intergenerazionalità, sullo scambio tra età diverse, sul ruolo degli anziani come custodi della memoria, della lingua, dell'esperienza. Non si parla di Università della terza età, collega Sapinet, non si parla d'invecchiamento attivo né di formazione permanente.

Come diritto di cittadinanza non emerge l'idea di una comunità che cresce mettendo in relazione le sue generazioni invece che isolarle. Una comunità non è fatta, colleghi, di compartimenti stagni, ma di relazione.

Quando i giovani se ne vanno e gli anziani vengono lasciati ai margini, problematizzati e non valorizzati, a venir meno è il racconto condiviso del territorio, il suo essere comunità vivente.

Identità, francofonia e patois sono elementi preziosissimi, avete fatto bene a metterli, perché probabilmente sarete molto più bravi di me, di noi, ma l'identità, colleghi, da sola non basta: se non è attraversata da immaginazione, critica e confronto, rischia di diventare folklore. Fate attenzione.

Una cultura che non allena la coscienza critica diventa amministrazione del passato.

Scuola, cultura, intergenerazionalità hanno una responsabilità enorme, aiutare le persone a leggere il mondo, riconoscere le differenze, collega Lotto, non piegarsi all'omologazione, abitare la complessità, e questo sguardo sul mondo, fiducia nella libertà, tensione verso la crescita civile che nel programma io non riesco a vedere e non vedo.

Per ora mi limito a questi titoli riservandomi, perché non c'è tempo, poi di approfondire il resto nei prossimi mesi, nei prossimi giorni, magari nel prossimo quarto d'ora dai banchi della minoranza.

La domanda, però, colleghi, è semplice: questa nuova alleanza saprà difendere e far crescere tutto ciò che è stato fatto e che avete in più occasioni raccontato come positivo per la nostra regione?

Guardando al quadro nazionale - ve lo dico sinceramente, ve lo dico davvero con amicizia, perché abbiamo davvero consolidato anche dei rapporti di stima e di amicizia reciproca - la preoccupazione è fondata.

Il rischio è un arretramento culturale, civile, che non riguarderà noi, noi siamo qua - a parte il collega Lotto, abbiamo anche una certa età - ma i cittadini, i giovani, il nostro futuro.

Noi oggi siamo qua senza rancore ma senza sconti. Saremo noi a difendere o a cercare di difendere autonomia, per quanto possibile, Europa, scuola, cultura, welfare, sviluppo locale e democrazia. Sosterremo tutto ciò che rafforza la comunità. Questo ve lo diciamo in totale sincerità, i colleghi sanno perfettamente che persone siamo.

Sosterremo ciò che sarà qualità, lavoro, diritti e contrasteremo ciò che riduce libertà, autonomia e pluralismo.

Colleghi, concludo con una richiesta semplice: se si cambia strada, non solo squadra, lo si spieghi. Ci vuole coraggio per dire agli elettori perché si abbandona un progetto che ha funzionato e perché si smentiscono 80 anni di storia autonomista e antifascista.

La politica cambia, è naturale, ma memoria, coerenza e rispetto non possono cambiare, senza chiarezza non c'è fiducia, senza fiducia non c'è governo, magari c'è il Governo ma non c'è governo.

Noi continueremo, nel nostro piccolo, noi tre, a servire la Valle d'Aosta, con la schiena dritta, per quanto possibile, e senza timori.

Presidente -Prima di dare la parola al collega Perron comunico che al termine dell'intervento del collega Perron sospenderò la seduta e ci riaggiorneremo domani mattina alle ore 09:00.

Lo dico giustamente perché alcuni colleghi lo hanno richiesto, lo dico per gli operatori della stampa e per gli uffici. La parola al collega Perron.

Perron -Grazie Presidente, per secondo intervento che, come spesso mi accade, in quanto ho già detto tutto prima, utilizzo per riprendere le persone che mi hanno ripreso; in ordine inverso però, perché ho appena sentito l'ex assessore Guichardaz che giustamente parla contro queste politiche, ho visto anche dei suoi post sui social, me li hanno girati, tra l'altro la vedo infervorato all'opposizione, la vedo carico e questo mi fa molto piacere.

Sembra che praticamente dalle quattro righe di programma che ha visto sull'istruzione, il nuovo Governo abbia ribaltato completamente il suo approccio all'istruzione a sentire da quanto è. Non lo so, mi sembra un po' esagerato.

Poi l'antifascismo, in questo caso con Forza Italia che è lì, non so che cosa possa centrare, ma tra l'altro su questa battaglia che lei fa, chiaramente ha citato il ministro Valditara, e la questione dell'educazione all'affettività eccetera, guardi ex assessore Guichardaz, lei è stato per due anni Assessore all'istruzione e mi dispiace dirlo, lei non ha ancora capito che nei programmi scolastici già ora nelle scuole che lei presiedeva c'è già l'educazione alla sessualità, legata ai professori che fanno scienze e l'apparato riproduttivo, c'è già. Si ascolti la risposta del Ministro Valditara... Ma come non c'è? Ma chiedete ai professori che fanno scienze e spiegano l'apparato riproduttivo e le malattie. Vada pure a guardare, non l'avete ancora capito e fate delle battaglie su questo? Siete ridicoli, francamente ridicoli perché c'è già tutto.

Tutti gli insegnanti quindi sono degli oscurantisti che non sono in grado di dare un minimo di educazione su questi temi? Complimenti anche alla collega Minelli, che è insegnante. La stima che avete degli insegnanti... Se questa è stata la sua, assessore Guichardaz, ben venga a questo punto che sia all'opposizione.

Veniamo a un altro, giustamente il collega Marguerettaz, che riprendo volentieri perché mi ha citato; sulla questione Lega, collega Marguerettaz, mi pare che lei si contraddica un po', perché io mi ricordo molto bene che tempo fa (ho una buona memoria) lei aveva sostenuto più volte in Consiglio che il nostro straordinario risultato del 2020 -parlo della Lega - fosse dovuto a livello nazionale e ci diceva: "Guardate che la Lega era al 30%", abbiamo preso il 24, ora la Lega è all'8% e noi siamo scesi, ma capisce che a questo punto il discorso "Vannacci è venuto su, non seguito eccetera" non c'entra niente, perché Vannacci o non Vannacci, collega Marguerettaz, probabilmente fosse anche venuto Gesù sulla Dora all'incontrario, camminando qua in piazza, ci avrebbe portato più o meno allo stesso risultato, quindi non si può contraddire così.

La Lega questo è, gliel'ho detto, ve l'ho già detto in separata sede, le tre anime della Lega sono facilmente riconoscibili e poi, guardi, io come al solito cerco di studiare, ho qua un bel libro, "Il pensiero leghista, storie e prospettive delle idee della Lega, dall'origine a oggi" a pagina 23 c'è anche il vostro Bruno Salvadori, ad esempio.

Io quindi cercherò di studiare, le nostre tre anime sono queste, appunto la Lega dei governatori, ve l'ho già detto, la Lombardia, tanto per tornare in tema di quelli che sono gli estremisti, mentre poi a sinistra fanno le manifestazioni e spaccano le vetrine.

Gli estremisti della Lega in Lombardia, che potrebbe essere il decimo Stato europeo per PIL, governano da tantissimi anni e non mi pare che ci siano cose molto estreme in Lombardia, nemmeno in Friuli, nemmeno in Trentino, nemmeno in Veneto, sono il fiore all'occhiello della nazione, altro che estremisti, abbiamo anche quella componente leghista che non è in antitesi con altre componenti leghiste, quale la prima Lega, che ormai è un po' sorpassata perché i tempi sono questi, o la Lega di Salvini nazionale, con anche una componente vannacciana.

Non abbiamo quindi delle idiosincrasie interne, cercheremo una sintesi, ma il nostro risultato in qualche modo era prevedibile, cercheremo di ricostruirci e fare meglio sicuramente al prossimo giro, è un obiettivo che ci poniamo.

Con questo chiudo anche ringraziando il collega Marquis che mi ha citato, al quale rispondo: per carità, collega Marquis, meglio voi del PD, a questo punto in un'ottica generale vero, questo ci può stare, chiaramente lo riconosciamo, meglio voi che il PD, a parte che a livello europeo Forza Italia è con i socialisti e ha sostenuto ogni stupidaggine ideologica della von der Leyen ad esempio, quindi ci sono degli aspetti che ci dividono particolarmente, ma in questa Regione chiaramente diciamo: "A questo punto meglio Forza Italia" e sono anche tante persone che ce lo dicono, a questo punto meglio Forza Italia, ve lo riconosco senza nessun problema, però finisce qui quello su cui concordo con lei. Ad esempio, lei rivendica il risultato regionale di Forza Italia su Aosta, è facile pensare che una parte, non lo so, diceva il collega Manfrin un terzo dei voti siano di Renaissance, comunque ci sono notevoli voti.

Ci sono dei voti di Renaissance, quindi buono per voi averli avuti prima, male per voi averli persi adesso, e quindi non c'è nessun problema, ma non tiri tutto al suo mulino perché vede, collega Marquis, lei prova un po' a convincere la gente e le persone dentro questo Consiglio pensando forse di avere una retorica così eccelsa che ci può convincere che fuori c'è un sole fantastico e magari si mette anche gli occhiali da sole, il costume da bagno e ci vuole convincere delle cose.

Guardi, lasci perdere, lasci perdere, perché non abbiamo tutti proprio l'anello al naso, molte cose le avevamo capite molto tempo prima, benissimo, andate, non siamo certo lì a piangere, il mondo è libero, c'è la libertà di scelta, di stare ai patti o di tradirli.

Non c'è nessun problema, andate, fate la vostra politica, siete degli opportunisti a livello politico e giustamente avete colto l'opportunità.

Che cosa volete che vi diciamo? Niente, questa è la situazione, ma non cerchi di convincerci del contrario perché, ripeto, non abbiamo l'anello al naso.

Buon lavoro quindi, e glielo dico sinceramente, anzi, anche di più, io posso dirle personalmente io sono felicissimo che lei in particolare sia in maggioranza, ogni volta che lei avrà in mano un dossier, mi creda, lo studierò con grandissima attenzione e farò anche meglio il mio lavoro.

Non si preoccupi e buon lavoro.

Presidente -Grazie collega Perron.

Come preannunciato, terminiamo la seduta e ci riaggiorniamo domani mattina alle ore 09:00.

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La seduta termina alle ore 19:11.