Oggetto del Consiglio n. 4808 del 18 giugno 2025 - Resoconto
OGGETTO N. 4808/XVI - Reiezione di Mozione: "Convocazione in Prima Commissione consiliare del Presidente della Regione per valutazioni riguardanti il procedimento per le elezioni regionali".
Bertin (Presidente) - Passiamo dunque al punto successivo all'ordine del giorno, il punto 5.
Consigliera Minelli, ne ha facoltà.
Minelli (PCP) - Questa mozione era stata presentata un mese e mezzo fa, con lo scopo di arrivare a un approfondimento in I Commissione riguardo alla tematica referendaria ed elettorale, prima dell'emanazione dei decreti del Presidente della Regione di indizione del referendum confermativo e delle elezioni di fine settembre.
Ovviamente, per logica, questa mozione avrebbe dovuto essere discussa prima, ma la maggioranza, lo sappiamo, si è opposta, durante quel Consiglio, a un'inversione dell'ordine del giorno, che era più che mai giustificata, visto il tema.
Ne discutiamo oggi, dopo che, nel frattempo, il Presidente della Regione, senza ascoltare previamente le valutazioni della I Commissione consiliare, ha già emanato il decreto per fissare - lo abbiamo detto in maniera molto chiara: in modo secondo noi inaccettabile - la data del referendum confermativo.
Le considerazioni che possiamo fare sono essenzialmente due. Riguardo alla data che è stata prevista per il referendum confermativo, la scelta della settimana di Ferragosto è, a nostro avviso, una scelta sbagliata, sia perché si penalizza la partecipazione degli elettori, che mai nella storia repubblicana sono stati chiamati alle urne in piena estate, in nessuna Regione, per nessun tipo di competizione elettorale; sia perché si moltiplicano in questo modo i costi dell'organizzazione di una consultazione elettorale.
Fissando il referendum confermativo contemporaneamente all'Election Day, non ci sarebbero stati costi aggiuntivi a quelli già previsti per elezioni regionali e comunali, così invece i costi sono ben più elevati, e si potrebbero evitare.
Il motivo della scelta della settimana di Ferragosto deriva dalla volontà della maggioranza regionale di utilizzare il risultato del referendum confermativo, qualora favorevole alla legge votata a febbraio, per modificare le regole della consultazione elettorale per il Consiglio regionale mentre il procedimento è in corso; dopo, cioè, che il decreto del Presidente ne ha già definito i contorni sulla base della legge esistente.
L'intenzione del Presidente, evidentemente, è quella di fare, successivamente al referendum, un nuovo decreto, una modifica che in qualche modo correggerà quello che sarà prossimamente emanato.
Solo che questa cosa non si può fare. Non si possono modificare le regole del gioco dopo che la partita è iniziata, dopo che l'arbitro ha fischiato l'inizio. Questa realtà logica e giuridica è stata affermata da due costituzionalisti, docenti rispettivamente dell'Università di Firenze, il professor Giovanni Tarli Barbieri, e di Bologna, il professore Andrea Morrone, che abbiamo ospitato ad Aosta in un incontro pubblico a maggio.
Su "La Stampa" di sabato scorso, 14 giugno, ho letto che questi pareri pervenuti da Firenze e Bologna sono condivisi anche da chi opera nell'Università di Torino, perché il costituzionalista Giovanni Boggero ha affermato: "Dopo il referendum non ci sono i tempi per revocare il decreto di indizione delle elezioni e adottarne un altro entro i medesimi termini, cioè entro 60 giorni dalla data del voto".
Un decreto sul procedimento elettorale ad agosto, quindi, è illegittimo, e non lo dico certo io, ma è il parere di tutti i costituzionalisti che in qualche modo sono stati finora interpellati.
Di fronte a delle voci che credo si possano tranquillamente ritenere autorevoli, lei Presidente, quale parere ha in mano? Nessuno, ed è quello che ci ha detto in Commissione: non ha il parere scritto di nessun costituzionalista, o comunque non ce ne ha parlato. Anzi, a tutt'oggi, quando sostanzialmente questa frittata è stata fatta, non c'è neanche un parere scritto da parte di un ufficio regionale competente, perché ci è stato detto che la risposta inviata al Comitato per la riforma elettorale, quella che lei ha firmato, è in sostanza frutto di valutazioni fatte con gli uffici, e quindi quelle sono le motivazioni e le ragioni, e da quello che ci ha detto non c'è altro.
Io credo che un po' di ragionevolezza, soprattutto un po' di ragionevolezza, a questo punto non guasterebbe. Magari anche un po' di umiltà, ma lasciamo stare. Anche perché non dimentichiamoci - non dobbiamo proprio dimenticarcelo, né qui e soprattutto devono saperlo fuori di qui - che tutto questo pasticcio istituzionale, perché di pasticcio si tratta, deriva da una precisa responsabilità politica, dal fatto che si è voluta portare in approvazione una legge statutaria fuori dal tempo massimo che è previsto dalla normativa.
Non siete stati in grado, lo sappiamo, di fare una legge di riforma elettorale, e a quel punto dovevate in qualche modo fermarvi. Invece avete voluto forzare la mano, ignorando i rilievi puntuali della segreteria del Consiglio regionale che, al proposito, è stata chiarissima, lo ha messo per iscritto e ci ha dato anche degli schemi per comprendere meglio, qualora non l'avessimo capito bene. Questo è il risultato.
Siamo quindi in una brutta situazione, che determina incertezza e che obbliga a controversie giuridiche, a ricorsi. Io, Presidente, glielo voglio dire terra terra, papale papale: con l'uso delle leve del potere, che avete legittimamente in mano, potrete anche forse segnare qualche gol, con le leve del potere e con una certa dose di arroganza, ma la partita di fronte alla popolazione valdostana credo che l'abbiate persa, e l'avete fatta perdere a tutto il Consiglio regionale e alla politica.
Quando l'avete persa? L'avete persa sei mesi fa, quando avete dimostrato che non eravate in grado di fare una vera riforma elettorale.
"Abbiamo fallito": lo ha ammesso e lo ha scritto non l'ultimo o l'ultima Consigliera regionale di opposizione, il famoso trentacinquesimo, ma chi rappresenta in pratica la maggioranza, cioè il Presidente della I Commissione ed ex Presidente della Regione, una voce sicuramente più autorevole e credibile della mia, per voi.
Avete fallito e allora è partita l'affannosa ricerca di ritocchi, di tacconi forse anche, per salvarsi la faccia. Anche questi ritocchi, però, sono stati fatti fuori tempo massimo.
Al primo fallimento se ne aggiunge un altro: quello di non essere stati in grado di rispettare le tempistiche di legge.
Mi viene anche un po' da sorridere avendo letto - l'ho visto sui giornali qualche giorno fa - che ora annunciate la presentazione di un altro ritocco alla normativa, che riguarda sempre la forma di governo, quindi l'introduzione della rappresentanza di genere in Giunta, all'ultimo Consiglio di luglio. Un'altra modifica a una legge statutaria che non potrà mai entrare in vigore in questa Legislatura, perché i tempi sappiamo quali sono.
È un'ulteriore presa in giro, perché questo è, ed è anche un esempio di spudoratezza, per conto mio.
Il secondo punto affrontato dalla mozione riguarda il decreto di convocazione dei comizi elettorali, questa volta.
La Legislatura, ai sensi della legge 3/1993 finisce il 20 settembre 2025, a 5 anni di distanza dalle elezioni precedenti, del settembre 2020. Il decreto del Presidente deve essere pubblicato almeno 60 giorni prima della data prevista per le elezioni, quindi fine luglio, ma c'è un grande "ma", perché la legge 3/1993, all'articolo 7, comma 4, prevede anche che, per quanto riguarda le liste che devono raccogliere le sottoscrizioni (le firme per potersi presentare alla competizione elettorale), "la firma degli elettori deve avvenire nei tre mesi precedenti la scadenza naturale del Consiglio, su appositi moduli contenenti il contrassegno di lista stampato e l'indicazione del nome e cognome, data, luogo di nascita, dei candidati, nonché del nome, cognome, luogo e data di nascita e il Comune di iscrizione elettorale dei sottoscrittori, e deve essere autenticata da uno dei soggetti di cui all'articolo 6, comma 5".
Cosa significa questo? Significa che il decreto di convocazione dei comizi elettorali deve essere fatto almeno tre, e non due, mesi prima della data delle elezioni, se si vuole rispettare una cosa importante, cioè dare modo a chi deve raccogliere le firme di conoscere la data delle elezioni, di scriverla nei moduli di accettazione di candidatura e negli appositi moduli che l'ufficio elettorale dovrebbe mettere a disposizione di tutti.
Questo significa che entro il 20 giugno, cioè entro dopodomani, il decreto deve essere pubblicato e l'ufficio elettorale deve fornire gli appositi moduli per la raccolta delle firme e i moduli per l'accettazione di candidatura.
Infatti, se noi andiamo a vedere i precedenti decreti di indizione dei comizi elettorali, possiamo constatare che, salvo nel 2020, quando tutto è stato modificato per il Covid - e ce lo ricordiamo bene - e le firme erano state drasticamente ridotte a 300, questi si sono sempre fatti ben prima dei 60 giorni.
Nel 1998, con Presidente Dino Viérin, tre mesi prima; nel 2003, presidente Roberto Louvin, quattro mesi prima; nel 2008, presidente Luciano Caveri, quattro mesi prima; nel 2013, presidente Rollandin, quattro mesi prima.
Sono cose che ho già detto in Commissione giovedì scorso, ma non ho avuto risposte rassicuranti e credo che valga la pena ricordare queste cose.
Questo per quanto riguarda la tempistica del decreto. Per quanto riguarda invece il contenuto, è evidente che questo decreto, oltre a fissare la data delle elezioni, definisce anche le operazioni di voto e di scrutinio, infatti tutti i decreti che ho citato fanno riferimento alla legge 3/1993 e, in particolare, agli articoli 4, 27, 36 e 40, compreso un articolo che fa esplicito riferimento al meccanismo delle preferenze.
È ovvio, quindi, che anche quest'anno quegli articoli devono essere richiamati nel decreto.
Presidente, non è vero quello che lei ha scritto al CRE, che in pratica è l'unico documento che c'è, cioè che il decreto si deve limitare a definire la data delle elezioni. Il decreto deve individuare la data delle elezioni, ma insieme deve individuare anche il procedimento elettorale.
È chiaro che l'impegno della mozione, così come era stato pensato - e ho detto chiaramente che si riferiva a ben un mese e mezzo fa - è assolutamente superato, perché si chiedeva di convocare entro una settimana la Commissione sul tema che stiamo discutendo e il Presidente della Regione a riferire in I Commissione le valutazioni.
Depositiamo un emendamento che comprende una modifica dell'ultimo comma delle premesse e l'impegno stesso, che ora leggerò. L'ultimo comma delle premesse, che recitava "sottolineata l'opportunità che tutti i gruppi consiliari siano adeguatamente informati delle ipotesi che si stanno formulando - ormai siamo andati avanti - e che ci sia massimo confronto e trasparenza", stendiamo un velo, viene sostituito da: "sottolineata, inoltre, la necessità per tutti i partiti e i movimenti non attualmente rappresentati in Consiglio regionale, e che intendono presentarsi alle prossime elezioni, di poter avviare la raccolta delle firme necessarie avendo piena conoscenza della data delle elezioni e delle regole di svolgimento delle medesime, al fine di attuare il pieno rispetto dei principi costituzionali relativi al diritto all'elettorato, sia attivo che passivo".
L'impegno poi è modificato in questo modo: "il Consiglio regionale impegna il Presidente della Regione a emanare il decreto di convocazione dei comizi elettorali per il rinnovo del Consiglio regionale entro il 20 giugno del 2025".
Presidente - La discussione generale è aperta.
Si è prenotato il consigliere Sammaritani, a cui passo la parola.
Sammaritani (LEGA VDA) - Naturalmente sposiamo in pieno quello che ha appena espresso la collega Minelli. Siamo sottoscrittori, insieme a lei e al collega Marquis, di questa mozione e di questo auto-emendamento, naturalmente perché è diventata di attualità la questione, adesso, del decreto di indizione dei comizi.
Lo era già prima, se vogliamo, perché avevamo già detto in altri interventi che questo accavallarsi istituzionale di questi adempimenti, cioè l'indizione del referendum e l'indizione dei comizi, chiaramente crea una grossa criticità, lo abbiamo già espresso più di una volta.
Per quanto riguarda l'indizione del referendum, come accennava bene prima la collega Minelli, quindi non starò a ripetere tutti gli aspetti e tutti i vari passaggi che sono stati perfettamente esposti, è importante rilevare come l'articolo 13 della legge 4/2002, quella sul referendum appunto - questo giusto per chiarire un aspetto - dava un margine di possibilità di indire il referendum non come lei, Presidente, ci ha detto, adombrando quasi una sorta di obbligatorietà nell'emettere immediatamente il decreto che indice il referendum non appena ha ricevuto il verbale da parte degli uffici del Presidente del Consiglio, ma in realtà c'era un margine di ben un mese per emettere questo decreto; e, giocando su questo termine, si poteva tranquillamente indire il referendum lo stesso giorno dell'Election Day, o addirittura dopo. Non ho fatto i conti precisi, ma arrivammo fino al 4-5 ottobre, quindi si poteva fare anche il giorno prima dell'Election Day, il giorno dopo, la settimana dopo, eccetera.
Non ce n'era assolutamente necessità, quindi. Se lei lo ha fatto e ha indetto il referendum, come non è mai successo nella storia della nostra Repubblica, come osservava la collega Minelli, il 10 agosto, una data assolutamente infausta, perché fare un referendum elettorale il 10 agosto, secondo la mia opinione, ma non solo la mia, anche di molti altri in passato, è sicuramente una violazione del diritto anche degli elettori a esprimersi. Se c'è un mese in cui non si dovrebbero fare elezioni e referendum è chiaramente agosto. Invece qui andremo a votare ad agosto.
Ma perché andremo a votare ad agosto? Perché avete l'intenzione, lei Presidente ormai lo ha esplicitato chiaramente, di far sì che questo risultato referendario possa incidere, possa far diventare efficace e far entrare in vigore la modifica alla legge elettorale che è stata approvata tardivamente, come avevamo detto.
Noi non siamo d'accordo e naturalmente, come abbiamo preannunciato, faremo tutti i passi necessari per far rilevare questa situazione.
In questa sede, però, con l'occasione, vorrei ricordare a noi tutti, fare un piccolo ripasso della memoria di tutti quanti, perché la preferenza unica non è stata introdotta 50 anni fa, qui, ma è stata introdotta nel 2019. Cosa si disse all'epoca, da parte di molti di noi che erano qui e che hanno anche votato questa modifica?
Per esempio il presidente Bertin, giustamente, ne aveva fatto una battaglia da anni e diceva, nel resoconto del 19 febbraio del 2019: "Come dicevo, se si vuole, la parte principale che più caratterizza questo testo di legge è l'introduzione nell'ordinamento valdostano della preferenza unica. Ricordo che la prima volta che mi sono impegnato in una campagna elettorale referendaria era il 1991, quando fu indetto un referendum per l'abrogazione delle preferenze multiple, e fu quando Bettino Craxi invitò gli italiani ad andare al mare.
Anche in Valle d'Aosta il referendum del 1991 per l'introduzione della preferenza unica registrò un grande successo: oltre il 95% è una grande partecipazione. Nonostante questo, la Valle d'Aosta negli anni successivi non ha mai introdotto questo elemento nel suo ordinamento". Chissà perché.
"Anche nel 2007 nella nostra Regione gli elettori si sono poi espressi sulla preferenza unica, sempre attraverso un referendum, in questo caso regionale, di iniziativa popolare. In questo caso quasi 26.000 valdostani si dichiararono favorevoli all'introduzione della preferenza unica".
Poi ci sono altri passaggi... "Si va, da questo punto di vista, a garantire il principio costituzionale della segretezza del voto. L'articolo 48 della Costituzione italiana vuole che il voto sia personale, libero e segreto".
Morelli (Alpe): "Il testo che approda oggi in Consiglio è il primo risultato - si parlava di spoglio centralizzato, preferenza unica, non è che ci fosse chissà quale rivoluzione - di un lavoro legislativo che proseguirà in Commissione nelle prossime settimane e nei prossimi mesi". Un auspicio che poi si è rivelato non seguito da nessuno.
"Questo è frutto di un accordo di Commissione", eccetera, "Per il raggiungimento ragionamento del primo obiettivo, quello della segretezza del voto, la Commissione ha individuato due misure di prima battuta: la preferenza unica, invece delle attuali tre preferenze, e lo spoglio centralizzato in 8 centri di scrutino". Morelli, Alpe. Adesso mi sembra sia Union Valdôtaine, no? Forse è il Vice Segretario, addirittura, probabilmente sì, ma la memoria a volte è corta.
Bianchi (Union Valdôtaine), parla di voto elettronico: "Si faranno le giuste valutazioni anche per l'introduzione del voto elettronico", eccetera, ma niente di particolare.
Poi abbiamo la Presidente dell'epoca, Rini: anche lei poneva qualche perplessità sulla preferenza unica. Preferenza unica che chiaramente, lo sappiamo tutti, ha anche delle criticità, ci mancherebbe. C'è un problema per i giovani, c'è un problema per chi abita magari in luoghi meno antropizzati, con meno abitanti, è chiaro, ma di tutti i sistemi elettorali non ce n'è uno che sia perfetto, è difficile trovare il sistema perfetto. Anche lei però diceva appunto che, tutto sommato, era stata una scelta condivisa praticamente da tutti.
Ad esempio poi c'era Ferrero che diceva: "Il problema del voto di scambio può essere attenuato e dalla preferenza unica e dallo spoglio centralizzato". Ben vengano.
Daudry (Union Valdôtaine Progressiste): "In realtà è la conclusione di un percorso nato anche all'interno dell'area autonomista, che va a portare oggi un testo che ha sì carattere di urgenza ma anche, dobbiamo sottolinearlo, il carattere dell'efficacia, perché le misure adottate in questo testo sono misure che rispondono perfettamente a quelli che devono essere i principi e le caratteristiche del voto. Il principio è quello della segretezza, quindi sappiamo che sia la preferenza unica che lo spoglio centralizzato vanno in questa direzione".
Vi risparmio tutti gli altri.
Nel giro di sei anni molti di noi si sono dimenticati di tutto questo. Evidentemente non c'è più il problema della segretezza del voto, evidentemente non c'è più il problema delle cordate, evidentemente è cambiato il mondo.
Io, che purtroppo non sono più così giovane, e ho fatto anche un lavoro per cui disincantato non lo sono già più da parecchi anni, non ci credo. Se quindi volete fare questo, e lo volete a tutti i costi, lo stiamo vedendo, perché state rischiando di mandare a monte anche le elezioni, pur di fare questo referendum prima del tempo e per far entrare in vigore una legge che secondo me non potrà entrare in vigore efficacemente, vuol dire che volete di nuovo le tre preferenze; e, se siete così pervicaci nel perseguire questo fine, evidentemente c'è qualcuno al vostro interno che è estremamente interessato alle tre preferenze.
Sul fatto poi che le tre preferenze siano portatrici delle cordate o della non segretezza del voto, io ho la mia idea, ognuno ha la sua, ma mi sembra che la mia idea fosse un po' più condivisa, a 360 gradi, solo sei anni fa. Evidentemente, come dico, avete cambiato idea. A pensar male si fa peccato, però.
Presidente - Consigliere Lavevaz, ne ha facoltà.
Lavevaz (UV) - Il mio avrebbe quasi potuto essere un intervento per fatto personale, ma visto che ho la possibilità di intervenire lo faccio in senso più lato. Per il fatto personale ovviamente mi riferisco alla citazione fatta, giustamente, dalla collega Minelli, che mi attribuisce - ripeto: giustamente - il fatto che io abbia detto che questa legge elettorale è stata un fallimento. È vero, l'ho scritto, ma soprattutto l'ho detto in Aula già in fase di relazione della proposta di legge della quale ero, fra gli altri, firmatario.
Ma c'è una piccola precisazione da fare. Credo di essere stato frainteso, perché io non ho detto che quella proposta di legge, quella che poi è diventata legge, sia stata un fallimento nostro, della maggioranza. Io ho detto già lì che è stato un fallimento della politica, un fallimento della politica valdostana tutta, di tutto il Consiglio regionale, perché una legge elettorale, come tutte le leggi, ma la legge elettorale in particolare, richiede uno sforzo di sintesi e di condivisione politica ovviamente più ampio, che è quello che abbiamo cercato di fare, fino all'ultimo momento.
Siamo arrivati a una sintesi ridotta al minimo? Certo, questo l'ho detto anch'io, però la proposta che abbiamo portato in votazione, seppur con una maggioranza semplice, a 19, era una condivisione attorno a degli aspetti che erano quelli sui quali c'era la condivisione.
Anche noi avevamo avanzato una proposta di legge, ovviamente molto più ampia, molto più articolata, che aveva ovviamente l'obiettivo di portare dei miglioramenti importanti al sistema legislativo e alla legge elettorale, in particolare vocati a dare stabilità, quindi con degli sforzi preliminari alla tornata elettorale. Intendo sforzi a livello politico, di condivisione di programmi, di incentivo a presentare delle coalizioni, tutti con la finalità, ovviamente, di arrivare con delle coalizioni e delle proposte politiche più condivise prima, in modo da dare più stabilità dopo le elezioni.
È vero, siamo arrivati a una maggioranza semplice, però siamo arrivati a 19. Mi pare che la proposta che avete firmato voi, in due, abbia avuto poi un voto in Consiglio regionale. La politica è fatta di numeri. Noi abbiamo fatto uno sforzo, che ha portato a 19 su una proposta minimale, ma mi sembra che le altre proposte non siano andate tanto meglio delle nostre, anzi.
Devo dire che anche la raccolta firme della quale siete stati protagonisti, anche lì il vostro gruppo diviso a metà, una parte d'accordo e una parte no, non mi pare sia stata un gran successo. Anche perché, se non ci fosse stata la firma di 7 Consiglieri, il referendum non si sarebbe fatto. Al netto dell'errore formale che può succedere, non è certo quello il problema, il numero delle firme era appena sopra il numero sufficiente.
Questo vuol dire che probabilmente per gli elettori valdostani richiedere un referendum su questo aspetto non fosse una cosa che riscaldava i cuori in maniera così veemente, altrimenti probabilmente le firme sarebbero state 3-4.000. Se si fosse richiesta la firma su qualcosa che effettivamente interessava ai valdostani, probabilmente le firme sarebbero state 5-6.000, magari anche un quindicesimo, non solo un cinquantesimo degli elettori richiesti.
Da questo punto di vista, ripeto, io rivendico il lavoro che la maggioranza ha fatto o, più che altro, quello che ha tentato di fare. Perché se siamo arrivati a febbraio con l'approvazione di questa proposta, seppur minimale, è perché fino all'ultimo abbiamo cercato di trovare una condivisione più ampia, oltre i 19. Ma non per forza per evitare il referendum, ma perché su una legge elettorale, l'abbiamo già detto tante volte, l'obiettivo era quello di trovare la più ampia condivisione possibile, innanzitutto delle forze politiche e poi all'interno di quest'Aula.
Così non è stato. Poi, se il referendum si farà ad agosto, io poi sulle questioni tecniche non entro, lascio ovviamente al Presidente fare le considerazioni, però se si farà questo referendum ad agosto non credo che la responsabilità sia della maggioranza, che ha cercato di fare una proposta che andasse peraltro nell'unica direzione condivisa da tutte le proposte di legge depositate, cioè quella di andare oltre la preferenza unica.
Non capisco tanto adesso l'elegia del collega Sammaritani sulla preferenza unica, perché il gruppo della Lega, il centrodestra, ha presentato una proposta di legge con 5 preferenze, senza peraltro preferenze di genere, quindi non capisco tanto l'elegia sulla preferenza unica ma, al di là di questo, così è: lo sforzo che abbiamo fatto era di trovare una sintesi almeno sulle questioni che erano condivise da tutte le proposte di legge, in particolare la questione di superare la preferenza unica per andare soprattutto verso l'introduzione, richiesta da quasi tutti, della preferenza di genere.
Lo sforzo è stato fatto in questa direzione. Il risultato sicuramente non è quello che volevamo neanche noi ma, ripeto, se oggi ci troviamo in questa situazione non è per una responsabilità particolarmente nostra, più che di altri, all'interno di questo Consiglio regionale.
Presidente - Consigliere Marquis, ne ha facoltà.
Marquis (FI) - Due considerazioni su questo argomento anche da parte del gruppo di Forza Italia.
Noi sposiamo in pieno la linea che questo è un fallimento della politica, ma riteniamo che sia un fallimento della politica della maggioranza regionale, non del Consiglio regionale, perché chi ha i numeri è la maggioranza regionale, chi deve condurre le trattative per una modifica della legge elettorale è la maggioranza regionale, non possono essere i singoli gruppi dell'opposizione ad avere la forza numerica per affrontare e per fare delle proposizioni che possano risolvere le questioni.
I 19 trentacinquesimi raggiunti sono i numeri della maggioranza. Praticamente la maggioranza non si è discostata di niente dalla sua posizione. Per fare una legge elettorale bisogna avere una capacità di mediazione, in questo caso la maggioranza non l'ha messa in campo.
Per quanto riguarda il gruppo di Forza Italia, ha presentato una proposta di legge elettorale con l'elezione diretta. Per fare dei passi avanti ha rinunciato a un proprio credo, per trovare una sintesi all'interno delle forze di centrodestra.
Dopodiché, saremmo stati ben disponibili ancora a metterci in gioco e a confrontarci, ma dall'altra parte abbiamo trovato una situazione che non dava possibilità di trattativa. Perché è stato detto "le condizioni sono queste", se vi va bene, le sposate, le condividiamo. Perché la modifica non era la modifica delle preferenze, era la modifica della legge elettorale che desse stabilità alla nostra Regione. Era questo l'obiettivo che ci si era dati tutti insieme.
Credo che occorra mettere la pendule à l'heure, su questo argomento, perché diversamente rischiamo di non capirci.
Ognuno si attribuisca le proprie responsabilità, noi riteniamo che la maggioranza regionale avrebbe dovuto, a questo punto, se questi erano i loro desiderata, prendersi a tempo e a ora per approvare questa piccola modifica, di modo che, ai sensi delle prerogative statutarie, chi avesse avuto l'intenzione o l'esigenza di porre un'istanza di referendum lo potesse fare secondo le regole previste.
Per quanto riguarda la posizione di Forza Italia, sapete che non abbiamo sposato la linea dell'istanza di referendum, però noi sposiamo la linea dell'esigenza della chiarezza che bisogna avere per affrontare un percorso elettorale.
Questo riteniamo che sia un problema gravissimo perché, a distanza di tre mesi dalle elezioni, non sappiamo ancora quali sono le regole alle quali saranno sottoposte. Anzi, sappiamo sicuramente che non sarà la politica, a questo punto, che le deciderà, ma le decideranno altri palazzi.
Questo riteniamo che sia un problema non indifferente, a livello di funzionamento e di esercizio della democrazia.
Pertanto, abbiamo sottoscritto l'iniziativa che oggi viene emendata. Era un'iniziativa che chiedeva al Presidente della Regione di venire a relazionare nella Commissione competente in merito all'iter. È avvenuto questo incontro, è stato rappresentato l'iter che prevede il Governo regionale per l'indizione delle elezioni regionali; dall'altra parte sappiamo che verranno presentati dei ricorsi, quindi la cosa è sfuggita di mano alla politica.
Pertanto, il problema vero pensiamo sia questo. A questo punto, prima vengono indette le elezioni, meglio è, perché prima potranno esprimersi i palazzi che si dovranno esprimere sul determinare le regole definitive.
Sicuramente questo mette in difficoltà tutti i valdostani, tutti coloro che intenderanno allestire e presentare delle liste alle prossime elezioni, perché non è una cosa così banale, così indifferente, sapere come devono essere affrontate, in base anche al numero delle preferenze che verranno attribuite.
Questa è un po' la nostra posizione, è la posizione del partito che abbiamo l'onore di rappresentare in Aula, e siamo francamente spiaciuti di vivere un'esperienza di questo genere, che mai avremmo immaginato di dover affrontare.
Presidente - Consigliere Marguerettaz, ne ha facoltà.
Marguerettaz (UV) - Devo dire che ho seguito con grande attenzione il dibattito e credo che, al di là delle voci autorevoli che sono state citate, all'atto della pubblicazione del resoconto di questo dibattito scriveremo un nuovo manuale di diritto, dove verranno individuati nuovi istituti.
Abbiamo capito, oggi, che ci sono delle leggi che vengono approvate fuori tempo massimo. Io vorrei capire quale cultore di diritto riesce a dare un'interpretazione di una legge fuori tempo massimo. La legge o esiste o non esiste, o è approvata o non è approvata; la legge fuori tempo massimo, devo dire la verità, è la prima volta che la sento. Ovviamente qua la narrazione è interessante.
Così come è interessante capire che, quando vi sono dei tempi che vengono stabiliti da leggi vigenti, le date devono corrispondere ai desiderata di qualcuno. Cioè, quando si dice "tu devi fare un'attività, devi fare un decreto nei 30 giorni", c'è qualcuno che ha la presunzione di dire che quello deve essere fatto al trentesimo giorno.
Perdonatemi, io ho dei rudimenti di diritto, ma se dicono da 1 a 30, la facoltà di scelta è incardinata nell'istituzione che deve fare il provvedimento, quindi quel provvedimento viene fatto nell'arco di quel periodo e, se viene fatto fuori, sì, è una cosa che non va bene, ma se è all'interno, perdonatemi, no.
Anche oggi capisco che c'è qualcuno che si arroga il diritto di dire quando deve essere fatto.
Il dibattito, come ha detto molto bene il presidente della I Commissione, Lavevaz, è un po' surreale. Sa qual è il rapporto che mi lega di stima con il collega Vicepresidente, ma tocca anche a me fare un minimo di memoria.
Collega Sammaritani, non dobbiamo risalire di sei anni, dobbiamo risalire di qualche mese, qualche anno al massimo: lei è firmatario di due leggi elettorali, due, totalmente diverse. Totalmente diverse.
Su questa diversità, amici della Lega, si è consumato il dimezzamento del vostro gruppo. Su questa cosa voi vi siete dimezzati. Che voi ora veniate qua a farci tutto un resoconto di quelli che sono stati i pensieri, mi pare, senza voler fare letture bibliche, che non è che devi guardare la pagliuzza negli occhi degli altri quando hai una trave negli occhi. Perdonatemi.
Quando voi avete presentato una legge, e lei sa i ragionamenti che ci siamo scambiati... lei mi diceva che l'elezione diretta del Presidente in Valle d'Aosta era una sciagura. Allora Marquis si alza e mi dice: "Quali altri palazzi?". Io non parlo di altri palazzi, parlo di altre città, Marquis. Siete teleguidati da Roma. Siete teleguidati da Roma.
Perché capite benissimo che l'elezione diretta, che voi avevate presentato correttamente... avete fatto un'inversione a U per un'elezione diretta surrettizia. Ma perché? L'elezione diretta surrettizia è fatta dalla proposta, alla quale voi avete aderito, dove c'è un principio stravagante, fuori dal contorno statutario, perché è un ibrido a uso e consumo di qualcuno, ovvero... il Presidente viene indicato dalla lista che prende più voti e, siccome oggi c'è una formazione politica che pare avere il vento in poppa, vedremo poi dopo se le vele sono sempre esposte correttamente, dice: "Quello è il soggetto che indica il Presidente".
È addirittura una formula peggiorativa, nel senso che ci troveremmo un'elezione diretta del Presidente, che però non viene scelto, ma, lì sì, viene scelto dai palazzi, dalle segreterie. E lei sa benissimo di che cosa parlo, perché anche al vostro interno questa discussione esiste. Nel senso che, se malauguratamente - per voi, dico, per me è indifferente - la lista di un movimento che oggi non è in Consiglio regionale dovesse avere la maggioranza, sapete qual è la medicina che dovrete assumere? È una medicina che non vi piace, una medicina amara.
Al di là di questo, io credo che nell'ambito della preferenza unica, come ha detto giustamente il collega Lavevaz, nessuno si sia riconosciuto. La preferenza unica del 2019 è stata rinnegata da tutti.
Parlate di cordate. Le due preferenze, anche con la preferenza di genere, allora cosa sono? Una "cordina"? Nel senso che anche lì ce ne sono due, che si mettono d'accordo.
Essendoci lo spoglio centralizzato, questo ragionamento è ampiamente superato, e il fatto che nessuno abbia aderito alla preferenza unica è significativa. Ed ecco perché la sintesi che è stata trovata è una sintesi che ha raccolto il sentimento generale dei 35 Consiglieri.
Tornando alla mozione, credo che minacciare continuamente l'invalidità delle elezioni abbia dei grossi limiti.
La collega Minelli ha parlato di qualche gol. Noi generalmente i gol cerchiamo di farli, nel senso che cerchiamo di portare a casa dei risultati, ma mi pare che voi abbiate fatto una collezione di autogol. Gli autogol sono qualcosa che poi non ti fa dormire di notte, se hai un po' di coscienza.
Proviamo a metterli in fila. Raccolte di firme farlocche: nel senso che, come ho detto, avete raggiunto le firme, avete fatto dei comunicati a metà della raccolta, dicendo "stiamo facendo stravedere, abbiamo la fila", poi arrivate appena sopra la soglia minima. In Consiglio ho detto: "Se ce ne sono un po' che non sono valide, essendo che ci sono tre-quattro soggetti che raccolgono, e ci sono delle sovrapposizioni, voi siete sotto il limite". Poi non abbiamo avuto neanche bisogno di contarle, perché una parte delle firme non era validamente raccolta.
A proposito di autogol, anch'io faccio qualche passo indietro. Ve la ricordate la legge elettorale di iniziativa popolare? Anche lì abbiamo scomodato autorevoli pareri, dicendo che questa era una cosa che si poteva fare. Poi, doccia fredda: non si può fare. Allora ci siamo arrampicati, "sì, ma nel passato...", morale: bocciati. Autogol.
Dopodiché abbiamo avuto un altro referendum, quello consultivo. Anche lì altra doccia fredda, altro autogol. Ma quanti autogol volete fare, prima di dire "forse siamo su una strada sbagliata"?
Da un certo punto di vista, continuare a dire che le elezioni non saranno valide, che verranno annullate... io vi faccio una provocazione, ovviamente condizionata. La provocazione condizionata è questa: se il 10 agosto il risultato del referendum fosse positivo, ovvero confermativo, ovvero la legge approvata dai 19 della maggioranza è confermata dagli elettori, dal popolo sovrano, le liste devono essere presentate il 24 agosto, 15 giorni dopo. A fronte di questo, io vi faccio una provocazione: se siete così sicuri che le elezioni verranno annullate, non presentate le liste, state a casa, risparmiate. Non presentate le liste, sennò mi verrebbe da dire che questi soggetti, cosa fanno? Si tengono lì la carta di riserva, il jolly di riserva, dicendo: "Se l'elettorato ci boccia, proviamo anche questa".
Siccome io sono convinto che l'elettorato vi boccerà, come sono convinto che il 10 agosto verrà confermata questa legge, vi provoco: non presentate le liste. Tutta questa sicumera che avete nel dire che le elezioni verranno annullate, dimostratela, fate un gesto di coraggio: statevene a casa il 28 settembre, non presentate la lista.
Perché, dalle vostre dichiarazioni, avete queste certezze granitiche che portano a dire che le elezioni verranno annullate. Allora state a casa, fatevi delle belle vacanze, non state lì a sprecare soldi in programmi, in tribune elettorali, in dépliant. State a casa, state tranquilli.
Cercherò di chiudere dicendo, come chiosa finale, che noi siamo per la democrazia, siamo per dare la scelta, non c'è nessun problema di controllo di voto, e anche noi teniamo alla stabilità. Teniamo alla stabilità esattamente come tutti questi Consiglieri che si alzano, ci danno delle lezioni e, nel giro di qualche anno, hanno cambiato tre o quattro gruppi consiliari.
La stabilità parte dal comportamento personale, parte da una certa correttezza. Viene da ridere: parlare di stabilità e, se vogliamo tirare fuori proprio lo slogan: "la stabilità del canguro, salto di qua e di là".
Presidente - Consigliere Marquis, ne ha facoltà.
Marquis (FI) - Il collega Marguerettaz mi ha stimolato altre due considerazioni, che probabilmente avrei evitato, sul tema.
Vede, la ragione per cui bisogna trovare delle mediazioni è quella che impone di spostarsi dalla propria posizione personale, perché, diversamente, bisogna avere il 51%, per farsi una legge elettorale su misura. Le garantisco che se noi, come gruppo consiliare, avessimo il 51% della rappresentanza elettorale, avremmo presentato la proposta per l'elezione diretta e l'avremmo portata sicuramente al voto.
I numeri purtroppo non ci consentivano questo e, consapevoli della nostra posizione, abbiamo dovuto trovare delle mediazioni. Le mediazioni debbono avvenire in politica, diversamente non si possono trovare delle situazioni di sintesi.
Questa è stata la nostra attitudine, scevra sicuramente da condizionamenti di carattere nazionale, perché in Valle d'Aosta abbiamo piena autonomia di esercizio delle nostre prerogative e di scelta, non abbiamo nessuna ingerenza da parte del partito centrale, perché c'è il massimo rispetto dell'autonomia della nostra Regione e delle nostre potestà.
Quanto alla battuta sulle medicine amare che bisogna ingoiare, vede, noi siamo per l'elezione diretta perché pensiamo che siano i valdostani a non dover continuamente ingoiare delle medicine amare. Se i valdostani sanno chi li rappresenterà, chi presiederà il Governo regionale, credo che potranno essere molto più contenti rispetto a una situazione per cui ci si mantiene il jolly, come dice lei, collega Marguerettaz, da giocarsi dopo le elezioni.
Perché è questo il vero jolly: il non voler giocare la partita sull'elezione diretta ma, a seguito del risultato elettorale, poter determinare delle situazioni che magari non erano preventivabili prima.
È questa la considerazione che probabilmente sta alla base della convinzione che l'elezione diretta potrebbe dare una maggiore stabilità e, soprattutto, anche una governabilità a fronte di progetti chiari e ben definiti, che vengono presentati prima delle elezioni. Non "dateci la fiducia e poi vedremo cosa presentiamo, come proposte per soddisfare i bisogni della comunità".
È proprio questa la differenza che ci contraddistingue: è una differenza significativa, però in questa sede credo che sia opportuno ribadire che è chi ha la maggioranza regionale, chi rappresenta i numeri, chi ha la posizione più ampia di rappresentatività, che deve essere capace a trovare una soluzione. Non ritirarsi e dire: "Signori, la soluzione è questa, la condividete?". Perché l'attitudine è stata questa. Noi crediamo che sia un'attitudine sbagliata, perché una legge elettorale deve trovare la condivisione più ampia possibile all'interno dell'Aula.
Purtroppo, a un certo punto, a fronte di tutte le situazioni di proposte di legge che sono state presentate, è stato detto "l'unica cosa su cui si può intervenire è la preferenza unica". Ma perché la preferenza unica? Perché su tutto il resto, chi deteneva il pacchetto di maggioranza ha detto: "Noi non siamo disponibili a negoziare". Il vero problema, cari colleghi, è questo.
Presidente - Consigliere Manfrin, ne ha facoltà.
Manfrin (LEGA VDA) - Intervengo facendo una piccola premessa: sono un appassionato di politica e ho scritto un libro sulla storia elettorale della Valle d'Aosta, ma mi rendo conto che il tema elettorale, e soprattutto il tema della legge elettorale, al di fuori di questo palazzo, sinceramente tocca praticamente zero, la gente che sta fuori.
A confronto però di quello che tocca zero, essendo consci del fatto che quello che accade sulla legge elettorale alla gente interessa poco, vedo scaldarsi molto le persone. Questo mi fa dire che stiamo parlando di una legge elettorale che è un po' come quando ci si cimenta nel cambiare il materasso dal lato invernale a quello estivo: non fa molta differenza, a meno che tu non sia il materasso. In questo caso, i materassi che si scaldano di più sono quelli interessati dal cambio.
Venendo a quello che è stato detto, tengo a chiarire innanzitutto un tema: quello rispetto alle preferenze, essendo consci che parliamo alla politica, a un po' di ceto politico, a qualche tecnico e basta.
Il tema delle preferenze è questo: la nostra proposta di legge elettorale prevedeva 5 preferenze per una serie di motivi.
Uno: il fatto che con 5 preferenze è possibile non mettere alcuna preferenza di genere. È una verifica che abbiamo fatto e su cui ci è stato restituito un ritorno assolutamente possibile, perché le 5 preferenze permettono di fare un'ampia scelta, che ricomprenda eventualmente anche preferenze di sesso diverso.
Ecco perché si arriva alle 5 preferenze, da una parte. Dall'altra, le 5 preferenze portano a scombinare le cordate, perché il controllo del voto, che era quello demonizzato dall'allora ALPE, e da tutta una serie di paladini della giustizia, che adesso hanno ritrovato la via di casa, era teorizzato sulla base delle 3 preferenze. Perché c'era la preferenza del portatore, la preferenza di controllo... lo sappiamo tutti.
Noi, fin dai tempi, abbiamo detto: "Guardate che, se c'è lo spoglio centralizzato, dovrebbe essere sufficiente". Non era sufficiente, quindi si arrivò alla preferenza unica.
L'unica evoluzione possibile per scongiurare le 3 preferenze, e per scongiurare, ovviamente, sia la questione della preferenza di genere, sia l'eventuale controllo del voto, era appunto la questione delle 5 preferenze.
L'unica altra soluzione, forse, è tornare a un sistema di preferenze che era quello che vigeva in Valle d'Aosta prima degli anni '60, che prevedeva 29 preferenze, dove tu, sostanzialmente, sceglievi 29 dei 35 candidati.
Tant'è vero che, se andrete a leggere il mio libro, troverete che la storia ci dice che ci fu un Consigliere, che rimane il più votato della storia, che raccolse 31.000 preferenze, ed era Marie-Celeste Perruchon, che vinse mentre altri colleghi vennero eletti con 29.000 o 30.000 preferenze.
Lì tendenzialmente è un po' difficile cercare di fare il controllo del voto, se vogliamo tornare con la testa a quei tempi.
Ma, appunto, la proposta che abbiamo fatto è di evoluzione.
È evidente però che, nel momento in cui si annuncia una riforma epocale, una riforma che deve andare nella direzione di riformare la nostra legge elettorale, la democrazia e le istituzioni, e tutte quelle belle parole di cui ci riempiamo spesso la bocca, e poi dopo, come abbiamo detto, la montagna partorisce il topolino, è chiaro che noi non possiamo accontentarci di quello che viene, men che meno se significa ritornare indietro, dopo che quella della preferenza unica è stata un'evoluzione.
Io ho ascoltato con molta attenzione il collega Marguerettaz, che ci ha parlato del fatto che non c'è una definizione, dal punto di vista legislativo, di una legge fuori tempo massimo, e ha ragione. Non si troverà, nel corpus normativo, la definizione di una legge fuori tempo massimo: o una legge si può fare, o una legge non si può fare.
È altrettanto vero però che lei sa benissimo, collega Marguerettaz, che a noi è stato consegnato un parere. È stato consegnato un parere molto chiaro da parte del Segretario generale del Consiglio, che ad oggi - lo voglio sottolineare - rimane l'unico parere che ci è stato consegnato.
Perché noi abbiamo sentito tante belle parole in I Commissione, tanti bei pareri, tante belle opinioni, che dicono tutta una serie di belle cose divertenti, ma che non sono suffragate da alcun documento. Cioè, se ci fosse un documento di una persona di questa Amministrazione, che si occupa appunto di norme, che ci sottolineasse un parere dove dice che effettivamente quello che volete fare si può fare, e lo firmasse in calce, allora potremmo alzare le mani.
È un po' come - chi c'era qui in questa Legislatura, guardo soprattutto il collega Aggravi, lo ricorderà - quando ci venne detto che Palazzo Cogne poteva assolutamente rimanere in piedi, si poteva utilizzare, e gli venne detto: "Portateci una perizia asseverata e a quel punto si potrà utilizzare di nuovo". Quella perizia non è mai arrivata, cioè chi avrebbe dovuto dire "si può ancora utilizzare" si sarebbe preso responsabilità in caso di crolli e in quel caso nessuno ha voluto firmare, nonostante però lo si dicesse in lungo e in largo.
A fronte di questo, io mi permetto di leggere l'unico parere che ci è arrivato e che è firmato, non da parte di qualcuno, di un esperto pagato da qualcuno, ma da parte del Segretario generale del Consiglio, che dice: "Ipotizzando che il decreto di convocazione dei comizi elettorali sia pubblicato a fine luglio 2025, la proposta di legge statutaria avrebbe dovuto essere approvata dal Consiglio regionale entro il periodo dicembre 2024-metà gennaio 2025, per poter indire e svolgere un eventuale referendum, tenuto conto del termine, sovrastimato per eccesso, di 230 giorni".
C'è poi una parentesi che secondo me è fondamentale e che dobbiamo rileggerci ogni mattina, quando ci alziamo: "Qualora fossero ridotti tutti i termini comprimibili, potrebbe scendere a non meno di 180 giorni e fare in modo che la legge statutaria entrasse in vigore entro il termine di indizione dei comizi elettorali". Significa che 180 giorni è il periodo minimo, e non lo scrivo io, non lo scrive un esperto esterno, non lo scrive qualcuno pagato per scrivere quello che voglio io: lo scrive il Segretario generale della Regione.
Io ho scritto una lettera dicendo eventualmente, a questo punto, di revocare quello che è stato scritto, dicendo: "Guardate, ci siamo sbagliati, quindi quello che ho scritto è sbagliato". Io questa nota non l'ho mai ricevuta. Lo dico per fattor di cronaca.
Questo è quanto, da una parte. Dall'altra parte prenderò invece questo: parole che sono state pronunciate in quest'Aula il 23 gennaio 2025. Recitano così: "Quanto scritto dall'ufficio legislativo sui tempi di approvazione, ha detto Lavevaz - citazione Ansa, andate a recuperarla -, riguarda termini che avevamo assolutamente chiari tutti. Era evidente a tutti che, se si partisse con un referendum, a oggi si andrebbe col sistema attuale".
Lo diceva lei. Si sbagliava, quindi? Io la invito: si prenoti e ci dica "Ha ragione, mi sono sbagliato".
Ma se lei ci dichiara delle cose e poi oggi ci dice che si sbagliava, allora probabilmente potrebbe sbagliarsi anche nella nuova dichiarazione. A questo punto diventa inaffidabile.
Io tendo a fidarmi di chi, invece, le sue dichiarazioni non le ha smentite. Ad oggi abbiamo un parere che non è stato smentito. Aspetto o la smentita di questo parere, o altrimenti mi spiace: lei ha detto esattamente quello che questo parere contiene, cioè che se il referendum fosse partito si sarebbe utilizzata la legge attuale. Punto. Io altre strade non ne vedo.
Lo ha detto lo stesso relatore della legge elettorale, più di questo cosa vogliamo?
Presidente - Consigliere Lucianaz, a lei la parola.
Lucianaz (GM) - Mi sono arrivate in quest'angolo due parole molto stonate pronunciate dal collega capogruppo Marguerettaz, cioè "democrazia" e "stabilità". Volevo solo puntualizzare che, quanto a stabilità, dobbiamo imparare dall'Union cosa significa la stabilità di sfiduciare il proprio Presidente? L'Union Valdôtaine, campione del mondo nel creare crisi di governo del suo stesso Presidente?
Tra l'altro, mi sono assicurato che lei, Marguerettaz, era Assessore quando ha sfiduciato Perrin, ed è rimasto Assessore anche con il Governo Caveri, che l'ha sostituito. Lei è veramente l'esempio di cosa significa assicurare stabilità.
Sulla democrazia, guardi, ho partecipato attivamente con i colleghi candidati della Lega nel 2020 per ottenere un successo elettorale. È stato un grande successo elettorale della Lega, un successo che è stato riconosciuto dai valdostani a un movimento di opposizione che non ha distribuito nessuna prebenda e nessun contributo a nessuna associazione. Solamente con la forza delle idee la Lega ha ottenuto un risultato storico nel settembre 2020 e il suo senso di democrazia, come quello dei colleghi della maggioranza che hanno sostenuto la nascita del vostro governo, è stato quello di mettere all'opposizione il partito più votato dai valdostani.
Questo è un vero insulto alla democrazia. Questo è un atteggiamento che... lei può giustamente sorridere su tutti i concetti di etica e di coerenza, ma le garantisco che, pronunciati da lei, "democrazia" e "stabilità" sono due termini che proprio non ci stanno. Tenevo a sottolinearlo.
Presidente - Consigliere Baccega, sospendiamo brevemente e le diamo la parola dopo la sospensione. Il Consiglio è sospeso per arieggiare i locali.
La seduta è sospesa dalle 17.10 alle 17:32.
Presidente - Riprendiamo. Era prenotato il consigliere Baccega, a cui passo la parola.
Baccega (FI) ? Credo che gli interventi accalorati del collega Aurelio Marguerettaz richiedano, con la dovuta pacatezza, una serie di riflessioni e anche un po' di chiarezza.
Il 24 febbraio 2021 in quest'Aula si discuteva un'interpellanza presentata dal compianto collega Rollandin e dal sottoscritto. Era il primo momento in cui in quest'Aula si parlava della nuova legge elettorale che avrebbe dovuto essere modificata. Vi riporto due passaggi del mio intervento: "Questa mattina un giornalista mi ha incrociato e mi ha chiesto: 'Ma perché quella interpellanza a soli cinque mesi dall'inizio della Legislatura?'. La risposta fu: 'Perché certamente è nostra intenzione, con questa prima interpellanza, riavviare il dibattito interrotto nella scorsa Legislatura, dove l'attuale legge, quella della preferenza unica, è stata approvata, per arrivare a presentare una legge elettorale migliore di quella che è attualmente in vigore'".
Era il 24 febbraio 2021. Nel maggio 2022 io passai ad altro partito, a Forza Italia, e in quella logica presentammo una legge elettorale che prevedeva l'elezione diretta del Presidente della Regione, come avviene in tutte le Regioni d'Italia, che prevedeva l'elezione del Presidente, della sua maggioranza e del programma di governo che sarebbe stato portato avanti.
Come ha detto il mio collega Marquis, quella legge non era gradita alla maggior parte dei Consiglieri di questo Consiglio, quindi fu necessario fare qualche passo indietro e andare a cercare delle mediazioni.
Ma come si elegge il Sindaco di Aosta, secondo voi? Nello stesso modo: c'è un programma di governo, ci sono un Sindaco e un Vicesindaco che sono sostenuti da una serie di forze politiche, con le loro liste, che portano avanti quel tema, et voilà , per l'elettorato è di una facilità inaudita poter scegliere, perché è l'elettore che dev'essere premiato.
Perché ho fatto questo percorso a ritroso? Perché dico che c'era tutto il tempo di approvare una legge elettorale consona rispetto alle aspettative che hanno i valdostani e siete arrivati, siete, dico voi, della maggioranza, arrivati a febbraio, gennaio-febbraio 2025, presentando una modifica che prevedeva il passaggio dalla preferenza unica alle tre preferenze.
Sì, anche la nostra prevedeva le tre preferenze, ma in un contesto di stabilità voluta molto chiaro e inequivocabile, dove nessun ribaltone, com'è avvenuto in questa consiliatura, poteva avvenire, nessun passaggio di Presidente, nessun passaggio di Assessore alla Sanità piuttosto che l'altro. Questo era il percorso di stabilità.
Ma vi ricordate quanti mesi siamo stati a dormire in questo Consiglio regionale perché non c'era la chiarezza dovuta dal punto di vista politico? Ve lo ricordate? Io me lo ricordo molto bene.
Per quanto riguarda la stabilità personale, ebbene sì, ci sono stati in questi quattro anni passaggi da una parte e dall'altra di molte forze politiche. È nata Forza Italia, sono dimagrite altre forze politiche, sono cresciuti gli autonomisti, che prima erano divisi in due nuclei, adesso sono insieme.
Ognuno di noi ha sicuramente cambiato lo scudetto, ma rimangono i valori. I valori sono chiari e inequivocabili: per noi sono liberali, democratici, moderati, ma anche autonomisti, oltre che europeisti e atlantisti. Questo è il nostro credo e sulla base di questo noi siamo andati avanti nel nostro percorso.
Noi quindi con fierezza siamo entrati nella famiglia di Forza Italia; con fierezza, perché ritenevamo che fosse quello il percorso giusto per dare una risposta ai valdostani rispetto alle nostre aspettative.
Poi, attenzione: io ero Assessore di una forza politica, fui accomodato, lo sapete che fui accomodato, come fu accomodato qualcun altro in quel percorso.
Era la politica. Nessuno ha fatto polemica, non la voglio fare adesso, ma le cose sono andate così, e molti lo sanno come sono andate le cose. Ma non si è voluto fare polemica su quei passaggi. È inevitabile che quando uno non si trova bene in una casa, cambia casa; è inevitabile che quando uno non si trova bene con una moglie o con una compagna, cambia.
È cambiato il mondo, è cambiata anche la politica.
Presidente ? Consigliera Minelli.
Minelli (PCP) ? Io ho illustrato la mozione, quindi adesso intervengo anche un po' alla luce delle cose che sono state dette e che meritano una certa attenzione e anche una serie di puntualizzazioni. Credo che siano assolutamente necessarie.
Il collega Lavevaz ha precisato che, nel momento in cui ha scritto di fallimento legato alla questione della legge approvata a febbraio, non si riferiva a un fallimento della maggioranza, ma a un fallimento della politica tutta, del Consiglio regionale nella sua nella sua interezza.
Io ricordo già all'epoca di aver concordato su questo: è un fallimento della politica, è un fallimento del Consiglio regionale, perché se in 5 anni non si è riusciti a portare a termine qualche cosa di un po' più significativo di quella leggina, perché così è, è un fallimento. Ma ci sono livelli diversi di responsabilità, l'ho detto allora, lo ridico adesso, e c'è stato sicuramente, sicuramente, e su questo non concordo col collega Lavevaz, un livello di responsabilità di questa maggioranza che è grande, che è molto grande.
Perché lo dico? Perché questa maggioranza è nata a ottobre 2020 con un programma di legislatura, che ovviamente avevo sottoscritto e contribuito a scrivere perché facevo parte di quella maggioranza, che al primo punto del programma, tolta la premessa, recitava questo, perché qui la memoria è un po' corta e forse qualche volta bisogna anche rinfrescarla: "Va affrontato il nodo della stabilità di governo" ? programma di Legislatura, Governo Lavevaz ? "Va affrontato il nodo della stabilità di governo attraverso una riforma della legge elettorale che tenga conto degli esiti dei lavori nel merito svolti nella scorsa Legislatura, in particolare nella Sottocommissione della I Commissione, con meccanismi che assicurino maggioranze certe e stabili".
La proposta di legge a cui si riferiva, il lavoro della Sottocommissione a cui si riferiva quel programma, è questo, ed è la proposta di legge regionale n. 50, presentata il 29 novembre 2019 dai consiglieri Bertin, Vesan, Daudry, Marquis e Peinetti. In quella proposta di legge che cosa si diceva? E si diceva, nel programma di Legislatura, che si ripartiva da lì, non che la si prendeva tout court, ma che si ripartiva dagli esiti di quel lavoro lì. Che cosa si diceva in quella proposta di legge?
Si diceva questo: "Sia il Presidente della Regione sia il Vicepresidente sono eletti contestualmente al Consiglio regionale attraverso un sistema proporzionale corretto a doppio turno, basato sul meccanismo dei quozienti interi e dei più forti resti, con un'unica soglia di sbarramento" eccetera.
Si diceva: "In base al dettato statutario ? sto leggendo la relazione, non gli articoli, ma è la stessa cosa ? con l'elezione diretta del Presidente della Regione entra in funzione il meccanismo dell'aut simul stabunt, aut simul cadent, che contempla lo scioglimento di Giunta e Consiglieri regionali e l'indizione di nuove elezioni in caso di approvazione di mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione, ovvero nelle ipotesi di morte, impedimento" eccetera.
Se questo era stato scritto nel programma di Legislatura, che si doveva ripartire da lì, ma al di là di questo, perché poi ovviamente la discussione sarebbe andata avanti, si sarebbero fatti dei ragionamenti, al di là di questo, tutti quanti, tutte quante le forze politiche avevano detto che bisognava lavorare sulla riforma della legge elettorale, ma all'interno di quella maggioranza, che è durata 7 mesi, ci siamo detti più volte, collega Lavevaz, credo che lei se lo ricordi bene e aveva concordato su questo, credo che non abbia la memoria che fa cilecca su questo, lei mi aveva proprio detto che bisognava arrivare a una definizione della riforma elettorale entro la prima metà della Legislatura.
Ora, non lo si è fatto, si è arrivati alla fine della Legislatura, perché se parliamo di febbraio 2025, siamo praticamente alla fine della Legislatura, ma quello che bisogna dire è che non è che dall'inizio del 2020 ad arrivare a febbraio del 2025 su questo tema ci sia stato un investimento di risorse, di tempo, di interlocuzioni, di lavoro che è stato veramente, come si dice, notevole per giungere all'obiettivo, perché non è stato così. Perché per un sacco di tempo quella roba è rimasta lì, è stata messa da parte, e solo a un certo punto, perché il tempo scorre ed evidentemente bisogna arrivare al dunque, solo a un certo punto si sono riprese in mano le cose. Ma solo a un certo punto!
E come? Cercando, sì, di trovare delle quadre, ma non più sulle cose che ci eravamo detti all'inizio e sulla questione dei meccanismi stabili.
Bisogna allora dire tutto, perché non ci si può nemmeno dimenticare delle cose!
L'altra questione: lei dice che non è una responsabilità della maggioranza se si voterà ad agosto. No, la responsabilità, se si fa la consultazione referendaria il 10 di agosto, è perché c'è un decreto del Presidente, perché è il Presidente che ha scelto! Ne ha la facoltà, ne ha la facoltà, è stato specificato più volte che non esistono delle disposizioni di legge che vietano che si faccia una consultazione elettorale di questo tipo al mese di agosto, ma è del tutto inopportuna, è del tutto inopportuna ed è sbagliata, ed è sbagliata per quello che riguarda un principio di democrazia!
Perché poi mi fa sorridere che, a un certo punto, nel suo intervento, il collega Marguerettaz abbia detto: "Noi siamo per la democrazia". Siamo per la democrazia di un certo tipo, perché nel momento in cui si sceglie di fare una consultazione referendaria nella settimana di ferragosto, forse democrazia, che significa anche governo del popolo, viene un po' preso sottogamba, perché non si favorisce di certo la partecipazione a una consultazione elettorale da parte della popolazione se si fanno delle elezioni a ridosso di ferragosto. Abbiate pazienza!!
Sulle osservazioni del collega Marguerettaz... Sono interessanti le considerazioni del collega Marguerettaz, soprattutto c'è un tono che è sempre molto forte a fronte di argomenti che sono debolissimi, perché così è. Con una certa dose di sarcasmo il collega Marguerettaz dice: "alla fine di questa Legislatura scriveremo un nuovo manuale di diritto"; ci dice che non è vero che siamo fuori tempo massimo per quello che riguarda l'approvazione della legge. Siamo fuori tempo massimo per l'applicazione delle procedure che sono legate a quella cosa lì, e ce l'hanno detto gli uffici della Presidenza del Consiglio in una maniera chiarissima! Perché di questo non avete minimamente voluto tenere conto, quasi che sconfessiate in qualche maniera il lavoro di chi è preposto a fare queste cose, e questa cosa, secondo me, è assolutamente inaccettabile.
Per quello che riguarda il fatto che si dica che noi parliamo di elezioni annullate: noi non parliamo di elezioni annullate! Noi diciamo semplicemente che il procedimento e le sue regole non si possono modificare in itinere, perché non si cambiano le regole del gioco quando il gioco è iniziato. L'ho detto e lo ripeto.
Poi ci sono altre questioni interessanti. Lei parla di autogol, di autogol ripetuti uno dietro l'altro. Tra i vari autogol cita quello del referendum consultivo: io lì, invece di autogol, parlerei piuttosto di episodio vergognoso. Di episodio vergognoso perché, di fronte alla richiesta di oltre 3.300 cittadini di fare un referendum consultivo - chiaro? Consultivo! - cosa che non impediva al Consiglio poi di non decidere più niente, era un referendum consultivo, non avete nemmeno voluto permettere quello! Detto da chi si è dimostrato più volte tutt'altro che amico degli strumenti della partecipazione popolare, che siamo per la democrazia, mi sembra una presa in giro!
Lei poi continua andando anche a fare dei riferimenti su quello che riguarda la coerenza delle persone che possono aver preso parte a gruppi consiliari denominati diversamente, o a liste denominate diversamente. Io credo che non sia tanto una questione di sigle, la coerenza, sia piuttosto una questione di contenuti. Su questo, mi dispiace, se il riferimento era alla sottoscritta, posso dire, e magari concludere questa esperienza, con la piena consapevolezza di aver mantenuto la coerenza con quello che ho dichiarato, quello per cui ho raccolto le firme, le cose che ho presentato.
Sul fatto poi di aver cambiato sigle, gruppi, forse bisognerebbe fare un po' attenzione quando si parla, perché lei è di fede unionista forse dalle fasce, non lo so, e sarà così fino all'ultimo respiro, bene, buon per lei, però rilevo che nel suo ricostituito gruppo da 11, che era nato da 7, per la verità, esattamente come il nostro, prima delle incresciose vicende che ci sono state...nel suo gruppo da 11 fanno parte ben quattro Consiglieri, se non sbaglio, che hanno fatto un percorso (che io non critico perché ognuno poi decide di fare a seconda anche della situazione del momento, e credo che la situazione del momento, per chi ha deciso di uscire dall'Union Valdôtaine e costituire altri gruppi, avesse delle ragioni d'essere in quel momento), ci sono persone che hanno transitato in Union Valdôtaine Progressiste, in Renouveau, in ALPE, in Alliance Valdôtaine, in Mouv', in VdA Unie, eccetera.
Per favore, allora, se vogliamo metterci a fare un discorso di questo tipo, lo facciamo! Ma mi sembra che non sia assolutamente utile ai fini della discussione legata a questa mozione.
Infine, rilevo una cosa, che è quella che poi, alla fine, mi sta più a cuore, ed è il tema della mozione e così come l'abbiamo emendata, perché c'è un emendamento, c'è un emendamento preciso che a questo punto la mozione propone, e che chiede al Presidente della Regione di emanare il decreto di convocazione dei comizi elettorali per il rinnovo del Consiglio regionale entro il 20 giugno.
Ecco, di questo non si è minimamente parlato, minimamente parlato. Voglio vedere se magari nel prosieguo ci dimentichiamo anche di che cosa stiamo discutendo, perché adesso stiamo discutendo di questa mozione e di questo impegno, che è un impegno che ha un'importanza assoluta, probabilmente per qualcuno di voi no, per altri di noi ha un'importanza, proprio perché ci sono varie liste che dovranno raccogliere le firme e, in base a quello che c'è scritto nella normativa, dovranno farlo sulla base anche di strumenti che devono essere forniti.
Ma a oggi, a oggi, noi non sappiamo nemmeno con certezza assoluta se le elezioni saranno il 28 e il 29 di settembre, perché a oggi non lo sappiamo! Immaginiamo che sia così, però non c'è un atto ufficiale che ce lo dice.
Soprattutto, se vogliamo rispettare la legge 3/1993, a partire dal fine settimana prossimo venturo, noi dovremmo poter cominciare a raccogliere le firme per la presentazione delle liste alle elezioni di settembre. Dovremmo poterlo fare, ma al momento non abbiamo gli strumenti.
Se quindi di democrazia vogliamo parlare, allora lo dobbiamo fare a tutto tondo, e dobbiamo anche permettere alle persone che in questo momento devono fare un percorso, che non è quello che devono fare altri, perché è così, perché le regole del gioco sono queste, allora cercate di fare in maniera che tutti possiamo partire sur un pied d'égalité. Altrimenti la democrazia, va bene sbandierarla, però sono parole gettate al vento!
Presidente ? Consigliere Sammaritani, secondo intervento.
Sammaritani (LEGA VDA) ? Ha ragione la collega Minelli, che in effetti abbiamo un po' forse perso, ma come spesso accade in queste materie, poi la discussione spesso va su un piano più politico, ci sono appunto queste uscite particolari.
Io devo dire che l'ho già detto altre volte, molto simpaticamente, al collega Marguerettaz: lui è molto bravo a buttarla in caciara, molto spesso, si potrebbero usare altri termini un po' meno nobili, ma... perché effettivamente lo ha fatto anche questa volta, parlando del nostro partito dimezzato, che poi insomma 4 su 11 non è dimezzato esattamente, però poco importa.
Quella volta lì, a quanto pare proprio, sembra che il casus belli sia stata la legge elettorale...
Intervento fuori microfono
Ma uno dopo, quindi è un'altra roba. Non penso che il consigliere Ganis abbia avuto problemi di legge elettorale, ma comunque lo può chiedere a lui direttamente. Non mi interessa più di tanto.
Era più una questione proprio che si rifà a quello che ha accennato anche la collega Minelli, perché io prima vi ho risparmiato parte di quei verbali che, così, a volo d'angelo, ho citato, del 19 febbraio del 2019, ma là si parlava soprattutto del discorso: sì, sì, adesso abbiamo fatto questo, ma in realtà il problema grosso è la stabilità. Il problema allora, forse, il casus belli è nato da noi per il problema della stabilità, la norma antiribaltone famosa, sulla quale io mi sono speso, e probabilmente può darsi che si sia anche entrati in conflitto con qualcuno di noi.
Al di là di questo, io credo quindi che... ed è questo il motivo per il quale, se mi sono giocato un pezzo dei rappresentanti per la legge elettorale, capite che adesso non è che vi consentirò così facilmente di fare quello che volete. È questo anche il tema, perché è proprio questo.
Dopo cioè quattro anni e mezzo di Legislatura fate una modifica che sostanzialmente sta nel tornare indietro di sette anni, o di cinque anni, sei, quello che sia, sulle preferenze, punto e basta, e quella sarebbe una presunta riforma.
Quella è una presa in giro, l'abbiamo già detto altre volte. È quindi chiaro che ne facciamo anche una questione un po' di principio su questo, perché se è stata tutta lì la riforma...
Quando il collega Lavevaz, Presidente della I Commissione, ci dice che è stato un fallimento della politica, sicuramente sì, ma chiaramente soprattutto della maggioranza, perché è la maggioranza che deve guidare un processo di riforma. Non è certo dalla minoranza che si parte a fare le riforme, diventa abbastanza anomalo pensarlo.
È facile spalmare la responsabilità sugli altri, ma io mi ricordo, me lo sono andato a vedere, che nelle convocazioni della I Commissione dalla primavera del 2023 a dicembre 2024 si è parlato di legge elettorale solo quando c'era la giornata in cui qualcuno aveva presentato uno dei disegni di legge, che erano se non sbaglio quattro o cinque, per presentarla.
Finito. La discussione politica, la discussione in Commissione sulle leggi elettorali è stata quella. Ha quindi ragione eccome la collega Minelli quando si alzava, anche tra l'altro in tempi non sospetti, qui per dire: ma allora quand'è che parliamo di legge elettorale? Silenzio assoluto.
Perché? Perché l'Union Valdôtaine non la vuole fare la riforma della legge elettorale, non ha l'interesse. Ditelo chiaramente. L'elezione diretta del Presidente men che meno, l'avete già anche scritto abbondantemente sui vostri organi di stampa, eccetera.
Non volete, non vi conviene fare, vi fa tanto comodo un bel proporzionale, in cui voi in qualche modo, visto i numeri che avete, entrerete sempre, avrete sempre la vostra da dire, sarete sempre fondamentali per le maggioranze. È chiaro che è così.
A voi del bipolarismo cosa "ve ne frega"? Non vi interessa per niente, non funzionerebbe per voi perché rischiereste di perdere. Voi, invece, volete o vincere o al massimo pareggiare, perché a pareggiare si rimette in discussione tutto e poi si fanno i "paciocchi", poi si fanno i governi instabili e via dicendo.
Ecco il problema della mozione di sfiducia costruttiva che noi volevamo eliminare, quella era la caratteristica essenziale della nostra legge.
Sulle 5 preferenze vi ha già risposto il collega Manfrin. È un concetto del tutto diverso, che supera addirittura anche il concetto della preferenza di genere, eccetera, che è un concetto ancora più libero e più di facile assimilazione.
Per quanto riguarda invece il discorso che il collega Marguerettaz molto abilmente, sempre, ripeto, faceva sui tempi, sì, i tempi ci sono, per carità. Potete farlo, potete fare anche oggi una legge elettorale. Anche adesso la potreste fare, i tempi ci sono, ci mancherebbe, mica è finita la Legislatura. Ma il problema è che una maggioranza seria cosa fa? Fa quei calcoli che erano stati fatti dalla Presidenza del Consiglio e dice: attenzione che, se arriviamo oltre un certo limite, dopo si crea un pasticcio.
Infatti, si è regolarmente creato un pasticcio, si sono accavallati i tempi del referendum con i tempi dell'inizio dei comizi elettorali. È lì l'errore, ma è inutile che ci giriate attorno. Basta con questa storia qua. Non trovate una convergenza sulle leggi elettorali, non se n'è parlato. Basta con questa storia che i termini non sono rispettati, non è vero che non sono stati rispettati, perché è così.
Io mi rivolgo adesso al collega Caveri, che è un convinto europeista e quindi probabilmente avrà conoscenza dell'esistenza della Commissione di Venezia, no? Ecco... ma è fatto personale così potrà parlare anche lei, una volta tanto, finalmente.
La Commissione di Venezia, l'ha detto e l'ha ribadito fin dall'inizio degli anni 2000, adesso non vi farò perdere tempo più di tanto, ma il concetto è che le leggi elettorali non si cambiano a meno di un anno, questa è una forte raccomandazione della Commissione di Venezia e poi vi sono stati dei pareri anche successivi, a Strasburgo, eccetera, della Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto, non si cambiano a meno di un anno dalle elezioni.
Ci sono delle raccomandazioni specifiche che dicono addirittura: se proprio volete darvi delle regole, fate addirittura delle regole costituzionali dove dite che, se volete cambiare le regole elettorali quando manca meno di un anno dalle elezioni, per onestà dovete scrivere in Costituzione che entrano in vigore per la tornata successiva.
Questa è onestà, democrazia e trasparenza. Quello è, e lo dice espressamente la Commissione di Venezia: "La stabilità della legge elettorale è fondamentale per l'integrità e la credibilità dei processi elettorali. Frequenti modifiche delle norme, o modifiche che intervengano subito prima delle elezioni, possono confondere gli elettori e gli addetti alle operazioni di voto e possono comportare distorsioni o applicazioni erronee delle norme. Tali modifiche possono essere inoltre percepite come uno strumento inteso a influenzare i risultati a favore del governo già insediato".
Poi ancora parla appunto della Commissione, delle regole di buona condotta, eccetera, pubblicate dalla Commissione europea per la democrazia, eccetera, quella che citavo prima.
"Gli elementi fondamentali della legge elettorale nazionale non dovrebbero essere modificati meno di un anno prima delle elezioni". Ecco quindi il termine. Quattro mesi, cinque mesi, come avete fatto voi, altroché un anno. Infatti, poi nascono questi problemi, anche questi nodi istituzionali, perché se si accavalla il referendum confermativo, perché quello è previsto, ricordiamolo un po' a tutti noi: se queste leggi sono sottoponibili a referendum, soprattutto in base a quant'è la maggioranza che le approva, vuol dire che il procedimento dev'essere garantito in modo particolare, che è un diritto degli elettori che se in Consiglio regionale non si raggiungono certe maggioranze, le modifiche delle regole del gioco sono sottoposte a referendum, sono sottoponibili a referendum. Perché? Per garanzia, per trasparenza.
Abbiamo esercitato questo diritto. Non dovevamo farlo? Voi avete sbagliato, voi avete fatto una legge troppo tardi e avete creato questo problema. Adesso tutte le conseguenze che verranno non sono minacce nostre, sono conseguenze di un'attività legislativa sbagliata e fatta fuori tempo. Non fuori tempo in assoluto, fuori tempo perché si sono accavallati i due sistemi.
È tutto qui, è molto semplice, non raccontate altro agli elettori.
Se poi gli elettori fuori si dimenticano ? se vi dimenticate voi anche di quello che avete detto in questa sala, figuriamoci gli elettori, che magari non approfondiscono temi così tecnici ? che la preferenza unica è uno dei modi più sicuri per garantire la trasparenza e la non riconducibilità del voto, il non controllo del voto, vabbè, è chiaro che il messaggio, quello da bar, sarà: meglio tre che una.
Certo, sì che sarà così, ma così è facile. Propagare questi messaggi è facile, è demagogia pura, non va bene, non funziona così. Sono raccomandazioni espresse, esplicite, chiare dell'Unione europea. Ecco, le avete violate, allora adesso ci saranno le conseguenze necessarie perché i procedimenti sono questi.
Io poi sono il primo a sapere che quando una questione è sub judice può definirsi in qualsiasi modo, può finire in un modo, può finire nell'altro. Questo è poco rilevante. Il problema è che avete davvero svilito tutti quelli che erano i programmi praticamente di tutti i partiti, perché la riforma e la stabilità del governo di questa Regione erano uno degli elementi fondamentali ed erano previste praticamente in tutti i programmi di tutti i partiti che si sono presentati alla scorsa Legislatura.
Sono passati cinque anni e voi, come unico risultato, siete riusciti, peraltro pure tardi e creandovi queste complicazioni, a fare soltanto un passo indietro di sei anni. Se questo non è un fallimento della maggioranza, io davvero faccio fatica a pensare diversamente.
Presidente ? Assessore Caveri, ne ha facoltà.
Caveri (UV) ? Voi parlate bene, ma razzolate male, perché la famosa legge "Rosatellum" uscì nel novembre del 2017 con il voto favorevole della Lega e si votò alle politiche nel marzo del 2018, quattro mesi dopo.
Quindi Venezia addio, in quel caso.
Presidente - Consigliere Lavevaz, ne ha facoltà.
Lavevaz (UV) ? Non credevo di fare un secondo intervento, anche perché pensavo che questa mozione si chiudesse in pochi secondi, perché l'oggetto della mozione era già stato ottemperato, quindi questo anche a dimostrazione del fatto che non servono mozioni per chiedere delle audizioni nelle Commissioni, perché basta chiederle e le audizioni vengono fatte. Tant'è che prima dell'approvazione di questa mozione, adesso emendata, l'audizione del Presidente è stata fatta anche su richiesta dei membri della Commissione stessa. Ma, voglio dire, così è.
Volevo semplicemente rispondere a due suggestioni che sono state fatte.
In primis, i colleghi di Forza Italia mi hanno sollecitato perché, in primis il collega Marquis, nel suo secondo intervento, ha detto che in qualche modo il loro gruppo non è... gruppo, poi, non so come dargli un perimetro, perché comunque la proposta era di tutto il centrodestra. Comunque lui dice che non sono stati... cioè, le loro proposte non sono state accolte in qualche modo. Dice: se c'è una mediazione in politica, bisogna trovare dei punti di aderenza per andare avanti.
Devo dirlo, anche in risposta in qualche modo al collega Sammaritani, che in realtà il punto fermo della proposta del centrodestra era il famoso simul simul, legato all'elezione farlocca, uso le parole del collega Marquis, l'elezione diretta farlocca del Presidente, perché quella non è l'elezione diretta. È stato messo quello come punto fermo, mettendolo sul tavolo.
Poi è vero che non siete telecomandati da altri luoghi, io non voglio entrare nel merito, ma era anche stato detto che voi stavate facendo a Roma una battaglia sul premierato e quindi, in coerenza, qua ci stava la questione dell'elezione... mi viene difficile dire l'elezione diretta del Presidente, perché la vostra non è un'elezione diretta del Presidente, ma è, diciamo, un po' una forzatura dell'articolo 15 dello Statuto, ma veramente...
Io poi non sono un giurista, quindi non posso dare valutazioni di questo tipo, ma dal punto di vista dell'opportunità, posso dirlo, dal mio punto di vista, totalmente inopportuna, perché è un mascherare un'elezione indiretta dietro una elezione diretta, che non lo è. Ma non voglio rientrare in questa discussione, che abbiamo già fatto.
Voglio dire quindi, sì, troviamo delle mediazioni, ma se la vostra proposta è o accettate questo o la discussione è chiusa, è chiaro che per noi la discussione è chiusa. Com'è stata chiusa con le colleghe di PCP nel momento in cui le posizioni sono lontanissime.
Le cose si sono chiuse, ma perché le abbiamo chiuse in maniera informale non vuol dire che non siamo andati avanti. È vero che non abbiamo più in Commissione affrontato la questione, ma l'ho detto anche in Commissione che la questione andava affrontata dalle forze politiche, andava affrontata in maniera politica prima che arrivasse in Commissione una proposta, una sintesi di proposta. Questo l'abbiamo portato avanti per due anni praticamente, un anno e mezzo, un anno e otto mesi, adesso non ho il conteggio, e non ho neanche il conteggio delle riunioni che ho fatto.
Sicuramente non è stato un percorso in qualche modo qualificante neanche per me, l'ho detto anche in Consiglio, non è certo stata una bellissima esperienza da questo punto di vista, neanche arricchente, ma non possiamo dire che siamo stati fermi.
Siamo stati fermi con voi, sì, perché le posizioni erano ferme. Erano ferme e precise, chiarissime, quindi era inutile vederci ogni quindici giorni. Mi fa anche piacere vedervi, parlarci, tutto qua, ma quando le posizioni sono ferme e non c'è la possibilità di mediare una virgola, è chiaro che non ci vediamo più.
Con chi invece la posizione era mediabile, o così pareva, siamo andati avanti con mille riunioni, cercando di limare, cercando di limare gli angoli, cercando di arrivare a questa famosa posizione che portasse a questi famosi 24 voti. Non voglio tornare a quello che ho già detto prima, non voglio ripetermi.
Questo è, quindi.
Sulla questione, invece, e rispondo anche molto serenamente alla corretta osservazione che ha fatto il collega Manfrin, rispetto alle mie dichiarazioni, è esattamente così. Io credo che sia chiaro a tutti, non devo certo spiegarlo io, che il Consiglio regionale ovviamente ha un ruolo, ha il ruolo di fare le leggi, noi siamo qui per fare le leggi. Il Governo regionale e i suoi uffici hanno il ruolo poi di applicare le leggi.
Io lo dico molto serenamente, ho l'abitudine di dire le cose anche quando magari sono scomode, ma io ero convinto nella mia testa, nel momento in cui si faceva la legge, nel momento in cui discutevamo la legge, che quella legge lì, probabilmente essendo approvata a febbraio, nel momento in cui sarebbe partita una procedura referendaria, che il tutto sarebbe valso per le elezioni successive.
Io lo credevo quando l'ho detto, ma perché nella fase di predisposizione della legge, nel ruolo di legislatore, quella era la mia idea. Ma un'idea condivisa anche da altri, nel senso che si diceva: proviamo, parte il referendum, il referendum arriva in un momento, come abbiamo detto, tra l'indizione, eccetera, quindi probabilmente varrà per le elezioni dopo.
Ma questa è la dimostrazione che quando fai una legge, almeno nella mia testa, non fai mica la legge per le elezioni di settembre 2025. È vero che noi siamo qua, pensiamo che a settembre 2025 il mondo o si ferma o... insomma, cambia la vita, ma non credo che sia così. Nel senso che ci saranno altre elezioni, ci saranno altri Consiglieri, per fortuna, e il mondo va avanti.
Nella mia logica quindi, nella mia testa e nella testa di molti di noi, c'era l'idea che probabilmente, così facendo, la nostra legge sarebbe entrata in vigore per il 2030.
Invece, poi, chi la legge la deve applicare, quindi gli uffici della Presidenza della Regione, analizzata la situazione, hanno detto: è una legge che era stata approvata dal Consiglio regionale, se viene confermata dalla maggioranza dei valdostani è una modifica ampliativa delle potestà dell'elettorato attivo.
Ma siamo obbligati, nella loro interpretazione, che io condivido, ad applicarla a settembre. Come facciamo a non applicarla, se è una questione ampliativa, che non cambia ovviamente l'impianto della norma ma che riguarda solo il momento in cui si mette la crocetta? Come facciamo a non applicarla?
Io quindi dell'interpretazione della Presidenza della Regione, degli uffici della Presidenza della Regione, prendo atto con piacere, e con sorpresa anche, mica lo nascondo, con sorpresa, e credo che questa sorpresa abbia coinvolto anche qualcun altro, che probabilmente faceva magari anche dei conti di opportunità, ma com'è giusto che sia in politica sul fatto che il referendum fatto nell'estate avrebbe avuto i suoi effetti dopo, eccetera. Invece non è così, dall'interpretazione di chi deve far applicare la norma.
Ripeto, quindi, ne prendo atto con piacere. È chiaro che un referendum ad agosto non sia l'optimum, ma dall'altro lato io, ripeto di nuovo, se uno si astrae e guarda le cose da fuori, dice: ma come? Avete fatto una proposta con 5 preferenze, adesso ce n'è una e noi ne abbiamo proposte 3. Tu firmi per fare un referendum per dire no, rimaniamo su una, che è meglio di tre, rispetto a 5 che io ho proposto?
Non so, ripeto, se uno si astraesse completamente delle dinamiche politiche, da tutto quanto, se effettivamente potrebbe dire sì, questo referendum ha senso. Io questo me lo chiedo, non ho la risposta.
Presidente ? Consigliere Marguerettaz, secondo intervento.
Marguerettaz (UV) - Parto dalle considerazioni che ha fatto il Presidente della I Commissione, Lavevaz, solo per fare un appunto su come funziona nell'Amministrazione regionale lo scambio istituzionale di documenti.
La lettera che il presidente Testolin ha inviato al Comitato, dando una serie di interpretazioni chiare, è stata vistata dai dirigenti regionali. Funziona così nel mondo. Cioè io, Assessore, nel momento in cui scrivo, io, Presidente, nel momento in cui scrivo, sottopongo agli uffici i documenti. Questo documento, collega Manfrin, è vistato. Primo.
Secondo, questo documento è stato inviato al Comitato, ormai defunto perché, decaduta la richiesta delle firme, il Comitato, sostanzialmente, è una compagnia che si incontra per discutere, ma dal punto di vista giuridico sparisce.
È stato inviato anche alla Presidenza del Consiglio e quindi è stata anche ricevuta dai dirigenti del Consiglio. Qualora l'interpretazione data dal Presidente non fosse corretta, ecco che gli uffici della Presidenza del Consiglio avrebbero dovuto scrivere: guardate che non funziona così. Ma non è mica così.
Nel mondo, quindi, non è che ci sia la necessità di fare degli scambi di lettere come volete voi. Dite: ma devi smentire. C'è stata un'interpretazione, c'è stato il visto dei dirigenti e dal punto di vista istituzionale nessun ufficio della Regione ha dato delle interpretazioni successive difformi a quelle date dagli uffici della Presidenza della Regione.
Ovvio poi, collega Sammaritani, che lei ha iniziato facendo una serie di ricordi ed è ovvio che ci ha portato alla discussione su quel terreno. Non è che uno abbia voluto parlare, lei è stato il primo a portare.
Questo è un articolo de "La Stampa", del professor Boggero, che è stato richiamato dalla collega Minelli. Sapete qual era il titolo? "La riforma elettorale? È naufragata a Roma". Questo l'ha detto il professore: "naufragata a Roma". E indica dei responsabili, ha detto "Forza Italia e Fratelli d'Italia". Dice: "La Lega si è dimostrata debole". Era il consulente che avevate individuato voi.
Intervento fuori microfono
Abbia pazienza, collega Perron. Io sto dicendo quello che ho letto. Non abbia... Io non ho le capacità divinatorie sue, io sono un semplice lettore: "La riforma elettorale? È naufragata a Roma. Mettere la bandierina dell'unità è stato più importante. Fratelli d'Italia e Forza Italia hanno sfruttato la debolezza della Lega". Altro che debolezza, collega Lucianaz! Lei è lì a propagandare il risultato degli 11 della Lega, ma lei sa che avete preso quattro voti in croce? Quattro voti in croce! Hanno votato Salvini, non hanno mica votato voi! Hanno votato Salvini! Prossimamente, siccome Salvini sta precipitando, precipiterete anche voi.
Ma lei è stato molto più furbo, ha detto: "caro mio, saltiamo giù da questo carro perché questo carro sta affondando". È abbastanza evidente. Lei è stato abbastanza bravo, quindi mi complimento con la sua scelta.
Dopodiché, abbiamo fatto dei ragionamenti sui ribaltoni. A me pare, ma posso anche sbagliarmi, che di sfiducie costruttive, che sembra sia il diavolo, non ne abbiamo viste. Abbiamo visto dei ragionamenti e il collega Lucianaz ha ricordato che qua c'è stata una continuità, nel senso che ci sono stati degli avvicendamenti che sono stati decisi all'interno degli organi di movimento, all'interno di maggioranze, e non ci sono stati problemi dal punto di vista del blocco amministrativo. Anzi, non mi pare che ci sia stato nessun iter legislativo che si sia interrotto.
Qualcuno ha parlato dicendo: ma voi siete stati incapaci di trovare un accordo. Abbiate pazienza, non fate in qualche modo delle provocazioni, come fa quella peste di Marguerettaz, ma, abbiate pazienza, quando abbiamo parlato di legge elettorale la pregiudiziale è stata posta da un movimento, da un partito che manco è presente in Consiglio regionale. Il rappresentante di Fratelli d'Italia ha detto: per noi l'elezione diretta del Presidente è pregiudiziale.
Abbiate pazienza, allora, che "diavolo" di accordo vuoi fare? È stata la pregiudiziale. Vi ricordate? Abbiamo fatto una riunione al secondo piano degli uffici gruppi, e quello è stato detto: per noi questa è una pregiudiziale.
Attenzione, Marquis, è stata una pregiudiziale posta da un rappresentante che in Consiglio regionale fino a oggi non c'è. Magari prima della fine della Legislatura salta fuori, ma ad oggi non c'è.
Abbiate pazienza, allora. Bisogna anche essere un po' onesti, cioè quando si vuole trovare un accordo bisogna essere disponibili, ma quando tu ti siedi al tavolo e dici "questa è una pregiudiziale" direi che non vada tanto bene.
Collega Sammaritani, il fatto che lei abbia così scarsa considerazione degli elettori mi stupisce. Non è che gli elettori siano riconducibili a dei gruppetti al bar, dove si passano degli slogan. Quando io faccio dei ragionamenti è perché dal punto di vista della volontà popolare la richiesta è: posso scegliere? Dal punto di vista anche della norma questa scelta è speculare a quella delle elezioni comunali, quindi non c'è nessun tipo di disorientamento. Anzi, è l'esatto contrario, perché noi con l'election day andremo a votare con due modalità diverse. Invece, con questa legge, noi abbiamo due modalità che sono equiparate. L'elettore è assolutamente edotto delle modalità, due di un genere e uno nell'altro genere. È assolutamente pacifico.
Questo risultato, guardo anche alla mia destra, ha portato un sacco di donne nei consigli comunali. È stato un obiettivo che ha portato una presenza femminile importante.
Oggi quindi immaginare di avere i promotori del referendum che dicono qua si raddoppiano i costi, ma perché? L'aveva detto il dottore che c'era il referendum con l'election day? Volevate cioè imporre l'election day, dopodiché il vostro professore, professor omissis, ha detto: non è possibile fare questo.
Io allora ho voluto chiedere al dottor omissis se aveva ricevuto delle smentite da parte del professor Morrone, com'è stato detto qua in Consiglio, sul fatto che era stato male interpretato. Il dottor omissis mi ha detto che conferma quello che ha scritto e non ha ricevuto nessuna smentita dal professor omissis.
Il professor Morrone quindi, fino a prova contraria, ha detto che non si può fare, non si può fare... ma non è vero, ma lo dice il manuale, Minelli! Ma...
Minelli (PCP) intervento fuori microfono ? Lei ha parlato con Morrone, lei?
Marguerettaz (UV) ? Io ho parlato con omissis, che ha scritto... ma lei si agita quando io parlo, ma guardi che io la guardo con attenzione! Ma non faccia così! Io le voglio bene, ma stia tranquilla! Stia tranquilla! Le dico con chiarezza che il dottor omissis ha detto che non ha ricevuto nessuna smentita!
State sereni!
Presidente ? Consigliere Manfrin, ne ha facoltà.
Manfrin (LEGA VDA) ? Anch'io invito i materassi a stare sereni e a recuperare un po' di aplomb, che di solito mostrano in quest'Aula, perché, come già detto prima, si agita chi ha un interesse legittimo precipuo nel momento delle elezioni. Io sono assolutamente tranquillo e, lo dico a scanso di equivoci, anche il nostro gruppo è assolutamente tranquillo.
Lei ha voluto, collega Marguerettaz, citare un dato elettorale e, come ha già avuto modo di dire poco fa, vedremo quello che sarà il futuro, perché lei non ha capacità divinatorie, io nemmeno, però un po' in giro ci vado e con la gente parlo e probabilmente delle sorprese ci saranno sicuramente.
Se però fossi un elettore autonomista, chiamiamolo così, in realtà più unionista oggi in questo embrassons-nous che si è ricreato, mi farei due proiezioni rispetto a quello che succedeva una volta.
C'è una memoria storica qui. Ha detto prima, giustamente ha preso la parola per dire una frase e poter dire di essere entrato nel dibattito, gli ricorderei che la Lega votò una legge elettorale in quei tempi, quando la Lega disse: a noi va bene qualsiasi legge elettorale, basta che andiamo a votare. A quei tempi, perché c'era il disastroso Renzi, quello, tanto per dire... esattamente, era il disastroso Renzi. Quello che disse ai tempi, e scrisse sul suo libro "Stilnovo", che le autonomie dovevano essere eliminate, e che ovviamente aveva sostanzialmente provocato l'invasione di cui oggi ancora stiamo pagando le conseguenze. Allora Segretario del Partito Democratico.
Io farei un'analisi, fossi appunto in persone che hanno una memoria storica e politica, dei risultati elettorali dei partiti cosiddetti nazionali. La Lega è un partito locale, oltre che nazionale, la Lega nasce con un'attrazione locale fortemente autonomista e quell'afflato autonomista lo sta portando anche oggi al governo. È notizia, penso, pubblica il fatto che con il ministro Calderoli, che si occupa di autonomia e di regioni, la volontà di estendere l'autonomia a tante altre Regioni che l'hanno chiesta sia notoria, quindi io ritengo che la Lega sia un partito locale, al netto di avere dei collegamenti col nazionale, che non guastano, che magari qualcuno vorrebbe e magari qualcuno pietisce ma non riesce a raggiungere.
Peraltro, mi pare stia girando anche la notizia che qualcuno del SVP possa prendere un ruolo all'interno del Governo nazionale. Non so se questa notizia sia vera, ma sarebbe una bella rivoluzione. Ma questo è un dato politico che lasciamo così, al dibattito.
Se però fossi un analista, dicevo, io due dati li prenderei in mano.
Io ho avuto modo, come detto, di scrivere il libro che analizza l'esito delle elezioni dagli anni '40 adoggi e sostanzialmente si evidenzia un dato: che mentre fino agli anni 2000, anche quasi 2005, fondamentalmente chi stava qui sul territorio evidentemente beneficiava di un consenso elettorale che prescindeva dalle potremmo dire ondate a livello nazionale, da qualche anno a questa parte, a cominciare direi, per fare una fotografia, dal 2008, si assiste a un'inversione di tendenza: ci sono quindi partiti nazionali, o partiti locali, come quello della Lega, che invece hanno rovesciato questo paradigma e questo sistema che si era creato.
Io quindi, prima di fare dei calcoli e prima di dare delle patenti, osserverei i numeri, poi mi permetterei di parlare. Ma, come detto, questo lo vedremo sicuramente in seguito.
Quello di cui però mi piace prendere atto è che sostanzialmente si dice, e dice il presidente della I Commissione Lavevaz: "ma io ero convinto di quello che mi veniva detto e c'è un parere che suffragava quello che ho dichiarato, quindi che evidentemente si sarebbe andati a votare con la preferenza unica nel caso in cui si fosse chiesto il referendum".
Poi dice che chi si occupa delle leggi, chi fa le cose, eccetera, le ha detto, ha detto a lei, che non sarebbe stato così, inizialmente. Dopo l'ha comunicato anche, e qui arriviamo a quello che è stato comunicato, è stato detto dal collega Marguerettaz, cioè che dice sostanzialmente: siccome c'è una lettera vistata, cioè la lettera è scritta dal presidente Testolin, però c'è il visto, e se c'è il visto allora vuol dire che sostanzialmente questa è la versione di chi l'ha vistata.
Io prendo questa sua interpretazione come lei l'ha fornita. Io mi permetto di dubitare fortemente di questa cosa, ma, guardi, potremmo toglierci tranquillamente i dubbi, perché ovviamente penso che di fronte a un dubbio... penso sia un dubbio legittimo. Un conto è se io scrivo una lettera e uno me la firma, e un conto è se il dirigente stesso scrive una lettera con un parere. Sono due cose diverse.
A fronte allora di questo, che questo dirigente che ha vistato scriva il suo bel parerino e lo giri a tutti quanti, così vedremo effettivamente se avrà il coraggio di farlo e ne prenderemo atto. Perché fino a oggi noi abbiamo visto citazioni intuitu personae, di qualcuno che ci dice: mi dicono, dovrebbe essere così, è questo.
Attenzione però, parliamo di un'autorità politica, di una carica politica, e non di un tecnico, e non di un tecnico, neanche di un tecnico incaricato, pagato, a cui è stato dato un compenso per fornire una consulenza, ma persone che dovrebbero essere preposte a un'interpretazione in questo senso.
Se allora noi ci dobbiamo basare su quello che abbiamo in mano oggi, noi abbiamo una lettera, che è quello che ha detto lei, scritta dal Presidente e che qualcuno ha firmato.
Obiettivamente allora, collega Marguerettaz, ma se io dovessi dire che gli asini volano e mi faccio firmare la lettera da qualcuno, non lo so se questo poi possa darle una valenza, possa darle un valore giuridico. Quello che però rimane in tutto questo è che lei, nel suo incedere tempestoso, come le accade quando parla di cose che la interessano particolarmente, ha detto una cosa, e cioè nel suo intervento ha detto: "Nell'interpretazione data dal Presidente". Me la sono scritta, perché è stata illuminante. È un'interpretazione data dal Presidente, non è un'interpretazione data da un dirigente o da qualcun altro, è un'interpretazione data dal Presidente, e noi come tale la prendiamo.
Attendiamo, con impazienza, che un dirigente si prenda la briga e la responsabilità di firmare un parere dove ci dice: guardate che le cose stanno così. Quando allora avremo quella bella letterina firmata, allora guardi, io sono disposto a venire qui e dico: sa che c'è, collega? Aveva ragione, qualcuno ha preso l'impegno e l'ha firmato.
Aspettiamo ovviamente questa letterina. Speriamo che non arrivi Natale prima.
Presidente ? Consigliera Minelli, ne ha facoltà.
Minelli (PCP) ? Sono emerse tutta una serie di questioni che francamente mi lasciano un po' perplessa.
La prima è che, secondo il presidente della I Commissione Lavevaz, "le mozioni non servono ? ho segnato ? a chiedere le audizioni e la dimostrazione è che basta chiedere. Infatti, si è chiesto e si è ottenuto". Della serie, chiedete e vi sarà dato.
Faccio rilevare che la mozione, che era stata presentata tempo fa e che per forza di cose discutiamo adesso, presentata all'inizio di maggio, chiedeva una cosa molto precisa, e cioè chiedeva al Presidente della I Commissione consiliare di convocare entro una settimana la Commissione sul tema del procedimento per le elezioni, con l'audizione del Presidente, e al Presidente di riferire in Commissione circa le valutazioni che si stavano facendo.
Eravamo, quando abbiamo chiesto l'inversione dell'ordine del giorno per discutere questa mozione, prima ancora del deposito delle firme, prima di qualsiasi decisione che fosse stata poi presa, ma noi chiedevamo dei tempi precisi. Il fatto di richiedere entro una settimana aveva una ragione.
Dopodiché, non si è fatta l'inversione, non si è votata la mozione, allora si è detto, c'è una Commissione che è già convocata, era convocata per il 29 di maggio e lei ci ha detto: chiedete, vediamo. Poi ci ha mandato una lettera in cui diceva che i Commissari di maggioranza non si opponevano alla richiesta, che avrebbe chiesto al presidente Testolin, che poi il Presidente non poteva per impegni pregressi e, quindi, si posticipava.
Se si voleva fare questa Commissione nei tempi ragionevoli ai fini di quello che era poi l'oggetto da discutere, c'erano ancora delle date possibili. C'erano, perché la Commissione si riunisce di giovedì, era il 29, ma io ricordo, adesso non a memoria le date esattamente, e le Commissioni, che non è la prima volta che facciamo riunire delle Commissioni in date diverse, in giorni diversi da quelli dedicati.
Abbiamo fatto delle Commissioni nelle pause dei Consigli, ne abbiamo fatte di ogni, anche se è stato detto più volte che c'è una disposizione per cui si invita a non fare durante le pause dei Consigli le Commissioni, ma ne abbiamo fatte di tutti i tipi. Anche per approvare atti della maggioranza che dovevano andare avanti velocemente, l'abbiamo fatto perché era una cosa che si doveva fare e andava bene così.
Adesso però dire che le mozioni non servono a chiedere le audizioni mi vede un po' in disaccordo, anche perché di nuovo andrò a cercarmelo, ma sono sicura, mi vengono in mente almeno tre o quattro, forse non della I Commissione, non della sua Commissione, ma altre situazioni in cui noi abbiamo dovuto impegnare ? in IV è successo più di una volta ? il Presidente di Commissione a convocare delle audizioni. È successo innumerevoli volte in questa Legislatura.
Tante volte poi, nonostante le mozioni siano state approvate all'unanimità, poi abbiamo avuto delle difficoltà a vedere realizzati quegli impegni. Ma questo è un altro discorso.
Dire però che così non è proprio corretto.
Lei poi dice un'altra cosa, che invece è più importante. Lei dice: nel momento in cui si era votata la legge a febbraio, anche lei era convinto che l'esito di quella legge non potesse avere applicazione per le elezioni dell'anno in corso, ma per quelle del 2030. Ci dice poi che è stato anche stupito perché gli uffici della Presidenza della Regione hanno dato un'interpretazione.
Qui torno al discorso che è già stato sollevato anche poco fa dal collega Manfrin: "Noi abbiamo una valutazione ? ci è stato detto ? una valutazione, un'interpretazione". Sono stati usati questi termini, "valutazione" e "interpretazione", non abbiamo avuto altri termini, li ho segnati anche quando c'è stata l'audizione in Commissione. "Ma non abbiamo al momento nessun parere scritto".
Il collega Marguerettaz dice: "La lettera di Testolin è stata vistata dai funzionari regionali", quindi è stata vistata, è stata mandata la lettera al Comitato per la riforma, che è defunto.
Seguendo allora questo ragionamento, si potrebbe anche dire: una lettera è stata inviata a un comitato che è defunto, che non esiste, che non c'è, che non ha nessun valore, che buttiamo via tutto quanto; allora anche la lettera può non avere valore.
No però, perché, ci dice, è stata mandata anche alla Presidenza del Consiglio per conoscenza. Un destinatario quindi che non è morto e defunto esiste, è la Presidenza del Consiglio, c'è per fortuna, e quindi fa fede quell'interpretazione lì.
Lei allora dice: "Qualora l'interpretazione del presidente Testolin e dei suoi uffici non fosse valida, allora la Presidenza del Consiglio avrebbe dovuto in qualche modo rispondere". Ma che cosa stiamo dicendo?! Che qui facciamo una gara tra gli uffici a chi risponde all'altro, e tra uffici della Regione o del Consiglio che si mettono l'uno contro l'altro? Una sorta di duello?! Mi sembra veramente che siamo alla comicità, quasi, se non fosse che c'è da preoccuparsi!
Sta di fatto che noi di pareri scritti non ne abbiamo, noi di pareri scritti non ne abbiamo! Dobbiamo basarci su quella lettera di risposta, che è una lettera a tutti gli effetti del Presidente, visti o non visti applicati, quindi io non so veramente come dev'essere considerata.
Non torno sul resto. Lei è bravo a fare cinema, ne fa ogni volta, si sbraccia, poi deve togliersi la giacca perché le vengono le caldane, anche se è un uomo. Lei dice che mi vuole bene: io non gliene voglio altrettanto, lo confesso. Quindi io credo che agitarsi così sia segno, spesso e volentieri, di una sorta, mi permetta, consigliere Marguerettaz, di debolezza intrinseca riguardo agli argomenti che sono affrontati. Ma questo gliel'ho già detto nel precedente intervento e lo confermo.
In conclusione, però, io adesso vorrei aspettare anche la replica del Presidente per capire, sull'impegno di questa mozione, che cosa facciamo.
Presidente ? Ci sono altri interventi?
Non vedo richieste di intervento. Chiudiamo la discussione generale. La discussione generale è chiusa.
Per il Governo, il Presidente della Regione ne ha facoltà.
Testolin (UV) ? Cosa aggiungere a questa discussione? Credo che sia stato detto tutto e il contrario di tutto, e sinceramente cercherò di essere serafico, nel senso che serve un po' di pragmatismo per chiudere questo momento di confronto molto acceso, all'interno del quale ognuno ha cercato di dare il meglio di sé e di confondere anche un po' le convinzioni che, invece, dovrebbero animare e tracciare un percorso che tutti vorremmo capire il più semplicemente possibile.
Io ho cercato di farlo all'interno del confronto che c'è stato in I Commissione tracciando le tempistiche e le iniziative che all'interno di questi termini devono stare, per dare un cronoprogramma che sia il più comprensibile e semplice possibile, sia relativamente al referendum confermativo regionale, che è stato poi indetto per il 10 agosto, sia per il percorso delle elezioni, con i vari step che devono essere enunciati, e all'interno dei quali si trova anche, evidentemente, una tempistica, che è quella oggetto anche di questa mozione. Una tempistica che prevede dei tempi certi, che sono: entro 60 giorni dal giorno di indizione bisogna convocare le elezioni.
Quello che posso garantirle è che questi termini saranno, come gli altri, rispettati. Questa è quindi la risposta alla mozione che lei ha modificato, cambiandone peraltro e stravolgendone l'originaria iniziativa, se mi permette.
Dall'altra parte, questo mi permette di ribadire anche alcuni concetti. Le questioni che sono state oggetto della missiva che è stata inoltrata in maniera ufficiale, a una domanda ufficiale è stata data una risposta altrettanto ufficiale ed è frutto della professionalità dei nostri uffici, degli uffici sia del Dipartimento legislativo che del Segretario generale. L'ho detto in Commissione e lo ribadisco qua, perché se c'è sempre bisogno di scomodare degli esperti, dei giuristi, che fanno quello di mestiere, quando abbiamo delle professionalità deputate ad accompagnare determinate interpretazioni e determinati momenti anche della vita amministrativa di questa Regione, io credo che bisogna avere la lungimiranza, da una parte, e anche la coscienza che queste professionalità sono in grado di darci delle indicazioni che noi dobbiamo seguire.
Lo facciamo giornalmente in problematiche estremamente complesse, questa è una problematica assolutamente suscettibile di opinioni diverse e noi siamo certi che stiamo operando nella maniera corretta, l'abbiamo fatto rispettando le regole delle leggi e continueremo a farlo.
Per chiudere quindi il mio intervento dico che il referendum sarà il 10 di agosto, che l'esito del referendum sarà dirimente rispetto alla modalità di voto nelle elezioni del mese di settembre prossimo, e che questo va sostanzialmente a dare il massimo del diritto agli elettori e il massimo del principio di democrazia che qua dentro tutti si accreditano, ma che poi nella realtà va dato nel momento in cui si chiede l'opinione della gente. La gente darà un responso e quel responso dovrà venire applicato, perché se non varrà applicato, allora sì, ci sarà di che fare dei ricorsi.
Presidente ? Altri? Consigliera Minelli, ne ha facoltà.
Minelli (PCP) ? Devo intervenire in dichiarazione voto a questo punto, credo che sia l'ultimo intervento...
Presidente ? No, è la replica.
Minelli (PCP) ? Ho diritto alla replica? Molto bene, allora.
Il Presidente dice che i vari step che devono esserci saranno annunciati e c'è all'interno di questi una tempistica che in qualche modo è anche l'oggetto della mozione.
Poi mi dice che la mozione è stata in qualche modo stravolta. Ci mancherebbe ancora, per forza che la mozione viene stravolta! La mozione viene stravolta perché è stata presentata oltre un mese e mezzo fa, chiedeva di avere una possibilità di audirla entro una settimana, lei non è venuto perché aveva i suoi problemi, i suoi impegni. Abbiamo aspettato. Quando ci siamo visti aveva ormai deciso tutto, aveva ormai deciso tutto, e poteva invece tranquillamente aspettare, così come poteva indire subito il decreto del referendum, perché era nelle sue prerogative.
Questo la dice lunga sulla volontà di confronto e di rispetto di quello che è un processo nel quale siamo tutti quanti concernés, quindi questo, a livello di grande capacità e valore che si attribuisce alla forma democratica delle decisioni, mi dà da pensare.
Non è però stravolta, la mozione: la mozione continua a mantenere le sue premesse, cambia una parte nell'ultimo punto delle premesse, e poi ovviamente cambia il deliberato. Ma il deliberato è fondamentale, a questo punto, ed è grave quello che lei mi dice, cioè che entro 60 giorni, come previsto, prima delle elezioni ci sarà il decreto di indizione dei comizi elettorali. Ci mancherebbe altro, altrimenti non facciamo le elezioni! ma non prende minimamente in considerazione, minimamente, un'altra questione che è prevista dalla legge, dalla 3/1993, e che dice espressamente che 90 giorni prima della scadenza elettorale della Legislatura, quindi da venerdì in avanti, è possibile raccogliere le firme in calce alla lista e deve farlo su appositi moduli che devono essere forniti.
Questa cosa non ci sarà. Noi cioè cominceremo quando? Quando avremo questi moduli per poter raccogliere le firme, che siano poi quelli validi? Perché sa, non sappiamo il tribunale se poi dica che vada bene un modulo qualsiasi che ha scritto una lista, o ci voleva quello dato dalla Regione. Siamo allora anche a rischio, magari, di vederci invalidati tutta una serie di adempimenti burocratici.
Io ritengo veramente molto grave il fatto che lei non prenda questo impegno, è una cosa grave, perché questo è un atto dovuto, Presidente, è un atto dovuto per legge! Se lei non lo fa, questo atto dovuto, provoca un danno, provoca un danno a chi deve in questo momento iniziare un percorso.
Mi chiedo anche ? me lo chiedo perché non sono un'esperta ma vorrò approfondire anche questa cosa ? se questa non sia configurabile come un'omissione di atti di ufficio, perché ho veramente l'impressione che possa essere ritenuta tale.
In ogni caso, io ritengo che sia un unicum, ancora una volta, che si arrivi a questo punto, a tre mesi prima delle elezioni, quando bisogna raccogliere le firme, e bisogna cominciare tra due giorni, senza che il Presidente dica una parola chiara su questo! Mi dice: stia tranquilla che entro 60 giorni prima delle elezioni (che Dio solo sa se saranno il 28 di settembre) ci sarà il decreto. Ma è una cosa incredibile, è una cosa incredibile!
Qua sono interessate le persone, non tanto quelle che dovranno andare probabilmente a votare, ma soprattutto l'elettorato passivo, e poi tutte le forze politiche che devono impegnarsi nei prossimi giorni, nei prossimi mesi.
Cosa facciamo? Facciamo una contrazione dei tempi per la raccolta delle firme, che sono da 900 a 1.400 per ogni lista, e sappiamo benissimo che chi farà la sottoscrizione la potrà fare soltanto per una lista? E c'è il rischio che qualcuno, magari perché pensa che sì la democrazia è dare la possibilità a più liste di presentarsi, e poi sceglierà al momento del voto chi votare, magari sbaglierà e andrà a firmare per una lista e anche per un'altra, col rischio che le firme saranno invalidate, perché così sarà, e avremo avuto meno tempo per raccoglierle.
Ma dove siamo?! Almeno diteci, fate emettere una nota dalla Presidenza della Regione, dall'ufficio che è preposto, per dirci se andrà bene qualsiasi tipo di modulo. Prendiamo un modulo, ci scriviamo su Tizio, Caio e Sempronio accettano la candidatura per le elezioni che saranno forse il 28 di settembre per la XVII Legislatura? Non lo so!! Diteci se va bene così! Se va bene così, faremo così, però dateci la possibilità di operare correttamente e di non avere poi delle sorprese al termine del percorso, il 24 o il 25 di agosto, quando bisognerà portare in tribunale le liste con le firme.
Presidente ? Consigliere Marguerettaz, per dichiarazione di voto.
Marguerettaz (UV) ? Confermiamo l'astensione su questa mozione. Le Commissioni potranno valutare al loro interno la necessità e fare delle audizioni, fare degli approfondimenti.
Teniamo in considerazione, ahimé, non sono il primo amore non corrisposto, me ne farò una ragione. La collega Minelli, comunque, se anche non è un amore corrisposto, è migliorata perché la volta scorsa mi ha quasi augurato un coccolone; questa volta mi ha semplicemente detto di stare tranquillo.
Dopodiché, mi ha detto: ha le caldane. No, fa semplicemente caldo. Lei, siccome appartiene al gentil sesso, è sbracciata; io potrei mettermi in canottiera, ma non sarebbe neanche un gran bel vedere. Il problema quindi non è che lei mi faccia venire né le caldane né altri sentimenti, le voglio bene così, in modo aulico...
Voglio però darle un'interpretazione, perché rispetto a quello che lei ha detto io ho dedotto una cosa. Tutto questo suo impegno deriva da una semplice considerazione, collega: con questa sua rappresentazione lei ha evidenziato che il gruppo che lei rappresenta, cioè il gruppo monocratico, dovrà raccogliere le firme.
L'eredità del PCP è quindi andata a "farsi benedire", quindi per l'ennesima volta cambia casacca e cambia cammello. Da questo punto di vista, quindi, la sua preoccupazione sarà quella di andare a raccogliere le firme perché siete incapaci di mettere insieme due persone.
Le faccio un piccolo richiamo, perché qua, sa, i richiami sono sempre interessanti. Lei è un'artista da questo punto di vista, io faccio cinema ma lei fa commedia, perché la volta scorsa voi avevate tre rappresentanti e siete riusciti ad avere dal punto di vista istituzionale un trucchetto che vi ha permesso di presentare due liste senza raccogliere le firme. Perché, che cosa avete fatto? Lei e un suo collega avete fatto un gruppo e avete lasciato in eredità il simbolo all'altro gruppo, quindi senza raccogliere le firme avete presentato due, con degli espedienti.
Da questo punto di vista, io le faccio i complimenti, perché altro che Azzeccagarbugli!
Presidente ? Consigliera Minelli, dichiarazione di voto.
Minelli (PCP) ? Potrei chiedere il fatto personale, ma è tardi e mi accontento della dichiarazione di voto.
Collega Marguerettaz, lei sta perdendo veramente la memoria perché lei dice: avete fatto un trucchetto, questo vi ha permesso di non raccogliere le firme.
Marguerettaz (UV) voce fuori microfono ? È così.
Minelli (PCP) ? No! Lei si sbaglia, lei non si ricorda. Il famoso trucchetto, come lo chiama lei è, è stato fatto all'inizio del 2019, gennaio 2019, quando si è costituita Rete civica e ADU. Non c'era nessuna elezione in quel momento. Alle elezioni del 2020, quando si è costituito Progetto Civico Progressista e c'era ADU dall'altra parte, le liste hanno dovuto raccogliere le firme, ridotte perché eravamo sotto Covid ed erano 300.
Lei quindi non si preoccupi, che noi siamo abituati a raccogliere le firme, sappiamo che cosa significa raccogliere le firme, lo faremo, e questo non sarà un problema grosso.
Quello che è un problema è la tempistica, perché raccogliere dalle 900 alle 1.400 firme in piena estate non è una passeggiata. Lo faremo, come abbiamo sempre fatto, come abbiamo raccolto anche la nostra quota, e l'abbiamo abbondantemente superata, di firme per il referendum confermativo.
Ma sarà un problema nostro, collega Marguerettaz, lei non si preoccupi dei nostri problemi! Preoccupatevi dei vostri e del fatto che nella vostra lista da 35 dovrete trovare spazio forse, non lo so, magari riuscirete ad allargare le maglie e a far stare dentro tutte le persone che ci vogliono stare. Ma non preoccupa me, quella è una cosa che riguarda voi, che riguarda voi.
L'altra cosa che le voglio dire, collega Marguerettaz, veramente, lei dice che io le ho augurato un coccolone: ma per carità! io le ho detto che mi preoccupavo che a lei venisse un coccolone. Ma me ne preoccupo ancora, perché abbiamo ancora due Consigli e fa caldo, ci saranno Consigli caldi, può succedere un po' di tutto. Anch'io ho caldo e sinceramente me ne fate venire ancora di più, in qualche momento, ma questo fa parte del gioco.
Sulla mozione e sull'impegno della mozione, chiaramente la votiamo, la votiamo convintamente. La votiamo convintamente e torno a ripetere che è molto preoccupante questa decisione che viene presa da parte vostra, che è di non approvare una cosa del genere. Perché sono convinta che questo sia davvero qualche cosa che porrà un ulteriore problema nel grande pasticcio che già avete creato. Non decidere di emettere questo decreto entro il 20 significa che state facendo un danno a varie formazioni. State facendo un danno a varie formazioni!!
Io allora mi auguro che almeno arrivi qualche comunicazione che ci dica come bisogna muoversi, perché al momento nessuno di noi che dovrà raccogliere le firme sa esattamente come deve muoversi. Non lo sappiamo, brancoliamo nel buio e non sappiamo nemmeno ufficialmente se il 28 settembre ci saranno le elezioni regionali, perché non c'è un decreto! Ci sarà 60 giorni prima, entro 60 giorni prima, quindi immagino il 28 di luglio, quando sarà passato oltre un mese in cui queste firme non sappiamo se possiamo o non possiamo raccoglierle.
È grave, ma guardate che è veramente grave!! Perché il 28 di luglio sarà comunque periodo di piena campagna elettorale, pure per il referendum del 10 agosto, perché c'è anche quel problema, e ci sarà da andare come dei pazzi in giro a cercare la gente per raccogliere le firme. Alla faccia della democrazia!!
Presidente ? Consigliera Erika Guichardaz.
Guichardaz E. (PCP) ? Per dichiarazione di voto. Il dibattito si è orientato su tutt'altro rispetto all'impegno di questa mozione, che naturalmente andrò a votare, perché comunque vuol dire ampliare la possibilità di partecipazione, vuol dire comunque non creare disparità di trattamento. Sotto questo punto di vista, credo quindi sia indubbio che sia utile poter avere chiari gli strumenti prima.
Questo lo dico fermo restando comunque la totale contrarietà rispetto, invece, a chi va contro alla preferenza di genere, perché invece su questo la mia posizione è completamente opposta rispetto a quella della collega.
Presidente ? Consigliere Sammaritani, ne ha facoltà.
Sammaritani (LEGA VDA) ? Innanzitutto, una precisazione, per quanto diceva il collega Lavevaz: non è che una preferenza sia peggio di 3, 3 siano peggio di 5. Non funziona così, non è che è qualcuno da fuori che stabilisce se è più... questo l'ha detto, mi pare un po' adombrato, anche il presidente Testolin, che tutto sommato 3 è meglio. È quindi più democratico, eccetera.
Che poi sia più democratico è tutto da vedere e a leggere già solo i verbali, il resoconto, come dicevo, di febbraio 2019, non era esattamente così neanche nel vostro pensiero, nei vostri rappresentanti. È quindi tutto da valutare.
Io personalmente non sono di quell'idea. Tre è un numero che ha un particolare significato, al di là di quelli divinatori, perché è il modo migliore per controllare il voto. Questo è assodato, ormai.
Oltretutto, e ve l'ho già detto un'altra volta, le 3 come le avete messe voi, cioè quelle simili a quelle del sistema comunale, che è tanto bello dire così, non c'è confusione perché si vota uguale, c'è qualche costituzionalista che ha detto che forse c'è anche quella in odore di incostituzionalità, perché si possono votare anche due uomini e basta, ed è valido. Non avete neanche scritto che se voti due uomini non è valido, ne puoi votare tre ma devi mettere almeno...
No, è proprio... quindi che sia un riequilibrio di genere è tutto da dimostrare, anzi. Attenzione anche a questo, quindi.
Ora, il problema è che, come abbiamo detto prima, non si fanno modifiche quando manca poco tempo alle elezioni, indipendentemente da quello che si cambia, ma se si cambiano le preferenze, che non è proprio un particolare trascurabile di un sistema elettorale, direi che a maggior ragione.
Non è quindi che perché abbiamo cambiato solo una virgola, abbiamo cambiato una cosa deleteria. No, no, è una questione proprio assoluta, perché la legge è generale, non è che sia particolare, a seconda di quello che cambia allora lo puoi fare anche il giorno prima, se invece cambia un'altra cosa non lo puoi fare se non un anno prima. Non funziona così.
Su questa mozione, per tornare appunto al punto focale, è evidente che c'è una discrasia fra la legge 3/1993 e il problema della raccolta delle firme, perché se non è indetto il comizio, se non si sa qual è la data... adesso noi stiamo parlando del 28 settembre, ma chi l'ha detto? Non c'è niente, è una voce. Ci saranno forse le elezioni in Valle d'Aosta il 28 di settembre. Fino a che il presidente Testolin non emetterà il decreto che indice i comizi, non è certo.
Come fanno i partiti che devono raccogliere le firme a raccogliere le firme? Cosa raccontano a quelli che si devono mettere in lista? Cosa raccontano a quelli che si mettono in lista per dire ci saranno 3 preferenze, una, 52?
Capite che è una compressione del diritto all'elettorato. È evidente che è così. Il problema quindi nasce, il peccato originale sta tutto là.
Perché io ho detto ? e vorrei sottolineare la coerenza, perché qui mi si dipinge un po' come incoerente ? fin dall'inizio in Commissione, la prima volta: guardate che se dopo quattro anni e mezzo la modifica sta solo nel tornare indietro di sei anni con le preferenze, facendo in modo identico a sei anni fa, allora useremo tutti gli strumenti che la legge ci dà per contrastare questa manovra. L'abbiamo fatto, punto e finito, è tutto qua, perché non è corretto, per i tempi, per i modi, per tutto.
Il concetto quindi è solo questo. Adesso c'è un'altra problematica, quella sollevata dalla... noi non abbiamo questo problema, ben per noi, ma non funziona così. Il problema è che chi non ha rappresentanti in Consiglio deve, almeno a partire da tre mesi prima delle elezioni, poter raccogliere le firme. Su cosa le raccoglie? Su un dato aleatorio? Su un dato che non esiste ancora? Cioè su elezioni che non sono ancora neanche indette?
Come si può pensare di esercitare la funzione legislativa e amministrativa, in questo caso, in questo modo? È evidente che bisogna emettere il decreto che indice i comizi, perché è un sistema di garanzia e di trasparenza per chi si vuole proporre, chi vuole esercitare il proprio diritto all'elettorato passivo.
Il fatto quindi che il Presidente non ci abbia dato neanche una spiegazione, certo, i tempi tecnici sono quelli e la legge dice almeno due mesi prima, quindi presumibilmente 28 luglio o... sì, 28 luglio, perché se va a mesi è 28 luglio. Ma se andate a guardarvi i decreti di indizione dei comizi delle Legislature passate, erano indette tre, quattro mesi prima addirittura. Perché? Perché evidentemente chi doveva raccogliere le firme doveva avere il tempo di farlo su dei dati già certi, non su un qualcosa che non esiste.
Anche questo è un problema, è una criticità. Ve l'ho detto già un paio di volte, l'ho ribadito anche in altri Consigli: vi siete infilati in un ginepraio. Il concetto è che per correttezza non avreste dovuto più modificare la legge elettorale, perché ormai era tempo scaduto (non tecnicamente, come dicevamo, ma ormai era scaduto per questi intrecci di tempi), e fare tutti i passaggi normali come deve avvenire sempre, regolarmente. Adesso avreste già dovuto indire i comizi in modo che chi deve raccogliere le firme...
L'astensione quindi della maggioranza su quest'impegnativa francamente non la comprendo in alcun modo. Noi chiaramente voteremo a favore.
Presidente ? Consigliere Marquis, ha facoltà.
Marquis (FI) ? Nel dibattito che abbiamo avuto modo di fare su quest'argomento abbiamo espresso qual è la posizione del nostro partito in merito a questa mozione e abbiamo evidenziato che noi non abbiamo condiviso il percorso d'istanza di referendum, però non ci possiamo esimere dal sottolineare che c'è bisogno di avere chiarezza sulle regole del gioco, e soprattutto le regole per coloro che non hanno la possibilità di presentare direttamente le liste, ma che devono raccogliere le firme sul territorio.
Questo crediamo che vada a vantaggio della democrazia e, pertanto, condividiamo l'impegnativa di esprimere al più presto possibile l'indizione delle elezioni, proprio perché ormai la cosa è sfuggita alla politica e, se ci saranno degli organi esterni che dovranno esprimersi, lo possano fare nel minor tempo possibile, per dare questa chiarezza che crediamo che i valdostani si meritino.
Presidente - Ci sono altri?
Mettiamo in votazione. Votazione aperta, votiamo la mozione emendata. Votazione chiusa. Chiusa.
Presenti: 34
Votanti: 12
Favorevoli: 12
Astenuti: 22 (Aggravi, Barmasse, Bertin, Bertschy, Brunod, Carrel, Caveri, Cretier, Di Marco, Grosjacques, Guichardaz Jean-Pierre, Jordan, Lavevaz, Malacrinò, Marguerettaz, Marzi, Padovani, Planaz, Restano, Rosaire, Sapinet, Testolin)
La mozione non è approvata.
