Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 502 del 6 ottobre 1982 - Resoconto

OGGETTO N. 502/VII - INTERVENTI DELLA FINAOSTA S.p.A. A FAVORE DI ALCUNE AZIENDE VALDOSTANE. (Interpellanza).

PRESIDENTE: Do lettura del testo dell'interpellanza presentata dai Consiglieri Mafrica, Cout e Bajocco:

INTERPELLANZA

CONSTATATO che con le deliberazioni nn. 4606 e 4607 del 3 settembre 1982 la Giunta regionale ha ammesso ai finanziamenti della gestione speciale della Finanziaria regionale la MAXEL S.p.A. e l'ALLUVER S.p.A.;

I sottoscritti Consiglieri regionali

INTERPELLANO

la Giunta regionale per sapere:

1) quali nuovi impegni rispetto ai livelli di occupazione abbiano assunto le aziende in questione;

2) quali prospettive di lavoro esistano per i 50 dipendenti dell'ex IMVA non ancora reimpiegati pressi l'ALLUVER;

3) se è in previsione qualche intervento della FINAOSTA per favorire la ripresa dell'attività produttiva presso la SIV e la FORTUNA WEST di Arnad.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Cout; ne ha facoltà.

COUT - (PCI): Già nella discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio è stato detto da diverse parti che il dibattito sembra, in questi ultimi tempi, decisamente orientato sui grossi problemi occupazionali che interessano anche l'Ente pubblico, mentre sono stati dimenticati quelli che sono comunque dei problemi occupazionali che interessano molto più direttamente anche la Regione Autonoma Valle d'Aosta, che riproponiamo in questa nostra interpellanza.

Abbiamo preso spunto da due deliberazioni di Giunta del 3 settembre che danno la possibilità a due industrie, la Maxel e l'Alluver, di accedere ai finanziamenti della FINAOSTA.

Tra l'altro queste deliberazioni ci lasciano abbastanza titubanti su quale potrà essere in queste fabbriche una variazione occupazionale in positivo, perché non si capisce bene, ad esempio per l'Alluver, se ci sarà un aumento di dipendenti e se con questo si potrà andare ad assorbire, almeno in parte, quell'occupazione che non è ancora stata risolta a proposito della Tex Imva.

Ci sono 50-60 operai, in bassa valle, che non hanno prospettive neanche per ciò che riguarda la Cassa Integrazione, che viene rinnovata ogni tanto, ma che non si sa fino a quando potrà andare avanti, in base alle leggi che vengono utilizzate.

In questa relazione si parla di spostamento di occupazione e non si vede se ci sarà un aumento, oltre ai 101 che ci sono già attualmente.

Per ciò che riguarda altri interventi della FINAOSTA, con questa interpellanza vorremmo sapere cosa si prevede per la SIV e la Fortuna West, e ricordo in proposito che l'Assessore Chabod aveva detto che con la Finanziaria entro luglio-agosto i problemi della Fortuna West e della SIV potevano essere risolti.

Mi sembra che l'occupazione dell'Ufficio dell'Assessore Chabod, messa in atto dalle maestranze della Fortuna West questa mattina, proprio per riproporre il problema, dimostri proprio il contrario; infatti i lavoratori lamentano che dopo quell'incontro non hanno più saputo niente, che addirittura è stata inviata una lettera da parte del Sindacato per un incontro nel mese di agosto, ma a questa lettera non è stato neanche risposto, e c'è tutta una serie di problemi che merita l'interesse della Giunta o del Presidente.

Alla Fortuna West da dieci mesi non percepiscono lo stipendio, cioè non hanno ancora avuto la Cassa Integrazione cui avrebbero diritto, e questa mi pare cosa di non poco conto a cui avevamo già accennato in Consiglio.

Ci sono problemi quali la luce per il custode o per l'uso delle calcolatrici per predisporre i conteggi da inviare all'INPS per avere la Cassa Integrazione.

Rimane ancora il problema della SIV, dove dovrebbe esserci il pagamento della Cassa Integrazione, però c'è la questione del piano che doveva essere presentato e dell'eventuale intervento da parte della Finanziaria che non si sa ancora a che punto è.

Si chiede pertanto di dare un'informazione adeguata al Consiglio e soprattutto ai lavoratori, che gradirebbero conoscere a che punto è la situazione e cosa effettivamente può essere fatto.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.

MAFRICA - (PCI): Per la Finanziaria erano previsti 10 miliardi nella gestione speciale; con questi due provvedimenti si usa già, grosso modo, il 40% delle risorse disponibili; evidentemente la Giunta regionale ritiene questi interventi prioritari.

Vorremmo capire perché in questo quadro generale della piccola industria valdostana si sono ritenuti prioritari gli interventi per queste aziende e non rispetto a casi anche drammatici che continuano a rimanere.

La situazione industriale valdostana è giunta ad una fase critica e costringe tutti - compresa la Giunta e le forze politiche - a chiarire le proprie impostazioni.

Vorremmo sapere dalla Giunta se ritiene adeguato questo sviluppo della piccola industria, perché noi continuiamo a vedere che investimenti regionali in piccole industrie, previsti per determinati livelli di occupazione, non giungono poi alle conclusioni sperate.

La stessa rubinetteria non rispetta gli impegni perché non si costruiscono più case e quindi non si vendono più rubinetti.

L'Alluver dice che deve utilizzare una parte del personale in altre attività.

Rispetto a questo problema, qual è l'impostazione della Giunta? Di quali strumenti intende dotarsi per far rispettare agli imprenditori che ricevono aiuti pubblici gli impegni relativi all'occupazione?

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta; ne ha facoltà.

ANDRIONE - (UV): Vi sono dei fattori comuni a tutte le imprese e che devono essere presenti quando si parla di questioni industriali.

I fattori principali sono quelli costituiti dalla mancanza di denaro liquido, che viene donato dallo Stato con emissione di BOT e di CCT (Certificati di Credito del Tesoro) a tassi di interesse che, anche se in questo momento sono abbassati di un punto, sono assolutamente aldilà di ogni possibilità di competizione con degli investimenti produttivi, siano essi nell'immobiliare, nell'industria, nell'artigianato, nell'agricoltura. La media è del 20%.

Questo fatto ha provocato, da parte di tutti gli operatori economici, ma in particolare dei grossisti e dei dettaglianti di questi articoli, un'inversione, un cambiamento profondo di quella che è la domanda ed il consumo di questi beni.

Possiamo prendere ad esempio i rubinetti o gli sci, di cui parlavamo prima: una volta il commerciante, a tasso di interesse normale, ne comprava 20 paia ed otteneva il suo guadagno anche tenendo queste 20 paia qualche mese in magazzino. Oggi compra invece due paia di sci alla volta o addirittura aspetta di avere l'ordine prima di ritrasmetterlo alla fabbrica.

La conseguenza è che le fabbriche, oltre a fare le produttrici, debbono fungere anche da banca perché lavorano per il magazzino. Per esempio, per una fabbrica di sci lavorare per il magazzino vuol dire avere delle esposizioni bancarie per tre miliardi di lire, le quali ad un tasso di interesse che si aggira su oltre il 30%, fanno la bellezza di 900 milioni di lire di interessi in un anno. A questi livelli la scelta è fra chiudere o ricostituire la liquidità delle aziende in questione.

Qual è la strada seguita dalla Giunta? Stabilire un intervento diretto, senza passare attraverso le banche, servendosi di uno strumento che è la Finanziaria, il cui capitale di rotazione per il fondo speciale è previsto in 20 miliardi, perché adesso porteremo la 2a tranche, in modo che laddove l'imprenditore porta la sua parte di capitale, che deve essere del 65% come regola, sia possibile alla FINAOSTA intervenire per la restante parte, dando così a queste industrie la liquidità necessaria per la sopravvivenza.

I casi specifici che sono stati sollevati sono due.

Per la Maxel: 3 miliardi versati dalla Mazzuchelli ed altre interessate, un miliardo e mezzo dalla Regione.

La Maxel ha avuto delle vicende con il personale che è passato da 110 occupati al 31.l. a 146 attualmente. L'intervento è stato fatto, ma la priorità di cui parlava il Consigliere Mafrica è di trovare l'interlocutore finanziariamente valido dall'altra parte. Non possiamo intervenire dove non vi sono investimenti.

Per l'Alluver: questa ha conosciuto delle vicende particolari, evidentemente partiamo dal principio che queste fabbriche siano sane e che si debba aiutarle a superare un periodo di crisi che non potrà essere eterno.

Su questa azienda ha pesato fortemente la vicenda alluminica dell'EFIM con il risultato che non si sono più venduti i bidoni per il latte dove era stato trovato il meglio della produttività.

C'è stato un cambiamento di produzione, la scelta del pentolame che già era una tradizione per quanto riguardava questa fabbrica; il lavoro in questo momento c'è anche se il mercato non è facile perché la competizione è durissima sia in Italia che all'estero. I dipendenti sono oggi 104 contro 90, ma questo non ha nessun significato perché per una fabbrica di quel genere, con le possibilità teoriche che si avrebbero, sono ancora pochi.

Abbiamo anche rimesso in funzione una centralina elettrica; però in questo momento se non c'è una ripresa della domanda per il bidone da latte, cosa che dovrebbe essere possibile, non è prevedibile un aumento dell'occupazione.

Vorrei dialogare, se possibile, con il Consigliere Mafrica: in questi ultimi due anni c'è stato un vasto movimento di investimenti industriali per diminuire la mano d'opera aumentando nel contempo la produzione.

Si stanno facendo dei progressi eccezionali in questo campo, per cui anche noi Consiglieri regionali ci troviamo presi in questo strano paradosso che gli investimenti più produttivi sarebbero quelli che prevedono il minore livello occupazionale.

Di conseguenza, anche sotto questo profilo, dobbiamo continuare a premiare le piccole industrie diversificate e variamente distribuite sul territorio, perché oggi la crisi industriale non la si può risolvere con grosse industrie, dove non è il costo del lavoro che pesa di più, ma tutti gli altri costi che assumono delle dimensioni difficilmente contenibili.

E' di oggi la notizia che IRI, ENI ed EFIM hanno accumulato in un anno la non lieve perdita di 2499 miliardi di lire.

Per quanto riguarda la SIV, che di tutte queste fabbriche forse è la migliore come impostazione ed il cui macchinario è per il 70% tra il migliore esistente sul mercato, ha conosciuto un momento tragico lo scorso anno insieme al Gruppo Carminati, quando l'impennata del dollaro ed il fatto di dover pagare il cotone a pronta cassa per averlo 100 giorni dopo consegnato grezzo, hanno fatto sì che il Gruppo Carminati in un anno perdesse 6 miliardi di lire, dopodiché l'intero gruppo lombardo è andato prima in amministrazione controllata, poi in concordato, infine è stato liquidato.

Il concordato è stato ottenuto a luglio di quest'anno e la SIV adesso è un'azienda autonoma. La Signorina Carminati regala la sua parte di stabilimento, sono in corso delle trattative, le prove di lavoro hanno dato dei buoni risultati ed aspettiamo a giorni una risposta che speriamo positiva, anche se la crisi del tessile si è aggravata.

Per quanto riguarda la Fortuna West, la Fortuna Tex, casa madre, ha conosciuto delle perdite notevoli, che in parte imputa alla figlia. Comunque, il tribunale deve decidere in questi giorni sul concordato; a noi è stato detto che il concordato sarà favorevole.

Vale per la Fortuna West lo stesso discorso che facciamo per la SIV, c'è se c'è presenza di altro capitale siamo disposti a sottoscrivere la nostra parte. Qui la situazione è però più difficile di quella della SIV, che è pur sempre un caso raro di alta tecnologia, mentre la Fortuna West, che è tutt'altro che spregevole, si trova però ad operare oggi su un mercato molto difficile in quanto dominato dalle aziende che sono direttamente sostenute dalla Gepi, che è una delle sigle dietro le quali si nasconde il contribuente italiano, chiamato in questi casi a pagare pesantemente per chi può mettere in vendita dei prodotti sotto costo.

Quando esiste sul mercato una situazione di questo genere, le fabbriche che lavorano e che devono vendere tenendo conto dei prezzi di costo, non posso resistere.

Questa è la situazione per queste industrie, incidentalmente abbiamo parlato della fabbrica Rossignol che è in attivo; quello che vorrei confermare al Consigliere Mafrica è - ivi chiedendo l'aiuto dei suggerimenti e delle proposte che ci possono pervenire - l'impegno della Giunta regionale in questa materia, perché lo ripeto siamo assolutamente convinti che in Valle d'Aosta sia necessaria una presenza industriale e che non è possibile chiudere ogni volta.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.

MAFRICA - (PCI): Mi dispiace che non sia presente anche l'Assessore all'Industria, comunque il Presidente ci ha dato una serie di notizie relative a queste aziende; è sempre utile conoscere questi fatti sia per il Consiglio che per le Organizzazioni sindacali.

Rispetto alla situazione delle singole aziende, credo che vada fatto uno sforzo complessivo da parte della Giunta per tenere presenti tutti i casi, quindi in questo senso rivolgo anche un invito al Presidente della Giunta perché incontri al più preso i lavoratori della Fortuna West, che dicono di aver chiesto da tempo un incontro e di non averlo ancora ottenuto.

Quello che invece non ci convince e che continua a rimanere un punto di differenza nelle valutazioni del nostro gruppo rispetto all'impostazione della Giunta, è il giudizio sulle aziende medio-grandi ed il modo di mantenere aperte le aziende piccole.

Il Presidente della Giunta cita i dati delle perdite dell'IRI, EFIM, ENI, per giungere alla conclusione che queste grandi imprese non possono facilmente continuare ad esistere anche per quel che riguarda la Valle d'Aosta. Vede nel loro stesso meccanismo di funzionamento, date le loro dimensioni, dei problemi molto difficili da risolvere.

Noi diciamo che non ci si deve rassegnare o che non si può accettare questa ottica perché in Valle d'Aosta su 7500 posti di lavoro, 6000 sono nelle grosse industrie. Pensare di sostituire con piccole industrie questi 6000 posti di lavoro è un'impresa che richiede decenni, non è cosa che possa riguardare i tempi prossimi. Quindi, occorre fare tutto il possibile oggi, pur conoscendo le difficoltà di queste aziende a mantenere quei livelli d'occupazione, per non accontentarsi di 50 posti laddove possono essercene 500.

Per quello che riguarda le imprese piccole, non pensiamo sia sufficiente avere solo la Finanziaria. In sostanza, da quello che dice il Presidente della Giunta oggi, la Finanziaria funziona da banca fornendo al 13% la liquidità agli imprenditori che altrimenti avrebbero delle difficoltà a prendere questi capitali nelle banche al 30%.

Fornire la liquidità senza ulteriori strumenti di controllo è arrischiato; pensiamo che oltre alla Finanziaria si deve giungere o ad una ristrutturazione dell'Assessorato all'Industria per quello prima mi riferivo alla presenza dell'Assessore - oppure si debba pensare ad una struttura autonoma di assistenza tecnologica e di gestione alle piccole imprese. Se non abbiamo la possibilità di verificare questi dati sul mercato, sulle produzioni, sulle cose che oggi possono essere vendute, sugli strumenti per venderle, noi oggi diamo dei soldi, però non diamo tutto l'indispensabile per la sopravvivenza a queste piccole industrie.

In questo contesto credo anche che la scelta, di cui parlava prima il Presidente, di assumere come prioritarie le industrie che hanno dei capitali, sia discutibile. Credo che oggi si debba pensare se non sia prioritario su tutti l'elemento occupazionale, se quindi non si debba prima di tutto andare a quelle situazioni in cui ci sono posti di lavoro che vengono meno.

Su questo argomento credo che il dibattito sia aperto e che continuerà ancora, perché la situazione è gravissima e richiede l'impegno delle Organizzazioni sindacali, del Consiglio e della Giunta stessa.