Oggetto del Consiglio n. 509 del 6 ottobre 1982 - Resoconto
OGGETTO N. 509/VII - INIZIATIVE Dl SOLIDARIETA' NEI CONFRONTI DEL POPOLO PALESTINESE. (Inizio di discussione di mozioni).
PRESIDENTE: Do lettura della mozione presentata dai Consiglieri Mafrica, Carral, Cout, Tonino, Bajocco e Péaquin concernente: "Impegno per la soluzione della crisi Mediorentale e iniziative di solidarietà nei confronti del popolo palestinese."
MOZIONE
IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA
Indignato per le feroci stragi compiute dalla destra falangista libanese, con la connivenza dell'esercito israeliano, contro la popolazione inerme dei quartieri occidentali e dei campi profughi di Beirut;
Nel condannare la politica militarista ed i tentativi di genocidio, messi in atto dal governo israeliano, che ha occupato Beirut con l'inganno, nonostante le intese raggiunte con l'OLP, intese peraltro "garantite" dai governi degli USA, della Francia e dell'Italia;
Ritenendo che soltanto la formazione di uno stato palestinese e trattative che garantiscano la sicurezza di tutti i popoli e tutti gli stati della Regione possano consentire una pace stabile in Medio-Oriente;
RICHIEDE
al Governo italiano:
a) di riconoscere ufficialmente l'OLP come legittima rappresentante del popolo palestinese;
b) di intervenire nei confronti del Governo israeliano perché ritiri le proprie truppe dal Libano;
c) di operare per una soluzione negoziata e con garanzie internazionali della crisi mediorientale;
DELIBERA
di impegnare il Presidente del Consiglio regionale ad organizzare una visita ufficiale in Valle d'Aosta di una delegazione dell'OLP, al fine di rendere possibili incontri con istituzioni, forze politiche e sociali valdostane e di concordare con gli interessati le forme con cui la comunità valdostana possa esprimere concretamente la propria solidarietà ad un popolo da decenni disperso, martoriato e perseguitato.
PRESIDENTE: Do lettura della mozione presentata dal Consigliere Carlassare concernente: "Iniziative volte a favorire il riconoscimento dell'OLP e la pacifica convivenza fra Israele ed il popolo palestinese."
MOZIONE
L'invasione israeliana del Libano ha avuto lo sbocco paventato da tutti coloro che non credono che i diritti dei popoli vengano ribaditi e difesi con azioni di guerra: il genocidio.
Alle stragi della popolazione civile avvenute in seguito agli indiscriminati bombardamenti su villaggi e città, si è aggiunta la barbarie consumata dai mercenari cristiano-libanesi che nei campi profughi palestinesi hanno ucciso, violentato, maciullato i corpi di donne, vecchi, bambini assolutamente indifesi e non in grado di reagire in alcun modo. A riprova di quanto queste persone non fossero in grado di ferire sta il fatto che di fronte alle migliaia di vittime palestinesi si ha notizia di un solo morto tra i mercenari di Haddad.
Emerge con sempre maggiore chiarezza la responsabilità del Governo e dello Stato maggiore di Israele che hanno ordinato e consentito il barbaro eccidio.
Quello che baldanzosamente si considera il terzo esercito del mondo non è entrato nei campi profughi: ha pagato, addestrato, trasportato i macellai nazisti, ha assistito a poche centinaia di metri di distanza alla strage impedendo a chi aveva la forza e la fortuna di poter scappare di uscire dal luogo dello sterminio.
IL CONSIGLIO REGIONALE
Con l'assoluta convinzione che il diritto all'esistenza di Israele debba coincidere con il riconoscimento dell'uguale diritto del popolo palestinese ad avere una patria nel luogo di origine ed un proprio autonomo Governo;
Ritenendo inoltre che l'identificazione dei responsabili materiali della strage sia indubbiamente necessaria ma che ciò non attenua le responsabilità dei governanti di Israele;
DELIBERA
di impegnare il Presidente del Consiglio a far giungere:
1) ai popoli palestinese e libanese i sentimenti di solidarietà della popolazione valdostana;
2) al Governo italiano la richiesta di riconoscimento dell'OLP quale legittima rappresentante del popolo palestinese e di un intervento deciso per l'avvio di una trattativa che consenta, nel rispetto del diritto di tutti, la pacifica convivenza tra Israele e palestinesi, compresa, al fine di esercitare la massima pressione su quel paese, la rottura delle relazioni diplomatiche e commerciali con Gerusalemme.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Mafrica per l'illustrazione della mozione iscritta all'oggetto n. 24; ne ha facoltà.
MAFRICA - (PCI): Ritengo che tutti i valdostani abbiano provato un sentimento di orrore e di raccapriccio quando hanno appreso dei massacri subiti da una popolazione inerme a Sabra e a Chatila.
L'accusa ha sollevato, nei giorni scorsi, alcune polemiche aspre ed anche discussioni tra le forze politiche all'interno delle stesse organizzazioni ebraiche.
Credo che abbia soprattutto colpito l'inganno con cui si è giunti a questa strage. Le forze internazionali, i bersaglieri italiani, i marines americani ed i soldati francesi avevano consentito che i palestinesi armati lasciassero il Libano. Erano rimasti a Beirut soltanto i familiari dei guerriglieri palestinesi; le forze internazionali avevano lasciato il Libano, e proprio allora i falangisti di Haddad hanno operato questi massacri.
Ho avuto modo di assistere ad un'intervista di questi signori alla televisione svizzera e credo che il loro cinismo si sia evidenziato in tutta la sua crudezza.
Voglio fare rilevare che non è soltanto una questione di esprimere tutta la nostra indignazione, ma si tratta di fare qualcosa di più, dare un contributo alla soluzione dei problemi esistenti. Con questa mozione, il nostro gruppo chiede un intervento del Governo italiano, chiede che il Consiglio regionale inviti il governo italiano anzi tutto a riconoscere l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina.
Ritengo, colleghi, che tutti avranno notato l'intervento del Presidente della Repubblica a questo riguardo, l'intervento del Papa in occasione della visita di Arafat in Italia, mentre il Governo italiano non si è ancora pronunciato in proposito.
La maggioranza delle forze politiche e la sensibilità della popolazione italiana è favorevole a questo riconoscimento e pertanto riteniamo che il Governo debba andare in questa direzione.
Chiediamo inoltre l'impegno del Governo affinché si adoperi per un ritiro delle truppe israeliane da Beirut e dal Libano. Chiediamo che si possa arrivare ad una pace negoziata, garantita dalla presenza di forze internazionali. In tal modo sarà garantito ai palestinesi di avere una propria patria, sarà garantita la sicurezza di Israele, si risolveranno i problemi del Medio-Oriente con la trattativa, ma non con la guerra ed i massacri.
Il deliberato della mozione chiede che il Presidente del Consiglio organizzi una visita ufficiale in Valle d'Aosta di una delegazione dell'OLP. Questa delegazione dovrebbe incontrare i rappresentanti delle istituzioni, delle forze politiche e sociali e permettere un accordo su forme di solidarietà, umanitarie che possano essere continuate nei periodi a venire.
Nella nostra regione vi è stata una reazione a questi tristi avvenimenti con una manifestazione di studenti, ma riteniamo che questo non sia sufficiente.
Se sarà possibile organizzare un incontro di questo tipo, possibilmente anche con dibattiti alla presenza di esponenti dell'OLP, probabilmente si potrebbe venire a conoscenza di maggiori dettagli e la solidarietà che il popolo valdostano ha sempre offerto a tutte le minoranze potrebbe essere espressa in termini chiari anche nei confronti del popolo palestinese.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Carlassare per la presentazione della mozione iscritta all'oggetto n. 30; ne ha facoltà.
CARLASSARE - (Dem. Prol. - Nuova Sin.): Iniziando il mio intervento, premetto che non nutro alcun risentimento contro il popolo ebreo, né per gli ebrei che abitano in Israele, né tanto meno per quelli che sono sparsi per il mondo - gli ebrei della Diaspora.
Mi vanto di avere molti amici, oltre ai compagni, di origine ebrea. Ho un profondo senso di ammirazione per questo popolo che, pur vivendo una guerra, ha avuto la forza di mettere in piazza migliaia di persone per contestare vivamente l'operato del loro Governo, che possiamo tranquillamente chiamare fascista.
Qualcuno aveva definito il Governo Begin un governo serio. Alla luce di questi avvenimenti lo possiamo definire un governo, un uomo non soltanto serio, ma tragico. Sarebbero sufficienti per questo tutti gli elementi di accusa che sono stati sviscerati dalla stampa di Israele per arrivare ad una ferma condanna dei loro governanti.
E' emerso con piena chiarezza che questa è stata una guerra pretestuosa ed inoltre che esistono dei disegni propugnati da questo governo che si prefigge di realizzare una politica espansionistica per costruire un grande Israele.
Stanno emergendo perfino denunce dall'ex Presidente Carter (e non dell'OLP) il quale ha tranquillamente affermato che Begin condusse le trattative di Camp David col preciso intento di isolare l'Egitto, onde poter proseguire nella sua politica espansionistica nei confronti dei paesi arabi più deboli dell'Egitto confinanti con Israele.
Abbiamo avuto modo di vedere in televisione i bombardamenti delle città, come pure gli effetti deleteri non nei confronti dei guerriglieri dell'OLP ma nei confronti delle popolazioni palestinesi e libanesi. Con quest'ultimo episodio si è raggiunto un limite, quasi invalicabile, di aberrazione. Si sono raggiunti comportamenti che purtroppo avevamo visto nel passato e che ritenevamo non si sarebbero più realizzati alle soglie del XX secolo.
Il comportamento del Governo di Israele è stato di un'ipocrisia e di una bassezza morale spaventosa. Infatti le truppe israeliane non hanno massacrato le donne ed i bambini di questi insediamenti palestinesi, si sono semplicemente serviti di truppe mercenarie autodefinitesi "naziste", le hanno trasportate con gli aerei, hanno permesso che entrassero all'interno dei campi profughi ed infine hanno assistito al massacro.
Questo lo abbiamo potuto vedere grazie ala televisione, che è stata alquanto impietosa, mostrando corpi maciullati, tagliati a fette a colpi di pugnale. Hanno inoltre impedito a tutti di fuggire da questi villaggi. Pertanto io ritengo che questo comportamento debba essere condannato da tutto il mondo civile.
Penso che il primo obiettivo che dobbiamo porci sia quello di dare forza all'opposizione esistente all'interno di Israele contro il comportamento di questo governo. L'opposizione è riuscita a far nominare una commissione di inchiesta, organizzando inoltre una manifestazione di una tale imponenza che, facendo il paragone con l'Italia, avrebbe significato vedere scendere in piazza 5/6 milioni di persone.
Questi, colleghi, sono dati forniti dalla televisione italiana, non li ho inventati io!
Quindi, l'obiettivo che mi pongo, nel presentare questa mozione, è quello di riconoscere i diritti all'esistenza di uno Stato israeliano e di uno Stato palestinese e che questi possano trovare il modo di convivere, di risolvere dispute territoriali, per potersi realizzare, con un'organizzazione politica autonoma, una struttura sociale a loro congeniale, dando cioè la possibilità a questi due popoli di vivere in pace.
Ritengo che la diplomazia italiana debba seguire la strada di riconoscere implicitamente l'OLP come legittimo rappresentante del popolo palestinese, come indicato dal Presidente della Repubblica, e che successivamente il Governo italiano passi ad un riconoscimento esplicito dell'OLP come legittimo rappresentante del Governo del popolo palestinese.
Ritengo inoltre che sia necessario dimostrare con un'azione politica concreta la condanna del popolo italiano nei confronti del Governo di Israele, giungendo alla rottura delle relazioni diplomatiche con questo Governo ma non col popolo di Israele, per dare più forza all'opposizione esistente in quel paese. Fare in modo, cioè, che il Governo cada, si dimetta, e possano realizzarsi quelle aspirazioni, che ritengo siano anche della popolazione israeliana, di pace e di tranquilla convivenza con le popolazioni circostanti.
PRESIDENTE: Signori Consiglieri, la discussione sarà unica sulle due mozioni. Ci sarà in seguito la richiesta dei firmatari. Pertanto le votazioni saranno separate.
E' aperta la discussione. La parola al Consigliere Tamone; ne ha facoltà.
TAMONE - (UV): Je voulais simplement proposer une réunion afin de pouvoir concorder un texte unique et ensuite arriver à la votation de tout le Conseil.
Les textes que nous avons ici sont différents les uns des autres, donc je pense qu'il faut trouver la solution pour voter une seule motion, si ma proposition est acceptée par les proposants des deux motions en question.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Ricco; ne ha facoltà.
RICCO - (DC): Il massacro di Sabra e Chatila non è certo privo di precedenti nella tragica storia del Medio Oriente contemporaneo.
In ordine di tempo è questo l'ultimo episodio di una interminabile catena di atrocità le cui vittime innocenti riempiono i martirologi di tutte le parti, le ideologie, le religioni in conflitto.
Tutti i massacri, da chiunque architettati e perpetrati, si assomigliano come gocce d'acqua. Hanno lo stesso marchio della barbarie e sono egualmente esecrabili.
Tuttavia, lo scempio di Beirut ci ha riempiti di scandalizzato stupore ed ha scosso quella non confessata tendenza alla rassegnazione, cui ci sospinge, giorno per giorno, l'abitudine alla visione degli orrori che avvengono nel mondo.
Amici, le pur reticenti e parziali ammissioni del Ministro della guerra, Sharon, sulle circostanze che hanno consentito il tragico massacro di Sabra e Chatila, delineano esattamente una responsabilità grave di Israele in questo eccidio. Sharon ha ammesso ciò che tutti sanno da anni, cioè che Israele si giova di elementi della destra nazionalistica libanese per contrastare l'attività dei fedayn nel Libano meridionale.
A queste milizie fu consentito di compiere rastrellamenti nei campi palestinesi, dove gli israeliani non potevano entrare dopo l'accettazione del piano Habib. L'unica giustificazione di Sharon è che nessuno immaginava che i miliziani libanesi si sarebbero spinti tanto oltre.
Le parziali ammissioni di Sharon non possono essere soddisfacenti e non cancellano l'orribile macchia che Begin ha lasciato cadere sulla storia di questo popolo. E' innegabile che si può imputare senz'altro ad Israele la mancata assistenza ad una popolazione in pericolo. Israele, una nazione nata e fondata - dopo il lungo incubo dello sterminio - su una solida base di ragioni morali profonde, terra di asilo dei perseguitati, non può certo identificarsi in questa politica cinica e avventurosa che la rende uno Stato simile agli altri, anzi direi peggiore.
Il Governo italiano, come sapete, a mezzo del suo Ministro degli Esteri, Colombo, ha dichiarato che l'atteggiamento italiano, oltre a riflettere unanimi sentimenti di sdegno e di orrore è stato di ferma condanna anche per indurre gli autori diretti e indiretti delle orrende stragi, a riflettere sulle loro responsabilità e, al tempo stesso, esercitando su di essi una pressione politica.
Il massacro palestinese peserà a lungo come una maledizione inespiabile sull'immagine e la storia di Israele.
Noi non intendiamo seguire chi tende a fare di ogni erba un fascio rispolverando il vecchio armamentario anti-sionista, che è sempre stato in ogni epoca uno dei rivelatori e dei pro-domi più inquietanti delle grandi tragedie della storia. Proprio per questo ci auguriamo che il processo di chiarificazione in atto all'interno della eolica israeliana, le prese di posizione dei partiti di opposizione, i pronunciamenti accorati delle comunità ebraiche sparse per tutto il mondo, correggano rapidamente questa folle corsa di Begin e Sharon verso quello che potremmo definire un autentico suicidio morale.
L'operazione del Libano rischia di trasformarsi in un gigantesco boomerang storico su cui si potrebbe infrangere il mito di Israele, chiamato a pagare un prezzo enorme sul piano della credibilità, dell'etica nazionale ed internazionale del diritto di ognuno all'esistenza che è la prima e fondamentale espressione di una civiltà. Negando ciecamente questo diritto ai palestinesi, il governo di Begin rischia di fare del suo popolo un popolo di fuorilegge.
Noi diciamo queste cose con grande amarezza perché ci siamo sempre battuti per il diritto di Israele non solo ad esistere, che rappresenta un diritto elementare, ma a vivere in pace entro i confini riconosciuti e sicuri, garantiti da solidi accordi internazionali. E' in questo quadro che siamo sempre stati fautori di un analogo e simmetrico diritto dei palestinesi a riavere una loro patria.
Oggi, questo problema, ben lungi dall'essere stato ridimensionato dalle imprese di Sharon nel Libano, è tornato prepotentemente al centro dell'attenzione internazionale con una sua carica emotiva. Abbiamo anche sempre auspicato che l'OLP abbandoni la strada della violenza e la chimera della riconquista armata per trasformarsi in movimento politico rappresentativo del suo popolo. Ciò aprirebbe sul piano di fatto e di diritto un nuovo grande spazio alla causa palestinese.
Noi troviamo del tutto fuori luogo attribuire questi eccidi, come qualcuno ha fatto per disinformazione, schematismo giornalistico o pigrizia mentale, ai cristiani libanesi. E' vero che vi sono situazioni dove la dirimente religiosa assume rilevante valore politico e culturale, ma mai come in questo caso l'appellativo di cristiano, per specificare l'appartenenza dei milizia-ni o mercenari, autori materiali delle stragi di Beirut, è non soltanto del tutto fuori luogo, ma risulta provocatorio e offensivo in ogni elementare verità.
PRESIDENTE: Ci sono altri che intendono prendere la parola? C'è stata la proposta del Consigliere Tamone di sospendere la seduta per vedere se è possibile trovare un testo unificato delle due mozioni.
Questa richiesta è stata rivolta soprattutto ai firmatari. Ci sono obiezioni?
La parola al Consigliere De Grandis; ne ha facoltà.
DE GRANDIS - (PRI): Mi pare che la proposta del Consigliere Tamone sia particolarmente utile perché, a parte la diversità dei deliberati delle due mozioni, ci sono anche alcuni punti che potrebbero essere meglio riconsiderati.
Ritengo che nessuno può, in alcun modo, non aver provato un orrore profondo di fronte alle stragi perpetrate in Libano, a Beirut, contro i palestinesi e nessuno penso, può trovare la benché minima giustificazione anche negli avvenimenti verificatisi negli anni passati tra palestinesi ed israeliani.
Rimane comunque da valutare una situazione che è particolarmente difficile e delicata. Nel recente incontro dei popoli arabi di Fez, Arafat ha tenuto un atteggiamento meno ostile nei confronti dell'OLP, comunque non ha fatto alcuna dichiarazione per rivedere certe sue posizioni sostenute in precedenza che prevedevano Israele come un popolo ed uno Stato non solo da non riconoscere, ma da distruggere.
Gli atti di terrorismo che l'organizzazione di Arafat ha compiuto in passato non sono certamente né cose lodevoli né giustificabili. Pertanto, anziché pretendere dal nostro governo un riconoscimento così esplicito dell'OLP come rappresentante del popolo palestinese, ritengo sia necessario rivedere anche i rapporti esistenti tra palestinesi e israeliani e quale sia l'atteggiamento di Israele nei confronti dei palestinesi.
Secondo me sarebbe estremamente pericoloso attualmente, vista la situazione esplosiva che regna nel Medio Oriente, prendere le difese di uno di questi popoli come se il bene fosse tutto da una parte ed il male dall'altra, perché così le cose non stanno. Se il Governo Begin, con il suo Ministro della difesa Sharon, si è macchiato di una colpa inqualificabile è assolutamente da condannare, come in effetti ha dimostrato di fare lo stesso popolo palestinese rivoltandosi. Infatti, tramite i giornali, abbiamo saputo delle manifestazioni svoltesi ad Israele contro il comportamento del governo.
E' altrettanto vero però che esistono, nonostante tutto, dei rapporti tra le due entità: due popoli che hanno entrambi il diritto di essere riconosciuti, hanno entrambi il diritto di essere rispettati.
Quindi, è necessario, prima di tutto, che si possa risolvere il problema dei rapporti diretti tra questi due popoli. Successivamente, sarà possibile insistere, prendere con tutta la nostra capacità, con tutto il nostro peso politico affinché la soluzione dei singoli problemi avvenga su un piano concordato, su un piano politico e su un piano militare.
Mi associo quindi alla richiesta fatta dal Consigliere Tamone per una breve sospensione della seduta onde poter concordare un deliberato di entrambe le mozioni, perché sia in linea con questa necessità di assoluta prudenza, pur nel riconoscimento della necessità di un intervento, anche della Valle d'Aosta, a soluzione di questi problemi.
PRESIDENTE: Signori Consiglieri, mi pare che ci sia l'accordo sulla sospensione della seduta.
La Presidenza però, considerato l'ordine del giorno, farebbe la proposta - ed il Presidente della Giunta potrà tenerne conto - se è possibile, di trattare due argomenti dei quali è relatore il Presidente della Giunta, il n. 19 e il n. 20. Quindi, passare all'esame di altre mozioni, perché ritengo che anche per altri affari ci sia la necessità di richiedere sospensioni onde poter trovare testi concordati.
Se d'altra parte andiamo avanti nella discussione potremo fare un'unica sospensione, per trattare di questi vari problemi.
La parola al Presidente della Giunta.
ANDRIONE - (UV): La mia valutazione è analoga a quella del Presidente del Consiglio.
Suggerisco che siano soltanto tre Consiglieri a stabilire il testo della mozione. Per quanto ci riguarda, potrebbe essere il Consigliere Tamone. Nel frattempo il Consiglio potrebbe continuare con i due argomenti di competenza del Presidente della Giunta, dato che non ritengo presentino particolari difficoltà. Per le altre mozioni, se dovessero esserci delle grosse questioni, lo valuteremo al momento.
Sulle questioni che sono state illustrate adesso con la mozione n. 30 e n. 24, credo che vi sia una sostanziale convergenza, quindi ritengo possibile che soltanto tre Consiglieri si assentino onde poter stabilire il testo ...
INTERRUZIONE ...
ANDRIONE - (UV): Sono d'accordo che i Consiglieri siano 4. Maquignaz, hai sempre ragione!
PRESIDENTE: Colleghi, il Presidente della Giunta fa una proposta che mi sembra operativa. Soprassediamo un attimo alla discussione e passiamo alla trattazione degli oggetti n. 19 e n. 20, in seguito vedremo la mozione n. 25 abbinata all'interpellanza n. 16. Il Presidente della Giunta è d'accordo? Il Consiglio è d'accordo? Non ci sono obiezioni.
