Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 4425 del 13 febbraio 2025 - Resoconto

OGGETTO N. 4425/XVI - Interpellanza: "Riduzione dei tempi e delle liste di attesa attraverso il blocco dell'attività privata in ospedale".

Bertin (Presidente) - Si è prenotato il consigliere Manfrin, ne ha facoltà.

Manfrin (LEGA VDA) - Come abbiamo voluto inserire all'interno delle premesse, questa iniziativa prende spunto da alcune iniziative ispettive che abbiamo già presentato all'attenzione di questa Assemblea, che peraltro ci hanno visto anche in uno scontro abbastanza acceso fra parti all'interno di quest'aula.

Io vorrei un po' superare questo scontro acceso, posto il fatto che, ovviamente, le cose che sono state dette e che sono state rese note dai genitori su un evento specifico sono alla portata di tutti, sono scritte, ma vorrei prendere la parte positiva che è stata riportata, perché credo che serva a tutti e credo che sia necessaria per avere una sanità che sia effettivamente, oltre che efficace ed efficiente, anche umana.

Questa iniziativa, come detto, prende spunto da una raccolta firme che è stata lanciata su change.org e che riporta, purtroppo, un episodio di cui non voglio parlare nello specifico, ma che ci serve per introdurre un tema, che è proprio quello della comunicazione. Perché quanto accaduto in pediatria nella notte di martedì 11 giugno 2024 è poi quello che, una volta aperto il tema in quest'Aula, è arrivato come segnalazione al sottoscritto.

Al netto, cioè, di quelli che possono essere gli errori o non errori - qui sta indagando ovviamente chi di dovere, c'è già stata una prima pronuncia e quindi ovviamente noi rispettosamente ci atteniamo a quello che viene detto, quando la gestione non è più politica -, ma quello che purtroppo abbiamo potuto raccogliere è che c'è effettivamente un problema di comunicazione e in questa direzione andava la nostra richiesta di verificare se tutte le procedure di presa in carico dei piccoli pazienti da parte della pediatria fossero corrette. C'è un problema di comunicazione fra chi riceve questi piccoli pazienti, le loro famiglie e il personale sanitario.

Leggere alcune frasi che sarebbero state dette - ma io credo che difficilmente se ne potrebbero scrivere tante, come è stato scritto in quella raccolta firme - leggere queste frasi, che sicuramente non fanno piacere, che però somigliano a molte altre di quelle che ci sono arrivate come segnalazione, dopo che abbiamo portato il problema in Aula, non fa sicuramente bene, non fa sicuramente piacere.

Davvero vogliamo pensare che sia stato un caso isolato, però in realtà, purtroppo, da quello che abbiamo ricevuto, non lo è; vogliamo però pensare che sia stato semplicemente un caso dettato magari dall'urgenza, dalla fretta, dall'orario, e non invece qualcosa che viene fatto in maniera sistematica da chi si occupa di stare a contatto con pazienti molto piccoli in cui, evidentemente, oltre al dolore che provano in quel momento (perché difficilmente un genitore porta un bambino in ospedale se non è assolutamente necessario, alle quattro del mattino), subentrano anche la paura, la preoccupazione, l'ansia, i timori, tanto del bambino, quanto della famiglia.

In quel momento riteniamo che ci debba essere la massima espressione di umanità da parte della nostra sanità, che deve non soltanto fare di tutto per trovare una soluzione al problema del paziente che ha davanti, ma anche mettere a proprio agio le famiglie e tranquillizzare il bambino, per evitare che al dolore si aggiunga anche il timore.

Ecco che quindi abbiamo preso spunto da questa iniziativa per chiedere se, a fronte di quello che è stato riportato e a fronte delle segnalazioni che abbiamo formulato più volte all'interno di quest'Aula, a fronte delle criticità che sono state segnalate, vi sia l'intenzione di attivare, come richiesto, un corso sulla relazione e comunicazione pediatrica agli operatori impiegati nella struttura complessa di Pediatria e patologia neonatale; e dopodiché, ovviamente, in quale maniera siano state trattate le segnalazioni trasmesse sui disservizi relativi alla struttura complessa di Pediatria e patologia neonatale.

Presidente - Assessore Marzi, per la risposta.

Marzi (SA) - Questa interpellanza porta nuovamente l'attenzione sul servizio di pediatria e in particolare, seppur indirettamente, richiama una tristissima vicenda per la quale abbiamo già espresso tutta la nostra solidarietà e vicinanza umana e personale alla famiglia.

In merito a queste iniziative sul servizio di Pediatria, non nascondiamo che non siamo ancora riusciti fino in fondo a comprendere le considerazioni che, di volta in volta, vengono fatte. In taluni casi, infatti, si elogia e gratifica il servizio, lamentando le negligenze dell'azienda nell'attrezzare e supportare adeguatamente le abili competenze e professionalità che operano in condizioni di estremo disagio e, a proposito del gettare gravi ombre richiamate nelle premesse dell'iniziativa, crediamo appunto, come da lei richiamato in premessa collega Manfrin - e siamo contenti che lei per la prima volta lo dica -, che gli eventi in sanità debbano sempre richiamare responsabilmente, come già rimarcato e come fatto anche ieri, a un giusto equilibrio, per evitare strumentalizzazioni inopportune che ricadrebbero di fatto su chi, con sacrificio, quotidianamente opera in un contesto di difficoltà e quindi poi, a catena, sui cittadini.

Questo vale anche, naturalmente, per la pediatria, come abbiamo già avuto modo di evidenziare in precedenti discussioni sul medesimo tema. Ricordiamo che i tre settori di degenza (pediatria, patologia neonatale e nido) che compongono la struttura complessa di Pediatria e neonatologia rappresentano un'assoluta ricchezza per la sanità valdostana e proviamo a spiegare nuovamente perché, dicendo quindi anche al collega Restano che in tutti i momenti noi rappresentiamo non solo nelle nostre risposte di sapere che siamo diversi, ma lo dimostriamo nei fatti, non certo per merito del sottoscritto perché io ho raccolto un testimone e lascerò questo testimone a chi verrà dopo di me.

Se beneficiamo infatti oggi della pediatria è grazie alla clausola di salvaguardia concessa in ragione della nostra autonomia che ha permesso a una Regione con poco più di 120.000 abitanti di poter usufruire di servizi sanitari che nel resto d'Italia sono resi per bacini d'utenza molto più numerosi.

Pertanto, mentre in altre regioni facilmente accade che la pediatria risulti distante da alcune comunità locali, nella nostra regione, oltre alla presenza del presidio sul territorio regionale, l'emergenza-urgenza garantisce inoltre con l'elisoccorso, quello notturno compreso, il pronto intervento collegato anche con strutture specialistiche di altre regioni, come il Regina Margherita di Torino o il Gaslini di Genova.

Crediamo che questa premessa sia opportuna e dovuta e dovrebbe essere riconosciuta soprattutto quando, invece che citare in genere aspetti positivi della nostra sanità, ci si concentra a evidenziarne sempre e solo le difficoltà. Ripeto: il problema ovviamente non riguarda lei.

Questo è un atteggiamento che porta all'unico risultato di rappresentare in maniera non adeguata la nostra sanità, mortificando quindi il grande impegno profuso da tutti coloro che vi operano, e quindi poi a discapito della comunità.

Al contrario, avremmo bisogno di restituirne all'interno e all'esterno un'immagine positiva, anche per attrarre le professionalità di cui abbiamo grande bisogno, come richiamato dalla precedente interpellanza, in particolar modo e anche per ciò che concerne la pediatria, visto il numero più che esiguo. Un'immagine positiva anche per attrarre le professionalità di cui appunto abbiamo bisogno.

Veniamo alla domanda numero 1. Rispetto al primo quesito, l'azienda ha comunicato che tutte le segnalazioni sono sempre prese in carico dall'azienda stessa e trattate naturalmente con la dovuta attenzione. È infatti di primario interesse, in particolare della direzione strategica nonché dei direttori delle strutture complesse (quelle che una volta venivano chiamate primari), oltre ai responsabili delle strutture semplici e naturalmente di quelle dipartimentali, conoscere ogni segnalazione da parte degli assistiti, soprattutto quelle relative a eventuali disservizi, al fine di mettere in atto le soluzioni più opportune possibili.

L'azienda peraltro ha precisato che il numero di segnalazioni riguardanti i servizi di Pediatria e Neonatologia non risulta essere superiore alla media delle segnalazioni riguardanti il complesso dei vari settori aziendali e che quindi la maggior parte non riguarda il tema oggetto di questa segnalazione.

Su questo tema è però importante evidenziare che, tra le varie segnalazioni che vengono fatte, ci sono, naturalmente, diverse e numerose lettere di apprezzamento che, tenuto conto del numero esiguo dei professionisti che operano per un servizio così importante, è assolutamente tanta cosa.

Rispetto al tema della presenza di entrambi i genitori, al di là del caso specifico riportato, l'azienda comunica che di norma, eccetto casi particolari, dovuti anche alle dimensioni della stanza, quando richiesto i genitori possono accedere entrambi, e ciò già accade oggi.

L'azienda riferisce inoltre che tale richiesta non si presenta sovente, in quanto, naturalmente, vi è la presenza spesso solo di un genitore, probabilmente in quanto uno dei due rimane occupato nell'attività lavorativa.

L'azienda conferma di porsi con attenzione verso i genitori e le esigenze da loro espresse, soprattutto nei momenti di difficoltà, sottolineando che è sempre convenienza degli operatori sanitari creare buoni rapporti, naturalmente, con i genitori per una migliore alleanza terapeutica, proprio in considerazione dell'importante ruolo che i genitori rivestono nel condividere il piano terapeutico e, soprattutto, nel supportare il bimbo nel suo percorso di guarigione.

Venendo alla domanda numero 2, l'azienda ha da tempo attivato una politica interna di valorizzazione della comunicazione in tutte le sue forme che ha preso avvio, tra l'altro, dall'analisi del clima dell'ambiente lavorativo, promossa appunto nel 2024, che è stata oggetto anche di iniziative e di rappresentazione in Consiglio.

L'obiettivo di questo piano, quindi, è quello di garantire una costante attenzione al miglioramento dell'interazione operatore-utente, sebbene ciò non sia affatto semplice in questo momento storico in cui, naturalmente, c'è una distanza, uno iato enorme rispetto alle difficoltà che viviamo, tra la cittadinanza e gli addetti ai lavori. Soprattutto su temi così complessi e così sentiti come la sanità.

Per quanto riguarda il suggerimento di attivare un corso di relazione e comunicazione pediatrica, condividiamo assolutamente l'importanza di porre in campo ogni iniziativa utile a dedicare specifica attenzione a questa utenza e sarà, pertanto, nostra cura confrontarci con l'azienda USL in tal senso con l'unico e solo obiettivo, però - questo lo dico in maniera forte - di sostenere e supportare gli operatori del reparto per il bene della nostra comunità, dando loro la possibilità di essere ascoltati e sostenuti prima ancora di vivere eventuali occasioni formative che da sempre sono comunque occasioni di arricchimento professionale, che credo anche loro, nel caso in cui lo scegliessero, vivrebbero così.

Presidente - Consigliere Manfrin, a lei la parola.

Manfrin (LEGA VDA) - Grazie Assessore, per la sua risposta, su cui però mi permetto di segnalare alcuni appunti. Lei ha quasi voluto indicare una sorta di distonia fra la questione dell'elogio e gratifica di un servizio e alcune criticità che vengono sollevate. In realtà, Assessore, io non ho alcun imbarazzo nel dirle che ci sono sicuramente parti della nostra sanità che, in stragrande maggioranza, ovviamente lavora in maniera indefessa e sicuramente si prodiga, a volte, anche nella carenza di mezzi e di disponibilità, nel fare il proprio lavoro, però in tutto questo, mi pare di aver colto non soltanto dai colleghi, ma anche da lei in alcuni casi, un grave problema che non è soltanto valdostano, ma è anche valdostano, che è il problema dei gettonisti.

Immaginare, Assessore, che vi sia del personale sanitario che affronta le difficoltà di un paziente, le criticità sanitarie di un paziente, e finisce il suo turno e poi il giorno dopo ritorna ad affrontare quelle criticità di quel paziente, è ovviamente la normalità. Chi si occupa di sanità pubblica si trova ad avere a che fare, ovviamente, con un paziente che, se non è guarito, il giorno dopo è sempre lì, per cui bisogna di nuovo occuparsene e fare in modo che stia meglio.

La parte dei gettonisti, invece, è differente. Ci sono gettonisti che fanno più turni, ci sono gettonisti che fanno turni alternati, noi non conosciamo l'identità, né la frequenza dei turni, ma ci possiamo dire, per esempio, che un gettonista, non essendo sempre presente, quindi avendo un turno definito quel giorno, quell'altro giorno, in quell'orario o in quell'altro orario, può fare con passione e dedizione il proprio lavoro, lo può fare, non è la modalità di impiego che cambia la passione e la dedizione di una persona, ma può anche semplicemente fare il proprio servizio, il proprio lavoro, cercando di spostare i problemi, perché alla fine del turno i problemi non saranno più suoi e il giorno dopo, siccome lui ha fatto quel turno e non ne farà altri, i problemi saranno di altri.

Il pericolo potenziale che noi abbiamo è che effettivamente chi esegue il servizio in quella maniera possa pensare effettivamente di dire: "Faccio il minimo indispensabile e poi lascio le criticità a chi arriva dopo".

In questo si inserisce, per esempio, il pericolo che non vi sia neanche la soverchia voglia di comunicare in maniera efficace con chi arriva, ma si dica: "Siete qua, non mi scocciate troppo, adesso facciamo quello che dobbiamo fare così, come è previsto, però non state qui a pretendere che io adesso mi faccia anche psicologo, venga incontro, che provi a tranquillizzare la persona o meno".

Ecco, questo è uno dei timori che noi abbiamo e, come lei sa, Assessore, ne abbiamo parlato più volte, ne parliamo ancora una volta, sulla parte pediatrica purtroppo l'impiego dei gettonisti è quanto mai presente, se non preponderante. Anzi, da quello che lei ci ha prospettato in V Commissione, la parte dei gettonisti addirittura non è neanche sufficiente per coprire i turni che sono necessari. Questo significa, quindi, che abbiamo un grosso problema in questo senso. A maggior ragione, se noi abbiamo personale gettonista che arriva a coprire quei turni, ci dobbiamo assicurare che tutto il personale, gettonisti compresi, sia capace di comunicare nella maniera migliore con gli utenti e con le famiglie.

A maggior ragione, dobbiamo fare in modo che chi arriva lì per un'emergenza, sicuramente pieno di timori e di preoccupazioni, non si senta respinto, non si senta trattato come un fastidio in più della giornata, ma si senta invece, ovviamente, accolto e compreso.

Quindi io voglio prendere la parte positiva della risposta, dove dice che farà il possibile. Mi auguro davvero che questo corso e questa formazione vengano fatti, perché non vogliamo mai più leggere quello che abbiamo letto nella raccolta firme e non soltanto.