Oggetto del Consiglio n. 4553 del 2 aprile 2025 - Resoconto
OGGETTO N. 4553/XVI - Reiezione di mozione: "Iniziative volta a scongiurare l'introduzione della 'sugar tax' o imposte similari".
Bertin (Presidente) - Passiamo ora al punto 4.01.
Consigliere Aggravi, per illustrare la mozione, ne ha facoltà.
Aggravi (RV) - Portiamo oggi all'attenzione dell'Aula una mozione che intende sollevare con chiarezza le nostre forti perplessità rispetto all'introduzione della cosiddetta "sugar tax", l'imposta sul consumo di bevande analcoliche edulcorate.
Come sappiamo, si tratta di un tributo previsto sin dalla legge di bilancio del 2020, la cui attuazione è stata rinviata più volte, ma che oggi si trova a un passo dalla sua effettiva applicazione.
Dopo una lunga serie di proroghe e tentativi di stop legislativi, il Parlamento ha confermato che la "sugar tax" entrerà in vigore a luglio 2025, complice anche il parere negativo espresso dal Ministero dell'economia e delle finanze e dalla Ragioneria dello Stato rispetto a un ulteriore slittamento.
Sappiamo benissimo che a fronte di un'imposta si definisce una copertura per delle spese, se non introduco l'imposta devo trovare copertura per le spese; sembra un processo banale ma lo conosciamo bene anche noi.
Ci troviamo dunque di fronte a un'imposta che rischia di colpire pesantemente intere filiere produttive, senza fornire reali garanzie di efficacia sul fronte della salute pubblica e nonostante le ampie proteste del mondo produttivo e dei settori direttamente coinvolti, oggi non esiste alcuna certezza rispetto a una sua possibile cancellazione o revisione.
Per questo motivo, con questa mozione intendiamo sollecitare un'azione forte e chiara da parte del Governo regionale, affinché in tutte le sedi opportune si lavori per scongiurare l'introduzione della "sugar tax" o di imposte similari.
Al tempo stesso, invitiamo i nostri rappresentanti in Parlamento ad attivarsi concretamente per evitare che si arrivi nel 2025, cioè in corso d'anno, ad applicare una misura tanto ideologica quanto economicamente dannosa.
È il momento di dare un segnale politico preciso, la Valle d'Aosta non può restare in silenzio davanti a provvedimenti che rischiano di penalizzare le nostre imprese, i nostri territori e il nostro tessuto economico e sociale. È una tema tutt'altro che lontano dalla nostra realtà.
La cosiddetta "sugar tax" viene spesso presentata come uno strumento di tutela della salute pubblica, volto a contrastare obesità, sovrappeso e malattie correlate.
In realtà, come è stato evidenziato da varie e autorevoli analisi, siamo di fronte a un classico caso di fiscalità ideologica, più attenta a generare gettito che a risolvere i problemi reali.
Il caso francese è abbastanza noto, lì hanno agito sulla TVA, sull'Iva a suo tempo.
Il sillogismo, alla base di questa tassa, è a ben vedere piuttosto fragile, si parte dall'assunto che le bevande zuccherate siano una delle principali cause del soprappeso, si dà per scontato che tassandole se ne riduca il consumo e si conclude che in questo modo migliorerà la salute pubblica, ma, al contrario, come spesso accade con le semplificazioni, la realtà è molto più complessa.
In Italia il consumo di queste bevande è sensibilmente inferiore rispetto alla media europea, circa 50 litri pro capite dell'anno contro i 95 dell'Unione.
È dunque irragionevole colpire questo settore come se fossimo di fronte a un'emergenza di carattere alimentare, perché così era stato rappresentato.
Inoltre, i dati sull'obesità del nostro Paese sono tutt'altro che univoci e meritano comunque una più articolata analisi, non certo delle risposte fiscali semplificate.
Ma non solo, l'esperienza internazionale mostra che imposte di questo tipo, al contrario, producono effetti ambigui: in alcuni casi il consumo effettivamente cala, in altri viene semplicemente spostato su prodotti sostitutivi, spesso di qualità anche peggiore, con potenziali effetti inversi a quelli desiderati.
Il rischio è quindi che nel tentativo di correggere un comportamento individuale, o volerlo correggere (un po' la cosa mi preoccupa), si finiscano per aggravare i costi per le imprese e per i consumatori, senza ottenere alcun reale beneficio in termini sanitari, anzi.
Il danno non si fermerebbe certo qui, quest'imposta rischia di aver ricadute pesanti, anche su settori strategici per la nostra Regione, come la ristorazione e il turismo, già messi a dura prova da anni complessi (guardo con attenzione l'Assessore).
Le imprese più colpite sarebbero paradossalmente quelle che lavorano sulla qualità, sulla ricerca e sull'eccellenza dei prodotti.
La verità è che la "sugar tax", più che combattere l'obesità delle persone, rischia di contribuire a un'altra forma di sovrappeso, quella della pressione fiscale, perché a cascata, ovviamente, poi questo si scaricherebbe sugli utenti finali e sui clienti che, ad esempio nel caso del settore turistico, sappiamo sono gli ospiti che raggiungono la nostra regione.
Una pressione che continua a crescere anche in una fase economica già delicata, perché siamo tutt'altro che fuori da fattori macroeconomici complessi e non necessariamente legati alle situazioni geopolitiche, ma proprio alla situazione ancora dell'onda post Covid, ma io direi soprattutto della crisi finanziaria del 2011 che tutti ci siamo dimenticati.
Con questa mozione chiediamo al Governo regionale di farsi interprete di queste preoccupazioni e di attivarsi in tutte le sedi opportune per scongiurare l'introduzione della "sugar tax".
In particolare, nell'impegnativa proponiamo che il Consiglio regionale impegni il Governo regionale a sostenere, nelle opportune sedi istituzionali, ogni iniziativa volta a scongiurare l'introduzione della "sugar tax" o di eventuali imposte similari; invita i Parlamentari valdostani a proporre e/o sostenere in Parlamento ogni misura, emendamento o iniziativa utile a evitare l'introduzione della "sugar tax" o su eventuali varianti, e impegna il Governo regionale a seguire attentamente l'evolversi della situazione e a riferire al Consiglio regionale sugli sviluppi della questione.
Ripeto, e concludo questa breve introduzione, ma spero che sia stata utile a far capire il senso del perché della mozione, non è un tema lontano dalla nostra società, dalla nostra economia. Stiamo attenti, perché a volte si cerca di colpire un comportamento individuale con un'imposta e si finisce per generare un comportamento ancora peggiore rispetto a quello che si vorrebbe colpire, andando a incidere su un'intera filiera, perché con le bevande gasate o con le bevande zuccherate, che forse per quello che riguarda anche certe produzioni tipiche della nostra realtà sono molto più interessate, ovviamente non andiamo a toccare soltanto il consumatore finale.
Ripeto, la Francia è un caso scuola, negli anni ha fatto e ha applicato delle pesanti imposte, in particolare dell'Iva, non soltanto sulle bevande zuccherate e gasate, ma anche ad esempio sul tabacco, e i risultati, in realtà, sono tutt'altro che direttamente proporzionali, anzi, addirittura sono a volte inversamente proporzionali, è aumentato addirittura il consumo di queste tipologie di prodotti.
Presidente - La discussione generale è aperta. Ci sono prenotazioni in discussione generale sulla mozione? Non vedo richieste di intervento, chiudo la discussione generale. Consigliera Minelli, all'ultimo, a lei la parola.
Minelli (PCP) - Abbiamo analizzato la mozione dei colleghi: è una mozione sulla quale ci asterremo, lo dico già. La tassa sullo zucchero insomma, perché poi questo è, la "sugar tax", prevista già dalla legge di bilancio - come ha ricordato anche il collega - del 2020, è stata pensata, o almeno si presume che sia stata pensata come una misura per convincere le aziende che producono delle bevande zuccherate a diminuirne la quantità di zucchero.
È noto a tutti, credo, che il consumo, soprattutto fra i bambini e fra i giovanissimi, di zucchero è molto elevato e gli effetti sulla salute sono abbastanza preoccupanti.
L'Organizzazione mondiale della sanità ha raccomandato di non superare la dose giornaliera di 25 grammi, che vuol dire in pratica 5 cucchiaini di zucchero; noi sappiamo però che lo zucchero non è presente soltanto nelle bevande, è presente un po' ovunque e questa quantità di 25 grammi di zucchero è una quantità che ovviamente nelle bevande è già presente da sola. Poi c'è una cosa particolare che io non sapevo, ho cercato di documentarmi un po' perché non era a mia conoscenza: a seconda dei paesi cambia la composizione delle stesse bevande, magari della stessa marca, con una quantità maggiore o inferiore di zuccheri.
Se prendiamo in considerazione la quantità di zucchero contenuta in una lattina da 330 ml, possiamo vedere che in una lattina di Fanta - non credo che non si debba dire il nome, perché tanto conosciamo tutti i prodotti - venduta in Italia, ci sono 39 grammi di zuccheri, in Germania ce ne sono 30, in Francia 21, in Inghilterra15.
Una lattina di Schweppes in Italia ne contiene 29,7 grammi, in Germania uguale, ma in Francia 19,1 e in Inghilterra 13,8. Solo per la Coca Cola ho capito e ho imparato che i grammi sono 35 ovunque nel mondo, quindi lì è rimasto in questo modo.
Poi la lista dei prodotti identici è comunque lunga, cambia solo la quantità di zuccheri, che si abbassa ovviamente nei paesi dove è stata introdotta questa che noi chiamiamo "sugar tax", altrove è stata chiamata con un altro nome, ma più o meno è così.
La Germania, se non sbaglio, al momento, come noi, non dovrebbe avere delle imposte.
Ho cercato un po' di capire che cosa hanno detto le leggi negli altri Paesi e ho visto che in Francia, dal 2012, esiste questa "soda tax" che è di 7 centesimi al litro.
È stata molto attaccata, ovviamente, dai produttori, che hanno dei costi in questo senso, e hanno minacciato un aumento dei prezzi per i consumatori, una cosa che si è verificata infatti, soprattutto, mi pare, per i succhi di frutta che erano cresciuti di 19 centesimi.
A quel punto che cosa è successo? In Francia la tassa è stata modificata dal 2018: era una tassa unica, adesso viene applicata in proporzione allo zucchero utilizzato.
È sostanzialmente un po' un cambio di rotta dovuto al fatto che si voleva spingere in qualche maniera i produttori a riformulare la ricetta più che a fare obiettivamente cassa,
perché poi l'effetto era stato inizialmente soprattutto quello.
Che cosa succede? Che oggi sotto i 10 grammi di zucchero la tassa è di tre centesimi al litro, di 3,5 centesimi se si sta sotto i 20 grammi e invece - ma è progressiva - arriva a 23 centesimi se ci sono 150 grammi, che è tanto, obiettivamente.
Qual è il risultato? Il risultato è che la lattina francese tassata direi sui due centesimi, perché poi quella è quella che è stata praticata di più, ha la metà dei cucchiaini di zucchero che ci sono nelle stesse bevande italiane.
Ho guardato anche che cosa è successo in Gran Bretagna: lì la tassa si chiama "soft drinks", mi pare, ed esiste dal 2018.
Ci sono due aliquote: 20 centesimi al litro per le bevande che hanno tra i 50 e gli 80 grammi di zucchero, oltre gli 80 grammi la tassa cresce a 27 centesimi.
Anche qui, lo scopo dichiarato era quello di convincere i produttori ad abbassare la quantità di zucchero e lo hanno raggiunto l'obiettivo perché, parlando sempre delle due bevande che ho citato, la Fanta e la Schweppes inglesi, lì i produttori hanno trovato più conveniente scendere sotto i 50 grammi al litro e quindi non hanno una tassa.
Il 50% dei produttori, quindi vuol dire tanto, la metà, ha ridotto il contenuto di zuccheri nelle bevande per una quantità annua stimata intorno alle 4 mila tonnellate.
Ho poi imparato che nel mondo oggi la "sugar tax" è applicata in 39 Paesi.
Che cosa prevede la nuova normativa italiana, che è stata rinviata mi sembra sette o otto volte, non so, qualcosa del genere? Prevede una tassa da 10 centesimi al litro sopra i 25 grammi di zucchero. Vuol dire intorno ai 3 centesimi per una lattina di 330 milligrammi con un contenuto medio di zuccheri, quindi praticamente una cifra molto simile, se non uguale, a quella applicata in Francia e in Gran Bretagna, con una differenza, che il limite di zuccheri sopra il quale i produttori pagheranno, cioè 25 grammi al litro, è una soglia probabilmente troppo bassa per spingerli a modificare la ricetta.
Fuori dall'Italia chi l'ha ridotta al minimo non è mai sceso sotto i 50 grammi al litro, quindi questa misura è una misura che, probabilmente, dal punto di vista dei risultati a cui porterà, è un po' ancora in forse e forse anche per questo è stata così a lungo rimandata.
Sicuramente però contribuirà a diminuire la quantità di zucchero, anche se in maniera minore, credo, rispetto a quello che è successo negli altri Paesi, quindi potrebbe essere in qualche maniera un provvedimento non così incisivo e non così utile.
Resta però il fatto che secondo gli studi scientifici, in particolare, come dicevo, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, le imposte sulle bevande zuccherate, laddove sono state applicate, e parlavo di 39 Paesi, sono state efficaci per frenare alcuni problemi sanitari e alcune patologie, parlo di carie, parlo di obesità e in particolare del diabete di tipo 2.
A livello internazionale, la comunità scientifica è piuttosto allineata, forte dei risultati che si hanno per i paesi dove già è in vigore.
La richiesta di adozione della "sugar tax" sulle bevande zuccherate nel nostro Paese è stata sottoscritta da dieci società scientifiche e da personaggi che hanno una preparazione in questo senso che non credo possa essere messa in discussione, parlo del direttore dell'Istituto delle ricerche farmacologiche Mario Negri, parlo dell'ex Presidente dell'Istituto superiore di sanità; ci sono poi medici, dietisti, biologi, nutrizionisti che continuano a ripetere che questa tassa è importante e aggiungono una cosa che mi sento di condividere, cioè che sarebbe fondamentale che i soldi incassati con la "sugar tax" venissero poi utilizzati in campagne di educazione alimentare.
Consapevoli quindi che forse così come è stata pensata, con quei coefficienti che dovrebbero entrare in vigore dal primo di luglio del 2025, non avremo dei risultati molto significativi, però noi crediamo che sia un primo passo che vada preso in considerazione, quindi sulla mozione ci asterremo.
Una delle battute che ho letto cercando anche un po' in rete, perché c'è un dibattito abbastanza acceso su questa questione, è stata che lamentarsi della tassa dicendo che nuoce in qualche maniera al commercio è paragonabile al fatto di dire che le frasi e le immagini che noi abbiamo oggi sui pacchetti di sigarette fanno abbassare le vendite.
Se magari fosse vero, ma non credo che sia tanto così, sarebbe proprio anche l'obiettivo di una legge.
Sulla mozione, così come è stata formulata, pur avendo qualche perplessità sull'efficacia che la "sugar tax", con quelle previsioni che sono italiane, non avrà grandi risultati, ci asterremo.
Presidente - Consigliere Ganis.
Ganis (FI) - La mozione presentata dal gruppo di Rassemblement Valdôtain sulla "sugar tax" solleva questioni di rilevanza nazionale e locale che richiedono un'attenta considerazione.
Come Forza Italia, a livello nazionale, abbiamo espresso con chiarezza la nostra posizione contraria a quest'imposta, come evidenziato dalle dichiarazioni dell'onorevole Cattaneo. Riteniamo che la "sugar tax" rappresenti un onere eccessivo per le imprese del settore alimentare e delle bevande, con potenziali ripercussioni negative sull'occupazione, sull'economia locale e sull'intera filiera, come ha ben ricordato il collega Aggravi.
Nella nostra regione, a forte vocazione turistica e con tessuto imprenditoriale, caratterizzato da piccole e medie imprese, l'introduzione di questa tassa potrebbe avere un impatto significativo.
Condividiamo le preoccupazioni espresse nella mozione riguardo alle possibili conseguenze negative per il settore turistico, che rappresenta un pilastro fondamentale della nostra economia valdostana.
Inoltre, riteniamo che la "sugar tax" non rappresenti una soluzione efficace per promuovere stili di vita più sani.
Come dimostrato da studi e analisi, l'imposizione di tasse su prodotti alimentari non porta a una riduzione dei consumi, ma rischia di gravare sui consumatori, in particolare sulle fasce più deboli della popolazione.
Per queste ragioni, il nostro gruppo consiliare esprimerà voto favorevole alla mozione presentata da Rassemblement Valdôtain. Riteniamo che sia necessario adottare un approccio più equilibrato e sostenibile per promuovere la salute pubblica, che preveda interventi di educazione alimentari e di sensibilizzazione, piuttosto che l'introduzione di nuove tasse.
Presidente - In discussione generale altri interventi? Non vedo richieste, chiudo la discussione generale. Per il Governo, replica il Presidente della Regione: ne ha facoltà.
Testolin (UV) - La mozione ci ha dato modo e stimolo per approfondire questo argomento, anche con l'ausilio degli uffici che ci hanno fatto una panoramica che ripercorre alcune delle considerazioni che sono già emerse all'interno del dibattito.
La dinamica dell'applicazione di una tassa sullo zucchero, principalmente sulle bibite zuccherate, sulle bevande zuccherate, è un percorso che arriva nel contesto europeo già negli anni scorsi: alcuni Paesi, quali la Norvegia, applicano da oltre un secolo ormai la tassazione sulle bevande zuccherate; altri Paesi, quali il Belgio e l'Ungheria, lo fanno da oltre un decennio, con delle modalità che, a vario titolo, divergono e sono più o meno incisive a seconda della tipologia di approccio e di metodologia che si utilizza per andare a colpire un eccesso di zucchero introdotto nelle bevande.
Evidentemente, l'impatto più forte lo si ha nel momento in cui si applicano delle imposte più importanti rispetto al passaggio di valutazione sul costo, anche perché percentuali minimali non sono dissuasive da un utilizzo perché incidono relativamente poco su un genere di consumo che, di suo, ha un valore assoluto molto limitato.
Detto questo, però, rimane alla base un'osservazione che è già sostanzialmente emersa e che è quella che il beneficio che questo tipo di applicazione può avere è quello di indurre i produttori a un utilizzo più morigerato della componente zuccherina all'interno della formazione di queste bevande, e questo sicuramente può avere degli effetti benefici nel consumo di prodotti che possano essere più salubri e portare a delle minori criticità da quelle che possono essere delle malattie che, soprattutto se sviluppate in età infantile, possono poi portare a dei disturbi anche durante la crescita e condizionare anche situazioni all'interno del contesto sanitario che poi richiederebbero dei costi maggiori.
Condividiamo anche il fatto che questo tipo di risorse acquisite con la "sugar tax" potrebbero in qualche modo essere rivolte a una particolare attenzione su un'educazione alimentare o su malattie che possono essere contrastate e derivanti da questo tipo di utilizzo alimentare non troppo regolato.
Da un punto di vista generale, così per avere una panoramica complessiva d'impatto, di gettito, sembrerebbe essere importante, ma non essenziale, la lettura, anche programmatoria, che noi ne diamo, perché parliamo a livello nazionale di 340 milioni di euro annuo, quelle che sono le stime del bilancio dello Stato.
Abbiamo fatto anche una valutazione, seppure molto approssimativa e molto spannometrica, rispetto a un contesto di produzione, non di utilizzo, a livello regionale, dove, per la tipologia del contesto produttivo, si è più orientati verso una valorizzazione dei prodotti del nostro territorio, quindi una produzione che è orientata a prodotti naturali che non abbiano necessità di aggiunta di edulcoranti; quindi da questo punto di vista, per certi versi, potrebbe essere addirittura rivalutato il nostro prodotto e giustificata anche una maggiore spesa per avvicinarsi a questa tipologia di prodotti in alternativa a quelli standardizzati che poi, magari, con l'aumento dei prezzi, si avvicinerebbero molto a quelli di qualità superiore.
Alla luce di queste considerazioni, il nostro voto sul provvedimento sarà di astensione.
Presidente - Consigliere Aggravi, ne ha facoltà.
Aggravi (RV) - Solo per alcune piccole considerazioni rispetto agli interventi, e ringrazio i colleghi che sono intervenuti fino ad ora e anche magari quelli che interverranno in dichiarazione di voto.
Faccio alcune considerazioni: rispetto all'intervento della collega Minelli, giustamente non mi aspettavo il vostro voto a favore, quindi tutto in regola, ognuno ha giustamente i suoi dati, sappiamo anche che una persona che non ha dati o non espone dati ha solo un'opinione diversa da un'altra, quindi giustamente lei ha fatto riferimento alla comunità scientifica, io ho fatto forse più riferimento alla comunità produttiva e ai consumatori. Mentre lei interveniva, io pensavo a un passaggio, che è quello dell'utilità marginale, nel senso che sappiamo che l'utilità marginale è quel valore aggiunto che un consumatore riceve nel momento in cui consuma un'unità in più di bene e che va a decrescere necessariamente: è l'esempio delle bottigliette d'acqua nel deserto. C'è però un combinato disposto che si collega a un passaggio che ha fatto il presidente Testolin, che di banca ne sa: anche la "Tobin tax" è una tassa piccola, marginale e che non doveva pesare sull'intero sistema finanziario, ma l'introduzione della "Tobin tax" che cosa ha creato? Ha creato l'aumento delle commissioni bancarie, commissioni e spese, e questo è dimostrato penso da tutti gli estratti conto che ognuno di noi ha. Abbiamo messo delle commissioni sui singoli bonifici che vengono fatti, le aziende si beccano una commissione sulle fatture ricevute, sulle utenze ricevute e via discorrendo.
Sappiamo che il sistema finanziario ha giustamente fatto una cosa che si fa normalmente: si trasla l'onere sull'ultimo e, come nel meccanismo della rivalsa dell'Iva, l'ultimo è sempre il consumatore, quello che non può scaricarla. Quindi è vero che marginalmente la "sugar tax" o tasse di questo tipo hanno probabilmente un'incidenza dal punto di vista del gettito contenuta, e il Presidente ha dato anche una possibile quantificazione sui 340 milioni di euro più o meno, poi ovviamente bisogna vedere dal consumo, perché è lì che se ne fa la differenza. Però il vero problema non è il gettito che incamera lo Stato, è l'effetto che poi si genera, perché minor consumo vuol dire anche meno incasso di Iva, quindi sono gli effetti che si creano.
È vero, in Norvegia c'è da oltre un secolo, possiamo fare tutti i confronti che vogliamo, ma c'è un piccolo problema: i sistemi fiscali non sono confrontabili perché ovviamente se noi diciamo: "Lì già c'è"; bene, ma non ci sono altri tipi di tassazioni che noi abbiamo.
Nello stesso momento, faccio anche una considerazione che va di moda: siamo tutti preoccupati per i dazi di Trump, i dazi sono assurdi, perché generano anche delle problematiche interne allo stesso Paese che va a caricare il dazio, e stiamo in realtà creando un dazio piccolo, perché il dazio cos'è? È una gabella in più all'interno del costo, che crea sì gettito per lo Stato, ma crea degli effetti distorsivi.
Mi viene da dire un'altra considerazione: io adesso mi aspetto, ascoltando le giuste (da parte sua, Presidente) considerazioni, che l'assessore Bertschy riveda anche le quote dell'esenzione di alcool, perché ovviamente sappiamo benissimo che con l'alcool si producono delle bevande a base di zucchero e quindi io mi aspetto che il combinato disposto sia probabilmente di intervenire anche su quel passaggio.
È vero che i tempi cambiano, una volta avevamo i buoni dello zucchero, oggi andiamo a tassare lo zucchero, quindi una volta lo detassavamo, oggi lo tassiamo, però io mi dico anche che se lo Stato, l'Amministrazione, l'ente pubblico, l'attore pubblico ha e agisce di coerenza, deve agire di coerenza, non mette la tassa da un lato e lascia un beneficio dall'altro, dovrebbe essere coerente.
Chapeau alla Francia, che quando ha deciso di aumentare l'Iva su bevande gassate oppure su quelle che erano appunto le cartouches, quindi le stecche di sigarette, avanti Savoia! Avevamo un indotto molto positivo al di qua del Tunnel du Mont-Blanc e non soltanto, proprio per questo, e hanno comunque continuato a consumarlo.
C'è un altro passaggio, e concludo, che mi ha particolarmente interessato, che ha fatto giustamente il Presidente sugli edulcorati, adesso la semplifico così.
Giustamente possiamo favorire le nostre filiere di produzione, però per definizione sappiamo che in una produzione alimentare i semi lavorati o i semi lavorati importati che poi noi trasformiamo qua, necessitano di avere utilizzo di conservanti edulcoranti, quindi anche qui forse dobbiamo fare una valutazione, è un po' pericolosa questa considerazione, perché allora non dovremmo più sostenere forse quelle realtà che producono dei semi lavorati importati e che giustamente vengono trasformati, e per necessità di cose, se non li ho prodotti davanti a casa, ci deve essere nella filiera produttiva un sistema che mi permette, appunto, di trasformarli, di consumarli e soprattutto di renderli temporalmente consumabili, con degli effetti tutt'altro che positivi.
Vedete, quindi, che siamo partiti magari da 3 centesimi, 2 centesimi, però il rischio è che una piccola pallina di neve trasformi una valanga.
Dico questo perché a volte si guarda soltanto il gettito, si guarda soltanto l'imposta senza poi guardare l'effetto finale, e siamo tutti d'accordo che bere gassato fa male, bere zuccherato fa male, bere alcool fa male, però mi devo dire: dobbiamo educare, dobbiamo portare a dei comportamenti corretti il consumatore, cioè gli dobbiamo dare gli strumenti perché lui liberamente scelga come consumare, oppure dobbiamo penalizzare e moralizzare il consumo?
Per me questa è una cosa molto pericolosa, perché sfondiamo ed entriamo in un perimetro etico dello Stato, dell'attore pubblico, che a me preoccupa notevolmente, e partendo già dai comportamenti, questo lo vediamo, come anche gli effetti sull'industria. Non possiamo applicare delle tasse senza considerare poi gli effetti, e lo dico soprattutto a una realtà produttiva piccola, come quella della Valle d'Aosta, che ha delle produzioni di nicchia molto importanti e che rischiano, come nel caso dei famigerati dazi di Trump, o comunque anche delle sovra tariffe dell'Unione Europea, di trovarsi l'ennesima gabella che poi, alla fine, pagheranno i nostri consumatori.
Presidente - Consigliera Minelli per dichiarazione di voto.
Minelli (PCP) - Chiaramente il collega Aggravi prevedeva la nostra posizione, evidentemente partiamo da presupposti anche un po' diversi, ma credo che ci stia, sta nella normalità delle cose.
Volevo però soltanto aggiungere un paio di valutazioni: laddove questa tassa è stata applicata, e riferendomi ancora alla Francia e alla Gran Bretagna, ho guardato bene e risulta che non un solo produttore abbia poi ridotto il business o chiuso bottega.
Sulla questione che la tassa va sui consumatori, dagli studi che io ho potuto consultare che cosa emerge per esempio per l'Italia? Emerge che i maggiori consumatori di queste bevande così zuccherate sono le famiglie a minor reddito, perché non hanno probabilmente anche un'educazione, gli strumenti per avere un'educazione alimentare corretta, quindi io sono assolutamente convinta che non è la "sugar tax" che risolverà il problema dell'obesità e nemmeno di una buona educazione alimentare, non è così. Bisogna mettere in campo delle azioni diverse che, peraltro, si stanno già facendo: nelle scuole esiste l'educazione alimentare da tantissimi anni e la si fa, addirittura anche gli stessi cibi che vengono dati nelle mense, l'introduzione della frutta alle materne invece di altri spuntini di altro tipo, sono tutti elementi molto importanti. Resta però il fatto che nel nostro Paese è obeso circa il 10% dei ragazzi tra i 10 e i 19 anni e tra i 5 e i 9 anni sono il 20,5% dei bambini e il 14,9% delle bambine. Sono dati dell'Università Statale di Milano e i docenti del Dipartimento di bioscienze della Statale di Milano hanno veramente firmato un appello in questo senso, perché loro dicono - e hanno ragione - che un bambino obeso sarà in futuro un adulto con delle problematiche sanitarie che avranno un costo, e questo costo sarà sia un costo che peserà sul servizio sanitario nazionale, ma anche sulle famiglie, lo sappiamo bene oggi quali sono i costi sanitari che bisogna sostenere perché abbiamo un sistema che fa un po' acqua da tutte le parti, bisogna rivolgersi al privato, eccetera.
Io non voglio dire che spendere ora significhi non spendere in futuro, però una correlazione in qualche modo c'è.
Il diabete, come dicevo, è in continuo aumento, e sono dati che io, come dicevo, non conoscevo, e tra l'altro ringrazio anche il collega per aver presentato quest'iniziativa, perché ho avuto modo di studiare un pochino: i dati sul diabete sono raddoppiati in 30 anni; nel 1980 era diabetico il 2,9% della popolazione, oggi il 5,3%, e siamo sempre 60 milioni di abitanti.
È chiaro che ci vuole un'informazione di igiene alimentare, però, laddove quest'informazione non sembra essere sufficiente, allora bisogna necessariamente, a mio avviso, ricorrere anche alla disincentivazione all'abuso di zucchero attraverso anche strumenti come questo.
Presidente - Consigliere Lucianaz ne ha facoltà.
Lucianaz (GM) - Solo brevemente per una nota di colore, naturalmente sosterrò la mozione, ci mancherebbe.
Io, da figlio di commercianti di zucchero, cresciuto in mezzo ai bollini e alle tessere del caffè, dello zucchero e del cacao, come le famiglie Artari, le famiglie Viérin, le famiglie Manfrin, le famiglie Savio, delle vere istituzioni in questo mondo, vi ricordo l'aspetto simpatico che avevano le tessere dello zucchero e dei buoni del caffè: quando i turisti venivano fieri in villeggiatura in Valle d'Aosta e andavano in Comune, una delle prime cose che facevano era andare a chiedere la tessera per i villeggianti. Magari solo una piccola paginetta con due chili di zucchero e un bollino di caffè da 300 grammi per loro era già la ricchezza di dire: "Vedi in Valle d'Aosta quanto ci vogliono bene, quanto ci accolgono con questo piccolo obolo" che era caratterizzato appunto da queste tessere.
Sostengo naturalmente l'iniziativa ricordando quei bei tempi dello zucchero a volontà che si distribuiva in Valle d'Aosta.
Presidente - Consigliere Restano, ne ha facoltà.
Restano (RV) - In realtà potrei ancora forse intervenire in quanto firmatario della mozione...
Presidente - Sì, 15 minuti.
Restano (RV) - ... però è sufficiente il tempo che lei mi ha concesso.
Solo per fare una puntualizzazione: gli studi, collega, fanno emergere come il diabete sia in aumento anche per il consumo eccessivo di zuccheri, ma noi dobbiamo chiederci preventivamente se la formazione che facciamo nelle scuole sia sufficiente, se le diete che promuoviamo siano sufficienti, se l'attività fisica sia sufficiente, e soprattutto considerare che incide su determinate patologie l'elevato consumo di grassi.
In alcuni Stati questo eccede come il consumo di zuccheri, quindi convengo, anche perché firmatario della mozione, ma con quanto affermato dal mio Capogruppo, cerchiamo di portare avanti una tassa che rischia di essere iniqua rispetto ad una problematica che è enorme.
Presidente - Altri? Non vedo altre richieste, mettiamo in votazione la mozione. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 35 Votanti: 8
Favorevoli: 8
Astenuti: 27 (Barmasse, Bertin, Bertschy, Carrel, Caveri, Chatrian, Cretier, Di Marco, Distort, Foudraz, Grosjacques, Guichardaz Erika, Guichardaz Jean-Pierre, Jordan, Lavevaz, Lavy, Malacrinò, Manfrin, Marguerettaz, Marzi, Minelli, Padovani, Perron, Rosaire, Sammaritani, Sapinet, Testolin).
La mozione non è approvata.
Sospendiamo brevemente per arieggiare i locali. I lavori del Consiglio sono sospesi.
La seduta è sospesa dalle ore 11:17 alle ore 11:39.
