Oggetto del Consiglio n. 2239 del 4 aprile 2023 - Resoconto
OGGETTO N. 2239/XVI - Interpellanza: "Intendimenti per risolvere la mancata rappresentanza di genere nella composizione della Giunta regionale".
Bertin (Presidente) - Punto n. 14. Consigliera Erika Guichardaz per l'illustrazione.
Guichardaz E. (PCP) - La normativa in tema di parità di genere trova un primo riconoscimento sul piano internazionale nel preambolo della Carta dell'ONU che sancisce, tra i gli obiettivi principali, l'uguaglianza dei diritti di uomini e donne, ribadito poi dalla Convenzione sui diritti politici delle donne, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre del 1952, ratificata e resa esecutiva nel 1967. La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000, ha ritenuto il divieto di ogni discriminazione sulla base del sesso e il principio di parità tra uomini e donne come diritti fondamentali di tutti gli individui, da assicurare in ogni ambito. Vi sono poi l'articolo 51 della Costituzione, il 117, e numerose leggi che ribadiscono questo principio. E sappiamo bene che anche una parte dei fondi del PNRR vanno proprio nel solco dell'eliminazione delle discriminazioni. Questa lunga premessa per evidenziare come la normativa nazionale e internazionale pone il principio della parità di genere come un principio da seguire e perseguire.
Anche il programma di legislatura dell'attuale presidente Testolin, presentato in data 24 febbraio e poi ripresentato il 2 di marzo, riconosce questo principio dicendo: "Afin de garantir une stabilité politique et une action de gouvernement plus déterminées et réellement incisives, il faut entreprendre un parcours sérieux, portant à l'approbation d'une nouvelle loi électorale régionale, abordant aussi la question de la représentation équitable des genres au sein du Conseil". Il principio di pari opportunità e di pari rappresentanza non è da guardare solo all'interno della riforma della legge elettorale, ma vi è un principio costituzionale che prevede la presenza di entrambi i generi nelle cariche elettive e che, a nostro avviso, doveva essere applicato. Insomma, la composizione di questa Giunta rappresenta, secondo noi, una delle pagine più regressive della storia della nostra Regione sotto questo punto di vista. Per questo vi invito, ancora una volta, a non parlare di una maggioranza anche solo progressista, perché di progressista, ancora una volta vi dico, non ha nulla.
In questo senso, dopo le prese di posizione in Consiglio regionale mie e della consigliera Minelli, sono intervenute diverse personalità: la professoressa Anna Maria Poggi, di cui parleremo più tardi in una mozione presentata dal nostro gruppo; vi sono poi esponenti anche di partiti nazionali, quindi l'onorevole Alessandra Maiorino, il deputato Grimaldi, il presidente Bonaccini, la vicesegretaria del PD Chiara Gribaudo e la deputata Laura Boldrini, che hanno preso posizione rispetto alla composizione della Giunta in Valle d'Aosta. In questo senso, le dichiarazioni del segretario regionale del PD, Luca Tonino, che evidenziava la mancanza delle condizioni politiche e si trincerava dietro alla modifica della legge elettorale, quando come dico non si tratta di una modifica della legge elettorale ma di una scelta politica.
Alla luce di tutto questo, noi chiediamo le motivazioni del non rispetto di questo principio costituzionale e se, in qualche modo, si ritiene di risolvere l'attuale palese situazione di illegittimità nella composizione della sua Giunta rispetto ai principi costituzionali.
Presidente - Risponde il Presidente della Regione.
Testolin (UV) - L'articolo 51 della Costituzione, citato nel preambolo dell'interpellanza, dispone come tutti i cittadini dell'uno e dell'altro sesso possano accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove, con appositi provvedimenti, le pari opportunità tra uomini e donne. Tale disposizione non garantisce dunque la presenza di entrambi i generi, ma statuisce che debbano essere promosse le pari opportunità in materia di rappresentanza, cosa diversa da quello che invece sostiene la collega Guichardaz.
La composizione attuale di questo Consiglio è il risultato delle modifiche introdotte principalmente dalla legge regionale n. 7 del 2019. Tale legge, approvata con il voto favorevole di 33 consiglieri su 34 presenti, non è stata oggetto di richiesta di referendum, ai sensi del comma 4 dell'articolo 15 dello Statuto, né vi è stata impugnativa da parte del Governo statale. Inoltre, i calcoli effettuati ci portano a rilevare come nelle liste elettorali presentate per le elezioni regionali del 2020 erano presenti 148 candidate su 357 candidati complessivi, pari al 41 percento, e come nei partiti e movimenti presenti in questa assemblea erano presenti 78 candidature su 198 complessive, pari al 40 percento, eppure ci sono state solo quattro elette, forse a causa appunto della tipologia della legge approvata a suo tempo.
Alla luce di tutto questo, è evidente come tale percorso sia stato assolutamente rispettoso dell'articolo 51 della Costituzione, non essendo dunque ravvisabili situazioni risultanti irrispettose del dettato costituzionale.
In conclusione, per rispondere ai quesiti posti dall'interpellanza, quello che la maggioranza intende fare (non la giunta, non il Presidente della Regione) è lavorare nella sede corretta, la I Commissione consiliare, per una riforma della legge regionale, che intervenga su due aspetti: la stabilità di Governo, da un lato, e la rappresentanza di genere del prossimo Consiglio, dall'altro, auspicando che si arrivi a una riforma largamente condivisa e che il voto possa poi premiare le donne che decideranno di candidarsi alle prossime elezioni regionali. Questo è quello che ci sentiamo di dire rispetto alle domande che avete posto.
Presidente - Per replica la consigliera Erika Guichardaz.
Guichardaz E. (PCP) - Sottolineo che non sono io l'unica a sostenere questo principio ma, come dicevo, vi sono anche dei costituzionalisti che sostengono questo principio. Come lei giustamente ha detto, la Costituzione statuisce un principio, cioè è normale che lei possa disapplicarlo o possa non tenerne conto, ma deve tenere conto del fatto che un principio esiste e questo principio, secondo me e secondo noi, andrebbe in qualche modo portato avanti.
Ritengo che sia piuttosto limitativo parlare ancora della questione della legge elettorale e io mi immagino già che non sarà volontà di gran parte dei gruppi della maggioranza andare verso la doppia preferenza di genere, ma mi vedo già che si arriverà a riproporre la questione delle tre preferenze, che sappiamo bene non premierà le donne; sotto questo punto di vista io ne sono piuttosto convinta. Mi sembra anche riduttivo continuare a spostare il problema in avanti e dire: "Beh, ma questo ci penseremo dopo", perché finché non ci sarà una presa di posizione sotto questo punto di vista e non ci sarà un aiuto affinché le donne non solo possano partecipare all'attività politica, ma possano dare un contributo costruttivo, credo che questo sia solo un modo per rimandare il problema. Sicuramente la preferenza unica non ha agevolato, però ritengo che non sia solo il caso della preferenza unica il problema, perché se nell'arco storico del Consiglio regionale solo 28 donne hanno seduto in quest'aula, vuol dire che anche quando c'erano le tre preferenze la cosa non era molto diversa.
L'invito che faccio è di cercare di prendere seriamente in considerazione il problema e non di enunciare dei principi che poi sappiamo già verranno disattesi. Ricordo che la questione della preferenza di genere era già stata posta dallo Stato, proprio quando si era votata quella legge sulla preferenza unica, quindi mi sembra, ripeto, riduttivo e anche direi piuttosto umiliante dire: "Va beh, lo faremo poi". Sono curiosa di vedere le proposte di legge che arriveranno proprio da parte del suo partito e capiremo se effettivamente c'è stata un'evoluzione, se si pensa alla doppia preferenza di genere, o vogliamo invece fare di nuovo un'involuzione e presentare di nuovo la proposta delle tre preferenze di cui una di genere.
