Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2975 del 23 novembre 2023 - Resoconto

OGGETTO N. 2975/XVI - Interpellanza: "Motivo della mancata comunicazione all'ISPRA di una parte dei dati sulle compensazioni economiche dei danni da predazione".

Bertin (Presidente) - Punto n. 44. Consigliere Planaz, a lei la parola.

Planaz (RV) - Come anticipato dal collega Jordan, quest'iniziativa presentata dal nostro gruppo richiama tutta una serie di dati che dovevano essere inviati all'Istituto superiore della protezione e ricerca ambientale, ISPRA, sullo studio effettuato dallo stesso con il titolo "Stima dell'impatto del lupo sulle attività zootecniche in Italia".

Abbiamo esaminato questo studio: praticamente è illustrato tutto l'aspetto numerico, dei numeri di capi e delle attività agricole a livello italiano, tutti i dati forniti dai vari enti, e si va a chiedere a tutte le Amministrazioni quale sia la quantità di attacchi, di predazioni, di smarrimenti, tutta una serie di documentazione fatta regione per regione.

Il documento è di ben 400 e più pagine e va a illustrare la situazione generale italiana; quest'illustrazione va a suddividere, regione per regione, le modalità di risarcimento, e le varie tipologie, ad esempio se vengono risarciti i danni entro il cosiddetto "De minimis" oppure no.

Mentre analizzavo tutto il documento, per curiosità personale e anche per avere un'ampia conoscenza di questi casi anche a livello nazionale, ho visto che, se andiamo ad analizzare l'intero panorama europeo, abbiamo delle leggi europee che delineano bene cosa bisogna fare, cosa si può fare nelle varie regioni e nei vari stati e poi anche qui, su questo studio, si rileva che, a fronte di queste linee, non è che tutte le Regioni vadano a seguire la stessa linea, ad esempio la 8.2, dove si dice: "Coerenza nelle procedure", tutti gli enti contattati, ad eccezione della Regione Calabria, prevedono l'erogazione di fondi a titolo d'indennizzo; qui la dice già lunga per esempio, senza accusare nessuna Regione, c'è una Regione che non lo fa.

Quello che ho rilevato in questo studio è che innanzitutto si vede che vengono inviati dalle varie Regioni solo i dati indennizzati in seguito a una predazione. Questo, secondo me, non è esatto, lo studio stesso sottolinea l'importanza di avere tutti i dati, non solo quelli relativi ai risarcimenti, perché altrimenti in alcuni casi se il danno non viene risarcito non viene conteggiato, pertanto non si ha una situazione reale di quanti animali e di quante predazioni ci siano nel nostro territorio e di quanto sia l'impatto che hanno soprattutto su queste attività.

Questo, secondo me, è un aspetto molto rilevante. Se non è stato contemplato - adesso ascolterò attentamente la risposta dell'Assessore - sarebbe da tener conto di tutte le situazioni - anche quelle dubbie o non dubbie, o gli smarrimenti - perché se in un periodo antecedente alla presenza del lupo nella nostra regione c'erano determinati dati sugli smarrimenti (gli smarrimenti accadevano già prima della presenza del lupo), sarebbe utile avere un confronto coi dati precedenti alla presenza del lupo, aiuterebbe ad avere un dato più preciso.

Lo studio rileva anche la modalità che le istituzioni hanno nel risarcire i danni, e qui sottolinea anche un fatto che, secondo me, è molto positivo: quando c'è la presenza stabile del predatore nella zona, non ci sono solo i danni esclusivamente dettati da un attacco diretto, ma da tutta una serie di cose.

Io ne cito una in particolare, i primi tempi quando veniva invitata la popolazione ma anche molti allevatori per aiutare l'integrazione e la convivenza con quest'animale, dicevano ad esempio - e apro una parentesi che è forse un po' più da competenza di allevamento - "Consigliamo di non far partorire gli animali nel periodo di pascolo".

Anche questo è un modo per chi conduce le aziende di cambiare la modalità di allevamento, però non dice d'altro canto: "Se gestisci l'allevamento in questo modo per ridurre gli attacchi, dopo vieni risarcito perché magari prolunghi il periodo di parto da un animale all'altro".

Adesso noi non abbiamo ancora fortunatamente avuto delle richieste - magari all'Amministrazione sono pervenute - di demonticazione dall'alpeggio a causa di molteplici attacchi prima della fine della stagione, quando magari ci sarebbero ancora dei pascoli da sfruttare, però sappiamo che l'estate scorsa ci sono state delle zone dove gli attacchi erano molto frequenti e anche chi ha deciso di star lì a condividere tutto, poi l'ha pagata cara con il numero di animali perché, pur facendo attenzione, con tutte le misure di prevenzione che si attuano con cani e quant'altro, non si va a risolvere un intero problema, anzi, alcuni cani vengono pure aggrediti. Si vedono situazioni di cani che difendono la mandria o il gregge e poi hanno loro la peggio.

Stessa cosa l'abbiamo vista anche per le misure di prevenzione - non qui in valle ma in altre parti dell'Italia - dove addirittura tre recinti fatti come Dio comanda in zone stabili, non in zone di pascolo saltuarie che vengono usate solo nel periodo estivo, ma in zone dove stanno stabilmente tutto l'anno, in due casi (l'ultimo adesso a Modena) un'associazione (Mi sembra che sia l'ENPA ma non voglio dichiarare delle cose che non siano veritiere) nonostante un lavoro ben fatto come misure di prevenzione, questo non è stato sufficiente a garantire la sicurezza degli animali, seppur fossero stati rispettati tutti i parametri di legge. Questo dovrebbe far molto pensare.

Mi hanno colpito dei particolari di quest'iniziativa, in particolare nell'invio dei dati da parte della nostra Amministrazione, il fatto che non venga segnalato un dato, che non sia considerato importantissimo e che si cerchi un po' sempre di proteggere il predatore; questo si riscontra anche nello studio.

Forse questo aveva senso in un periodo in cui l'animale non era presente nel territorio e rischiava l'estinzione; oggi, a mio avviso - ma penso non solo a mio avviso - dovrebbe essere valutata diversamente, anche a fronte delle notizie che abbiamo avuto in questi giorni di quest'infezione di cimurro a visoni e volpi, anche lì gli organi di comunicazione dichiarano: "Sono state abbattute 3-4 volpi perché erano contagiate" però del lupo non si dice mai niente.

Anche questa protezione mediatica, non rispetta tutti gli animali allo stesso modo, perché io posso capire che magari la volpe sia un portatore di batteri peggiore del lupo o di un cane, però alla fine qua si rileva anche un dato che c'è sempre un po' la volontà di nascondere, anche da chi fa i comunicati, dagli enti competenti che devono fare dei comunicati: perché è solo la volpe contagiosa o alcuni cani domestici che vengono contagiati?

È tutta una serie di dati riportati, non le leggo la domanda (Adesso finisco il tempo) perché tanto lei ce l'ha a disposizione, ma attendo la sua risposta e poi continuerò dopo.

Presidente - Risponde l'assessore Carrel.

Carrel (PA) - Grazie, collega Planaz, per l'illustrazione del documento.

La domanda è molto più puntuale, quindi sarò circoscritto direttamente sulla domanda. Lei ci chiede il motivo per cui non sono stati comunicati il 27,3% delle predazioni che hanno diritto a indennizzo.

Parto da una premessa politica: capisco e posso anche condividere che sarebbe molto più opportuno uno studio che vada oltre ai casi indennizzati, quindi che tenga in considerazione tutti i casi o i possibili casi, però capisce bene che è uno studio di ISPRA che riguarda tutte le regioni e quindi noi ci siamo attenuti a comunicare a ISPRA i dati che ci sono stati richiesti e ISPRA ha elaborato questo documento che è uscito nel luglio del 2022.

I dati mancanti riguardano 44 predazioni per la Valle d'Aosta, riguardanti due anni, il 2018 dove avevamo 32 predazioni, pratiche che sono avvenute tutte in alpeggio e che sono state gestite da AREV tramite un'assicurazione stipulata appositamente.

Per questo motivo la Regione non aveva questi dati e non li ha comunicati a ISPRA.

Per quanto riguarda il 2019 invece vi sono gli altri 12 casi, che sono casi in cui vi è stato l'attacco ma non hanno avuto diritto all'indennizzo, in quanto, dopo l'approvazione della delibera di Giunta 1069/2019, era previsto l'indennizzo solamente se l'allevatore aveva delle misure di prevenzione, quindi questi 12 casi non sono stati comunicati perché non avevano diritto all'indennizzo e quindi non erano da comunicare allo studio ISPRA.

Ci tengo a sottolineare che comunque dal 2015 al 2019 sono stati erogati un totale di 76.942 euro di indennizzi per questo problema, lei sicuramente sosterrà che sono pochi, io dico sicuramente si può fare di più ma bisogna capire qual è la normativa in cui ci muoviamo e come possiamo muoverci.

È ovvio che anche noi siamo a favore di uno studio più approfondito e più ampio sul fenomeno però questo è uno studio circoscritto ed elaborato da ISPRA, quindi ci siamo attenuti a queste indicazioni andando a escludere da questi dati che abbiamo comunicato esclusivamente queste 44 predazioni e ho provato nella mia risposta a spiegarle le motivazioni.

Presidente - Consigliere Planaz, a lei la parola.

Planaz (RV) - Condivido in parte la sua risposta e le spiego subito perché e le leggo il progressivo dell'articolo che io ho citato nell'iniziativa che parla di un altro dato: "I sopralluoghi relativi alle 161 richieste d'indennizzo presenti nel database sono stati effettuati tutti lo stesso giorno" e fin qui benissimo perché sono state fatte lo stesso giorno della presunta predazione.

"Non è stato possibile calcolare il tempo intercorso tra la richiesta d'indennizzo alla data di liquidazione del danno". Questo era un dato richiesto da ISPRA che l'Amministrazione non ha fornito.

Lei mi dice: "Noi dovevamo solo fornire i dati richiesti", ma se poi vado a leggere delle altre Regioni riscontro che c'è una modernità dell'invio dei dati molto variegata, ma qui si sottolinea proprio il fatto della nostra Regione. È per quello che io ho sottolineato il fatto di dire: "Sì, va bene, però noi potevamo anche aggiungere qualcosina in più".

È per quello che io ho presentato quest'iniziativa: si tende sempre un po' a minimizzare i danni o le predazioni o la quantità dei predatori che ci sono nella nostra regione, e lo dimostra anche questo studio che poi, ripeto, i dati sono stati rilevati negli anni mi pare 15-19 ed è stato pubblicato a luglio 2022.

La situazione odierna si è ancora evoluta, e lo sappiamo tutti, ma al di là del fatto che è uno studio che doveva servire a definire l'entità della problematica nel territorio, però se non siamo precisi e se non si mandano tutti i dati... si può anche mandare qualcosa in più e poi magari ISPRA dice: "No, noi questi dati non li abbiamo richiesti e non li teniamo in considerazione". Penso che non succeda niente a questo proposito.

A fronte di quello che le ho letto prima, non è vero che tutto quello che è stato richiesto da ISPRA è stato inviato; anzi, ISPRA, anche su altre Regioni, su molti punti dice che c'è carenza dei dati richiesti, e che non ha potuto redigere un documento forse un po' più realistico, io dico, perché io vedo che è un documento, che è a disposizione di tutti, molto cautelativo nei confronti del predatore.

Lo studio stesso sottolinea anche il fatto che nel caso di pericolo di estinzione dell'animale bisognerebbe avere tutte queste cautele; forse dove c'è presenza più stabile, magari qualche attenzione in meno verso il predatore e qualcuna in più per le attività che sono nel territorio non sarebbe male, però queste sono considerazioni che faremo in un'altra iniziativa.

Questa mia iniziativa, a mio avviso, serviva per far capire che forse se si mandavano altri dati, forse servivano per descrivere una realtà diversa, anche a fronte della legge che avevamo prodotto assieme a tutta quest'Aula, forse lo studio aveva un'altra efficacia, invece così tendiamo sempre un po' a nascondere la problematica e io non riesco a capire per quale motivo.