Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 4684 del 8 maggio 2025 - Resoconto

OGGETTO N. 4684/XVI - Interpellanza: "Assunzione diretta nel Servizio Sanitario Nazionale dei medici di medicina generale".

Bertin (Presidente) - Punto n. 23. Consigliere Restano, a lei la parola.

Restano (RV) - Parliamo del Piano regionale per la salute e il benessere sociale e dei medici di medicina generale, il nostro PSBS, in particolare la macroarea 2 dal titolo: "Una nuova rete territoriale dei servizi come risposta integrata per la salute e il benessere sociale dei cittadini", che prevede il passaggio dai poliambulatori alle Case di comunità.

Abbiamo due tipi di Case di comunità: a media intensità, con un servizio H12, e ad alta complessità, con un servizio H24. In entrambi i casi il ruolo del medico di medicina generale e del pediatra di libera scelta è particolare ed è essenziale per l'attività svolta all'interno delle Case di comunità.

Ma nello stesso piano si prevede l'istituzione dell'Ospedale di comunità, che coinvolge anch'esso l'attività del medico di medicina generale, un'attività di responsabilità rispetto all'Ospedale di comunità. Diventa una figura fondamentale, questo in perfetta linea con quanto previsto dal Governo nazionale, anzi, andiamo oltre, molte volte con orgoglio, il Governo sottolinea il fatto che per la Valle d'Aosta era previsto solo un Ospedale di comunità, ma noi no, noi ne facciamo due per migliorare i servizi al cittadino.

Ma cosa succede? Il Governo nazionale prevede una riforma del ruolo del medico di medicina generale, perché cosa afferma? Che per svolgere tutti questi compiti il medico di medicina generale deve essere un dipendente del servizio nazionale sanitario, e qui è partita una rivolta da parte dei medici di medicina generale che, come ben sappiamo, sono convenzionati con le aziende sanitarie.

Il Ministro afferma che per far funzionare le Case di comunità e gli Ospedali di comunità bisogna prevedere l'assunzione dei medici di medicina generale.

Allora la Federazione dei medici di medicina generale protesta e afferma che la riforma dei medici di medicina generale c'è già stata con il Decreto Balduzzi, noto consulente della Regione Valle d'Aosta, e che non serviva andare oltre. Noi ci siamo allineati con i dettami dello Stato e, come ho detto prima, siamo andati oltre.

Cosa accade? Anche in Valle d'Aosta i medici hanno avviato una forma di protesta, arrivando anche a una raccolta firme. Mi rivolgo all'Assessore perché il Governo, all'interno del quale lui opera a trazione unionista, vede in questo caso esprimere da parte dell'Union Valdôtaine una posizione netta contro questa riforma.

Allora nascono delle perplessità: se a livello nazionale si ritiene questa riforma essenziale per far funzionare le nuove Case di comunità e gli Ospedali di comunità, noi chiediamo, senza esprimere giudizi, come si pensi in Valle d'Aosta di procedere, quale sia l'attività che si vuole fare; se sia stato valutato l'impatto della proposta di assumere direttamente nel servizio sanitario nazionale avanzata dal Ministro Schillaci sul nostro Piano della salute e del benessere sociale e chiediamo, inoltre, quale sia la posizione dell'Assessore competente rispetto alla proposta prospettata dal ministro Schillaci e se, alla luce di quanto ho appena accennato, si intenda procedere a un'eventuale modifica del nostro PSBS, oppure se si pensi di riuscire a organizzare tutto il sistema anche con questa forma di dicotomia.

Presidente - Risponde l'assessore Marzi.

Marzi (SA) - Rispondo congiuntamente ai due quesiti. Ritengo anzitutto importante chiarire bene il perimetro dell'argomento che stiamo trattando, poiché il modello organizzativo del servizio sanitario pubblico italiano, e quindi anche quello regionale, è molto complesso e articolato.

In una maratona mattutina, come quella attuale, quasi tutti noi colleghi stiamo dando per scontato che quei pochi o tanti che ci stiano ascoltando ci capiscano, ma di fatto a volte non è così.

Il tema di quest'iniziativa riguarda la medicina convenzionata, ovverosia una serie di professionisti della sanità che prestano la propria attività a favore del servizio sanitario pubblico ma che non sono reclutati dalle aziende sanitarie con rapporto di subordinazione e quindi, per capirci, non sono dei dipendenti delle aziende medesime.

La loro attività è disciplinata da specifici accordi collettivi nazionali, ACN, nonché da un livello di contrattazione regionale, gli accordi integrativi regionali, gli AIR.

Si tratta quindi delle seguenti figure professionali: i medici di medicina generale, quelli che noi chiamiamo medici di famiglia, i pediatri di libera scelta, gli specialisti ambulatoriali interni, veterinari ed altre professioni sanitarie ambulatoriali, biologi, chimici, psicologi.

Parliamo di professionalità della sanità, con una forma di collaborazione alternativa a quella della dipendenza, quindi dell'essere lavoratori dipendenti, che si colloca tra una posizione di para subordinazione e un regime di libera professione.

L'oggetto dell'interpellanza riguarda specificatamente i medici di medicina generale o medici di famiglia, i quali, a loro volta, si suddividono in: medici di continuità assistenziale, oggi qualificati come medici a prestazione oraria (un tempo quelle che erano le guardie mediche), i medici di assistenza primaria, oggi definiti a ciclo di scelta, che sono i medici di famiglia e quindi i medici di base.

Oltre a questi i medici dell'emergenza sanitaria territoriale, i cosiddetti MET.

Il nuovo accordo collettivo nazionale prevede che tali professionisti possano confluire nel cosiddetto ruolo unico per un esercizio congiunto dell'attività a ore e dell'attività di medico di famiglia.

Il tema dibattuto è quello di un loro possibile passaggio al rapporto di dipendenza. Si tratta di un tema che non è nuovo, che è particolarmente ampio e complesso e che proprio in ragione di tale complessità da anni viene trattato, poi lasciato e poi ripreso, da vari Governi di ogni colore che si succedono a livello nazionale.

Per quanto riguarda la nostra regione, confermiamo di aver sempre riconosciuto l'importante ruolo dei medici di medicina generale e il rapporto di fiducia che noi abbiamo con loro e che loro hanno con i loro assistiti.

In un territorio di montagna complesso come il nostro - sia dal punto di vista geografico e morfologico sia dal punto di vista demografico - i medici di medicina generale rappresentano delle importanti e preziose sentinelle sul territorio a garanzia di un'assistenza sanitaria continua e capillare.

Proprio in questo senso è stato improntato e richiamato il Piano della salute e del benessere sociale 2022-2025 il quale, nel disegnare la nuova sanità territoriale della nostra regione, ha voluto proporre un modello organizzativo, cosiddetto "Hub e Spoke", ovverosia un modello che non si limita a centralizzare i servizi in uniche grandi sedi di fondovalle, ma che si preoccupa di garantire risposte ai cittadini residenti anche nelle vallate e nei piccoli villaggi che caratterizzano il nostro territorio di montagna, e questo in coerenza con tutte le varie attenzioni e azioni che sono intraprese a livello regionale nei vari settori per scongiurare lo spopolamento delle nostre aree più interne, da quelli politici a quelli tecnici.

La fortuna di trovarci in un contesto di piccole dimensioni con una sola azienda sanitaria ci permette di dialogare in modo regolare e costante per affrontare la complessità giornaliera del mondo della sanità, cercando insieme di risolvere al meglio ogni questione.

In questo senso il dialogo con i medici di medicina generale e con le loro Organizzazioni sindacali di settore, nonché con la nostra Azienda USL, è continuo e costante.

Insieme, nelle sedi preposte, quelle che abbiamo citato poc'anzi, e cioè il Comitato regionale, il Comitato aziendale e la delegazione trattante, abbiamo discusso linee strategiche di sviluppo e approvato diversi accordi per dare risposta concreta alle esigenze di volta in volta rappresentate.

Tra gli accordi integrativi regionali che ho messo in premessa - i cosiddetti AIR più significativi di recente approvazione - ricordiamo l'AIR sulle cure domiciliari, con una delibera di Giunta che è la 1162/2024, l'anno scorso, con la quale abbiamo aggiornato i compensi per gli interventi nell'ambito delle prestazioni dei medici a domicilio e incentivato la presa in carico dei pazienti, in coerenza con gli obiettivi dettati dal PNRR su questo tema, che chiedono di raggiungere una presa in carico complessiva di almeno il 10% della popolazione con più di 65 anni entro il 2026.

Sul tema informiamo che anche per l'anno 2024 la nostra Regione ha raggiunto l'obiettivo PNRR relativamente all'assistenza domiciliare integrata, e cioè l'ADI, con 2.855 pazienti presi in carico, a fronte di un obiettivo da raggiungere che era pari a 2.789 pazienti, quindi con ben 66 pazienti in più.

Abbiamo approvato l'IAR sulle aggregazioni funzionali territoriali, credo che siamo tra le pochissime Regioni a essere riuscite a farlo, e cioè l'AFT, una delle grandi istituzioni inserite all'interno del nostro Piano della salute e del benessere sociale; è stato fatto con la delibera di Giunta regionale 1160/2024, cioè sempre dell'anno scorso, con la quale si sono istituite le quattro AFT per l'organizzazione del lavoro sul territorio regionale e si sono disciplinati i termini dell'attività assistenziale nonché la remunerazione per i referenti delle AFT stesse.

È stato approvato l'AIR per le medicine di emergenza sanitaria territoriali, i MET, con la delibera 22/2024, cioè sempre l'anno scorso, con il quale sono stati adeguati i compensi per l'attività dei medici.

L'AIR, per le zone disagiate e disagiatissime del 2022 (da parte del collega Barmasse) per rendere maggiormente attrattivo il mantenimento, nonché la nuova apertura di ambulatori anche nelle zone più complicate del nostro territorio.

L'AIR per la continuità assistenziale nel 2021, sempre da parte del collega Barmasse, volto a incentivare le attività assistenziali anche fuori dagli ambiti di ordinaria assegnazione ai medici.

Tutto ciò rende evidente che nel mio ruolo di amministratore pubblico sto lavorando tutti i giorni, naturalmente assieme a tutti i colleghi preposti e a tutti gli uffici, con tutte le declinazioni presenti dei medici convenzionati e con le loro rappresentanze sindacali, che saluto e ringrazio, per cercare di trovare le migliori soluzioni possibili che devono vederci confrontare e collaborare.

Gli atti che abbiamo approvato, dato che le amministrazioni dimostrano il proprio agire per acta, e non a parole, sono la migliore delle prove della centralità dell'importanza che abbiamo dato, diamo e daremo alla medicina convenzionata in Valle d'Aosta, però a noi spetta anche un ruolo istituzionale, e quindi super partes.

Ebbene, in questo ruolo noi non comprendiamo come sia possibile scegliere un momento storico come questo per dividere il mondo della sanità pubblica, poiché non comprendiamo politicamente coloro che vogliono spaccare - in politica è facile - e aumentare il conflitto tra sanità ospedaliera e sanità territoriale, mettere zizzania tra generazioni della medicina convenzionata, proponendo di poter diventare dipendente solo alle nuove generazioni, presentare un forte conflitto anche su quest'aspetto tra Regioni e Stato e tra Stato e Regioni - non sto parlando di lei collega Restano, ho visto che ha preso la penna, non è lei l'oggetto del contendere. Se ascoltasse invece di scrivere, se vuole rileggo l'ultimo pezzo, lei non è compreso perché non lavora per lo Stato italiano. Il caso specifico era semplicemente fatto perché la questione non riguarda il collega Restano.

Ripeto: in politica è facile spaccare, spaccare e aumentare il conflitto tra sanità ospedaliera e sanità territoriale, mettere zizzania tra generazioni nella medicina convenzionata proponendo di diventare dipendente solo alle nuove generazioni, presentare un forte conflitto anche su quest'aspetto tra Regione e Stato e tra Stato e Regioni, ma il nostro ruolo non lo consente; compreso il suo, infatti lei non lo fa.

Noi possiamo solo osservare, ascoltare tutti e portare pace e buon senso, possiamo solo auspicare che si opti, anche in questo caso, per tornare a scegliere il confronto e la mediazione, per cercare la soluzione migliore per la sanità pubblica che non è di coloro i quali vi lavorano dentro, qualsiasi sia il proprio ruolo e il proprio tempo a disposizione, da chi fa l'Assessore regionale pro tempore a coloro i quali prestano questo primario servizio tutti i giorni con serietà e fiducia dei propri assistiti e pazienti, perché di questi ultimi è il servizio sanitario pubblico italiano dei cittadini italiani stessi.

Tutto il resto è legittimo, ma attiene alla politica di ogni parte e ai comunicati dei partiti o movimenti politici, così come agli Assessori o ai Ministri o di altri partiti o movimenti.

L'AIR per la continuità assistenziale nel 2021, sempre da parte del collega Barmasse, volto a incentivare le attività assistenziali anche fuori dagli ambiti di ordinaria assegnazione ai medici.

Tutto ciò rende evidente che nel mio ruolo di amministratore pubblico sto lavorando tutti i giorni, naturalmente assieme a tutti i colleghi preposti e a tutti gli uffici, con tutte le declinazioni presenti dei medici convenzionati e con le loro rappresentanze sindacali, che saluto e ringrazio, per cercare di trovare le migliori soluzioni possibili che devono vederci confrontare e collaborare.

Gli atti che abbiamo approvato, dato che le amministrazioni dimostrano il proprio agire per acta, e non a parole, sono la migliore delle prove della centralità dell'importanza che abbiamo dato, diamo e daremo alla medicina convenzionata in Valle d'Aosta, però a noi spetta anche un ruolo istituzionale, e quindi super partes.

Ebbene, in questo ruolo noi non comprendiamo come sia possibile scegliere un momento storico come questo per dividere il mondo della sanità pubblica, poiché non comprendiamo politicamente coloro che vogliono spaccare - in politica è facile - e aumentare il conflitto tra sanità ospedaliera e sanità territoriale, mettere zizzania tra generazioni della medicina convenzionata, proponendo di poter diventare dipendente solo alle nuove generazioni, presentare un forte conflitto anche su quest'aspetto tra Regioni e Stato e tra Stato e Regioni - non sto parlando di lei collega Restano, ho visto che ha preso la penna, non è lei l'oggetto del contendere. Se ascoltasse invece di scrivere, se vuole rileggo l'ultimo pezzo, lei non è compreso perché non lavora per lo Stato italiano. Il caso specifico era semplicemente fatto perché la questione non riguarda il collega Restano.

Ripeto: in politica è facile spaccare, spaccare e aumentare il conflitto tra sanità ospedaliera e sanità territoriale, mettere zizzania tra generazioni nella medicina convenzionata proponendo di diventare dipendente solo alle nuove generazioni, presentare un forte conflitto anche su quest'aspetto tra Regione e Stato e tra Stato e Regioni, ma il nostro ruolo non lo consente; compreso il suo, infatti lei non lo fa.

Noi possiamo solo osservare, ascoltare tutti e portare pace e buon senso, possiamo solo auspicare che si opti, anche in questo caso, per tornare a scegliere il confronto e la mediazione, per cercare la soluzione migliore per la sanità pubblica che non è di coloro i quali vi lavorano dentro, qualsiasi sia il proprio ruolo e il proprio tempo a disposizione, da chi fa l'Assessore regionale pro tempore a coloro i quali prestano questo primario servizio tutti i giorni con serietà e fiducia dei propri assistiti e pazienti, perché di questi ultimi è il servizio sanitario pubblico italiano dei cittadini italiani stessi.

Tutto il resto è legittimo, ma attiene alla politica di ogni parte e ai comunicati dei partiti o movimenti politici, così come agli Assessori o ai Ministri o di altri partiti o movimenti.

Presidente - Consigliere Restano, ne ha facoltà.

Restano (RV) - Grazie, Presidente, per avermi concesso la facoltà di rispondere. Assessore, lei è un Assessore di grande esperienza e peso politico, quindi è riuscito a parlare dieci minuti senza fornirmi la risposta.

Come però avrà notato, noi non ci siano schierati, ma le avevamo chiesto una risposta tutta politica. Lei fa parte di un Governo a trazione unionista che, dividendo la sanità, ha espresso una posizione attraverso la sua Commissione sanità e noi, sulla base di questa espressione, le avevamo chiesto un suo parere che lei non ha voluto fornire.

Noi non facciamo altro che prenderne atto e confermare quanto da lei detto: noi lavoriamo in favore di una sanità migliore, non per sollevare critiche ma solamente per costruirle, l'abbiamo dimostrato con l'interpellanza sui LEA e lo dimostriamo quotidianamente.

Spero che voi riusciate a fare altrettanto.