Oggetto del Consiglio n. 4142 del 21 novembre 2024 - Resoconto
OGGETTO N. 4142/XVI - Interrogazione: "Informazioni in merito all'avvio di alcuni corsi trasversali e specialistici da parte dell'Università della Valle d'Aosta".
Bertin (Presidente) - Punto n. 12. Risponde l'assessore Jean-Pierre Guichardaz.
Guichardaz J. (FP-PD) - Nell'interrogazione si chiede, con riferimento a un'intervista della rettrice dell'Università, la quale avrebbe annunciato dei corsi definiti "minor", ovvero corsi trasversali specialistici e, secondo la professoressa intervistata, dovrebbero essere tre, ovvero la montagna e lo sport del genere, che dall'anno prossimo dovrebbero, secondo i desiderata espressi, essere introdotti, mi chiede se l'istituzione di questi corsi sia stata discussa nel CdA dell'Università della Valle d'Aosta.
Le pratiche relative ai minor non sono ancora state ultimate. Contenuti e regolamenti sono in corso di definizione. Se approvati dai competenti organi, sarà cura dell'Ateneo fornire tutti gli estremi necessari.
La domanda n. 2 ovviamente viene meno perché mi chiede, in caso affermativo, quali siano le specifiche dei mini diploma in politiche di genere e quali le applicazioni pratiche del summenzionato corso.
Presidente - Per la replica, la parola al consigliere Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) - Probabilmente, se mi fossi trovato io nella sua posizione, alla seconda domanda, pur non sapendo esattamente in quale direzione si sarebbe andati, avrei risposto: quali sono le applicazioni pratiche? "Nessuna", io avrei risposto così, ma io sono io. Sono felice ovviamente che ancora non ci siano informazioni e spero che questa sia soltanto una "Voce dal sen fuggita". Mi permetto di fare un po' di contesto così almeno sappiamo di cosa parliamo, ieri si è parlato di scienza, ma, se c'è una teoria che si oppone frontalmente alla scienza, è la teoria o, meglio, l'ideologia di genere, o gender, che dir si voglia. Anni fa la cosa era abbastanza evidente al punto che alcuni suoi propugnatori cercavano con negazionismo di occultarne l'esistenza, ma poi, a forza di parlare di violenza di genere, di discriminazioni di genere, con foglie di fico per mascherare la propaganda gender arcobaleno, l'assurda teoria è rientrata dalla finestra prima ancora di essere pienamente uscita dalla porta.
Adesso sotto quello che un po' è stato definito durante l'intervista l'aulico nome di gender studies... questo fa ovviamente capolino purtroppo anche in quello che dovrebbe essere il tempio di sapere, cioè l'Università, e tutta l'ambiguità dei corsi che vengono istituiti sotto questo ombrello è nel senso assolutamente non univoco che il termine magico gender, cioè genere, che può significare cose diverse, perfino opposte, ma in ogni caso non è riconducibile al senso ovvio scientifico e anatomico di sesso biologico e questa è un po' l'ambivalenza su cui si gioca. Questa prospettiva piuttosto ideologica e orientata sarebbe volta a promuovere a livello culturale un racconto e una rappresentazione delle identità di genere inclusivi e non discriminatori, bello, anche se in realtà questo non vuol dire nulla. Negli Stati Uniti, da cui purtroppo si prende spunto - adesso speriamo che con l'avvento di Trump una certa qualità di tipo di studi non veda ancora più la luce -, ci sono molteplici corsi che fanno riferimento a queste teorie, la gender sensitive journalism, l'analisi sociale della gender equality, lingua e linguaggio di genere, letterature di prospettiva di genere, letterature e migrazioni e disuguaglianze, statistiche di genere, economie di genere, cultura, politiche e genere empowerment, il mondo, insomma, riletto alla luce della più famosa e costruttiva teoria gender sulla sessualità. Questa dovrebbe rappresentare una formazione culturale oppure, più facilmente, e questo è obiettivamente un pericolo, un appiattamento, una formattazione sul pensiero del mainstream? Noi riteniamo che sia questa seconda opzione. Il dubbio viene, perché di gender, al posto dell'arcaico scientifico sesso, si parla un po' ovunque, e in nome del genere si vogliono unire i bagni maschili e femminili, si vuole autorizzare lo studente a cambiarsi il nome in base a sensazioni intime o permettere allo sportivo maschio, che dichiara di sentirsi donna, di gareggiare con biologiche signore e signorine. Ogni riferimento a fatti accaduti durante le Olimpiadi è puramente voluto. Se i sessi sono soltanto due, secondo queste teorie, purtroppo lo sappiamo bene, i generi sarebbero decine, forse centinaia e ciò in base a criteri puramente soggettivi, arbitrari e indefiniti, ma allora come fare scienza senza dei punti fermi che delimitino il campo della scienza? Come stabilire infatti se Mario Rossi è queer, gender free, asexual o semplicemente non binario? Da tempo la diffusione della teoria gender sta soppiantando la biologia e scienze affini, come, tra gli altri, hanno riconosciuto anche il matematico ateo Piergiorgio Odifreddi o la filosofa femminista Adriana Cavarero.
Auguriamoci che l'Università torni presto ai suoi antichi splendori, ovvero più scienza galileiana, meno subcultura gender.
