Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 4133 del 20 novembre 2024 - Resoconto

OGGETTO N. 4133/XVI - Reiezione P.L. n. 138: "Misure urgenti per contrastare lo spopolamento dei piccoli Comuni di montagna."

Bertin (Presidente) - Punto n. 7 all'ordine del giorno. Per illustrare la proposta di legge, si è prenotato il consigliere Lavy, ne ha facoltà.

Lavy (LEGA VDA) - La presente proposta di legge tratta di misure urgenti per contrastare lo spopolamento dei piccoli Comuni di montagna.

La Valle d'Aosta viene considerata in toto una regione montana; sulle cartine che studiamo a scuola la percentuale di montagna è del 100%.

Quest'aspetto noi, se siamo oggettivi, e soprattutto cresciuti rispetto a quando andavamo a scuola, non lo consideriamo veritiero, o almeno non in toto.

Ci sono dei Comuni, o comunque parti di essi, che definirli montani è un vero e proprio insulto per chi la montagna sa davvero cos'è e la vive tutto l'anno.

Dobbiamo essere in primis noi, dunque, a smettere di definirci interamente montani se vogliamo dare giustizia a chi in montagna ci vive davvero.

Lo spopolamento tocca quasi tutti in Valle d'Aosta, tranne i Comuni della Plaine, in cui invece c'è un aumento generale della popolazione. Ma la differenza, ed è questo il senso della legge, è che lo spopolamento che tocca i piccoli Comuni mette a rischio l'esistenza degli stessi. Perdere 100 persone a Châtillon è sicuramente grave, perderne 10 a Rhêmes-Notre-Dame lo è molto di più.

Ne va della vita sociale, economica, ne va del volontariato - basti pensare alle Pro Loco, ai Vigili del fuoco volontari, agli Alpini - e ne va della politica, ormai vediamo sempre le solite persone che si candidano, sempre che appunto si trovino ancora queste persone.

E su questo voglio appunto porre l'accento: Comuni che a oggi non hanno più una massa critica sufficiente di popolazione per garantire una vita alla comunità sono dei Comuni destinati a non avere un futuro, sono destinati alla morte, perché è di questo che si tratta, e come può anche un giovane investire in un Comune che non ha un futuro?

Spesso si fa l'errore di guardare l'aumento e la diminuzione della popolazione nei soli ultimi dieci anni, ovviamente devono essere tenuti in conto questi dati, ma soprattutto si deve analizzare il trend negli ultimi decenni.

Èmile Chanoux già negli anni 20 diceva: "Je suis originaire d'un pays de la Vallée d'Aoste où le dépeuplement fait le plus de ravages. J'ai pu constater l'épouvantable tristesse de ce pays de vieux".

È infatti a partire dall'Unità d'Italia che è cominciato lo spopolamento di tanti nostri piccolo Comuni e di tante frazioni alte di grandi Comuni, i dati dei vari censimenti lo dimostrano e questi sono facilmente reperibili sul sito dell'Istat.

Se analizziamo appunto questo trend negli ultimi decenni i numeri sono impietosi, prendiamo alcuni esempi, appunto, a partire dall'Unità d'Italia.

Nel 1861 Allein aveva 770 abitanti, ora 207; Chamois 322, ora 107; Emarèse 495, ora 217; Etroubles 1.032, ora 478; La Magdeleine 386, ora 100; Pontboset 708, ora 174; Rhêmes-Saint-Georges 777, ora 164; Valsavarenche 639, ora 161. Sono solamente alcuni esempi.

Un fenomeno, come ho detto, che ha radici lontane; soluzioni non semplici, ma quelle proposte nella legge potrebbero essere alcune di queste.

Questa proposta affronta infatti uno degli aspetti che potrebbero invertire il fenomeno dello spopolamento: il fatto che vivere in montagna costi di più e quindi siano necessari contributi, e soprattutto la defiscalizzazione.

Una proposta che non ha mai preteso di essere risolutiva del problema, ma una proposta che deve essere, insieme ad altre, uno dei pezzi del puzzle, una proposta che possa permettere a chi vive in montagna di restarci e a chi vuole di ritornarci.

Qualcuno potrebbe sostenere che più che agevolazioni alle persone fisiche, alle famiglie, bisogna garantire dei servizi - e sono totalmente d'accordo - ma il garantire i servizi deve andare di pari passo insieme all'aiuto economico diretto alle famiglie e a chi vuole investire in questi piccoli territori.

Senza persone non possono essere garantiti servizi, senza servizi non può essere garantita la presenza di persone. Questi due temi devono andare a braccetto.

I risultati attuali dello spopolamento dimostrano due aspetti: o che le misure adottate fino a oggi non sono sufficienti o che queste misure sono sbagliate, perché altrimenti non saremmo qui a parlare di una legge contro lo spopolamento.

Al centro di questa proposta c'è anche l'aspetto culturale, una Valle d'Aosta urbana e urbanizzata è infatti una Valle d'Aosta in cui l'autonomia non ha più senso, perché questa terra diventerebbe, come tanti altri territori, senza specificità; una Valle d'Aosta urbana e urbanizzata è una "Valle d'Aosta italiana in tutto" e su questo si deve in ogni modo fare resistenza, nel nome di chi ha voluto le specificità di cui oggi godiamo.

Ed ecco l'aspetto linguistico, culturale, di simbiosi con le terre alte da rinvigorire: è infatti prevista, per chi decidesse di tornare a vivere nei Comuni montani, la necessità di frequentare un corso di lingua e cultura francoprovenzale, di Titsch e Töitschu e di cultura Walser nei Comuni Walser, oltre che una campagna comunicativa delle misure della legge negli Stati francofoni e negli Stati germanofoni solamente per le comunità Walser, perché l'obiettivo sarebbe di attrarre nuovi abitanti da altri Stati, con l'obiettivo di cambiare vita.

E, se noterete, nella copertura finanziaria dell'articolo 4, per il contributo per i nuovi residenti, lo Chéque Montagnard, l'ammontare è assolutamente prudenziale e in prospettiva, in quanto si tratta davvero di una scelta di vita che richiede tempo nella decisione.

Una proposta reale, concreta, migliorabile, come ho detto dal primo giorno. Un articolato non banale che ora approfondirò.

L'articolo 1, comma 1, enuncia la finalità e l'oggetto della presente proposta di legge, richiama gli articoli 31, 37, primo comma, e 44, secondo comma, della Costituzione.

Al fine di contrastare il declino demografico dei piccoli Comuni di montagna, si promuove una misura per la natalità e un contributo per l'inserimento di nuovi residenti nei piccoli Comuni di montagna, valorizzando il particolarismo linguistico e culturale delle comunità locali.

Il comma 2 garantisce un'esenzione dell'addizionale regionale IRPEF con il fine di dare un sostegno a chi già vive nei piccoli Comuni di montagna.

L'articolo 2, comma 1, definisce quali sono i piccoli Comuni di montagna, cioè quelli che al 31 dicembre 2023 hanno una popolazione inferiore agli 800 abitanti e dove la sede del proprio municipio è al di sopra dei 650 metri di altitudine.

Il comma 2 stabilisce che la Giunta regionale, entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge, approva l'elenco dei Comuni che presentano le caratteristiche di cui al comma 1 e lo aggiorna triennalmente.

Alcuni chiarimenti sono necessari: è del tutto evidente che trovare una classificazione oggettiva è praticamente impossibile, perché ci sono veramente tanti aspetti che definiscono cosa sia montagna e cosa sia un piccolo Comune.

I due indicatori individuati sembravano però i migliori per includere comuni piccoli, montani e non prettamente turistici.

Nei ragionamenti iniziali alla legge, l'obiettivo era anche quello di comprendere i villaggi di montagna dei grandi Comuni, che non devono essere assolutamente di serie B e che, in tanti casi, sono in condizioni uguali a piccoli Comuni individuati dalla legge.

Dopo un passaggio però dal dottor Ceccarelli, capo dell'Osservatorio economico e sociale, è emerso che a oggi non esistono dati disaggregati sui residenti per frazione in mano alla Regione, quindi a oggi è impossibile quantificare un eventuale onere derivante dall'applicazione delle misure della legge in parti di Comuni, ma è ovvio che, in prospettiva, questi dati dovranno esserci e, nel caso ci fosse la legge, ci dovrà essere quest'implementazione.

L'articolo 3, comma 1, istituisce l'assegno di natalità Chèque Valdôtain, come misura volta a favorire l'incremento delle nascite e la valorizzazione della genitorialità nei piccoli Comuni di montagna.

Il comma 2 evidenzia che l'assegno è corrisposto per dodici mensilità, fino a un massimo di 5 mila euro annui in favore dei nuclei familiari nel momento della nascita di un figlio e fino al compimento del terzo anno di vita del bambino, o dell'ingresso in famiglia di un minore, in adozione o in affido, fino a tre anni di età.

Si prevede poi che i soggetti beneficiari dell'assegno di natalità siano i genitori residenti in un piccolo Comune di montagna della Regione Autonoma Valle d'Aosta, ovvero che trasferiscano la propria residenza in uno dei detti Comuni e che percepiscano un reddito complessivo determinato ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche fino a 50 mila euro.

Una somma non di certo banale, ma che serve per dare aiuto alla classe media, non solamente ai meno abbienti.

Il comma 4 sottolinea come la residenza nel piccolo Comune di montagna debba essere mantenuta per almeno dieci anni, pena la decadenza dell'assegno di natalità e la restituzione delle somme percepite.

Dieci anni non è affatto un numero banale, ma è proprio perché è necessario nella serietà di base per intraprendere questo tipo di scelte di vita che è stato scelto questo numero.

L'articolo 4, comma 1, istituisce un incentivo per i nuovi residenti nei piccoli Comuni di montagna, lo Chèque Montagnard.

È previsto un contributo economico per un triennio pari a 5 mila euro annui per i nuclei familiari che trasferiscono la propria residenza in un piccolo Comune di montagna della Regione e la mantengono per almeno 10 anni.

Nel comma 2 sono inseriti i requisiti che i componenti del nucleo familiare devono possedere: essere cittadini italiani o di uno Stato membro dell'Unione europea, ovvero apolidi o stranieri con regolare permesso di soggiorno; percepire un reddito complessivo, determinato ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche fino a 50 mila euro e almeno due componenti del nucleo familiare devono avere un'età, alla data di richiesta del contributo, inferiore a 70 anni, perché comunque non avrebbe senso favorire l'arrivo di pensionati che sicuramente potrebbero dare in prospettiva meno valore ai piccoli Comuni.

Al comma 3 si dichiara che, per coloro che già risiedono nel territorio regionale, per potersi trasferire e avere accesso al contributo, il Comune di provenienza deve avere una popolazione non inferiore ai 3 mila abitanti al 31 dicembre 2023, perché ovviamente non ci si deve rubare residenti fra piccoli Comuni o comunque Comuni di non così grandi dimensioni all'interno della Valle.

Il comma 4 stabilisce che per avere accesso al contributo, il nucleo familiare richiedente deve dichiarare e dimostrare che l'immobile ubicato nel Comune di nuova residenza (sia esso di proprietà o derivante da un contratto di locazione di comodato o altro titolo equivalente) sia destinato a dimora abituale per tutto il periodo di godimento del beneficio.

Il comma 5 sottolinea che l'importo del contributo di cui al Comma 1 è raddoppiato qualora i nuclei familiari richiedenti avviino nel piccolo Comune montano di nuova residenza, un'attività imprenditoriale, anche attraverso il recupero di beni immobili del patrimonio storico artistico, mentre il coma 6 sottolinea che il contributo di cui al comma 1 è cumulabile con l'assegno di natalità di cui all'articolo 3.

L'aspetto culturale e linguistico, in ottica d'integrazione nella comunità locale, è centrale nel comma 7, infatti, ai fini del conseguimento del contributo, tutti i componenti del nucleo familiare di età compresa tra i 7 e i 69 anni di età, che non siano affetti da disabilità, ai sensi delle disposizioni vigenti, devono frequentare, entro i primi due anni di trasferimento della propria residenza in un piccolo Comune di montagna, un corso di Francoprovenzale e di cultura Francoprovenzale, di töitschu e di titsch di cultura Walser nel Comune di Issime/Eischeme e di Gressoney-Saint-Jean/Onderteil e Gressoney-La-Trinité/Oberteil.

Nel comma 8 si specifica che la Giunta regionale, entro 60 giorni dell'entrata in vigore della presente legge, con propria deliberazione, individua le modalità di organizzazione del corso di quel comma 7, ivi compresi gli enti e le associazioni autorizzati all'insegnamento.

È essenziale da un lato integrare e dall'altro stimolare in maniera forte anche la popolazione che già risiede in un piccolo Comune dell'importanza delle proprie lingue e culture.

L'articolo 5, comma 1, stabilisce che la Giunta regionale, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, con proprie deliberazione, disciplina i criteri e la modalità di assegnazione dell'assegno di natalità con l'articolo 3 e del contributo di cui all'articolo 4, nonché d'intesa con il CPEL, le competenze in merito ai relativi controlli.

Il comma 2 sottolinea come gli Enti locali abbiano la possibilità d'integrare con proprie risorse l'importo dell'assegno di natalità e del contributo di cui all'articolo quattro, mentre nel comma 3 si rimarca che il CPEL e i piccoli Comuni di montagna assicurano l'attività di supporto per promuovere la diffusione delle informazioni in materia di accesso all'assegno di natalità e al contributo di cui all'articolo 4.

Il comma 4 tratta l'aspetto comunicativo, infatti la Regione, anche tramite i suoi enti strumentali, deve promuovere una campagna comunicativa in merito all'accesso all'assegno di natalità e del contributo di cui all'articolo 4 negli Stati dell'Unione europea francofoni e germanofoni.

La campagna comunicativa negli Stati germanofoni è volta a incentivare l'insediamento di nuovi nuclei familiari germanofoni solamente nei Comuni Walser di Issime/Eischeme, Gressoney-Saint-Jean/Onderteil e Gressoney-La-Trinité/Oberteil.

Tutto ciò è assolutamente fondamentale per mantenere sempre un'identità viva dal punto di vista culturale e soprattutto una specificità, in particolar modo, verso i Comuni Walser.

L'articolo 6 tratta di una misura concepita per dare aiuto a chi già abita nei piccoli Comuni di montagna. Un primo passo per un grande obiettivo, una maggiore defiscalizzazione di chi vive in montagna e che ha evidentemente costi in più che devono essere controbilanciati.

Nel comma 1, infatti, per il periodo d'imposta 2024/2025/2026, anche se poi la misura diventerebbe strutturale, i soggetti con reddito complessivo, determinato ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, fino a 50 mila euro e che abitano nei piccoli Comuni di montagna, sono esentati dal pagamento dell'addizionale regionale IRPEF.

Per la prima volta, credo, si affronta in modo sistematico il tema della defiscalizzazione in alcune aree, solamente in alcune aree, che hanno dei costi maggiori. Una strada, credo, che sia da seguire.

L'articolo 7 inserisce la clausola valutativa, mentre l'articolo 8 definisce le disposizioni finanziarie.

Ecco, mi soffermerò un momento sulle disposizioni finanziarie, perché chi ha approfondito la legge si sarà chiesto il motivo della loro lunghezza.

Basandosi sui dati ricevuti dal dottor Nuvolari a fine febbraio del 2024, relativi ai soldi stanziati ma non ancora impegnati sulle varie missioni e sui vari programmi, è stato svolto un lavoro approfondito per reperire le coperture. Una legge che riguarda gli Enti locali - qualcuno mi ha suggerito - si sarebbe dovuta basare sulle risorse dei trasferimenti correnti agli Enti locali.

Ecco, a ciò mi sono totalmente opposto, in quanto gli Enti locali non navigano nell'oro e perché, nel caso fosse approvata la legge, in prospettiva dovrebbero continuare a essere mantenuti tutta una serie di servizi o a essere implementati dei servizi, quindi tagliare fondi dei trasferimenti correnti agli Enti locali sarebbe stato sbagliato.

Si è cercato allora di reperire fondi andando a toccare nel modo meno impattante possibile diverse missioni, con il fine appunto di evitare che si dicesse: "Con questa legge però si tagliano i fondi alla sanità, all'istruzione, alle opere pubbliche" e quant'altro.

Spero che questo sforzo sia stato apprezzato, lo sforzo di non fare ragionamenti banali, semplicistici, di reperimento di risorse, in modo solamente da far quadrare i conti, ma uno studio approfondito che permettesse un tentativo di reperimento di fondi il più equo e il meno impattante possibile.

Poi, appunto, ci fosse la volontà politica di andare avanti... le risorse si potevano benissimo trovare anche in altre missioni e in altri programmi.

Il parere sulle coperture finanziarie della legge, dato il 7 ottobre, è stato negativo ma d'altronde cosa ci si poteva aspettare dopo che la legge è stata discussa sette mesi dopo la nomina del relatore avvenuta l'11 aprile?

È ovvio quindi che le risorse fossero già state spese.

Questa era, in sintesi, la proposta di legge.

Ringrazio i colleghi della Lega per il sostegno, gli uffici che hanno fatto davvero un lavoro importante e anche i Consiglieri di maggioranza che, votando contro in Commissione a questa legge, hanno permesso la sua discussione in aula.

Presidente - La proposta di legge è stata illustrata. Prima di aprire la discussione generale, comunico che in data odierna il consigliere Ganis ha comunicato il ritiro della propria firma dalla proposta di legge.

Apriamo la discussione generale, la discussione generale è aperta.

Consigliere Restano si è prenotato, ne ha facoltà.

Restano (RV) - Intervengo a nome del gruppo di Rassemblement Valdôtain. Abbiamo aspettato con una certa curiosità il confronto in Commissione sul testo di legge proposto dai colleghi della Lega per comprendere qual era il posizionamento della maggioranza e soprattutto comprendere se vi erano delle evoluzioni in merito alla norma proposta e all'articolato.

Perché dico questo? Perché abbiamo lavorato sull'argomento, tant'è che avevamo presentato anche un'iniziativa ispettiva e abbiamo espresso in Commissione dei dubbi che hanno portato all'astensione, dei dubbi in merito alla possibilità di applicare questa norma e soprattutto all'opportunità di coordinarla con un testo di legge statale che è stato presentato proprio da Rassemblement Valdôtain ed emendato in prima Commissione, producendo un testo di Commissione.

Abbiamo appreso oggi dell'assenza degli emendamenti, forse alla luce di come si è collocata in Commissione la maggioranza, che ha espresso un voto negativo.

Dal nostro punto di vista questa norma - che apprezziamo, perché apprezziamo lo sforzo e la volontà dei colleghi della Lega - poteva essere più ambiziosa, molto più ambiziosa, poteva prevedere appunto un collegamento, come abbiamo detto, con la norma che prevede l'istituzione delle zone franche montane, poteva alla luce anche di quanto detto dal relatore in maniera corretta e onesta ...non aveva l'ambizione di essere risolutiva del problema e affronta uno degli aspetti che potrebbero, insieme a tanti altri, produrre un'inversione o agevolare un'inversione dello spopolamento.

È evidente che, rispetto ai dati che ci ha proposto il collega, lo spopolamento negli ultimi decenni e anche molto di più è stato importante, noi ci limitiamo a guardare il trend degli ultimi anni, come da lui detto, ed è già questo significativo.

Le abitudini dei Valdostani sono cambiate, sono cambiati gli stili di vita, le ambizioni, il modo d'intraprendere la montagna, ma noi abbiamo dei dubbi rispetto alle definizioni, alla definizione proposta ed è di difficile applicazione, "Sopra i 650 metri, con sotto una certa popolazione", però, come è già stato detto, tutta la Valle d'Aosta viene ritenuta zona di montagna. Vi sono sì delle differenze, però possiamo noi affermare che un Comune sotto i 600 metri, che però vive un fenomeno di dissesto idrogeologico importante, una marcata arretratezza economica, non sia degno di usufruire di questa norma?

Possiamo noi affermare che un Comune a 500 metri - con delle difficoltà oggettive per quanto riguarda i flussi turistici, la promozione del territorio - non sia degno di usufruire di questa norma? É molto difficile. È molto difficile dire chi può essere all'interno, compreso nella norma o meno, ma soprattutto quello che noi riteniamo sia opportuno verificare e fare è coordinare il nuovo testo, quale quello proposto dai colleghi, con i testi già esistenti, con quanto già si sta attuando sulla montagna, e questa è una cosa importante.

Noi valorizziamo prevalentemente l'aspetto produttivo, come possiamo dire che l'agricoltura non è importante in montagna? Questo testo non parla di agricoltura, forse perché è già ricompresa in altri testi, ma, in certe zone montane, è importante valorizzare l'agricoltura, è importante defiscalizzare così come proposto dai colleghi, ma la norma sulla zona franca di montagna che abbiamo proposto interessa anche altre tipi d'imposte, interessa l'IRAP, sarebbe importante coordinarla con questa norma.

Noi vediamo, in questa proposta, una proposta interessante, ma che deve avere necessariamente un'evoluzione.

Il nostro gruppo sta lavorando su delle misure da proporre, abbiamo lavorato anche su un testo da proporre, aspettavamo la discussione di oggi, aspettiamo il bilancio, verifichiamo cosa può bollire in pentola, manteniamo un'alta attenzione su questa norma, su quest'argomento, come penso facciano i colleghi di tutte le forze politiche, il Governo compreso.

Riteniamo necessaria una norma, vi sono altre Regioni che hanno già provveduto, parlo di almeno sei Regioni: Veneto, Trentino, Toscana, Abruzzo, Piemonte e Lombardia.

Crediamo che la Valle d'Aosta debba produrre un testo importante sull'argomento, non debba lasciare indietro nessuno, ma soprattutto debba permettere di evidenziare, di porre all'attenzione del Consiglio regionale tutte le particolarità della nostra regione, che non dipendono dalla densità di popolazione e dalla quota, ma debba considerare altri problemi, altre particolarità.

Il collega si esprimerà per quanto riguarda il voto del gruppo, lascio al Consiglio queste considerazioni, credendo di aver dato la possibilità di ragionare, soprattutto in prospettiva futura, su quello che si potrà magari fare insieme.

Presidente - Consigliere Jordan ne ha facoltà.

Jordan (UV) - A integrazione di quanto è stato detto, crediamo che sia necessario che il Consiglio regionale lavori su queste misure, per favorire il vivere in montagna, per favorire i nostri Comuni, i Comuni della regione che possono essere considerati, così come è stato già detto, marginali.

La crisi demografica, lo spopolamento e la chiusura di attività sono tutti elementi che vedono coinvolti, ahimè, molti Comuni, quindi situazioni che devono essere affrontate, per quanto sia possibile, con gli strumenti di cui abbiamo a disposizione, in una visione strategica, con politiche cosiddette strutturali di più lunga durata e non con interventi spot o limitati.

Combattere lo spopolamento nei piccoli Comuni di montagna richiede necessariamente un approccio integrato complessivo, che quindi integri le politiche regionali con quelle statali e che consideri le esigenze delle comunità locali e le potenzialità del territorio.

Non credo che ci sia una ricetta miracolosa per risolvere una tendenza che ha molteplici cause e che oggettivamente è molto più complessa di quanto si possa evidenziare oggi in questo dibattito.

Trovo e troviamo interessante la proposta presentata dal collega Lavy, se non altro per aver messo a disposizione di tutti alcune proposte operative, proposte che però devono rientrare in un processo virtuoso di azioni, tra cui i bonus, così come previsti, possono essere utili, ma non possono essere considerati come azioni strutturali e sistematiche. Azioni che, pur essendo complesse, possono dimostrarsi sicuramente più efficaci.

Credo che sia necessario e opportuno che questo confronto sia approfondito e integrato con le proposte che sono state illustrate qui in Commissione, in occasione della discussione sull'applicazione della zona franca, ma ancora, e aggiungo, devono essere messe a fattor comune tutte le iniziative che, in ambito istituzionale, ma anche esternamente alle istituzioni, mi riferisco all'Università, al sistema delle organizzazioni sindacali: tutte iniziative che in qualche modo possono contribuire ad aiutarci a trovare la ricetta corretta.

E ancora aggiungo che occorre far riferimento inevitabilmente alla legge sulla montagna, attualmente in discussione al Parlamento, e alle interessanti iniziative che questa legge potrebbe introdurre anche per il nostro territorio.

Solo così, solo dopo, adesso è prematuro, potremmo avere un quadro completo delle opportunità che si potrebbero mettere in campo e che dovrebbero, come dicevo prima, integrarsi alle tante azioni già presenti nella nostra regione, non dobbiamo dimenticarlo, azioni che favoriscono i piccoli Comuni.

Penso all'istruzione, alla realtà delle scuole sussidiate, ma ancora alle politiche sugli impianti delle piccole stazioni di sci, alla grande perequazione in ottica federalista di trasferimenti regionali che vedono risorse importanti ai Comuni più piccoli e, ancora, alle politiche sociali, che al di là delle difficoltà che sono evidenti, sono importanti e se guardiamo le altre regioni non ne troviamo così attive.

A titolo di contributo alla discussione, indico alcune azioni che potrebbero essere oggetto di un'analisi complessiva che, in parte, sono già attuate e sono efficaci, ma in alcuni casi potrebbero essere maggiormente sviluppate.

È evidente che sarebbe importante poter inserire sgravi fiscali per le persone fisiche e giuridiche, se ne parlava negli interventi precedenti - e non basta l'addizionale regionale, sarebbe necessario fare di più, ma la materia è di competenza statale, come ha detto il collega Lavy, ed è da approfondire - oppure con azioni legate alle imposte e ai tributi sulle abitazioni, ma qui c'è un problema di copertura finanziaria importante.

Dobbiamo favorire gli spazi di coworking e il miglioramento delle connessioni, la connettività internet nelle zone marginali deve essere distribuita, questo per favorire lo smart working, sostenere il lavoro da remoto per i residenti o per i proprietari delle seconde case.

Dobbiamo favorire ancora di più il miglioramento della qualità della vita relativamente ai servizi essenziali nella sanità, con le strutture territoriali e con la telemedicina, potrei aggiungere.

Dobbiamo incentivare ancora di più le politiche di ristrutturazione degli immobili non utilizzati, così come immaginare politiche di sostegno all'abitazione anche in questi territori, o ancora campagne di marketing territoriale, per attrarre nuovi residenti e nuovi turisti, puntando su un'immagine di qualità della vita legata alla montagna e alla natura.

Infine, e sono consapevole di non aver fatto un'analisi esaustiva, sono utili, anzi, sono necessarie, collaborazioni tra gli enti locali, al fine di definire reti intercomunali di servizi per condividere risorse e sviluppare progetti comuni.

Presidente - Consigliera Minelli, ne ha facoltà.

Minelli (PCP) - Abbiamo letto già tempo fa la proposta dei colleghi della Lega e abbiamo ascoltato con interesse anche la relazione del collega Lavy, una relazione di cui, anche nel testo che accompagna la legge, abbiamo apprezzato l'approfondimento che è stato fatto della situazione che riguarda molti Comuni della nostra regione.

È un'analisi approfondita, puntuale, si nota che c'è dietro un lavoro, un lavoro anche serio di approfondimento, e riconosciamo che c'è stato da parte vostra uno sforzo nel presentare questa proposta di legge, nella quale ravvisiamo, però, alcuni elementi di debolezza che suscitano, anche da parte nostra, delle perplessità.

La prima riguarda proprio anche l'individuazione dei Comuni che sono inseriti nell'elenco di quelli che beneficerebbero delle misure proposte, e - l'ha spiegato anche il collega Lavy - è stata trovata una sintesi tra i parametri relativi al numero di abitanti inferiore a 800 unità e la sede del municipio al di sopra dei 650 metri.

Questo porta ad avere, in questo elenco, Comuni che sono estremamente diversi e che difficilmente possono anche essere considerati per quello che riguarda le criticità, i rischi, la situazione economica.

Faccio un esempio per tutti: è sicuramente diversa la situazione tra Pontboset e Torgnon, perché sappiamo benissimo - e anche i dati della popolazione che ha citato il collega Lavy lo dicono - che non è tanto una questione solo di abitanti, ma di situazione di sviluppo o di non sviluppo che porta queste due realtà - faccio solo questo esempio - ad essere molto diverse.

Vivo in uno dei Comuni che rientrerebbero proprio nell'elenco e devo dire che ci sono alcune altre perplessità: l'ha detto anche il collega Lavy che bisognava trovare un sistema anche per quello che riguardava gli aiuti concreti, quindi i contributi, o il sistema dei servizi.

Noi crediamo che una proposta di legge, che vada davvero a intervenire e ad aiutare le realtà di questi Comuni, dovrebbe privilegiare, piuttosto che una serie di contributi, l'introduzione o l'implementazione, perché non è che non ci siano dei servizi, ma l'implementazione di servizi.

C'è poi un aspetto anche che non ci sembra così facile da applicare, è quello per esempio della condizione che bisogna rispettare per mantenere quello che avete chiamato Chèque Valdôtain e l'altro relativo alla natalità, lo Chèque Montagnard.

Si dice che la condizione sine qua non è che venga mantenuta per dieci anni la residenza nel Comune in cui si è ottenuto questo contributo.

Ora noi sappiamo che c'è in atto una dinamica degli spostamenti della popolazione che è molto forte; io parlo proprio del Comune dove abito, che conosco bene: abbiamo degli spostamenti di popolazione molto veloci, persone che vengono, bambini che frequentano la scuola per un periodo e che poi si spostano, e non credo che la possibilità di avere questi 5 mila euro per la nascita del bambino o per la residenza nel Comune, possano costituire una forte attrattività e una motivazione per restare nel tempo su quel territorio.

Per quanto riguarda Chèque Montagnard e Chèque Valdôtain, si dice poi che sarebbe necessario, per ogni nuovo nucleo familiare che deciderà di trasferirsi in uno dei piccoli comuni di montagna, frequentare un corso di lingua o di cultura francoprovenzale o di lingua Titsch o Töitschu.

Io credo che sia già molto difficile - penso soprattutto alle persone che arrivano da paesi lontani, ma non soltanto - creare le condizioni perché ci sia una possibilità di comunicazione quotidiana, quindi di conoscenza della lingua italiana o francese, e penso che l'apprendere anche le nostre lingue e i nostri dialetti debba essere una cosa legata a una volontà d'integrazione che alcune persone hanno.

Io faccio riferimento alla mia realtà, noi abbiamo persone che sono di origine rumena o marocchina che parlano benissimo il patois, ma non è stata un'imposizione, lo hanno imparato stando con la popolazione, creando dei legami e avendo anche una volontà personale d'integrazione, di conoscenza del territorio.

Un corso imposto per ogni nucleo familiare che verrebbe a risiedere in questi Comuni ci pare un po' una forzatura.

Stessa questione per l'assegno di natalità, che è come l'altro.

Pur apprezzando quindi lo sforzo che è stato fatto e condividendo alcune delle valutazioni che sono state fatte, perché è sicuramente un problema, quello che abbiamo dello spopolamento della media montagna, pensiamo che forse la riflessione debba essere più ampia, più articolata e puntare su una gamma di servizi che devono essere garantiti a chi ha deciso, volontariamente o meno volontariamente, di continuare a vivere in montagna o di venire a vivere nella media montagna, per cui il nostro voto sarà un voto di astensione.

Presidente - Consigliere Chatrian, a lei la parola.

Chatrian (UV) - Mi associo ai ringraziamenti, collega Lavy, per il lavoro che è stato fatto e permettetemi qualche ragionamento su questa proposta di legge, ma soprattutto sull'impianto architettonico proposto dal collega.

Dobbiamo guardarci onestamente, attorno a quest'aula vi è una Valle d'Aosta completamente diversa rispetto ai numeri e ai passaggi che sono stati fatti anche in relazione, quindi dobbiamo assolutamente conoscere la nostra storia, dobbiamo assolutamente conoscere le nostre potenzialità, e ce ne sono tante, ma dobbiamo avere anche la capacità di come accompagnare il percorso sul piano legislativo nostro: cosa si è fatto, cosa si sta facendo ma soprattutto cosa si può o si deve ancora fare.

Sicuramente dello spazio c'è, se oggi affrontiamo questo tema in questa maniera è perché riguardo a tutta una serie di misure, leggi, sostegni, riguardo all'identità e anche alla cultura, nonostante tutto, possiamo dircelo - non è bello magari come vocabolo - ma abbiamo tenuto.

Se guardiamo il nostro vicino Piemonte, se guardiamo la nostra vicina Lombardia, le loro vallate laterali, io penso che siamo stati abbastanza bravi, ma probabilmente dobbiamo assolutamente avere quella capacità di trovare altre soluzioni.

Per trovare altri sostegni - io metto però al centro non la questione economica, non la questione finanziaria -metto al centro la qualità della vita.

La proposta di legge è "Misure urgenti per contrastare lo spopolamento dei piccoli Comuni di montagna", che siano piccoli, medi o una via di mezzo poco importa.

Io penso che la sfida più importante sia garantire 365 giorni all'anno dei servizi, perché poi il rischio - e parlo di dove abito, dove conosco assolutamente di più - è che alle terre alte turistiche per nove mesi vengano garantiti tutti i servizi, ma che in quegli altri tre mesi siano praticamente dei paesi fantasma. Le terre turistiche medie forse riescono a garantire per 12 mesi tutta una serie di servizi pubblici o privati, ma con tantissime difficoltà, ma poi abbiamo una media montagna che forse - ricordo il passaggio che faceva prima la collega - soffre più degli altri, perché non ha quelle potenzialità turistiche e, quindi, non ha, né in stagione né fuori stagione, tutta una serie di servizi che invece gli altri due elementi che ho messo in evidenza hanno.

In tutto questo, indubbiamente, penso che la parte più delicata sia quella legata alla conciliazione lavoro-famiglia. Qual è l'obiettivo per poter creare quelle condizioni affinché delle famiglie, nuove o non nuove, decidano di vivere e non sopravvivere in alta o in media montagna? È riuscire a conciliare il lavoro... Apro una parentesi: nelle terre alte ce n'è parecchio nelle due stagioni, chiudo la parentesi.

Nelle terre intermedie, quindi nella media montagna, è più delicato, ma lì possiamo lavorare in una maniera diversa con i trasporti e su questo apro un'altra parentesi: mi sembra che gli sforzi come pubblico che si stanno facendo siano degli sforzi veramente importanti, lo metto in evidenza conoscendo molto bene gli sforzi che il pubblico sta facendo ma, nonostante tutto, oggi, per una famiglia che abita in una media montagna, o nelle terre alte, e non ha il mezzo privato, vi assicuro che non è semplice , se il lavoro non è in loco, la conciliazione famiglia-lavoro.

Ho portato degli esempi che tutti conosciamo, ma forse ogni tanto è importante anche ribadirceli e metterli in evidenza.

Tornando sulla questione, ripeto, degli spunti sono interessanti all'interno di questo impianto, devono poi però essere accompagnati... di uno è già stato detto da altri colleghi: dalla legge della montagna, che speriamo che trovi a livello politico montano, da chi quantomeno conosce questi territori e queste necessità... e, dall'altra parte, dalla norma d'attuazione che ci potrà dare la possibilità di andare, perché no, a normare ulteriormente con delle misure e con degli strumenti anche innovativi, anche di natura economico finanziaria, ma li metto come in ultima battuta, perché forse la sfida più importante sul piano più politico nostro è riuscire a far passare quel messaggio legato al fatto che diventa una scelta di vita importante ma diversa rispetto all'asse centrale della vallata principale che è quella che da Pont-Saint-Martin arriva fino a Courmayeur.

In tutto questo non possiamo nasconderci, collega Lavy, lei forse è amante come me dei numeri, ma poi, nel momento in cui si conoscono i numeri, bisogna trovare delle soluzioni alle criticità. Abbiamo una demografia in calo che è fortissima, nel 2012-2013-2014 i nati in Valle d'Aosta erano circa 1.300, oggi i nati in Valle d'Aosta negli ultimi due anni sono circa 700; è un ulteriore elemento: nonostante tutti gli sforzi che stiamo facendo come Regione Autonoma, questi sono dei dati indubbiamente crudi, ma che non solo devono farci riflettere, ma che ci devono spronare a trovare ulteriori soluzioni.

Termino dicendo che su questa base, sul fatto - speriamo nel breve periodo - che si possa approvare a livello nazionale la legge sulla montagna, che si possa mettere insieme, comunque, tutte quelle misure che oggi sono inserite in diverse leggi regionali. Andremo fra qualche settimana ad approvare il bilancio 2025-2026... la dignità che questa maggioranza, e io spero che anche altre forze politiche approvino quegli articoli ...diamo di nuovo nuovamente delle certezze al sistema degli Enti locali; Enti locali, Comuni, che garantiscono buona parte dei servizi sui territori, Enti locali che danno quei servizi soprattutto lei citava i piccoli, medi o un po' più grandi Comuni di media e di alta montagna.

Senza questi strumenti, io penso che oggi le nostre vallate laterali sarebbero simili a quelle piemontesi e, ahimè, simili a quelle lombarde. Lei ha riportato molto bene all'interno della relazione, facendoci tornare nel 1860-1870, quando la Magdeleine e Chamois avevano X abitanti; io abito a Torgnon e La Magdeleine non ha 100 abitanti, Chamois non arriva a 100 abitanti, e Torgnon e Antey insieme arrivano a malapena a 1.000 abitanti. per fare degli esempi.

Prima la collega Minelli, giustamente, metteva in evidenza la differenza fra un Pontboset e un Torgnon, ma io non farei la guerra dei poveri e cercherei di trovare delle soluzioni per poter non far sopravvivere delle persone in media o in alta montagna, ma per poter, invece, riuscire insieme a garantire quella qualità della vita - che poi alla fine è il nostro ruolo, quello di creare le migliori leggi, legiferare per raggiungere quei determinati obiettivi - affinché le persone, le famiglie decidano di fare delle scelte drastiche, perché, vi assicuro, mettendo solo insieme i principali -servizi, trasporti, scuola, sanità, sport, politiche di aggregazioni, Enti locali, lavoro e conciliazione del lavoro (ne ho messi otto) - se uno si ferma solo esclusivamente alla questione economico-finanziaria, se ci fossero tutte le misure che come Regione mettiamo in campo, io penso che le nostre vallate sarebbero completamente diverse.

Nonostante questo, si può probabilmente fare un ulteriore sforzo, un ulteriore colpo di reni, sarebbe bello riuscire a farlo insieme, questa può essere anche una base di partenza interessante, intrecciando delle proposte che sono anche innovative, ma, se posso dare un consiglio, collega Lavy, mettiamo un po' da parte la questione esclusivamente fiscale, economica, finanziaria, le assicuro che la parte più importante è - secondo il mio punto di vista, il nostro punto di vista anche come gruppo - riuscire a rendere migliore la qualità della vita delle persone che scelgono di rimanere comunque, perché tanti, sovente, amano la montagna, il sabato pomeriggio e la domenica mattina, ma viverci 365 giorni è una scelta di vita.

Presidente - Consigliere Perron ne ha facoltà.

Perron (LEGA VDA) - Interverrò brevemente, anche cogliendo lo spunto ultimo del collega Chatrian.

Io mi astrarrò dalle questioni fiscali, le questioni più economiche, perché penso che questa legge, con il lavoro che il collega Lavy ha fatto, sia un po' un tentativo - che definirei anche originale e pienamente nel solco di un vero spirito autonomistico - di creare anche un qualcosa di nuovo, cioè se noi siamo qui, alla fine il ruolo più alto che noi possiamo avere come Consiglieri è appunto quello di legislatori, quindi un tentativo che, ripeto, io considero encomiabile proprio anche per questo senso di novità, di originalità che viene messo sul tavolo; anche pionieristico come tentativo, sicuramente - tutti i tentativi pionieristici, hanno i loro difetti, cioè potranno sicuramente averne, e qui i colleghi che fanno degli appunti su alcune particolarità della legge, chiaramente hanno le loro ragioni - ma, ripeto, è un tentativo pionieristico e in questo modo va valutato.

Secondo me, questa proposta di legge dimostra un notevole interesse, anche perché, di sottofondo, oltre alle questioni economiche e fiscali - su cui i colleghi sono molto più ferrati di me, che sono un ragioniere terrificante da quel punto di vista - ci sono altri temi al di sotto: quello ad esempio dell'identità, che è un tema fondamentale, e che in qualche modo questa legge va a toccare.

Se noi ci chiediamo oggi chi sono i Valdostani, oggi, nel 2024, come possiamo fare a definire i Valdostani nel 2024, quando già a partire dal secolo scorso, a partire dal fascismo, abbiamo avuto le prime ondate migratorie? pensiamo ai Veneti, poi pensiamo al dopoguerra con l'immigrazione calabrese, e oggi immigrazioni da varie parti del mondo.

In questa legge quindi vi è un tentativo - a mio avviso, forte e intelligente - di proporre delle soluzioni che possano favorire chi può e vuole integrarsi sul territorio valdostano e far parte di una comunità, una comunità che utilizza in questo caso il mezzo linguistico come un sistema per rendere partecipi, ma che viene messo sul tavolo.

Io capisco la collega che dice: "Metterlo come obbligatorio diventa un qualcosa di...", però è un tentativo di creare una coesione, creare una comunità, sulle basi che sono le nostre caratteristiche identitarie, perché il francese, e forse ancor più il francoprovenzale, è qualcosa che noi non dobbiamo perdere.

In conclusione, è già stato detto praticamente tutto dalla relazione del collega, rimarco che, con questo tentativo, il nostro partito dimostra in un certo senso una vitalità e uno spirito pionieristico di presentare delle leggi che sono anche nuove e che, pur con qualche difetto, certamente vanno a significare, da parte nostra, una volontà di guardare anche oltre gli orizzonti che sono stati utilizzati finora da chi ha governato la regione negli ultimi anni.

Presidente - Consigliere Lavy ne ha facoltà.

Lavy (LEGA VDA) - Ringrazio i colleghi per il dibattito. Andrò con ordine, per cercare di rispondere anche alle varie questioni che sono state messe sul piatto, perché sapevo benissimo che alla fine i toni delle risposte sarebbe stati questi, una sorta di benaltrismo, la necessità di fare un provvedimento globale, la necessità di fare delle riflessioni e va bene, andiamo avanti anni, anni e anni a fare le riflessioni, però il fenomeno lo vediamo, ma, appunto, vado con ordine, cominciando dalle parole del collega Restano, che ha chiesto se, in qualche maniera, non si potesse mettere in relazione questo testo con quello sulle zone franche montane, che noi abbiamo assolutamente appoggiato, perché è qualcosa d'interessante, che ha però un limite: la temporaneità, per cui se si applica una zona franca montana in un certo territorio, dura tot anni e poi la condizione rimane, ritorna come quella precedente, perché i deficit strutturali del territorio rimangono. Se uno è a mezz'ora di strada da Aosta, non è che con la zona franca montana venga ridotto quel tempo lì, rimane sempre mezz'ora di strada, è così; sicuramente è molto interessante, ma la zona franca ha un carattere di temporaneità, quindi dopo tot anni quelle misure terminano.

Se si fosse voluto avere collaborazione, era possibile farlo, perché il testo sulle zone franche montane è stato promosso mi sembra a luglio, se non ricordo male, e questa legge è depositata dal mese di aprile, quindi ci fosse stata la volontà di parlarsi, questa c'era.

Ho notato, è l'ho già detto in discussione di quella legge, che però avete preso spunto da questa legge, dall'articolo 6, quello sull'esenzione dell'addizionale regionale IRPEF: voi l'avete messa un poco più in generale, però questa non mi sembra tanto collaborazione ma, più che altro, altro, e qui per la proposta di legge statale - sicuramente è una proposta interessante - almeno un articolo è stato un po' copiato.

Sui criteri, è ovvio e l'ho detto io in primis: i criteri sono assolutamente discutibili, cioè oggi chi è che può definire cos'è montagna e cosa non è montagna? Abbiamo fatto un tentativo, ma il vostro dov'è? Perché è facile dire: "Eh, questi criteri, 800 abitanti, 650 metri, non vanno bene, bisogna trovarne altri", e quali sono questi altri? Quali sono? È facile dirlo, no? Provate a metterne giù alcuni e poi ragioniamoci.

Io il primo giorno che sono arrivato in Commissione ho detto: "Se avete delle proposte, fatele"; proposte zero, nemmeno una, quindi non si venga a dire che i criteri sono sbagliati, non sono del tutto convincenti, sono il primo a dirlo, ma se avevate una proposta migliore dovevate farla. Io di proposte non ne ho viste.

Il collega Jordan ha detto che questa sarebbe una legge che ha interventi a spot e limitati: non so se il testo sia chiaro, mi sembra di sì, queste misure sono strutturali, quindi, se venisse approvata questa legge, le misure durerebbero nel tempo fino a che uno vuole, tutti i due i contributi e anche l'esenzione addizionale IRPEF. Ho inserito il triennio perché sono stato obbligato a inserirlo, perché bisogna basare sul periodo di imposta sul triennio, ma anche quella misura sarebbe stata strutturale.

Poi sono d'accordo che non basta l'esenzione addizionale regionale IRPEF, sono d'accordo, ma intanto cominciamo a fare questo se è possibile e se c'è la volontà, visto che si parla tanto di montagna.

Per la questione della scelta di vita, i 10 anni, il fatto del corso francoprovenzale Titsch e Töitschu: un provvedimento del genere, portare delle persone a vivere in un contesto come quello montano, che non è assolutamente semplice, anzi, è una scelta di vita seria, molto seria... per cui uno lo sa che, se decide di venire a vivere in quel territorio lì e accede ai contributi, deve rimanere lì per dieci anni. Se uno ha dei dubbi di non rimanerci, non ci viene, punto, non ci viene, non fa quella scelta lì, va da un'altra parte, va in città e non fa quella scelta o sa dove sta, se è contento.

Stessa cosa per il corso di lingua, uno sa che deve farlo, se non gli va di farlo, basta, non viene, non è un problema. Questo serve per integrare coloro che vengono, ma anche per dare una bella svegliata a noi, perché siamo noi i primi a non parlare il nostro patois ai nostri figli, è una cosa drammatica, e poi è ovvio che tutto si perde.

Se al Valdostano invece viene detto: "Guarda, c'è quello lì che arrivato ieri, che sta facendo il corso di patois, tu lo parli?", "No", forse può nascere un minimo di moto d'orgoglio e dire: "No, le nostre lingue dobbiamo essere anche noi a parlarle, non è che deve parlarle quello che è arrivato ieri.

Discorso dei servizi: il discorso dei servizi è assolutamente centrale, ma le due cose devono andare di pari passo. Negli anni 80 (mettiamo così) avevamo più o meno servizi rispetto a oggi nei territori montani? Probabilmente di più. Abbiamo sportelli bancari - farò un'interpellanza per quanto riguarda la desertificazione bancaria e quant'altro - ma quante scuole avevamo in più? Tante.

Se 40 anni fa avevamo più servizi e oggi ce ne sono di meno, significa che i servizi non sono la condizione per cui la gente rimane a tutti i costi in montagna - è una condizione importantissima ma non è l'unica - quindi si deve agire su di un aspetto che qua spesso non viene considerato: vivere in montagna costa di più, pensiamo già solamente al costo del riscaldamento, quindi se non andiamo incontro a chi vive in certi territori e ha dei costi maggiori, è ovvio che qualcuno può decidere di andarsene.

Poi, sempre il collega Chatrian, lei ha detto: "Se affrontiamo oggi questo tema, è perché noi abbiamo tenuto (ha usato questo brutto termine, l'ha detto lei) rispetto ad altre regioni", e sono d'accordissimo, se andiamo a vedere in Piemonte, certe valli sono drammaticamente vuote, non c'è più nessuno o quasi.

Noi forse siamo 20-30 anni indietro rispetto a quelle valli, se, in qualche maniera, a oggi non facciamo delle misure che possano invertire la situazione, è quello l'obiettivo a cui si arriva, perché - l'ha detto sempre lei, collega Chatrian - la demografia è una scienza esatta. Oggi abbiamo tot nati, in prospettiva potremmo avere tot abitanti, senza considerare quelli che poi se ne vanno, e lì è un altro discorso.

Sicuramente il tema dei servizi è da portare avanti e sicuramente questo è un testo che non può essere complessivo, ma se vogliamo aspettare un testo complessivo, campa cavallo, ci mettiamo due secoli per mettere dentro tutto.

Iniziamo da un testo... poi la cosa anche interessante, e l'ha detto anche in Commissione il presidente Testolin, quando è venuto, ha detto: "Avete dei dubbi? Su alcune questioni, sono io in primis ad avere dei dubbi"; e ci sta, ma proviamo in maniera sperimentale a portare avanti una legge del genere.

Scegliamo due-tre Comuni, che magari possono avere anche delle caratteristiche diverse, e proviamo in qualche maniera a sperimentare queste misure. Dopo cinque anni vediamo i risultati, se non ci sono risultati, io sono il primo a dire: "No, questa è una strada sbagliata", ma se non ci proviamo neanche, non veniamo a dire che questo è qualcosa che magari non serve. Proviamoci in maniera sperimentale, poi vediamo, ma tanto qui non c'è mai il coraggio di fare niente, quindi ci si siede su quello che stiamo già facendo e intanto tutto viene giù.

Perché qui, a parlare di montagna, a parlare di terre alte, a parlare di villaggi, non sono in tanti, o meglio, ce ne sono alcuni che sono per la maggior parte quelli che ancora vivono in questi territori e, se ci contiamo, coloro che vengono da Comuni più montani, non siamo più tanti, anzi, siamo molto, ma molto pochi.

Qui, anche in ottica di rappresentanza futura, è ovvio che in prospettiva chi viene dalla città, chi viene dalla Plaine, ha sempre più un peso anche elettorale e di rappresentanza, quindi quelli che vengono dalle montagne in aula saranno sempre meno, perché, io lo vedo, della mia generazione, di persone che abitano lì e che poi si occupano di politica ce ne sono pochissime, quindi in prospettiva rischiamo di consegnare la Valle d'Aosta - che qualcuno dice territorio interamente montano - a gente che di montagna non sa nulla.

Questo è un aspetto importante, quindi, o facciamo qualcosa adesso, anche con delle misure forti, sperimentali, altrimenti alziamo bandiera bianca, consideriamo montagna Piazza Chanoux, perché qualcuno arriverà a dire questo, ormai in certi parametri Aosta è considerata in toto montagna. Per carità, alcune frazioni sì, lo sono, ma Aosta non è montagna, mi dispiace.

Mi riserverò ancora in dichiarazione di voto magari alcune considerazioni, perché abbiamo tanti paradossi.

Abbiamo per esempio un deputato dell'Union Valdôtaine che propone in Parlamento una mozione per le aree interne e le aree montane.

Va bene, siamo capaci tutti a proporre delle mozioni, poi però vorrei capire cosa ne pensi lui di questa proposta di legge, capire se possa essere interessante o meno.

Il dato di fatto che ho notato, perché ovviamente non è che una volta che ho presentato la proposta di legge sono stato lì a dormire, ho girato e sono andato in 23 Comuni, da 23 Sindaci, che appunto erano protagonisti di questa proposta di legge.

Alcuni di questi, che poi hanno stupito me stesso, erano stupiti del fatto che ci fosse per la prima volta, nell'arco del loro governo del Comune, un Consigliere regionale che andasse a trovarli - cosa che mi ha sinceramente lasciato stupito - e tutti questi Sindaci hanno comunque espresso grande attenzione verso questa legge, ma veramente grande attenzione, chi più chi meno, per carità, sapendo benissimo che non era risolutiva, poi però sappiamo che la politica agisce in certi sistemi e il CPEL soprattutto agisce, lo vediamo: tanti sindaci sono i primi a lamentarsi dello spopolamento, ma poi non votano questa legge. Tanti sindaci sono lì che si lamentano del fatto che abbiano i centri deserti e poi votano contro alla moratoria che bloccherebbe la nascita di nuovi esercizi commerciali, quindi coerenza zero da parte di tanti sindaci.

Onore però a coloro che invece con orgoglio - perché mi è stato riferito che qualcuno non si è appiattito, come fanno tanti - a un parere del CPEL proposto da alcuni Sindaci, in maniera proprio forte, si sono espressi contro quel parere di astensione del CPEL, dicendo che questa legge poteva essere uno strumento per combattere il fenomeno dello spopolamento.

Onore a questi sindaci che veramente hanno un coraggio, perché sappiamo benissimo tutti che non allinearsi in certi ambienti, quando ci sono certe proposte, non è per niente semplice.

Questa era una proposta di legge complessa, che tocca uno degli aspetti dello spopolamento della montagna, che ho definito un puzzle; questa è un pezzo del puzzle, e tutti hanno detto che è fatta da misure anche interessanti.

Allora mi dico: ma perché appunto non provarlo? Perché o dite una bugia, dicendo che sono misure interessanti e non le ritenete tali, o vi riempite la bocca di parole e poi, nel pratico, quando c'è qualcosa di diverso, di parallelo al discorso dei servizi e quant'altro, non fate niente.

Il dubbio è che se questa proposta fosse stata fatta da parte di un Consigliere di maggioranza, probabilmente tutti questi dubbi, tutte queste dietrologie, tutti questi "Eh, però serve una valutazione generale", questi ragionamenti non sarebbero stati fatti. Questo è un dubbio, per carità, so benissimo che non funziona così.

Ho terminato, mi terrò per la dichiarazione di voto.

Presidente - Ci sono altri interventi in discussione generale? Se non vi sono altri interventi nella discussione, chiudo la discussione generale. La discussione generale è chiusa. Per il Governo, replica l'assessore Caveri.

Caveri (UV) - Interverrà anche il Presidente, io mi limiterò a qualche osservazione, partendo naturalmente da quello che è già stato detto, cioè le difficoltà, quel che capita lo sappiamo tutti, ma per fortuna non siamo all'anno zero, perché, grazie all'autonomia, il nostro territorio, pur con tutti i limiti, resta abitato, resta vivo, soprattutto - come è già stato fatto - se lo compariamo solo con le vicine vallate piemontesi: anche dal punto di vista politico e amministrativo, come ben sappiamo, dipendono addirittura dall'area metropolitana di Torino e, se noi non avessimo avuto l'autonomia, è assai probabile che oggi ci troveremmo nella medesima e identica situazione.

Il tema che è stato sollevato è interessante ed è interessante anche la proposta, che però ha tutta una serie di fragilità, allora il ragionamento del consigliere Lavy è: "Meglio qualcosina che niente".

Io credo invece che, nel momento in cui si deve decidere una linea, bisogna farlo in maniera completa, e cercherò a questo proposito, in pochi minuti, di fare qualche ragionamento.

Io sono reduce da un incontro sulla macroregione alpina in Slovenia: è un'assise che sicuramente deve essere rafforzata, ha delle debolezze, è nata ufficialmente all'inizio degli anni '10 e mi sono permesso di segnalare all'attenzione dei colleghi nel chiedere un maggiore impegno politico e meno visione tecnocratica all'interno della macroregione alpina, perché credo che i temi che oggi noi dobbiamo affrontare sono quattro più uno: il primo è il cambiamento climatico, che modificherà in profondità il nostro territorio; il secondo argomento è la transizione energetica, viste anche le ambiziose prospettive che lo stesso Consiglio Valle si è dato; la rivoluzione digitale, qualcuno ha citato il fatto che il ripopolamento passa anche attraverso tecniche come il coworking, e, ancora, la crisi demografica che, in Valle d'Aosta, in realtà si aggiunge allo spopolamento, cioè la scelta che molti Valdostani, fin dal dopoguerra, hanno fatto di scendere, chi nei comuni più grandi del Fondovalle, chi invece nella città di Aosta che poi nel frattempo si è spalmata in quella che noi chiamiamo la Plaine.

Si aggiunge un altro argomento che è centrale nel ritenere che la Valle d'Aosta sia tutta montagna, il che naturalmente non vuol dire che poi ci possono essere al nostro interno delle classificazioni per zona; a me non convince l'altimetria, perché qualcuno ha ricordato che oggi - come diceva Bernard Janin, il celebre geografo - quelli che sono più in crisi sono quelli della media montagna, se noi usiamo l'altimetria, andremo in qualche maniera anche ad agevolare delle località turistiche dove il benessere è del tutto evidente.

I sovraccosti colpiscono, è importante quello che sta facendo l'Università della Valle d'Aosta, riprendendo un tema di alcuni anni fa: capire che cosa significa l'impatto della scuola, dei trasporti, della sanità; tutte spese che pesano moltissimo sul nostro bilancio regionale e che dimostrano la particolarità delle zone in montagna che dovrà essere rimarcata, specie quando arriveranno accanto, o forse non più accanto, all'autonomia differenziata, i famosi LEP.

Altro scenario: c'è uno scenario europeo che noi dobbiamo seguire, perché abbiamo gli stessi problemi: lo stesso presidente Kompatscher, in un dialogo anche assieme al presidente Testolin, ci ha ricordato come loro abbiano una demografia elevata ma che è scesa al di sotto di quella percentuale del tasso di fertilità che garantisce una sostituzione alla popolazione. Noi siamo tombali da questo punto di vista.

Lo studio del professor Rosina dell'Università Cattolica di Milano ha dimostrato che nel 2034 noi avremo 10 mila Valdostani in meno nell'età intermedia, cioè quella più produttiva.

Aggiungerei, perché è molto importante, che l'eventuale legge regionale, che in qualche maniera regolamenti meglio la particolarità di territori più elevati rispetto alla media, deve tener conto della legge sulla montagna che, con i suoi 28 articoli, è stata approvata dal Senato, non perché noi si debba ricopiare - io sono sempre per una legislazione originale - ma perché questa legge consente da una parte di avere tutta una serie di particolarità che si potranno dimostrare nella legislazione delle Regioni e delle Province autonome e, dall'altra, ci sono interventi in materia che non sono nostra competenza. Credo che sarebbe interessante immaginare di riaprire una discussione nel momento in cui ci troveremo di fronte a un testo completo che, tra l'altro, va a toccare uno dei nodi principali per la montagna italiana che è quello della perimetrazione delle zone montane, perché, se c'è troppa montagna (come oggi capita nelle antiche perimetrazioni, addirittura degli anni '50) è molto difficile immaginare degli interventi specifici, che valgono anche - lo ricordo in conclusione - per l'Unione europea.

Con il nuovo Presidente di Auvergne-Rhône-Alpes, proprio in Slovenia, abbiamo immaginato un patto della montagna europea, cominciando dalla montagna alpina, perché è chiarissimo che oggi nell'articolo 174 dei trattati si parla delle zone di montagna, ma è rimasta sospesa quella necessaria direttiva che dovrebbe dire qual è la montagna, che poi è diversa nel Massif Central piuttosto che sui Pirenei, piuttosto che sull'Appennino, però ci vuole una regolamentazione tenendo conto che molte delle materie che noi abbiamo all'articolo 2 del nostro Statuto di autonomia - penso all'agricoltura - sono in fondo legate oramai a decisioni che vengono assunte dalla politica europea.

È giusto quindi dare il riconoscimento dello sforzo intellettuale, dello sforzo giuridico, per addivenire a qualche cosa, però, con tutta franchezza, credo che il quadro sia più complesso e si può dire che se questo era l'inizio di una discussione è bene, ma non si può considerare una fase conclusiva.

Presidente - Il Presidente della Regione ne ha facoltà.

Testolin (UV) - Credo che a valle dell'ultimo intervento del collega Caveri poco rimanga da aggiungersi.

Faccio alcune considerazioni di ordine più strettamente legato al tessuto sul quale voleva inserirsi quest'iniziativa normativa; un tessuto normativo già abbastanza ampio, che abbiamo avuto modo di condividere anche durante un'attività ispettiva (ricordata dal collega Restano) che ha sottolineato come all'interno del percorso evolutivo e di attenzione al territorio montano e alle difficoltà di viverlo...perché una cosa è cercare dei presupposti e delle indicazioni per sostenere - anche in via continuativa, ammesso che sia la strada migliore - la popolazione che vive in montagna a poterlo fare a dei costi più bassi, una cosa invece è rendere fruibile in maniera adeguata e anche al passo con i tempi ...anche per così dire "infrastrutturata" e anche prodiga di opportunità, soprattutto lavorative e di mantenimento della propria famiglia in montagna con i servizi adeguati; sono due concetti un po' diversi e l'aspetto principale è quello di andare ad osservare come tutta una serie d'iniziative che avevamo già condiviso in quella sede hanno cercato nel tempo di potenziare le caratteristiche della nostra montagna, con la sicurezza sulla viabilità e con l'infrastrutturazione, partita ormai negli anni '90, di quella dorsale che avrebbe dovuto portare la fibra ottica - e l'ha portata, fino ai nostri villaggi più alti.

Ancora ieri, in un'interessante riunione sviluppata nell'ambito dell'Assessorato del collega Caveri, con Infratel si sono tracciate delle opportunità che possono effettivamente creare delle nuove potenzialità per chi vuole trasferirsi in montagna.

Questo è un lavoro che quotidianamente si affianca a delle leggi specifiche per cercare di valorizzare le offerte anche lavorative del nostro territorio.

L'ha citato il collega Jordan, riprendendo anche una traccia che avevamo appunto già presentato alcune settimane fa: dal sostegno alle stazioni sciistiche alle scuole di montagna, le agevolazioni sui trasporti, un'attenzione particolare anche al dimensionamento e alla percorribilità degli stessi, le iniziative sugli esercizi di vicinato - per parlare di situazioni che vengono sviluppate all'interno del Consiglio regionale - ma, ancora, in ambito più ampio, tra le opportunità che possono mettersi a disposizione della montagna, vi sono le risorse europee che, in primis, attraverso il piano di sviluppo rurale e le attività legate al mondo agricolo, hanno cercato di valorizzare tutta una serie di attività storiche e tradizionali che mantenessero sul nostro territorio delle opportunità di insediamento anche nei piccoli comuni e soprattutto nei piccoli comuni dove giustamente un'azienda, una, due, cinque persone, una famiglia fanno la differenza, a dispetto di quello che magari può succedere nel fondovalle.

Una situazione che peraltro è molto articolata anche a livello nazionale, mi ricordo che negli anni 2015-2016, quando ci furono le prime attività di sostegno delle zone marginali, paradossalmente si verificò il caso dove, ad esempio, Cogne, che è una stazione turistica di primaria importanza per la nostra regione, era ricompresa nelle zone marginali quando - adesso non vorrei sbagliarmi - Avise o Saint-Nicolas, che aveva delle caratteristiche altimetriche leggermente diverse e non un calo di popolazione così importante percentualmente come quello di Cogne, non era ricompresa.

Due paradossi che, se andiamo a vedere le due località, ti danno una sensazione di montagna che non è proprio la stessa.

Questo per addivenire al fatto che c'è una rete, una serie d'iniziative e di attività che continuano a essere sviluppate, come gli investimenti che vengono perorati sul nostro territorio anche a livello d'impianti di risalita, ma anche tutte quelle attività che cercano di portare sicurezza anche per chi vive in montagna: l'abbiamo già citato un paio di volte, ma non mi stancherò mai di dirlo: l'elisoccorso piuttosto che le valorizzazioni di quelle attività sci-alpinistiche legate al mondo delle randonnée, che possono e devono portare anche gente giovane - proprio come diceva lei - sul nostro territorio.

A questo bisogna affiancare - giustamente l'ha detto chi mi ha preceduto - delle indicazioni più strutturate, più strutturali, che passano da un lato sicuramente dalla legge della montagna, che è stata messa in discussione, che dà una linea guida sulla quale si potrà poi innestare un meccanismo regionale di approfondimento e di adattamento anche alle caratteristiche e alle peculiarità del nostro territorio; dall'altra parte una legge sulla zona franca che ha come obiettivo non tanto stabilizzare nel tempo e negli anni, nei decenni, un sostegno e un contributo, ma creare le condizioni per rilanciare soprattutto un'attività nelle nostre zone marginali, che sia conclamata e che sia garantita, alla quale poi dovrà probabilmente contribuire, in maniera importante, la Regione con le sue risorse, perché diciamo che la sensazione è piuttosto quella che bisogna sdoganare il principio di poter identificare in maniera autonoma, o comunque concordata, le zone sulle quali vogliamo andare a intervenire, perché evidentemente - lei me lo insegna - Courmayeur piuttosto che Valtournenche magari hanno meno bisogno di Rhêmes-Saint-Georges, piuttosto che di Lillianes, Gaby o Champorcher, di iniziative che possano essere sviluppate sul loro territorio con un aiuto importante, limitato magari nel tempo ma che possa permettere di attivare in questi territori delle iniziative che possano poi dare gambe a un circolo virtuoso che possa riportare interesse sul nostro territorio.

Questo è quello che ci eravamo un po' già detti in Commissione, al netto di altri tecnicismi relativi a quella che è la copertura, non la copertura.

Rimane comunque, non per perbenismo, il fatto di riconoscere all'iniziativa una sua condivisione trasversale, che è stata penso dimostrata anche dai colleghi intervenuti; ho apprezzato anche il fatto che abbia sottolineato il voto negativo che ha permesso comunque di portare in aula e di discutere questa proposta di legge e credo che l'interesse sia trasversale, così come è stato sottolineato, e che ci sarà ancora tempo e modo di lavorare con attenzione soprattutto su quei due elementi che possono fare veramente la differenza in questo contesto.

Presidente - Consigliere Ganis, per dichiarazione di voto, ne ha facoltà.

Ganis (FI) - Ringrazio gli intervenuti e i proponenti di questa proposta di legge, la 138 della Lega.

La proposta di legge 138 rappresenta un tentativo di affrontare una delle sfide più pressanti delle comunità montane, che è quella dello spopolamento.

La Valle d'Aosta, come molte altre regioni montane, sta vivendo un progressivo esodo della popolazione dei centri più piccoli verso le città; questo fenomeno ha ripercussioni significative sull'economia locale, sulla cultura e sulla valorizzazione dei nostri territori.

La proposta mira a invertire questa tendenza attraverso una serie di misure concrete, focalizzate principalmente su incentivi economici, quindi l'assegno di natalità o Chèque Valdôtain, un contributo economico alle famiglie che scelgono di avere figli nei piccoli Comuni montani, incentivi per i nuovi residenti, lo Chèque Montagnard, agevolazioni fiscali e contributi per chi chiede o decide di stabilirsi in questi territori e la valorizzazione del territorio attraverso la promozione della cultura locale, quindi sostegno alle tradizioni e alle lingue minoritarie, lo sviluppo del turismo sostenibile, investimenti e attività turistiche rispettose dell'ambiente e la garanzia dei servizi di base come la sanità, la scuola e i trasporti, ne abbiamo parlato prima.

Da una prima analisi, la proposta della Lega presenta diversi punti di forza, un approccio concreto, quindi le misure proposte sono specifiche e mirate per risolvere i problemi, un'attenzione alle famiglie, quindi: incentivi alla natalità, alle famiglie con figli e una valorizzazione del territorio.

A nostro avviso, seppure la proposta rappresenti un passo avanti nella direzione di una politica regionale più attenta alle esigenze dei Comuni montani, alcune problematiche emergono; una di queste è la sostenibilità economica: mettere in pratica queste misure richiede risorse economiche significative e l'efficacia a lungo termine. Gli incentivi economici possono essere un primo passo, ma è necessario un approccio più strutturale per garantire la sostenibilità a lungo termine dei Comuni montani; la collaborazione con gli Enti locali: il successo di queste misure dipende anche dalla collaborazione con i Comuni, l'ha ricordato bene il collega Chatrian.

Per giungere quindi a una conclusione, la proposta di legge 138 della Lega rappresenta un importante contributo al dibattito sulla valorizzazione delle aree montane, sollevando un tema di grande importanza e futuro per la nostra regione, tuttavia è importante sottolineare che il problema legato al fenomeno dello spopolamento non può essere risolto soltanto con degli incentivi economici, abbiamo detto più volte e ribadito che sono necessarie una serie di azioni politiche di sviluppo territoriale a lungo termine, che tengono conto di tutti gli attori coinvolti al fine di raggiungere risultati concreti e duraturi.

Partendo dal presupposto che questa proposta di legge poteva anche essere emendata al fine di migliorarla e di renderla più adatta alle esigenze della nostra comunità, noi come gruppo ne apprezziamo il lavoro e per questo motivo la voteremo.

Presidente - Ci sono altre dichiarazioni di voto? Consigliere Lavy, ne ha facoltà.

Lavy (LEGA VDA) - Grazie, Presidente, per le ultime considerazioni che sono emerse dopo la replica del Governo.

Non so se l'assessore Caveri abbia letto davvero "Tradition et renouveau" di Janin perché altrimenti, non so, certi ragionamenti forse non li avrebbe fatti...

(Interruzione fuori microfono da parte dell'assessore Caveri.)

...Non è assolutamente offensivo, ci mancherebbe altro.

Il discorso dell'altimetria, per carità, è discutibile, ma io magari la inviterei un giorno, anzi, di vivere un po' di tempo, di andare a Marine di Perloz: vorrei vedere se quella non è montagna. Non è alta montagna, per carità, ma è montagna.

Poi va bene la questione del cambiamento climatico, è ovvio che siamo di fronte a delle sfide epocali, come ci sono sempre state nel corso della storia, per carità, oggi ne abbiamo di nuove e quindi giustamente dobbiamo adattarci.

Il tema dei sovraccosti, che ha tirato fuori lei - se prima si è offeso, adesso le do atto di aver tirato fuori un tema che è essenziale - il tema dei sovraccosti è centrale, l'ho detto: vivere in montagna costa di più, ed è per questo che credo che ci sia bisogno di un aiuto economico, da un lato con i contributi, dall'altro con una defiscalizzazione, cose che sono proposte da questa legge, quindi, per carità, non comprendete al 100% il modo? Va bene, ma, come ho detto prima, dov'è la vostra proposta?

Il discorso della demografia, che è stato toccato anche prima dal collega Chatrian: "Eh, ma questa legge parla di un assegno di natalità", più demografia di così... quindi si può dire di tutto, ma non che questa legge non tocchi il discorso della demografia.

Poi il presidente Testolin come al solito un po' sorvola... però la cosa su cui rifletto - e sugli appunti avevo la risposta che lei aveva dato al collega Restano, quando avevo citato la legge 17 e varie leggi - è che non mi sembra che in queste leggi ci sia una parte ad hoc per il territorio montano. Ci sono delle leggi che valgono per tutti i territori, quindi, se prendiamo la 17, ne usufruiscono coloro che hanno un'azienda agricola del Fondovalle chi ha un'azienda agricola a 1.500 metri.

È ovvio che è una legge che aiuta anche chi vive in montagna, non è una legge che è solo fatta per chi vive in montagna e che va a compensare dei sovraccosti di chi vive in montagna; è questo il discorso.

Le nostre leggi non sono diversificate, sono uguali per tutti, da un lato va bene, dall'altro lato bisogna, credo, fare anche delle riflessioni, ma allora non è che con quelle leggi si aiuta solo chi vive in montagna.

Io veramente, per concludere, perché ho capito che tanto non ce n'è, vorrei veramente che andaste a fare un giro in tanti villaggi dei nostri comuni, in giro per la Valle, tutti i comuni hanno dei villaggi che ormai sono abbandonati, o quasi, e lì capirete le radici dello spopolamento, veramente.

Andate nelle valli a parlare con chi rimane e che vi spiegherà che il proprio figlio ha deciso di andarsene, magari neanche all'estero, è sceso.

Capirete da queste persone il motivo per cui le persone se ne vanno: i sovraccosti - l'ha detto lei, assessore Caveri - e quei villaggi lì, se va bene, diventeranno seconde case, se va male, saranno diroccati.

È questa politica del dire "Stiamo già facendo" che ammazza quei villaggi, che ammazza la programmazione. Mettiamoci per una volta in discussione, non è possibile dire "Stiamo già facendo, va tutto bene", guardate le valli del Piemonte, le vediamo tutti le valli del Piemonte, ma se continuiamo così, ci arriviamo anche noi alle valli del Piemonte.

Mettiamoci in discussione, portiamo avanti delle misure che possono anche essere sperimentali, il discorso zona franca è assolutamente positivo ma non basta, non basta!

Sapete quando non si parlerà più di spopolamento? Quando l'ultimo anziano dell'ultimo villaggio sarà mancato, allora lì non ci sarà più il problema dello spopolamento, perché tanto non ci sarà più nessuno che abita in Valle d'Aosta.

Il fatto che non ci sia stata la volontà di ragionare in maniera concreta su di un testo di legge e che questa legge abbia dei principi favorevoli, interessanti, ma che non bastano, è una pugnalata veramente a chi abita in montagna.

Presidente - Ci sono altre dichiarazioni di voto? Consigliere Perron.

Perron (LEGA VDA) - Ovviamente voterò positivamente per questa legge. Se prima ho evidenziato il lato dello spirito autonomistico che contraddistingue questa proposta di legge, dall'altro voglio semplicemente rimarcare, come dicevo prima, al di là del fattore economico, un elemento che caratterizza fortemente invece la nostra forza politica, cioè la Lega, perché questo è, da un altro punto di vista, il tentativo di attirare sul nostro territorio, in particolare su quello di montagna, un'immigrazione che può essere scelta, un'immigrazione che possa essere di tipo sostenibile, alle antitesi di coloro che invece pretendono o pensano che chiunque possa arrivare sul nostro territorio, anche quando ha atteggiamenti o culture o mentalità che difficilmente si integrano con la nostra millenaria cultura.

Ripeto, una legge perfettamente nel solco del nostro partito che vede e pensa che coloro che possono venire sul nostro territorio e sentirsi e diventare Valdostani a pieno titolo debbano essere persone che hanno gli strumenti per integrarsi; in questo caso sarebbe proprio l'ente regionale a fornire degli strumenti dal punto di vista linguistico, che è fondamentale.

Da questo punto di vista, quindi, io credo che sia una proposta di legge che è un vero peccato che rimanga lì, ma io penso che resterà, comunque sia, negli archivi e un giorno, quando magari gli storici guarderanno indietro e ascolteranno dei dibattiti di questo Consiglio, potranno vedere chi aveva quantomeno il coraggio di proporre qualcosa, anche a titolo sperimentale, perché l'ha detto molto bene il collega: anche a titolo sperimentale, piuttosto che adagiarsi e adeguarsi a dinamiche che non possiamo controllare senza fare lo sforzo, magari anche sbagliato, magari che non funziona, ma uno sforzo che rappresenta una novità verso fenomeni di grande rilievo e che purtroppo non riusciamo a governare.

Io credo che questo sia un vero peccato, ma, ripeto, chi proponeva qualcosa di nuovo e aveva il coraggio di farlo rimarrà negli annali, mentre, invece, dall'altra parte, chi faceva magari delle critiche, aveva dei buoni propositi, poi sul tavolo, però, non ha mai messo qualcosa d'innovativo.

Presidente - Consigliere Cretier, ne ha facoltà.

Cretier (FP-PD) - Sarò molto breve vista l'ora e vista la discussione che c'è stata su questa legge presentata dal collega Lavy , a cui bisogna dare atto dell'impegno lodevole che ha messo a proporre questa legge, che però non può essere sostenuta: secondo noi ci sono troppe difficoltà, come già espresse, sotto l'aspetto finanziario, fiscale, eccetera, ma soprattutto imporre un corso entro i primi due anni mi sembra di forzare e di opprimere veramente una libera scelta di vivere in una comunità, creando dei cittadini di serie A e dei cittadini di serie B, e pensando anche che alcuni immigrati, per esempio, potrebbero essere avvantaggiati: tutti quelli che arrivano dai paesi francofoni, probabilmente e giustamente, avrebbero un beneficio, quindi credo che questo sia un elemento da valutare.

Comunque è difficile rispondere alla domanda che pongo: "Se gli aiuti economici possano incidere nelle scelte di vita della famiglia e in particolare dei nostri figli".

Io credo che sono altri i valori, ad esempio l'amore della montagna, della cultura, delle tradizioni, che non sono monetizzabili, anche a costo di sacrifici, poi domani sicuramente tutto cambia.

Riguardo alla questione dei cittadini, puntualizzo: davanti alla Costituzione siamo tutti uguali.

Presidente - Ci sono altri interventi? Non vedo altre dichiarazioni di voto, pertanto passiamo alla votazione dell'articolato. Articolo numero 1, non ci sono interventi, mettiamolo in votazione. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti: 35

Votanti: 9

Favorevoli: 9

Astenuti: 26 (Aggravi, Barmasse, Bertin, Bertschy, Brunod, Carrel, Caveri, Chatrian, Cretier, Di Marco, Grosjacques, Guichardaz Erika, Guichardaz Jean-Pierre, Jordan, Lavevaz, Lucianaz, Malacrinò, Marguerettaz, Marzi, Minelli, Padovani, Planaz, Restano, Rosaire, Sapinet, e Testolin).

L'articolo n. 1 è stato respinto. In base all'articolo 77 del regolamento del Consiglio, l'intera proposta di legge si intende respinta.