Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 251 del 13 maggio 1981 - Resoconto

OGGETTO N. 251/81 - APPLICAZIONE DELL'ACCORDO INTERVENUTO IL 14 APRILE TRA LA DIREZIONE AZIENDALE ILSSA-VIOLA E LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI. (Interpellanza)

Presidente - Dò lettura dell'interpellanza in oggetto presentata dai Consiglieri Mafrica, Tonino e Cout:

INTERPELLANZA

I Consiglieri regionali del Gruppo Comunista Demetrio Mafrica, Tonino Alder e Cout Enzo,

INTERPELLANO

il Presidente della Giunta e l'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti per sapere qual è lo stato attuale dei rapporti tra azienda ed organizzazioni sindacali in merito all'applicazione dell'accordo.

Presidente - Illustra l'interpellanza il Consigliere Tonino, ne ha facoltà.

Tonino (PCI) - I Consiglieri sanno che l'accordo del 14 aprile tra le organizzazioni sindacali dell'ILSSA-VIOLA e la Direzione aziendale - sottoscritto con il contributo e l'apporto della Giunta regionale, del Presidente della Giunta e dell'Assessore Chabod - è costato molto sacrificio: lotte in fabbrica, riunioni lunghissime; è stata insomma una trattativa molto difficile. L'interpretazione che l'azienda ha dato di questo accordo o meglio, di alcune parti dell'accordo, è, secondo noi, unilaterale e restrittiva rispetto ai contenuti. Mi riferisco all'impegno della Direzione aziendale di consultare le organizzazioni sindacali nella scelta dei dipendenti da porre in cassa integrazione. Questa clausola non è stata rispettata, non avendo l'azienda neppure fornito un elenco di lavoratori messi in cassa integrazione alle organizzazioni sindacali. Oltre a questo, l'azienda non ha individuato quali sono i 60 lavoratori in cassa integrazione che usufruiscono della così detta "rotazione", per cui non è chiaro chi dovrebbe rientrare in tempi brevi in base a questo sistema.

A questi elementi si è aggiunto anche un atteggiamento discriminatorio della Direzione aziendale nei confronti delle rappresentanze democratiche dei lavoratori. Tre rappresentanti dell'Esecutivo del Consiglio di Fabbrica, su dieci, e un terzo dello stesso Consiglio di Fabbrica, sono stati messi in casa integrazione: sono stati colpiti dal provvedimento soprattutto i quadri più rappresentativi all'interno della fabbrica. Inoltre, con una inaccettabile pretesa, l'azienda ha anche cercato di impedire l'accesso di questi lavoratori alla sede del Consiglio di Fabbrica.

Ci risulta che per discutere di queste inadempienze sia stata indetta una riunione tra le organizzazioni sindacali, la Regione e la Direzione aziendale. Quest'ultima non si è presentata, dimostrando ancora una volta arroganza e disprezzo. Tali fatti rendono necessaria una seria discussione.

Noi vogliamo sapere dalla Giunta - che si è fatta garante di quell'accordo - quali rapporti esistono oggi tra azienda e organizzazioni sindacali e quali sono le azioni che si possono fare affinché l'accordo sia rispettato in pieno.

Presidente - La parola all'Assessore all'Industria e Commercio, Chabod.

Chabod (DC) - Tonino, la Giunta non si è fatta garante! La Giunta ha accettato l'accordo tra sindacato e azienda; il Presidente della Giunta ha solo firmato un accordo stipulato tra loro.

L'incontro richiesto dall'organizzazione sindacale con l'ILSSA-VIOLA, l'Ufficio del Lavoro e la Giunta regionale - per chiarire e definire i sistemi di applicazione dell'accordo firmato il 14 aprile - non si è effettuato in quanto l'azienda non ha potuto rendersi disponibile. Il ragionier Cioffi - Direttore per i rapporti industriali - ha inoltre dichiarato che è abbastanza inutile discutere in questo momento, soprattutto perché da parte aziendale l'accordo è stato pienamente rispettato. Un comunicato dell'azienda informa infatti che tutti i criteri completati dall'accordo per mettere in cassa integrazione speciale i lavoratori sono stati ottemperati. A questa affermazione le organizzazioni sindacali ribattono invece che non sono state tenute assolutamente in debita considerazione le esigenze tecnico-produttive - come previsto al punto 11 dell'accordo - in quanto capolinea, elettricisti ecc.., sono stati posti in cassa integrazione, con conseguente calo di efficienza dell'azienda. Secondo loro non è stata considerata neppure la situazione economico-familiare poiché, oltre ad essere state poste in cassa integrazione persone con basso reddito, non sono stati risparmiati neppure gli invalidi.

La Direzione ha fatto rilevare che tra i lavoratori messi in cassa integrazione sono presenti 6 delegati sindacali su un totale di 25; d'altro canto, l'organizzazione sindacale ribatte che gli eletti effettivi facenti parte del Consiglio di Fabbrica sono 18 e che di questi 7 sono stati colpiti dal provvedimento. Sempre secondo i sindacati, l'azienda ha operato una scelta mirata delle persone da porre in cassa integrazione ed ha sfruttato questo provvedimento per allontanare gli elementi indesiderabili. Di fatto, il timore - espresso dal sindacato - che la cassa integrazione fosse attuata come lista di proscrizione, non ha trovato giustificazione nella realtà. La Regione, da parte sua, che ha seguito la lunga e difficoltose vertenza sindacale per scongiurare il pericolo di un possibile licenziamento, continuerà ad operare nei limiti delle sue possibilità affinché tale accordo venga pienamente rispettato e affinché siano tutelate le giuste aspettative dei lavoratori, considerando però che l'accordo stipulato dalle parti non specifica quali siano i diritti sindacali in ordine alla scelta del personale da collocare in cassa integrazione.

Aggiungo infine che la Regione non può - e non deve - sostituirsi alle organizzazioni sindacali. Di conseguenza il suo compito nella vicenda sarà quello di assicurare una seria e approfondita vigilanza sull'attuazione di quanto stabilito dall'accordo. È in questa ottica che abbiamo fatto dei passi presso l'azienda ed abbiamo chiesto come mai avessero messo in cassa integrazione anche i componenti del Consiglio di Fabbrica. Ci è stato risposto che la questione riguardava esclusivamente la fabbrica e non la Regione.

Presidente - Chi risponde?

Chiede di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

Mafrica (PCI) - Aveva ragione il collega Tonino quando mi ha detto che è difficile prendersela con l'Assessore Chabod per le risposte che dà alle nostre interpellanze. È evidente il perché le risposte oltrepassino ogni volta le nostre più pessimistiche previsioni: le prime volte, l'Assessore forniva risposte che ci lasciavano insoddisfatti; adesso esibisce documenti che presumo siano preparati dai tecnici e non da lui personalmente e presenta agli interroganti non le posizioni della Giunta e la sua personale volontà, ma, in modo equanime, le posizioni e dei sindacati e dell'azienda. Che cosa abbia fatto la Giunta, che cosa pensi e che cosa voglia fare non ce lo dice mai!

L'Assessore ha detto che il Presidente della Giunta ha firmato l'accordo. Non si capisce perché - se egli non è il garante - lo abbia fatto. Forse perché si trovava lì di passaggio? Invece il Presidente della Giunta ha proprio svolto una funzione di mediazione ed è garante dell'impegno politico della Giunta, se ha firmato questo accordo tra azienda e lavoratori!

Non possiamo limitarci, come Regione e come Giunta regionale, a prendere atto delle affermazioni dell'azienda. Se essa dice che i motivi per cui la cassa integrazione è stata adottata non riguardano la Regione, noi, a differenza dell'Assessore, non possiamo assolutamente accettare questo discorso e siamo convinti che sia compito dell'Assessore all'Industria intervenire in prima persona. Il fatto poi che egli - dopo tre anni di attività - non conosca neanche la sigla del Consiglio di Fabbrica indica un'indifferenza tale, rispetto ai problemi dell'industria, che non ha precedenti in nessun'altra parte del mondo!

Se l'Assessore e la Giunta non interverranno in questa situazione, si rischia veramente che la ILSSA-VIOLA, la COGNE, tutte le altre aziende, nel volgere di pochi mesi attuino riduzioni massicce di personale e, a questo punto, è doverosa un'azione da parte vostra anche in qualità di esponenti politici della popolazione valdostana.

Dichiaro pertanto che mi ritengo insoddisfatto della risposta dell'Assessore e che non tollero nel modo più assoluto che egli venga a dire che presentiamo interpellanze perché non sappiamo cos'altro fare!

Le faccio notare, caro Assessore,che lei si è presentato qui con un'ora di ritardo, che abbiamo dovuto sospendere il Consiglio a causa della sua assenza, che innumerevoli interrogazioni sono state rinviate una dopo l'altra perché gli Assessori - di cui solo due su otto erano assenti giustificati - non c'erano. Proprio lei, che era assente, ci viene a dire che le mozioni e le interpellanze non servono a niente e che dovremmo risparmiarcele!

Le faccio presente una cosa, che i Consiglieri regionali hanno due compiti: quello di proposta e quello di controllo. Possono esercitare il primo avanzando proposte di legge ma, regolarmente, le proposte di legge dell'opposizione sono insabbiate, cadono nell'oblio e non arrivano nemmeno in Consiglio o perché mancano dei pareri o perché vengono rinviate - come ad esempio si è verificato per quelle presentate da noi sulla casa -; il secondo, se non con le interpellanze e le interrogazioni, con che cosa lo dobbiamo esercitare? Se alle nostre richieste di dati - necessari per poi avanzare eventualmente delle proposte - voi rispondete venendo a raccontarci delle barzellette - come appunto fate - in che modo possiamo esercitare il compito di controllo? Con questo atteggiamento voi manifestate - principalmente lo dimostra l'Assessore Chabod - un notevole sprezzo nei confronti del Consiglio; tutti gli altri traffici, tutte le altre riunioni, tutti gli altri incontri sono per voi preferibili al venire a rispondere in modo corretto alle interpellanze e alle interrogazioni che le forze del Consiglio regionale fanno in questa sede agli Assessori.

Credo che Tonino avesse torto quando ha detto che non si sa come ribattere alle risposte di Chabod: essendo egli un Assessore regionale, noi prendiamo le sue parole per quelle di una persona responsabile, pertanto noi interpretiamo il suo atteggiamento come rappresentativo di quello della Giunta regionale, e cioè un atteggiamento di assoluto disinteresse nei confronti di problemi come la realizzazione del metanodotto, la situazione dell'ILSSA, la situazione della COGNE. Di questo atteggiamento penso che prima o poi - ed è questo ciò che conta - la popolazione valdostana ne terrà conto.

Presidente - Passiamo all'esame dell'oggetto iscritto al n. 19.