Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 4790 del 5 giugno 2025 - Resoconto

OGGETTO N. 4790/XVI - Interpellanza: "Avvio di una riflessione per valutare il divieto del glifosato nei terreni coltivati del territorio valdostano".

Bertin (Presidente) - Punto n. 35. Consigliera Minelli, ne ha facoltà.

Minelli (PCP) - Questa interpellanza è stata depositata il 24 aprile scorso, quindi arriva in Consiglio dopo oltre un mese e mezzo, quasi, e il caso ha voluto che arrivasse proprio oggi, 5 giugno, che è la Giornata mondiale dell'ambiente. Non lo abbiamo ricordato prima, lo faccio adesso.

Abbiamo appreso, ormai direi diverso tempo fa, quindi prima ancora del 24 aprile, sia grazie ad alcune segnalazioni di privati cittadini, sia dal comunicato che è stato emesso dalle Associazioni ambientaliste operanti in Valle, un comunicato congiunto, che in varie zone del territorio regionale, e in particolare in alcuni Comuni della Plaine, sotto i filari di vite e sotto alcuni frutteti l'erba risultava gialla, secca, in pratica quasi bruciata, una caratteristica che è propria di terreni trattati con diserbanti chimici.

Riteniamo necessario verificare se questo possa essere in qualche modo da ricondurre all'uso del glifosato, che è fra gli erbicidi più pericolosi.

L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lyon ha inserito il glifosato nella categoria 2A, che è quella che lo considera probabilmente cancerogeno per gli esseri umani. Secondo studi più recenti, è ritenuto potenzialmente responsabile di danneggiamenti al sistema nervoso e correlato a malattie neurologiche, come il morbo di Parkinson, con rischi più elevati per le lavoratrici e i lavoratori agricoli.

Alcuni studi hanno poi segnalato un possibile aumento del rischio di sviluppare linfomi non Hodgkin tra le persone esposte professionalmente a questa sostanza.

L'Agenzia europea per le sostanze chimiche classifica il glifosato come un erbicida che può provocare delle lesioni oculari ed è tossico per gli organismi acquatici con degli effetti di lunga durata.

Si tratta di una sostanza introdotta in agricoltura negli anni '70 da una multinazionale, la Monsanto, con il nome commerciale di Roundup, però è stato utilizzato in maniera massiccia non solo per scopi agricoli, ma è stato usato in modo massiccio in molti ambienti urbani, soprattutto per mantenere le strade, le ferrovie, libere da erbacce infestanti.

La questione della pericolosità viene considerata in modo diverso da vari Stati: la Francia, ad esempio, si è prefissa di ridurne l'uso per eliminarlo completamente nell'arco di pochi anni; l'Olanda ne ha vietato la vendita ai privati per uso casalingo; più in generale, l'Unione europea, dopo aver stabilito il limite temporale per l'utilizzo del glifosato al 15 dicembre 2022, ha poi prorogato la scadenza di un anno, quindi al 15 dicembre 2023. In seguito, il rinnovo è stato proposto per altri 10 anni, fino al 15 dicembre 2033, revocando tuttavia l'autorizzazione alla vendita di vari prodotti a base del glifosato, molti dei quali, a partire dal 15 marzo scorso, non possono essere più utilizzati.

Segno evidente che c'è un'attenzione e una precauzione, direi anche, da parte delle autorità nei confronti degli effetti di questo erbicida.

Nella nostra Regione, lo sappiamo tutti, sono presenti delle coltivazioni di pregio che hanno progressivamente conquistato un posto importante nell'ambito delle attività vitivinicole e ortofrutticole, contribuendo ad aumentare la qualità della produzione locale con veri e propri livelli di eccellenza che ci vengono riconosciuti e che devono essere necessariamente mantenuti, prevedendo anche elevati standard di naturalità se si vuole che questa valorizzazione sia portata al massimo.

Il Consiglio regionale si era occupato della questione del glifosato nel 2019 con una mozione, presentata dall'allora consigliera Pulz, che conteneva un impegno stringente.

La proposta era questa: valutare la necessità di emanare un'ordinanza che vieti l'utilizzo di diserbanti contenenti glifosato sull'intero territorio, sia per uso pubblico che privato, per usi agricoli e non, e a rendere noto il divieto alla cittadinanza con ogni mezzo messo a disposizione dall'Amministrazione regionale.

Questa mozione era poi stata emendata su proposta dell'Assessore competente, che era il collega Chatrian, di concerto con la proponente e l'impegno al Governo era cambiato ed era diventato quello di "costituire nei prossimi 30 giorni un tavolo di lavoro interassessorile che coinvolga una rappresentanza degli enti strumentali dell'Amministrazione regionale, degli Enti locali nonché delle Associazioni del territorio, al fine di predisporre entro tre mesi una relazione che indichi le alternative da utilizzare rispetto all'uso dei diserbanti contenenti il principio attivo del glifosato, al fine di diffondere una nuova filosofia di tutela dell'ambiente e della salute che renda partecipe l'intera comunità valdostana con le modalità che il tavolo stesso indicherà, a partire dall'illustrazione nella Commissione competente del suddetto documento e di evidenziare le precise azioni da mettere in campo concordandole con tutti gli attori interessati nel più breve tempo possibile, entro il 2019".

Allora un impegno più blando rispetto a quello che era stato proposto nella mozione che il Consiglio aveva comunque votato all'unanimità e che dava un segnale di attenzione concreta a questa tematica.

Non sono note alla sottoscritta le azioni dettagliate che sono state messe in campo a seguito di quella deliberazione del Consiglio, in particolare rispetto al lavoro del tavolo interassessorile e alle alternative al glifosato che avrebbero dovuto essere suggerite da questo stesso tavolo.

Sono però consapevole che esistono tutt'oggi pratiche di utilizzo di vari prodotti chimici in agricoltura che possono incidere sulla salubrità di prodotti agricoli e, di conseguenza, potenzialmente sulla salute dei consumatori, e sono convinta che sarebbe opportuno promuovere quanto più possibile anche nella nostra Regione ulteriori pratiche agricole di qualità, però sostenibili anche dal punto di vista ambientale e soprattutto sanitario.

Ricordo una cosa importante, che la Valle d'Aosta è stata la prima Regione italiana a essere OGM free con la legge 2/2015, che ha vietato l'impiego di organismi geneticamente modificati sul territorio regionale. Una scelta che io ritengo assolutamente importante e qualificante e che potrebbe essere in qualche modo imitata e portare quindi a una decisione simile anche per il glifosato, ma questo ovviamente è un passaggio successivo che auspico.

Con queste premesse quello che si chiede di conoscere, riguardo appunto agli impegni che erano stati presi, è quali azioni sono state messe in campo nella nostra Regione rispetto all'uso dei diserbanti chimici, in particolare del glifosato, così come era stato richiesto nel 2019;

se e quali controlli, con quali modalità e frequenza vengono generalmente effettuati da parte delle autorità regionali competenti per verificare l'effettivo utilizzo di sostanze pericolose, quali il glifosato nei terreni coltivati;

se sono stati effettuati recentemente dei controlli nella Plaine circa l'utilizzo di queste sostanze;

se si intende avviare una riflessione per valutare il divieto del glifosato su tutto il territorio regionale, con lo scopo di diventare una Regione glifosato free e quindi con l'obiettivo di promuovere un'agricoltura più rispettosa della salute e dell'ambiente.

Presidente - Assessore Carrel per la risposta.

Carrel (PA) - Ringrazio la sempre attenta consigliera Minelli che, con quest'iniziativa, che - voglio sottolinearlo - è stata presentata all'ordine del giorno del Consiglio regionale svoltosi in data 7 e 8 maggio u.s., mi permette di fare chiarezza su un argomento che è stato anche oggetto di diversi articoli apparsi a mezzo stampa.

Data la presentazione di detta iniziativa, poi non discussa per questioni di tempo, ho ritenuto che il Consiglio fosse il mezzo giusto per rispondere e non ovviamente i comunicati stampa o le risposte ai giornali.

Venendo ora a trattare specificatamente del glifosato, voglio premettere che, dalla valutazione complessiva delle informazioni scientifiche attualmente disponibili, non emergono evidenze tali da consentire la classificazione a livello del glifosato come sostanza cancerogena.

A tal proposito, si rileva che la classificazione proposta dalla IARC, Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro, è stata successivamente confutata nel novembre del 2015 dall'Agenzia europea per la sicurezza alimentare, EFSA, la quale ha concluso che non vi sono elementi sufficienti per affermare che il glifosato possa danneggiare il DNA o costituire causa di insorgenza tumorale nell'essere umano.

Analoga valutazione è stata espressa nel 2016 anche da FAO e Organizzazione mondiale della sanità a seguito di un'analisi congiunta.

Nel 2023 la Commissione europea ha disposto, con Regolamento 2023/2660, il rinnovo dell'approvazione della sostanza attiva glifosato per ulteriori dieci anni, imponendo tuttavia specifiche limitazioni d'uso.

In risposta al primo quesito, gli uffici competenti mi riferiscono che, a seguito della mozione del 2019 il Governo regionale ha istituito, con delibera 1067 del 2 agosto 2019, un tavolo tecnico interassessorile composto dai rappresentanti dell'Amministrazione regionale, dall'Azienda USL, dal Corpo forestale, dall'Institut Agricole Régional, dall'ARPA, dal CELVA e dalle Associazioni territoriali, finalizzato alla predisposizione di una relazione sui metodi alternativi al diserbo chimico delle culture arboree, erbacee e in ambienti extra agricoli.

A conclusione dei predetti lavori, con deliberazione 77 del 10 dicembre 2019, il Consiglio di Amministrazione del CELVA ha approvato, allo scopo di diffondere una nuova filosofia di tutela dell'ambiente e della salute e di sensibilizzare l'intera comunità valdostana, il modello di deliberazione di divieto della pratica del diserbo chimico ad azione erbicida nelle operazioni condotte dai Comuni in ambito extra agricolo, impegnando gli enti a incoraggiare l'utilizzo di metodi alternativi e ogni altra iniziativa volta a limitare l'impiego di prodotti contenenti come principio attivo il glifosato, pur essendo questi - è indispensabile ricordarlo - regolarmente ammessi in Italia.

Nel periodo intercorso dal 2019 a oggi, l'Assessorato all'agricoltura e risorse naturali, al fine di salvaguardare la tutela dell'ambiente, favorire e migliorare le buone pratiche agricole e ridurre l'impiego di fitofarmaci in agricoltura, ha incentivato misure di sostegno all'interno della programmazione e sviluppo rurale, PSR 2014-2022, e all'interno del CSR 2023-2027 della Valle d'Aosta, sostenendo tecniche e approcci alternativi più sostenibili, quale la produzione integrata e l'agricoltura biologica.

Sull'agricoltura biologica, con l'intervento pluriennale SRA 29, si è raggiunto un importante obiettivo, ossia l'adesione di circa 450 aziende e la copertura di circa 25 mila ettari, che ha consentito alla Valle d'Aosta di raggiungere il primato a livello italiano in termini di superficie biologica.

Tale misura del CSR sostiene gli agricoltori e le Associazioni di agricoltori che si impegnano volontariamente a convertire e a mantenere le superfici coltivate ad agricoltura biologica, escludendo a priori l'impegno di glifosato.

In risposta al secondo e al terzo quesito, voglio specificare che i controlli e i monitoraggi mirati a verificare l'utilizzo, il corretto impiego e/o la presenza di glifosato possono essere ad ampio spettro, ma che non risultano a oggi essere obbligatori, poiché il principio attivo del glifosato è regolarmente autorizzato, pur nei limiti previsti dalla normativa vigente a livello nazionale e nel rispetto ovviamente delle limitazioni previste dalle schede tecniche.

Tali controlli vengono comunque effettuati a campione presso le aziende agricole, con l'obiettivo principale di verificare la corretta tenuta dei registri aziendali, in particolare del quaderno di campagna, nonché l'impiego di prodotti fitosanitari autorizzati e nel rispetto delle dosi consentite.

L'ufficio servizi fitosanitari con i suoi tecnici presenti in modo capillare su tutto il territorio, tramite i sopralluoghi o attività presso le sedi decentrate, e in collaborazione con gli uffici di zona, svolge un ruolo fondamentale nel supporto tecnico alle aziende agricole informandole sulle strategie di difesa fitosanitaria, anche attraverso le emissioni di specifici avvisi, offrendogli indicazioni mirate sul numero e sulla tipologia di interventi più appropriati, nonché suggerimenti su possibili alternative, in un'azione di respiro globale che coniuga sensibilizzazione e informazione, promuovendo una gestione sostenibile e consapevole della difesa fitosanitaria, ma anche organizzando incontri di formazione volti agli agricoltori e occupandosi delle pratiche per l'acquisizione, il rilascio e il rinnovo del patentino abilitante all'uso delle sostanze chimiche, nonché per il rilascio, la revoca e la sospensione dei certificati di abilitazione dell'acquisto e dell'utilizzo di fitofarmaci ad uso professionale.

In merito a detto patentino fitosanitario, voglio rendere noto che, a partire dal mese di maggio di quest'anno, sono stati attivati corsi per il suo rilascio e il suo rinnovo.

Voglio altresì ricordare che, oltre all'Assessorato, altri enti, quali l'ARPA Valle d'Aosta, il Dipartimento sanità e salute e l'Azienda USL della Valle d'Aosta, hanno le competenze per la ricerca di residui di principi attivi in diverse matrici, acque per consumo umano e animali, alimenti, eccetera, e si occupano di monitorare l'elenco dei prodotti fitosanitari autorizzati in Italia.

Nel dettaglio, l'ARPA Valle d'Aosta compie un'attività di monitoraggio rivolta alla ricerca di glifosato nelle acque superficiali dal 2016 e sotterranee dal 2018.

Relativamente a questi monitoraggi, voglio rendere noto che nelle acque superficiali non è mai stata rilevata nessuna positività del principio attivo delle acque regionali, mentre nelle acque sotterranee sono emerse solo in due punti, unicamente su due punti della Piana di Aosta, nel 2021 e 2022, e dei superamenti esclusivamente nell'anno 2021, ma tali contaminazioni sono risultate limitate dal punto di indagine, non ulteriormente estese a valle e riconducibili a problematiche locali di percolazione nel punto di misura e non a utilizzo diffuso di prodotti contenenti glifosato, evidenze scientifiche, queste, che ci permettono di concludere che non vi sono problematiche inerenti alla contaminazione del glifosato nei corpi idrici valdostani.

In risposta al quarto quesito, voglio sottolineare che l'Assessorato agricoltura e risorse naturali se da un lato riconosce pienamente l'importanza della tutela ambientale della salute pubblica, e lo fa anche attraverso le misure che prima ho sottolineato, dall'altra non può non tenere in considerazione le difficoltà degli agricoltori per ottenere una produzione di qualità a costi accettabili.

Mi preme portare alla sua attenzione la situazione virtuosa della nostra Regione che, in ragione delle sue caratteristiche climatiche, sempre secche, della sua specificità morfologica e della pratica diffusa dell'inerbimento dell'interfila nei frutteti e nei vigneti, registra un ricorso al diserbo chimico che è contenuto, limitato e orientato a pratiche di gestione agronomica sostenibile, prevalentemente finalizzato al controllo delle infestanti durante la fase vegetativa delle culture e generalmente localizzato esclusivamente al sottofila, con un numero di interventi che, nella maggior parte dei casi, si limita ad uno soltanto.

La riflessione da lei sollecitata non può prescindere da un'attenta valutazione delle ricadute, soprattutto pratiche ed economiche, che l'eliminazione di questo principio attivo comporterebbe nell'ambito agricolo, quali un maggior carico di lavoro e una maggiore aleatorietà dei risultati e un inevitabile aumento dei costi di controllo delle malerbe.

Presidente - Per la replica, consigliera Minelli.

Minelli (PCP) - Ringrazio l'Assessore per la risposta, che è molto articolata e contiene vari elementi. Le chiederò poi anche, Assessore, se posso avere una copia cartacea, perché ho preso appunti ma c'erano parecchie cose, quindi sarebbe più facile per me poter leggere il testo.

Sapevamo che era stato costituito quel tavolo nel 2019 e volevo degli aggiornamenti legati al fatto che sono passati praticamente cinque anni abbondanti, anzi, sono praticamente sei anni, così come sapevamo che il CELVA aveva redatto quel modello di deliberazione che però hanno applicato, da quello che mi risulta, pochissimi Comuni, c'è stata un'adesione veramente limitata e quindi credo che forse sarebbe anche l'occasione per rilanciare quella proposta, quella possibilità.

Lei mi ha detto che dal 2019 a oggi l'Assessorato ha incentivato delle misure di sostegno al fine di diminuire l'utilizzo dei fitofarmaci e della promozione dell'agricoltura biologica, mi ha dato anche dei dati interessanti che sono sicuramente positivi, però, da quello che capisco e da quello che so, anche perché dati precisi non ne sono arrivati, una massiccia adesione da parte dei Comuni non c'è stata.

Ci sono aziende che ovviamente osservano le prescrizioni e anche i limiti delle sostanze chimiche che utilizzano. Lei ha ricordato che ci sono state varie deliberazioni nel tempo da organismi internazionali che non hanno mai certificato il fatto che questo prodotto possa essere sicuramente cancerogeno.

Io rilevo però che esiste, ed è importante a mio avviso, un principio di precauzione; esiste un principio di precauzione che vari Stati hanno adottato. Ovviamente quando ho fatto l'elenco non ho parlato del nostro Paese perché il nostro Paese non si è dato delle misure stringenti, così come hanno fatto per esempio Francia e Olanda.

È vero che ci sono dei limiti che vengono rispettati, e io immagino che nei controlli che vengono fatti questi limiti vengono considerati e si cerca di fare le opportune verifiche.

Lei mi ha anche detto che i controlli vengono fatti a campione, quindi immagino anche che siano dei controlli sporadici e dilatati anche nel tempo.

Io penso che dovrebbero essere più puntuali e programmati in particolare per la primavera e per l'estate, soprattutto nelle aree che sono a maggiore densità di coltivazione.

Ricordo che, fino a non tantissimi anni fa, ormai un po' sì ma fino a non tantissimi anni fa, questo prodotto veniva utilizzato anche dai cantonieri sulle strade e ricordo perfettamente una lettera comparsa su "La Stampa" ormai parecchi anni fa del compianto don Busso, che era parroco di Gignod e Presidente dell'Associazione Augusta, che aveva proprio lanciato un appello in questo senso, perché le strade regionali avevano le scarpate che risultavano tutte ingiallite.

Lei mi ha parlato dei controlli a campione, rispetto alla mia terza domanda, e cioè se recentemente nella Plaine sono stati effettuati dei controlli; lo chiedevo proprio perché c'era stata quella segnalazione, su questo non ho colto la risposta, mi sembra che non sia stata data riguardo alla situazione degli ultimi tempi.

Infine, per quello che riguarda la mia quarta domanda, lei dice: "La riflessione, sul fatto di arrivare a un divieto del glifosato, non può prescindere dalle ricadute economiche che questo avrebbe".

Sicuramente sì, io però ritengo che sarebbe molto interessante, se la nostra Regione la avviasse questa riflessione, perché - come dicevo - diventare una Regione glifosato free a mio avviso sarebbe il modo per valorizzare e far sì che la Valle d'Aosta in qualche maniera sia una sorta di apripista in questo senso, perché l'agricoltura di nicchia e di qualità della nostra Regione meriterebbe un input in questo senso, che costituirebbe anche, secondo me, un valore aggiunto in vista della commercializzazione dei prodotti e quindi del reddito dei nostri agricoltori.