Oggetto del Consiglio n. 4745 del 22 maggio 2025 - Resoconto
OGGETTO N. 4745/XVI - Interrogazione: "Progettualità o accordi transfrontalieri emersi nel corso della sessione europea e internazionale del Consiglio Valle oggetto di comunicazione con organi dello Stato".
Bertin (Presidente) - Punto n. 21. Risponde l'assessore Caveri.
Caveri (UV) - Io immagino che si riferisca alle mie dichiarazioni, a un passaggio veloce che ho fatto, ma, se lei consente, nei minuti che ho a disposizione, vorrei fare un racconto di questa vicenda della cooperazione transfrontaliera e direi che, in linea di principio, è uno di quei temi che forse dovrebbero essere affrontati; ne parlammo tanti anni fa nel caso di una revisione complessiva del nostro Statuto, perché è del tutto evidente che lo Statuto risalente al 1948 non poteva tenere conto di questa necessità, particolarità.
L'evoluzione nel tempo è stata abbastanza interessante, nel senso che in realtà la prima forma di cooperazione che la Valle d'Aosta ha fatto con i Paesi vicini, risale all'applicazione della Convenzione di Madrid del 1980, che fu scritta dal Consiglio d'Europa, e nel 1982 nacque - io la ricordo già bene perché ero giornalista - la COTRAO, cioè la Communauté transfrontalière des Alpes occidentales che prendeva il confine francese e anche alcuni cantoni svizzeri.
Questa struttura di fatto morì verso l'inizio degli anni '90, per la semplice ragione che subentrò questa cooperazione transfrontaliera di fonte europea, quindi Interreg1, che nacque nel 1990 ma la cui concezione risale a qualche anno prima, e devo dire che fu un'intuizione importante nell'ambito della politica regionale dell'allora Presidente della Commissione Europea, Jacques Delors, che aveva questa visione di tipo europeistico.
Dopodiché, ovviamente, la Valle d'Aosta si è trovata di fronte alle leggi in vigore sulla cooperazione transfrontaliera e devo dire che ogni tanto troviamo qualcuno a Roma che ha una concezione un po' burocratica della cooperazione transfrontaliera.
Le dicevo il quadro giuridico: nel 2003, a quasi due anni dalla riforma del titolo V della Costituzione, la famosa legge costituzionale n. 3/2001, il Parlamento approvò la legge 131/2003, che è la cosiddetta legge "La Loggia", dal nome dell'allora Ministro siciliano per gli affari regionali, che recava appunto disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale n. 3.
Tra l'altro questa legge in molte sue parti è rimasta disattesa, come per esempio la possibilità per le Regioni a Statuto speciale e Province autonome di far parte della delegazione del Consiglio Europeo, come avviene per molti Paesi: i lander tedeschi molto spesso vanno addirittura da soli, lì nel caso italiano sarebbero stati ad accompagnare il Ministro competente.
Questa legge disciplina all'articolo 6 l'attività internazionale delle Regioni, in attuazione dell'articolo 117, quinto e nono comma, della Costituzione.
In particolare questa legge prevede che le Regioni, nella materia di propria competenza legislativa, possano concludere con altri Stati accordi esecutivi e applicativi di accordi internazionali, accordi di natura tecnico-amministrativa o accordi di natura programmatica finalizzati a favorire il loro sviluppo economico, sociale e culturale, con enti territoriali interni ad altro Stato intesi a favorire il loro sviluppo economico, sociale e culturale, nonché a realizzare attività di mero rilievo internazionale.
In entrambi i casi, con intensità diversa, la legge prevede che le Regioni comunichino preventivamente al Dipartimento degli affari regionali e al Ministero degli esteri i testi degli accordi e delle intese per le verifiche di merito al rispetto della Costituzione e dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario, dagli obblighi internazionali e dalle linee e dagli indirizzi della politica estera italiana.
Niente di strano da questo punto di vista, la politica estera è e resta di competenza esclusiva dello Stato - e ci mancherebbe altro che non fosse così - ma la legge 131 riguarda esplicitamente accordi e intese, cioè atti ben precisi che creano obblighi e oneri anche finanziari per le parti contraenti.
Quelle mie parole, richiamate dall'interrogazione, volevano invece sottolineare come a distanza di oltre vent'anni da questa legge, le condizioni si siano molto evolute, intanto perché parlando di cooperazione transfrontaliera, vengono subito in mente i programmi Interreg che ho citato, programmi in cui, tra l'altro, lo Stato è pienamente coinvolto; in secondo luogo perché, per quanto ci riguarda, nel 2021 fra Italia e Francia è stato stipulato il trattato del Quirinale che, tra l'altro, contiene uno specifico articolo, il n. 10, che è intitolato "Cooperazione transfrontaliera", che dice: "La frontiera terrestre italo-francese costituisce un bacino di vita" - molto bello, è un francesismo questo - "Interconnesso, in cui le popolazioni italiane e francesi condividono un destino comune. Le parti si impegnano a facilitare la vita quotidiana degli abitanti di questi territori".
Per questo ho qualificato come "Curiose" alcune comunicazioni che abbiamo ricevuto, ad esempio relativamente alla dichiarazione d'intenti che abbiamo sottoscritto con il Dipartimento dell'Alta Savoia, per cui ci segnalavano di non aver avuto preventivamente comunicato il testo del documento.
Ora, insieme alla Presidenza della Regione, abbiamo evidenziato come non si trattasse di un'intesa assoggettata alla disposizione della legge La Loggia, in quanto si tratta di un atto politico che afferma, anzi riafferma, la comune volontà di dare corpo al Trattato del Quirinale in ambiti di sicura competenza regionale, oltretutto in gran parte interessati anche dai programmi Interreg, senza peraltro, come dicevo, prevedere impegni di tipo finanziario.
Abbiamo anche evidenziato come - al di là dei contesti istituzionalizzati fra Valle d'Aosta e Alta Savoia, ma anche con Savoia e Vallese - esistano rapporti quasi quotidiani, con frequenti partecipazioni a riunioni, manifestazioni (il senso politico e di amicizia intorno al Monte Bianco) che non vengono comunicati al Dipartimento degli affari regionali e al Ministero degli esteri, pur rientrando teoricamente nell'attività di mero rilievo internazionale.
Voglio dire con questo che diverso è rapportarsi con un'articolazione interna - per usare i termini della "La Loggia" - che fosse la Cina, gli Stati Uniti, uno Stato africano, rispetto alla quale gli indirizzi di politica estera dell'Italia potrebbero ovviamente dover essere verificati rispetto a sottoscrivere una dichiarazione politica d'intenti con un Département o una Région francese che, fra l'altro, non hanno alcuna procedura particolare al riguardo, pur facendo parte di uno Stato piuttosto centralizzato.
Ci sembra insomma che il trattato del Quirinale sia uno strumento molto moderno per lo sviluppo dei territori e delle comunità che vivono alla frontiera italo-francese, ma che da qualche parte ci sia qualcuno che ogni tanto tira il freno a mano.
A ogni modo, non sarà certo questo un terreno di scontro con lo Stato e la Presidenza della Regione ha già provveduto a trasmettere comunque analoghe dichiarazioni d'intenti che stiamo per firmare con il Dipartimento della Savoie.
Vorrei aggiungere degli elementi di ricordo, uno divertente e uno più usuale: quando noi predisponemmo l'Euroregione AlpMed, le Regioni italiane legiferarono, compreso questo Consiglio regionale, perché noi abbiamo creato un gruppo europeo, che è una normativa particolare, che tra l'altro nel tempo si è evoluta.
Ebbene, all'epoca ci fu un'impugnativa addirittura da parte dello Stato alla Corte costituzionale non sulla nostra leggina, ma sulla leggina della Regione Liguria. La Corte costituzionale chiarì che era del tutto legittimo usare questo strumento europeo in barba ai tentativi da parte dello Stato, diciamo così, impositivi.
La cosa divertente è che io mi sono occupato di cooperazione transfrontaliera tra la fine del 1999 e il 2000, quando ero Sottosegretario e avevo quella delega. Ricordo una riunione con i colleghi sudtirolesi che chiedevano delle notizie sulla loro famosa Euregio; la funzionaria che partecipava all'incontro, alla fine dell'incontro che fu molto cordiale, mi disse: "Ma sa, Onorevole, questi vogliono andare con l'Austria", questo per dire che la cooperazione transfrontaliera viene sempre vista con una certa sospettosità da parte magari di burocrati romani che hanno una visione parziale e talvolta anche un po' distorta
Presidente - Per la replica, consigliere Aggravi.
Aggravi (RV) - Intanto avrà visto che io l'ho ascoltata nella relazione, o meglio, nella presentazione della relazione sulle attività svolte dalla Regione nella sessione europea, e, tra l'altro, quest'anno ho anche avuto modo di approfondire la relazione di più degli anni scorsi perché, comunque sia, è un rapport con tante informazioni che permette effettivamente di fare un bilancio complessivo di tutto quello che è stato fatto in questo ambito.
La volontà, al di là appunto di comprendere - e ho citato tra virgolette le lettere, perché effettivamente lei in quel passaggio lo faceva con un intento più politico, cioè di capire effettivamente, nell'ordine delle competenze e delle deleghe, che cosa fosse successo o comunque che cosa effettivamente era stato oggetto di osservazione, o comunque di puntiglio burocratico, mettiamola così - fa anche specie, perché quando si parla di cooperazione europea, ma in generale di politiche europee, si invitano i vari enti a cooperare, e poi dall'altro lato si cerca di dire: "No, non dovete cooperare".
Detto questo, la volontà era capire un po' che cosa fosse successo ma anche l'oggetto vero e proprio, perché comunque, spesso e volentieri, ci è capitato di parlare, e ci capiterà sicuramente anche, in realtà a ogni Consiglio, di toccare a volte delle tematiche dove la Regione cerca una cooperazione in ambito di progetti sanitari e quant'altro, cioè si cerca comunque ovviamente di avere dei rapporti al di qua e al di là dei confini.
Sul tema del Trattato del Quirinale, effettivamente è un trattato che si può considerare giustamente molto moderno, ma anche molto trattato e diplomatico, perché sul tema del confine, sul tema dei trasporti, sia l'Italia che la Francia si sono fatti giustamente i loro calcoli, ma così è la diplomazia, per evitare anche di andare a dire tutta una serie di cose e che meritano e meriteranno molta attenzione, non ultimo l'annoso tema del Tunnel du Mont-Blanc sia in realtà anche della titolarità o della condivisione, che potrebbe essere giustamente una... e lo abbiamo anche già detto in altre sedi ed è stata anche fatta una ricerca molto interessante sul tema da giuristi e chi ha il problema operativo di lavorare e di dover gestire il confine al di là delle volontà espansionistiche di un Sindaco dall'altra parte, a Saint-Gervais hanno un costume diverso dal nostro su tante cose...
Detto questo però effettivamente i trattati servono a qualcosa e anche le attività di cooperazione dovrebbero prima di tutto servire a smussare degli angoli che, nel tempo, si sono creati. Grazie per la risposta.
