Oggetto del Consiglio n. 1998 del 3 novembre 2022 - Resoconto
OGGETTO N. 1998/XVI - Interpellanze: "Coinvolgimento negli approfondimenti preliminari relativi alla riqualificazione delle aree 'Chalamy' e 'Pompiod' dei relativi Comitati di cittadini" e "Previsione di specifici interventi nell'ambito delle riqualificazioni delle aree 'Chalamy' e 'Pompiod' di cui alle deliberazioni della Giunta regionale nn. 1223 e 1224 del 2022".
Marguerettaz (Presidente) - Discutiamo congiuntamente i punti 33 e 34. Per la presentazione dell'interpellanza n. 33, la parola alla collega Erika Guichardaz.
Guichardaz E. (PCP) - Nello scorso Consiglio abbiamo presentato un'interpellanza per fare il punto sull'applicazione della legge 4 del 2022, quella sul piano rifiuti. Uno dei principali temi che abbiamo discusso era la questione delle due discariche per rifiuti speciali di Pompiod e Chalamy. Con il piano e la relativa legge, non si sono date soluzioni al problema delle due discariche, ma si sono creati dei presupposti su cui bisognava lavorare: quanto previsto dal comma 3 dell'articolo 5 di questa legge, ossia l'approvazione entro sessanta giorni delle norme di attuazione. Questo non è stato fatto, ma ci sono stati dei confronti con i Comuni, con i proprietari e con le ditte, e successivamente, in data 17 ottobre, due deliberazioni di Giunta che provano a indicare una strada per uscire da quella situazione delicata che abbiamo affrontato nel mese di maggio con quella legge.
Questa interpellanza nasce proprio da quelle due delibere, nelle quali in particolare nelle premesse si precisa che, al fine di valutare la fattibilità dell'operazione, sono in ogni caso necessari preliminari approfondimenti tecnici e giuridici che riguardano i profili urbanistici, ambientali, paesaggistici, oltre che le modalità e le condizioni per addivenire a ottenere la disponibilità dell'area alla riqualificazione e per affidarne la successiva gestione. Si precisa inoltre che i suddetti preliminari approfondimenti presuppongono il coinvolgimento delle amministrazioni comunali, delle strutture regionali competenti in materia, nonché della ditta Ulisse e della proprietà per Pompiod e della ditta Cape invece per Chalamy. Sappiamo bene che le due discariche sono in situazioni diverse e un po' ci stupisce che nella premessa della delibera su Pompiod, parlando di un possibile utilizzo dell'area anche a fini turistici e culturali in un'ottica di rilancio economico, non si menzionino in alcun modo le risultanze delle memorie della Procura che ci dicono anche dell'altro.
Come già evidenziato dalla collega Minelli nello scorso Consiglio, la proposta di lavoro delle due delibere è di andare a disegnare degli scenari nuovi, però le cose - come abbiamo detto - non appaiono così immediate e lineari come riportato dagli organi d'informazione. Su questo vorremmo porre delle domande al Presidente, per capire; se è intenzione dell'Amministrazione coinvolgere anche i comitati, quindi il Comitato della discarica sicura di Pompiod e La Valle non è una discarica, negli approfondimenti preliminari citati in premessa, riconoscendo il ruolo di questi due comitati e di questi cittadini che hanno posto per primi il problema e lo hanno sollevato alla popolazione e alle amministrazioni; quale sia nello specifico il coinvolgimento previsto di ditte e di proprietari rispetto alla questione delle discariche; quali siano i tempi ipotizzati per gli obblighi di ripristino e per la gestione post-operativa della discarica di Pompiod e magari anche chi si farà carico delle spese di questo ripristino.
Presidente - Per la presentazione dell'interpellanza n. 34, la parola al collega Aggravi.
Aggravi (LEGA VDA) - Ci sono due principali domande che quest'interpellanza pone, che cito subito per poi dedicarmi ad alcuni dettagli delle delibere di riferimento.
Le due domande principali sono: capire quali siano i principali dettagli delle attività promosse nelle due delibere proposte dalla Giunta regionale sulla possibilità di diversa riqualificazione dell'area di Chalamy e quella di Pompiod; quali siano le incombenze che ogni controparte interessata ha o potrebbe avere nello svolgimento di queste attività, che sono sicuramente elementi che, in parte, si possono intravedere all'interno delle delibere, ma tornerò singolarmente su alcuni aspetti. Poi la terza domanda potrebbe sembrare quasi inutile, perché si chiede se sia intenzione del Governo regionale prevedere nel futuro specifici interventi o stanziamenti di risorse finalizzate alla realizzazione di interventi, eventualmente identificati nell'ambito sviluppo delle attività previste. Perché è inutile? Perché lo vedremo quando affronterò adesso nel dettaglio le due delibere.
Vado sulla n. 1224 relativa all'area di Pompiod. Vorrei sottolinearvi alcuni elementi della delibera, primo tra tutti il fatto che giustamente nelle premesse si ricorda che la realizzazione di quanto proposto presuppone una concertazione tesa a definire una nuova pianificazione urbanistica dell'area, da perseguire attraverso un progetto di iniziativa pubblica finalizzato al superamento dell'attuale progetto di gestione della discarica. È ovvio: in tutti e due i casi bisogna, se si "cambia" la destinazione o la fruibilità, bisogna adeguarne gli strumenti di pianificazione urbanistica. Viene giustamente citato il principio dell'interesse pubblico, che anche questo è comune a tutte e due.
Si parla poi di destinazione a fini turistici e culturali, ma si parla anche della possibilità che l'area in questione potrebbe costituire un sito idoneo al conferimento di rifiuti inerti. Sottolineo il discorso dei rifiuti inerti, perché di fatto su questo abbiamo già lungamente parlato in varie occasioni, su questa denominazione che può portare un po' in fallo tra quello che comunemente è considerato un rifiuto inerte principalmente di natura edile e quello che può essere un inerte speciale; questo è un punto effettivamente che anche già nella norma nazionale non aiuta, lo dico soprattutto per il comune sentire.
Si prevede la creazione di uno specifico gruppo di lavoro e si richiamano nuovamente gli obiettivi di interesse pubblico.
Ci sono due passaggi che nelle finalità dell'analisi mi incuriosiscono. La prima, la valutazione delle modalità per addivenire alla disponibilità dell'area con analisi dei costi connessi da confrontare con i benefici complessivi e finali attesi. Qui abbiamo tutta una serie di soggetti coinvolti, ognuno ha giustamente degli interessi contrapposti, abbiamo la necessità di trovare una soluzione diversa da quella originale, perché questo è scritto nelle delibere, e ovviamente bisogna farne una valutazione di analisi costi/benefici, e penso che quest'analisi la faranno tutte le controparti.
E poi - perché la terza domanda che abbiamo fatto può sembrare inutile - si specifica il fatto che l'individuazione di possibili modelli di gestione per il raggiungimento dell'obiettivo proposto dai Comuni, in questo caso di Aymavilles e Jovençan, con il vincolo di non ingenerare oneri a carico del bilancio regionale. La domanda l'abbiamo voluta comunque fare, perché ci dicevamo: di fronte comunque a un obiettivo sfidante, forse serviranno delle risorse, qualcuno dovrà mettere delle risorse. Leggiamo nella delibera che il vincolo è non ingenerare degli oneri a carico del bilancio regionale, e quindi da qui nasce anche la comprensione di quello che può fare la Regione o che ogni attore può fare.
L'orizzonte è quello dei cinque mesi, perché sicuramente c'è tanto da valutare, soprattutto non solo sul che cosa vorremmo fare, perché per assurdo qua su questa materia sembra quasi più facile capire che cosa si vuole fare di quello che bisogna fare per arrivare all'obiettivo. Sembra banale ma non lo è assolutamente, perché tra gli strumenti di pianificazione dei Comuni, della Regione, perché il piano dei rifiuti ha un suo perché, ma soprattutto anche delle concessioni che hanno i soggetti che sfruttano, che coltivano quella realtà e che bisogna cercare di contemperare.
Richiamo in ultimo, per chiudere il discorso della delibera di Pompiod, il fatto che l'obiettivo sia appunto quello di un utilizzo in chiave di sviluppo sociale, culturale e turistico del territorio delle località attestate nella media Valle, con un uso maggiormente rispettoso delle produzioni agricole circostanti; quindi, capire meglio nel dettaglio quali sono le incombenze di ogni soggetto e capire soprattutto la Regione che cosa può fare.
Magari sono delle domande fatte in un momento non ancora opportuno, perché bisogna vedere che cosa diranno, che cosa nascerà da questi cinque mesi di valutazione, ma io penso che se questo percorso è iniziato un motivo ci sarà.
Sull'area di Chalamy invece si rileva dalla delibera che: si prende atto che il progetto di recupero ambientale della cava in discorso approvato con la deliberazione n. 2015 prevede il ritombamento completo del lotto di coltivazione autorizzato, lotto 4; questa è una delle premesse. Si parla anche qua del discorso dei rifiuti speciali inerti. C'è un passaggio però - mi concentro, visto il tempo, su questo aspetto - che non ho molto compreso e forse nella risposta il Presidente riuscirà a darmi un chiarimento. Si specifica che la ditta che oggi ha in gestione l'area ha chiesto la sospensione fino al 31 dicembre 2022 dell'attuale autorizzazione dell'attività estrattiva, al fine di poter procedere allo sviluppo di un progetto alternativo al recupero ambientale, approvato coerentemente con un minor quantitativo di materiale estratto. Si specifica poi però che è stato comunicato alla stessa dai competenti uffici che la sopra richiamata richiesta di sospensione non può essere accolta, in quanto la legge 5 del 2008 non prevede la possibilità di sospensione dell'autorizzazione dell'attività estrattiva. E poi mi trovo un po' più avanti - le finalità sono più o meno simili, perché il problema è più o meno simile, c'è sempre un discorso di valutazione costi-benefici - che su questo aspetto viene ridetto: considerato che sussistono pertanto, sulla base di quello detto prima, i presupposti per autorizzare la ditta a posticipare per tutto il periodo di svolgimento dei sopra richiamati approfondimenti l'avvio dell'attività di recupero ambientale di cui alla DGR che ho già citato. Questo magari può sembrare qualcosa di poco conto, ma potrebbe essere utile a comprendere meglio la finalità della delibera e soprattutto capire meglio che cosa si può fare in quest'area. La tempistica data qui è più corta, quindi tre mesi.
Sintetizzo: le due delibere sono simili, se vogliamo, perché l'obiettivo è quello di creare un gruppo di lavoro che, sulla base dello stato dell'arte, possa trovare una diversa destinazione o utilizzo dell'area. Ovviamente il vero problema, e dico delle cose estremamente banali, è contemperare gli interessi di tutti gli attori che sono stati coinvolti, che sono stati autorizzati e contemperare anche le giuste richieste da parte delle comunità locali. Tutto questo con vincolo di bilancio a zero e forse anche per effetto di comprendere che cosa si possa fare. Io mi chiedo però e mi pongo un dubbio: qualcuno dovrà pagare in qualche modo, qualcuno dovrà mettere delle risorse per arrivare agli obiettivi. In che termini e come?
Presidente - Per le risposte, la parola al presidente della Regione Lavevaz.
Lavevaz (UV) - Queste due interpellanze trattano un argomento del quale abbiamo già parlato tante volte. Adesso si entra nello specifico relativamente a queste due delibere di Giunta recenti che, in qualche modo, hanno individuato un percorso diverso per il futuro di questi due siti.
Come ho avuto modo di dire già in altra occasione, queste due delibere sono da un certo punto di vista l'inizio di un percorso, individuano in qualche modo un percorso, mettono dei paletti, comunque individuano anche degli strumenti per fare questo percorso. In realtà, il lavoro è già abbastanza avanzato, nel senso delle interlocuzioni con i territori: con i due, tre o quattro Comuni competenti territorialmente, perché c'è anche Champdepraz che in qualche modo, pur non essendo titolare territorialmente del sito, è comunque sostanzialmente confinante quindi interessato; con le due società che gestiscono i siti e con le proprietà. Sono interlocuzioni che si sono sviluppate nel corso ormai di quasi un anno, con le quali abbiamo cercato di immaginare un futuro sostenibile per questi due siti, sostenibile per le proprietà e sostenibile soprattutto per i territori e per le popolazioni che, come ricordato, si sono organizzate in comitati, per una legittima preoccupazione su delle aree che avevano delle destinazioni di un certo tipo. Quindi, è un percorso lungo e complesso che è stato oggetto di valutazioni molto approfondite.
Come giustamente ha detto il collega Aggravi, si tratta in questa fase di contemperare gli interessi che sono diversi, cercando di farli in qualche modo coincidere. In realtà il discorso va ampliato, nel senso che nell'ambito di quest'analisi fatta su questi due siti, abbiamo cercato di allargare l'analisi anche sul resto del territorio, perché, nello stesso momento, abbiamo in corso un'analisi complessa sulle discariche di inerti comunali. Sono discariche di inerti che nella maggioranza dei casi devono essere messa a norma, con degli interventi onerosi che spesso non sono sostenibili, perché l'intervento dev'essere ribaltato completamente in tariffa, quindi soprattutto dove i quantitativi residui da conferire sono pochi, è di tutta evidenza ed è un conto banale che il costo di messa a norma verrebbe ribaltato su un numero residuo di metri cubi molto basso e quindi la tariffa aumenterebbe in maniera esponenziale.
Quindi, il ragionamento che stiamo cercando di fare, è allargato a tutto il territorio regionale, perché da un lato abbiamo indubbiamente le criticità delle discariche comunali, dall'altro una necessità di conferimenti di inerti, soprattutto di grandi conferimenti, sperando che ci siano, il che vorrebbe dire grandi opere. Nello specifico abbiamo avuto incontri con CVA, con ANAS per capire anche le loro prospettive nei prossimi anni di conferimento, per fare un quadro anche di sostenibilità economica più articolata, per iniziare un percorso. Ripeto, sono ragionamenti che abbiamo fatto per adesso in via informale, mentre con la formalizzazione di queste due delibere, andiamo in qualche modo a mettere in piedi un percorso che invece darà dei passaggi formali, darà dei numeri e dei punti di partenza definitivi su cui ragionare.
Con i Comuni abbiamo iniziato questo ragionamento e sono stati in qualche modo loro parte opponente propulsiva di questo percorso, ovviamente traguardando a dopo il percorso di utilizzo delle discariche, quindi al recupero ambientale finale, perché non dobbiamo dimenticarci che le attività di questi due siti saranno di recupero ambientale, perché la finalità è il recupero ambientale. Che questo recupero ambientale sia raggiungibile attraverso lo sfruttamento come discariche di inerti o come discariche per terre e rocce da scavo, è un altro ragionamento che si sta facendo, vista una necessità che c'è sul territorio anche relativamente agli svuotamenti di bacini piuttosto che altre cose. Il fine è arrivare a un recupero ambientale delle aree.
Con i Comuni si sta ragionando in questa logica, quindi di conferire da un lato del materiale che sia innocuo - anche prima era innocuo ma, diciamo, più tranquillizzante per la popolazione, quindi inerti - con una gestione che passi attraverso una gestione pubblica, che dia una sicurezza di altro tipo alle popolazioni, ma con una restituzione finale ai Comuni, quindi ai territori, di due aree completamente recuperate dal punto di vista ambientale, quindi utilizzabili nei modi che i Comuni hanno anche già individuato. In particolare, a Aymavilles e Jovençan si parla di un recupero di quell'area anche con la possibilità di utilizzarla attraverso un percorso storico con il castello, la sentieristica, il Ru d'Arbérioz, la visita alle gallerie della cava di Pompiod, il deposito delle fontine che è appena lì sopra, eccetera; questo ovviamente nel momento in cui il recupero ambientale sarà terminato.
Nell'interpellanza della collega Guichardaz si vuol fare credere che ci siano ancora dei pericoli, ma non è così. La memoria del consulente tecnico era finalizzata a una sentenza, quindi con dei ragionamenti di tipo giuridico che hanno disposto peraltro la rimozione di una parte dei rifiuti, ma sul resto sono stati fatti dei rilievi, è stato posto un telo per evitare il percolato e non ci sono rischi di nessun tipo. Nel momento in cui si completi il recupero ambientale con inerti e poi con un ritombamento finale con terra vegetale, il sito sarà assolutamente sicuro e fruibile da parte di tutti; questo credo che sia bene chiarirlo in maniera molto netta.
Cerco adesso di venire alle richieste più puntuali che ci sono all'interno delle due interpellanze. Andando in ordine, la 33 sulla questione dei comitati: ovviamente su questo abbiamo delle sensibilità diverse, ma ho il massimo rispetto dei comitati. Ho avuto anche delle interlocuzioni, sono venuti diverse volte da me rappresentanti sia dell'uno che dell'altro, ho spiegato loro l'iter che stavamo facendo e devo dire che mi sono parsi comprensivi rispetto al percorso che stavamo facendo e, almeno mi è parso, anche soddisfatti. Poi, se voi avete informazioni diverse ne prenderò atto. Sicuramente è un lavoro tecnico quello che sarà fatto e non vedo problemi a un passaggio poi anche con i comitati, nel momento in cui le cose inizino a prendere forma; un confronto quando sarà necessario con i comitati credo che sia assolutamente fattibile in qualsiasi forma.
Si chiede poi quale sia nello specifico il coinvolgimento previsto da ditte, proprietari delle rispettive discariche. Come dicevo prima, in questa fase c'è stato un coinvolgimento importante ma informale per capire anche le disponibilità, perché poi bisogna anche dirlo chiaramente che le proprietà, a oggi, avrebbero la possibilità di fare altro, quindi se questo percorso è possibile intravederlo e iniziarlo così come abbiamo fatto, è perché c'è una disponibilità da parte delle proprietà e da parte delle ditte di volerlo fare. Questo è importante che sia detto e riconosciuto. Credo che le modalità che abbiamo cercato di mettere in piedi per quest'obiettivo siano quelle corrette, perché hanno portato comunque, al di là del fatto che non siano state approvate le NTA, alla risoluzione da un lato di problematiche di necessità del territorio, in particolare le discariche di inerti, e dall'altro a tranquillizzare la popolazione rispetto a delle sensibilità giustamente che hanno preoccupato negli anni scorsi.
Sui tempi ipotizzati, anche qui al momento non mi è possibile rispondere, perché dipenderà dall'analisi tecnica che si farà per la gestione della discarica di inerti. È di tutta evidenza che, ad esempio, la discarica di Pompiod ha un volume di 200 mila metri cubi, quella di Chalamy è dieci volte più grande, 2 milioni di metri cubi, c'è un lavoro di CVA nella zona di Villeneuve che ha 200 mila metri cubi di scavo da fare, se si ipotizzasse di mettere lì quel materiale, ovviamente in un anno potrebbe essere chiuso.
Con questo non voglio dire che si farà così perché non sarà così, ma solo per fare un esempio. Da questo a una gestione di trent'anni, ci sono infinite vie di mezzo, quindi dipenderà dall'utilizzo che se ne farà. È per quello che ho voluto fare un confronto con CVA e con ANAS, per capire che possibilità ci fossero relativamente al lavoro in itinere su ANAS, in particolare la variante di Etroubles che ha dei volumi importanti. Dipenderà appunto dall'utilizzo e dal flusso di conferimento che ci sarà, perché il recupero ambientale poi è questione di qualche settimana di lavoro, il ritombamento finale: si tratta di stendere un metro di terreno vegetale, seminare e fare magari un impianto di irrigazione, un lavoro di qualche settimana. Ovviamente, invece il conferimento e l'utilizzo della discarica di inerti dipende molto dai flussi, eccetera.
Rispetto alle richieste dell'interpellanza n. 34: quali siano i principali dettagli delle attività promosse con le due richiamate delibere. Il collega Aggravi ha già anticipato, capendo ovviamente le dinamiche: è chiaro che a oggi è impossibile definire un dettaglio di queste attività; quello che le delibere fanno - come dicevo prima - è definire un percorso che passa attraverso una gestione di discariche, per arrivare all'obiettivo finale che è quello del recupero ambientale. Su questo, anche rispetto a quanto detto prima e rispetto alle tempistiche, dipende molto da quale sarà il flusso di conferimento.
Quali siano le incombenze che ogni controparte interessata ha o potrebbe avere nello svolgimento dell'attività in essere o in queste promosse. Anche qui dipenderà un po' dall'esito di questo studio, dall'analisi tecnica che verrà fatta. Quello che posso dire è che fin dall'inizio abbiamo cercato di imbastire un percorso che avesse l'amministrazione comunale come pivot centrale sul quale costruire tutto il percorso: questo rimane come obiettivo sia progettuale che di prospettiva per il gruppo di lavoro, che dovrà in qualche modo verificare la fattibilità anche delle diverse proposte, delle diverse ipotesi che sono sul tavolo. È chiaro che anche lì dipenderà poi da quale sarà la forma di gestione, che potrebbe essere un passaggio al pubblico e una concessione, o attraverso un project financing piuttosto che altri ricorsi a un soggetto esterno, con una restituzione finale attraverso degli equilibri finanziari che saranno quelli da definire dal punto di vista tecnico e sarà credo il lavoro un po' più complesso che il gruppo di lavoro dovrà in qualche modo dirimere.
Per quanto riguarda invece il tema economico, il tema delle risorse, anche qua bisogna scindere le due cose, nel senso che tutto quello che riguarda l'utilizzo dei due siti, quindi l'utilizzo come discarica, lì la norma è molto chiara, nel senso che non ci devono essere costi per l'amministrazione pubblica, quindi né per la Regione, né per i Comuni, quindi i costi di gestione devono essere caricati in tariffa. È anche per questo che abbiamo cercato di mettere insieme un ragionamento complessivo, che tenesse conto di tutte le esigenze e di tutte le situazioni anche delle discariche comunali, per cercare di avere un servizio omogeneo dal punto di vista del servizio e dall'altro lato possibilmente anche omogeneo dal punto di vista delle tariffe. Sono questioni che richiederanno anche dei passaggi normativi, degli aggiustamenti normativi, però se abbiamo un totale di tot metri cubi sparpagliati sul territorio in due siti grandi e in quattro o cinque siti più piccoli, dico quattro o cinque non tanto a caso perché probabilmente le altre sono talmente piccole che andranno in qualche modo recuperate, lì dovremo intervenire, l'abbiamo già fatto nell'assestamento dove abbiamo messo 2 milioni di euro per aiutare poi i Comuni in questo recupero ambientale. Questa dislocazione sul territorio e una gestione omogenea potrebbero permettere anche di avere un'omogeneità dei costi, quindi dei costi più bassi, perché ovviamente i buchi più grandi - scusate la semplificazione - hanno dei costi di conferimento più basso, essendo il costo complessivo di gestione di recupero finale spalmato su tanti metri cubi; solo Chalamy sono 2 milioni di metri cubi, sono numeri che rispetto alle discariche comunali non hanno paragone. Quindi, sulla gestione inerte e recupero ambientale, il tutto deve essere a saldo zero per le amministrazioni pubbliche.
Su quello che si farà dopo, lì si aprirà il ragionamento: su una riqualificazione delle aree come i Comuni hanno ipotizzato, e le fonti di finanziamento potranno essere diverse, dipenderà poi veramente da cosa si farà. In queste due delibere si fanno dei cenni, si fanno delle ipotesi, ma i tempi di gestione delle discariche saranno da qui a 10-15 anni, quindi questa non è una questione particolarmente preoccupante, dal mio punto di vista. Una volta che si ritrova l'area completamente recuperata dal punto di vista ambientale, quindi con un prato verde a saldo zero per l'amministrazione, su quello che si farà dopo qualcuno ci penserà a seconda poi di cosa si vorrà fare.
L'ultima cosa che mi sono appuntato rispetto alle domande fatte è sulle tempistiche di recupero, chieste dal collega Aggravi relativamente a Chalamy. Anche qui la questione è legata sostanzialmente alla legge del 2008 sulla gestione delle cave. Una volta che è terminata la coltivazione della cava, la ditta deve iniziare il recupero ambientale, quindi quello che si deroga in questo caso è il fatto di dire: stiamo valutando una destinazione diversa, quindi vi permettiamo di aspettare l'inizio del recupero ambientale. Questo peraltro non senza costi per la ditta, perché ci sono delle fideiussioni che sono versate a garanzia del recupero ambientale che rimangono lì e rimanendo lì hanno dei costi, però questa è una questione che si risolverà nei prossimi mesi e definitivamente darà una prospettiva finale a questi due siti.
Ripeto, sono due delibere che hanno una genericità magari ancora un po' importante, ma che sono frutto di un lavoro di un anno e mezzo, per mettere in piedi un percorso che io ritengo sia quello corretto per dare la risposta che i cittadini si aspettano, sia in termini di utilizzo, sia in termini di garanzie ambientali dei due siti.
Presidente - Per la replica, la parola alla collega Erika Guichardaz.
Guichardaz E. (PCP) - Credo che ci sia stata un po' di chiarezza quest'oggi rispetto a quanto abbiamo invece sentito dai giornali. Si parla comunque di tempi molto lunghi e di una delibera, come ha detto lei, di alta genericità, nel senso che si sta comunque parlando di cose che traguarderanno quel ripristino e quella riqualificazione, che qualcuno dei miei compaesani pensava potesse avvenire domani, dopo aver letto i giornali; non è proprio così. Bene che i comitati siano stati informati, normale che essere invece parte attiva in un processo è questione diversa ma, come lei ha sottolineato, su questo abbiamo da sempre posizioni diverse, anche perché, secondo noi, proprio quei cittadini che hanno fatto emergere il problema, meriterebbero una considerazione maggiore.
Rispetto alle proprietà, capisco che abbiano accolto quanto proposto, perché sanno bene che comunque con la nuova normativa devono attenersi a quella e quindi anche alle future norme tecniche di attuazione che aspettiamo.
Rispetto a Pompiod sottolineerei che volutamente sono state messe quelle cose nelle premesse, perché non possiamo non ricordare la storia di Pompiod e non possiamo non tener conto del fatto che le analisi hanno rilevato il reato di conferimento illecito di rifiuti, che ha previsto del materiale al di fuori dei CER autorizzati. È stata poi inoltre evidenziata una carenza nella documentazione progettuale, nonché diversi problemi e aspetti critici relativi alla barriera di confinamento e ai sistemi di contenimento e abbattimento delle polveri. Auspichiamo quindi che, nelle valutazioni e negli approfondimenti di cui si parla in delibera, si tenga conto di quanto detto in precedenza, ma vengano prese in considerazione anche le conclusioni della Procura riferite alla copertura superficiale e finale non conforme, alla necessità di un'analisi periodica rispetto al potenziale percolato e alla destinazione finale del sito, che deve prevedere una recinzione e una sorveglianza in attesa del ripristino paesistico dell'area. E proprio rispetto al ripristino, non è ancora chiaro adesso chi pagherà i conti. Anche dalla sua risposta, le faccio notare che, rispetto alle fideiussioni, a noi risulta che la fideiussione di Pompiod sia scaduta e soprattutto sia spesso sottovalutata la questione delle fideiussioni. Noi l'abbiamo chiesto, ci sono approfondimenti in corso, su questo bisogna, secondo me, prestare un'attenzione maggiore.
Concluderei che rispetto alla perizia della Procura si dice chiaramente che un sito di discarica rimarrà tale nel tempo, quindi anche di questo bisogna tenerne assolutamente conto. Lascio, per integrare, alla collega Minelli.
Presidente - Un minuto, prego collega Minelli.
Minelli (PCP) Per integrare su quest'ultimo aspetto, visto che il Presidente scuoteva la testa. Lei ci ha spiegato chiaramente che i costi di gestione non sono a carico della Regione, ma noi stiamo parlando anche di quelli che sono i costi che ci saranno dopo, perché ci sarà il ripristino, e come per tutte le discariche, e parlo anche di quella di Brissogne, ci sono degli accantonamenti periodici e se una polizza di fideiussione è scaduta, forse qualche problema su questo si pone. Certamente andrà definito, se quel sito diventerà sede di discarica di inerti regionale, a chi competerà la spesa, ma se diventerà una discarica per inerti regionale, ci sarà qualcuno che la prenderà in appalto, se dovranno essere il consorzio dei Comuni e la Regione, allora anche il problema dei costi di gestione diventerà problema di chi dovrà occuparsene...
Presidente - La parola al collega Aggravi.
Aggravi (LEGA VDA) - Vedete colleghi, io non parlerò di comitati, perché alcuni comitati, anche quando vai dalla loro direzione, non gli piaci, ma va bene così. Io invito - da quello che ho sentito e ne approfitto solo perché hanno parlato prima di me - le colleghe, rispetto alla questione della fideiussione, che quando qualcosa non va ci sono le sedi deputate per segnalarlo. Lo dico perché sa, i comitati apprezzano l'ideologia, quando fai determinate azioni...
Voce fuori microfono.
No, no, me lo consenta perché lei non c'era nella scorsa legislatura, ma siccome il sottoscritto fece una segnalazione, con un altro collega, a fronte di un'evidenza emersa in Commissione, poi l'autorità ha fatto il suo. Quello che dico è che, se ci sono delle ipotesi di reato o qualcosa che non va dal punto di vista legale, io penso che è inutile menare il can per l'aia, come si dice, ma bisogna fare quello che va fatto, visto che abbiamo una responsabilità in più, ma ve lo do come consiglio.
Sul resto, io mi sono segnato in particolare due affermazioni dette dal Presidente, che secondo me sono importanti: gli equilibri finanziari e il discorso delle tariffe. Lei giustamente ha c'entrato l'obiettivo della terza domanda che ponevo, che non era tanto capire oggi quanto bisogna metterlo o quanto costa, ma come si può effettivamente trovare un equilibrio finanziario nella gestione complessiva della cosa.
Quello che un po' mi preoccupa è il ricarico in tariffa, e mi spiego. Lei giustamente ha rappresentato la situazione degli inerti, quelli comunemente considerati tali, che è un problema più volte sottolineato, riguardo al fatto che noi abbiamo un settore, in particolare quello edile, che ha delle necessità e gli spazi, come lei sottolineava, sono purtroppo limitati. Citava ANAS e CVA, prendo l'esempio di ANAS che sappiamo quando vengono fatti determinati lavori il movimento terra e inerte è impattante. A volte si parla di raddoppio del Tunnel du Mont Blanc: io ricordo sempre che poi tutta quella roba dove la mettiamo? È la prima domanda che uno si dovrebbe fare, come è successo con la costruzione dell'autostrada, perché molte realtà di discariche di inerti sono state sostanzialmente riempite completamente, perché ci sono dei lavori pesanti che sono anche impattanti dal punto di vista di dove si mettono le cose.
Su quest'aspetto è la preoccupazione più grossa che ho e le dico anche questo, anche se ho poco tempo. Durante la visita alla discarica di Pompiod, io feci una domanda ai gestori, che ritenevo anche abbastanza stupida, ma a volte vanno fatte: viste le tariffe, viste le distanze, perché qualcuno dovrebbe conferire al di fuori della Valle? Mi spiego: se io devo portare un rifiuto di qualsiasi natura da una parte all'altra, devo fare una valutazione di costi principalmente. Non vorrei- però vediamo anche quali saranno le conclusioni di queste analisi - che alla fine bisogna alzare la tariffa e quindi alla fine in realtà chi ci rimette è chi non può sobbarcarsi dei costi di - mi permetta - esportazione di determinati inerti e alla fine li debba conferire in prossimità, perché magari sono realtà piccole o che non possono sostenere queste tariffe, e marginalmente finiscono per pagare di più. Alla fine quell'equilibrio finanziario, che giustamente lei citava e che bisogna trovare, finisce per pagarlo qualcuno che ha già delle difficoltà a trovare degli spazi dove poter conferire. Poi in prospettiva lo abbiamo anche detto, l'ha detto benissimo il collega Distort quando si parlò del piano dei rifiuti ma penso che tutti lo sappiamo, bisognerà trovare degli spazi e delle modalità, perché sappiamo che l'edilizia non si ferma e la cantieristica in prospettiva, anche soprattutto quella grande, visto che ha parlato di ANAS o dei bacini CVA, ma ANAS mi preoccupa sempre molto di più perché i lavori che fa non sono piccoli, quindi da qualche parte bisognerà anche contemperare un ulteriore equilibrio tra chi lavora quotidianamente nel settore edile e ha una certa produzione, e chi invece lavora magari una volta in tot anni e ha una produzione di inerte notevolmente maggiore rispetto a quella che c'è.
Presidente - Una brevissima precisazione del Presidente.
Lavevaz (UV) - Una precisazione, solo per rassicurare le due colleghe che la fideiussione di Pompiod è attiva, quindi da questo punto di vista potete stare tranquille.
Presidente - Dopo che il Presidente ha tranquillizzato le colleghe del PCP, possiamo fare una pausa.
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