Oggetto del Consiglio n. 4114 del 7 novembre 2024 - Resoconto
OGGETTO N. 4114/XVI - Interpellanza: "Azioni da adottare di concerto con l'ASL della Valle d'Aosta al fine di ridurre l'attività intramoenia e incentivare l'attività ordinaria".
Bertin (Presidente) - Punto n. 80. Ha chiesto la parola il consigliere Lucianaz, ne ha facoltà.
Lucianaz (RV) - Le liste di attesa sono ancora il problema più grande per gli Italiani che si confrontano col servizio sanitario e il loro impatto è così ampio da contribuire a indurre circa un italiano su 13 a rinunciare alle cure. Questo emerge da un rapporto uscito dieci giorni fa presentato a Roma. I dati si riferiscono al 2023. Visite oculistiche programmabili a 120 giorni, che si spostano a quattro volte tanto, quasi a 500 giorni; lo stesso per ecodoppler, visite oculistiche in classe B, protesi all'anca, eccetera. Il 7,6 dei cittadini ha rinunciato alle cure, quasi l'1% in più rispetto al 2022 e quasi 2 su 3, il 4,5%, lo fanno proprio a causa delle lunghe liste di attesa. La quota di rinuncia tra le donne è più alta rispetto agli uomini. Ho presentato questa iniziativa tempo fa, Assessore, perché giustamente i cittadini valdostani, come può ben immaginare, come spesso e volentieri si sente in quest'aula, chiedono ragguagli e chiarimenti.
Com'è la situazione in Valle d'Aosta? Secondo una rilevazione Agenas relativa al rapporto tra visite erogate in forma ordinaria e quelle in intramoenia, nel corso del 2022, che pare l'ultimo dato disponibile, la Regione Valle d'Aosta ha fatto registrare ancora una volta uno degli indicatori che si definisce più critici d'Italia: a fronte dell'87% di visite ordinarie, in intramoenia si raggiunge il 12,25%. Le visite specialistiche in modalità intramuraria, quindi al di fuori del normale orario di lavoro dei medici, hanno un tempo di attesa decisamente inferiore rispetto a quello ordinario. Ecco, io immagino, perché è preferita dai Valdostani, gente concreta, che quando ha un'emergenza, un'esigenza, vede di affrontarla appena può. Naturalmente non è per tutte le tasche questo e infatti non è così agevole per chiunque poter accedere a questo servizio. Per fortuna comunque che la situazione in Valle d'Aosta delle liste attesa è meno grave che altrove, può sicuramente contribuire anche questo fatto. Non mi dilungo oltre, anche perché nell'atto ispettivo l'ho riempita di popolare retorica, dove lei sicuramente eccelle rispetto a me, quindi non vado oltre. L'iniziativa era per fornire all'opinione pubblica valdostana qualche dato e i termini della questione di quanto incide la professione intramuraria, appunto, nella sanità valdostana.
Presidente - Risponde l'assessore Marzi.
Marzi (SA) - Per voler eccellere da subito nell'arte della dialettica, la prima cosa che mi viene da dirle rispetto all'iniziativa n. 80 è di mettersi d'accordo col suo nuovo collega di gruppo, il collega Restano, rispetto alla LPA, perché lui sostiene che la LPA vada data in maniera più allargata e lei, nella n. 80, sostiene che la LPA deve essere numerata in maniera diversa. Adesso proveremo a spiegare alcuni aspetti. Il fenomeno delle liste di attesa, come già abbiamo avuto modo di condividere in più occasioni, è il problema sanitario principale percepito non solo dalla nostra comunità, ma dall'intera popolazione sul territorio nazionale. Si tratta di un argomento che, come noto, viene continuamente portato all'attenzione degli organi di informazione, anche se il più delle volte le informazioni fornite sono finalizzate più a fare rumore che a dare corrette indicazioni e soluzioni ai cittadini. Con questo non parlo ovviamente di lei, collega Lucianaz, ma parlo appunto di chi utilizza questo strumento per distrarre.
Ribadiamo ancora una volta come il problema sia legato sostanzialmente alla mancanza di medici e quindi alla differenza tra domanda e offerta di prestazioni. Pertanto è di tutta evidenza che, al di là del tema puntuale da lei richiamato nell'iniziativa, questa diffusa problematica esisterà sino a che a livello nazionale non si individueranno percorsi veramente utili a reperire queste figure, anche con un'importante rivisitazione dei contratti del settore. Da anni l'impegno concreto assunto insieme all'Azienda USL è diretto a bandire numerosi concorsi, realizzando convenzionamenti e perseguendo collaborazioni con altre realtà regionali. In tal senso i dati che l'Azienda USL comunica relativamente alla partecipazione dei concorsi sono stati oggetto più volte di confronto in aula. Proprio perché il fenomeno è datato negli anni e coinvolge pesantemente l'intero territorio nazionale, il Governo in carica, alle porte dell'estate scorsa, ha emanato un apposito decreto-legge, di cui abbiamo già parlato in aula in più occasioni, l'ultima volta a luglio del 2024, riconoscendone di fatto la dimensione strutturale in seno al servizio sanitario nazionale.
Per dare attuazione alle varie norme sul tema, siamo stati costretti, con deliberazione della Giunta regionale n. 1185 del 30 settembre 2024, ad approvare l'istituzione dell'Unità centrale di gestione dell'assistenza sanitaria e dei tempi e delle liste di attesa, composta da professionisti di area sanitaria e amministrativa. Stiamo dunque seguendo tutti gli adempimenti previsti dalla norma nazionale in materia, così come l'attivazione della piattaforma nazionale delle liste di attesa e da ultimo la nomina del Responsabile unico dell'assistenza sanitaria regionale che ha avuto luogo a fine ottobre scorso. Nelle more di tale attivazione, Agenas, che lei ha richiamato, attiverà a partire dal 1° gennaio 2025 un nuovo flusso di dati relativo alle prestazioni specialistiche che sostituirà quello attuale. Inoltre, l'Azienda USL ha già rivisitato la disciplina dei percorsi di tutela che prevede che agli assistiti a cui non riescono a essere erogate le visite nei tempi prescritti siano proposte dall'Azienda medesima soluzioni alternative, mediando attività aggiuntive organizzate dall'Azienda, oppure attraverso il ricorso sempre col solo pagamento del ticket del privato accreditato.
Rispondiamo ora ai punti precisi della sua iniziativa.
Punto 1: "quanti sono i medici dell'assistenza sanitaria locale che operano in regime di intramoenia e dove operano". L'intramoenia si chiama LPI. I medici dell'Azienda USL che svolgono attività in regime di libera professione intramoenia - e quindi ambulatoriale e chirurgica - sono 158 su un totale di 297, praticamente solo la metà. Gli stessi esercitano tale attività presso le diverse strutture aziendali, quindi l'ospedale Umberto Parini, il Beauregard e le strutture di via Guido Rey n. 3, i cosiddetti "poliambulatori". Ricordiamo anche che quella struttura dove, di fatto, è stata centralizzata l'attività intramoenia era una delle varie cose richieste nelle varie normative che si sono rincorse nei decenni per la gestione delle liste d'attesa che prevedeva che le attività intramoenia venissero tutte quante accentrate in un unico posto. La Regione autonoma Valle d'Aosta è stata forse l'unica o una delle pochissime Regioni in Italia a cercare di gestire le liste d'attesa in uno dei vari decreti che si sono susseguiti nel corso degli ultimi venticinque anni per la gestione del tema.
Veniamo alla domanda n. 2 "quante visite in regime di libera professione sono state effettuate nel 2023 e suddivise per visita specialistica o altre visite". Per quanto concerne il numero di prestazioni effettuate nel corso dell'anno 2023, nell'impossibilità di elencare in dettaglio l'importante mole di dati, si mette a disposizione tramite mail il progetto delle prestazioni che trovano la loro fonte nel monitoraggio Agenas, che lei sicuramente già avrà e, se non lo ha, glielo forniremo, perché è un prospetto pubblico sul quale, a proposito di quest'ultima variante normativa, si arriva anche a questo file. Tra l'altro, in questo prospetto siamo nella media della non soluzione del problema e soltanto in quattro casi un po' peggio.
"Quante ore istituzionali ha effettuato ogni singolo medico aderente all'intramoenia e quante ne ha svolte come libera professione": la valutazione dei rapporti tra attività istituzionale, quindi quella ordinaria, e l'attività in libera professione intramoenia, che le ultime norme nazionali sulle liste d'attesa hanno riportato all'attenzione, è da sempre stata monitorata dall'Azienda USL. Il confronto è effettuato tra volumi di prestazioni erogate per équipe. Confermiamo quindi che il rapporto è mantenuto, com'è rilevabile dai dati forniti. L'attività istituzionale è sempre superiore a quella intramoenia perché su questo punto è utile precisare che il rapporto di lavoro istituzionale prevede 38 ore settimanali, mentre l'attività libero professionale non supera mediamente le 10 ore settimanali.
"Quali azioni intende adottare l'Assessore competente di concerto con l'Azienda sanitaria rispetto agli ultimi aspetti": come già abbiamo evidenziato, l'Azienda USL ha sempre garantito negli anni il rispetto del rapporto tra attività istituzionali e attività intramoenia. Diverse sono le azioni volte a incentivare il personale a prestare attività nell'ambito istituzionale, anche per mezzo di opere remunerate in libera professione aziendale, che è la LPA, di cui all'iniziativa n. 73 del collega Restano. L'oggetto del contendere, a mio modesto avviso - e con questo non c'è assolutamente la volontà di non apprezzare l'iniziativa n. 80 - è legato al fatto - e avremo anche occasione rispetto alla n. 81 di intervenire nel merito - di prendere in considerazione quelli che ad oggi sono i tre principali problemi che la sanità italiana pubblica ha: il primo è il numero dei professionisti, di qualsiasi caratteristica, quindi sia i professionisti medici che gli altri 26 professionisti della salute; il secondo è il finanziamento del servizio sanitario pubblico; il terzo sono le liste d'attesa. Le liste d'attesa tra questi tre giganteschi problemi sono naturalmente il più odiato dalla popolazione, come già ho avuto modo di dichiarare a luglio, ma non lo sto facendo soltanto io, altrimenti anche il Governo nazionale, che ha appena trasformato in legge un decreto, non starebbe adesso rieditando un altro decreto per gestire il tema. Il problema delle liste d'attesa è un problema a parte del servizio sanitario pubblico italiano, compreso quello regionale. È quello più odiato da tutti ed è quello, ahimè, che ha meno soluzione di tutti.
Presidente - La parola al consigliere Lucianaz.
Lucianaz (RV) - Assessore, mi ha fornito delle risposte, ha delineato un quadro nel complesso abbastanza chiaro. Le avevo posto delle domande un po' più specifiche, vabbè vedremo di questo file cosa riusciremo a ricavare.
Quello che si chiede l'uomo della strada, come sono io ? senza essere Bocca di Rosa, però sono della strada anch'io ?, è che forse il regime di monopolio fa male a un'azienda, perché, se il problema è pandemico e si trascina da anni o da decenni, probabilmente non i subalterni, ma qualcuno ai vertici qualche problema di organizzazione se lo deve porre. Ho sentito recentemente un primario che si lamenta di passare più tempo a fare amministrazione che il suo mestiere di medico. Probabilmente queste strutture hanno un carico amministrativo troppo elevato, abbiamo più funzionari negli uffici che nei corridoi... non so, però sicuramente grazie a chi, è strano dirlo, opera in regime di intramoenia, che, se non altro, alleggerisce. Sembra un paradosso, ma grazie a questi vengono alleggerite sicuramente le liste.
Con la buona volontà si può fare sicuramente di più. Io comincio dalle condizioni ambientali di questo ospedale, che non sono sicuramente ottimali, a qualcuno invece pare che così vada bene e per i prossimi decenni andrà ancora così. Ripeto però che un'azienda dovrebbe trovare anche al suo interno tutte le forze e le energie possibili e direi che sono ben accette, che rinnovino, che efficientino decisamente questa macchina. Buon lavoro a chi è ai vertici della struttura quindi.
Presidente - Sospendiamo brevemente i lavori del Consiglio per arieggiare i locali. Per cosa? Non c'è un fatto personale, ho ascoltato bene, Consigliere. Non c'è un fatto personale...
(intervento di un Consigliere fuori microfono)
...basta che faccia questo chiarimento tecnico. C'era il tecnico, non c'è niente di politico e neanche di personale. A lei la parola.
Restano (RV) - Necessito di un chiarimento perché, citandomi, l'Assessore non ha chiarito la differenza tra la libera professione intramoenia all'interno dell'azienda e le libere prestazioni aziendali. Vi sono delle professioni sanitarie che non possono fare la libera professione intramoenia, ma possono fare l'LPA e queste professioni garantiscono un servizio sanitario all'interno dell'azienda a favore della popolazione riducendo le liste d'attesa.
Presidente - Va bene, chiarimento fatto.
Restano (RV) - È importante non confondersi mai. Noi non ci siamo confusi.
Presidente - Chiarimento fatto. Il Consiglio è sospeso.
La seduta è sospesa dalle ore 16:48 alle ore 17:20.
