Oggetto del Consiglio n. 1990 del 2 novembre 2022 - Resoconto
OGGETTO N. 1990/XVI - Interpellanza: "Soluzione delle problematiche emerse al "tavolo tecnico" inerente gli aspetti giuridico-normativi ed economici relativi ai sentieri e alle strade poderali della Valle d'Aosta".
Marguerettaz (Presidente) - Punto n. 25 all'ordine del giorno. Per la presentazione, la parola al collega Lavy.
Lavy (LEGA VDA) - É un poco interessante, può capire qual è l'origine che ha portato a discutere quest'interpellanza, non è di certo la prima interpellanza di questo genere in questo Consiglio su questa tematica, cioè la responsabilità in capo al Presidente di Consorzio o anche degli amministratori locali per quanto riguarda sentieri o strade poderali, però è un problema che è nato non da tantissimo tempo ma, anzi, è nato in concomitanza con l'esplosione del turismo lento, che è un fatto assolutamente importante. Turismo che è stato spinto dalla pubblicazione di numerose guide escursionistiche che individuavano sentieri, ru, strade poderali, come appunto degli itinerari, spesso però ci si è dimenticati di chiedere il consenso dei proprietari di queste strade poderali e di questi ru perché successivamente si pone il problema in caso di qualche calamità e di qualche infortunio: la colpa di chi è se qualcuno o qualche turista fa una passeggiata e cade e si rompe una gamba o quant'altro? Questo è un grandissimo problema, proprio perché, appunto, di mezzo ci vanno essenzialmente o Presidenti di consorzio, comunque frontisti, o amministratori pubblici, ed è stato un po' questo il senso della creazione di un tavolo di lavoro, proprio perché questo problema è esploso negli ultimi anni. Tavolo di lavoro che ormai ha già qualche mese, è stato istituito con delibera del 14 febbraio dello scorso anno, tavolo di lavoro che però vedeva assenti, forse coloro tra i principali protagonisti di questo genere di cause che poi vengono fatte, i Consorzi, e sentendo un poco l'aria che tira a livello di consorzio, questa cosa non era affatto stata apprezzata.
Adesso, per carità, questo tavolo di lavoro è stato anche integrato, ma allora, un poco per tappare il buco creato, è stato organizzato un evento, qui sotto proprio, nella sala Maria Ida Viglino, presentando uno studio fatto dall'Università della Valle d'Aosta appunto su queste tematiche.
Io ho partecipato a quest'evento e se fossi un Presidente di Consorzio, uscito da lì il primo pensiero che mi sarebbe venuto in mente sarebbe stato: "Allora do le dimissioni", perché vedere i Presidenti di Consorzi che sono andati lì per ascoltare, per capire cosa si può fare, cosa può essere fatto appunto per sgravare la loro responsabilità - e anche amministratori pubblici - e vedersi di fronte delle analisi swot in cui si diceva: "Ma i turisti possono essere un'opportunità, possono essere un problema", sinceramente lasciano il tempo che trovano, perché forse questo genere di analisi doveva essere fatta, ma non presentata in quel genere di contesto, proprio perché tutti sappiamo che i turisti possono essere un'opportunità, ma dipende ovviamente quali sono le regole di base. Poi lasciamo da parte un poco anche l'educazione civica da parte di certi turisti, perché se qualcuno va su un sentiero e inciampa, non è che per forza deve esserci un colpevole, questo è un problema a monte.
Però questo studio si basava su dei presupposti che devono essere assolutamente approfonditi riguardo soprattutto le strade poderali, perché che natura hanno? Sono pubbliche o private? È una cosa abbastanza semplice anche da vedere, perché se hanno delle particelle catastali diverse da quelle dei frontisti significa che sono pubbliche; se invece la particella catastale rimane la stessa significa che sono ancora private, e questo è già un dubbio che, bene o male, fuga alcune problematiche.
L'altra questione è inerente all'uso di queste strade, perché in quel convegno è stato detto che ormai le strade poderali hanno un uso pubblico, ma chi lo determina quest'uso pubblico?
È un poco la storia dell'usucapione, per cui per 20 anni se si utilizza un bene, se se ne gode, allora la proprietà passa in capo anche a qualcun altro, ma chi determina che queste strade dopo tot anni siano diventate a uso pubblico? C'è stato il favore da parte dei frontisti, da parte dei proprietari sì o no? Spesso no, anzi, sempre. Non c'è stata, proprio perché si sa benissimo che se queste strade diventano di uso pubblico, c'è tutto un altro livello di manutenzione anche che dev'essere fatto.
Sappiano benissimo che la problematica è molto complessa e di certo richiede anche del tempo, richiede dell'energia, richiede soprattutto una volontà alla base per mettere degli accenti su alcune problematiche, per mettere appunto degli accenti su dei problemi che, a oggi, vedono protagonisti purtroppo tanti: il Presidente di Consorzio, ma anche le Consorterie, per esempio, ma soprattutto anche amministratori locali.
Questo purtroppo è un po' il filo della mentalità italiana, per cui per forza si deve sempre trovare un colpevole e sappiamo benissimo che le leve, a livello regionale, sono abbastanza anche limitate sotto alcuni punti di vista, però, visto che c'è questo tavolo, visto che ormai è da diversi mesi che è stato istituito, con quest'Interpellanza si vuole capire a che punto si è, cosa è stato fatto, su che problematiche si è lavorato, quali potrebbero essere delle vie d'uscita per risolvere i problemi, almeno per sgravare le responsabilità dei Presidenti di Consorzio, o di amministratori pubblici, per capire un poco qual è la strada da fare.
Il senso dell'interpellanza è questo.
Presidente - Per la risposta, la parola all'assessore Sapinet.
Sapinet (UV) - Servirebbe una mezz'oretta ma cerchiamo di far star tutto nei dieci minuti.
Il tavolo tecnico, l'ha ricordato bene lei, costituito con la delibera del 14 febbraio 2022, sta analizzando le problematiche relative alla responsabilità, transitabilità, classificazione e la promozione della rete sentieristica, delle strade poderali e della viabilità minore.
Principali criticità emerse e punti da sviluppare nelle prime riunioni: attraverso il CELVA sono state raccolte le esigenze dei territori, convenzioni in essere, criticità principali, ordinanze e l'esaminazione di alcuni casi, Courmayeur e La Thuile ad esempio, più che altro per poi arrivare a un'unità di azione su tutto il territorio.
Necessario ma non immediato classificare la viabilità: è più facile sulla rete sentieristica che hanno già una classificazione per coloro che li percorrono a piedi, è più difficile per le strade poderali anche per la diversa proprietà ma anche per l'utilizzo diverso, quindi prettamente agricolo o a volte di accesso a rifugi o a villaggi. Poi anche caratterizzata da una diversa frequenza di transito.
Occorre poi disciplinare la convivenza con il mondo agricolo e con un uso a volte promiscuo della viabilità. Questo è uno dei motivi che ci ha spinto a farci carico di questo che sapevamo essere una problematica difficile, di non facile soluzione, ma era fondamentale, e lo ricordo anche qui oggi, che fosse l'Assessorato all'agricoltura a farsi carico di questo per proteggere e per mettere al centro i Consorzi di miglioramento fondiario.
L'impossibilità d'intervenire sugli articoli del Codice civile, il 2043 e il 2051: occorre valutare la possibilità di regolamentazione o comunque di far leva su certe condizioni che possano favorire l'assunzione di responsabilità personale o individuale di chi percorre la viabilità. La Regione poi ha investito molto sullo sviluppo della mobilità elettrica e non si può non tenerne conto, anche in riferimento alle e-bike che hanno in pochissimo tempo rivoluzionato la possibilità di frequentare la montagna. Una grande opportunità che i Comuni e gli Enti locali hanno saputo cogliere, ad esempio attraverso i bandi GAL.
L'aspetto assicurativo, che dev'essere approfondito, sia sul lato del proprietario della sede viabile, in particolare dei Consorzi, sia sul lato di chi la percorre. Esistono e senza dubbio possiamo promuoverli dei codici di comportamento, ad esempio il Codice Norba.
Il Dipartimento, lo ricordava anche lei, ha affidato al Centro transfrontaliero del turismo dell'economia di montagna l'incarico per la redazione di uno studio sugli aspetti giuridico-economici relativi a sentieri e strade poderali. Lo studio, consegnato alcuni mesi fa, è il punto di partenza per poter disporre di un'oggettiva visione del contesto sulla base della quale individuare soluzioni concrete insieme con i diversi portatori d'interesse coinvolti: gli Enti locali, i Consorzi di miglioramento fondiario, le Associazioni, le categorie professionali e i proprietari dei terreni.
L'Amministrazione regionale e le Amministrazioni comunali hanno negli ultimi decenni svolto un importante lavoro sulla rete sentieristica, un lavoro ben inserito, non solo in un contesto naturale ma anche in un territorio agricolo molto attivo ai fini della fruibilità della viabilità minore.
Appare quindi chiaro che è proprio il tema della responsabilità e custodia dei sentieri e delle strade poderali il principale punto critico da affrontare in relazione ai proprietari e ai gestori della viabilità stessa, i Presidenti dei Consorzi di miglioramento fondiari e i Sindaci prima di tutto, soprattutto in merito al notevole sviluppo che ha avuto la montagna ai fini turistici ed escursionistici.
Dai primi incontri del tavolo emerge anche l'esigenza di dotarsi di una disciplina e di una normativa ad hoc che tenga conto delle seguenti raccomandazioni che serviranno a orientare il tavolo tecnico. Per tutelarsi dalla richiesta di risarcimento danni il custode, qualora già non l'avesse, dovrebbe dotarsi di una forma di protezione assicurativa, su questa poi in finale di iniziativa avremo già anche delle risposte, soprattutto per i Consorzi;
mantenere elevato il livello di manutenzione dei sentieri e delle strade poderali, citavamo prima le risorse anche messe a disposizione dei Consorzi, risorse che devono essere continue;
continuare l'azione di comunicazione dei periodi di apertura e delle manutenzioni;
potenziare la segnaletica di inizio percorso, per percorsi maggiormente frequentati si pone la sperimentazione di cartellonistica QRCode contenente un collegamento a una pagina informativa dove il turista può ricevere informazioni sulle caratteristiche del percorso, abbigliamento, attrezzatura necessaria per svolgere l'attività in sicurezza;
adottare una classificazione - lo dicevamo prima - della difficoltà dei percorsi anche per i cicloturisti;
rafforzare le azioni di sensibilizzazione ed educazione dell'utenza alla montagna. Quest'attività dovrebbe provenire dai diversi portatori di interesse e adottare un codice di comportamento per cicloturisti;
progettare percorsi specifici per cicloturisti per lo svolgimento di attività più estreme.
Nei prossimi mesi il tavolo tecnico, tenuto conto dei risultati dello studio, si confronterà con i diversi portatori d'interesse sulla base di suddette raccomandazioni al fine di predisporre un'adeguata proposta normativa.
Certamente occorre intervenire sulla legge 17/85, regolamento di Polizia per la circolazione dei veicoli a motore sul territorio della Regione, che ha una valenza ambientale ma non civilistica, e sulla legge 21/93 che era rivolta più che altro a uniformare e regolamentare la segnaletica che non a definire aspetti di responsabilità.
La legge n. 1/2003, il nuovo ordinamento delle professioni di guida turistica, accompagnatore turistico, guida escursionistica e naturalistica, di accompagnatore di turismo equestre e maestro di mountain bike, in particolare all'articolo 2bis cita "La percorrenza con la mountain bike di sentieri e strade non classificate come statali, regionali o comunali avviene a completo rischio e pericolo degli utenti". È interessante ma rimangono dubbi sull'applicabilità in sede giurisdizionale.
Cercheremo certamente il coinvolgimento dei nostri parlamentari, affinché la problematica, non certo soltanto nostra ma condivisa da tante Regioni, trovi anche un inquadramento nuovo in ambito normativo nazionale.
Come le dicevo, la volontà di affrontare la cosa come agricoltura, per dare un ruolo ai Consorzi di miglioramento fondiario, che, come altri soggetti, non sono stati inseriti subito, perché la composizione è stata inizialmente composta esclusivamente dalle strutture regionali.
Poi nel frattempo è stata integrata anche la composizione del tavolo tecnico con i rappresentanti dei Consorzi di miglioramento fondiario, necessari per valutare alcune criticità, e con il direttore dell'Office du Tourisme, perché non dimentichiamoci che uno degli obiettivi è da una parte la tutela dei proprietari gestori dei fondi, ma dall'altra anche la valorizzazione della nostra rete minore.
Oltre, ovviamente, al perseguimento di quanto riportato sopra, alcuni provvedimenti sono in procinto di essere messi in campo. I prossimi passi saranno:
l'approfondimento della definizione di uso pubblico e le sue conseguenze in termini di responsabilità per i gestori della viabilità, in questo caso certamente il ruolo del Sindaco sarebbe prevalente rispetto a quello del Presidente dei Consorzi di miglioramento fondiario;
la stesura di parametri di definizione di una cosiddetta "Polizza tipo", destinata non solo al Presidente ma ai componenti dei vari direttivi che prevedano non solo la responsabilità civile e la tutela legale, il costo della stessa poi verrà parzialmente coperto mediante finanziamento che verrà definito a breve nell'ambito della modifica della delibera delle spese di gestione dei Consorzi di miglioramento fondiario. Un passaggio sicuramente significativo e importante, anche qui finalizzato a uniformare la gestione dei Consorzi e a mettere al riparo i componenti dei direttivi;
l'aggiornamento del censimento della rete delle viabilità poderali ed altre nella Regione, ad oggi abbiamo già un censimento ma che si limita alle sole viabilità poderali, quelle a gestione dei Consorzi di miglioramento fondiario, e la configurazione del catasto sentieri poi su più livelli, quello a uso turistico-escursionistico e quello a uso agricolo di viabilità rurale e di Protezione Civile.
Passi avanti quindi importanti, siamo consapevoli che il percorso è molto articolato, molto complicato, però è indubbiamente fondamentale per una sempre più proficua convivenza tra agricoltura e turismo, un lavoro fatto interno al tavolo tecnico ma che vedrà diversi ospiti appunto al tavolo e, fianco a fianco, con gli enti locali anche su un lavoro che vuole essere quello di sensibilizzare il turista che viene in montagna nella gestione dell'animale da affezione, nella pratica degli sport e appunto in queste attività che sempre più vedono il nostro territorio protagonista.
Presidente - Per la replica la parola al collega Lavy.
Lavy (LEGA VDA) - Assessore, io spero lei abbia fatto una telefonata alla Corte dei Conti, perché per la questione della polizza è una questione alquanto delicata, perché prendersi in carico degli oneri per una proprietà che non è della Regione non so quanto sia possibile farlo... però comunque ha detto anche lei che la Regione dovrebbe mettere una parte di finanziamento. Quindi lo faccio anche nel suo interesse, si informi bene se sia una cosa possibile o meno da fare.
Un pochino mi dispiace perché, per preparare quest'interpellanza, sono andato anche a vedere le interpellanze passate e su tanti aspetti la risposta purtroppo è la stessa: siamo ancora a livello d'intendimenti, a livello di lavoro, bisogna fare, si è in procinto, di qui, di là, di su e di giù... però di concreto, purtroppo, almeno di individuazione di problematiche e una possibile soluzione da dare, siamo ancora a delle fasi proprio embrionali.
Questo purtroppo, dopo comunque diversi mesi che questo tavolo è stato creato, qualche domanda la crea, perché si dice: ma quanto spesso si è riunito questo tavolo? A cosa sta lavorando questo tavolo?
Io mi auguro comunque che ovviamente il lavoro vada avanti e che escano fuori delle proposte anche abbastanza schematiche perché, come ha detto lei, sicuramente noi come Regione possiamo fare certi tipi di lavori, è fondamentale, però il problema è a monte, il problema è a Roma, è alla legislazione nazionale, per cui sfruttando comunque i due parlamentari, è qualcosa che si può portare avanti.
Oggi c'era l'ex collega Spelgatti, mi auguro che anche il deputato Manes possa dare una mano su questo tema, però si vede la disponibilità anche per portare questo genere di problematiche a Roma, perché, come ha detto lei, è una questione che va anche al di là della Valle d'Aosta.
Sicuramente questa è un po' la parte positiva, per cui si sa almeno con chi interloquire, si sa almeno verso chi portare certe risposte che però, mi auguro, vengano elaborate il prima possibile perché è un problema che si tocca oggi.
L'altro giorno parlavo con un amministratore locale che verrà a quanto pare denunciato perché dei turisti sono passati in un sentiero e sono stati colpiti da dei sassi che cadevano.
Il lavoro di sensibilizzazione per quanto riguarda chi usufruisce di quei sentieri, i turisti in primis, dev'essere fatto, però sappiamo benissimo che non è risolutivo, perché se c'è qualcuno che vuole rompere le scatole, le scatole le rompe.
