Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 4686 del 8 maggio 2025 - Resoconto

OGGETTO N. 4686/XVI - Interpellanza: "Predisposizione di un albo regionale degli esercizi storici, tradizionali e degli esercizi di vicinato".

Bertin (Presidente) - Punto n. 36. Consigliere Manfrin, ne ha facoltà.

Manfrin (LEGA VDA) - Come l'Assessore ricorderà, avevamo presentato un ordine del giorno collegato al Documento di economia e finanza regionale proprio su questo tema.

Diciamo che il problema, da allora a oggi - parlavamo di ottobre 2024, oggi siamo a maggio 2025 - il problema purtroppo si è sicuramente acuito e non risolto.

È stato particolarmente interessante vedere come è stata fatta un'analisi sul complessivo tra il 2012 e il 2024 fatto da Confcommercio, dove si è analizzato il panorama commerciale italiano e poi si è fatto un focus anche sulla Valle d'Aosta e abbiamo preso atto di come il panorama commerciale italiano nel suo complesso abbia subito una significativa trasformazione con la scomparsa di quasi 118 mila negozi al dettaglio e 23 mila attività di commercio ambulante a livello nazionale.

Se questo è il quadro purtroppo critico a livello nazionale, in Valle d'Aosta non brilliamo per dati positivi, anzi, purtroppo brilliamo per dati negativi e c'è un quadro particolarmente critico per il commercio al dettaglio, con un calo del 30% nei centri storici e del 24% nelle aree non centrali.

Se dovessimo analizzare questo fenomeno dal punto di vista strettamente dei dati, si direbbe probabilmente che c'è in generale una minor propensione all'acquisto o magari c'è un minor afflusso di persone, quindi i cali sono dovuti.

In realtà ci sono alcuni dati che sono in controtendenza perché il settore dell'ospitalità e della ristorazione ha registrato invece una significativa crescita, +16% nei centri storici, +19% nelle zone periferiche. Questo significa che le persone arrivano, soggiornano per esempio, quindi parliamo non soltanto di chi vive o risiede nella zona, ma anche dei turisti: arrivano, soggiornano, c'è chi si reca anche al ristorante, sempre nelle stesse zone, tanto in centro quanto in periferia e aumentano i numeri ma il commercio purtroppo invece registra dati sicuramente negativi.

Il fatto che i dati che erano stati resi noti da Confcommercio, prendendo ad esempio, uno tra tutti, quello sicuramente più eclatante del Comune di Aosta su cui magari è più semplice fare delle statistiche; è importante perché si era evidenziato già come un negozio su quattro negli ultimi dieci anni sul Comune di Aosta abbia chiuso, con un saldo di 131 esercizi al dettaglio chiusi su 474.

Sicuramente dettagli che non ci possono far dormire sonni tranquilli, perché ci troviamo di fronte veramente a una rivoluzione che sicuramente in parte è dettata anche purtroppo dall'affermazione delle piattaforme online, sicuramente su questo c'è anche qui un qualcosa che incide, ma d'altra parte se ci si caratterizza, e sicuramente si fa un'offerta anche di prossimità se la persona va e si reca all'albergo e al ristorante, se la persona passa davanti alle vetrine dei negozi, bisogna ovviamente immaginare che ci siano delle motivazioni per le quali non si acquista e non si entra.

Confcommercio, ma ovviamente anche noi, abbiamo provato a dare una motivazione non soltanto chiaramente rispetto alla crisi del commercio in generale, ma anche rispetto alle scelte sbagliate di molte amministrazioni.

Ovviamente noi - lo sa - siamo sicuramente molto critici sul Comune di Aosta, quindi critichiamo quello che è stato messo in piedi dal Comune di Aosta: basterebbe uno sguardo per capire come disseminare la città di piste ciclabili rimuovendo i pochi parcheggi disponibili senza creare delle alternative abbia creato sicuramente una minor circolazione, una minor possibilità di potersi fermare e fare degli acquisti, poi c'è tutta una questione legata agli arredi, all'ospitalità e al degrado, non ultimo ci sono moltissime motivazioni, ma sicuramente tutto questo ci dà una spiegazione di come, purtroppo, ci sia stato questo crollo verticale.

Su questo noi abbiamo provato a formulare delle proposte che erano oggetto dell'ordine del giorno che avevamo ritirato, si ricorderà, a fronte della sua risposta.

Siccome da ottobre a oggi non ci sono stati aggiornamenti, noi su questo però abbiamo intenzione di tornare, proprio perché la situazione drammatica ci mette di fronte alla necessità d'intervenire.

Nella nostra proposta, quella che avevamo formulato, c'era l'intenzione, la necessità e la volontà di provare a tutelare quegli esercizi commerciali che resistono e da questo prendiamo spunto su quello che era stato fatto in diverse Regioni, in diverse città italiane, ma anche banalmente dal Comune di Aosta, che ancora oggi sul suo sito ha la disciplina dell'albo degli esercizi storici tradizionali del Comune di Aosta, ma non l'ha applicata, quindi c'è un regolamento e una disciplina dell'albo degli esercizi storici tradizionali che dovrebbe tutelare questo tipo di commercio e che, purtroppo, però oggi non è attivo.

È un regolamento che viene fatto a seguito di una delibera del 2004, un regolamento che ha visto la sua applicazione con delibera di Giunta nel 2005, che prevede una serie di sostegni e di supporti proprio per queste categorie.

Le categorie che abbiamo individuato, sostanzialmente da sostenere, anche per dare un'identità... e qui voglio dare, lo ricorderà, l'avevo già fatto la volta scorsa, ma repetita iuvant, un'idea anche di quello che è il commercio che noi immaginiamo.

Il commercio che noi immaginiamo, soprattutto per esempio nei centri storici delle città, è un commercio che ovviamente si caratterizzi per l'identità del territorio, perché se noi andiamo a prendere il negozio che ha lo stesso marchio e che offre gli stessi prodotti da Aosta a Berlino, a Milano, a Bangkok, a New York e compro sempre le stesse cose con quelle marche internazionali, sicuramente non dovrò recarmi ad Aosta, non avrò interesse a fare l'acquisto quando ci passo davanti, perché sarà una cosa che posso comprare ovunque.

Stessa cosa per quei prodotti di basso livello, chiamiamoli così, che vengono offerti e che nulla hanno a che vedere con un centro storico, le cover dei telefoni per esempio, il negozio di chincaglieria etnica a fianco al quale si vende anche una bottiglia di vodka e uno snack anche a orari impensabili: abbiamo parlato di quello che è successo in Via Festaz e quant'altro.

Queste cose qui non rispondono, secondo noi, a canoni che dovrebbero avere invece i centri storici, che dovrebbero invece rispondere a un canone d'identità e dare un'offerta sicuramente commerciale che possa rispettare e che possa anche interessare una persona che di passaggio arriva lì e dice: "C'è un prodotto nuovo, c'è un qualcosa che posso trovare solo qui e quindi sono stimolato ad acquistare".

Abbiamo individuato queste tre categorie, come le dicevo, la prima è quella delle attività storiche, che è caratterizzata da una documentata e accertata continuità nel tempo, all'insegna dell'attività svolta della stessa sede fisica, l'attività (incomprensibile) le imprese che abbiano ispirato siano indissolubilmente da tempo legate alla toponomastica locale, quindi con una presenza storica.

Vi faccio un esempio su tutti, che tanto ci passiamo davanti: chiunque adesso esca da Palazzo regionale e giri a destra si troverà di fronte, entrando nella via centrale, all'insegna dell'Ancien Bazar, però ovviamente, nel negozio che oggi è al suo posto, sicuramente di ancien bazar non riporta più nulla; c'è un'insegna storica che viene mantenuta ma il suo interno non rispetta quei canoni.

Quelle attività che invece non hanno mai modificato e sono delle istituzioni all'interno di una città sicuramente rispondono ai canoni delle attività storiche.

Ci sono poi le attività tradizionali (quelle caratterizzate dalla presenza di prodotti dalla tradizione locale oppure frutto di lavorazioni tradizionali o attività di servizio realizzate secondo tecniche e modalità consolidate, tramandata nei costumi e nelle consuetudini a livello locale e/o regionale), queste sono chiaramente quelle attività identitarie che fanno di una tipologia, sia per materiali, sia per prodotti in generale, un qualcosa di interessante e di rispondente ai canoni di interesse del commercio.

Ancora - e di questo si è parlato e di questo devo darle atto, Assessore - sicuramente si sono fatti passi avanti e si è portata avanti un'iniziativa interessante rispetto agli esercizi di vicinato, che sono quelli che noi abbiamo sempre chiamato i presidi del territorio, quelli aventi superfici di vendita non superiori a 250 m² nel Comune di Aosta e di 150 m² in tutti gli altri Comuni della Valle d'Aosta.

Il collega Lavy si è particolarmente interessato anche su questo rispetto alla proposta di legge che lei ricorderà sulla difesa anche degli esercizi di vicinato rispetto alla grande distribuzione; ecco la necessità di tutelare anche questi presidi, quei famosi negozi, che sono per esempio nei piccoli Comuni e magari fungono da supermercato, bar, tabacchi, giornali e quant'altro: chiusi quelli, si fa morire un paese.

A supporto di tutto questo, con quest'interpellanza le chiediamo a questo punto se vi sia intenzione di predisporre un albo regionale degli esercizi storici tradizionali e degli esercizi di vicinato, al fine di predisporre agevolazioni e sostegni con il coinvolgimento degli Enti locali.

Presidente - Risponde l'assessore Grosjacques.

Grosjacques (UV) - Grazie al collega Manfrin, perché, esattamente come noi, è molto attento, insieme ad altri colleghi, alla crisi del commercio, che per certi codici Ateco è assolutamente irreversibile, ma per le motivazioni che lei ha già ampiamente citato, quindi grande distribuzione, e-commerce e una serie di altre attività che rendono ovviamente impossibile poter mantenere delle attività.

Lei ha citato lo studio Confcommercio, ma proprio perché sul tema siamo molto attenti e monitoriamo la situazione, io ho letto con attenzione un'analisi fatta da Confesercenti che però alla fine arriva alle stesse conclusioni che, peraltro, non sono in linea con quello che ha detto lei, ma non sono in linea neanche con il mio pensiero, perché condivido quello che lei ha detto: è inutile che nel centro storico arrivino delle nuove attività commerciali se queste attività commerciali sono poi in buona sostanza un franchising di attività e di beni che possono essere replicati in qualsiasi città.

Sono quindi assolutamente d'accordo nel dire che bisogna trovare delle soluzioni, che però oggi i vari report purtroppo non mettono a fuoco, se non analizzare l'emorragia che noi abbiamo cercato in qualche modo di tamponare con la misura che lei ha citato nella sua premessa, nella sua illustrazione, che è quella del sostegno agli esercizi di vicinato.

Per arrivare alle domande, proprio in occasione del DEFR che lei ha citato, avevo segnalato che era in corso la discussione di un disegno di legge statale che riguardava proprio l'istituzione di un analogo albo nazionale e che sarebbe quindi stato opportuno attenderne l'approvazione per evitare di lavorare alla creazione di albi regionali che avrebbero poi potuto risultare incompatibili con l'albo nazionale.

Il 27 dicembre, con decreto legislativo n. 219, l'albo nazionale effettivamente è stato istituito e l'Assessorato ha già avuto un primo confronto sul tema con Confcommercio Valle d'Aosta, esaminando le tematiche che ritroviamo oggi nella sua iniziativa ispettiva.

Dalla lettura del decreto emerge innanzitutto che delle tre tipologie di attività che lei ha individuato, quindi le attività storiche, le attività tradizionali e gli esercizi di vicinato, soltanto la prima, quindi l'attività storica, potrebbe essere ricondotta all'impianto previsto dalla norma nazionale, che prevede invece una distinzione in attività commerciali storiche, botteghe artigiane ed esercizi pubblici storici.

In relazione a quest'aspetto, sulla base di un confronto avuto con Confcommercio Valle d'Aosta, si ritiene che per le attività tradizionali non vi siano gli elementi, né nazionali né regionali, per le istituzioni di uno specifico albo, in quanto si è in assenza di una precisa definizione di cosa s'intenda per attività tradizionale e dei requisiti per considerarla tale, com'era peraltro già emerso nell'attuazione di altre iniziative avviate negli anni scorsi.

Per quanto riguarda gli esercizi di vicinato è invece ben chiara la normativa - sia quella statale che regionale - e l'istituzione di un albo sarebbe totalmente priva di un valore aggiunto per l'impresa, nonché di difficilissima gestione, stante il forte turnover che caratterizza queste tipologie di attività.

Un secondo aspetto da rilevare è che il decreto legislativo 219/2024 da una parte, quindi all'articolo 3 comma 1, riconosce la possibilità per i Comuni, le unioni di Comuni, le città metropolitane, le Province, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano di istituire propri albi delle attività commerciali, delle botteghe artigiane e, ove previsto dalle norme regionali o locali, degli esercizi pubblici storici, ma dall'altra parte, all'articolo 3, comma 9, prevede che le modalità con cui le Regioni possono intervenire sui requisiti richiesti per l'iscrizione delle attività commerciali agli albi siano stabilite con un decreto di natura regolamentare del Ministro delle Imprese del Made in Italy, da adottare entro il 29 giugno 2025, di concerto con i Ministri della cultura e del turismo e di intesa con la Conferenza unificata.

Per dare attuazione all'istituzione dell'albo nazionale delle attività commerciali delle botteghe artigiane e degli esercizi commerciali è inoltre prevista l'adozione, entro il 2 maggio 2025, quindi la scorsa settimana, di un ulteriore decreto del Ministro delle imprese e del Made in Italy - di concerto con il Ministro del turismo, per le questioni di competenza - che dovrà provvedere: all'individuazione delle caratteristiche dell'albo nazionale della sezione delle attività storiche di eccellenza e di ulteriori sezioni per categoria merceologica, nonché alle modalità per lo scambio d'informazioni con Regioni, città metropolitane, Comuni e Province autonome per l'aggiornamento periodico, alla pubblicazione dell'albo in una specifica sezione del sito Internet del Ministero delle imprese del Made in Italy con rinvii ai siti Internet di Regioni e Comuni; alla predisposizione, nel Portale italia.it del Ministero del turismo e nel sito Internet di Enit S.p.A., di un rinvio alla sezione del sito Internet del Ministero delle imprese del Made in Italy in cui è pubblicato l'albo; alla pubblicazione sul sito Internet del Ministero del turismo delle informazioni sulle attività di valorizzazione che saranno adottate e, infine, alle modalità di raccordo con Regioni, città metropolitane, Comuni e Province autonome. In relazione in particolare a quest'ultimo punto, quindi alle modalità di raccordo, si ritiene opportuno attendere che il Ministero abbia chiarito il quadro in cui le Regioni e gli altri Enti locali dovrebbero operare per garantire un raccordo efficace tra albi regionali e albo nazionale. È un parere, questo, ampiamente condiviso anche a livello interregionale.

Confcommercio Valle d'Aosta - che ovviamente abbiamo consultato anche su questo punto per poter fornire una risposta che tenga conto anche delle necessità delle categorie maggiormente rappresentative - ha confermato che dalle riunioni intercorse con la sede nazionale di Confcommercio e della Federazione dei pubblici esercizi è emersa l'opinione condivisa che per tutte le Regioni nelle quali non è già presente una specifica legge regionale d'istituzione delle attività storiche, sia più opportuno attendere l'emanazione dei decreti attuativi del decreto legislativo 219/2024, quindi quello del 29 di giugno e quello del 2 maggio che, a oggi, non sono ancora stati approvati. Tutto questo al fine di poter procedere allo studio di una normativa che possa adattarsi pienamente alla nostra realtà.

Presidente - Consigliere Manfrin, a lei la parola.

Manfrin (LEGA VDA) - Se riflettiamo sul tema, ovviamente ci rendiamo conto di una cosa, che se è vero quello che aveva detto, che c'era appunto in preparazione... peraltro è una proposta di legge che è stata formulata anche in collaborazione con il collega Molinari, che è capogruppo Lega alla Camera e che abbiamo immediatamente interpellato proprio sulla questione, in realtà diciamo che quel tipo di proposta non va nella direzione che auspicavamo, ma perché? Per due motivi molto semplici.

Il primo è che la tutela degli esercizi storici prevede dei canoni che lei avrà visto: le argomentazioni dei canoni sono adattabili a poche imprese commerciali della nostra regione, poche imprese commerciali hanno i requisiti per poter rientrare fra quelli storici, quindi se è giusto tutelare - e per questo noi abbiamo considerato tre tipologie di categorie - gli esercizi storici, la tutela dei soli esercizi storici non garantisce un supporto e una promozione dell'intero panorama del commercio.

Ecco perché quello è sì un passo importante, probabilmente molto più rispetto a grandi città rispetto a queste, anche città che, per esempio, stanno subendo colonizzazioni di attività commerciali estere, chiamiamole così; nella nostra realtà, però, immaginiamo una necessità diversa, ed è per questo che proprio in virtù del fatto che il commercio è una materia di competenza concorrente con lo Stato, immaginavamo di andare oltre questo tipo di proposta e di includere quelle due altre categorie che abbiamo formulato.

Non è così difficile, rispetto a quello che ci ha detto, individuare la tipologia di attività tradizionale, lei ha detto che è di difficile individuazione, ma noi in realtà delle definizioni le abbiamo trovate e abbiamo anche provato a formularle: attività tradizionali che sono caratterizzate dalla presenza di prodotti della tradizione locale e/o frutto di lavorazioni tradizionali o attività di servizio, realizzate secondo tecniche e modalità consolidate, tramandate nei consumi delle consuetudini a livello locale o regionale, quindi o prodotti, immaginiamo la classica grolla, che è sicuramente un prodotto tradizionale, o frutto di lavorazioni tradizionali, quindi chiaramente lavorate o anche con materiali, perché anche questo ovviamente è stato inserito, materiali ovviamente locali, o attività di servizio, immaginiamoci l'attività artigianale che produce prodotti della tradizione fatte con queste modalità -allora in questo caso, poi è chiaro che bisogna traspondere questo concetto poi a livello pratico, e qui sicuramente un confronto con le associazioni secondo me è possibile ed è possibile individuarlo - e infine, dall'altra parte, l'esercizio di vicinato.

Tutelando queste tre tipologie, si tutela da una parte, secondo noi, l'albo non è soltanto un atto di merito, dicendo: "Siete nell'albo" ed è chiusa lì; l'albo deve dare luogo poi chiaramente a una serie d'interventi quali sgravi fiscali, sostegni economici alle attività, possibilità di supportare attivamente con promozione quel tipo di attività, allora lì si va a fare un'azione che, secondo noi, è quella importante di supporto e di sostegno, ma si va a farla nel senso delle attività che sono quelle che noi vogliamo, condivido - ho preso atto con piacere, ma l'avevo già preso l'altra volta scorsa che il concetto è condiviso - il fatto di sostenere attività che sono tipiche del nostro territorio e che sono storiche.

Secondo noi la possibilità di fare questo c'è, bisogna chiaramente definire le modalità, ma poter fare una proposta di legge nostra, al netto di quello che può essere fatto sull'albo delle attività storiche a livello nazionale, secondo noi è possibile e l'idea di poter provare a lavorarci secondo noi è assolutamente fattibile.

Prendiamo quindi atto della sua risposta e della questione a livello nazionale, noi chiediamo uno sforzo in più sul livello locale per poter tutelare le attività che abbiamo individuato nella nostra esposizione.