Oggetto del Consiglio n. 4647 del 17 aprile 2025 - Resoconto
OGGETTO N. 4647/XVI - Interpellanza: "Verifiche per predisporre una migliore programmazione delle attività venatorie".
Bertin (Presidente) - Torniamo al punto n. 47. Ha chiesto la parola il consigliere Manfrin, ne ha facoltà.
Manfrin (LEGA VDA) - Con questa iniziativa torniamo a parlare di attività venatoria, nello specifico rispetto ad alcune valutazioni che sono emerse dall'Ufficio Fauna appunto rispetto allo stato della fauna nella nostra regione. Abbiamo potuto prendere atto di alcune relazioni tecniche di alcune circoscrizioni, che peraltro non si sono limitate a fare delle valutazioni sulla singola circoscrizione, ma hanno ampliato la loro visione anche su altri aspetti e hanno fatto alcune valutazioni proprio generali all'intera Regione, quindi non limitandosi alla singola circoscrizione. Su queste analisi abbiamo ritenuto opportuno fare alcune valutazioni, si è tentato da parte appunto dell'Ufficio Fauna di dare una spiegazione e anche di cercare di fornire una motivazione rispetto a una pesante diminuzione di consistenza, che si può osservare appunto nella relazione delle specie camoscio, capriolo e cervo.
Secondo quello che emerge da questi dati, da queste relazioni, il calo è sostanzialmente da imputare a due fattori principali - questo è quello che emerge in maniera preponderante -: il primo è la riduzione del numero dei cacciatori e l'ipotizzato peggioramento della qualità e quantità dei censimenti; il secondo, che riteniamo essere ancora più grave, è quello che viene individuato nel fenomeno dei prelievi illeciti, il cosiddetto "bracconaggio", che si considera influente pur in assenza di dati in merito. Particolarmente e amaramente divertente risulta appunto uno dei consigli che emergono da queste analisi e da questa relazione a seguito di quello che si dice, ovvero nella parte "Per migliorare la qualità e quantità dei censimenti" si suggerisce ai cacciatori di far svolgere dei corsi sul tema sociale e del legame cacciatore e ambiente. Io ho trovato amaramente divertente questo generoso consiglio fornito. Leggendolo ci fa sovvenire una domanda: perché si arriva addirittura ad analizzare e a dare dei consigli di questo tipo sui corsi da far seguire ai cacciatori e invece si parla dell'effetto della predazione da parte del lupo in maniera assolutamente velata, se non proprio nascosta, all'interno di questa relazione? Quasi come se non esistesse, quasi come se la si volesse nascondere.
Per quanto riguarda invece la specie capriolo, nella relazione si ipotizza che il drastico calo di presenza sia da imputare a un piano di prelievo eccessivo sulla componente femminile. Poi, come dicevo, c'è questo riferimento proprio velato alla parte della predazione del lupo e alla possibile competizione col cervo.
Per quanto invece attiene al cervo, la flessione sarebbe da imputare ai piani di prelievo tali da azzerare l'incremento annuo, mentre per il camoscio, numericamente più stabile rispetto alle altre due specie, l'Ufficio Fauna raccomanda - credo a questo punto che lo raccomandi a sé stesso, perché i piani non li fanno certo i cacciatori - cautela nella programmazione dei prelievi dato il maggior tasso di successo di caccia, con riduzione del numero di femmine da prelevare. Nelle proposte migliorative conclusive, che si apprezzano nelle relazioni, si ipotizzano soluzioni quali rotazione delle fascette, il pagamento del singolo capo, la turnazione delle fascette sull'intera circoscrizione e una maggiore partecipazione e serietà nei censimenti.
Da tutto questo però non possiamo che distillare alcune considerazioni. Innanzitutto che l'estensore di queste relazioni, che siede all'Ufficio Fauna, ha come obiettivo, purtroppo - dobbiamo dire assolutamente "purtroppo" - quello di addebitare ai cacciatori e all'attività venatoria la responsabilità per quello che appare invece un assoluto fallimento gestionale che l'Ufficio non può che imputare a sé stesso e alle scelte fatte perlomeno, se dobbiamo analizzare i dati, negli ultimi quindici anni.
Un altro tratto grave - ne ho parlato prima ma vorrei che emergesse con forza - è quello che emerge rispetto a quello che viene definito il fenomeno degli eventuali prelievi illeciti, come se la possibile causa della flessione faunistica, questo sicuramente appare infamante e anche offensivo, credo, per la categoria dei cacciatori, oltre che privo di fondamento... perché io ho fatto anche una ricerca rispetto alle notizie, ma non ho visto traccia di quello che viene riportato. Magari ci sono decine e decine di provvedimenti di bracconaggio che sono stati rilevati nella nostra regione, noi però non ne abbiamo notizia. Magari l'Assessore ci potrà illuminare su questo, se ci sono fenomeni di decine e decine di bracconieri che sono stati bloccati, ma, a quanto ci risulta, secondo noi, questo fenomeno non esiste. È anche abbastanza inverosimile che si concretizzi l'ipotesi di prelievi non leciti senza che ci sia un intervento, peraltro necessario, giusto, repressivo del Corpo forestale dato che è presente in maniera capillare sul nostro territorio.
Anche il tentativo di addossare la responsabilità ai cacciatori della diminuzione della specie e un peggioramento della qualità e quantità dei censimenti, correlata alla diminuzione del numero dei cacciatori, è parecchio curioso, perché, da quello che ci risulta - anche qui abbiamo chiesto e assunto informazioni sulle varie circoscrizioni -, ci pare che le postazioni continuino a essere tutte efficacemente coperte e la partecipazione è alta. Peraltro me lo disse e confermò anche lei quando abbiamo parlato qui in aula di un'altra questione relativa alla caccia, dicendo che c'è stato un grosso sforzo dei cacciatori rispetto anche alla questione del censimento.
Su tutte queste accuse, che, secondo noi, sono un po' a vuoto, rispetto alla categoria della caccia, relative alle motivazioni che l'Ufficio Fauna vorrebbe imputare, secondo noi, non si fa alcuna menzione, se non in modo velatissimo e sfumato, come abbiamo detto, della principale responsabilità della situazione faunistica, ovvero l'impatto importante della predazione da parte del lupo anche sulla specie cinghiale, che è già fortemente impattante e che in qualche modo costituiva una valvola di sfogo per la pressione venatoria. Ciò in correlazione con l'emanazione di piani di abbattimento che, secondo noi, sono un po' disancorati dai criteri tecnico-scientifici a cui dovrebbero ispirarsi e dalla necessaria cautela che dovrebbe essere adottata soprattutto sulla componente femminile della specie, in considerazione di una presenza del lupo reale ed effettiva ben superiore rispetto a quelle che sono state le stime ufficiali, che noi abbiamo sempre contestato. A riprova di tali considerazioni è sufficiente osservare realtà non distanti dalla nostra regione nelle quali il lupo è presente da decenni, dove scelte gestionali molto più accorte hanno consentito di mantenere in piena salute tutte le specie. In tale quadro appare evidente come, diversamente da quanto si tenta di fare nella relazione in questione, nessuna responsabilità possa essere addossata ai cacciatori, poiché gli stessi sono sempre generalmente e totalmente esclusi dalle scelte gestionali. È quindi evidente che si impone una seria autocritica su quello che espone l'ufficio e su questo, secondo noi, sarebbe opportuno anche dare qualche dato, cioè una lettera che lei sicuramente ha ricevuto da parte di una circoscrizione, nello specifico la n. 3, che parla appunto della richiesta di indicazioni di piani di prelievo di cervidi. Citerò solo un pezzo di questa lettera, ma è giusto citarla. Si dice: "La stagione passata abbiamo visto chiudere la caccia al capriolo a Valpelline e un piano di prelievo di meno di 10 caprioli in quello di Etroubles. I censimenti di oggi mostrano un ulteriore calo della presenza sia a Valpelline che a Etroubles. A Valpelline nel 2024 103 caprioli, nel 2025 77 caprioli (-25%); a Etroubles più Aosta, nel 2024 175 caprioli, 2025 110 caprioli (-37%). Forse a dimostrazione che non è solo la caccia a determinare questa situazione - e questo riteniamo sia un dato importante - il cervo, che un tempo non lontano abbondava e creava non pochi problemi, oggi ha raggiunto numeri decisamente bassi: Valpelline 2024 163 cervi, 2025 86 cervi (-47%); Etroubles più Aosta 2024 228 cervi, 2025 199 cervi (-12%). Il numero totale di cervidi censiti nella terza circoscrizione è di 187 caprioli e 285 cervi a fronte di un'area vocata rispettivamente di circa 11.200 ettari e 10.600 ettari, quindi con densità media di circa 1,66 caprioli ogni 100 ettari e 2,69 cervi ogni 100 ettari".
Questa situazione credo che spieghi perfettamente qual è la criticità che noi abbiamo voluto rilevare in queste interpellanze e con questa interpellanza le chiediamo: "in quale misura venga quantificata la predazione della specie da parte del lupo; in quale misura vengono quantificati gli abbattimenti illeciti; in capo a chi siano da imputare gli errori commessi nella predisposizione dei piani di prelievo" e 2se sia intenzione fare le opportune verifiche per predisporre una migliore programmazione delle attività venatorie".
Presidente - Risponde l'assessore Carrel.
Carrel (PA) - In risposta al primo quesito, voglio specificare che i tassi di predazione da parte del lupo della fauna selvatica possono ovviamente variare notevolmente in base al numero dei branchi, alle aree e alle stagioni, alle caratteristiche demografiche delle popolazioni predate e allo status di salute, alla presenza di prede alternative e alla loro relativa abbondanza. Ciò premesso, uno studio sloveno condotto sugli escrementi di lupo ha stimato l'impatto della predazione sulle singole specie predate, evidenziando che, in termini di biomassa, la media risulta essere pari al 35% di cervi, al 30% di cinghiali, al 22% di caprioli, al 10% di animali di allevamento, all'1% di conigli, 1% di roditori e almeno 1% di altri animali. Gli uffici competenti mi riferiscono che sul territorio valdostano vengono raccolti circa 350 escrementi di lupo ogni anno nelle varie giurisdizioni forestali, il cui studio è però mirato a determinare il DNA degli esemplari di lupo e non a stabilire nel dettaglio quali siano le specie maggiormente predate per cui si renderebbe necessario eseguire un esame più approfondito, un esame che abbiamo trattato nell'ultimo Tavolo lupo, insieme al Parco, che ha intenzione appunto di andare ad analizzare questo ulteriore fenomeno.
In risposta al secondo quesito, voglio fare presente che tra gli abbattimenti illeciti sono ricomprese tutte le azioni, anche involontarie, ad esempio, i tiri errati, che portano alla morte degli animali selvatici nel corso dell'attività venatoria. Vorrei altresì sottolineare che il Corpo forestale della Valle d'Aosta ha tra i suoi compiti, come lei ha ben ricordato nelle sue premesse, quello della vigilanza venatoria e che le giornate dedicate a tale attività negli ultimi due anni sono state 1.076 nel 2023, con 78 agenti impiegati, e 1.176 nel 2024, con 88 agenti impiegati. Nel corso degli interventi appena descritti sono stati individuati tre cacciatori che hanno mancato di annotare i capi abbattuti sul carnet de chasse, come previsto nella normativa vigente, e sono stati ritrovati sul territorio 26 animali, presumibilmente uccisi nel corso dell'attività di caccia, ma non recuperati, per i quali, è ovvio, non è possibile risalire alla provenienza.
In risposta al terzo quesito, mi preme sottolineare che i piani di prelievo sono predisposti dagli uffici competenti in base alla ricezione dei dati dei censimenti svolti annualmente sia dal Corpo forestale, nella sua funzione di coordinamento e nelle varie aree di competenza, che dai cacciatori, senza i quali non sarebbe possibile conoscere lo status delle popolazioni di animali selvatici.
In risposta all'ultimo quesito, voglio precisare che gli uffici lavorano costantemente affinché vi sia sempre più efficace ed efficiente gestione della fauna selvatica attraverso tutti gli strumenti a disposizione, quali i calendari venatori approvati annualmente, i piani di prelievo, che lei ha ben ricordato e di cui ha sottolineato l'importanza, il piano regionale faunistico venatorio, che definisce strategie e individua azioni tese alla conservazione e al mantenimento di densità ottimali delle specie faunistiche di interesse conservazionistico e/o venatorio. Con l'obiettivo di vedere quest'ultimo approvato entro la fine della legislatura, ho provveduto personalmente a presentarlo con l'ausilio dei dirigenti e dei funzionari di riferimento sia in III Commissione che poi durante il percorso della VAS e avrà ovviamente poi il suo nuovo iter in Commissione a breve.
In riferimento alla relazione da voi citata in merito alla materia di elaborazione dei piani di prelievo degli ungulati, tengo a sottolineare che sono state seguite le indicazioni fornite dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, il quale nel 2013 ha messo a disposizione delle amministrazioni pubbliche un compendio dal titolo: "Linee guida per la gestione degli ungulati, cervidi e bovidi". Voglio inoltre evidenziare che abbiamo stabilito che i prossimi piani di prelievo dovranno necessariamente evolvere per tendere a una sex ratio prossima al rapporto 1:1, differentemente da quanto avvenuto negli anni passati in cui si è scelto di abbattere in alcune aree più femmine che maschi in ragione di un rapporto sbilanciato tra i due generi. Senza entrare troppo nei tecnicismi, questo rapporto 1:1 è necessario affinché la popolazione delle specie in esame sia equilibrata e si evitino degli sbilanciamenti eccessivi della sex ratio naturale. In effetti, nella popolazione naturale delle specie poliginiche il rapporto 1:1 è solitamente lievemente a favore delle femmine. Ciò significa che, pur essendo i censimenti squilibrati a causa della differente probabilità di avvistamento legata alla modalità di aggregazione sociale e delle diverse scelte di habitat, si procederà alla ripartizione del piano di prelievo non più sulla sola base dei censimenti, bensì tenendo conto della distribuzione totale degli animali censiti in un determinato settore e applicando nella redazione del piano di prelievo la sex ratio 1:1, al fine di tendere all'equilibrio delle popolazioni di ungulati.
Per concludere, ribadisco il mio convincimento, cioè che l'attività venatoria sia fondamentale per la corretta gestione della fauna e del territorio della nostra Regione. Per questo motivo auspico che il mondo venatorio abbia una continua collaborazione, un costante dialogo e un lavoro congiunto per rendere questo sistema sempre più efficiente e rispondente alle specificità e agli equilibri della nostra fauna nel nostro territorio insieme all'Ufficio Fauna.
Per rispondere a quelle che sono state le sue... anche provocazioni, direi, nelle sue premesse e nella presentazione di questa interpellanza, credo che la relazione abbia un equilibrio, per quanto capisco abbia messo in evidenza alcuni aspetti, ma negli aspetti che sono stati messi in evidenza da questa relazione vi è sicuramente anche una necessità di cambiare i piani di abbattimento, appunto è quello che abbiamo anche testimoniato oggi rispondendo a questa sua interpellanza. Credo quindi che sicuramente il fenomeno del lupo sia un fenomeno che non possiamo negare, anzi, con cui dobbiamo convivere e dobbiamo prendere delle decisioni, che sono delle decisioni talvolta difficili e non immediate, perché i risultati delle scelte che facciamo sulla politica faunistica oggi avranno dei risultati, se va bene, fra dieci-quindici anni. Dobbiamo essere chiari e coscienti nel dirlo. Vi è sicuramente la necessità di una presa di coscienza da parte dell'Ufficio Fauna, del Corpo forestale e dei cacciatori. Se tutti assieme andiamo ad analizzare questo fenomeno, che è un fenomeno critico e che ci vede sicuramente in un periodo di difficoltà, se tutti assieme prendiamo coscienza di questi problemi e riusciamo ad affrontarli sapendo che non possiamo risolverli solamente affrontando il piano di abbattimenti di quest'anno o del prossimo anno, ma guardando in prospettiva, io credo che i risultati si vedranno, anche se molto probabilmente non saremo noi a trarne dei vantaggi, sicuramente dal punto di vista politico. È corretto dirselo ed è corretto assumersene anche le responsabilità.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Manfrin per la replica.
Manfrin (LEGA VDA) - Parto dal fondo, Assessore. Sono sicuro che lei non intendesse dire questo, ma credo sia giusto chiarirlo: quello che tendiamo a sollevare ed evidenziare con queste iniziative non è sicuramente una capitalizzazione dell'utile politico, ma è ovviamente l'obiettivo di andare a fare delle scelte che siano le scelte giuste per il nostro territorio. Correttamente sono scelte che si rifletteranno sui prossimi quindici anni, ma prima le facciamo e prima otterremo degli effetti positivi a distanza nel tempo.
Io la ringrazio ovviamente per i dati che ha voluto fornire, dati sicuramente interessanti e importanti. Le devo dire la verità, ma andrò ovviamente a riascoltare la risposta e, se potrà vederla, le sarò grato: ho perso la questione delle percentuali che lo studio sloveno che ha citato introduce rispetto alla predazione del lupo sulle prede e sulla fauna, sugli animali anche domestici, per esempio, che lei ha citato. È importante avere un rapporto corretto, perché, come detto e come evidenziato, nella relazione non c'era alcuna menzione di questo e quindi è sicuramente importante anche andare a chiarire che una, se non la principale causa, di una riduzione della fauna è anche l'influenza della predazione del lupo, soprattutto se il lupo, come abbiamo detto più volte... su questo probabilmente ci scontreremo con qualcuno, non con lei, che ha dimostrato sicuramente un'apertura rispetto alla necessità di effettuare un censimento puntuale, ma con chi continua a negare la presenza importante del lupo, che una volta accertata... non nei numeri che abbiamo sentito raccontare spesse volte: 30, 40, 50 quando magari se ne trovano gruppi di 10 tutti assieme o 18 in una vallata... un'influenza che quindi sicuramente va considerata e valutata anche rispetto agli effetti che si hanno.
Sono importanti anche i dati che ha fornito rispetto alla questione del cosiddetto "bracconaggio", perché se ci dice che, a fronte di quasi 2.250 ore di lavoro fatte nel 2023 e nel 2024 da parte del Corpo forestale, che hanno evidenziato soltanto tre sanzioni, nello specifico, di cacciatori e il ritrovamento di 26 animali che erano stati cacciati, ma non erano stati poi raccolti, questo significa che scrivere in una relazione che c'è un importante fenomeno di prelievi illeciti evidentemente non corrisponde a verità... o dare le responsabilità al fenomeno dei prelievi illeciti significa semplicemente gettare fango su una categoria: quella dei cacciatori, che lei ha correttamente detto essere una presenza importante, sono importanti per la gestione, correttissimo, ma soprattutto sono un importante presidio del territorio, perché è evidente che tanto l'attività di allevamento quanto l'attività di caccia sono presidi del territorio importanti anche per rilevare e tenere sotto controllo il territorio. Il venire meno di queste attività ci priverebbe di una parte di controllo del territorio, quindi è utile che queste attività continuino a esistere e vengano supportate.
È importante anche la modifica che ha annunciato: quella della sex ratio, quindi dell'1:1, che è un'ammissione di colpa che evidentemente l'ufficio fa rispetto alla programmazione del piano di abbattimenti, perché, nel momento in cui si va a valutare in maniera errata la possibilità di riproduzione, sicuramente l'intento era quello di riequilibrare, ma, se noi immaginiamo di dover far sopravvivere una specie e addirittura farla giustamente aumentare e poi si va a incidere sulla parte delle femmine, sicuramente non si fa un buon servizio.
Dati importanti quindi. Importante è anche fare chiarezza rispetto ad alcuni dati contenuti ed è importante anche citare molti contributi che sono arrivati, ringraziando ovviamente la collaborazione di tanti cacciatori, tanti appassionati, che hanno voluto portare il loro contributo rispetto a molte segnalazioni che abbiamo citato, quindi è importante anche fare in modo che si possa finalmente fare il bene di questa categoria e permettere ovviamente la continuazione della stessa.
