Oggetto del Consiglio n. 4567 del 2 aprile 2025 - Resoconto
OGGETTO N. 4567/XVI - Interrogazione: "Misure per garantire agli insegnanti un confronto sereno nell'ambito dei rapporti con le famiglie".
Bertin (Presidente) - Punto n. 10. Risponde l'assessore Guichardaz.
Guichardaz J. (FP-PD) - Quest'interrogazione tocca un tema molto serio, delicato e purtroppo attuale: la tutela del personale scolastico nei rapporti con le famiglie e, più in generale, la qualità delle relazioni che caratterizzano l'ambiente educativo.
In particolare ci viene chiesto di rispondere a due aspetti specifici: "Quali misure siano state adottate dall'Amministrazione per tutelare l'insegnante coinvolta nella vicenda richiamata" e, più in generale, "Quali siano le azioni messe in campo per garantire agli insegnanti un confronto sereno con le famiglie, salvaguardando la loro incolumità fisica e psicologica".
Solo per chi non ha letto le premesse, si fa riferimento a questa notizia: "Vi racconto il corteggiamento che mi ha stravolto la vita", parla in esclusiva la donna che ha ricevuto per anni approcci sentimentali non voluti da un'esponente delle forze dell'ordine: per il Tar della Valle d'Aosta non è stalking, ma corteggiamento insistente".
La notizia è questa, quindi è bene che si sappia, perché altrimenti poi si parla di cose e la gente non capisce.
Parto dal primo punto: la vicenda, come ricordato anche nella parte introduttiva dell'interrogazione, riguarda una docente valdostana che ha vissuto per anni un rapporto giudicato da lei insistente e molesto da parte del padre di due sue allieve, al punto da doversi rivolgere - questo è quello che leggiamo nelle notizie - alla Questura e arrivare, nel febbraio 2024, alla richiesta di un ammonimento nei confronti dell'uomo.
Il Tar della Valle d'Aosta, con sentenza pubblicata nel dicembre dello stesso anno, ha poi annullato quel provvedimento, ritenendo che il comportamento fosse da considerarsi, cito, come ho detto prima: "Un corteggiamento non rientrante nei parametri dello stalking, secondo l'articolo 612bis del Codice penale".
Di fronte a quest'esito giudiziario è bene però precisare un fatto: l'Amministrazione regionale non ha ricevuto alcuna richiesta formale d'intervento di supporto da parte dell'insegnante coinvolta, è quindi verosimile che la docente, come è suo pieno diritto, abbia scelto di confrontarsi direttamente con il proprio dirigente scolastico, che è il suo datore di lavoro e la figura preposta nella prima istanza alla tutela dei lavoratori all'interno dell'ambiente scolastico.
Tuttavia, ci tengo a sottolinearlo con forza, l'Amministrazione regionale è sempre disponibile a fornire supporto professionale, psicologico e, laddove richiesto, anche legale, nel rispetto delle procedure nel momento in cui venga formalmente coinvolta, e lo è non in modo generico, ma in collaborazione con le istituzioni scolastiche, su richiesta del diretto interessato e non sulla base, purtroppo, di notizie riportate dai giornali o per sentito dire.
La questione che ci viene posta però credo che vada oltre il singolo episodio ed è su questo che s'innesta la seconda parte dell'interrogazione, la ringrazio, collega, perché mi dà modo anche di esprimere alcune considerazioni mie - in qualità sia di Assessore che di genitore e di marito di un'insegnante - su come garantire in generale agli insegnanti un confronto sereno con le famiglie.
A questo proposito è importante ricordare che il rapporto scuola-famiglia è parte integrante del processo educativo e che rientra tra gli obblighi professionali dei docenti. Esistono strumenti previsti dal contratto collettivo nazionale di lavoro e dai regolamenti scolastici: i colloqui individuali tra insegnanti e famiglie, richiesti liberamente dai genitori e gestiti autonomamente dal singolo docente senza limiti di frequenza, e gli incontri collegiali scuola-famiglia, che sono deliberati dal Collegio dei docenti all'inizio dell'anno scolastico, che si svolgono in date concordate e rientrano nel piano annuale delle attività. Inoltre, molte scuole ricorrono alla stipula del patto educativo di corresponsabilità, che ha l'obiettivo di rafforzare la cooperazione tra scuola e famiglia, fondandola su una comune assunzione d'impegni, rispetto e collaborazione.
Ma sappiamo che questi due strumenti, per quanto necessari, non bastano, se non s'inseriscono in un clima educativo sereno e rispettoso, che tuteli in modo concreto e profondo sia la libertà d'insegnamento che la dignità delle persone, ed è proprio in questo contesto che si colloca l'attenzione crescente, anche da parte dell'Amministrazione, verso il supporto psicologico nelle scuole, che non deve essere rivolto solo agli studenti ma anche alle famiglie e anche agli insegnanti.
Il rafforzamento di questa figura professionale, presente oggi in molte scuole grazie all'impiego di fondi europei, rappresenta un presidio stabile di ascolto e protezione da rendere sempre più strutturale anche nei prossimi anni.
Permettetemi però di allargare ulteriormente lo sguardo, perché questa vicenda non può essere affrontata solo in termini giuridici o regolamentari: il rispetto per chi lavora nella scuola è un dovere etico, oltre che un diritto garantito, un comportamento che può sembrare "Innocuo" a chi lo compie, può risultare profondamente lesivo per chi lo subisce.
La legge ha giustamente criteri stringenti, ma la sensibilità sociale deve andare oltre i limiti del codice penale, perché - questo è un mio modesto parere - l'educazione alle relazioni corrette si costruisce anche a partire dai dettagli, dal linguaggio, dai gesti e anche, credo, da una certa condivisione alle volte di certi atteggiamenti che poi si rivelano essere degli atteggiamenti per le vittime, e non lo dico tra virgolette, spesso disastrosi anche per la propria autostima e per la qualità della loro vita.
Ecco perché questa vicenda, pur nella sua unicità, richiama tutti noi a una riflessione più ampia sul clima relazionale che vogliamo promuovere nella scuola e nella società.
È un tema sul quale io credo di avere in questi anni detto spesso e parecchie volte fatto delle considerazioni anche di carattere personale. Il rispetto va insegnato, praticato, difeso, e questo vale per gli studenti, per i genitori, per i docenti, per le istituzioni, vale per tutti.
Credo sia importante anche riconoscere e valorizzare il lavoro quotidiano, però, che la scuola sta facendo con coraggio e impegno sui percorsi di educazione all'affettività, all'empatia, al rispetto di genere e alle relazioni sane, percorsi complessi che parlano ai giovani ma anche agli adulti e che rappresentano l'unica strada possibile per prevenire situazioni di tensione, sopraffazione o ambiguità, che vediamo poi si risolvono alle volte anche con comportamenti aggressivi, non solo nei confronti degli studenti o delle famiglie, ma alle volte anche nei confronti dei docenti e le cronache, purtroppo, ce lo raccontano quotidianamente.
In Consiglio regionale stesso, in diverse occasioni ho discusso del valore educativo del linguaggio, della responsabilità che abbiamo nel non alimentare stereotipi o atteggiamenti che minimizzino le difficoltà di chi vive situazioni complesse ed è per questo che la ringrazio nuovamente, collega Minelli, per aver posto questo problema.
In definitiva, un comportamento, anche quando non sfocia in un reato, può comunque essere sbagliato, lesivo, inaccettabile, dal punto di vista umano e sociale, e ogni persona ha il diritto di essere ascoltata, sostenuta, rispettata e protetta.
Concludo ribadendo che l'Amministrazione regionale c'è, c'è per accompagnare, c'è per supportare, c'è per intervenire quando viene chiamata in causa ma c'è anche per difendere il valore del rispetto reciproco, dell'educazione alla responsabilità e della dignità del lavoro, in questo caso degli insegnanti, ma credo di tutte le persone.
Presidente - Replica la consigliera Minelli.
Minelli (PCP) - Come ha ricordato l'Assessore, l'interrogazione che ho presentato ha origine dalla vicenda di quest'insegnante valdostana che per oltre due anni ha subito attenzioni insistenti da parte del padre di queste sue allieve, attenzioni più volte respinte dalla donna in modo gentile ma fermo, però con scarsi risultati, e l'atteggiamento di quest'uomo, che è un'esponente delle forze dell'ordine - e, a mio avviso, questo non è un particolare secondario all'interno di tutta la vicenda - è stato così pervasivo ed è durato nel tempo da essere vissuto da questa donna come un vero e proprio episodio di stalkeraggio (cosa che poi il tribunale non ha ritenuto essere tale) che l'aveva spinta, a febbraio del 2024, a sporgere denuncia.
C'era stata da parte delle autorità giudiziarie una grande attenzione alla situazione, tanto che quest'attenzione era sfociata in un provvedimento di ammonimento, impugnato dall'interessato e, come sappiamo, annullato dal Tar; nei giorni scorsi proprio la Presidente del Tar è ritornata sulla questione nel suo intervento durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario 2025, ripetendo le motivazioni e dicendo che tutta la vicenda non rientrava nel reato di stalking.
Questa è una decisione che è stata presa dal Tribunale però ha sicuramente destato lo sconcerto non soltanto della persona interessata e dei suoi familiari, ma di buona parte dell'opinione pubblica locale e anche nazionale, perché la notizia è rimbalzata anche a livello nazionale.
Ricordava l'Assessore che sulla testata "Aosta sera" era apparsa anche un'intervista alla donna che aveva autorizzato la pubblicazione degli screen-shot dei messaggi che aveva mandato a quest'uomo.
A me aveva colpito particolarmente il tono di questi messaggi, che era un tono estremamente gentile, rispettoso, sicuramente fermo ma via via che si andava avanti sempre più accorato, con cui in sostanza pregava di essere lasciata in pace.
Questa vicenda, lo dico perché ho raccolto delle sollecitazioni, ha creato particolare apprensione nell'ambito scolastico, dove varie insegnanti si sono interrogate sulle tutele e sui provvedimenti esistenti in caso di situazioni simili a quella occorsa alla maestra in questione.
Sono delle sollecitazioni che ho voluto raccogliere perché sono perfettamente cosciente, come lo siamo tutti, ma sono un'insegnante, quindi forse anche in prima persona ho vissuto delle situazioni - non come questa - in cui è difficile avere un rapporto sereno con i genitori degli alunni, però c'è un obbligo a cui gli insegnanti non si possono sottrarre, ed è quello di mantenere questi rapporti, di fare i colloqui, di fornire informazioni sui figli, fa parte della deontologia professionale, però tutto questo non deve andare a scapito dell'incolumità e anche della semplice serenità con cui un docente deve affrontare il rapporto con le famiglie dei suoi alunni, da qui le domande che sono state poste nell'interrogazione.
Ora lei mi dice che non è pervenuta nessuna richiesta da parte di quest'insegnante, nessuna richiesta formale di supporto all'Amministrazione regionale, però anche lei mi dice "Sicuramente si sarà rivolta al suo dirigente scolastico".
Io volevo anche capire - visto che credo che l'Amministrazione e la Sovrintendenza siano in contatto anche continuo con le scuole - quali misure erano state messe in atto da parte per esempio proprio della scuola, se non dell'Amministrazione.
Lei poi mi dice che la Regione è comunque sempre disponibile a fornire supporto, anche legale, queste sono le parole che lei ha detto, allora io immagino che, se ci sarà un ricorso in appello da parte dell'interessata, magari la Regione potrebbe anche costituirsi parte civile, non lo so, è possibile.
Sulla seconda domanda, lei dice che ci sono degli strumenti, ha parlato del patto di corresponsabilità, ha parlato dello psicologo, del mediatore, che deve diventare una figura più strutturale e poi ha parlato di rispetto etico per chi lavora nella scuola.
Io credo che siamo di fronte a una situazione che è estremamente delicata, al di là della vicenda di questa persona, però effettivamente sta diventando difficile il rapporto con le famiglie per una miriade di questioni.
Io credo che non deve essere sottovalutato quello che è avvenuto, perché potrebbe anche capitare ad altre persone e, come ha giustamente detto l'Assessore, un comportamento che può anche essere non configurato come un reato può essere lesivo della dignità anche semplicemente di una persona.
Concludo proprio dicendo una cosa che ci tengo a dire: da insegnante io posso solo immaginare la fatica, il disagio e anche la paura di quella maestra nell'assolvimento quotidiano dei suoi obblighi e le esprimo tutta la mia solidarietà.
