Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 202 del 21 aprile 1982 - Resoconto

OGGETTO N. 202/VII - DISCUSSIONE GENERALE SU PROGETTI DI LEGGE REGIONALI IN MATERIA DI DECENTRAMENTO A FAVORE DEGLI ENTI LOCALI.

PRESIDENTE: Passiamo alla trattazione degli oggetti iscritti all'ordine del giorno.

Propongo la discussione generale unificata.

La parola al Presidente della Giunta per l'illustrazione dei disegni di legge nn. 350 e 351; ne ha facoltà.

ANDRIONE - (UV): Poiché i disegni di legge sono unificati credo non sia necessario spendere molte parole sul disegno di legge n. 351, in quanto si tratta semplicemente di una elevazione dell'importo di una legge già esistente con dei parametri noti, concordata coni Comuni.

L'unica cosa che deve essere sottolineata è che viene conglobato in questo fondo quanto era finora speso da Assessorati e, in particolare, da quello della Pubblica Istruzione.

La somma di Lire 700 milioni, stanziata per i trasporti, le refezioni, ecc., viste certe lievitazioni di prezzi, è inferiore a quelle che sono le reali necessità, per cui prendiamo l'impegno, non appena sarà possibile, di correggere questa cifra per riportarla ad equità rispetto a quanto è stato fatto negli anni scorsi.

Questa legge è ormai collaudata, i parametri sono conosciuti, nell'insieme ha avuto - visto la triste condizione della finanza locale - un effetto positivo nei confronti dei comuni; penso, quindi, che il Consiglio regionale non abbia particolari osservazioni da fare.

Più nuova si presenta invece la legge n. 350 che rappresenta uno sforzo di decentramento, da parte della regione e di responsabilizzazione dei comuni, relativamente a opere pubbliche di competenza comunale.

Forse anche perché siamo tutti stanchi, vorrei fare un paio di battute, nella speranza di non offendere nessuno e riferendomi alle ultime cose dette precedentemente.

Visto i fondi che diamo, visto le proporzioni della popolazione, - spero che con questa legge la camorra non si estenda da Rhêmes-Notre-Dame a Ollomont - visto che qui arrivano i soldi, mi sono chiesto come mai, nel Comune di Saint-Vincent, visti gli stabilimenti speciali - come si chiamavano una volta - vi sia un po' meno camorra che non nel comune di Ottaviano, nel quale chissà cosa sarebbe successo se vi fossero stati, appunto, questi stabilimenti speciali!

A limite di battuta, direi che non è bene confondere certe situazioni. INTERRUZIONE ... Il censimento del banditismo è quello che è. La relazione che ha citato il Consigliere Tamone è famosa, mentre la relazione del 1982 sulla mafia siciliana non è mai stata pubblicata dal Parlamento italiano. Forse perché diceva alcune verità sgradevoli da udire.

Dicevo che, in materia di contributi ai comuni, si è ritenuto di proporre un disegno di legge che permetta ai comuni il finanziamento di opere pubbliche.

Anche questa legge è stata duramente discussa con le rappresentanze dei comuni valdostani e direi che l'articolato ha particolare importanza per quanto riguarda l'articolo 2 che stabilisce quali sono le opere finanziabili.

Deve essere sottolineato che rimangono in piedi gli altri tipi di legge che permettono ai comuni di finanziare le proprie opere pubbliche.

In particolare, rimane in piedi quel disegno di legge che pone a carico della regione tutto o parte del debito contratto con la Cassa Depositi e Prestiti per opere di interesse comunale.

Evidentemente, non si tratta di una legge che risolve tutti i problemi del decentramento, anche perché, come sovente è stato sottolineato in questo Consiglio, la regione non ha la potestà primaria in materia di comuni (contrariamente alla Sicilia) ma fa questo tipo di intervento in presenza di una carenza globale dello Stato in materia di finanza locale.

La possibilità, quindi, di fare queste opere è, al tempo stesso, una responsabilizzazione della struttura e dell'organizzazione dei comuni.

Responsabilizzazione vuol dire che, di fatto, saranno premiati quei comuni che sono più attivi, perché è evidente che, in base alla legge finanziaria, non potranno formarsi residui passivi che, per forza di cose, dovranno essere portati su quel comune l'anno successivo.

Il tipo di finanziamento è stabilito e vi sono delle norme tecniche che penso non presentino difficoltà.

L'altro punto importante è quello dell'articolo 12 che stabilisce un regime particolare di transitorietà tra quella che è stata la situazione di 37 anni di interventi regionali in materia e la situazione che va a crearsi con questa legge.

Noi non crediamo che la realtà possa mutare da un giorno all'altro con un semplice schioccare di dita o con la presentazione di una nuova legge. Per questo abbiamo introdotto dei sistemi (in francese si dice débrouillage, non so in italiano) per poter aiutare questo trapasso di competenze della regione ai comuni e, quindi, collaborare con loro nell'assunzione di queste responsabilità.

Vorrei dire una cosa che è stata detta e sottolineata a lungo in Giunta: questa legge, malgrado tutto ciò che deve essere fatto per aiutare i comuni a rendersi responsabili in proprio, deve delegare completamente ai comuni le responsabilità specifiche. Noi siamo disponibili per discutere sulla quantità di denaro da dare per affermare, eventualmente, che questo non è sufficiente e, quindi, conseguentemente, per aumentarlo.

Per intendersi, non siamo favorevoli al sistema del doppio binario e cioè da una parte il finanziamento di questo genere e dall'altra l'intervento diretto della regione. Occorre fare delle scelte. La regione deve fare interventi di ordine regionale, i comuni devono fare interventi di ordine comunale, salvo, ripeto, per questo periodo di transizione che è indispensabile per permettere ai comuni di iniziare questo lavoro.

Questi sono i principi generali della legge, la quale, come è già stato detto nella discussione precedente, necessita certamente di un periodo di verifica e di rodaggio, anche perché la realtà comunale in Valle d'Aosta è estremamente varia, differente, per cui suggerimenti, prove, esperienze sono indispensabili.

Pertanto, pensiamo che il Consiglio possa esprimere la propria opinione e possa dare i suoi contributi a questa legge che, in seguito, avrà certamente una verifica comune.

PRESIDENTE: E' aperta la discussione generale.

Come abbiamo detto all'inizio, durante la lettura degli oggetti, la discussione generale riguarda tutte le proposte e le iniziative iscritte all'ordine del giorno. Hanno precedenza, in sede di discussione generale, gli interventi dei presentatori di legge e di proposte.

La parola al Consigliere Tonino, ne ha facoltà.

TONINO - (PCI): Noi consideriamo un fatto positivo che si discuta oggi il tema del decentramento in termini che sono, indubbiamente, più avanzati rispetto al passato e rispetto ad un passato anche recente.

E' indubbio che le leggi che ci troviamo di fronte oggi sono delle leggi innovative e, fatto importante secondo noi, è che rompono rispetto ad alcuni preconcetti che esistevano in questa aula soltanto pochi mesi fa.

Alludo alle discussioni che abbiamo fatto sulla capacità dei comuni, da soli, di far fronte autonomamente ad importanti interventi nel settore dei lavori pubblici.

Preconcetto, nei confronti dei comuni che era, secondo la nostra opinione, molto esteso e che viene oggi rotto da una serie di pronunciamenti di diverse forze politiche.

E' un peccato che l'ora non ci permetta di sviluppare in modo assai più ampio gli ulteriori passi che si potrebbero compiere; ritengo importante, tuttavia, riconoscere come l'azione di determinate forze politiche, così come il peso che hanno avuto i Sindaci in Valle d'Aosta in modo compatto, abbiano stimolato questo processo di previsione del modo di spendere della Regione e questo processo di coinvolgimento dei comuni e degli enti locali. Da lungo tempo, infatti, abbiamo denunciato in quest'aula l'inopportunità di avere una regione che eseguiva nei comuni una miriade di piccoli interventi e posto l'accento sulla necessità assoluta di responsabilizzare i comuni sia nelle loro scelte iniziali, sia nella condotta di queste scelte sino al momento dell'esecuzione.

Devo però rilevare che le leggi che oggi abbiamo di fronte, presentano delle differenze; in particolare ritengo vi siano differenze tra la nostra impostazione delle nostre leggi e le altre. Queste differenze riguardano in primo luogo, soprattutto, il ruolo che può svolgere la comunità montana e, in secondo luogo, riguardano la strategia di decentramento che questo Consiglio regionale deve darsi.

Solo in una proposta dei democratici popolari si parla, nella relazione, di transizione, di esperienza triennale in attesa di un'opera sistematica di decentramento che dovrà trovare adeguate soluzioni legislative, non solo nei confronti dei comuni, ma anche delle comunità montane.

E' questo l'unico accenno che abbiamo trovato alla tematica delle comunità montane, il che testimonia l'ostilità delle altre forze politiche nei confronti delle stesse. Poiché questi enti potrebbero rappresentare un momento di riordino del Governo, del sistema di governo della nostra regione, crediamo che si stia perdendo, sotto questo punto di vista un'occasione importante, mentre viene portato avanti un disegno che tende a svuotare le comunità montane dei loro compiti, in modo tale che siano demotivate nella loro azione, per poi giustificare il disegno finale che è quello di eliminare questa possibilità di governo intermedio nella nostra regione. E' un disegno rispettabilissimo di altre forze politiche che ci permettiamo di denunciare perché non lo condividiamo nel modo più assoluto. La seconda differenza riguarda quella che ho definito la strategia del decentramento. I progetti presentatici oggi dalla Giunta regionale rappresentano - sarebbe ingiusto non riconoscerlo - un passo avanti rispetto alle posizioni del passato; tuttavia, sono, secondo noi, ancora insufficienti e parziali.

La formulazione, peraltro corretta della Commissione, di uno dei due progetti di legge è stata ritenuta da tutti molto confusa e pasticciata; oggi è modificata ma mantiene i caratteri di evidente inadeguatezza.

La nostra posizione è stata più volte espressa in quest'aula, l'abbiamo anche discussa, fuori da quest'aula, nelle comunità montane. Crediamo che il decentramento sia una scelta obbligata, crediamo che con il decentramento si possa raggiungere anche un obiettivo più politico che è quello di estendere l'autogoverno nella nostra regione e di rendere più direttamente responsabili le comunità locali sulle scelte che si compiono sul loro territorio.

Noi crediamo che si tratti di restituire - mi si consenta questo termine - alle nostre popolazioni una capacità ed una possibilità di autoamministrarsi, il che, anche se non in tempi recenti, già avveniva nella nostra regione.

Esiste inoltre l'esigenza irrinunciabile di alleggerire quella macchina burocratica che è diventata la regione.

Non ci sono risposte a questa nostra esigenza che pure è sentita nelle proposte che oggi avanza la Giunta regionale. Dovremo ritornare su questo tema perché lo riteniamo un'esigenza irrinunciabile.

A nostro avviso, le strade da seguire sono due: un decentramento finanziario, che metta in condizioni i comuni e le comunità montane di affrontare autonomamente tutti i problemi che nascono nella loro scala, ed un decentramento che si attui attraverso una delega di funzioni, dalla regione verso i comuni e le comunità montane, per programmare e realizzare altri tipi di interventi che oggi sono di competenza della regione.

Tutto ciò per andare sempre di più verso un ruolo della Regione che sia proprio quello di legislazione, programmazione e amministrazione su scala regionale. Questi sono i nostri orientamenti, la nostra filosofia del decentramento, la nostra strategia che, invece, non vediamo rispecchiata nei disegni di legge che oggi esaminiamo.

Anzi, sarà perché la Giunta segue la strada dei piccoli passi, ma i progetti di oggi sono dei progetti timidi che vanno avanti con molta lentezza, mentre si potrebbe fare ben di più se l'intenzione fosse effettivamente quella di aumentare le competenze ed i poteri a livello decentrato, sgonfiando un po' questa enorme macchina regionale.

Rispetto ai due disegni di legge voglio illustrare brevemente la nostra posizione.

Il disegno di legge n. 351, ha detto il Presidente della Giunta, in realtà, propone un adeguamento di quello che comunemente viene chiamato il decentramento finanziario per le attività correnti dei comuni.

In coerenza col discorso che ho fatto prima, noi siamo perché questo decentramento finanziario sia allargato alle comunità montane. Avevamo richiesto in un programma che si riferiva all'utilizzazione delle nuove risorse del riparto fiscale, che almeno il dieci per cento delle entrate regionali, derivante dalla ripartizione delle tasse ed imposte erariali, venisse destinato, come quota, come fondo di decentramento finanziario, a favore dei comuni e delle comunità montane.

Questa nostra convinzione resta tale e quale e per ribadire tale volontà, proponiamo su questa legge n. 351 tre emendamenti che vanno in questa direzione, emendamenti diretti ad allargare questo fondo anche alle comunità montane, a fare in modo che arrivino presto ai comuni questi cinque miliardi e settecento milioni previsti nel bilancio, ad impegnare il Consiglio nel suo complesso, ad un decentramento finanziario per le comunità montane nel momento in cui andremo ad un assestamento di bilancio.

Sulla seconda legge, la 350, la legge che è più innovativa rispetto al passato, presenteremo due emendamenti sostanziali, anzi due ordini di emendamenti.

Il primo riguarda l'abrogazione di quegli articoli che sono stati modificati anche in Commissione, i quali si riferiscono al controllo sui progetti.

Semmai entrerò meglio nel merito quando discuteremo articolo per articolo. Comunque, da una prima stesura, evidentemente imperfetta, che addirittura toglieva alla Commissione regionale il controllo ed il compito di esprimere il parere su queste deliberazioni di approvazione dei progetti, si va all'istituzione di una Commissione regionale "Esami e progetti" che, secondo la nostra opinione, non ha ragione di esistere. I progetti approvati dai comuni vanno all'approvazione della Commissione regionale di controllo. Se il problema è quello di un esame sotto il profilo tecnico, spetta alla Commissione regionale di controllo individuare le forme migliori per una verifica, dal punto di vista tecnico della progettazione eseguita dai comuni.

Non si capisce perché si debba istituire una Commissione apposita. Perciò, noi siamo per togliere questi articoli n. 4 e n. 5, perché ci sembrano una inutile precisazione, salvo che non si voglia - senza fare il processo all'intenzione, però i pericoli esistono - con questo meccanismo, ripristinare un controllo che è invece più di merito e che, mi auguro, sia invece bandito.

Questo è l'emendamento sostanziale che riguarda la proposta di legge n. 350.

In merito, invece, all'abrogazione della legge regionale n. 8 del 1964 che regola il rapporto tra la regione e gli enti locali, crediamo possa essere accettata la tesi dall'abrogazione. Tuttavia, ci sembra opportuno, anche nei confronti dei comuni, inserire una norma che imponga alla Giunta regionale del 1983 di presentare in Consiglio un progetto organico che riguardi il finanziamento delle opere pubbliche da realizzarsi da parte dei comuni in modo che non si verifichi nel 1983 quel vuoto pericoloso.

... INTERRUZIONE ... L'emendamento sostanzialmente impegna la Giunta, nel 1983, a portare in discussione, in Consiglio, in quanto questa è una legge biennale che scade nel 1983, un provvedimento che ne garantisca la continuità.

Questo è l'obiettivo dell'emendamento che vorremmo presentare. Queste sono le osservazioni generali su queste proposte di legge che ho qui tentato di riassumere brevemente.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Nebbia; ne ha facoltà.

NEBBIA - (PSI): Noi voteremo a favore di queste leggi e precisamente i. disegni di legge n. 350 e n. 351 perché seguono la linea che abbiamo sempre sostenuto, di un decentramento ai comuni dei finanziamenti per le loro attività.

Non sto a ripetere i motivi della nostra posizione perché credo siano noti da tempo. Ritengo invece necessaria una considerazione sul complesso dei due disegni di legge in quanto ci pare che la loro formulazione, pur dovuta alla necessità di arrivare rapidamente ad una definizione dei finanziamenti, sia piuttosto sommaria, specie per quanto riguarda il criterio di suddivisione dei fondi tra i diversi comuni.

Mi riferisco, esemplificando, a tutti e due i disegni di legge. Per quanto riguarda il n. 350 cioè quello relativo al finanziamento di opere pubbliche, sarà necessario, in futuro, arrivare ad un censimento delle opere che, comune per comune, sono effettivamente necessarie al fine di poter finanziare i comuni per la loro effettiva necessità, anziché adottare dei parametri che, pur riferendosi alla popolazione ed al territorio, sono piuttosto generici.

Qualcosa di simile, in realtà, è già stato fatto in questo Consiglio quando quattro, cinque anni fa, sono stati individuati i parametri relativi ai diversi comuni per stabilire l'entità degli oneri di urbanizzazione.

Ricordo che era stato fatto un confronto tra il diverso grado di urbanizzazione dei comuni per favorire quelli a più basso grado di urbanizzazione, a fronte di quelli a più alto grado. Credo che un criterio analogo possa essere adottato anche in questo caso e, quindi, alla scadenza di questa legge, oppure, durante lo stesso periodo di funzionamento di essa, modificare e adeguare i parametri alle esigenze.

Per quanto riguarda invece le spese di gestione dei servizi, ritengo che anche in questo caso i parametri siano sommari, in quanto non tengono conto degli effettivi servizi prestati dai comuni. Questo perché ci sono alcuni comuni, specie di fondovalle, che hanno delle diverse strutture scolastiche che servono non solo quel comune, ma anche altri, con conseguenti oneri supplementari; ci sono i comuni turistici che sono in quota, oppure tutti i comuni in quota che hanno, proprio per il fatto della quota, esigenze diverse.

I comuni turistici, in particolare, hanno una densità di popolazione, in certi periodi, molto superiore.

Quindi, anche in questo caso, la definizione di parametri più consoni agli effettivi servizi prestati, potrebbe permettere di finanziare i comuni secondo le loro effettive esigenze e non indiscriminatamente, come prevede il disegno di legge.

Con queste osservazioni, con questi suggerimenti, considerando - data l'entità dei finanziamenti - il salto che c'è stato tra i finanziamenti scorsi e questi e, tenuto conto del breve periodo cui si riferisce il disegno di legge, esso può essere ritenuto valido.

Quindi, in questo senso, noi siamo favorevoli.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Lustrissy; ne ha facoltà.

LUSTRISSY - (DP): Una prima valutazione di questo disegno di legge riguarda le modalità con le quali è arrivato in Consiglio.

Le modalità, secondo noi, sono state corrette, in quanto questa proposta è frutto di un accordo (così lo possiamo definire) intervenuto tra i rappresentanti della categoria (ormai la chiamiamo categoria) degli amministratori locali, la Giunta regionale e la Commissione consiliare competente per il decentramento. E' chiaro che il risultato a cui siamo pervenuti può e non può soddisfare; sul piano del decentramento ci siamo confrontati già lungamente in questo Consiglio e in Commissione. Ognuno di noi ha una visione del decentramento di tipo particolare, che, però, in questo Consiglio bisogna ricondurre ad una certa unità per fare un lavoro efficace e utile ai fini che ci proponiamo.

Credo che, a suffragio di questa impostazione, valgano anche le parole dei rappresentanti di Governo, ad esempio, l'intervista di ieri alla televisione del Ministro Aniasi, il quale diceva: "In questi anni abbiamo costruito con fatica e con lunghe tappe l'ordinamento locale, dobbiamo però metterlo in grado di funzionare, dotandolo di strumenti adeguati, in primo luogo, e degli strumenti finanziari necessari per poter funzionare."

Non è una novità che in questi ultimi anni si sono susseguite una serie di leggi che hanno dato dei compiti nuovi agli enti locali, Amministrazione comunale in primo luogo, però, come contropartita, i finanziamenti che pervengono alle Amministrazioni locali per i compiti istituzionali ad esse attribuiti dallo Stato, non sono né puntuali né sufficienti per far fronte a queste esigenze. Ci troviamo perciò su un piano di organizzazione di decentramento che può anche definirsi abbastanza soddisfacente, ma insoddisfacente sul piano della possibilità operativa in questi enti , non per volontà propria degli enti, ma perché mancano le condizioni di base e la disponibilità finanziaria. Ed è questo uno dei primi problemi che ci ha occupati in questa prima fase, quello cioè di intervenire con provvedimento immediato, ripetitivo in questo caso, un aumento di un certo stanziamento (5 miliardi) per dare la possibilità all'Amministrazione comunale di poter fare fronte alle spese ordinarie di gestione dei servizi, in modo particolare sul piano sociale e scolastico.

C'è un passo avanti con questa seconda proposta di legge che ripartisce 19 miliardi e mezzo stanziati dal bilancio di quest'anno che - lo abbiamo detto tutti fin dalla discussione del bilancio - è un primo avvicinamento ad una proposta di decentramento, poiché si propone di dare la possibilità ai comuni di esercitare i propri compiti istituzionali, senza attribuirgliene dei nuovi.

In materia di lavori pubblici i comuni hanno dei compiti istituzionali che, il più delle volte, non possono utilizzare perché mancano i fondi. Credo che il primo obiettivo che stiamo realizzando, sul piano concreto, sia quello di attribuire dei fondi ai comuni per far fronte ai compiti istituzionali. Al di là di questo, c'è tutta la problematica successiva al decentramento che ci proponiamo di affrontare in un secondo momento. La legge, che speriamo venga approvata definitivamente, e che prevede l'istituzione di una Commissione regionale legislativa, potrà offrirci un prodotto sul quale confrontarci.

La problematica delle comunità montane, che è una problematica abbastanza urgente, dovrà trovare una risposta immediata subito dopo questa, almeno per quanto riguarda le previsioni di bilancio.

In bilancio sono state previste del le somme che portano lo stanziamento complessivo a favore delle comunità montane, dai 150 milioni originari del 1973 a circa 800 milioni stanziati con gli allegati del bilancio che dovranno venire in questo Consiglio per essere adottati con legge, per cui, subito dopo, penso che la Giunta ci manderà questo intervento successivo. Credo sia già stato disposto (anche il riparto alle comunità verrà presto in Consiglio) per quanto concerne la ripartizione del miliardo e mezzo circa dello Stato, di competenza del 1981, arrivato solo in questi ultimi mesi.

Stranamente lo Stato fa delle leggi che prevedono certi adempimenti che si realizzano, per bene che vada, l'anno successivo. I fondi del 1981 erano stabiliti a 60 giorni dall'approvazione della legge finanziaria; nel 1981 questa legge è stata approvata nel mese di marzo ed i fondi sono arrivati quasi un anno dopo.

Quest'anno la legge finanziaria è appena approvata, lo Stato deve ancora approvare il bilancio, chissà quando arriveranno gli stanziamenti per le comunità montane per l'anno '82. Ciò non toglie però che noi rimaniamo inerti di fronte a queste situazioni, per cui credo che, detto questo, si sia già espresso un parere favorevole a questi disegni di legge presentati dalla Giunta anche se, sul problema del decentramento, ci sono - e noi le abbiamo - delle opinioni ancora diverse.

Avevamo presentato un disegno di legge che prevedeva un tipo di riparto, diverso da quello che ci viene presentato, che era collegato percentualmente alle entrate tributarie della regione, per agganciarlo alla dinamica delle entrate tributarie, con scadenza non biennale, ma triennale, con la possibilità di dare ai comuni il supporto del personale necessario su richiesta, come già prevede una legge dello Stato per le comunità montane; anzi la legge istitutiva delle comunità montane prevede l'istituto del comando nei confronti delle comunità montane da parte delle regioni, province e comuni.

E' chiaro però che su questo terreno i passi si devono realizzare piano piano e abbiamo preso atto, soprattutto, dell'accordo che, in definitiva, è intervenuto con la controparte, e cioè con i rappresentanti dell'Amministrazione locale.

Per cui, credo che emendare oggi questo disegno di legge vorrebbe dire, in definitiva, ridiscutere con gli altri, quello che abbiamo già discusso e che, in linea di massima, è stato sentito da tutti.

Ci sono ancora alcune particolarità - Mafrica lo ha messo in evidenza - che in Commissione, nel corso dell'esame del provvedimento di legge, ci hanno lasciati un po' dubbiosi e cioè, per quanto concerne la procedura per l'approvazione dei progetti che superino un certo importo. Ci sembra una procedura un po' contraria alla legge che abbiamo sul controllo degli atti degli enti locali, la quale, appunto, prevede che i controlli di merito siano esercitati solo per determinati casi particolari indicati dalla legge.

In questo caso sembra che questa legge introduca di nuovo (dico sembra, perché in realtà non dovrebbe essere così) un tipo di controllo di merito sulle opere e sui progetti di un certo importo che già era stato eliminato nel 1978.

Riteniamo, quindi, che quegli emendamenti potrebbero anche venire accettati, se il Consiglio è d'accordo, ma non nel modo proposto, stralciando cioè quella parte relativa all'approvazione della deliberazione per l'importo di cento milioni.

Lo stesso orientamento, in definitiva, era stato espresso anche dai rappresentanti degli enti locali.

Comunque, questa procedura che si trova anche nel contesto della legge, andrà poi verificata sul piano concreto per vedere cosa succede. L'unico nostro timore è che questa legge, che si propone di realizzare determinati interventi, abbia una scadenza troppo ravvicinata. Credo sia un timore comune a tutti i presenti in quanto ne abbiamo discusso lungamente in Commissione, presente l'Assessore.

Per ovviare al vuoto legislativo che si verificherà allo scadere dei due anni e che dovremo, in qualche modo, colmare per non lasciare alla prossima Giunta che sarà eletta dopo le elezioni regionali del 1983, il compito di ridiscutere se è bene fare o non fare questa attività di decentramento, sarebbe opportuno forse, prima della scadenza di questa Amministrazione, adottare un provvedimento di transizione che permetta di collegare i due periodi, lasciando salva alle successive Giunte la facoltà di operare nel piano decentramenti, nei modi che riterranno più opportuni.

Detto questo, chiedo che la proposta di legge che abbiamo presentato e che è iscritta al punto 9) dell'ordine del giorno di questo Consiglio, venga rinviata in Commissione per approfondimenti. Questo anche in attesa, poi, del successivo iter di controllo della legge che oggi approveremo, per vedere come si metterà, sul piano dei controlli, anche questa proposta, poiché proprio lì potrebbero esserci delle sorprese e potremmo ritrovarci a ridiscutere della legge in sede di rinvio, cosa che non ci auguriamo, ma sappiamo benissimo cosa succede a livello di controllo, in quanto basta una svista.. e in questo campo le sviste sono abbastanza facili.

Quando si parla di competenze comunali o di attribuzioni di fondi, i controlli sono abbastanza penetranti ed accurati da parte dei preposti, quindi, nessuna meraviglia se dovesse ritornare. Cosa che non ci auguriamo.

Il problema, in questo momento (si è creata l'aspettativa da parte degli enti locali)., è di approvare con rapidità questo disegno di legge, affinché questi fondi possano essere utilizzati al più presto dal parte dei destinatari del provvedimento.

PRESIDENTE: La parola all'Assessore ai Lavori Pubblici Borbey; ne ha facoltà.

BORBEY - (DC): Brevemente per dire che anche il gruppo della D.C. è favorevole ed è sempre stato favorevole al decentramento. Aveva una certa preoccupazione per un decentramento fatto di brutto, annullando la legge del 1964, quindi, su una impostazione più di operatività che non di principio, ma, comunque, il nostro partito è sempre stato favorevole affinché, come giustamente diceva Lustrissy, i compiti istituzionali dei comuni vengano rispettati.

Come gruppo abbiamo avuto ancora un'ultima perplessità, quando il disegno di legge, presentato dalla Giunta regionale all'ultimo momento, proprio su pressione dell'Associazione dei Sindaci e del direttivo dei Sindaci, è stato ancora modificato e cioè percentualmente, il venti per cento era ancora trattenuto a disposizione della Giunta regionale e del Consiglio regionale per intervenire, forse, a favore di quei comuni che i parametri potevano penalizzare in parte.

Il dato di fatto è che non bisogna creare un principio di ripartizione così, perché, in effetti, qualunque parametro è penalizzante verso alcuni comuni. Se mi permettete vorrei citare alcuni esempi di comuni dove non c'è questione politica: i Comuni di Villeneuve e di Valsavarenche. Anche se questo è un comune di alta montagna che ha dei problemi, ritengo che il Comune di Villeneuve, secondo il mio parere, non debba prendere un riparto inferiore, in quanto è un comune quasi capoluogo di valli dove ha dei servizi anche verso altri comuni; ciò nonostante prende alcune decine di milioni in meno. Un altro esempio è quello del Comune di Montjovet che, pur avendo 35 frazioni, prende molto meno del Comune di Champdepraz, il quale è vero che ha la famosa strada di Chevrères, continuo problema per questo comune, però è una strada che va verso delle malghe, non è una strada che va verso una frazione abitata tutto l'anno. Ho fatto questo esempio, forse sbagliato, ma a titolo personale.

In ultimo, devo dire che i comuni hanno fatto un'impostazione che è stata da buoni amministratori, in quanto i Sindaci, al momento del riparto fiscale, si sono detti che più grossa era la fetta da prendere meglio era.

La Giunta regionale ha accettato questo indirizzo anche se ritiene, come giustamente avete detto durante gli interventi, di rivedere la parte relativa ai parametri.

Non mi soffermo di più, dico soltanto che, secondo il mio modesto parere, e credo anche secondo quello della Giunta regionale al completo e della maggioranza, rispetto a questa legge di finanziamento di opere pubbliche nell'interesse degli enti locali, respingerei gli emendamenti presentati dal partito comunista, salvo quello aggiuntivo n. 2 all'art. 7.

Respingerei anche l'emendamento all'art. 4 in quanto riteniamo che sia legge nazionale il fatto che quando il Consiglio comunale approva un progetto esso sia dichiarato di pubblica utilità.

Riteniamo che per questo primo biennio sia bene accelerare la prassi burocratica, perché quando la delibera comunale viene per una progettazione, ad esempio, di una scuola, la CO.RE.C0. chiede il parere tecnico non soltanto dei Lavori Pubblici, ma anche del medico regionale e dell'Assessorato della Pubblica Istruzione. Lo chiede quindi a tre Assessorati (Sanità, Lavori Pubblici, Pubblica Istruzione) per cui facciamo una Commissione ad hoc, una Commissione ristretta che si riunisce e dà un parere. Questo per la CO.RE.C0.

Noi lo abbiamo fatto per accelerare i tempi; questo era io spirito che riteniamo di dover mantenere proprio per accelerare le pratiche burocratiche.

Per quanto riguarda l'art. 5, l'abrogazione è riferita alla composizione della Commissione.

ALl'art. 7 abbiamo detto che accettiamo il comma dei 30 giorni. Per quanto riguarda, invece, in deroga al comma precedente, per l'assegnazione relativa all'anno 1982, riteniamo ci sia tutto il tempo possibile, in quanto abbiamo avuto due anni con finanziamenti molto scarsi e quindi i comuni, avendo molti progetti fermi, hanno la possibilità di appaltare.

A livello di Lavori Pubblici (questa è stata una preoccupazione che ho portato in Giunta a titolo personale) vi ricorderete certamente che in discussione di programma di lavori per le strade, molte volte, c'erano due miliardi, due miliardi e mezzo di finanziamenti. Molti dicevano che si impegnava troppo per le strade, mancando una programmazione a monte.

La preoccupazione maggiore (espressa anche in Giunta) dell'Assessore ai Lavori Pubblici era quella che, forse, mancando in questa legge (forse proprio per carenza regionale) un qualcosa di programmato, i venti miliardi dei comuni avrebbero potuto essere impiegati solo per strade e piazzali.

E' assurdo, ma sarebbe potuto succedere.

In un primo anno di impostazione di legge, parecchi comuni, mancando forse di progetti o di possibilità di avere disponibilità di terreni, potrebbero asfaltare tutto il loro territorio comunale, tanto per spendere.

Sono convinto che questa è una preoccupazione fasulla e mi sono permesso di esternarla in Giunta ed anche in Consiglio solo per approfondire il problema. L'ho detto anche come battuta perché sappiamo benissimo quale sia il grado di maturità dei comuni a livello amministrativo.

Per quanto riguarda l'art. 11, penso che se Andrione sarà di nuovo Presidente della Giunta, presenterà immediatamente il disegno di legge.

La Giunta regionale presenta due emendamenti. All'art. 12 l'emendamento per la soppressione di "annuale" in quanto riteniamo essere logico presentare un programma biennale di lavori.

E' nell'interesse della Valle d'Aosta presentare immediatamente il bilancio del 1983 al mese di novembre, in regola con la legge. Quindi, chiediamo di lasciare solo "un programma di lavoro".

Per quanto concerne il primo comma dell'art. 12, chiediamo questo inserimento perché, molte volte, ci sono delle richieste da parte di privati o da parte di persone giuridiche di diritto privato. Ad esempio, per l'alluvione dell'anno scorso a Pont-Saint-Martin, occorre fare un'arginatura per la salvaguardia del suo canale. L'ILSSA-VIOLA fa immediatamente questa arginatura, che serve anche per salvaguardare gli abitanti di Pont-Saint-Martin. Ecco, quindi, l'utilità di questo emendamento, in quanto, essendoci scritto di "pubblica utilità" esso darebbe alla Giunta regionale la possibilità, con una delibera che dovrà essere ratificata dal Consiglio, di andare incontro con una percentuale di queste spese.

Nella seconda parte, dove si dice "per consorzi e consorterie", perché in Valle d'Aosta ci sono ancora molti di questi enti dove ci sono acquedotti ed altre opere pubbliche che sono frazionabili o di consorterie, dove, se il comune lo riconosce di pubblica utilità, l'Amministrazione regionale può entrare per il massimo del 50% a condizione che l'ente locale interessato subentri al 20%.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Martin; ne ha facoltà.

MARTIN - (UVP): Sarò molto breve, perché sul decentramento ormai si è detto tutto da diverso tempo a questa parte, quindi, c'è rimasto ben poco da dire.

Mi riferirò ai disegni di legge n. 350 e n. 351, non entrando nel merito degli altri perché non li abbiamo ancora esaminati in Commissione, quindi penso che i proponenti, come ha fatto il Consigliere Lustrissy, decideranno di rinviarli in Commissione.

Mi riferisco ai due disegni di legge presentati dalla Giunta regionale che sono stati visti insieme a quella particolare Commissione, espressa dall'Associazione Sindaci, che comprendeva il Presidente dell'Associazione Sindaci, il Sindaco di Pré-Saint-Didier, il Sindaco di Quart, integrata con il Presidente del Comitato dei Presidenti delle comunità montane.

Più volte abbiamo avuto modo di dire che siamo favorevoli al decentramento, sia in quest'aula che fuori da essa, come pure in occasione della presentazione del bilancio di previsione, anche se, in effetti, concordo un pochino con quanto diceva il Consigliere Nebbia su questa legge che va votata così com'è in questo momento, perché il problema del decentramento è un problema molto sentito dai comuni ed è un problema che deve essere portato avanti con celerità.

I comuni aspettano con ansietà il varo di questo provvedimento; tuttavia ci sono alcune cosette che forse andrebbero riviste un pochino anche nella riparametrazione.

L'Assessore Borbey mi ha anticipato in questo discorso, facendo degli esempi riguardanti alcuni comuni. Io voglio fare un esempio ancora più eclatante: due comuni che lui non ha citato, ma che sono forse il simbolo di questa riparametrazione che non è la più esatta, ossia due tra i comuni più grossi della Valle d'Aosta e cioè Pont Saint-Martin e Verrès sono, secondo me, i due comuni più penalizzati in quanto, pur avendo un territorio molto ristretto, hanno un sacco di altri problemi.

Tutti sappiamo quali sono i problemi di Pont-Saint-Martin e di Verrès.

Mi risulta, peraltro, che i Sindaci si sono astenuti dal dare un giudizio su questo tipo di provvedimento, perché, in effetti, hanno una grossa perdita rispetto ad altri comuni che hanno meno problemi di loro e prendono gli stessi soldi.

Comunque, non è questo il problema. Anche questo provvedimento potrà essere perfezionato e quindi in questo momento va varato così com'è.

Mi preme solo fare una domanda all'Assessore Borbey visto che è entrato nel merito del piano lavori. Quest'anno verrà presentato il piano lavori, oppure verrà presentato un piano lavori biennale? In altre parole, chiedo se il piano lavori verrà presentato il prossimo anno oppure quest'anno. Tu ce lo avevi promesso un mese fa, avevi detto che ce lo avresti presentato prima del bilancio.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Carlassare; ne ha facoltà.

CARLASSARE - (Dem. Prol. - Nuova Sin. ): Nel parlare di questo importantissimo problema, da una parte mi coglie una certa soddisfazione visto che trova compimento la discussione che pesante mente era stata imposta - imposta non all'attenzione del pubblico, ma imposta in tempi celeri - dalle due leggi di iniziativa popolare, presentate dalla Nuova Sinistra; leggi che erano andate incontro a delle esigenze precise, presenti da tanto tempo e sempre notevolmente disattese dal Consiglio e soprattutto dai vari governi che si erano succeduti. Ritengo che discutere il decentramento sia uno degli elementi qualificanti di questo momento politico e ritengo anche che bisogna chiarirci molto bene che il decentramento deve essere inteso nel modo più completo possibile, quindi, decentramento di capacità economiche, decentramento di funzioni da parte degli enti periferici di spesa, elemento indispensabile per far sì che queste strutture possano operare efficacemente e possa risolversi anche quella situazione denunciata da molti, per cui, molte volte, questi enti periferici hanno un mucchio di cose e di problemi da risolvere, ma non hanno neanche la capacità di programmare e di attuare una spesa dai mezzi che gli vengono forniti e che hanno a disposizione. ?

Ritengo che parlare di decentramento in Valle d'Aosta significhi assumersi da parte dell'Amministrazione regionale e con piena coscienza la responsabilità di una serie di incombenze che spettano allo Stato e che questi non rispetta e non realizza.

Conoscendo questo, ritengo vada anche detto sino in fondo che è assolutamente sbagliato penalizzare i comuni perché lo Stato non interviene e che sia un preciso dovere da parte dell'Amministrazione regionale andare incontro anche a queste incombenze, o, perlomeno, nei limiti del possibile, andare incontro alla risoluzione dei problemi che hanno i comuni quando lo Stato non compie tutto quello che è suo dovere.

Per arrivare alla definizione di un giudizio su questi disegni di legge di iniziativa della Giunta, vorrei dire come prima riflessione che con un minimo di buona volontà di apertura da parte della maggioranza del Consiglio e della Giunta, si sarebbe potuto inserire questa legge all'interno delle due proposte di legge di iniziativa popolare, apportando le debite modifiche nelle discussioni delle Commissioni e si sarebbe potuto evitare quella posizione, a mio modesto parere, molto ipocrita, di astenersi per non fare passare quelle leggi, non potendo dire, come infatti nessuno ha detto, che non fossero problemi importanti da risolvere.

Detto questo, mi pare ci siano alcuni elementi critici e soprattutto per la legge n. 350 sono fortemente critico su alcune cose. Il primo elemento critico è il fatto che si sia voluto fare una legge a termine molto breve. Secondo me, come minimo si sarebbe dovuto presentare una legge che tenesse conto del programma triennale.

Mi pare necessario stabilire il più presto possibile un criterio di decentramento costante e reale nei confronti dei comuni, senza avere scadenze molto ravvicinate che mettono in forse, o rimettono in discussione il concetto stesso di decentramento.

Il secondo rilievo che devo fare è sui criteri di ripartizione. Qui è già stato detto (in parte sono d'accordo) che qualsiasi criterio di ripartizione sarebbe in qualche modo penalizzante nei confronti di certi comuni e che è difficile riuscire ad accontentare tutti i comuni. Io ritengo che questi criteri di ripartizione siano particolarmente penalizzanti nei confronti dei comuni con più popolazione; non solo, ma siano penalizzanti nei confronti di quei comuni che per loro natura e non per loro scelta, forniscono servizi anche ad altri comuni più piccoli. Per cui io ho proposto una diversa ripartizione dei fondi. Diversa non nei criteri di ripartizione, ma nella percentuale. Particolarmente penalizzato mi pare sia il Comune di Aosta che, bene o male, svolge tutta una serie di funzioni e di servizi che vanno incontro alle esigenze di tutta la comunità. Credo che il Comune di Aosta abbia quelle capacità tecniche di progettazione nonché il peso politico necessario per spendere bene i quattrini che gli vengono decentrati.

Altro problema che, a mio avviso, va affrontato e che mi trova critico riguarda l'articolo 4.

L'Assessore Borbey ha fornito delle delucidazioni sullo spirito con il quale è stato formulato tale articolo; io prendo atto di questo spirito, tuttavia ritengo che questo tipo di controllo possa manifestarsi e realizzarsi con uno spirito del tutto diverso. Ritengo che il notevole potere decisionale di questa Commissione possa essere un elemento di limitazione del decentramento. Inoltre, ritengo che il controllo da parte della regione debba avvenire attraverso l'emanazione di una serie di norme, di leggi ben precise, a cui i comuni debbono attenersi e che le attuali strutture siano più che sufficienti (CO.RE.C0. per intenderci) per verificare e controllare il rispetto, da parte dei comuni, delle leggi e delle norme emanate in merito, nonché per bocciare spese che non rientrino in questo discorso.

Non creiamo una struttura che possa essere interpretata in altro modo! Credo che questo possa essere un modo che limiti effettivamente la possibilità di un reale decentramento delle capacità decisionali.

Infine, credo che debba instaurarsi anche un criterio che non sia codificato da leggi, ma basato sulla coscienza di poter fare delle scelte politiche e di poterle realizzare.

Ritengo che con queste critiche, se vengono accettati gli emendamenti che ho presentato, si possa ritenere questa legge, se non di pieno soddisfacimento, almeno accettabile.

Naturalmente il mio giudizio cambierà nel caso non vengano accettati gli emendamenti che ritengo estremamente importanti e qualificanti per la legge stessa.

Vorrei ribadire l'importanza che ha il creare un metodo per il decentramento automatico, ovviamente tramite precise leggi, dei fondi a disposizione.

Si decentrano funzioni ai comuni onde evitare di trovarsi di fronte ad un finto decentramento attraverso il quale si decentrano sì i fondi, ma, in effetti si continua a mantenere uno stretto controllo sulle scelte che vengono portate avanti dai comuni.

Sotto questo aspetto mi pare importante che la discussione sul decentramento si sviluppi per tutti gli altri progetti di legge che sono presentati e che mi pare verranno ritirati o rassegnati, se non ho capito male, alle Commissioni.

Mi auguro che con queste leggi non si esaurisca la discussione che io ritengo essere una delle più importanti e qualificanti che possa fare il Consiglio regionale in questo momento.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Lanivi; ne ha facoltà.

LANIVI - (DP): Solo per una richiesta di chiarimento. All'articolo 2 del disegno di legge n. 350, alla lettera f), si legge: "Opere destinate ad istituzioni culturali e attività artistiche, culturali ed educative."

Domando: le infrastrutture sportive possono essere considerate dentro questa dicitura o no?

PRESIDENTE: La parola all'Assessore ai Lavori Pubblici Borbey; ne ha facoltà.

BORBEY - (DC): Ieri ho ricevuto due Giunte le quali mi hanno chiesto, proprio per questo articolo, se, per caso, il campo sportivo rientrava in questo. Io, francamente, ho i miei dubbi, perché dovrebbe essere scritto sportivo e non culturale; cosa ne pensa lei, Signor Presidente?

PRESIDENTE: La parola al Presidente della Giunta; ne ha facoltà.

ANDRIONE - (UV): Io direi che il combinato disposto dalle lettere f) e h) dovrebbe tranquillizzare il Consigliere Lanivi.

Non mi pare esista problema. Io chiedo scusa se, vista l'ora ed anche un certo impegno messo quest'oggi, non sarò particolarmente lungo e brillante e non ripeterò discussioni già fatte in occasione del bilancio regionale, su delle divergenze di opinione che, come al solito, sono legittime ma che ci separano. Devo dire grazie al Consigliere Carlassare il quale ha giustamente ricordato che noi operiamo in un regime di eccezione perché, se non erro, è dal 1972 - e c'era un impegno legislativo per il quale entro il 1978 doveva cessare il regime transitorio di finanza locale - che si vive in un regime transitorio durante il quale vi è stato un continuo deterioramento delle finanze locali e, in particolare, di quelle comunali.

Deterioramento tanto più grave anche per altri fenomeni; all'enorme portata dell'IVA rispetto all'IGE si è aggiunto infatti il fenomeno inflativo per cui ci sono dei comuni i quali sono stati immiseriti in modo pesante da questo "regime".

In tale situazione, la Giunta regionale interviene per garantire ai comuni un minimo di capacità istituzionale.

Non vorrei ripetere quanto ha detto Lustrissy, ma ai comuni, dalla Pubblica Istruzione ai Lavori Pubblici, passando attraverso la pianificazione territoriale, non manca certamente la competenza. Quello che manca è la possibilità di applicare questa competenza. E la prima mancanza grave, fondamentale è quella dei fondi.

Noi ci rendiamo conto benissimo che anche su due anni, con 39 miliardi e 500 milioni, non si soddisfano certamente le enormi esigenze della finanza comunale in Valle d'Aosta.

Di questo siamo perfettamente coscienti, anche perché il criterio della popolazione, Consigliere Carlassare, non è esclusivo, in quanto i mille abitanti del comune di alta montagna costano molto di più, sotto certi profili, che non i 300 mila abitanti di un grosso quartiere di Milano.

Questo evidentemente perché le strutture devono tenere conto dell'estrema dispersione che comporta il mantenimento della popolazione valdostana, distribuita sul territorio della regione e non concentrata in uno o due poli unici.

In questo senso noi non siamo favorevoli alle deleghe; si tratta di una posizione fondamentale e politica perché siamo fermamente convinti che la delega è un istituto bastardo, in quanto la potestà originaria rimane al delegante.

Noi siamo convinti che i poteri devono essere originari e devono essere individuati originariamente nelle comunità a livello di capacità, di espressione di quei poteri.

Detto questo, non concordiamo sugli emendamenti presentati per il d.l.n. 351.

Per quanto riguarda gli emendamenti del n. 350 siamo ancora in piena discussione, ma mi pare che, riferendosi a quanto diceva il Consigliere Nebbia e a quanto hanno detto il Consigliere Lustrissy, Carlassare e Martin sui parametri, uno dei criteri fondamentali della parametria deve essere quello basato sulla capacità e sulla responsabilità dei comuni nei confronti della possibilità di spesa.

Mi spiego meglio: paradossalmente, sosteneva l'Assessore ai Lavori Pubblici Borbey, i comuni dovrebbero fare solo strade o solo attrezzature fisse o cose del genere; ma paradossalmente noi potremmo arrivare al 31 dicembre del 1982 con dieci miliardi di residui passivi e con i chiari di luna che corrono e con il 26 per cento di revisione media annuale dei prezzi, non mi parrebbe opportuno lasciare accumulare i fondi la cui entità rimarrebbe costante nei due anni; ci sembrerebbe opportuno invece la ridistribuzione dei residui passivi.

Facciamo l'ipotesi di un comune che abbia 500 milioni da spendere nel 1982 e 500 milioni nel 1983; non è che noi mettiamo un miliardo nel 1983 perché quel residuo passivo figura sul bilancio regionale, non è che figuri sul bilancio comunale.

Il residuo deve essere riassorbito e ridistribuito; secondo me, non si deve aggiungere il contributo del 1982 a quello del 1983. Dovremo, invece, ridistribuire e dire che la somma disponibile invece di essere di venti miliardi è di venticinque e su tale base effettuare la ridistribuzione.

Dico questo perché altrimenti, paradossalmente, nel proseguo del tempo noi potremmo avere (sempre paradossi, ma qualche volta i paradossi si verificano) dei comuni che investono in BOT il finanziamento regionale.

Per questo, secondo me, l'emendamento al primo comma dell'articolo 7 non può essere accolto.

Per quanto riguarda l'articolo 11 la materia è controversa: noi non abbiamo alcuna obiezione ad accogliere l'emendamento presentato, ma mi sia permesso di dire che costituzionalmente ha più o meno il valore di bicchiere di acqua tiepida, perché siamo sicuri che la Giunta regionale, eletta allora, - questo spiega anche la biennalità - non ritornerà indietro in questo campo fino a quando non si saranno realizzate le annuali promesse di ogni governo di riformare la finanza locale.

Questo tipo di legge, compatibilmente con quelle che sono le risorse regionali, dovrà pertanto rimanere, perché se la regione non avesse la possibilità di fare fronte alle proprie spese (mi scusi il Consigliere Tonino se lo dico in piemontese, lui lo conosce molto meglio di me) "la prima carità l'è cùla da cà", quella Giunta regionale, dicevo, potrebbe addirittura presentare un disegno di legge in cui dichiara che non finanzia più i comuni e se la maggioranza di quel Consiglio l'adottasse ...

Questo, secondo noi, è il limite di un emendamento di questo genere.

Ritengo invece molto più efficace e produttivo che non questo tipo di emendamento, prendere l'impegno di continuare su questa strada e di seguire questo tipo di politica.

Si è detto che vi sono, nell'ambito della legge, dei parametri non rispondenti che portano delle storture; questo è vero e lo abbiamo sperimentato con prove fatte con calcolatori ecc.

Un tipo di stortura facilmente individuabile è quella dei comuni che hanno dei servizi intercomunali. Ma, anche qui, a noi sembra che debba giocare la responsabilizzazione dei comuni. Per fare degli esempi: la scuola media di Villeneuve non deve essere pagata solamente dal Comune di Villeneuve, l'onere finanziario deve, evidentemente, gravare su nove comuni, che in misura differente, perché con diversa popolazione scolastica utilizzano quella struttura.

Fino ad oggi, ad esempio, nel Comune di Aosta, anche se meno povero, relativamente, e meno disastrato di altri comuni, le spese scolastiche, salvo forse le scuole materne, sono state sempre pagate dalla regione. Questo perché non avrebbe certamente i soldi per far fronte a quelle che, teoricamente, sarebbero le sue competenze in materia di istruzione dell'obbligo. Non parliamo poi di scuola media superiore.

Di conseguenza, ogni forma di iniziativa comunale che dovesse portare a delle associazioni, a dei consorzi, a delle forme di comunione fra comuni, troverà, in questa formulazione o in quelle che seguiranno, un suo premio specifico, perché allora sarà possibile fare un discorso che non abbia una base territoriale o, mi sia lecito dire, abbia, a volte, una base di popolazione minuscola.

I comuni che non hanno la territorialità o la popolazione sufficiente per affrontare certi problemi, debbono, a mio avviso, esaminare la possibilità di consorziarsi anche se soltanto per un certo tipo di opere, per meglio sfruttare possibili finanziamenti. La scuola media di Arvier è un esempio eclatante di questo tipo di discorso; essa risolve dei grossi problemi a livello di struttura scolastica che riguardano anche la città di Aosta, la quale, evidentemente, viene alleggerita dal peso di una diversa popolazione scolastica che gravitava su di essa.

Queste sono le linee di tendenza. Evidentemente questa legge deve continuare nel tempo e deve essere varata e verificata.

Vorrei aggiungere ancora una cosa in relazione ad una sottile polemica dei Consiglieri Carlassare e Tonino e cioè che qui si sta facendo, a torto, una specie di deificazione della CO.RE. CO. Io vi pregherei di parlare con i Sindaci che vengono a piangere sulla mia spalla perché la CO.RE.CO. ha bocciato certe loro delibere. La CO.RE.C0. di cui si discute è molto più fiscale di quanto non lo fosse la Giunta regionale di altri tempi che si assumeva responsabilità non indifferenti. La signorina CO.RE.C0., essendo vergine, certe responsabilità non se le assume e boccia.

Risultato è che i pareri delle Commissioni tecniche che vengono dalla regione, salvo casi eccezionali, (tagli di bosco e cose del genere) sono pareri che in linguaggio giuridico si chiamano obbligatori ma non vincolanti, quindi potrebbero benissimo essere sentiti ed apprezzati, ma, poi, non seguiti e non posti in atto.

Per noi, la cosa principale in questo tipo di Commissione è che essa non è una Commissione politica.

Non c'è né l'Assessore ai Lavori Pubblici (visto che si parla di camorra) né il Presidente della Giunta, è, invece, una Commissione di tecnici, di quei tecnici che, in pratica, devono aiutare lo snellimento delle pratiche dei comuni.

Così come è impostata, la CO.RE.C0. dà un parere di legittimità e non c'è niente di più comodo per lei di avere il parere tecnico di funzionari regionali che dicono va bene, sta bene, si vota.

Spero di-non avere dimenticato troppe cose; chiedo ancora scusa per la rapidità delle risposte e inviterei, per questo scorcio di legislatura, specie per i comuni periferici, tutti i Consiglieri regionali a fornire il loro aiuto per delle puntuali verifiche di quello che avviene dall'applicazione di questa legge, perché può essere molto importante sapere qual è il tipo di reazione che si può avere in certe situazioni.