Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 3009 del 23 novembre 2023 - Resoconto

OGGETTO N. 3009/XVI - Interpellanza: "Valutazioni in merito all'elevato tasso di bocciatura nelle scuole valdostane".

Bertin (Presidente) - Riprendiamo i lavori. Siamo al punto n. 78. Per l'illustrazione, la parola al consigliere Sammaritani.

Sammaritani (LEGA VDA) - Si tratta di un argomento che è già stato trattato anche ieri nell'iniziativa n. 42 del collega Restano e anche lui si era accorto di questa notizia di stampa alla quale hanno fatto poi seguito dei commenti da parte dei vertici della nostra scuola regionale. Questa notizia riguarda il fatto che, secondo le statistiche, nelle scuole della Valle d'Aosta vi è un tasso di bocciature e di non ammissioni superiore a quello medio nazionale; infatti si tratta di dati relativi al 2021 e 2022 e si dice appunto che nei licei, rispetto a una media nazionale del 3,4%, la percentuale di non ammessi è del 7,8%, quindi grossomodo del doppio. Negli istituti tecnici del 13,3%, in Italia l'8,9%, negli istituti professionali l'8,5%, media nazionale 10,03%, qui siamo un pelino sotto.

Come già accennavo in esordio, le repliche da parte dei vertici della scuola valdostana a tali notizie, sempre come riportate naturalmente, sono di questo tenore, cioè "I voti complessivi di uscita sono decisamente inferiori rispetto al resto d'Italia e del nord-ovest - dice l'assessore Guichardaz - questo cozza con i risultati oggettivi e alti degli Invalsi", cioè le prove - e se n'è parlato anche ieri - che dovrebbero, seppur a campione, stabilire il livello di preparazione nelle varie materie degli studenti. "Il tema va posto anche a livello nazionale - continua - perché alla valutazione uniforme degli Invalsi non vi corrispondono i risultati finali. Le bocciature influiscono sulla dispersione scolastica, la cui percentuale al 2022 è del 13,3%, con un picco del 17,9% fra i maschi e una media dell'8,5% per le femmine", anche qui una bella differenza, circa la metà per le femmine. "Il dato valdostano e quello della Provincia autonoma di Bolzano sono tra le realtà considerate più elevate. Gli elementi che portano alla dispersione esplicita sono anche i tassi di bocciature e influiscono anche dal punto di vista dell'autostima dello studente, incidono sulla scelta di continuare in modo regolare il percorso agli studi", e qui stiamo parlando appunto della Sovrintendenza che dichiara queste cose e dice anche che è una cosa su cui dobbiamo continuare a lavorare e la formazione dei docenti è utile per evitare il fenomeno della dispersione, quindi viene messa molto in relazione questa notizia sui tassi di non ammessi rispetto alla dispersione scolastica, questo fenomeno che comunque è sempre presente ormai da anni.

Considerato che queste dichiarazioni, così come sono state interpretate, fanno apparire che questa notizia sia negativa e che ci sia la volontà di impegnarsi da parte della scuola valdostana a risolvere questa presunta criticità con azioni rivolte ai docenti, alle istituzioni scolastiche, probabilmente immagino io auspicando un allineamento al trend nazionale, come per riportarsi in media semplicemente. Allora interpelliamo l'Assessore competente per conoscere se il Governo regionale valuti come una criticità il fatto che in Valle d'Aosta vi sia un tasso di bocciature più elevato rispetto alla media nazionale e, in caso di risposta positiva, per quali ragioni e quali siano le azioni che il Governo regionale voglia mettere in atto per affrontare tale asserita criticità.

Presidente - Risponde l'assessore Jean-Pierre Guichardaz.

Guichardaz J. (FP-PD) - Il tema della valutazione degli apprendimenti è sicuramente un argomento che fa discutere l'intera comunità educante e le posizioni che emergono sono spesso divisive ed è un tema che mi sta particolarmente a cuore e di cui abbiamo anche già discusso con il collega Perron. Soprattutto la bocciatura, ovvero la non ammissione alla classe successiva accentua ulteriormente il giudizio tra coloro che difendono rigore e sanzioni e chi invece considera questa scelta ormai superata e soprattutto ingiusta e discriminante in quanto tende a colpire le fasce più deboli dal punto di vista sociale, economico e culturale della popolazione scolastica e questo è un po' il dibattito a cui si assiste dalle due posizioni. Proprio oggi si sta svolgendo il convegno "Gli ultimi in educazione, Don Milani in prospettiva", convegno al quale purtroppo non abbiamo potuto partecipare a causa dei lavori di Consiglio, che evidenzia come non vi sia nulla di più ingiusto che fare parti uguali tra disuguali. Oltre a Don Milani, anche altri esperti ribadiscono l'importanza di un insegnamento non standardizzato, con una valutazione degli apprendimenti riconducibile solo al parametro sommativo a fine percorso, ma che tenga conto della personalizzazione della valutazione formativa, così come previsto dalla normativa, ad esempio, dalle indicazioni nazionali per il curricolo del primo ciclo del 2012 e dalle recenti disposizioni legate all'istruzione professionale, quindi valutazione con eventuale bocciatura solo al termine del primo biennio, progetto formativo individuale con attività di personalizzazione. Nelle suddette indicazioni si sottolinea che la valutazione precede, accompagna e segue i percorsi curricolari, attiva le azioni da intraprendere, regola quelle avviate e promuove il bilancio critico su quelle condotte a termine, assume una preminente funzione formativa di accompagnamento dei processi di apprendimento e di stimolo al miglioramento continuo. Queste sono le indicazioni che ho letto e sono contenute nel progetto formativo. Sia ben chiaro che non viene messo in discussione il rigore nel momento dell'accertamento al termine di un'attività, banalmente assegnare la sufficienza a tutti, ma la dimensione formativa dell'azione valutativa, che prevede soprattutto il sostegno, accompagnamento, riconoscimento dei progressi e incoraggiamento. In sintesi, come riportato nelle premesse, occorre riflettere sull'equità e sull'utilità educativa della ripetenza.

Fermo restando che non bocciare non significa produrre in modo automatico un abbassamento generale degli standard di apprendimento, in molti casi la bocciatura non favorisce l'apprendimento, anzi, recenti studi hanno evidenziato come la non ammissione alla classe successiva contribuisca, purtroppo, all'abbandono prematuro del percorso scolastico. Lo stesso MIUR, nel rapporto annuale sulla dispersione scolastica del 2019, prima del periodo pandemico, annovera il ritardo scolastico, causato da ripetenza, tra i fattori - purtroppo anche in questo caso - che precedono l'abbandono e osserva come gli alunni maggiormente interessati dal fenomeno della dispersione sono quelli in ritardo scolastico, per i quali l'abbandono complessivo è pari al 13,7% contro l'1% degli alunni in regola.

Così come già riposto al collega Restano in merito al quesito sul numero di alunni bocciato doppio rispetto alla media italiana e cosa si intende fare per rimediare, si intende agire su più fronti, sia potenziando le azioni di personalizzazione, tutoring, mentoring e di orientamento, sia investendo sulla formazione dei docenti, in particolare nell'ambito della didattica e valutazione per competenze che non si limiti semplicemente a una valutazione sommativa, ma che prenda in considerazione anche l'aspetto diagnostico, formativo e autovalutativo degli studenti. Sicuramente la valutazione è uno dei compiti più importanti e più complessi affidati alla scuola e occorre investire nella formazione iniziale e in servizio dei docenti - lei sa che la formazione nel periodo di prova è obbligatoria, quella successiva, io dico purtroppo, non è obbligatoria ma è offerta e consigliata - affinché tutti gli insegnanti abbiano un quadro completo dei vari paradigmi valutativi e possano garantire in ogni contesto educativo un percorso formativo efficace a tutti gli alunni, compresi quelli più fragili.

Ricordo infine che in Valle d'Aosta è attiva la rete dell'orientamento, che comprende quasi tutte le scuole secondarie di primo e di secondo grado della Regione e che si pone come obiettivo principale quello di favorire le attività di organizzazione di stand, di porte aperte, di percorsi e di workshop d'orientamento per gli studenti in uscita dalla scuola secondaria di primo e di secondo grado. Oltre alle iniziative di tipo informativo rivolto a studenti e famiglie, si cercherà di potenziare anche quelle formative laboratoriali in modo da garantire una transizione il più possibile consapevole dal primo e dal secondo ciclo d'istruzione. Tutte queste iniziative sono programmate in una logica di sistema che trova riconoscimento nel protocollo siglato con il Dipartimento politiche del lavoro e della formazione, in collaborazione con l'Università della Valle d'Aosta in modo da favorire una sinergia efficace degli interventi.

Presidente - Per la replica, la parola al consigliere Sammaritani.

Sammaritani (LEGA VDA) - Lei, Assessore, ha esordito correttamente facendo un quadro di quelle che sono un po' le due grandi posizioni antitetiche a proposito della visione della scuola: da una parte, più rigore e sanzioni, dall'altra parte quella posizione che dice che è ingiusto e discriminante fare differenze e magari anche creare problemi agli studenti e uno dei problemi naturalmente è quello di essere bocciati. È evidente, però il tema è più importante di quello che possa apparire, perché coinvolge effettivamente delle questioni complesse, di rilevanza sociale notevole. La mia preoccupazione - io che ho una visione diversa naturalmente da quella della scuola progressista di cui lei ha fatto cenno anche quando si parlò in un'iniziativa sempre del collega Perron mi pare sulle ripetizioni, lei disse che, secondo lei, non è certo tutta colpa del modello progressista di scuola, non tutti i mali provengono da questo e convengo anch'io naturalmente, ci mancherebbe, è talmente sfaccettata la questione - è che quest'interpretazione di questi dati sia sbagliata e altrettanto sbagliato sia individuare in questo fenomeno un problema da risolvere, perché le bocciature provocano disistima negli studenti e sono una delle cause dell'abbandono scolastico. È evidente che noi non la pensiamo così, abbiamo una visione un po' diversa e non riteniamo che, come detto, tutti i mali siano imputabili a questo, ma molti mali, secondo me, derivano proprio da questa volontà, da questo taglio che si vuole dare alla scuola, che deve essere inclusiva, comprensiva, parificatrice, luogo che pretenderebbe di essere sede di progettazione della vita di ogni singolo studente, poi voglio vedere con quale personale, tra l'altro, quindi è vero che non tutti i mali sono lì, ma molti sì. Anche nel DEFR che abbiamo appena approvato si leggeva esattamente questo, c'è un modello di scuola tipicamente progressista, dove non si leggeva da nessuna parte però quello che bisogna sempre ricordare: che la scuola deve innanzitutto insegnare, fornire delle nozioni fondamentali a seconda dell'età naturalmente degli allievi e strumenti culturali necessari ad affrontare la vita. Una volta si diceva molto banalmente, un po' alla Collodi forse, che almeno a scuola si andava per imparare a leggere, a scrivere e a far di conto, quello era fondamentale e, tra l'altro, lo devi imparare a una certa età, perché poi, passata quell'età, non lo impari più, questo lo dicono anche gli psicologi e gli psichiatri. Io ieri - apro una piccola parentesi - sono andato in un bar, dovevo pagare 80 centesimi, ho dato una carta moneta da 5 euro e la ragazza alla cassa ha preso il telefonino per fare il conto del resto. Questo è terribile, è veramente il segnale del fallimento del nostro sistema scolastico. Allora la scuola cosa deve diventare? Un grande surrogato dei servizi sociali? Secondo noi, no. La scuola, e prima di essa la famiglia, deve essere il luogo dove si forniscono ai giovani gli strumenti essenziali fondamentali per affrontare la vita, e per affrontare la vita le famiglie e la scuola non devono proteggere e schermare i giovani dalla realtà, la realtà è fatta di ostacoli, di sfide, di sacrifici, vittorie, sconfitte, meritate e a volte anche immeritate, ma bisogna sapere e avere gli strumenti per affrontare anche queste situazioni. Occorre saper gestire i successi ma soprattutto occorre saper affrontare i no e gestire gli insuccessi, questo deve insegnare la scuola. Allora se noi trattiamo allo stesso modo chi studia e si impegna e chi non studia e non si impegna, il discorso delle valutazioni sommative che non valgono, bisogna andare a guardare per ciascuno se è migliorato di qualcosa, ma il problema è che bisogna andare anche a vedere a che livello arriva, perché altrimenti non ha più molto significato. Dobbiamo smontare questo grande inganno della scuola progressista che dice che la scuola deve garantire il successo formativo, tu non puoi garantire una persona o una cosa che dipende da lui e non da te, è come se io andassi a chiedere un prestito in banca e chiedessi alla banca che garanzie mi dà, il direttore della banca mi direbbe: "No, guardi, le garanzie me le deve dare lei perché i soldi glieli sto dando io", è questo il tema. La scuola non deve garantire il successo formativo, la scuola deve garantire di fornire le chance per ottenere il successo formativo, questo sì, questo lo deve fare assolutamente e mettere tutti nelle condizioni di utilizzare queste chance.

Faccio una brevissima citazione, all'entrata del campo di Wembley, del tennis, il tempio del tennis mondiale, c'è una frase di Kipling, che dice: "Che tu possa incontrare il trionfo e il disastro e fronteggiare quei due impostori allo stesso modo". Il concetto è proprio questo, se saprai affrontare il trionfo e il disastro, in senso sportivo può essere la vittoria e la sconfitta, allo stesso modo, sarai una persona completa, altrimenti non sarai mai una persona completa e forse alcune di queste tragedie che stiamo vedendo in questo periodo derivano non tanto da una forma patriarcale che da noi direi che ormai non c'è più, deriva che non sappiamo dire no ai nostri ragazzi e loro non riescono ad affrontare il rifiuto quando si presenta loro per la prima volta. Questo è tragico.