Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1989 del 2 novembre 2022 - Resoconto

OGGETTO N. 1989/XVI - Interpellanza: "Strategie per il potenziamento e l'efficientamento dei sistemi irrigui e per l'introduzione nella nostra regione di colture compatibili con la crisi idrica".

Marguerettaz (Presidente) - Punto n. 24 all'ordine del giorno. Per la presentazione, la parola al consigliere segretario Distort.

Distort (LEGA VDA) -. Torniamo a parlare di un tema sicuramente all'ordine del giorno in quest'anno, annus terribilis, che ha rilevato una forte siccità e quindi torniamo a parlare della vulnerabilità del nostro sistema idrico-ambientale.

Si parla di anomalia climatica o piuttosto di uno scenario, di un trend che si sta realizzando in tempi più accelerati, questi comunque sono dibattiti dei climatologi e li lasciamo ai climatologi.

Quello che è determinante e che è fondamentalmente importante a livello del Consiglio regionale e soprattutto del Governo della Regione è che a voi compete la gestione di un piano di compatibilità tra le attività del territorio e le sue risorse, in un trend di un futuro prossimo.

Allora che si sia trattato di un'anomalia o comunque già di un rapido passaggio verso mutazioni climatiche, in ogni caso è chiaro che anche soltanto l'anomalia dimostra un'avvisaglia, dimostra una sorta di avviso sullo scenario che ci aspetterà e quindi chiaramente l'adagio "estote parati" s'impone nuovamente.

Per quanto riguarda i consumi di acqua, abbiamo fatto una considerazione di questo tipo, cioè andando a vedere gli ambiti in cui si assiste al maggior consumo di acqua, si individuano, secondo diverse stime però più o meno, grossomodo, una sorta di 50% del consumo idrico complessivo che è attribuito all'agricoltura contro un 35% attribuito al settore industriale e un 15% attribuito agli usi civili in genere, di cui l'idropotabile puro, quindi il consumo di acqua da acquedotto per uso domestico occupa, di questo 15%, un 8%; non l'8% del 15 ma 8 e 7 che costruiscono il 15%.

Tra l'altro è rilevante il fatto che, dai dati che abbiamo raccolto, solo un 10% dei terreni a destinazione agricola è soggetto a irrigazione, allora ci rendiamo conto che il settore dell'agricoltura è un settore che ha da un lato un bisogno estremamente e fortemente riconosciuto di apporto idrico, quindi l'attuazione di strategie e di obiettivi relativi al maggior reperimento possibile di acqua per irrigazione è sicuramente un elemento principale e di principale attenzione dell'attività del Governo di un territorio, ma nello stesso tempo anche si tratta di capire se si possono mettere in atto delle variabili che possano determinare una diminuzione magari del fabbisogno idrico o di una razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse.

Voglio subito sgombrare il campo da un'ipotetica cattiva interpretazione: che non mi passa neanche nell'anticamera del cervello di demonizzare l'agricoltura per il fatto che è il settore che più necessità e che è più responsabile del consumo idrico, perché è del tutto evidente che l'agricoltura ha assolutamente bisogno, proprio per sua natura, di apporto idrico, tant'è che questa demonizzazione tra l'altro scompare se, continuando nell'approfondimento dei dati, abbiamo scoperto che a livello mondiale soltanto il 10% delle risorse idriche di acqua dolce viene utilizzato, il 90% finisce nei mari o in penetrazione del terreno, tra l'altro, nel bollettino di guerra relativo ai cambiamenti climatici, è un dato che potrebbe anche confortarci.

Tornando comunque nella nostra realtà territoriale, noi ci rendiamo conto che le modificazioni a livello di prassi, nell'ambito di prassi e indirizzi nell'ambito agricolo, possono determinare dei cambiamenti a livello percentuale che, agendo su una percentuale, se il dato è appurato, del 50%, noi sappiamo che un 10% di modificazione in aumento, in decremento del consumo d'acqua, può generare un 5% sul consumo globale. Vuol dire qualcosa di quasi vicino al consumo complessivo di acqua a uso domestico.

Ecco perché è necessario che il Governo regionale si ponga degli interrogativi e svolga degli approfondimenti in quest'ambito, perché è assolutamente chiaro che, come ho già accennato, è fondamentale un potenziamento della disponibilità idrica, e ne avevamo già parlato nell'interrogazione in questo Consiglio, è un tema abbastanza ricorrente, così come è importante la razionalizzazione dell'uso della risorsa, così come è importante il ricorso alla tecnologia: noi sappiamo che, da quando siamo passati dall'irrigazione a scorrimento all'irrigazione a pioggia, soltanto questo passaggio di tecnologia ha dimezzato il fabbisogno idrico.

Un altro elemento importante è materia degli agronomi: è il fatto di capire quali colture sono più idonee, con questo ovviamente senza minimamente stravolgere l'identità storica, che poi è anche identità imprenditoriale del nostro tessuto economico in agricoltura; però, a nostro parere, è importante che il Governo sappia mettere in atto anche approfondimenti, dal punto di vista scientifico su questo ambito, perché dalla declinazione di questi vari aspetti, arriva la definizione di una visione che è estremamente importante, e la deve dare il Governo, quale agricoltura ha in testa l'attuale Governo per il nostro territorio. Quindi, sulla base di questi approfondimenti, sulla base dello svisceramento di questi temi, saper a questo punto gestire le operazioni necessarie per pianificazione, per incentivazione, per spingere gli imprenditori del settore in certe linee, piuttosto che in certe altre, per far sì che un'azione virtuosa di collaborazione tra l'ente pubblico, che amministra, e tutto il tessuto economico, che svolge e che opera in un territorio, possa arrivare a una grande sintesi per il nostro territorio, capace di saper accogliere e di saper condurre e gestire le sfide di un prossimo futuro in cui - è del tutto evidente - le risorse idriche saranno il tema nevralgico di tutta l'economia di un territorio, dove nell'ambito agricolo la disponibilità o meno di risorse idriche e il fabbisogno o meno di risorse idriche faranno la differenza dal punto di vista imprenditoriale e dal punto di vista di economia.

Con quest'introduzione, abbiamo formulato dei quesiti che vorrebbero, attraverso la risposta, ma soprattutto attraverso lo stimolo che danno questi quesiti, perché non è detto che ci sia una risposta oggi... sarebbe estremamente importante - e l'interpellanza raggiungerebbe il suo scopo - se attraverso la sollecitazione dell'interpellanza si avviasse o si riprendesse probabilmente un discorso già avviato ma che andasse veramente in questa direzione.

Questo è il compito che vi aspetta, colleghi del Governo, dalle vostre capacità di visione di oggi dipende il futuro del nostro territorio.

Alla luce di queste riflessioni, non esplicito le interpellanze, perché il tempo è scaduto ma saranno le sue risposte a evidenziarle.

Presidente - Per la risposta, la parola all'assessore Sapinet.

Sapinet (UV) - Citerò io i quesiti. Intanto ringrazio il collega, e i colleghi, per aver portato sul tavolo una problematica che sta diventando sempre più attuale, il tema dei cambiamenti climatici, della carenza idrica che più volte abbiamo affrontato in quest'aula, è sicuramente uno stimolo.

Quest'interpellanza si concentra in particolare sull'utilizzo dell'acqua in agricoltura, quindi il primo quesito è: "Quale siano le strategie che si intendono adottare in merito al potenziamento e all'efficientamento dei sistemi irrigui".

La Banca d'Italia ha di recente pubblicato un progetto dal titolo "Gli effetti del cambiamento climatico sull'economia italiana". Il capitolo dedicato all'agricoltura riporta al primo paragrafo la seguente frase: "L'agricoltura è il settore più esposto al rischio fisico generato dai cambiamenti climatici, perché la temperatura e le precipitazioni sono fattori di produzione delle colture".

Ho pensato di riportare questa frase perché credo che renda bene l'idea, è scontata, però rende bene l'idea di quanto l'agricoltura sia fragile davanti ai cambiamenti climatici.

L'innalzamento delle temperature determinerà e ha determinato - lo abbiamo visto durante quest'estate -una variazione del ciclo idrologico, gli effetti immediati sono un aumento del fabbisogno per l'irrigazione, una riduzione della disponibilità idrica e un aumento della domanda idrica per altri usi, con conseguente competizione nell'utilizzo della medesima.

La prima ripercussione sulla coltura agraria è evidentemente una situazione di stress e di calo della resa e abbiamo più volte snocciolato alcuni dati sulle perdite generate dalla siccità estiva.

È vero che quest'anno è stato un anno eccezionale, ma potrebbe - ce lo dicono gli esperti - diventare la normalità nell'arco di un decennio, forse prima.

Infatti, come descritto nella strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici, approvata con deliberazione della Giunta regionale n. 1557 del 29 novembre 2021, i modelli previsionali evidenziano un costante aumento delle temperature medie e una contestuale diminuzione delle precipitazioni. In questo scenario è necessaria l'adozione urgente di un quadro di misure di adattamento ai cambiamenti climatici, ivi compresa una gestione attenta della risorsa idrica.

Quando parliamo di efficientamento dei sistemi irrigui, dobbiamo prendere in considerazione diversi parametri e un complesso di variabili; una corretta gestione della risorsa acqua comporta innanzitutto l'individuazione del corretto momento d'intervento irriguo, ritardare troppo può infatti significare la rinuncia a parte del beneficio conseguibile con l'irrigazione, con riduzione della resa, mentre intervenire su un terreno già sufficientemente provvisto d'acqua determina un aggravio di costi, uno spreco della risorsa irrigua e anche, in questo caso, un effetto non benefico sulla pianta. Il metodo empirico spesso utilizzato in genere porta a un eccesso dei volumi forniti alle piante rispetto ai fabbisogni strettamente necessari.

Altro parametro fondamentale è poi la determinazione del volume di adacquamento il quale dipende dalla tipologia del terreno, dalla coltura in atto e dal metodo di irrigazione, come ricordava anche lei nella sua iniziativa, e determina la durata dell'adacquamento.

In sostanza, per poter irrigare in maniera efficiente, è importante decidere correttamente quando, come e quanto irrigare.

Nell'ambito del programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera 2014-2020, la proposta progettuale "Reservacqua" ha consentito di raccogliere informazioni su dodici siti pilota con caratteristiche idonee a effettuare rilevazioni sperimentali dei consumi idrici per poter successivamente estendere la misurazione di tali consumi ad altri comprensori.

Su queste aree sono stati posti in opera dei misuratori della portata irrigua e centraline per la raccolta dei dati di misurazione e per la loro trasmissione via GSM.

Si è proceduto nel corso della stagione appena conclusasi alla rilevazione dei dati verificando anche le modalità d'impegno a carico dei consorzi nell'ottica del mantenimento dell'estensione del sistema di rilevazione.

A breve saremo in possesso dell'elaborazione definitiva dei dati relativi al 2022.

Grazie all'attività di studio, in campo nei dodici siti pilota, sarà possibile affrontare le questioni riguardanti le buone pratiche e lavorare a stretto contatto con i Consorzi di miglioramento fondiario, per mettere in campo le risultanze del progetto "Reservacqua" per dotare i consorzi delle strumentazioni adatte per fare le valutazioni più opportune.

A fianco di quest'attività che ci deve fornire le indicazioni operative su come procedere e far fronte alle sfide che ci attendono, come Governo regionale abbiamo sempre cercato di fornire ai consorzi gli strumenti anche economici per poter intervenire sulle infrastrutture irrigue. Con deliberazione di Giunta regionale n. 150 del 22 febbraio 2021, sono state approvate le modalità di presentazione da parte dei Consorzi di miglioramento fondiario delle domande di aiuto per la realizzazione d'interventi di manutenzione straordinaria urgenti. Questo strumento, a sportello aperto, è uno strumento flessibile che consente ai consorzi, in qualsiasi momento dell'anno, di presentare una domanda di contributo con intensità di aiuto pari al 90% per poter intervenire con interventi di manutenzione straordinaria. Successivamente, con delibera n. 892 dell'8 agosto del 2022, sono state introdotte delle modifiche per fronteggiare l'emergenza irrigua e per contenere il pesante impatto dovuto all'aumento dei prezzi dei materiali di costruzione.

In particolare, tra gli interventi ammissibili a contributo, le modalità riguardano la previsione del rifacimento o di costruzione ex novo di piccole infrastrutture, quindi non solo manutenzione ma anche costruzione di nuove infrastrutture, e l'aumento dell'importo massimo della spesa ammessa alzato a 75 mila euro.

Siamo consci che questo strumento consente la realizzazione di piccoli interventi di efficientamento, ma le risorse messe in campo sono comunque interessanti e annualmente i consorzi potranno mantenere in efficienza le proprie infrastrutture e provvedere a piccoli interventi di completamento andando a programmare anche le manutenzioni. Si è passati dal milione stanziato nel 2021 al milione e 900 mila euro stanziato quest'anno, quindi si può avere anche una certa costanza e una certa regolarità, questo per le manutenzioni.

Come supporto economico rivolto invece alle aziende agricole, ricordo la legge 21 recentemente approvata che ha previsto all'articolo 3 un aiuto pari al 45% per gli interventi al miglioramento delle condizioni di approvvigionamento idrico.

Gli uffici dell'Assessorato stanno inoltre collaborando con altri Assessorati per l'adozione di una serie di misure per far fronte alla situazione di criticità idrica a livello regionale.

Il secondo quesito: "Le strategie che s'intendono adottare in merito ad azioni d'indirizzo verso colture compatibili con la peculiarità dell'agricoltura valdostana in rapporto alle rispettive esigenze idriche": in merito al secondo quesito faccio presente che la quasi totalità della superficie agricola utilizzata è costituita da prati permanenti e pascoli, ai quali si aggiungono 800 ettari destinati in massima parte a seminativi e coltivazioni arboree, tra le quali spiccano, appunto, vigneti e frutteti.

Per quanto riguarda le superfici a prato e pascolo è presumibile che le essenze che caratterizzano i nostri territori si modificheranno naturalmente, privilegiando nel tempo le erbe e le piante che mostrano una maggiore capacità di adattamento a temperature più elevate.

Per quanto riguarda i restanti 800 ettari, venendo forse a un aspetto positivo che il cambiamento climatico sta portando, cito un paio di esempi: in data 16 settembre 2021 si è riunita la prima assemblea dell'Associazione olivicoltori della Valle d'Aosta che può far sorridere qualcuno, ma i dati cominciano a essere interessanti: 150 olivicoltori, 3.500 olivi e 40 quintali di produzione di olio; numeri piccoli, certamente, ma che nella realtà della Bassa Valle, con terrazzamenti una volta destinati a vite o a cereali, ora abbandonati, può diventare un'opportunità per il mantenimento del territorio.

Un altro esempio di come l'agricoltura valdostana e gli agricoltori si stiano adattando ai cambiamenti climatici, ci viene dal settore vitivinicolo, al momento il disciplinare di produzione definisce per le varie zone di produzione DOP l'altitudine massima per la coltivazione dell'uva destinata alla vinificazione e nel 2021 un vino valdostano ha visto il riconoscimento di "Bianco dell'anno" da parte di Gambero Rosso, un vino chiamato dal produttore "Sopraquota", proprio a testimonianza della quota di provenienza dell'uva, una quota che non ha consentito al produttore di fregiarsi della DOP, ma il Consorzio vini è già all'opera in questo periodo proprio, tra le altre cose, per modificare anche questi limiti di altitudine legati ai comprensori della DOP.

Sul terzo quesito, "Quale uso intende fare a tal fine dell'opportunità del PNRR", ne abbiamo parlato in un'iniziativa precedente, è sicuramente importante e sarà più che mai fondamentale che si ribadisca quanto sia importante poter accedere alle risorse messe in campo da parte del Governo italiano e dall'Unione europea nell'ambito delle risorse idriche.

Del PNRR, come dicevo, ne abbiamo parlato già precedentemente, ma abbiamo visto come uno degli obiettivi fondanti è rendere più costante la disponibilità di acqua per l'irrigazione, aumentando la resilienza dell'agroecosistema ai cambiamenti climatici e alle ondate di siccità.

Purtroppo la regia di questa misura è a livello nazionale, tocca ai Consorzi di miglioramento fondiario provvedere al caricamento degli interventi sui portali appositamente predisposti, ma sarà d'obbligo un supporto da parte dell'Assessorato.

Una valutazione che stiamo poi facendo, di concerto con gli altri Assessorati interessati, è quella di costituire un fondo di rotazione per consentire ai Consorzi di sostenere le spese legate alla redazione dei progetti necessari per poter sperare di attingere ai finanziamenti nazionali. Questo è un punto di partenza d'obbligo.

Presidente - Per replica, la parola al consigliere segretario Distort.

Distort (LEGA VDA) -. Effettivamente il primo pensiero che si attua da un punto di vista strategico nei confronti del rapporto tra fabbisogno idrico, agricoltura e disponibilità idrica, è chiaro che è relativo alla realizzazione di strutture per lo stoccaggio e infrastrutture per la distribuzione dell'acqua e per questo ha occupato buona parte della sua risposta ai quesiti; per questo il quesito era il primo in termini di elencazione.

Comunque il secondo quesito, "Quale modello di agricoltura, quali riflessioni esistono, sono in atto e si intendono approfondire sul modello di agricoltura", è altrettanto importante.

È chiaro, senza andare a stravolgere l'assetto dal punto di vista degli investimenti che le aziende hanno fatto, non si può arrivare a dire: "Bene, adesso anziché coltivare frutteto, dall'anno prossimo si attua un altro tipo di coltivazione, perché ci sono tutta una serie di dinamiche d'investimenti che presuppongono tempi e adattamenti", però dal punto di vista proprio dello svisceramento delle nozioni accademiche, noi in Valle d'Aosta non manchiamo di eccellenze, mi riferisco all'Institut Agricole, mi riferisco ai contributi che può dare l'Ordine degli agronomi, dei dottori forestali, il contributo di studi e di approfondimenti scientifici in genere, anche al di fuori del nostro territorio, che può dare indicazioni estremamente importanti su quale tipo di agricoltura.

Infatti mi ero schematizzato una nostra visione che vogliamo condividere con voi, Governo, perché è necessario, a nostro parere, che il Governo regionale, nello specifico del settore agricolo, sappia individuare modelli di agricoltura che, accanto al legame storico e ambientale con il territorio della Valle d'Aosta, sappiano essere sostenibili e indirizzare gli imprenditori di settore con opportuni strumenti di pianificazione e d'incentivazione a dirigersi verso questi modelli, sostenibili non solo dal punto di vista ambientale, ma sostenibili per la peculiarità dell'identità regionale territoriale, sostenibili anche dal punto di vista della remuneratività.

Tra l'altro l'agricoltura, oltre a essere un settore di economia, oltre a rivestire un settore produttivo in sé, è anche un settore di presidio del territorio, perché l'attività agricola ha, come effetto di second'ordine, l'effetto di presidio del territorio. Vuol dire che la fragilità di natura idrogeologica è compensata dall'attività dell'agricoltura.

Quindi lo sforzo che noi dedichiamo a far sì che l'imprenditoria salga sempre di più di livello è uno sforzo d'investimento che viene fatto per l'intera collettività.

Questo è il messaggio che vi trasmettiamo.