Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1988 del 2 novembre 2022 - Resoconto

OGGETTO N. 1988/XVI - Interpellanza: "Strategie di prevenzione e contrasto delle "gang" giovanili".

Marguerettaz (Presidente) - Punto n. 23 all'ordine del giorno. Per la presentazione, la parola al collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Il fenomeno delle cosiddette "Baby gang", le bande giovanili, è purtroppo una realtà in aumento in Italia, originata prevalentemente da situazioni di disagio familiare o sociale e da mancata integrazione piuttosto che da legami con la criminalità, ma che si esprime con azioni violente e reati spesso contro coetanei.

Le bande giovanili sono generalmente composte da circa dieci ragazzi tra i 15 e i 17 anni, spesso senza un'organizzazione strutturata né la distinzione di compiti all'interno, che compiono azioni violente, spesso senza momenti specifici, espressioni di un disagio derivante il più delle volte da mancata inclusione o assenza di modelli di riferimento all'interno della famiglia, più che da una vera e propria volontà criminogena.

Agli atti di bullismo e alla violenza nei confronti dei propri coetanei, spesso si accompagnano anche atti di vandalismo e disturbo della quiete pubblica, fino a reati più gravi come traffico di stupefacenti e rapine.

Lo studio di Transcrimine, pubblicato sul sito del Ministero dell'Interno, fornisce una fotografia piuttosto preoccupante sul fenomeno; lo studio si basa su dati rilevati con il supporto del servizio Analisi criminale della Direzione centrale della Polizia criminale del Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero degli Interni e con il Dipartimento di giustizia minorile del Ministero della Giustizia.

Lo studio - e qui viene anche l'attinenza con la nostra regione - mette in luce una presenza significativa di "Baby gang" anche in Valle d'Aosta, anzi, nel rapporto è segnalata come una delle regioni maggiormente a rischio ed è un dato che obiettivamente mi ha particolarmente stupito.

Questo è un fenomeno spesso purtroppo anche sottovalutato se guardiamo, per esempio, le dichiarazioni del Sindaco di Aosta, che ha parlato a tal proposito di fenomeni che non sono preoccupanti.

Ci chiediamo se si possono definire non preoccupanti fenomeni come l'aggressione da parte di due adolescenti di 14 e 16 anni ai danni di un loro coetaneo avvenuto ad Aosta in Via Colonnello Alessi lo scorso primo maggio o ancora il brutale pestaggio ai danni di un giovane che si è verificato lo scorso 7 ottobre in Via Abbé Chanoux ad Aosta, per non parlare poi dei numerosi atti vandalici avvenuti nel quartiere Cogne sia a danno degli abitanti del quartiere, sia a danno dei beni pubblici come è accaduto al canestro del campetto da basket o ai giochi presenti all'interno del parco giochi del quartiere.

Basta poi - e qui mi si permetta una parentesi - vedere che cosa accade sotto i portici di questo palazzo dove, nonostante le nostre numerose segnalazioni, ci sono gruppetti di adolescenti che regolarmente sporcano la piazza, infastidiscono i passanti quando non occupati in tali atti violenti nei confronti dei loro coetanei; credo che siano anche purtroppo tristemente note le immagini di una scuola di Verrès diffuse nelle scorse settimane e che hanno evidenziato una rissa filmata a favore di telecamera tra ragazze, peraltro giovanissime, quindi una situazione decisamente preoccupante.

Nello studio di Transcrimine si legge che spesso la risposta delle istituzioni denota la mancanza oggi di un approccio specifico, mentre il quadro complessivo del fenomeno evidenzia, secondo il Prefetto Vittorio Rizzi, - direttore della centrale della Polizia criminale, che tramite il servizio analisi criminale ha già dedicato diversi report alla devianza minorile -, la necessità di un approccio integrato alla devianza, di cui le "Baby gang" sono espressione, che tenga conto di molteplici aspetti, familiari, sociali e psicopatologici.

"Un'efficace strategia di prevenzione della devianza giovanile" - afferma infatti il Prefetto Rizzi nella prefazione allo studio - "richiede la promozione da parte di tutte le Istituzioni coinvolte di iniziative didattiche, sociali, culturali, sportive e religiose, nonché di educazione alla legalità rivolta ai minori, facendo rete per orientare i giovani verso altre forme di impegno che esercitano una forza attrattiva, disinnescando contestualmente l'avvio di percorsi criminogeni".

Abbiamo, penso, richiamato tutti i dati utili per comprendere il fenomeno e, alla luce dei risultati di questo studio che vedono una presenza preoccupante di questo fenomeno, anche qui in Valle d'Aosta, la interpelliamo, Presidente, per sapere se lei fosse a conoscenza dei risultati dello studio summenzionato e quali siano le azioni che intenda mettere in campo per prevenire e contrastare il fenomeno oggetto della ricerca di cui si vede una presenza significativa, purtroppo, anche in Valle d'Aosta.

Presidente - Per la risposta, il presidente Lavevaz.

Lavevaz (UV) - Lo studio richiamato dall'interpellanza è sicuramente interessante nella misura in cui indaga, con una metodologia che ha coinvolto sia le forze dell'ordine che i servizi sociali, un fenomeno di cui, come riconosciuto dallo stesso studio, mancano ancora sia una definizione chiara sia dei dati sistematici che permettono di monitorarlo.

Andando oltre le premesse dello studio, infatti, questa difficoltà a riconoscere il fenomeno appare evidente nella differenza di percezione tra Carabinieri, Questure e l'Ufficio dei servizi sociali per i minorenni, che è un servizio del Ministero della Giustizia presente presso i capoluoghi di distretto di Corte d'Appello.

Le figure dedicate a illustrare la variazione della presenza delle gang giovanili sul territorio italiano, per esempio, indicano che, secondo i Comandi provinciali dei Carabinieri, vi è una tendenza in aumento in Valle d'Aosta e nella Provincia di Torino, mentre, secondo le Questure, la tendenza è in aumento solo per la Provincia di Torino e per gli uffici dei Servizi sociali il dato non è disponibile per la Valle d'Aosta e per tutto il Piemonte.

Non conosciamo le modalità effettive di svolgimento dello studio ma sorge il dubbio che sia stato svolto a livello provinciale, con la conseguenza che i dati relativi alla Valle d'Aosta o non sono proprio stati rilevati oppure, se va bene, sono confluiti in quelli della Provincia di Torino, cosa che sostanzialmente equivale alla prima ipotesi.

Non c'è pertanto nessuna chiara evidenza che questa ricerca abbia rilevato una presenza significativa di gang giovanili in Valle d'Aosta né l'aggressione di due adolescenti ai danni di un coetaneo sembra rientrare nella fattispecie di gang giovanile. Questo non significa, peraltro, ignorare il fenomeno o gli eventuali segnali di una sua diffusione, anzi, lo studio segnalato dall'interpellanza ci fornisce alcuni importanti punti di riflessione che sistematicamente mi sembrano i seguenti: intanto le caratteristiche generali delle gang giovanili rilevate in Italia: si tratta di gruppi stabili di norma di meno di dieci individui, per lo più maschi tra i 15 e i 17 anni coinvolti in attività criminali o devianti, non necessariamente con rilevanza penale di cui le vittime più frequenti sono i coetanei. Altre caratteristiche generali rilevate: nella maggior parte dei casi i membri delle gang sono per lo più Italiani e i reati più spesso attribuiti alle gang sono risse, percosse o lesioni, atti di bullismo, disturbo della quiete pubblica e atti vandalici.

Altro dato interessante è che lo studio ha individuato quattro tipologie di gang di cui di interesse rispetto all'interpellanza è solo il primo tipo, quello più presente sul territorio italiano - anche quello è indicato come significativamente presente in Valle d'Aosta, pur con le perplessità prima evidenziate - che si caratterizza per avere i legami deboli per l'assenza di gerarchia, organizzazioni o fini criminali specifici.

Lo studio poi individua i fattori che spingono i giovani ad aderire a una gang giovanile nei rapporti problematici con le famiglie, con i coetanei, con la scuola, nelle difficoltà relazionali o di inclusione del tessuto sociale e in un contesto di disagio sociale o economico. Viene infine segnalato come altri studi evidenzino il forte impatto della pandemia Covid sulla quotidianità dei ragazzi, causando un peggioramento delle condizioni oggettive e soggettive di benessere personale.

L'Interpellanza chiede quindi che cosa intenda fare il Governo regionale per prevenire o contrastare questo fenomeno. Da questo punto di vista, constatato che lo stesso studio indica come inefficace l'azione di contrasto basata solo sull'attività di repressione, quanto proposto dallo studio coincide con molte azioni già realizzate dal Governo e, in generale, dal sistema valdostano, ad esempio, per la riduzione dell'abbandono scolastico, sulla mediazione familiare, sulla realizzazione di luoghi e attività di aggregazione.

Significativa poi è la sottolineatura della necessità di coinvolgere il più ampio numero possibile di istituzioni per sviluppare risposte organiche e funzionali. Al riguardo si ricorda che fin dal 2018 è stato istituito il tavolo tecnico permanente con responsabilità educativa e legalità con cui la Regione ha voluto dare vita a un luogo di confronto concreto e stabile tra tutte le istituzioni che operano sul territorio in materia di legalità e sicurezza e contribuire così alla genesi di una progettualità comune.

Partecipano al tavolo, coordinato dall'Assessore all'istruzione, la Presidenza del Consiglio, il Dipartimento delle politiche sociali, le Forze dell'ordine, il Corpo forestale e il Corpo dei Vigili del Fuoco, la Direzione della Casa Circondariale di Brissogne, la USL, il CPEL, il Comune di Aosta, la Cittadella dei Giovani e il Centro servizi per il volontariato.

Con deliberazione di Giunta n. 550/2022 è stato approvato il "Piano corresponsabilità educativa legalità 22-23" che prevede due canali di azione: uno rivolto ai giovani e ai giovanissimi con l'obiettivo di favorire iniziative di promozione della cultura della legalità e del rispetto delle regole, al fine di sviluppare la responsabilità sociale nei ragazzi e rafforzare le relazioni positive tra i giovani e gli adulti; l'altro destinato a tutte le figure proposte all'educazione dei giovani, per affrontare con l'apporto di figure esperte le tematiche collegate al rispetto delle regole, dei tempi, degli spazi, delle persone, al fine di definire al meglio i limiti e i conseguenti comportamenti nella legalità.

Tutto il piano quindi interviene su quei fattori che lo studio citato ha individuato come concause del fenomeno gang giovanili, ma segnalo due attività generalizzate:

1) i questionari "I giovani nel post-Covid" rivolto ai giovani di età 11-19 anni e "I giovanissimi nel post-Covid" rivolto alle famiglie dei giovanissimi di età 3-10 anni, curati dall'Osservatorio economico e sociale della Regione con la finalità di comprendere vissuti, sensazioni, bisogni e necessità collegate a questo periodo storico particolarmente complesso e riuscire così a promuovere azioni a sostegno del benessere del singolo e della comunità. L'indagine è chiusa e si sta procedendo all'elaborazione dei dati raccolti;

2) rispetto alle azioni rivolte ai giovani, sono stati progettati i forum tematici "Giovani e detenuti a confronto", intesi come momenti di condivisione, di riflessione e di discussione tra studenti delle scuole secondarie di secondo grado e dei detenuti presso la Casa circondariale di Brissogne con l'obiettivo di tradurre in conoscenze i principi che regolano la convivenza tra gruppi umani.

Altre iniziative sono già in programma, per esempio i referenti del tavolo tecnico permanente stanno pianificando con il firmatario del protocollo d'intesa per la prevenzione e il contrasto delle violenze nei confronti della persona e della comunità familiare, promosso e curato dalla Procura della Repubblica di Aosta, due giornate di riflessione dedicate ai giovani, ai giovanissimi e alle loro famiglie.

Alla fine di novembre, giovedì 24 e venerdì 25, si terranno iniziative di sensibilizzazione sulla tematica "I diritti della persona" in tre realtà territorialmente rappresentative quali Morgex, Aosta e Verrès, con l'obiettivo di sensibilizzare la comunità in tema di uguaglianza, sicurezza, dignità, autostima, diritto alle libertà fondamentali enunciate nella Costituzione italiana e di valorizzare le azioni positive verso coloro che subiscono abusi determinati da violenza di genere o da posizioni di prevalenza.

Per concludere, pertanto, le articolazioni competenti dell'Amministrazione regionale operano da tempo sui problemi giovanili, sulla prevenzione e sul contrasto del disagio, a cui si collegano comportamenti cosiddetti devianti o reati individuali o di gruppo, attraverso azioni e iniziative sulla promozione della cultura e della legalità, del rispetto degli altri e della promozione delle potenzialità individuali.

Presidente - Per la replica, la parola al collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Grazie per l'approfondito e ricco di spunti excursus in cui si è prodotto, credo che alla base però della tranquillità che lei ha inteso infondere dicendo che questi dati che vengono riportati da questo studio "Transcrimine" sono viziati probabilmente da una questione territoriale... mentre lei parlava sono andato a verificare e devo ovviamente far notare che non è così, nel senso che lei ci ha detto "Probabilmente siamo assimilati alla Provincia di Torino e quindi probabilmente i dati che vengono forniti ci accomunano". In realtà no, perché se lei va a vedere tutte le pagine che sono relative e che suddividono il nostro Paese nelle varie zone di influenza, sono suddivise in Province, quindi significa che la Regione e la Provincia coincidono e non veniamo accomunati alla Regione Piemonte, ma la Regione Piemonte, a sua volta, è divisa tra le varie Province e quindi ha differenti colori.

C'è da dire che la visione e la lettura di questi dati, anche soltanto con la mappatura delle bande e delle gang presenti nel Paese, rileva ogni volta che ci sono i dati, perché in alcuni casi i dati non sono rilevati in alcune Province e in alcune Regioni, ma negli schemi che individuano la Regione fra quelle rilevate individuano, purtroppo, la presenza importante di gang.

Questo chiaramente non ci deve far pensare che la Valle d'Aosta sia ostaggio delle gang giovanili, ma che la Valle d'Aosta è purtroppo inserita e non è immune al fenomeno delle gang giovanili, come forse si vorrebbe magari credere, così come non lo è - per esempio - la Provincia autonoma di Bolzano nella quale - sto guardando lo schema adesso, uno dei tanti - sono attive la banda di Casanova e la "SIC 39057", che sono le bande individuate; a Trieste la gang del Kalashnikov, ce ne sono una serie che sono definite.

Il problema è che per esempio nella Provincia di Bolzano e di Trieste con delle gang individuate vi è una presenza sporadica, nella nostra regione invece viene indicata una presenza significativa.

Questi sono dati del Ministero dell'Interno e del Ministero della Giustizia, non credo che siano dati che siano stati estrapolati per farci fare una brutta figura, sono purtroppo degli elementi che vengono forniti e che prendono credo anche spunto dalle denunce che vengono presentate, perché poi è evidente che un dato certo sono quelle, probabilmente ci sono i dati ulteriori che magari non si concretizzano in una denuncia ma che evidentemente sono fenomeni che vengono monitorati sia da parte del Ministro dell'Interno che da quello della Giustizia, magari anche quello dei Minori con base Torino, e che quindi evidentemente poi finiscono in questo rapporto.

Mi fa molto piacere che ci siano queste azioni che vengono portate avanti in Valle d'Aosta, mi fa molto piacere che vi sia una prima rete che prova a trattenere, a imbrigliare piuttosto che a prevenire dei comportamenti devianti come quelli che abbiamo descritto, il problema principale che individua è proprio che, purtroppo, nonostante la presenza di questi progetti e di questi tavoli che lei ci ha elencato, la presenza di queste gang giovanili è evidente ed è netta.

Quindi il (incomp). repressivo, come giustamente lei ha detto, è evidentemente l'ultima ratio, nel senso che quando il comportamento criminoso si verifica, a quel punto interviene l'azione repressiva. È altrettanto evidente che un'azione preventiva, che possa andare a intercettare il disagio, è auspicabile perché s'interviene prima che poi questi eventi si verifichino e quindi previene ed evita anche tutte le azioni negative a cascata, però non possiamo sottovalutare questo fenomeno, non possiamo far finta che non esista e non possiamo esimerci dal cercare di combatterlo e cercare di capirlo.

Quindi magari una richiesta dei dati che identificano la nostra regione proprio fra quelle più a rischio rispetto a questo fenomeno sarebbe opportuna, anche soltanto per fugare i dubbi che sono nati con la discussione di quest'iniziativa e poi, partendo da quei dati, magari un'azione che possa essere plasmata in maniera incisiva per cercare di prevenire perché Aosta è una realtà fortemente antropizzata come Aosta Plaine, magari è più comprensibile, immaginiamo che chiaramente le zone più fortemente antropizzate siano oggetto di una maggior attenzione, ma, se vediamo che questo tipo di comportamenti si produce anche in Comuni come quello per esempio di Verrès, è chiaro che una riflessione s'impone assolutamente.