Oggetto del Consiglio n. 4013 del 3 ottobre 2024 - Resoconto
OGGETTO N. 4013/XVI - Interpellanza: "Attivazione di un centro antiviolenza dedicato agli uomini".
Bertin (Presidente) - Punto n. 44. Ha chiesto la parola il consigliere Manfrin per illustrare l'interpellanza, ne ha facoltà.
Manfrin (LEGA VDA) - Come ricorderà tanto l'assessore Marzi, quanto l'allora assessore Barmasse, quanto il non presente assessore vicepresidente Bertschy... questo tema è stato da me trattato più volte in quest'aula ed è stato trattato a ragion veduta, assessore Bertschy, che è presente in aula, per quanto riguarda la competenza del Consigliere di parità, mentre invece gli Assessori alle politiche sociali e sanità per la competenza diretta rispetto al Centro antiviolenza.
Prima di arrivare al nocciolo della questione, partirei da un dato e da uno studio di cui ho già parlato in quest'aula ed è uno studio pubblicato nei mesi passati che alcuni organi d'informazione avevano riportato con dei titoli che non erano molto aderenti ai risultati; questi titoli dicevano per esempio: "Le molestie in Valle d'Aosta corrono nella Pubblica Amministrazione". C'era questo titolo che fa un po' il clickbait per andare a vedere come questa Regione di molestatori nella Pubblica Amministrazione fosse così pervasa di questi esemplari, la realtà era un'altra, perché innanzitutto quella era un'indagine, che, in realtà, non aveva un campione statistico, ma era un'indagine su base volontaria, fatta sul personale che lavorava nella Pubblica Amministrazione a cui avevano risposto cento persone su base volontaria, quindi partiamo con un dato, non ha alcun valore statistico, partiva dal presupposto che evidentemente chi tendenzialmente era interessato al tema, sia che avesse subito le violenze, sia chi non le avesse subite, si fosse recato a rispondere in maniera anonima, ma non si poteva certo paragonare o fare delle proiezioni percentuali su migliaia e migliaia di dipendenti della Pubblica Amministrazione e evidentemente ancora più in grande su 126 mila abitanti della nostra Regione, anche perché evidentemente chi l'ha compilato era particolarmente interessato o perché gli interessava il tema, ma magari invece era proprio una delle vittime, quindi aveva interesse anche nel parlare e nell'evidenziare quello che era accaduto. Nonostante tutto questo, questa indeterminatezza e i titoli che avevano presentato in maniera anche un po' sensazionalistica i risultati, i dati erano molto interessanti per il tema che andiamo a trattare, per esempio, si evinceva - perché c'era anche la tipologia di quella che poteva essere la molestia - che le molestie rappresentavano la forma più diffusa, perché c'erano anche altre forme chiaramente di molestia: la violenza e quant'altro. Erano il 60% delle azioni che venivano denunciate in questo modulo, in questa raccolta, in questi dati, a cui seguivano gli atti di violenze vere e proprie che venivano riportati da un interessato su quattro.
Il pezzo che io ho letto ed è stato volutamente messo un po' in ombra riporta una frase che ho trovato assolutamente importante rendere pubblica, perché c'era scritto nello studio che le molestie sessuali riguardano il 15,6% degli intervistati, quindi anche chi aveva un interesse precipuo nel denunciare tutto, era il 15% del totale, quindi non chiaramente la stragrande maggioranza.
Questa tipologia sembrava riguardare maggiormente gli uomini rispetto alle donne, gli autori delle violenze erano principalmente uomini, sia quando la vittima è donna, sia quando la vittima è uomo e questo era un altro dato che emergeva. L'autore della violenza quindi era sostanzialmente in maggioranza sempre l'uomo in maggioranza che era sia l'autore quando la vittima è una donna, sia l'autore quando la vittima era un uomo, quindi abbiamo un tipo di violenza anche differente rispetto a quello che siamo abituati a considerare e questo non era stato riportato. Si partiva anche con il dire che, se ci sono delle molestie sessuali, queste prevalentemente erano a carico degli uomini e anche questo era un dato che io non conoscevo e che, grazie a questo studio, è emerso.
Io mi sono preso la briga di andare a leggere proprio tutti i dati che sono stati riportati e c'era anche di più, perché il titolo "Violenza di genere in ambito lavorativo" ci dice una cosa: che la violenza di genere è rivolta a entrambi i generi e, guardando lo studio, l'autore è un uomo in circa tre casi su quattro e ne consegue, facendo un piccolo ragionamento matematico, su cui sicuramente l'assessore Marzi è molto più bravo di me, che nel 25% dei casi l'autore di una violenza era una donna e quindi sui 100 questionari compilati il 14,2% è stato compilato da uomini che lamentano di aver subito molestie o violenze sui luoghi di lavoro e, come abbiamo detto prima, gli autori delle molestie sessuali sono prevalentemente uomini. Se noi uniamo questi due dati, ne consegue che una fascia variabile, perché anche qui non c'era esattezza, non venivano riportati con esattezza purtroppo i dati, anche perché erano anonimi, quindi era impossibile incasellarli con diciamo precisione, una fascia variabile fra il 30 e il 40% dei casi di violenza rilevati da questo studio vedeva come vittima un uomo. Sicuramente un dato che ci permette di acquisire alcune informazioni di massima e dirò di più, perché anche qui abbiamo potuto trarre un piccolo indizio dal piano di prevenzione delle violenze di genere che questo Consiglio ha discusso. Come ricorderà l'assessore Marzi, io ho evidenziato una nota piccola piccola, due righette molto piccole, nascoste in un documento di 33 pagine, dalle quali però emergeva una cosa, mentre tutte le pagine, per la maggior parte, parlavano della prevenzione della violenza di genere indicando però soltanto un genere, in queste due righe si trova questa dichiarazione illuminante: "Sempre più emergono denunce di violenza e disagio da parte degli uomini e gli spazi a loro dedicati sono pochi o inesistenti", è scritto nero su bianco e votato da questa maggioranza. È una dichiarazione che è evidente che rileva un disagio e soprattutto una carenza, che è la carenza di cui vogliamo parlare oggi.
Anche qui tanto l'allora assessore Barmasse quanto l'attuale assessore Marzi si saranno stancati di avere da me un esempio, che è quello famoso della persona vittima del tentativo di accoltellamento della moglie durante il sonno, ma quest'estate abbiamo avuto un altro caso, che è assurto agli onori delle cronache, di cui vi leggo brevemente la descrizione: "Ennesimo arresto per codice rosso in Valle d'Aosta, anche se questa volta a parti inverse, lui è un Valdostano di 73 anni con una patologia invalidante, lei è una cittadina romena di 55 anni, si sono sposati anni fa e abitano nel capoluogo regionale. La notte scorsa lui non ha più retto l'ennesima carica di sberle, calci e angherie varie da parte della moglie, che l'ha picchiato anche con un bastone delle tende, e ha allertato la Polizia". Abbiamo quindi nero su bianco anche un caso di cronaca che ci riporta proprio alla necessità di intervenire, cioè il fatto che questa necessità non sia un puntiglio o un qualcosa che si tira fuori in maniera tanto per fare dibattito, ma in realtà è un'esigenza vera e propria. La persona, tra l'altro, ha dichiarato di essere poi vittima di abusi da parte della moglie da tempo, ma questo è un caso che ci serve semplicemente per introdurre il fatto che ad oggi nella nostra regione non c'è - mentre c'è per la parte della violenza per le donne - un centro antiviolenza a cui un uomo si possa rivolgere anche in casi come questi, anche soltanto per avere orientamento. Lo abbiamo detto più volte e riteniamo sia utile ripeterlo: noi siamo assolutamente contrari a ogni tipo di violenza e non facciamo differenze fra uomini, donne, animali, qualsiasi cosa sia, la violenza è sempre sbagliata, contro qualunque persona o contro qualunque essere vivente si rivolga, però la disparità è evidente. Io ho più volte portato, anche qui in quest'aula, l'esempio del fatto che il Centro antiviolenza oggi non prende in carico gli uomini e che gli uomini che si sono rivolti al Centro antiviolenza valdostano si siano sentiti dire: "Se ne vada da qua, perché, se arriva una donna in difficoltà e la vede, si prende paura". Questo è quello che hanno dichiarato coloro che si sono rivolti alla struttura e quindi il Centro antiviolenza - mi è stato detto anche più volte da quei banchi - non è per gli uomini. Siccome però tanto nel piano antiviolenza che è stato approvato, quanto dalla cronaca, quanto dallo studio che vi ho citato, emerge una necessità e, non per ultimo, questo fatto di cronaca che ci riporta la realtà una vera necessità, con quest'interpellanza chiediamo, Assessore, se sia intenzione attivare un Centro antiviolenza dedicato agli uomini o, in alternativa, consentire che il Centro antiviolenza regionale possa essere utilizzato anche dagli uomini.
Presidente - Per la risposta, la parola all'assessore Marzi.
Marzi (SA) - Caro collega Manfrin, ogni tanto si ha la sensazione di essere Ganimede, quello che serviva il piatto degli dei. Nel caso specifico però non voglio assolutamente porre pomi della discordia, quindi vengo alla risposta. Premetto, a scanso di interpretazioni parziali, che quest'Amministrazione condanna fermamente ogni forma di violenza e discriminazione sul genere umano, sia essa agita sulle donne o sugli uomini rispetto all'orientamento sessuale, all'identità di genere, all'etnia o a condizioni di difficoltà e disabilità. La struttura del servizio del CAV presente nella nostra regione può accogliere esclusivamente donne vittime di violenza, quindi non uomini, così come stabilito dall'intesa del 14 settembre 2022 tra Governo, Regioni e Province autonome che disciplina i requisiti minimi dei centri antiviolenza e delle case rifugio. Un centro antiviolenza per uomini non è previsto in quanto nella nostra regione non è considerato un fenomeno di allarme sociale, come anche rappresentato nell'ambito del Forum per la violenza di genere da parte delle Forze dell'ordine e sulla base di un confronto che è continuativo con l'Autorità giudiziaria. Nel 2023 i casi di violenza contro le donne sono aumentati significativamente ed è evidente che, per tale ragione, ancora oggi misure e strutture specifiche di protezione continuino a essere rivolte prioritariamente alle donne. Nella nostra regione esiste un aumento dei reati di codice rosso che evidenzia l'impegno delle autorità nel perseguire questi crimini.
Per quanto riguarda invece gli uomini vittime di violenze, è attendibile stimare meno di dieci casi nell'anno corrente, ribadendo, naturalmente, che già solo un caso è di troppo. Sul territorio regionale sono comunque previsti e garantiti i servizi universali destinati a tutti i cittadini che possono ricevere adeguato aiuto e supporto a partire dal loro stato di bisogno e dalle loro necessità. Gli uomini che subiscono violenza possono infatti rivolgersi al servizio sociale professionale e al servizio di psicologia per l'emergenza o territoriale, i quali possono essere assolutamente immediato sostegno nella rielaborazione dell'episodio violento e nell'attuazione del proprio percorso a livello personale. Inoltre, in caso di misura cautelare della donna che ha commesso il reato di violenza, la vittima può rivolgersi alle istituzioni locali per chiedere protezione. In situazioni con carattere di urgenza, i servizi possono intervenire con soluzioni temporanee per assicurare, qualora sia ritenuto necessario, un allontanamento a protezione della vittima uomo.
Presidente - Per la replica, la parola al consigliere Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) - Grazie Assessore, grazie Presidente, grazie gentile Ganimede. Vede, io comprendo la difficoltà di formulare questa risposta e comprendo anche che forse c'è un po' di fastidio anche nel rilevare che vi è una necessità; io credo però che definire che "gli uomini vittime di violenza non siano considerati un allarme sociale" sia una frase un pochino forte da utilizzare, lei ritiene che problemi non ce ne siano.
Guardi, Assessore, non è sufficiente citarle i casi di cronaca, non è sufficiente citarle neanche gli studi che sono stati fatti, che in realtà sono stati fatti con l'intento di fare i titoloni, come avremo di nuovo a novembre, tra poco, ci saranno di nuovo - lo preconizzo, lo dico a quest'Aula - titoloni, mille mila denunce, assalti e problemi relativi ai codici rossi, poi si va a vedere i dati e i dati a volte sono un pochino diversi, tant'è vero che mi ricordo anche con la collega dirimpettaia abbiamo evidenziato che c'erano stati casi di violenza sugli uomini durante i primi mesi dell'anno, era stato segnalato e mi pare che la proporzione fosse sempre così: 25% dei casi. Se lei ritiene, Assessore, che il 25% delle violenze non debba avere una tutela, noi ne prendiamo atto, l'importante però è che lo sappiano anche le persone al di fuori e che lo sappiano non soltanto perché lei dice che non è un problema, ma soprattutto perché lei dice: "Va beh, ma, se queste persone dovessero avere problemi, il codice rosso le tutela, possono rivolgersi, possono avere, possono fare". Assessore, però delle due l'una, lo dico in italiano e non lo dico in francese come fa qualcuno o in napoletano come hanno fatto altri: o c'è una necessità per tutti o non c'è una necessità per nessuno, o la necessità di fornire un supporto alla violenza deve riguardare tutte le forme di vita: uomini, donne e quant'altro, oppure noi stiamo dicendo che qualcuno ha bisogno di maggior tutela rispetto a qualcun altro? Per noi la sua frase d'apertura non è perfetta, è più che perfetta, come la bellezza di Ganimede. È talmente perfetta che, se fosse riportata nella legge sulla prevenzione alla violenza dicendo che si condanna qualsiasi violenza da qualsiasi parte arrivi e verso qualsiasi parte sia diretta, noi non avremmo nulla da dire, però poi dopo nell'atto pratico è evidente che la volontà di andare a tutelare tutte le parti non c'è, invece sarebbe necessario che ci fosse. Sarebbe sufficiente uno sportello, anche soltanto lo sportello psicologico, anche perché, come ho avuto modo di segnalarle, a volte le cooperative e le associazioni che gestiscono questi centri forse lo fanno con intenti lievemente differenti da quello che dovrebbe essere l'obiettivo finale, cioè sostenere le persone e magari qualcuno ci infila anche un interesse, una "consulenzina", un qualcosa, a volte può succedere. Se invece ci fosse un bello sportello pubblico a cui rivolgersi, chiunque subisca una violenza per avere un supporto, un orientamento, sapere come comportarsi, a che cosa si ha diritto e quali sono i sostegni che si possono avere, forse si farebbe un servizio migliore a questa comunità. Lei ci ha detto chiaramente che non lo vuole fare, noi continueremo a denunciarlo. Io mi auguro che la prossima vittima - spero che non ce ne siano più - possa avere la stessa fortuna e la stessa forza di quella che ha avuto da denunciare e magari speriamo possa avere un supporto prima o poi.
