Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 4732 del 22 maggio 2025 - Resoconto

OGGETTO N. 4732/XVI - Inizio della discussione generale sulla Mozione: "Contrarietà al sostegno del piano di ReArm Europeo".

Bertin (Presidente) - Punto n. 12.

Consigliera Erika Guichardaz, ne ha facoltà.

Guichardaz E. (PCP) - Anche questa mozione sedimenta da tempo all'interno del Consiglio regionale, quindi molto probabilmente le premesse avrebbero potuto essere ampliate, perché comunque anche in Unione Europea ci sono stati dei passaggi successivi, ma sostanzialmente quello che riporta la mozione è la questione del piano di riarmo di cui si è parlato e di cui ha parlato anche in un'iniziativa forse dello scorso Consiglio regionale il consigliere Lucianaz.

É un tema, a nostro modo di vedere, importante per l'Italia ma importante anche per quello che riguarda la Valle d'Aosta, perché sappiamo bene che sono previsti dei forti investimenti rispetto alla questione del riarmo e su questo rassicuro il presidente Testolin che anche su questo sia io che la consigliera Minelli la pensiamo nello stesso modo, quindi almeno su questo, e non è almeno su questo perché, come le ha ricordato, la votazione difforme c'è stata solo in un'occasione. Poi, sicuramente, stiamo prendendo strade diverse, questo è del tutto evidente, ma quando presentiamo una mozione, almeno è stata sempre la nostra prerogativa di condividerla prima e tutte le mozioni sono sottoscritte da entrambe proprio perché abbiamo intenzione di portare fino a fine della Legislatura comunque l'impegno che ci siamo prese con gli elettori.

Rispetto a questo tema, come dico, la posizione è quella che è esplicitata nella mozione, quindi che chiede un po' anche ai colleghi, perché immagino che all'interno di questa assise invece ci siano delle altre posizioni, quindi molto probabilmente nel dibattito sarà interessante anche comprenderle, ed è per questo che abbiamo presentato la mozione, proprio perché secondo noi è uno dei temi di cui anche la politica regionale dovrebbe occuparsi, e per questo l'impegnativa impegna il Governo regionale e invita i Parlamentari valdostani a esprimere la netta contrarietà a ogni forma di sostegno al piano di ReArm Europeo.

Poi naturalmente sappiamo che ci sono persone che a Bruxelles vanno sovente, o comunque sappiamo che ci sono anche all'interno della Giunta persone che hanno delle sensibilità in questo senso, quindi quello che chiediamo è che anche nelle sedi europee in qualche modo emerga una posizione della nostra Regione rispetto a questo tema.

Questa è una sollecitazione che poniamo per cui siamo anche interessate a capire qual è la vostra posizione.

Presidente - La mozione è stata illustrata. La discussione generale è aperta. Consigliere Padovani, ne ha facoltà.

Padovani (FP-PD) - Lo dico subito, io voterò questa mozione perché penso sia nostro dovere, come rappresentanti istituzionali, prendere posizione quando l'Europa imbocca una strada pericolosa e lontana dai suoi valori fondanti.

Il piano ReArm Europe, che nel frattempo ha cambiato nome ma che io continuo a chiamare così, non è un semplice atto di politica comunitaria, è una svolta, un cambio di paradigma che va ben oltre i tecnicismi di bilancio o le decisioni strategiche sugli armamenti. È un salto di qualità, negativo, nella visione stessa dell'Europa, un'Europa che invece di investire nella pace, nella giustizia sociale e nella transizione ecologica, decide di puntare sulla militarizzazione e sull'aumento vertiginoso delle spese per gli armamenti.

Parliamo di un piano da 800 miliardi di euro, una cifra enorme, che verrà sottratta in buona parte a politiche di coesione, a investimenti pubblici, ai fondi che fino a ieri servivano per combattere le diseguaglianze e sostenere le Regioni più deboli, le aree periferiche, i giovani senza lavoro, i territori che vivono difficoltà strutturali.

Tutto questo rischia di sparire o quantomeno di essere relegato in fondo alla lista delle priorità, e questo lo considero inaccettabile.

Il piano ReArm Europe mette l'Unione Europea su una traiettoria che non è solo militarista, ma è anche profondamente sbilanciata sotto il profilo sociale ed economico. È una scelta che concentra le risorse nel rafforzamento degli eserciti nazionali e nella corsa agli armamenti, sacrificando ogni politica di solidarietà, di sviluppo sostenibile, di costruzione di un'economia equa e inclusiva.

E attenzione, questa è cosa ben diversa da un processo di integrazione europea delle politiche di difesa che, se affrontato con razionalità e visione comune, potrebbe persino portare a una riduzione complessiva delle spese militari attualmente sostenute dai singoli Stati, ma non è quello che si sta facendo.

Qui si sceglie consapevolmente la moltiplicazione delle spese e non la loro razionalizzazione e anche il metodo con cui si sta portando avanti tutto questo è, a mio giudizio, un segnale di allarme per chiunque creda nella democrazia europea.

La presidente Von der Leyen ha annunciato di voler utilizzare l'articolo 122 del Trattato per far passare il piano ReArm Europe scavalcando il Parlamento europeo, scavalcando quindi la voce delle elette e degli eletti dalle cittadine e dai cittadini europei; una decisione che è stata giudicata illegittima dalla Commissione giuridica del Parlamento europeo e dal Parlamento europeo stesso.

Questo non è solo uno strappo istituzionale, è un vero e proprio insulto alla democrazia europea. Non possiamo accettare che su scelte così determinanti, che condizioneranno il futuro dell'Unione per decenni, l'unica Istituzione eletta a suffragio universale venga messa da parte.

Non è questa l'Europa nella quale mi riconosco, non è questa l'Europa che immaginavano Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni. Non è questa l'Europa che voglio lasciare a mio figlio.

Mentre si scavalca il Parlamento, si chiede agli Stati membri di attivare la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità per scorporare le spese militari dal deficit.

Tradotto: altri 650 miliardi di euro a debito a carico dei bilanci nazionali.

Ancora una volta, meno welfare, meno servizi, meno investimenti pubblici, più missili, più droni, più carri armati. Io non ci sto.

Penso che la sicurezza non si costruisca con le armi, ma con l'azione diplomatica, con l'inclusione sociale, con la scuola, con la sanità pubblica, con una transizione ecologica giusta che non lasci indietro nessuno.

La vera sicurezza è una società coesa, dove i diritti sono garantiti, dove nessuno è costretto a fuggire dalla propria casa o a vivere nella povertà.

E lo voglio dire con forza, se davvero vogliamo la pace, dobbiamo prepararla la pace, non con gli arsenali, ma con la diplomazia, non con le esercitazioni militari, ma con il dialogo, non con la logica della deterrenza, ma con la costruzione di relazioni internazionali fondate sul rispetto, sulla cooperazione e sulla mediazione.

Preparare la pace significa investire nella capacità politica, culturale e istituzionale di prevenire i conflitti, di disinnescarli prima che esplodano, di costruire soluzioni condivise.

É questo lo spirito con cui è nata l'Unione Europea ed è questo che oggi dobbiamo difendere con determinazione.

Voglio anche dire che questo progetto mina le basi stesse del mercato interno europeo; crea squilibri tra Paesi con maggiori margini di bilancio e quelli, come l'Italia, che devono già ora lottare con regole restrittive.

Un'Europa che spende in armi a debito ma non riesce a trovare le risorse per affrontare le disuguaglianze, è un'Europa che ha perso la bussola.

Oggi abbiamo la possibilità di mandare un segnale da una piccola Regione autonoma che ha sempre difeso i valori della pace e della solidarietà.

Possiamo dire che non tutto è scontato, che la politica non è ridotta alla gestione dell'inevitabile, ma può ancora scegliere, può ancora decidere da che parte stare.

Per questo voterò a favore di questa mozione. Lo faccio come Consigliere regionale, ma anche come cittadino europeo che pensa che la forza dell'Unione europea debba essere morale, sociale, civile, che l'Europa debba essere il motore di un mondo più giusto, non la retroguardia di un mondo che si arma.

Presidente - Altri? Ci sono altri interventi in discussione generale? Se nessuno si prenota, chiudo la discussione generale. Consigliere Manfrin, ne ha facoltà.

Manfrin (LEGA VDA) - Vedo con infinito piacere che finalmente l'anima sinistra a tutto tondo, potremmo definirla, finalmente viene fuori.

Vedremo quale sarà la scelta di voto di questa maggioranza, ma possiamo, secondo me, dare già un dato politico: temo che il voto, che il collega Padovani darà su questa iniziativa, sarà diametralmente opposto rispetto a quello che darà il collega Caveri.

Non sono quindi una persona che legge i fondi di caffè o le sfere di cristallo, ma penso di poter a buon diritto dire che, secondo me, questi due voti saranno due voti contrastanti, e finalmente verrà fuori ovviamente questa diversa e differente visione fra le diverse anime di questa maggioranza, ovviamente molto in ritardo per quanto riguarda il collega Padovani che sta cercando di rifarsi una verginità politica ma è un'impresa improbabile, un po' come rendere squillante il colore beige.

Ci provi fino alla fine della consiliatura, collega Padovani, ma diciamo che le sue azioni, il suo sostegno e il suo ditino sui pulsanti ogni qualvolta si è votato qualcosa e ogni qualvolta la sua maggioranza le ha imposto di votare qualcosa hanno già segnato il suo percorso, non ultimo quello di questa mattina che abbiamo debitamente registrato come l'unico voto contrario di tutta quest'Aula sul tema della donna in Giunta (senza ipocrisia della donna in Giunta).

Il suo unico voto contrario è stato il suo, così almeno tutta l'Aula e anche i valdostani al di fuori lo sapranno e lei si nasconde dietro volute fumose, ma in realtà sta venendo fuori la sua bella natura.

Peraltro, questa è un'occasione che si era già presentata - e ringrazio ovviamente le colleghe - in occasione del dibattito nella seduta europea dove avevamo discusso una mozione similare su cui avevamo chiesto, nella stessa maniera, ovviamente, uno stop al riarmo su cui sempre il collega Padovani aveva detto che quella era una falsa iniziativa, questa probabilmente è la vera iniziativa.

Diciamo che le vere e le false iniziative sono quelle a seconda di chi le propone, non è che si guardi il contenuto, si guarda chi le propone, ma questa va benissimo.

Ho debitamente detto la volta scorsa di come in realtà i personaggi, i tristi figuri che il collega Padovani ha indicato hanno scritto in quel manifesto di Ventotene un simpatico capitoletto, un simpatico paragrafo, che spiega esattamente a cosa serve l'esercito comune europeo e non suscita sorpresa il fatto che il collega Padovani sia assolutamente a favore.

Il collega Padovani è assolutamente a favore perché nel Manifesto di Ventotene si dice esattamente, in maniera molto chiara, che gli eserciti nazionali europei dovevano scomparire perché doveva esserci un unico esercito europeo che aveva una funzione e una soltanto, non quella di essere rivolta verso il nemico esterno dell'Europa, ma quella di far rispettare con la forza delle armi le imposizioni che quel gruppo di grandi illuminati che sapevano tutto, al contrario di noi poveracci che non capiamo niente, far rispettare queste normative e queste disposizioni che l'Unione Europea, nella sua grandissima saggezza, sa appunto nei vari Stati nazionali che sarebbero stati magari anche riottosi nel farli superare.

Questa valutazione la consegno a chi avrà, come purtroppo ho dovuto fare, il piacere o il dovere, forse, di leggere il Manifesto di Ventotene: le parole sono scritte, non le porta via nessuno. Per fortuna i fatti sono quelli.

Mi ha particolarmente però suscitato... scusate se mi concentro particolarmente sull'intervento del collega Padovani, ma diciamo che la mia posizione, l'ho già espressa la volta scorsa, l'abbiamo già espressa in maniera diciamo assoluta nella scorsa iniziativa, e mi ha particolarmente emozionato il fatto che si dicesse che con questa scelta - e su questo siamo d'accordo, collega Padovani - il fatto da parte di Ursula von der Leyen di ricorrere sostanzialmente all'esclusione del dibattito di questa scelta e al dibattito del Parlamento europeo è evidentemente una scelta dittatoriale, cioè quella di dire: Io so che è giusto fare questa scelta qui e quindi è giusto che io la imponga senza passare da alcuna discussione del Parlamento europeo.

Ma dire che si supera una istituzione europea, l'unica istituzione europea democraticamente eletta, come se noi effettivamente potessimo oggi dire che le scelte passano dal Parlamento europeo, beh, secondo me, secondo noi, anzi, non secondo noi ma è una certezza, ovviamente è dire una lieve imprecisione.

Lo diciamo per un motivo ben preciso, perché sappiamo, per esempio, che recentemente si è riunito e si riunisce con una certa continuità, soprattutto in favore di fotografi, un cosiddetto autonominato "Gruppo di volenterosi".

Questo gruppo di volenterosi che si riunisce, appunto in favore di telecamera, per prendere delle decisioni o per provare a dire la propria sulla questione per esempio dell'Ucraina, questo gruppo di volenterosi fatto a volte da tre, a volte da cinque, a volte da quattro persone. Innanzitutto ovviamente ricomprende tutti i Paesi che fanno parte dell'Unione Europea, che sono 27, quindi qualcuno si dovrebbe domandare cosa c'è, qual è l'afflato europeista, europeo che unisce tutti questi Paesi in questo estremo momento e questo gravissimo momento che l'Europa sta vivendo se, quando poi ci sono le vere difficoltà, a riunirsi sono in tre o quattro che non hanno nessun mandato, ma, eziandio cospicuo, la questione più divertente è che all'interno di questo gruppo di volenterosi è ricompreso un Paese che non solo non fa parte dell'Unione Europea, ma che fortunatamente ha dimostrato qualche tempo fa che dall'Unione Europea si può uscire, cioè la Gran Bretagna, proprio quel Paese che sostanzialmente ci si diceva: "Beh, gli capiterà di tutto, siccome è uscito dall'Unione Europea, le cavallette, verrà raso al suolo, ci sarà la carestia, ci sarà la peste", quel Paese lì, che non fa parte dell'Unione Europea, eppure fa parte di questi simpatici incontri.

Ma potremmo parlare diffusamente anche di quello che è il Consiglio Europeo, cioè un organo che non è stato disciplinato, non è disciplinato da nessuno, che però è l'unico organo che ovviamente si riunisce e che determina, con le proprie scelte, alcune decisioni, anzi, molte decisioni, cioè la riunione dei capi di Governo dei 27 Paesi che senza avere una determinazione per quanto riguarda le loro riunioni, si riuniscono e, bontà loro, decidono, sulla base di alcuni calcoli rispetto al numero di Paesi, al numero di popolazione rappresentata e quant'altro, scelgono cosa è meglio per tutta l'Europa, con meccanismi per i quali, per esempio, si vorrebbe anche abolire il diritto di veto o l'unanimità che è un principio che è stato affermato ovviamente per giocare alle spalle di Paesi che, magari, si oppongono in maniera anche legittima.

Immaginare che questo possa significare democrazia o che effettivamente la democrazia significhi qualcosa o che alcune scelte vengano fatte in democrazia è evidentemente un'assurdità, e pensare oggi che ci si debba rivolgere al ReArm Europeo dicendo: "Beh, no, il riarmo no, però l'esercito comune sì, beh, però prendiamo alcune scelte, altre no, però è giusto armarci perché la Russia cattiva è brutta e quindi bisogna prendere 800 miliardi e comprarci delle armi, però dirgli anche che questo succederà nel 2030, quindi portate pazienza, dateci il tempo di riarmarci perché poi nel 2030 saremo pronti e nel frattempo, per favore, non ci invadete perché non siamo ancora pronti".

Tutto questo è un'assurdità, ma di questo ne abbiamo parlato diffusamente già la volta scorsa, quindi noi non possiamo ovviamente non dichiararci assolutamente concordi con quelle che sono le finalità e le disposizioni che questa mozione introduce e mette in campo, ma sarà sicuramente divertente, e sappiamo benissimo che non passa dal Consiglio regionale della Valle d'Aosta né un destino importante di quello che sarà il ReArm Europe né probabilmente quella che sarà la scelta che il Governo farà a livello ovviamente europeo, ci sono state già delle votazioni sul tema, la Lega ha votato contro come ben sappiamo, altri partiti invece non lo hanno fatto, altri partiti di sinistra hanno votato a favore, alcuni si sono spaccati, questa è un po' la realtà dei fatti, però sicuramente se non inciderà in quella che sarà la scelta del ReArm Europe o del Readiness 2030, credo si chiami così, sicuramente sarà utile anche per definire un certo posizionamento politico.

Un primo posizionamento lo abbiamo avuto e io sono assolutamente felice perché era esattamente quello che aspettavo.

Presidente - Consigliere Di Marco, ne ha facoltà.

Di Marco (PA) - Era solo per chiedere una sospensione per una riunione di maggioranza.

Presidente - Il Consiglio è sospeso.

La seduta è sospesa dalle ore 12:21 alle ore 12:33.

Presidente - Riprendiamo i lavori dopo la sospensione. Siamo in discussione generale sul punto 12 dell'ordine del giorno. Invito chi vuole intervenire a prenotarsi. Consigliere Aggravi, ne ha facoltà.

Aggravi (RV) - Non volevo bruciare sul filo della prenotazione l'assessore Caveri, ma sarà un piacere ascoltare anche lei, perché penso che su questo punto avremo più punti di contatto che su altri, ma magari mi stupirà anche lei, come ha fatto il collega Padovani.

Io non voglio spostare la responsabilità di altre sedi, di altri ruoli, anche su un tema di questo genere, ma è stato posto dalle colleghe principalmente un tema politico e quindi giustamente se ne parla e si deve dire qualcosa.

Sinceramente, l'intervento "wow" del collega Padovani ha un po' ribaltato la scaletta che mi ero preparato, ma cerco in sintesi di andare per punti, in particolare mi concentrerò sulle prime due impegnative delle colleghe, quindi quella di netta contrarietà a ogni forma di sostegno al piano di ReArm Europeo e poi invece la seconda, sostanzialmente a cosa fare (lo semplifico, non me ne vogliano) delle risorse che sarebbero date appunto al piano di riarmo.

Io in un passato Consiglio, su una mozione dei colleghi della Lega, avevo già avuto modo di dire che da parte mia lo scetticismo sul programma ReArm Europe Readiness 2030 era totale, ma non sulla finalità, proprio sulla modalità, e mi spiego.

É un piano che è concepito, quasi buttato lì - sintetizzo - e lo voglio rappresentare così e forse più per una risposta di interesse da parte di uno degli Stati membri piuttosto che a una necessità comunitaria.

Perché dico questo? Perché oggi c'è una grande questione aperta e silenziosa nell'ambito dell'Unione Europea su cui, prima o poi, bisognerà capire chi potrà fare ordine, perché al di là di proporre grandi piani di iniziativa, qualsiasi essa sia, non è una questione neanche di fare debito.

Non è una questione contabile, è una questione programmatoria, faccio un piano perché ha un senso farlo, impegno dei soldi perché ha un senso farlo.

Io propongo, diciamo madame von der Leyen, propongo un piano di riarmo, come banalmente viene detto, ma dovrei capire il senso della proposizione di questo piano e cerco di spiegarmi: la spesa militare si basa sulla base di quella che è una programmazione pluriennale, come tutte le spese, e a fronte della programmazione pluriennale di solito c'è un documento di strategia che in gergo si chiama concetto strategico.

Il concetto strategico dell'Unione Europea è lo Strategic Compass, se non erro l'ultima versione è del 2022 che dice una serie di cose, e che ha un grosso problema di base e di fondo, e citerò su questo un think tank che non è assolutamente antieuropeista che è il Bruegel, che nasce, tra l'altro, dalla cooperazione francotedesca che mette in evidenza che cosa? Le debolezze che nella Comunità europea ci sono in quanto c'è un'industria, non soltanto quella bellica, ma in generale frammentata, e devo dire sono rimasto letteralmente commosso quando il collega Padovani ha parlato di mercato interno dell'Unione Europea.

Lei, quando pronuncia il termine "mercato", mi commuove; guardi, è un'emozione ogni volta, così come le colleghe mi commuovono quando parlano di iniziative che debbano promuovere la competitività.

Sappiamo che il vostro modello è notoriamente competitivo, e anche su questo mi avete commosso, ma non aggiungo troppi elementi.

Il think tank Bruegel ha commentato effettivamente sul Piano ReArm Europe dicendo che c'è questo problema, l'industria è frammentata, ma questo può essere anche un punto di forza, lo vediamo in quello che oggi è il primo fornitore di armi, non soltanto per l'Unione Europea, ma anche per altre realtà che sono gli Stati Uniti, non c'è un concetto strategico unico della Comunità Europea, io continuerò a chiamarla così perché mi sembra molto più umana rispetto che a Unione Europea che sa di un'altra cosa, perché il nemico spesso e volentieri veniva proprio dall'Est, e dall'altro lato un concetto che è tutt'altro che scontato, ovvero c'è una fortissima dipendenza dagli Stati Uniti in termini di armamenti, che difficilmente noi potremmo risolvere con un semplice piano o una semplice pianificazione che, è vero, nel gergo e nella battuta politica, impegnerebbe tanti soldi, 800 miliardi circa, ma che in una programmazione pluriennale, soprattutto nell'industria della difesa, ma fosse anche di altro, io ho citato anche il progetto HERA dell'Unione Europea che doveva creare appunto questa grande autorità sanitaria per sostenere i sistemi sanitari dei vari Stati membri, che è stato un grande proclama ed è rimasto come la stessa banca dell'idrogeno, cioè grandi pianificazioni che poi non portano da nessuna parte.

Forse dobbiamo essere molto più sinceri e dire che le politiche di integrazione devono tener conto di un fatto semplice e banale: l'Unione Europea oggi non può e non ragiona come unico corpus, è un insieme di medie potenze e un insieme di medie potenze deve trovare degli elementi più di coordinamento che di integrazione.

Anche quando il collega Padovani (non me ne voglia, ma mi ha dato un sacco di spunti) ha parlato di politica di integrazione europea della difesa, ma lei la difesa come la fa? Perché c'è un altro tema da considerare: quando si parla di riarmo, si dà per scontato che il riarmo sia un aumento dell'armamento che si ha, ma l'armamento in realtà è come lo yogurt, prima o poi scade, e se lei o chi altro ha seguito, ad esempio, l'interessante audizione del Capo di Stato maggiore della difesa di qualche giorno fa, il generale Portolano, si è reso conto che in tutto quello che ha detto e che in parte voglio riprendere, ha detto una cosa banalissima: che mancano le munizioni.

Le munizioni è il primo elemento di deterrenza prima ancora delle armi, perché io se ho un'arma e non ho la sua munizione, l'arma è sostanzialmente inutile.

Sì, sì, posso usare come un'arma bianca, però guardo chi ha fatto naja, io non l'ho fatta ma sull'argomento qualcosina, almeno dal punto di vista degli analisti, posso dirlo, visto un po' il mio percorso di studi, e sul riarmo non è soltanto una questione di quantità, ma anche di manutenzione e soprattutto di avere un esercito in condizioni di poter determinare la deterrenza. Ma non soltanto, c'è la necessità di adeguarsi alle nuove minacce: siamo tutti scioccati e confusi quando ci sono degli attacchi informatici, quando si parla di droni... queste sono minacce che devono interessare la difesa, e anche lì bisogna creare deterrenza perché i cyber attacchi non sono sempre e soltanto l'azione di un nerd qualunque in un sottoscala di una casa, ma spesso e volentieri ci sono dei Paesi che pesantemente investono in questo settore, pensiamo alla Nord Corea, pensiamo alla stessa Russia, pensiamo all'Iran, tra l'altro tutte realtà che il collega Padovani apprezza e che ricordo in una mozione citò addirittura come garanti della pace a Gaza. Questo me lo ricordo, vada a vedersi il resoconto, e sono andato a vedermelo prima di dirlo.

All'interno di quello c'è appunto anche il raggiungimento della capacità di deterrenza e di reazione rapida e di che cosa stiamo parlando? Che cos'è la deterrenza? Perché è una parolina che tanti utilizzano, stiamo parlando di una deterrenza di negazione? Di punizione? Di resilienza estesa, nucleare, convenzionale? Che cos'è la deterrenza?

La deterrenza è essere pronti a ogni evenienza. Io quella che preferisco è quella di resilienza, di non attacco, ma di difesa, perché è inutile che guardiamo la Russia ha invaso, l'Iran fa la guerra, la Turchia, Turchia che è nella NATO, ricordiamocelo, che fa quello che fa nel nord della Siria.

Io sarei quasi molto più preoccupato, come Italia, della Turchia e anche in parte della Serbia che guardare un po' più in là, perché ci sono dei grossi problemi, tra l'altro tutti Paesi che vengono da esperienze che alcuni colleghi qui invidiano, ma anche il rafforzamento della capacità industriale, che vuol dire anche non soltanto quello di produrre delle armi, perché l'industria della difesa è molto più complessa e purtroppo ha una particolarità, e abbiamo un esempio qua vicino. Spesso si parla della neutralità della Svizzera, ma l'esercito svizzero non è armato di gessetti, l'esercito svizzero è la strategia, il concetto strategico svizzero, che è immutato da anni, è una strategia di resilienza, di attesa, di difesa in caso di attacco.

Il Réduit National, concepito dal generale Henri Guisan durante la Seconda Guerra Mondiale, era una strategia di resilienza ed è un modello che, secondo me, l'Unione Europea dovrebbe prendere a modello, non è una difesa di attacco, ma è una deterrenza, perché? Perché nel mondo, come ci ha insegnato Hobbes, ci sono tanti uomini e donne cattivi e non siamo tutti buoni e tutti bravi. È facile andare con i manifesti in giro "Peace, vogliamo la pace". Senza la deterrenza la pace non si fa perché ci sarà sempre qualcuno che il male a qualcun altro lo fa prima di noi.

Poi c'è anche una questione, visto che abbiamo parlato di politiche di integrazione, che è appunto l'integrazione interforze, non soltanto all'interno di un Paese, ma anche tra Paesi.

Dico anche questo perché? Perché anche chi dice che dobbiamo diminuire, non dobbiamo riarmare, dobbiamo evitare di utilizzare i soldi per l'armamento ad altri scopi, tra l'altro il secondo punto dell'impegnativa delle colleghe mi ricorda un altro piano su cui io ho dei grandissimi dubbi e non sono l'unico, che è il PNRR, perché sulla sanità, sul sostegno alle filiere produttive industriali, gli incentivi all'occupazione, l'istruzione, gli investimenti green, mi sembra che un altro grande piano promosso, che ricordo, è un piano fatto prima di riforme e poi di investimenti, questo è il vero problema, ce lo siamo dimenticati, ma quando parliamo di idroelettrico dovremmo ricordarcelo, ci sono già dei piani che impegnano dei soldi e impegneranno nel tempo le generazioni a venire, non è detto che questi piani abbiano dato dell'efficienza al sistema produttivo e soprattutto alla nostra vita.

Perché dico questo? Perché dall'altro lato chi dice che è contrario, in ottica anche un po' giustamente propagandistica, non faccio assolutamente la vergine, anche io difendo le mie posizioni, si dovrebbe ricordare sempre, e parlavo prima del documento programmatico pluriennale della difesa, che oggi l'Italia ha comunque un bilancio, e gli Stati europei hanno un bilancio dedicato alla difesa, anche i paesi neutrali, proprio come dicevo la Svizzera, perché c'è sempre qualcuno che ti potrebbe attaccare, perché c'è sempre una minaccia che può derivare dall'interno, perché guardiamo soltanto all'esterno, poi quando scoppiano dei fenomeni di terrorismo ci ricordiamo che le minacce possono anche essere interne.

Oggettivamente quindi, al di là del tema del piano, se la volontà politica è quella di dire: "Non c'è la necessità di dotarsi di strumenti di difesa, non c'è la necessità di avere un esercito in funzione, non c'è la necessità di difendersi e di creare deterrenza", beh, da parte del sottoscritto e del nostro gruppo il voto è di astensione e ovviamente non siamo assolutamente a favore di chi crede in un mondo fatto di gnomi e di fate.

Presidente - Si è prenotato l'assessore Caveri, ne ha facoltà.

Caveri (UV) - Mi è stato chiesto qual è la mia posizione e la dirò volentieri, e devo anche dire, a nome della maggioranza, che la maggioranza si asterrà, avendo delle posizioni differenziate. Personalmente, credo che anche i colleghi rispettino la posizione di Andrea, che ovviamente non ci può stupire (è sempre stata questa la sua posizione politica) e credo che ovviamente, quando si parla di politica europea e di politica estera, sia legittimo poter avere delle posizioni differenziate.

Esprimersi non è facile e devo dire di averlo anche registrato in alcune discussioni che abbiamo fatto all'interno della delegazione italiana, perché da una parte Forza Italia sposava ovviamente la posizione favorevole del ministro Tajani che, fino a prova contraria, è il Ministro degli affari esteri; Fratelli d'Italia si è espressa attraverso la premier Meloni; la Lega sappiamo che ha una posizione diversa, d'altra parte il rapporto fra la Russia e la Lega è stato un rapporto storico, anche molto chiacchierato, e il vostro leader è andato con la maglietta con la faccia di Putin nella Piazza Rossa. Quindi è chiaro che esiste una posizione differenziata.

Scherzosamente, non si offenda Manfrin, voi riuscite ad avere Putin e Trump come esempi politici, anche se ovviamente dovrebbero avere una posizione piuttosto diversa l'una dall'altra.

Dicevo che non è facile esprimersi perché una delle cose importanti che io ho imparato dalla mia esperienza prima di parlamentare europeo, in un'epoca in cui non c'era ancora stato l'allargamento, ma esistevano quelli che venivano chiamati parlamentari fictifs, cioè venivano i parlamentari dei Paesi dell'est del centro Europa nell'aula, potevano parlare ma non votare, e poi, successivamente, nell'esperienza al Comitato delle Regioni, la paura storica che i Paesi dell'est del centro Europa hanno nei confronti di quella che è stata l'Unione Sovietica e poi della Russia.

Quando questi Paesi, come per esempio Finlandia e Svezia, hanno chiesto di aderire alla NATO, non l'hanno fatto per divertissement, la notizia degli scorsi giorni è che i russi stanno preparando il confine con la Finlandia per una possibile invasione; saranno fantasie, sarà propaganda, ma se voi parlate con i polacchi o parlate con i cechi vi renderete conto che questa paura atavica non è basata su elementi astratti, è basata su prezzi pagati nel corso della loro storia, della storia più lunga, quella millenaria, della storia moderna, potremmo definirla, ma anche della storia contemporanea, non è che l'Unione Sovietica, dopo gli accordi di Jalta, sia stata molto tenera con questi Paesi. La rottura della cortina di ferro, la caduta del muro di Berlino è la scelta dell'Europa. Io c'ero in quegli anni, ricordo le grandi discussioni, può essere simpatico o no, ma all'epoca era presidente della Commissione Europea Prodi che diceva: "L'unica ragione per cui noi dobbiamo allargare è perché dobbiamo aiutarli a un difficile ritorno alla democrazia".

È chiaro che loro chiedono di riarmarsi, ma non lo fanno per divertimento, lo fanno perché hanno un vicino scomodo, hanno un vicino aggressivo, e questa aggressività è dimostrata da tutta la storia che si accumula, da tutta la storia della Russia e poi dell'Unione sovietica.

Mi si chiede come la penso, allora io mi rifaccio a una grande personalità, che non che non può essere tra l'altro negata nella sua totale equidistanza rispetto ai totalitarismi di destra e di sinistra, che è George Orwell.

Orwell partì per la guerra di Spagna come volontario nel 1936 che era un pacifista fatto, completamente, era un pacifista convinto; quando tornò da questa guerra disse che non si poteva non scegliere la via armata perché era l'unico modo per fermare nazismo e fascismo. E quando viene evocato il Manifesto di Ventotene, nel quale io mi riconosco, è figlio dei suoi tempi, quindi probabilmente ci sono anche delle parti che sono invecchiate, vorrei ancora vedere, ci sono parti invecchiate anche nella dichiarazione di Chivasso, quindi quando tu scrivi le cose negli anni '40, non puoi pensare che una lettura contemporanea ti dia una piena contezza dei fatti, ma io vorrei ricordare che uno dei tre scrittori della dichiarazione di Ventotene, del Manifesto di Ventotene, Eugenio Colorni, fu ucciso nel 1944 a pistolettate dalla celebre banda Koch perché era partigiano, e io mi sono sempre riconosciuto in questa visione della necessità, anche in certi casi, di essere armati, e tutto il mondo partigiano l'ha dimostrato, non c'è stata una scelta pacifista dopo l'8 settembre quando la gran parte delle persone è salita in montagna, perché non c'era alternativa.

Come si fanno a fermare oggi i russi anche solo dal punto di vista tattico, strategico?

Io apprezzo molto le manifestazioni, il pacifismo, i fucili con il tappo, benissimo, ma credo che la realtà sia che oggi una parte dei fondi del bilancio comunitario dovranno essere spesi lì. È chiaro che la battaglia in questo momento - mi si chiede la posizione da parte delle Regioni - è quella di dire nel caso italiano, perché ci sarà una volontarietà di scelta degli Stati membri, cioè gli Stati membri potranno usare una parte dei fondi comunitari per il riarmo, chi non vuole usare quei fondi li userà, come capiterà per l'Italia, in maniera diversa, credo che sia legittimo che questa sia una scelta dei singoli Stati.

Poi, naturalmente, uno può spingersi anche più in là e chiedersi se alcune intuizioni del passato, quella dell'esercito europeo, ricordo De Gaulle, ricordo altre persone, ricordo il tentativo di un esercito misto franco-tedesco, ci si chiede se oggi abbia un senso avere una forza armata europea.

Io credo che se vogliamo contare sullo scacchiere mondiale e se vogliamo in qualche maniera renderci conto che oggi una scelta di mancato investimento sulla difesa si contrapporrebbe in maniera un po' ridicola rispetto a una Cina sempre più aggressiva e purtroppo a una Russia sempre più aggressiva, su che cosa vogliano fare gli Stati Uniti è un punto interrogativo perché non si è ancora capito se Trump lascerà o no l'Europa con le proprie basi militari oppure no.

Insomma, sono temi che sono talmente più in alto rispetto alle competenze e ai poteri del nostro Consiglio Valle che è molto difficile e rischiamo di diventare grotteschi a fare certi discorsi, però è giusto farlo.

Siamo comunque un piccolo Parlamentino, espressione di un popolo, che è il popolo valdostano, ed è legittimo fare discussioni di questo genere.

Credo però che si debba essere - e l'astensione credo che porti oggi a poter consentire di avere una misura e un atteggiamento equilibrato - equilibrati, non si può far finta di niente, non si può neppure far finta in Italia che i pacifisti di fede, che per fortuna ci sono, e sono un elemento di contrapposizione a chi magari ha una logica guerrafondaia, ma non si può neanche far finta che in Italia non ci siano i pacifinti.

Se noi oggi andiamo a scorrere alcuni giornali, alcune persone che appaiono nelle televisioni, ci si chiede veramente: a chi giova? Esiste oggi, e noi l'abbiamo vissuto in maniera assolutamente marginale, con gli attacchi ai nostri siti da parte di hacker russi, questo è testimoniato che sono gli hacker russi, questo ce l'ha comunicato l'Agenzia nazionale, questi sono attacchi che vengono fatti regolarmente per disturbare, chiaramente a noi non è che disturbino più di tanto, però devo dire che a livello europeo ci sono state discussioni su attacchi di questo genere che, per esempio, hanno colpito ospedali, hanno colpito aeroporti, che incominciano a diventare degli elementi, visto che si parla tanto di cybersicurezza, che non sono per nulla marginali.

Nel rispetto quindi della posizione di tutti, di chi intenderebbe avere un Paese, un'Italia, un'Europa neutrale, è già stata ricordata la Svizzera dove i cittadini hanno il fucile mitragliatori in cantina, ma vorrei ricordare anche che gli eserciti forse più performanti in Europa sono quelli di paesi che fino a oggi sono stati neutrali, li ho già citati, come la Svezia e la Finlandia. Sono temi difficili, sono temi di coscienza, che pongono ciascuno di noi rispetto ai propri pensieri. Mi sono solo permesso di dire che oggi non votare questa scelta, questo documento, questa mozione che è stata presentata, non significa volersi mettere l'elmetto o pensare che la soluzione a tutti i problemi dell'umanità sia quella di darsela, come facciamo regolarmente dai tempi delle caverne (allora lo facevamo con la clava, oggi lo facciamo, purtroppo, sotto la minaccia nucleare), però, ripeto, ci sono anche delle scelte che toccano i Governi e che devono essere assunte.

Presidente - Sono le ore 12:57, propongo di rinviare il resto della discussione al pomeriggio. I lavori del Consiglio si interrompono per questa mattina e ci si aggiorna alle ore 15:00. Siamo in discussione generale del punto n. 12 all'ordine del giorno.

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La seduta termina alle ore 12:57.